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Titolo: "Epistole"
Editore:
Autore: Gregorio Nazianzeno
Pagine: 368
Ean: 9788831182485
Prezzo: € 38.00

Descrizione:Uno spaccato prezioso per conoscere di vita e l'indole di un autore che poco ricorda l'austero "Teologo" della tradizione bizantina. Le Epistole di Gregorio Nazianzeno, di cui il volume propone la prima traduzione completa in lingua italiana, costituiscono un osservatorio privilegiato per conoscere la vita e l'indole di un Autore che seppe raccontare, in una prosa d'altri tempi, la quotidianità posta sullo sfondo delle complesse vicende politiche e religiose della seconda metà del IV secolo d.C. Ne emerge un ritratto ricco e complesso per cui Gregorio è al tempo stesso il nostalgico cantore di una giovinezza trascorsa ad Atene, il figlio devoto, l'amico fedele, l'iraconda vittima del "tirannico volere", l'ironico e inflessibile censore di condotte da biasimare. L'intero corpus è anche l'occasione unica per avvicinarci ad una linguaggio che trae linfa dal grande patrimonio della letteratura greca per esprimere una concezione di vita ormai pienamente cristiana.

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Titolo: "Epigrammi epitaffi"
Editore:
Autore: Gregorio Di Nazianzo (San)
Pagine:
Ean: 9788831182287
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

Una piccola Spoon River cristiana del IV secolo lascia intravedere la rete di amicizie familiari e personali di Gregorio. Ampia e variegata la produzione di Gregorio di Nazianzo, segno della ricca cultura e della fine educazione letteraria di un autore capace di "inventare" la poesia cristiana in lingua greca. Il presente volume raccoglie i suoi epitaffi e gli epigrammi. La madre Nonna, il fratello Cesario, l'amico Basilio, la sorella Gorgonia. Sono alcuni dei destinatari dei 129 Epitaffi: brevi componimenti funerari che raccontano di vite spezzate di giovani oppure esistenze che si spengono in una lunghissima vecchiaia. Una piccola Spoon River cristiana del IV secolo lascia intravedere la rete di amicizie familiari e personali di Gregorio. Di argomento vario sono invece gli Epigrammi che vanno dai temi più intimi e personali alla più ampia e aspra critica di costume e sociale: quelli in cui prende di mira il modo di vita degli agapeti o si scaglia contro i violatori di tombe.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Gioca ed [è] vecchio! Ma i giochi sono una cosa seria quando la semplicità si unisce a Cristo.

Epigramma 25

Con questo lavoro, in cui viene presentata la traduzione degli Epitaffi e degli Epigrammi di Gregorio di Nazianzo, si conclude la pubblicazione delle poesie del padre cappadoce. I precedenti carmi sono stati editi in questa stessa collana in Poesie/1 che raccoglie i Poemata theologica e in Poesie/2 che comprende i Poemata historica. A questi volumi bisogna aggiungere le composizioni dei Carmina Arcana e il lungo carme autobiografico De vita sua apparse separatamente sempre nella Collana di Testi Patristici.

Il richiamo alle traduzioni delle poesie del Nazianzeno contiene un riferimento diretto ed esplicito all'edizione sulla quale esse, pur accogliendo i necessari aggiornamenti che il lavoro critico ha successivamente prodotto (vedi § 10), sono state condotte che è quella curata da A.B. Caillau.

Questa seconda sezione dei poemi che riguardano altre persone è suddivisa in Carmina, Epitaphia ed Epigrammata. Sono proprio queste ultime due raccolti' di versi, gli Epitaffi e gli Epigrammi. non comprese nelle serie delle citate edizioni di poesie di Gregorio di Nazianzo, che si traducono in questo lavoro.

1. IL GENERE EPIGRAMMATICO

Il genere epigrammatico attraversa tutta la poesia greca. Esso si estende per circa mille anni dal V secolo a.C. al V secolo d. C. (e fino al X secolo se sí comprende pure la produzione bizantina). Anche etimologicamente, l'epigramma tradisce la sua natura di iscrizione e la sua origine di testo scritto su qualcosa (epi-grphein), una tomba, offerte votive, monumenti, ma con il passare del tempo, questa finalità concreta si evolve nella produzione di testi letterari autonomi sganciati da una applicazione pratica. Pure i temi si moltiplicano, accanto a quello sepolcrale e funerario e a quello prossimo del ricordo di una persona oppure della celebrazione di un fatto memorabile, altri argomenti e contenuti si aggiungono come quello amoroso, filosofico, morale, satirico, conviviale.

Il successo di questo genere letterario è sicuramente dovuto alla forma breve dei componimenti, che nel giro di pochi versi preparano alla chiusa finale nella quale si concentra il senso e il messaggio del testo rendendolo uno strumento duttile per diversi tipi di registri espressivi, da quello, ben rodato, elegiaco e funerario, a quello erotico e sentimentale, a quello polemico come confermano i tanti epigrammi di questa raccolta del Nazianzeno indirizzati non solo a persone defunte, ma anche usati per stigmatizzare certi comportamenti dei fedeli (è il caso di quelli che banchettavano nelle chiese nelle feste dei santi martiri, Epigram. 26-29) oppure stili di vita di religiosi (le convivenze degli agapeti e dei sinisacti, Epigram. 10-20) e particolari, odiosi crimini commessi da gente senza scrupoli (per esempio la profanazione delle tombe, Epigram. 31-94). Lo stesso Gregorio assimila l'attività di scrittura di epigrammi a un gioco (Oignion, Epigram. 25, 1), per indicare l'abilità richiesta dall'epigramma di saper disporre le parole e organizzare i versi per esprimere un messaggio nella forma più sintetica ed efficace possibile, modellando la propria arte e il proprio sentire, non sul mero artificio retorico, e adottando come criterio di verità del suo dire la semplicità di Cristo (cf. Epigram. 25, 1).

Di tutta l'immensa e vastissima produzione epigrammatica, l'Antologia Palatina ci ha conservato una testimonianza importante raccogliendone circa 3700 per poco meno di 23000 versi. Dei quindici libri che compongono la Palatina, PVIII è consacrato agli epigrammi di Gregorio di Nazianzo che costituiscono, con notevoli varianti nel numero e nell'ordine (vedi § 11), il contenuto degli Epitaphia e degli Epigrammata della raccolta dei maurini.



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Titolo: "San Gregorio di Nazianzo. Un contemporaneo vissuto sedici secoli fa"
Editore:
Autore: Trisoglio Francesco
Pagine: 466
Ean: 9788874024056
Prezzo: € 28.50

Descrizione:San Gregorio di Nazianzo, famoso oratore, «teologo» per antonomasia, poeta e asceta, fu tra i Padri Greci il più complesso ed insieme il più moderno per la drammaticità e la lucidità delle sue vivaci esperienze interiori. Questo volume indaga alcuni aspetti fondanti del suo ruolo di oratore e del suo pensiero teologico - la dottrina morale ed ascetica, la conversione, i concetti di male, di peccato e di verità, la teoria e la pratica della preghiera, le opinioni politiche e le idee sulla pace, la figura di Maria - attraverso lo sguardo attento di uno dei suoi critici più esperti. Francesco Trisoglio - o meglio, Fratel Enrico - offre in questi saggi, come in tutta la sua opera e la sua vita di studioso ed educatore, un contributo creativo e fecondo al dialogo ragione-fede di fronte all'attuale disorientamento, considerato una «sfida» alla cultura e al cristianesimo stesso.

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Titolo: "Introduzione a Gregorio Nazianzeno"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore: Moreschini Claudio
Pagine: 144
Ean: 9788837221270
Prezzo: € 13.00

Descrizione:Una essenziale ma precipua introduzione al pensiero, alla vita e alle opere di Gregorio Nazianzeno, uno dei Padri Cappadoci, da parte di un importante studioso di patristica.

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Titolo: "Autobiografia. Carmen de vita sua. Testo greco a fronte"
Editore: Morcelliana Edizioni
Autore: Gregorio di Nazianzo (san)
Pagine: 256
Ean: 9788837220563
Prezzo: € 18.00

Descrizione:Testo inedito tradotto e commentato (con greco a fronte) dell'Autobiografia di questo Padre della Chiesa, Gregorio di Nazianzo, con inquadramento biografico e storico. Gregorio di Nazianso, padre della Chiesa dei primi secoli, fu chiamato "dottore ecumenico" (insieme a Basilio il Grande e Giovanni Crisostomo). Il curatore Francesco Trisoglio è docente di Letteratura cristiana antica all'Università di Torino.

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Titolo: "I cinque discorsi teologici"
Editore:
Autore: Gregorio di Nazianzo (san)
Pagine: 296
Ean: 9788831130585
Prezzo: € 30.00

Descrizione:

Considerato già dai contemporanei un'autentica autorità in materia di teologia, tanto da meritare unanimemente il soprannome di «Teologo», in realtà il contributo offerto da Gregorio Nazianzeno in campo dottrinale non è significativo tanto sul piano speculativo quanto piuttosto sul piano intellettuale. E, la sua, una teologia di testimonianza, «operaia», che nasce da un'intensa attività svolta concretamente a sostegno della Chiesa e del cristianesimo ortodosso. In questo senso la teologia di Gregorio Nazianzeno corona la sua attività pastorale e riconduce al cuore della sua spiritualità. Nelle cinque orazioni e nelle tre epistole «teologiche», considerate tra i migliori prodotti dell'eloquenza teologica del IV secolo, Gregorio difende l'ortodossia nicena e contribuisce alla definizione del dogma di fede con la passione, la lucidità e il vigore di sempre. In appendice i Carmina Arcana, poesie di altissimo pregio sul piano della storia della cultura, nobilitate dall'orgoglioso tentativo di dare forma e dignità al genere letterario della poesia cristiana.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

1. Il titolo di «discorsi teologici» fu assegnato alla serie di orazioni, strettamente connesse e compaginate insieme, che gli editori Maurini hanno classificato con i nn. 2 7-3 1 della loro raccolta dei discorsi di Gregorio Nazianzeno. Queste orazioni rappresentano il simbolo dell'attività pastorale di Gregorio e ci conducono direttamente all'intimo della sua spiritualità tanto da procurargli presso i posteri il titolo di «il Teologo». Questo fatto può stupire il lettore abituato a considerare ai vertici della teologia greca altri personaggi, che per forza speculativa possono essere considerati più teologi di Gregorio: basti pensare ad Origene, a Basilio, a Gregorio di Nissa. E in effetti, come vedremo poi, gran parte della speculazione teologica del nostro scrittore costituisce uno sviluppo e un approfondimento di quella di Basilio.

La «teologia» è, per Gregorio, qualcosa di ben definito ma, tutto sommato, di non particolarmente «scientifico». Essa indica soprattutto la scienza, la conoscenza delle cose di Dio. Se si fosse domandato al Nazianzeno in che senso egli si sentiva teologo, questi avrebbe forse risposto che si considerava tale perché la sua dottrina su Dio era retta, ispirata alla tradizione della Chiesa, conforme al Concilio di Nicea e corroborata dall'insegnamento autentico dei suoi grandi maestri. Ma non dovette essere solamente questo il carattere essenziale che il mondo bizantino scorse in Gregorio di Nazianzo. Come osserva lo Spidlik, nella tradizione orientale Giovanni Evangelista chiamato «teologo» perché all'inizio del suo Vangelo rende testimonianza alla divinità del Logos. Gregorio perciò rende la medesima testimonianza e vuole essere «l'araldo fedele della divinità». In sostanza, quindi, la teologia è l'impegno, lo sforzo costantemente dedicato alla difesa della Trinità tutta intera contro le bestemmie degli eretici, ma questa difesa si attua non solo sul piano intellettuale ed erudito, bensì anche con la spiritualità e l'ascesi. «Se la filosofia è uno stato di vita, la teologia è soprattutto una funzione», osserva Spidlék riprendendo le parole dello Szymusiak.

Ciò è confermato da quanto dice V Lossky 3, secondo il quale il titolo di «teologo» fu attribuito a Gregorio in virtù della sua dottrina spirituale. Questa spiritualità fu talvolta segnata da errori e da debolezze umane, da momenti di sconforto e di disperazione: questi sentimenti, uniti a una grande sensibilità e a un'ombrosa timidezza, lo indussero talora a provare risentimento anche verso il suo più grande amico, Basilio, al quale Gregorio rimproverò di non averlo tenuto nel debito conto. Debolezze, senza dubbio, quali si incontrano ovunque e in ogni tempo, per cui non c'è da meravigliarsi che abbiano segnato anche la vita di Gregorio: eppure, quanta sensibilità nei rapporti umani, quanto entusiasmo; quanta dignità, anche, allorquando giunse il momento di accorgersi di essere stato tradito o, comunque, di aver trovato soltanto della ingratitudine presso coloro che credeva di aver beneficato! Quando fu necessario, nonostante tutte le debolezze e le vanità del passato, Gregorio seppe trarsi in disparte abbandonando — e non fu cosa da poco — persino l'autorità che gli veniva dalla cattedra di Costantinopoli, per ritirarsi alla vita di solitudine e di sofferenze nella isolata e asfittica comunità di Nazianzo, lui, che era stato il vescovo della capitale dell'Impero e aveva trattato da pari a pari con l'imperatore Teodosio.

Tutta la vita di Gregorio, dunque, fu spesa a sostegno e in difesa della teologia, ed egli annunciò, appunto, questa «teologia» non solo con la parola, ma anche con la testimonianza della propria vita, anche correndo il rischio di essere ucciso. Gregorio non fu soltanto al maestro della ortodossia nicena, l'autore di ben architettate formule che illustrano il rapporto tra il Padre e il Figlio all'interno della natura divina, il tenace sostenitore della divinità dello Spirito Santo e del homoúsion della terza Persona della Trinità, polemizzando in questo persino con Basilio; nell'insegnamento scritto di Gregorio si rileva, ad ogni istante, una partecipazione umana che non è puro e semplice sentimentalismo o l'impressione epidermica di un momento: la teologia di Gregorio implica la dottrina della salvezza, il mistero della generazione e della incarnazione di Cristo, l'ascesi che impegna l'uomo a diventare simile a Dio qui in terra, la purificazione che è compito del cristiano in vista della conoscenza che gli è riservata nel cielo, nella unione con la divinità, allorquando Dio sarà tutto in tutti. L'astrattezza è l'ultimo dei difetti che possano caratterizzare la predicazione di Gregorio.



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