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Titolo: "Su Atanasio"
Editore:
Autore: Lucifero di Cagliari
Pagine: 176
Ean: 9788831182522
Prezzo: € 25.00

Descrizione:Il de Athanasio di Lucifero di Cagliari (+ 370 ca.), di cui qui si presenta per la prima volta una traduzione in lingua moderna, è uno dei cinque pamphlet che l'agguerrito vescovo rivolge con virulenza contro l'imperatore Costanzo, ben noto per il suo sostegno alla dottrina ariana. Motivo dell'attacco è il fatto che, in occasione del concilio di Milano (355), Atanasio, grande paladino dell'ortodossia nicena, fu condannato nonostante fosse absens, inauditus e innocens. Una profluvie di citazioni bibliche, alcune molto lunghe ed esondanti; stringenti argomentazioni e minacce di dannazione eterna, qua e là inframmezzate da tentativi di correzione nella speranza di un ravvedimento; uno stile scabro come la natura della sua terra; tutto ciò fa di questa opera un riferimento imprescindibile per comprendere importanti elementi della controversia ariana del IV secolo.

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Titolo: "Vita di Antonio"
Editore:
Autore: Sant'Atanasio di Alessandria
Pagine: 160
Ean: 9788831182416
Prezzo: € 19.00

Descrizione:Un classico della letteratura patristica sulla vita monastica.La biografia di S. Antonio - monaco nativo di Alessandria d'Egitto, vissuto tra il III e il IV secolo - è il best-seller della letteratura cristiana; è infatti una lunga lettera scritta (IV sec.) in greco dal vescovo Atanasio ai monaci d'Occidente al fine di indicare loro nella figura di Antonio Abate l'ideale monastico puro. La Vita, qui presentata nella prima vera traduzione italiana, è interessante per l'attualità del messaggio, mentre l'introduzione evidenzia l'importanza della trasmissione e della diffusione di idee anche in ambiti apparentemente molto lontani fra loro (ascetismo cristiano e yoga). Note di commento, ricchissime e puntuali, sotto vari aspetti - filologico, storico, esegetico e storico-religioso -accrescono il valore di questo volume.

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Titolo: "Lettera agli antiocheni"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Sant'Atanasio
Pagine: 216
Ean: 9788810420607
Prezzo: € 23.50

Descrizione:

Divenuto vescovo di Alessandria nel 328, Atanasio si trova al centro dell'intricato dibattito trinitario che attanaglia le Chiese del tempo e, nella primavera del 362, convoca un concilio nella stessa Alessandria, quale tentativo di pacificazione. Tra le testimonianze dell'evento pervenuteci, un posto privilegiato è occupato dalla Lettera agli antiocheni, indirizzata da Atanasio e dai padri sinodali con lui riuniti a cinque vescovi, incaricati di regolamentare la complessa situazione ad Antiochia. Il testo si presenta come testimone diretto dell'assise conciliare, contenendone il resoconto di alcune deliberazioni adottate, in ambito sia disciplinare che dottrinale. Dopo un'ampia introduzione, il curatore lo propone nell'edizione critica di H.Ch. Brennecke e altri, pubblicata dall'Accademia delle Scienze di Berlino nella collana degli Athanasius Werke, affiancandogli un'accurata traduzione e un ricco commento.



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Titolo: "Vita di Antonio"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Atanasio (sant')
Pagine: 184
Ean: 9788831532488
Prezzo: € 8.00

Descrizione:La Vita di Antonio si presenta come una lettera che Atanasio invia ai monaci d'Occidente perché imitino e diffondano l'ideale monastico così come fu vissuto da Antonio. All'interno del racconto di Atanasio si possono individuare quattro fasi, quattro "fughe" che spinsero Antonio a cercare una solitudine sempre maggiore.

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Titolo: "Lettere festali. Indice delle lettere festali"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Atanasio (sant')
Pagine: 704
Ean: 9788831524506
Prezzo: € 46.00

Descrizione:Le Lettere festali di Atanasio derivano dall'usanza dei vescovi di scrivere alle proprie diocesi per annunciare la data della Pasqua e, non di rado, diventavano strumento di catechesi, di esortazione e di notizie sulla situazione religiosa della diocesi stessa, fonte quindi di informazioni sulla vita delle prime comunità cristiane. Le Lettere di Atanasio sono un documento prezioso per ricostruire il suo pensiero teologico, tenendo conto del difficile tempo che la Chiesa egiziana del quarto secolo attraversava. Sono anche un'autorevole fonte di informazioni che aiutano a delineare il ritratto psicologico della personalità di Atanasio, figura di spicco nelle controversie teologiche del suo tempo. Questo volume raccoglie anche l'Indice delle Lettere festali redatto da un anonimo chierico che documenta l'attività della cancelleria episcopale alessandrina e offre ulteriori elementi d'informazione. Le Lettere sono 45; sono giunte a noi in due antiche versioni: siriaca e copta, poiché l'originale greco è andato perduto. Come per tutti i volumi di questa collana, il testo è arricchito da un'introduzione e bibliografia molto documentate e ogni lettera è preceduta da una scheda che ne registra il contesto storico, lo stato di conservazione e soprattutto i temi fondamentali affrontati.

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Titolo: "Trattati contro gli ariani"
Editore:
Autore: Atanasio (sant')
Pagine: 368
Ean: 9788831131735
Prezzo: € 37.00

Descrizione:

Nella storia della Chiesa il IV secolo è scosso dalla lotta all'eresia ariana che predicava la creaturalità, la non eternità e la subordinazione del Figlio al Padre. Tra i documenti più significativi del dibattito sulla vera natura del Figlio, per ricchezza di informazione e analisi dettagliata dell'eresia, spiccano le tre Orazioni contro gli Ariani del vescovo Atanasio d'Alessandria.Nei tre testi, composti intorno al 350 d.C., Atanasio risponde punto per punto alla dottrina eretica di Ario: generazione eterna del Figlio, la sua non creaturalità, divinità identica a quella del Padre sono i punti fermi della sua difesa. Inoltre Atanasio si dedica ad un esame puntuale della Thalia la principale opera dogmatica di Ario tanto che la lettura delle Orazioni risulta imprescindibile per chi voglia conoscere e approfondire il pensiero del discusso presbitero alessandrino.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

CENNI STORICI

Le origini della controversia ariana

Per comprendere appieno il significato storico e dottrinale delle tre Orationes Contra Arianos (= CA) di Atanasio d'Alessandria, non si può prescindere da una almeno approssimativa conoscenza delle vicende storiche che caratterizzarono la lunga controversia dottrinale iniziata con Ario.

La crisi ariana ebbe inizio ad Alessandria in una data non precisata attorno al 320, quando il vescovo locale, Alessandro, pose sotto inchiesta la dottrina di Aria anziano e influente presbitero dal passato burrascoso (cf. infra) preposto alla Chiesa di Baucalis. Dopo alcuni tentennamenti, Alessandro prese la sua decisione e invitò il prete a ritrattare; poiché però questi si rifiutò, ed anzi continuò a propagandare la propria dottrina, Alessandro fu costretto a convocare un sinodo locale cui presero parte circa 100 vescovi e che condannò le posizioni di Ario.

Ario fuggì dalla propria città e trovò accoglienza prima in Palestina e poi presso l'influente amico (e condiscepolo di Luciano di Antiochia) Eusebio, vescovo di Nicomedia. Egli intraprese subito una intensa attività epistolare per procacciare appoggi e consensi alla nuova dottrina.

Il concilio di Nicea

Quando, nel 324, Costantino, sconfitto e ucciso il collega Licinio, rimase unico imperatore, non poté tollerare la presenza di tali dissensi all'interno del Cristianesimo, nel cui universalismo scorgeva una forza da non sottovalutare per garantire l'unità dell'impero.

Fallito il tentativo di riappacificare il vescovo e il presbitero, il nuovo imperatore decise di promuovere, anche con il supporto dello Stato romano, la realizzazione di un concilio generale.

Fu così che il 20 maggio 325 2, nel palazzo imperiale di Nicea, Costantino inaugurò, con una cerimonia della massima solennità 3, i lavori del primo concilio ecumenico della Chiesa cattolica; fra i padri conciliari basterà ricordare la presenza di Alessandro d'Alessandria, accompagnato da Atanasio ancora giovane diacono, di Cecilia-no di Cartagine, dei presbiteri Vito e Vincenzo, delegati da Silvestro di Roma e di Ossio di Cordova. Per quanto riguarda le informazioni sui lavori del concilio (dominato, com'è logico pensare, dalla discussione sulla dottrina di Ario), non possedendo gli atti dobbiamo appoggiarci su fonti di altro tipo. La lettera inviata dai padri conciliari alla Chiesa di Alessandria ci informa di come, alla presenza di Costantino, i partecipanti condannarono unanimemente le formule «deriva dal nulla», «non esisteva prima di essere generato» e «c'era un tempo in cui non esisteva», così come la dottrina ariana relativa alla creaturalità del Figlio; ma la lettera ci informa solo su ciò che il concilio condannò e non su che cosa affermò (o su quali basi lo fece) 5. Altra testimonianza utile è quella fornita da Atanasio ne credo di Nicea: ma anche in questo caso non bisogna dimenticare che il vescovo alessandrino non fa opera di storico, ma di teologo e propagandista, concentrandosi solo sul dibattito dottrinale e presentando i due gruppi compatti dei padri conciliari e degli ariani.

Ai capp. 19-20 dell'opera citata, Atanasio riporta alcune delle fasi del dibattito: i padri conciliari affermarono in polemica antiariana che il Figlio non proviene dal nulla, ma «da Dio»; poiché però tale espressione, per gli eusebiani, era comune sia al Logos che agli uomini, i partecipanti al concilio furono costretti a ricorrere all'espressione «dalla sostanza del Padre», che non può essere applicata alle creature (Il credo di Nicea 19, 1-5; CA 3, 17, 2).

Per evitare quindi il pericolo di considerare il Figlio come una realtà separata dal Padre, i vescovi affermarono che il Logos era potenza e immagine del Padre, a lui uguale in tutto. Poiché però anche in questo caso gli eusebiani si trovarono d'accordo nel sostenere che tali espressioni sono comuni al Figlio ed agli uomini, i vescovi furono costretti ad affermare che il Figlio è consustanziale (homooùsios) col Padre e che non fa parte di tutte le creature (Il credo di Nicea 20, 1-5).



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Titolo: "Il credo di Nicea"
Editore:
Autore: Atanasio (sant')
Pagine: 152
Ean: 9788831131605
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Il secondo tomo completa la pubblicazione di Storia ecclesiastica, l'opera cui è legata la fama di Eusebio e alla cui stesura lo scrittore dedicò venticinque anni di instancabile lavoro. L'Autore non l'ha concepita come un'esposizione continua ed ordinata dello sviluppo della Chiesa attraverso le tappe più importanti della sua storia, ma come una raccolta di materiale dell'antichità cristiana, disposta secondo il criterio cronologico. Suo scopo infatti è di mettere per iscritto le successioni dei santi apostoli, i tempi trascorsi a partire da quelli del nostro Salvatore, per tracciare un'apologia storica del cristianesimo, genere di cui Eusebio è considerato l'inventore. Tradotta in siriaco, armeno, copto e latino, l'opera ha conosciuto da subito una vasta diffusione e ad essa si ispirarono, nella struttura e nel metodo, molte storie della Chiesa.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Questo Concilio di Nicea è veramente una testimonianza indelebile contro ogni eresia.

(Atanasio ed episcopato egizio-libico,Lettera ai vescovi africani, 11, PG 26, 1048 A)

IL CONCILIO DI NICEA (325)

Verso un concilio generale

Per contestualizzare l'opera di Atanasio De decretis Nicaenae Synodi DD), dobbiamo ripercorrere a grandi linee gli avvenimenti che hanno portato alla convocazione del concilio ecumenico di Nicea, nonché quelli immediatamente successivi.

La vicenda può farsi iniziare ad Alessandria verso il 320, quando la predicazione del presbitero Arto fu messa sotto inchiesta dal vescovo di quella città, Alessandro. Ario infatti affermava che Cristo inquanto Logos non è coeterno con il Padre, ma fatto dal nulla, come lap rima delle creature. L'inchiesta si concluse con la deposizione di Ario e di alcuni suoi seguaci in un sinodo locale.

Questo tipo di provvedimento non era nuovo, bensì usuale nella Chiesa dei primi secoli. Anche Origene, una novantina di anni prima, sia pure per altri motivi, aveva subito la stessa sorte. Se colui che era colpito dalla scomunica riteneva ingiusto tale giudizio, allora si poteva appellare a qualche altro vescovo in grado di convocare un sinodo alternativo. Se non trovava nessuno pronto ad accogliere questo ricorso, la sua causa era chiusa; ma se c'era qualcuno disposto a dargli retta, il processo poteva considerarsi ancora aperto. Così in effetti fece Ori gene, che fu accolto dai vescovi della Palestina.

Anche Ario fece appello a un vescovo suo amico, Eusebio di Nicomedia, compagno di scuola presso Luciano di Antiochia. Eusebio accolse Ario e sposò in pieno la sua causa, cogliendola come l'occasione propizia per far valere la sua personale influenza. Scrisse infatti ai vescovi delle regioni vicine, dichiarando apertamente il suo sostegno ad Ario. Alessandro non vide volentieri questo allargamento del conflitto e scrisse una lettera enciclica, chiedendo a tutti i vescovi di non accogliere Ario e compagni, essendo stati riconosciuti come eretici e apostati, e presentando Eusebio di Nicomedia come un vescovo assetato di potere.

Fino allora l'unità della Chiesa, nonostante le numerose tensioni sul piano dottrinale e pratico, si era mantenuta grazie alla buona volontà dei vescovi, al loro sensus Ecclesiae e alla paziente ricerca di un consenso per mezzo di sinodi locali e di un continuo contatto epistolare. Ora però il contrasto tra i vescovi egiziani e quelli orientali pareva insanabile, tanto più che il risvolto dottrinale della questione era molto più serio di quanto si potesse pensare. In effetti Ario, oltre ad avere in Eusebio di Nicomedia un sostenitore dal punto di vista ecclesiale, aveva trovato in Asterio il Sofista, originario della Cappadocia e anch'egli discepolo di Luciano di Antiochia, un valido teorizzatore della sua posizione dottrinale 5. Tutto ciò portava divisione e confusione anche tra i fedeli.

Questa era la situazione che trovò Costantino quando, nel 324, sconfitto Licinio, rimase unico imperatore romano. Già da tempo egli aveva manifestato le sue simpatie per il cristianesimo, il cui universalismo poteva fare da supporto all'unità dell'impero. Per questo Costantino prese a cuore le questioni che allora agitavano la Chiesa. Come già per il problema donatista nell'Africa Romana, anche nella questione ariana egli volle intervenire direttamente. Costantino scrisse una lettera ad Alessandro e Ario, invitandoli alla pacificazione 6. Ma, evidentemente, egli aveva sottovalutato la portata teologica della disputa. Si venne così all'idea di un concilio generale, suggerita forse a Costantino dal vescovo amico Ossio di Cordova. Certamente tale idea poté realizzarsi grazie all'appoggio logistico dello Stato romano, altamente centralizzato, che mise a disposizione dei vescovi i suoi mezzi di trasporto e una sede conveniente.



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Titolo: "Vita di Antonio. Detti, lettere"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Atanasio (sant'), Antonio Abate (sant')
Pagine: 318
Ean: 9788831510929
Prezzo: € 25.00

Descrizione:Scritta nel IV secolo da Atanasio, la Vita di Antonio è un best seller della letteratura cristiana, presente in centinaia di codici nelle biblioteche di tutto il mondo.Di Antonio, "il padre dei monaci", conosciamo l'infanzia e la giovinezza, le notti trascorse vegliando e pregando, la predicazione, la fuga verso il deserto, i miracoli compiuti in nome di Dio, le battaglie contro i filosofi e gli eretici?In pochi racconti della letteratura universale troviamo tanta semplicità, tanta tensione drammatica, tanta ingenuità, unite a una sottile sapienza intellettuale, che continuano ad affascinare, oggi come sedici secoli fa, il grande pubblico.Completano la nostra conoscenza di questo padre del deserto i trentotto Detti e le sette Lettere sicuramente autentiche.

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Titolo: "L'incarnazione del Verbo"
Editore:
Autore: Atanasio (sant')
Pagine: 144
Ean: 9788831130028
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

1. Vita

La biografia di Atanasio è strettamente legata alla storia della controversia ariana. Il primo dato sicuro è la sua presenza al concilio di Nicea (325), come diacono al seguito del vescovo Alessandro di Alessandria, al quale succederà l'8 giugno del 328.

Nato quasi certamente ad Alessandria verso il 295, fu avviato in quella stessa città allo studio delle lettere umane e della teologia: i suoi scritti, infatti, rivelano una buona formazione letteraria e si ricollegano, nel modo di argomentare e di interpretare la Scrittura, allo spirito e al metodo della scuola teologica alessandrina risalente ad Origene attraverso Dionigi, Teognosto ed Alessandro. Alla giovinezza risale anche il suo primo contatto con i monaci del deserto e con Antonio, sebbene non possiamo affermare con sicurezza clic sia vissuto presso di loro come monaco. Se a tutto questo si aggiunge l'iniziazione alla politica ecclesiastica nel governo di una delle chiese più potenti del tempo, abbiamo i dati essenziali per ricostruire la sua fisionomia, che si rivelerà nel corso del suo lungo episcopato.

A Nicea Ario e i suoi seguaci di Nicomedia, riuscirono a far richiamare Ario dall'esilio e ad allontanare da Alessandria il vescovo Atanasio, facendo leva su alcune sue prese di posizione particolarmente energiche nei confronti dei meleziani (concilio di Tiro, del 335). Atanasio dovette lasciare la sua città per recarsi a Treviri, dove rimase fino alla morte di Costantino (335-337: primo esilio). Ma con la morte di Costantino e il ritorno nella sua sede non cessarono le difficoltà. In un primo tempo lo stesso Eusebio di Nicomedia riuscí a farlo deporre da un concilio, per cui dové subire un lungo esilio in occidente (339 - 22 febbraio 346: secondo esilio, trascorso per lo più a Roma); più tardi, quando Costanzo rimasto unico imperatore voleva imporre a tutto l'impero la fede ariana, Atanasio, che era giustamente considerato come il maggiore ostacolo al compimento di tale impresa, dové lasciare ancora una volta la sua città per ritirarsi nel deserto (356 - 22 febbraio 362: terzo esilio). Sono questi gli anni più duri ma anche più fecondi della sua esistenza. Costanzo, una volta condannato Atanasio, riesce a piegare anche alcuni tenaci difensori del Credo niceno, come Osio di Cordava e Papa Liberio. Le file degli ortodossi si assottigliano, anche se i pochi che vi rimangono, come Ilario di Poitiers, Eusebio di Vercelli e Dionigi, sono uomini di eccezione. Tutto questo affliggeva profondamente Atanasio confinato nel deserto, ma non ne paralizzava l'attività. Durante questo esilio combatte l'eresia ariana nella sua forma più sottile con le Lettere a Serapione, che si possono considerare il suo capolavoro, e forse anche con i tre Discorsi contro gli ariani; oppure smaschera le loro trame e si difende dalle accuse sia con apologie scritte in un linguaggio fermo e con abilità ed eleganza (Apologia a Costanzo e Apologia per la fuga) come con racconti di carattere popolare, nei quali indulge al meraviglioso (La storia degli ariani ai monaci) o raccogliendo documenti per dimostrare gli ondeggiamenti dei suoi nemici (I Sinodi). A questo periodo risale anche la Vita di Antonio, che morì appunto in quegli anni.

Con il 362, data del suo ritorno ad Alessandria e della convocazione di un importante sinodo in quella stessa città, diviene leader della riscossa ortodossa contro l'arianesimo favorito dall'imperatore, riunendo attorno a sé anche vescovi che non accettavano la stretta terminologia del concilio di Nicea. Riuscì, cioè, a far superare le divergenze strettamente teologiche per formare un fronte unico a difesa della ortodossia. Questa sua opera lo rese sgradito prima a Giuliano e poi a Valente per cui il vescovo, ormai vecchio, dovette subire l'esilio ancora due volte (362-363: quarto esilio e 365 - 1° febbraio 366: quinto esilio): finché poté chiudere in pace i suoi giorni il 2 maggio del 373.



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Titolo: "Lettere a Serapione. Lo spirito santo"
Editore:
Autore: Atanasio (sant')
Pagine: 192
Ean: 9788831130554
Prezzo: € 19.00

Descrizione:

I Padri costituiscono ancora oggi un indispensabile punto di riferimento per l'esperienza cristiana. Autorevolmente è stato detto che «i Padri sono una struttura stabile della Chiesa» (Giovanni Paolo II) e che «il ritorno ai Padri della Chiesa fa parte di quella risalita alle origini cristiane, senza la quale non sarebbe possibile attuare il rinnovamento biblico, la riforma liturgica e la nuova ricerca teologica auspicabile dal Concilio Ecumenico Vaticano II» (Paolo VI). Testimoni profondi e autorevoli della più immediata tradizione apostolica, per la partecipazione diretta alla vita della comunità cristiana, in loro la tematica pastorale è ricchissima, lo sviluppo del dogma illuminato da un particolare carisma, la comprensione delle Scritture guidata dallo Spirito. La penetrazione del messaggio cristiano nel contesto socio-culturale della loro epoca, imponendo la trattazione di problemi i più vari e scottanti, porta in loro alla indicazione di soluzioni che si rivelano per noi straordinariamente attuali. Di qui, il «ritorno ai Padri», con una iniziativa editoriale che cogliesse le esigenze più vive, e talvolta anche più dolorose, in cui si dibatte la comunità cristiana di oggi, illuminandole alla luce delle prospettive e delle soluzioni che i Padri offrirono alle loro comunità. Il che può, oltretutto, costituire un criterio di certezza, in un momento in cui forme di malinteso pluralismo possono ingenerare dubbi e incertezze nell'affrontare vitali problemi.

 

Ristampa 2010



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