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Libri - Altri Padri Della Chiesa



Titolo: "Detti e fatti delle donne del deserto"
Editore: Qiqajon Edizioni
Autore:
Pagine: 287
Ean: 9788882275303
Prezzo: € 28.00

Descrizione:Si è sempre ripetuto che nell'antichità la donna era senza parola. Si denuncia l'oppressione a cui era sottoposta, e lo scarso peso che sempre ha avuto e che ancora la caratterizza nella chiesa oggi. Immergendosi però in un ascolto più attento, in una ricerca più approfondita, si possono scoprire tracce femminili nella chiesa nel corso della storia. Ecco l'intento di questa raccolta, nella quale abbiamo lasciato parlare proprio le donne: monache vissute tra il IV e il VI secolo in diverse regioni di occidente e di oriente. Si tratta a volte di brevi frasi, racconti di semplici gesti, letti collocandoli all'interno del loro contesto e liberandoli dai pregiudizi di cui sono stati caricati: essi sono preziosi frammenti di una sapienza femminile da riscoprire.

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Titolo: "Commentario all'Ecclesiaste"
Editore:
Autore: Pseudo-Gregorio di Agrigento
Pagine: 328
Ean: 9788831182553
Prezzo: € 33.00

Descrizione:Un testo per lungo tempo creduto di Gregorio di Agrigento, di recente attribuito a Metrofane, metropolita di Smirne. In prima traduzione italiana. Questo dettagliato Commentario all'Ecclesiaste, attribuito per lungo tempo a San Gregorio Agrigentino, nella recente edizione critica del 2007 è presentato come dello Pseudo-Gregorio di Agrigento. Negli anni immediatamente successivi, la ricerca filologica ha permesso di identificare come suo autore Metrofane (+ 912 ca.), metropolita di Smirne, già noto come uno degli avversari di Fozio. Nonostante l'evo bizantino inoltrato, Metrofane continua la tradizione esegetica dell'Ecclesiaste che risale a Origene e interpreta il testo sapienziale come «libro della fisica», ovvero libro della conoscenza della natura, per la cui meditazione l'uomo può liberamente determinarsi per il suo bene. Nel commento ai primi versetti dell'Ecclesiaste, Metrofane scrive che questo libro sapienziale tratta «dell'ordine e dello stato di quasi tutti gli enti e fenomeni della natura e inoltre anche della bontà o della malvagità della facoltà volitiva degli uomini» (I. 2).

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Titolo: "Su Atanasio"
Editore:
Autore: Lucifero di Cagliari
Pagine: 176
Ean: 9788831182522
Prezzo: € 25.00

Descrizione:Il de Athanasio di Lucifero di Cagliari (+ 370 ca.), di cui qui si presenta per la prima volta una traduzione in lingua moderna, è uno dei cinque pamphlet che l'agguerrito vescovo rivolge con virulenza contro l'imperatore Costanzo, ben noto per il suo sostegno alla dottrina ariana. Motivo dell'attacco è il fatto che, in occasione del concilio di Milano (355), Atanasio, grande paladino dell'ortodossia nicena, fu condannato nonostante fosse absens, inauditus e innocens. Una profluvie di citazioni bibliche, alcune molto lunghe ed esondanti; stringenti argomentazioni e minacce di dannazione eterna, qua e là inframmezzate da tentativi di correzione nella speranza di un ravvedimento; uno stile scabro come la natura della sua terra; tutto ciò fa di questa opera un riferimento imprescindibile per comprendere importanti elementi della controversia ariana del IV secolo.

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Titolo: "La saggezza del deserto"
Editore: Lindau Edizioni
Autore: Thomas Merton
Pagine: 96
Ean: 9788867088560
Prezzo: € 12.50

Descrizione:Fra i libri che scrisse, La saggezza del deserto è uno di quelli che Thomas Merton amò di più, probabilmente perché sperava di passare gli ultimi anni della sua vita da eremita (morì invece improvvisamente nel corso di un incontro tra monaci cristiani e orientali a Bangkok, nel 1968). Il tono personale della scrittura, così come la sua tipica combinazione di devozione e ironia, rivelano quanto profondamente si identificasse con i leggendari autori di questi detti e parabole, quei Padri cristiani del IV secolo che vissero in solitudine e contemplazione nei deserti dell'Egitto, della Palestina, della Persia e dell'Arabia. Quei monaci abbandonarono le città perché erano convinti del carattere strettamente individuale della salvezza, in un mondo che ai loro occhi era come una nave sul punto di affondare. Andarono nel deserto per essere sé stessi e per dimenticare le seduzioni e gli inganni che li allontanavano da questo obiettivo. Condussero una vita di fatiche e di digiuno, di carità e di preghiera. Non cercavano il consenso dei loro contemporanei e neppure volevano sfidarne il dissenso, perché le opinioni degli altri avevano smesso di avere importanza per loro. Distillavano per sé una saggezza pratica e senza pretese, al tempo stesso primitiva e senza età, una saggezza di cui la nostra epoca ha un disperato bisogno.

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Titolo: "Panarion. Eresie 42-60"
Editore:
Autore: Epifanio di Salamina
Pagine: 352
Ean: 9788831182515
Prezzo: € 33.00

Descrizione:Un trattato fondamentale per conoscere la Storia della Chiesa e delle prime comunità cristiane. Panarion adversus omnes haereses è il capolavoro di Epifanio di Salamina (310/20-403) scritto contro tutte le eresie dell'epoca. L'Autore si propone di confutare le eresie che attecchivano allora all'interno delle comunità cristiane e ne considera e combatte nel testo circa 80 eresie diverse. Ad ogni eresia associa l'immagine di un serpente velenoso per il quale suggerisce un siero, da cui il titolo dell'opera "Panarion" ovvero "cassetta dei medicinali" da utilizzare nella lotta "contro il veleno dell'errore". Anche se è stato molto discusso dai posteri per la faziosità che talora l'attraversa, è un trattato prezioso per la quantità di notizie e documenti che riporta.

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Titolo: "Panarion. Eresie 30-41"
Editore:
Autore: Epifanio di Salamina
Pagine: 296
Ean: 9788831182508
Prezzo: € 33.00

Descrizione:Il Panarion, ovvero Cassetta medica di pronto soccorso contro i morsi di bestie e serpenti velenosi, cui sono equiparati gli eretici, è tra le opere più note di Epifanio vescovo di Salamina, autore del IV secolo. Risalente al 377 circa, si tratta di un trattato contro ottanta eresie e scismi, le cui pratiche e dottrine sono esposte e confutate da Epifanio nel corso di tre lunghi libri, suddivisi in sette tomi e coronati dall'esposizione della fede della Chiesa cattolica. Esso è una monumentale summa della letteratura eresiologica precedente e al tempo stesso un contenitore prezioso di documenti e testi, ereticali e non, pervenutici soltanto attraverso questa fonte. Il presente volume contiene la traduzione e il commento delle notizie 30-41, offerte da Epifanio nel secondo e terzo tomo del suo primo libro. Di particolare interesse è la notizia 30, preziosa fonte di informazione sulla setta giudeocristiana degli ebioniti. Le altre notizie sono invece per lo più dedicate alla confutazione di gruppi valentiniani e gnostici: fra queste, occupa un posto di rilievo per dettaglio ed estensione la 31 contro i valentiniani; più brevi, ma ugualmente ricche di informazioni, sono le notizie 37-40, rispettivamente contro ofiti, cainiti, sethiani e arcontici.

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Titolo: "Detti e fatti dei figli del deserto"
Editore: Castelvecchi
Autore: Matteo Leonardi
Pagine: 62
Ean: 9788832820010
Prezzo: € 11.50

Descrizione:Deserti di Scete e di Nitria, Egitto, IV secolo dopo Cristo. Nelle caverne vivono uomini vestiti di pelli, che si nutrono di miele selvatico. Sono fuggiti dalle città per cercare nel silenzio la Verità. Le loro parole, massime di vita radicali e paradossali, diventano i Detti e fatti dei Padri del Deserto. Val Pitta, Italia, oggi. Anna è un'infermiera alla Casa del Silenzio. Trascorre le sue notti assistendo i pazienti in sto vegetativo permanente e leggendo i detti dei Padri del deserto. Quando, nel cuore della notte, si mette in ascolto, alla sua mente giungono flebili bisbigli e sussurri Sono l'eco dei ricordi di anime addormentate, frammenti di vite e di verità dissolte, gioiose e amare. Anna si abbandona all'ascolto e prende a sillabarne le parole, le degusta lasciando che affiorino sulle sue labbra e sprigionino il loro sapore agrodolce. Sono le voci dei figli del nostro mondo deserto: i Detti e fatti dei Figli del Deserto.

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Titolo: "Panarion (eresie 1-29)"
Editore:
Autore: Epifanio
Pagine: 288
Ean: 9788831182492
Prezzo: € 33.00

Descrizione:Un trattato fondamentale per conoscere la Storia della Chiesa e delle prime comunità cristiane. Panarion adversus omnes haereses è il capolavoro di Epifanio di Salamina (310/20-403) scritto contro tutte le eresie dell'epoca. L'Autore si propone di confutare le eresie che attecchivano allora all'interno delle comunità cristiane e ne considera e combatte nel testo circa 80 eresie diverse. Ad ogni eresia associa l'immagine di un serpente velenoso per il quale suggerisce un siero, da cui il titolo dell'opera "Panarion" ovvero "cassetta dei medicinali" da utilizzare nella lotta "contro il veleno dell'errore". Anche se è stato molto discusso dai posteri per la faziosità che talora l'attraversa, è un trattato prezioso per la quantità di notizie e documenti che riporta.

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Titolo: "Storia dei Goti"
Editore:
Autore: Iordanes
Pagine: 184
Ean: 9788831182454
Prezzo: € 22.00

Descrizione:L'influenza determinante, il ruolo centrale che il popolo germanico ha avuto nelle origini dell'Europa. La Storia dei Goti di Iordanes, storico bizantino di lingua latina del VI secolo, si delinea come una storia a carattere nazionale: l'Autore ripercorre le fasi di formazione della cultura e della società gota a partire dalle sue lontane origini scandinave, per poi narrare i momenti salienti della migrazione nel nord est Europa, attraverso l'analisi dei rapporti che essi hanno avuto con l'Impero romano e con gli altri popoli, fino alla formazione dei due grandi domini: quello visigoto in Gallia e quello ostrogoto in Italia. I Germani, attraverso le migrazioni in massa e la costituzione di regni romano-barbarici, hanno contribuito in maniera determinante a ridisegnare la carta politica, economica, sociale, culturale, linguistica dell'Europa, segnando una traccia inconfondibile nel destino delle nazioni moderne. L'opera di Iordanes contribuisce in maniera efficace a dimostrare quanto determinante sia stata la presenza dei Goti in Europa.

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Titolo: "Le cronografie"
Editore:
Autore: Sesto Giulio Africano
Pagine: 200
Ean: 9788831182430
Prezzo: € 26.00

Descrizione:Il primo tentativo di interpretare la storia universale secondo una visione cristiana.Ad opera dello scrittore vissuto tra la fine del II e la prima metà del III secolo, il volume, mette a disposizione del pubblico questa cronaca datata all'anno 221 d.C. giunta in modo frammentario. L'opera, che si sviluppava con un continuo sincronismo tra storia del popolo ebraico e storia degli altri popoli del Mediterraneo africano, costruisce un nuovo paradigma di storia universale cristiana. I suoi presupposti fondamentali sono: la precisa indicazione dell'inizio della storia; l'impostazione cristocentrica degli eventi; l'uso della translatio imperii per la storia politica dei grandi imperi; l'intuizione del ruolo provvidenziale di Roma; l'affermazione dell'unità del genere umano; la trasmissione del sapere e della civiltà da Oriente verso Occidente.

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Titolo: "Commento all'Apocalisse"
Editore:
Autore: Beda Il Venerabile
Pagine: 228
Ean: 9788831182423
Prezzo: € 25.00

Descrizione:Perché partire dal fondo, dall'ultimo testo delle Sacre Scritture? Perché iniziare i propri studi teologici proprio dall'Apocalisse? Forse perché è uno dei testi più enigmatici di tutti, quello di cui lo stesso san Girolamo diceva che ogni parola racchiudeva in sé un mistero e meritava riflessione e considerazione; forse perché è uno dei testi più dibattuti, per cui Beda può (e vuole) inserirsi in un ampio e vario dibattito. Forse perché l'inizio dell'VIII secolo fa sentire il giorno del Giudizio particolarmente vicino? Certo le pagine di Beda affascinano il lettore anche moderno, nella loro capacità di costruire giochi di immagini e significati, sempre avendo in mente lo scopo primo: aiutare il lettore nella crescita della sua fede. E questo fine ha cercato di rispettare anche la presente traduzione, unendo il rispetto per il testo con la comprensibilità che non allontana il lettore.

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Titolo: "Vita di Germano di Auxerre"
Editore:
Autore: Costanzo di Lione
Pagine: 88
Ean: 9788831182409
Prezzo: € 10.00

Descrizione:Un'opera che offre una preziosa testimonianza storica, politica, sociale ed ecclesiale del V secolo. Opera agiografica nella quale si narra la vita di Germano vescovo di Auxerre in Gallia tra il 418 e il 448, lo scritto è privo di date secondo l'uso dell'agiografia del tempo, disinteressata agli eventi storici e tesa invece all'edificazione del lettore; è concentrato piuttosto sull'ascesi personale di Germano, sui suoi viaggi e sui suoi miracoli più che sulla attività pastorale in senso lato. Ciò che si intende far emergere è la vita di un alter Christus: le guarigioni, gli esorcismi, il dominio sugli elementi naturali richiamano alla mente eventi biblici soprattutto neotestamentari che fanno di Germano un riflesso e un'imitazione di Cristo. Un testo utilissimo per informazioni sull'azione di Germano, nonché della situazione politica, sociale ed ecclesiale del suo tempo. La Vita è l'unica opera conosciuta di Costanzo del quale si hanno poche notizie. Il testo, risalente al 470-475 spesso retoricamente elevato, rivela una persona colta, familiare dei classici latini oltre che della Bibbia.

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Titolo: "Panarion"
Editore:
Autore: Epifanio di Salamina
Pagine: 320
Ean: 9788831182386
Prezzo: € 34.00

Descrizione:Un trattato fondamentale per conoscere la Storia della Chiesa e delle prime comunità cristiane. Panarion adversus omnes haereses è il capolavoro di Epifanio di Salamina (310/20-403) scritto contro tutte le eresie dell'epoca. L'Autore si propone di confutare le eresie che attecchivano allora all'interno delle comunità cristiane e ne considera e combatte nel testo circa 80 eresie diverse. Ad ogni eresia associa l'immagine di un serpente velenoso per il quale suggerisce un siero, da cui il titolo dell'opera "Panarion" ovvero "cassetta dei medicinali" da utilizzare nella lotta "contro il veleno dell'errore". Anche se è stato molto discusso dai posteri per la faziosità che talora l'attraversa, è un trattato prezioso per la quantità di notizie e documenti che riporta. Il presente volume è il terzo tomo della serie.

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Titolo: "Panarion eresie 67-73"
Editore:
Autore: Epifanio Di Salamina
Pagine:
Ean: 9788831182355
Prezzo: € 30.00

Descrizione:

Un trattato fondamentale per conoscere la Storia della Chiesa e delle prime comunità cristiane. Panarion adversus omnes haereses è il capolavoro di Epifanio di Salamina (310/20-403) scritto contro tutte le eresie dell'epoca. L'Autore si propone di confutare le eresie che attecchivano allora all'interno delle comunità cristiane e ne considera e combatte nel testo circa 80 eresie diverse. Ad ogni eresia associa l'immagine di un serpente velenoso per il quale suggerisce un siero, da cui il titolo dell'opera "Panarion" ovvero "cassetta dei medicinali"da utilizzare nella lotta "contro il veleno dell'errore". Anche se è stato molto discusso dai posteri per la faziosità che talora l'attraversa, è un trattato prezioso per la quantità di notizie e documenti che riporta.Il presente tomo è il terzo volume del Panarion.

 

67. IERACITI

CONTRO GLI IERACITI (ERESIA 47A, MA 67A DELLA SERIE)

1. Dopo questa dottrina di Mani, miserabile, velenosa oltre ogni eresia, subdola, barbara e bestiale, sorse un tale di nome Ieraca 1, da cui derivano gli ieraciti.

2. Costui visse a Leonto in Egitto. Dotato di non poca cultura di base, ebbe il pregio di essere istruito in tutti i generi dell'eloquenza greca; poi si applicò con rigore alla medicina e alle altre discipline degli Egiziani e dei Greci e forse si accostò anche all'astronomia e alla magia.

3. Infatti fu espertissimo in molti generi me dimostrano i suoi discorsi. Fu perfetto conoscitore della lingua degli Egiziani (era egli stesso egiziano), ma fu anche non poco erudito nella lingua greca: fu uomo acuto sotto ogni aspetto.

4. Fu di fatto cristiano, ma non perseverò nella vita cristiana. Infatti cadde in errore e. una volta scivolato, si perdette. Egli, benché fosse in grado di recitare a memoria in modo chiaro l'Antico e il Nuovo Testamento e li avesse commentati, di sua iniziativa definì come dottrina tutto ciò che gli sembrò opportuno e gli venne in mente, ricavandolo dal proprio vaneggiamento.

5. Anche costui, infatti. sostiene che la carne non risorge affatto, ma solo unicamente l'anima. Afferma che la risurrezione è spirituale. Si procurò e raccolse dalle divine Scritture un ammasso di tutte le testimonianze che fosse possibile trovare utili al suo intendimento e così, per sostenere la sua eresia, escogitò in modo stravagante tutte le più false invenzioni.

6. D'altra parte era uomo che impressionava per la sua vita ascetica ed era in grado di convincere le menti: molti degli asceti egiziani si lasciarono coinvolgere subito da lui. Penso infatti che nel negare, riguardo alla risurrezione dei morti, la risurrezione della carne abbia preso le mosse da Origene piuttosto che aver rigurgitato questa dottrina dal proprio pensiero.

7. Egli non ammette nozze, dicendo che erano proprie dell'Antico Testamento. Accetta, sì, Abramo, ramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Aronne e tutti i santi e parimenti Isaia e Geremia e li i considera profeti, 8. ma dice che se nell'Antico Testamento fu concesso di unirsi in matrimonio, dopo la venuta di Cristo non si devono più accettare le nozze né esse possono portare a ereditare regno dei cieli.

9. Egli dice: «Infatti che cosa e venuto a fare di nuovo Verbo? O che cosa di nuovo è venuto a predicare l'Unigenito e a correggere? Se si risponde: il timore di Dio lo conteneva già la legge; se si risponde: il matrimonio, le Scritture lo hanno già proposto; se si fa riferimento alla correzione dell'invidia, della cupidigia e dell'ingiustizia, queste cose le comprendeva già l'Antico Testamento. Invece è venuto a disporre quest'unica cosa, cioè a predicare nel mondo la continenza e a scegliere per se stesso appunto la castità e la continenza, senza cui nessuno può conseguire la salvezza».

2,1. Dappertutto raccoglie appigli per queste affermazioni, come quando viene detto: ...la vostra santificazione, senza la quale nessuno vedrà Dio a. 2. Se poi gli si dice: «Come mai l'Apostolo ha affermato: Il matrimonio sia onorevole e il letto coniugale sia puro, perché Dio giudicherà i fornicatori e gli adùlteri?», 3. ecco che egli risponde subito aggiungendo: «Ma poco dopo l'Apostolo afferma: La donna non sposata si dà pensiero delle cose del Signore, di come possa piacere al Signore, e così la vergine. Invece la donna sposata si dà pensiero di come possa piacere al marito ed è divisa C. 4. Se dunque c'è una divisione, come può, dove c'è divisione, esserci comunione di intenti? E se ella non piace a Dio, ma al marito, come può ottenere l'eredità da Dio? 5. L'Apostolo afferma: Per il rischio di fornicazione ciascuno abbia la propria moglie d non perché — dice lui — egli lodi il matrimonio dopo la venuta di Cristo, ma perché lo tollera affinché gli uomini non cadano in un'immane rovina. E detto infatti: Ci sono eunuchi che si sono resi eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli e, e: Voglio che tutti siano come me f, 6. e: Il regno dei cieli è simile a dieci vergini, cinque stolte e cinque sagge g. Al regno dei cieli vengono paragonate vergini sagge e vergini stolte, ma comunque vergini: non si parla di donne sposate». Ed egli ammassa molte affermazioni simili per attaccare con esse il matrimonio.



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Titolo: "Inni"
Editore:
Autore: Simeone il nuovo teologo
Pagine:
Ean: 9788831182362
Prezzo: € 39.00

Descrizione:Nei 1070 versi degli 'Inni', Simeone ci lascia la sua autobiografia mistica nella quale l'Autore parla di sè, ma al tempo stesso si trascende per presentare un modello universale di perfezione.

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Titolo: "Panarion eresie 61-66"
Editore:
Autore: Epifanio Di Salamina
Pagine:
Ean: 9788831182348
Prezzo: € 34.00

Descrizione:

Un trattato fondamentale per conoscere la Storia della Chiesa e delle prime comunità cristiane.Panarion adversus omnes haereses è il capolavoro di Epifanio di Salamina (310/20-403) scritto contro tutte le eresie dell'epoca. L'Autore si propone di confutare le eresie che attecchivano allora all'interno delle comunità cristiane e nel testo considera e combatte circa 80 eresie diverse. Ad ogni eresia associa l'immagine di un serpente velenoso per il quale suggerisce un siero, da cui il titolo dell'opera "Panarion" ovvero "cassetta dei medicinali"da utilizzare nella lotta "contro il veleno dell'errore". Anche se è stato molto discusso dai posteri per la faziosità che talora l'attraversa, è un trattato prezioso per la quantità di notizie e documenti che riporta.Vi sono esaminate le eresie degli: apostolici, sabelliani, origeniani primi, manichei, ieraciti, ariani, audiani, fotiniani, martelliani, semiariani, pneumatomachi, anomei, antidicomarianiti, colliridiani, messaliani. Contro: Origene, Paolo di Samosata, Melizio, Aerio, Apollinare.Il presente tomo è il secondo volume del Panarion.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

61. APOSTOLICI CONTRO GLI APOSTOLICI (ERESIA 41A, MA 6P DELLA SERIE)

1, 1. Dopo costoro, altri si sono dati il nome di apostolici, ma vogliono chiamarsi anche apotattici 1, poiché hanno come regola il non possedere nulla. 2. Anch'essi sono un ramo delle dottrine di Taziano, come encratiti, tazianei e catari 2, e per loro principio non accettano il matrimonio. Anche i misteri per loro sono diversi. 3. Si vantano quindi di non possedere beni e sconsideratamente dividono e danneggiano la santa Chiesa di Dio, allontanandosi dall'amore di Dio a causa delle loro superstizioni. 4. Infatti, quando qualcuno è caduto in peccato, non lo riammettono più con loro e anche riguardo al matrimonio e al resto hanno un atteggiamento del tutto simile alle sette appena citate. 5. Invece, mentre i catari si avvalgono soltanto delle Scritture canoniche, costoro si basano soprattutto sui cosiddetti Atti di Andrea e di Tommaso, dimostrandosi del tutto estranei al canone della Chiesa.

6. Se infatti il matrimonio è spregevole, allora tutti coloro che sono stati generati attraverso il matrimonio sono impuri e se la santa Chiesa di Dio risulta formata solo da quelli che hanno rinunciato al matrimonio, 7. il matrimonio non proviene più da Dio. Se il matrimonio non proviene da Dio, ogni atto di generare figli risulta un principio estraneo a Dio. Se poi l'atto di generare figli risulta un principio estraneo a Dio, allora risultano estranei a Dio anche coloro che sono stati generati attraverso tali vie. 8. Ma dove collocare in tal caso l'espressione: L'uomo non separi ciò che Dio ha unito a? Infatti il separare è necessariamente proprio dell'uomo, ma l'espressione ha dimostrato che invece il vivere in continenza per scelta non è opera dell'uomo, bensì di Dio. 9. Ciò che è per necessità di natura spesso è criticabile, poiché quanto è imposto per necessità non si compie ricevendone encomio, ma si pone al di fuori delle regole. La pietà infatti non è per necessità e la giustizia è per scelta.

10. Chiaramente sono essenziali alla pietà condizioni che per natura sono accessorie, ad esempio non fornicare, non commettere adulterio, non vivere in modo scostumato, non contrarre contemporaneamente due matrimoni, non depredare, non commettere ingiustizie, non ubriacarsi, non abbuffarsi, non adorare gli idoli, non uccidere, non preparare venefici, non imprecare, non oltraggiare, non giurare, bensì, se ci si è infuriati, subito ritornare miti, nella collera non peccare e non lasciare che il sole tramonti sulla propria ira. Eppure la natura stessa, creata e concessa da Dio, dimostrerà che l'unione nel legittimo matrimonio <avviene secondo il volere di Dio. Tutte le altre cose simili a queste hanno, ciascuna a loro modo, un limite al lecito.

2, 1. Ma, per riprendere a parlare di loro, essi stanno in una piccola regione, dalle parti della Frigia, della Cilicia e della Panfilia. 2. Dunque la Chiesa, che si estende da un confine all'altro della terra, può esserne abbattuta? Non sarà più vero che il loro suono si è diffuso su tutta la terra e le loro parole fino ai confini del mondo abitato? Non varrà più ciò che è stato detto dal Salvatore: Sarete miei testimoni fino all'estremità della terra d? 3. Se infatti il matrimonio non è santo e non è conforme alla volontà di Dio, ma è il matrimonio che dà la vita, provino a essere generati senza matrimonio! Ma se sono generati dal matrimonio, allora sono impuri a causa del matrimonio! 4. Se invece sono gli unici a non essere impuri, pur esistendo in virtù del matrimonio, il matrimonio non è impuro, poiché senza di esso nessuno verrà mai messo al mondo. 5. Grande è dunque l'errore di questi uomini: corrompe la natura umana con espedienti vari e molti pretesti e attraverso i tali pretesti fa allontanare tutti dalla verità.



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Titolo: "Testamento di Salomone"
Editore:
Autore: Augusto Cosentino
Pagine:
Ean: 9788831182300
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Negli apocrifi la storia del leggendario anello ricevuto da Dio che permise al Re di assoggettare i demoni e costruire il Tempio di Gerusalemme. Il Testamento di Salomone è un testo pseudoapocrifo in cui il re Salomone è autore e protagonista. È infatti scritto in prima persona, attribuendo a lui il racconto della vicenda che lo vede protagonista, che ha inizio con la richiesta di aiuto da parte di un servo vessato dai demoni. Salomone riceve da Dio un anello che gli permette di piegare i demoni alla sua volontà così da costringerli a lavorare alla costruzione del Tempio di Gerusalemme. La collocazione culturale e cronologica del testo è complessa. Non si conosce l'autore, nè la data di composizione. Probabilmente risalente al I-II secolo d.C., l'opera si è conservata nel greco della koinè, ma si ritiene che sia stata scritta originalmente in aramaico o ebraico.

 

INTRODUZIONE

1. IL PERSONAGGIO DI SALOMONE

Salomone nella tradizione ebraica

Salomone è un personaggio importante nell'Antico Testamento. Figlio del re Davide, fondatore della dinastia davidica (e messianica), e di Betsabea, vedova di Uria, ufficiale ittita ucciso da Davide proprio per rubarne la moglie, Salomone cresce tra gli intrighi di palazzo che lo porteranno, grazie ai buoni uffici della madre, al trono. Erede delle promesse messianiche di Davide, ne eredita anche il gravoso compito di costruttore del primo Tempio di JHWH, che Davide non ha potuto erigere a causa dei suoi molti peccati. Il regno unitario di Israele sotto la guida di Davide e Salomone viene considerato sostanzialmente storico dagli studiosi odierni, che lo pongono a cavallo tra XI e X secolo a.C., anche basandosi su dati archeologici. Ben nota, per Salomone, la sua sapienza, che egli chiede a Dio come dono. Questa fama di sapienza che lo accompagna fin dall'antichità (proverbiale è il suo giudizio nel caso del figlio conteso tra due prostitute) fa sì che vengano attribuiti a Salomone molti testi confluiti nell'Antico Testamento: si ascrivono a lui due salmi (il 72 e il 127) e quattro libri sapienziali: il Qoelet, il Cantico dei Coltici, i Proverbi e il Libro della Sapienza. Si tratta però di un personaggio che, malgrado la sapienza concessagli da Dio, si abbandona, nella parte finale della sua esistenza. alla dissolutezza con donne straniere. Alla dissolutezza si accompagna un peccato ancor più grande: l'idolatria verso gli dèi stranieri. La conseguenza di tutto ciò sarà la perdita dell'amicizia con Dio e, alla morte di Salomone, la fine del regno unitario ereditato da Davide. La dinastia davidica resterà a capo del regno di Giuda a sud, con capitale Gerusalemme, mentre un altro regno verrà fondato a nord (il regno d'Israele).

Salomone nel tardo giudaismo e nella prima età cristiana

Partendo dalla fama di sapiente cresciuta intorno al personaggio, nel corso dei secoli si moltiplicano i testi pseudepigrafi attribuiti a Salomone. In particolare gli vengono ascritte due raccolte di inni: i Salmi di Salomone e le Odi di Salomone, che hanno origine tra I secolo a. C. e I secolo d. C. Cresce inoltre intorno al personaggio un'aura di mistero che, ben presto, sconfinerà nel magico.

Siamo ben informati su una tradizione che fa di Salomone un mago ed esorcista. Giuseppe Flavio racconta di una pratica di tipo esorcistico che fa a lui riferimento. In tale pratica si usano le formule e il sigillo contenente una delle "radici" prescritte da Salomone. Lo stesso Vespasiano, futuro imperatore, probabilmente durante la sua permanenza a Gerusalemme, può assistere ad uno di tali esorcismi nel suo nome. Si tratta dell'episodio di Eleazaro:

«Dio gli concesse la conoscenza dell'arte da usare contro i demoni a sollievo e vantaggio degli uomini,. compose formule magiche per curare le infermità, e lasciò varie forme di esorcismi con i quali si scacciano i demoni da coloro che ne sono posseduti, e non ritornano più. E questo genere di terapia ha molto potere anche ai nostri giorni: io ho visto un certo Eleazaro, mio connazionale, il quale in presenza di Vespasiano, dei suoi figli, dei tribuni e di una quantità di soldati, liberava i posseduti dai demoni; e le modalità della terapia erano queste: avvicinava al naso dell'indemoniato un anello che aveva sotto il suo sigillo una delle radici prescritte da Salomone; e nell'atto che l'uomo fiutava, espelleva il demonio dalle sue narici, e subito, quando l'uomo cadeva, egli, parlando in nome di Salomone e recitando formule magiche da lui composte, scongiurava il demonio di non ritornare mai più».

In tale brano incontriamo il tipico armamentario esorcistico, in un clima che riecheggia abbastanza da vicino il Testamento di Salomone.

La conferma dell'esistenza di un santuario salomoníco nella città di Gerusalemme ci viene da fonti più tarde, appartenenti alla letteratura cristiana. Furono proprio le comunità giudeo-cristiane della città a ereditare la tradizione di tale santuario giudaico di Salomone, mantenendolo in vita per alcuni secoli. Ancora nell'anno 333-334, l'anonimo estensore dell'Itinerarium Burdigalense vede nella città santa una cripta, nei pressi della Piscina Probatica, dove Salomon daemones torquebat. Possiamo ritenere che la cripta salomonica citata nell'Itinerario sia lo stesso luogo in cui Giuseppe Flavio colloca l'episodio di Eleazaro: un luogo in cui avvenivano — afferma l'Itinerario — molte guarigioni. Meno di un secolo dopo il salomonico sembra essere sparito.



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Titolo: "Vita latina di Santa Melania"
Editore:
Autore: Geronzio
Pagine:
Ean: 9788831182294
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

La biografia della nobile romana, personalità di spicco, monaca e asceta della tradizione patristica venerata come santa sia in Oriente che in Occidente. La Vita di Melania di Geronzio ripercorre la storia di Melania, giovane romana, vissuta nella prima metà del V secolo, di estrazione nobiliare e di origine senatoria. Dopo la morte precoce dei figli, d'accordo con il marito Piniano, abbraccia gli ideali di castità e di povertà, vende tutte le sue proprietà - contro il parere della sua famiglia di origine - e abbandona una condizione agiata per le difficoltà e le ristrettezze di una vita ascetica fondata sugli ideali evangelici. Moltissimi beneficiarono del suo aiuto caritatevole in tutto l'impero: poveri, malati, prigionieri schiavi. Ciò le valse la grande fama di santità. A seguito del Sacco di Roma nel 410, lascia l'Italia per Tagaste in Africa, dove stringe una salda amicizia con Agostino, quindi per Gerusalemme dove fonda un monastero femminile e uno maschile.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Fine delle tribolazioni è di rendere compiuta la gioia. Vita latina di santa Melania, 34, 17

La Vita di Melania, insieme alla coeva Vita di Sincletica (430450) dello Pseudo-Atanasio, e alla capostipite, in ordine di tempo e anche come modello letterario, Vita di Macrina (381-382) di Gregorio di Nissa, è la terza biografia di una santa asceta che la tradizione patristica ci ha consegnato. Melania ha in comune con Sincletica l'estrazione nobiliare e l'origine senatoria (senatrix Romae recita il titolo latino del libro di Geronzio, mentre sygkletos, da cui il nome Sincletica, etimologicamente sta per "appartenente alla famiglia senatoria"). La rinuncia al matrimonio e la scelta della castità coniugale di Melania, il disprezzo delle belle vesti e delle vanità terrene, rappresentano altrettanti punti di contatto tra i molteplici che si possono rinvenire a uno spoglio, anche sommario, delle loro biografie. Le tre condividono la stessa radicalità delle scelte di vita che le hanno portate ad abbandonare la certezza di una condizione agiata per le difficoltà e le ristrettezze di una vita fondata sugli ideali evangelici della sopportazione, della fatica, della povertà: «Sappiate sopportare per essere giudicate giuste; lottate per entrare per la porta stretta; sappiate soffrire un po' per ricevere molto; disprezzate le cose terrene per conseguire quelle celesti» (45, 3). Questo il programma spirituale di Melania, estendibile non solo alle altre due, ma anche a tutte le donne che in quello stesso volgere di anni erano andate ad abitare le solitudini del deserto egizioano o dell'area microasiatica.

1. LA FAMIGLIA DI MELANIA

Melania La Giovane appartiene ad una famiglia di alto lignaggio.

Nipote di Melania L'Anziana, che era nipote di Antonio Marcellino, console nel 341, perché figlia del figlio, il console onorario (vir consularis) Marcello (o Marcellino, come lo indica Palladio). A sua volta Melania Seniore aveva sposato Valerio Massimo, anch'egli con discendenze consolari — in quanto figlio del primo console della Repubblica. Valerio Publicola — e dotato di un cospicuo patrimonio, dal quale ebbe tre figli. Nel giro di pochi anni la donna perse il marito e due figli cosa che la indusse a vendere i suoi beni e ad andare a vivere in povertà in Egitto e in Palestina. Il figlio superstite di Melania Seniore, Publicola, nel 381 sposò Ceionia Albina la Giovane che era figlia di Ceionio Rufio, a sua volta fratello di Ceionio Cecina, la cui figlia Leta sarà la destinataria di una importante lettera di san Gerolamo sull'educazione della figlia Paola, che appare per tre volte anche nella Vita di Melania. Dall'unione di Publicola e Ceionia Albina la Giovane sarebbe nata nel 383 [385] Melania. Per non disperdere il patrimonio di famiglia, all'età di quattordici anni, i genitori la diedero in moglie a un cugino nel 397, Pinano, anch'egli di origini patrizie e di poco maggiore di età. Da questo momento le tappe della loro vita sono segnate da decisioni comuni, innanzitutto quella di vivere in castità, dopo la morte prematura dei due figli della coppia [404111 e successivamente quella più radicale della rinuncia al mondo, riproducendo in tal modo quasi in maniera inconsapevole quello che era stato il percorso della nonna Melania. I due lasciano perciò Roma e mettono in liquidazione il loro enorme patrimonio anche entrando in conflitto con i familiari e gli amministratori dello stesso.

La conversione di Melania si matura alla scuola di Paolino di Nola (406 [407]) presso il quale impara a dedicarsi alla preghiera continua e ad applicarsi alla lectio divina. Successivamente, dopo il sacco di Roma di Alarico del 410, la donna lascia l'Italia e si dirige, con un viaggio avventuroso, in Africa. A Tagaste, insieme con la madre Albina e Piniano, soggiorna presso il vescovo amico di sant'Agostino, Alipio. La permanenza dura sette anni (fino al 417) e si configura come un vero e proprio periodo di noviziato di Melania la quale in questo lasso di tempo poté approfondire i contenuti della vita contemplativa e ascetica. Sempre in compagnia della madre e del marito decide quindi di dirigersi verso la Palestina, che raggiunge 13 dopo un breve scalo nella città di Alessandria. Quindi fa ritorno in Egitto per visitare le colonie di monaci che vivevano nel deserto (419). Dopo questo pellegrinaggio Melania si stabilisce definitivamente a Gerusalemme dove muoiono prima la madre (431) e poi, nel 432 il marito, alla cui figura subentra, come figlio spirituale, proprio l'autore della sua biografia Geronzio. Nella città santa Melania fonda un monastero femminile (432) e uno maschile (435 o 436).



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Titolo: "Il cuore indurito del faraone"
Editore:
Autore: Pelagio
Pagine:
Ean: 9788831182331
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

In prima edizione italiana. Il Libro sul cuore indurito del Faraone, risalente al V secolo d.C., è un trattato attribuito a Pelagio. Si tratta di uno scritto espressione di una dottrina maturata nel Cristianesimo delle origini, il pelagianesimo, secondo la quale la santità è nelle possibilità dell'uomo. L'Autore individua pertanto alcuni brani dell'Antico e Nuovo Testamento che sembrano confermare tale visione contro l'idea contraria secondo la quale Dio sceglie chi salvare e chi no. Diversi sono egli esempi scelti e commentati. Tra questi il testo si sofferma in modo particolare sulla vicenda del Faraone - nella quale il cuore indurito del Faraone lo ha reso ostinato nel proposito di non lasciare andare il popolo di Israele - che ha dato il titolo all'intero trattato. L'ampia introduzione è un ottimo sussidio alla lettura e comprensione del testo.

INTRODUZIONE

Il delicato rapporto tra la grazia divina e la libertà umana è senz'altro uno dei temi centrali della riflessione cristiana; alcune delle principali controversie che hanno turbato la teologia dell'Occidente (si pensi a Pelagio, Gotescalco, Lutero, Calvino e Giansenio) traggono spunto proprio dal ritenere la salvezza un dono completamente gratuito di Dio oppure, in alternativa, il frutto di una faticosa conquista da parte dell'uomo. Il ricorso alla Sacra Scrittura, testo normante della fede cristiana, si rivela in tale contesto problematico, come risulta evidente notando, anche attraverso un cursorio esame, che in essa coesistono due diversi modelli di relazione tra Dio e l'uomo.

Secondo uno, che potrebbe essere definito a partire dal concetto di elezione, è Dio a prendere l'iniziativa nel rapporto con l'uomo e a salvarlo, malgrado i limiti e le deviazioni di questo. Ma vi è anche un altro modello che, seppur non espresso, emerge prepotente soprattutto in relazione alla vasta precettistica morale presentata dalla medesima rivelazione biblica; secondo questo schema l'uomo, pur scelto da Dio, deve meritare la salvezza attraverso la sua buona condotta morale. I due model- lo si comprende bene, possono coesistere conciliati e riconciliati in una riflessione che non li ponga esplicitamente in discussione; qualora però questa discussione si accenda, la questione diventa immediatamente candente, con l'immediato rischio di precipitare in due errori opposti: se troppo si insiste sull'iniziativa di Dio a discapito di quella dell'uomo, si scivola nel predestinazionismo; se invece si pone l'accento sulla condotta dell'uomo come motivo ultimo della salvezza, si cede a quel modo di pensare che comunemente è chiamato pelagianesimo.

Pelagio fu un monaco britannico vissuto a cavallo tra IV e V secolo; anche se egli resta per la posterità l'eponimo del pelagianesimo. quest'ultimo non va pensato come il calante dottrinale di un gruppo (veso, quasi una setta, bensì come un movimento di pensiero dai confini alquanto fluidi, cioè senza rigidi attestati di appartenenza: i pelagiani non volevano affatto creare, e in effetti non crearono, comunità alternative.

All'interno del movimento pelagiano fiorì una vasta letteratura, al fine di sostenere, propagandare e difendere le idee portanti del movimento: purtroppo, non è agevole stabilire volta per volta, chi sia l'autore dei singoli testi; la difficoltà è dovuta alla prassi, comunemente rimproverata ai pelagiani dai loro avversari, di far circolare anonimi un grati numero di scritti. George de Pli n val, lo studioso che più di altri nel corso del XIX secolo, si è occupato della letteratura pelagiana, colto da quella che si potrebbe a ragione definire una libido tribuendi, assegnò a Pelagio una quindicina di testi, alcuni dei quali sono solo genericamente pelagiani: espressione delle idee condivise dal movimento, più che opera del suo eponimo2. Ulteriori studi hanno ribadito la necessità di distinguere con chiarezza ciò che è pelagiano da ciò che invece è, stricto sensu, di Pelagio. Malgrado ciò è innegabile che il movimento pelagiano, pur contando nelle sue fila una varietà di autori con sfumature di pensiero non sempre identiche, si caratterizza per un'ispirazione profondamente unitaria.

Volendo definire il principio unificante del modo di pensare pelagiano, lo si può rinvenire nell'accentuazione del ruolo da assegnare al libero arbitrio dell'uomo e al suo impegno per il conseguimento della salvezza: per Pelagio e i suoi sodali l'uomo, lungi dall'essere strutturalmente condizionato da qualunque inclinazione - al limite invincibile verso il male, resta sempre libero nel porre le sue opzioni morali: se così non fosse, Dio non sarebbe in diritto di punire o premiare nessuno.

L'uomo non è dunque sottoposto a condizionamenti e limiti nell'esercizio della sua libertà, anche se si deve ammettere che la reiterazione di un comportamento peccaminoso produce però l'abitudine. questa ha certo il potere di ottundere nell'uomo la possibilità di optare, che tuttavia non gli viene mai completamente sottratta.

Questa impostazione è stata ampiamente condivisa dai pelagiani; essi trovavano un forte argomento per affermare la libertà dell'uomo nella stessa precettistica morale contenuta nella Sacra Scrittura: se Dio prescrive all'uomo una condotta impeccabile, deve rientrare nelle sue reali possibilità. Nella medesima Scrittura, però, vi sono molti altri testi che, insistendo sul concetto di elezione, sembrano far dipendere, principalmente e talvolta esclusivamente, la salvezza finale dall'iniziativa di Dio. Proprio alla "neutralizzazione" di alcuni di tali testi, cioè a un'interpretazione che non leda in nessun modo la libertà dell'uomo, è volto l'impegno del Liber de induratione.



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Titolo: "I vangeli"
Editore:
Autore: Giovenco
Pagine: 288
Ean: 9788831182225
Prezzo: € 30.00

Descrizione:Intorno al 329 d.C. Giovenco, sacerdote spagnolo, vissuto alla corte di Costantino, traduce i quattro Vangeli in esametri. La narrazione, esauriente e fedele ai suoi testi di riferimento, ripercorre la vita di Gesù, dalla nascita a Betlemme fino alla resurrezione e alle apparizioni agli apostoli. Proponendosi con tale poema di raggiungere la difficile sintesi tra la cultura classica e quella cristiana, Giovenco crea un nuovo genere letterario, quello dell'epica biblica, che gli fa ottenere fama e apprezzamento in tutta l'epoca medievale.

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Titolo: "Commento all'epistola ai romani. Commento alle epistole ai corinzi"
Editore:
Autore: Pelagio
Pagine: 352
Ean: 9788831182218
Prezzo: € 36.00

Descrizione:

Il Commento alle XIII epistole di Paolo di Pelagio costituisce l'opera più estesa del celebre avversario di Agostino: un commento sistematico a tutte le epistole paoline, fatta eccezione per quella agli Ebrei. Tale Commento risulta importante per far luce su alcuni aspetti del pensiero di Pelagio prima della polemica con Agostino: l'autore, infatti, non si limita a spiegare le parole dell'Apostolo, ma fa emergere il proprio punto di vista su tematiche fondamentali come il peccato originale, la grazia, il libero arbitrio.

Un'opera fondamentale, dunque, per quanti vogliono conoscere la figura di Pelagio attingendo direttamente alle sue parole, senza il filtro delle opere del vescovo di Ippona che, per quanto rimanga una fonte importante, non può certo essere un testimone imparziale.La traduzione è preceduta da un'ampia introduzione che ricostruisce il contesto storico-dottrinale in cui Pelagio ha operato; vengono descritte le principali tematiche del Commento e analizzati alcuni problemi di tradizione testuale, in modo da fornire delle linee-guida per orientarsi meglio nella lettura dell'opera.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Il presente lavoro si pone lo scopo di rendere fruibile nella traduzione italiana il Commento alle XIII epistole di Paolo di Pelagio. Si tratta dell'opera più estesa del celebre avversario di Agostino, un commento sistematico a tutte le epistole paoline, fatta eccezione per quella agli Ebrei. Pur nei limiti del genere cui appartiene, il Commento risulta importante per far luce su alcuni aspetti del pensiero di Pelagio prima della polemica con Agostino: l'autore, infatti, non si limita a glossare le parole dell'Apostolo, ma fa emergere il proprio punto di vista su tematiche fondamentali come il peccato originale, la grazia, il libero arbitrio. Un'opera essenziale, dunque, per quanti vogliono conoscere la figura di Pelagio attingendo direttamente alle sue parole, senza il filtro delle opere del vescovo di Ippona che, per quanto rimanga una fonte importante per ricostruire la vicenda pelagiana, non può certo essere considerato un testimone imparziale.

La traduzione è preceduta dalla presente introduzione in cui si è voluto ricostruire il contesto storico-dottrinale in cui Pelagio ha operato, fondamentale per comprendere a pieno i suoi scritti. Sono state poi descritte le principali tematiche del Commento e sono stati analizzati alcuni problemi di tradizione testuale, in modo da fornire delle linee-guida per orientarsi meglio nella lettura dell'opera. Il Commento è un'analisi del testo sacro non sempre perspicua e di immediata comprensione, complice anche l'estrema brevità di molte osservazioni: per questo il testo è stato corredato di note esplicative che possono renderne più agevole la fruizione.

Questo lavoro è stato possibile grazie agli studi su Pelagio condotti nei tre anni di Dottorato di Ricerca presso l'Università di e ringraziare il prof. Claudio Moreschini Pisa: vorrei in questa sede per avermi guidato nell'attività di ricerca e realizzazione del presente volume.

1. PELAGIO: VITA E OPERE

Sulla vita di Pela prima del suo arrivo a Roma alla fine del IV secolo si hanno scarsissime notizie. Stando alle testimonianze di Agostino, Mario Mercatore e Orosio la sua patria di origine sarebbe stata la Gran Bretagna, mentre Gerolamo sostiene che fosse di stirpe irlandese, forse, come ha osservato Georges de Plinval, per far ricadere su di lui la cattiva fama di questa popolazione, considerata barbara e idolatra.

Niente sappiamo della sua educazione: gli studiosi concordano nel ritenere che provenisse da famiglia cristiana e avesse frequentato in patria le scuole romane. Qui avrebbe ricevuto le nozioni fondamentali dell'istruzione classica: nella sua giovinezza deve aver letto Terenzio e Virgilio, Cicerone e Sallustio, Lucrezio e Giovenale, pur senza aver dedicato a questi autori uno studio veramente approfondito. Non si trovano invece riferimenti nelle opere di Pelagio ad autori greci: è molto probabile che egli non conoscesse il greco, o comunque lo conoscesse in maniera talmente scarsa da non essere in grado di leggere gli autori greci in lingua originale.

Fra il 375 e il 380 d.C. Pelagio giunge a Roma, probabilmente per compiervi gli studi giuridici.. secondo alcuni nell'uomo di grande eloquenza ed erudizione, che abbandonò l'attività del foro per la Chiesa, di cui parla con scarsa simpatia Gerolamo nell'epistola 50, si può ravvisare proprio la figura di Pelagio. Roma si offriva a Pelagio come un ambiente ricco di vita spirituale e religiosa; vi i trovavano circoli di spiritualità e sincero ascetismo, cui aderivano laici illustri: ne facevano parte i corrispondenti e gli amici di Gerolamo, quali Pammachio, Oceano, Donnione, e numerose nobili donne cristiane, provenienti dall'alto patriziato romano. È a Roma che Pelagio entra in relazione con Ilario, figura non ben definita, uomo di governo e dotto scrittore cristiano, forse da identificare con l'autore di un commento alle epistole di Paolo, noto con il nome di Ambrosiaster. Sempre agli anni della permanenza romana risale anche l'amicizia con l'asceta e vescovo Paolino di Nola, cui Pelagio inviò una lettera in cui chiariva la sua concezione della grazia.

Pelagio condusse a Roma una vita di solitudine, dedicata allo studio dei testi sacri e al perseguimento di un ideale ascetico di elevazione e perfezione: tuttavia, nonostante la comune designazione dei contemporanei di «monaco bretone», non sembra che abbia mai aderito a gruppi di asceti che professassero un genere di vita propriamente monastica, ma visse da laico, abbracciando spontaneamente un ideale di vita ascetica ed esercitando una notevole influenza nell'ambiente romano della fine del IV secolo.



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Titolo: "Vita e detti dei Padri del deserto"
Editore:
Autore:
Pagine: 536
Ean: 9788831114066
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

Il Libro delle parole degli anziani rappresenta un classico della spiritualità cristiana e un documento storico del monachesimo sviluppatosi nel deserto egiziano fin dai primi secoli del cristianesimo. L'anonimo compilatore del V secolo raccolse in modo organico gli apoftegmi circolanti al suo tempo in due serie, di cui la principale è quella alfabetica (Alphabeticon), qui presentata in pregevole traduzione italiana.Il modo di vita e gli insegnamenti dei primi anacoreti mostrano quanto essi fossero legati all'intera tradizione della spiritualità, alla quale diedero un contributo proprio e peculiare di grande novità e originalità.

PROLOGO AL LIBRO DELLE PAROLE DEGLI ANZIANI

In questo libro si raccontano la virtuosa ascesí, l'ammirabile modo di vivere e le parole dei santi e beatipadri, per infiammare ed educare a imitarli quelli che vogliono condurre una vita celeste e vogliono percorrere la via che conduce nel regno dei cieli: bisogna dunque sapere che i santipadri, zelatori e maestri di questa beata vita monastica, una volta infiammati dall'amore divino e celeste, stimarono come nulla le cose che gli uomini ritengono buone e pregevoli, e cercarono innanzitutto di non fare niente per essere visti.

Fu col nascondersi e col celare, per eccesso di umiltà, la maggior parte delle loro opere, che percorsero la via che è secondo Dio: perciò nessuno ha potuto descriverci con precisione la loro vita; tuttavia alcuni si sono dati grande pena per affidare alla tradizione scritta un po' delle parole e delle gesta da essi compiute, non per piacere a loro, ma per risvegliare lo zelo dei posteri.

Parecchi dunque, in diverse epoche, hanno messo in forma di racconto i detti e le azioni dei santi anziani, con uno stile semplice e disadorno, perché essi miravano a quest'unico scopo: l'edificazione di molti. Tuttavia, molto di questo materiale, essendo mescolato e non ordinato, presenta qualche difficoltà alla mente del lettore, che non riesce ad memoria senso sparso qua e là per libro. Perciò siamo stati costretti a una sistemazione in ordine alfabetico, in modo che il materiale così ordinato possa offrire, a chi lo desidera, più utile comprensione e pronta edificazione. Quindi, ciò che riguarda il padre Antonio, Arsenio e gli altri, che cominciano per alfa, è raccolto sotto la lettera alfa; ciò che riguarda Basilio il Grande, Bessarione e Beniamino, è raccolto sotto la lettera beta, e così via fino all'omega. Ma poiché vi sono anche altre parole e azioni di santi anziani, che non presentano il nome dei protagonisti, le abbiamo raccolte in capitoli alla fine della sistemazione per alfabeto. Dopo aver fatto ripetute ricerche in molti libri, abbiamo posto alla fine dei capitoli quanto abbiamo potuto trovare, perché l'anima ricavi da tutto edificazione, e si diletti delle parole degli anziani più dolci del miele e del succo dei favi, e noi, vivendo in modo degno della chiamata cui siamo stati chiamati dal Signore, raggiungiamo il suo Regno. Amen.



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Titolo: "Sentenze spirituali"
Editore:
Autore: Basilio Magno, isaia di Scete, Iperechio, Marco l'eremita
Pagine: 64
Ean: 9788831182201
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Tra il IV e il VI secolo il genere gnomico e sapienziale si diffonde negli ambienti e tra gli scrittori cristiani. Il volume presenta una raccolta di sentenze di Padri della Chiesa (Basilio Magno, Isaia di Scete, Iperechio, Marco l'Eremita) risalenti a tale periodo: testi per lo più di provenienza monastica, molti dei quali inediti, che avvicinano il lettore alle tematiche specifiche dell'ascetismo cristiano e gli danno la possibilità di riflettere sulla sua vita interiore. La brevità e l'immediatezza le rendono ancora oggi un agile e utile strumento per la meditazione alla luce di quella saggezza e di quella sapienza del cuore che esse comunicano.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Dio opera in chi lo ascolta per come crede. - Marco l'Eremita

1. RICOGNIZIONI

Questo libro propone una raccolta di sentenze di Padri della Chiesa in un periodo che va tra il IV e il VI secolo, quando il genere gnomico e sapienziale si diffonde negli ambienti e tra gli scrittori cristiani. Si tratta di testi per lo più di provenienza monastica, molti dei quali inediti, che avvicinano il lettore alle tematiche specifiche dell'ascetismo cristiano e nello stesso tempo gli danno la possibilità di riflettere sulla sua vita interiore. In questo approfondimento egli è aiutato proprio dalla forma di frammento che tali materiali assumono, che ben si accosta alla sensibilità moderna h riflettendo contemporaneamente il gusto degli antichi Padri «che amavano l'insegnamento dei proverbi, molto più di quello delle ammonizioni diffuse e delle considerazioni prolisse. Piaceva senza I dubbio di più al loro tipo di memoria e al loro senso della meditazione prolungata; aveva più affinità con la rettitudine e il rigore della loro volontà» (Wilmart 3, p. 152). La brevità, la rapidità, l'immediatezza, che costituiscono le caratteristiche formali più evidenti delle raccolte di sentenze, le rendono infatti ancora oggi un agile e utile strumento per entrare subito in contatto con i contenuti e le questioni della propria esperienza spirituale luce di quella saggezza e di quella sapienza del cuore che esse esprimono e comunicano.

1.1. Le sentenze di Evagrio

Molto spesso Evagrio Politico fa ricorso nella sua produzione letteraria al genere gnomico. Egli infatti si serve di sentenze rivolgendosi e volendo fornire istruzioni ai monaci delle comunità (Sententiae ad monachos — CPG 2435.) oppure a una vergine (Ad virginem — CPG 2436) e in altre raccolte, fra di esse molto simili tanto sotto il profilo formale che sostanziale trattandosi di ammonimenti e consigli di vita espressi in modo breve ed essenziale (Esortazione ai monaci, Sentenze parenetiche, Sentenze spirituali, Altre sentenze; per lo studio di questi testi cf. il mio Evagrio, Sentenze, TP 215). Nel lessico evagriano si tratta di kephalaia e anche alcuni codici conservano questo riferimento. Per esempio il Barberinianus graecus 515 (XIII sec.) titola le Sentenze ai monaci come kephalaia diàphora psychophelé («diversi capitoli utili all'anima», cf. Sinkewicz, p. 299). Tuttavia la traduzione «capitolo» nell'accezione comune non rende conto del significato antico di «sintesi», di un «raggruppare tutto in poco», di un «ridurre all'uno» che il vocabolo ha e che nella lingua moderna potrebbe essere accostato a un «esporre per capi», a un «ricapitolare».

Un kephalaion, un capitolo, è dunque, facendo riferimento a questa etimologia, meno una parte píù breve in cui viene suddiviso qualcosa, secondo la definizione corrente, che una proposizione in forma sintetica che, separata dalle altre, chiude nel giro di poche parole un'affermazione, un concetto, un pensiero. Con questo significato viene usato nella tradizione classica. Isocrate, infatti, nell'Antidosi parla del discorso indirizzato A Nicode e afferma che, invece di servirsi di unperiodare «accordato e collegato con il resto» (15, 67; testo critico in Isocrate, Discours, Les Beiles Lettres, Paris 1950, vol. III, pp. 120-121), in esso ha separato ogni periodo e «trattandolo a sé, come si dice, per capitoli ikephalaíai» ha cercato «di esprimere in forma breve [dià brachéon] i suoi consigli» (15, 67-68). E

d Evagrio vuole che si presti attenzione anche alla grafica di questi testi, tanto che in un piccolo preambolo che introduce Trattato pratico, riportato da alcuni. codici, tra i consigli che dà ai copisti — ricordiamo che egli stesso esercitava questo mestiere (cf HL 38, 10; 201) — inserisce quello di separare i capitoli [kephgaia] andando a capo [apó ídías archesthai archés] in modo che ciò che è detto risulti più chiaro kai saphé génetai tà legómenal; cf. A. e C. Guillaumont 2, t. I, pp. 384-385; t. II, p. 496. Le caratteristiche congiunte della brevità e della sintesi e il suo essere un testo isolato da ciò che nel discorso precede e segue rendono il kephalaion molto simile a una sentenza, per cui quando in latino si fa riferimento alle raccolte di questi brevi scritti evagriani si parla, quasi si trattasse di un sinonimo, in maniera automatica di sententiae. Così fa per esempio san Gerolamo, che ricorda un libro di sentenze pubblicato da Evagrio (Epistola 133, 3 La Ctesifonte]; PL 22, 1151: edidit librum et sententias...). Ed è anche il caso di Gennadio di Marsiglia (V secolo) che alla voce Evagrius le cita espressamente, informandoci anche di averle tradotte: edidit et paucas sententiolas valle obscuras, et, ut ipse in his ait, solis monachorum cordibus cognoscibiles: quas similiter ego Latinas edili (De scriptoribus ecclesiasticis 11; PL 58, 1067). Passando a tempi più recenti, nella Notitia tratta dalle Institutiones Patrologiae di J. Fesslerl, che Migne premette all'edizione delle opere di Evagrio-Nilo, questa identificazione viene nuovamente ripresa e confermata laddove egli riferisce di cinque collezioni Sententiarum [gnómai] seu Capitolo-rum [kephalaia], quae S. Nilo ascribuntur.



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Titolo: "I Padri apostolici"
Editore:
Autore:
Pagine: 392
Ean: 9788831110570
Prezzo: € 42.00

Descrizione:

I Padri Apostolici sono gli autori più antichi, dopo il Nuovo Testamento. I loro scritti, composti entro la prima metà del II secolo, riflettono l'ambiente delle prime generazioni cristiane e rivestono per questo uno speciale interesse. In essi, infatti, si coglie il nucleo del primo annuncio della fede e della morale cristiana a confronto con il paganesimo e il giudaismo. Gli Autori non erano scrittori di professione, ma scrivevano per i cristiani con un linguaggio comprensibile e semplice; uno stile umile che fa cogliere attraverso le parole i sentimenti più profondi dell'anima e della vita umana.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

Nel 1976 Antonio Quacquarelli pubblicava in questa Collana di Testi Patristici la traduzione dei Padri apostolici curandone anche l'introduzione e le note. In oltre trent'anni si sono moltiplicate le traduzioni, le ricerche e gli studi su queste opere che hanno attirato l'attenzione degli studiosi poiché si tratta degli scritti cristiani più antichi dopo quelli del Nuovo Testamento. Si è reso, dunque, necessario rivedere il lavoro di Quacquarelli aggiornando le introduzioni delle singole opere e consultando le eventuali nuove edizioni. Nonostante ciò, il presente volume si pone in continuità con il lavoro di Quacquarelli condividendone sostanzialmente l'impostazione e le finalità, anche se ovviamente tiene conto delle più recenti acquisizioni scientifiche. Al grande studioso pugliese, infatti, va ascritto il merito di aver diretto la Collana di Testi Patristici, contribuendo a diffondere il sapere cristiano per mezzo delle traduzioni delle più famose e importanti opere dei Padri della Chiesa. Tra i lavori più apprezzati e di maggior pregio di Quacquarelli è proprio la traduzione dei Padri apostolici, che lo studioso volle collocare tra i primi volumi della collana sottolineandone l'importanza ai fini della comprensione del cristianesimo delle origini. In questa sede, dunque, mentre si offre una nuova traduzione, è doveroso rinnovare sensi di gratitudine e di ammirazione per un maestro che ha segnato la storia degli studi patristici in Italia e sulle cui orme tentiamo di incamminati.

Con il nome di Padri apostolici sono quegli scritti che si caratterizzano per la loro antichità e il loro aggancio con l'età apostolica e che, per (mesto, sono una fonte primaria per lo studio del cristianesimo primitivo, specie dell'età sub-apostolica (ca. 70-150 d.C). Questa denominazione non fu data né nell'età patristica, né nel medioevo, ma nell'epoca moderna da J.B. Cotelier, che nel 1672 pubblicò una raccolta di scritti comprendente Barnaba, Clemente Romano, Ignazio di Antiochia, Policarpo di Smirne e il Pastore di Erma . Successivamente a questo gruppo furono aggiunti i frammenti di Papia di Gerapoli e l' epistola A Diogneto e poi nell'800 dopo la scoperta di Filoteo Bryennios fu immessa. anche la Didachè. Di ognuno di questi autori e opere daremo notizie più dettagliate nelle rispettive introduzioni delle singole traduzioni.

Le opere dei Padri apostolici furono composte entro la prima metà del II secolo, perciò riflettono l'ambiente delle prime generazioni cristiane e rivestono uno speciale interesse per il fatto che vennero composte in un periodo nel quale il Nuovo Testamento era ancora in formazione e non appariva ancora come un corpus ben definito. In quel contesto i fedeli si basavano ancora sulla memoria viva della tradizione orale e le strutture ecclesiali non erano ancora stabilizzate, anche se le radici del monoepiscopato, come sistema di governo della Chiesa, e la consapevolezza di una regula fidei vanno cercate proprio in questo periodo. In tal senso, è emblematico notare come gli autori di questi scritti, molti dei quali purtroppo restano anonimi, andassero alla ricerca affannosa di tutto quanto concernesse Cristo, per cui pur scrivendo da luoghi diversi, chi da Roma, chi da Antiochia, chi da Smirne, esprimono una unità di fede fondata su Cristo e sulla predicazione apostolica.

Gli autori di queste opere non erano scrittori di professione, ma scrivevano per i cristiani, con il linguaggio comprensibile e semplice con cui si rivolgevano ai loro fratelli nella fede. Per lo più essi seguono la parola di Dio che i loro interlocutori conoscono e su cui fondano i loro ragionamenti, per questo non hanno bisogno di particolari sistemi filosofici, né di discorsi eloquenti e raffinati, ma di riflessioni che rievocano l'esperienza che ogni giorno essi fanno delle cose che cadono sotto i loro occhi. Siamo, dunque, di fronte ad un genus dicendi simplex, lo stile umile che fa cogliere attraverso le parole i sentimenti più profondi dell'anima e della vita umana. In tal senso, non si dovrà ricercare in queste opere le grandi e complete dottrine teologiche che caratterizzeranno il prosieguo della letteratura cristiana antica, bensì si dovrà avvertire l'esperienza di Cristo che gli autori si sforzano di testimoniare con la vita. In altri termini, si è di fronte ad una teologia vissuta e insegnata che ben si adatta agli uomini di ogni tempo e luogo, dal momento che dall'esperienza di Cristo si ricava una lezione ricca di motivazioni, condotta con umiltà e chiarezza, che da una parte rivela l'uomo a se stesso, dall'altra lo innalza alla contemplazione dei grandi misteri del Dio vivente.

La tentazione dell'anacronismo è sempre alle porte, quando si leggono le opere antiche, specie quelle che hanno un grande significato per i lettori, in particolare peri credenti cristiani; il che evidentemente non ne favorisce la comprensione. Per questo, quando si leggono i Padri apostolici si deve tenere presente che la Chiesa, sebbene avesse già tutto l'essenziale, ovvero la dottrina, i sacramenti e la gerarchia, era ancora ai suoi primissimi passi e quel nucleo primitivo e ristretto di cristiani si muoveva in un ambiente molto diverso dal nostro per mentalità, pensiero, costumi ed istituzioni. È evidente che ci dovesse essere un profondo legame tra i membri delle singole comunità e tra le comunità fra loro e che tutti conoscessero i pastori e i pastori i membri delle loro comunità. Nonostante ciò, non è corretto pensare che la Chiesa primitiva fosse del tutto diversa da quella che è giunta a noi, perché «è sempre la stessa Chiesa, lo stesso corpo di Cristo che lega in sé uomini di varie civiltà e di vari secoli: è sempre lo stesso mistero di unione e di amore». Questa ermeneutica della continuità è una chiave utile per aprire lo scrigno della comprensione dei testi dei Padri apostolici e ritornare ad una fonte così feconda per la fede e la spiritualità cristiana. Atteso ciò, l'alveo vitale in cui collocare le opere dei Padri apostolici è quello della predicazione cristiana primitiva che, favorita dall'unione politica di tutto il mondo sotto l'impero romano e dalla lingua comune greco-ellenistica penetrata ovunque, raggiunse ebrei e pagani. 



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Titolo: "Gli inni quotidiani. Le corone dei martiri"
Editore:
Autore: Prudenzio
Pagine: 344
Ean: 9788831182096
Prezzo: € 32.00

Descrizione:

Gli studiosi riconoscono Prudenzio come il più grande poeta latino dell'antichità cristiana per la ricchezza, varietà e qualità della sua produzione. Il volume pubblica il Cathemerinon e il Peristephanon, i suoi capolavori poetici. "Con i miei inni ho celebrato giorno e notte il Signore": questo dichiara Prudenzio nell'introduzione al Cathemerinon liber, che letteralmente significa "libro quotidiano", cioè raccolta degli inni con cui consacrare i momenti più significativi della giornata. Il Peristephanon liber, ovvero Libro sulle corone, si compone di quattordici inni poetico-religiosi che intendono esaltare i meriti e le virtù degli eroi della militanza e della santità cristiana.

INTRODUZIONE

1. UN POETA CRISTIANO E LA SUA EPOCA

Nonostante i suoi veri o presunti difetti (ne parleremo), tutti gli studiosi riconoscono in Prudenzio — per la ricchezza, varietà e qualità della sua produzione — il più grande poeta latino dell'antichità cristiana. Non a caso, la sua maturità e la sua opera si inquadrano nel tardo quarto secolo e all'inizio del quinto, cioè al centro di quella che viene tradizionalmente definita come l'età d'oro della letteratura patristica, fra il concilio di Nicea (325) e quello di Calcedonia (451).

Le notizie principali e sicure su Aurelio Prudenzio Clemente è lui stesso a darcele nella Praefatio all'intera sua opera, da lui scritta nel 405 all'età di 57 anni, dopo aver ultimato tutti i suoi lavori poetici. Nacque nella Spagna Tarragonese — coincidente grosso modo con l'attuale territorio di Navarra, Aragona e Catalogna — nel 348, probabilmente nella città di Calagurris, odierna Calaborra (in Navarra), bagnata dal fiume Ebro e prossima alle falde dei Pirenei. La sua famiglia doveva essere cristiana (il poeta non parla mai di una propria conversione dal paganesimo) e di livello sociale medio-alto, giudicando dall'educazione assicurata al figlio. Infatti, dopo un'infanzia e un'adolescenza anche troppo deprecate nei suoi versi, Prudenzio compì gli studi superiori di grammatica e di retorica che gli aprirono la strada a una brillante carriera professionale, prima come avvocato e poi nella pubblica amministrazione, dove raggiunse il grado di prefetto responsabile del governo di due "nobili città". Incarichi egregiamente espletati che, infine, valsero al capace funzionario l'ingresso nella corte imperiale e la nomina onorifica a comes primi ordinis al fianco del conterraneo Teodosio (379-395), o forse del figlio e successore Onorio (393-423), Augusto d'Occidente. Questi nomi di grandi protagonisti, specie il primo, ci schiudono l'orizzonte storico entro il quale si sviluppò l'esistenza e l' attività di Prudenzio: non sarà inutile ripercorrerlo a grandi linee per meglio situare storicamente l'uomo e l'autore, e per capire un po' più a fondo qualche aspetto della sua personalità, dei suoi orientamenti e dei suoi approdi.

L'infanzia e l'adolescenza del nostro poeta hanno come sfondo l'impero di Costanzo II (337-363) e di Giuliano l'Apostata (361-363). Si tratta di due figure importanti in rapporto a Prudenzio: l'uno come continuatore dell'impero cristiano fondato da Costantino e in cui la Chiesa, ormai libera e, anzi, per certi versi privilegiata dal potere, si consolida, ramifica e sviluppa potentemente, l'altro come espressione e massimo fautore della persistenza e della reazione del paganesimo greco-romano, che continua a perseguire tenacemente e pericolosamente (per i cristiani) la sua salvezza e addirittura un'impossibile rivincita. Prudenzio nasce e si forma primariamente in questo mondo romano già cristianizzato, ma ancora popolato e insidiato dalla presenza pagana.

La giovinezza del futuro poeta continua sotto il breve regno di Gioviano (363-364), che annulla le leggi anticristiane dell'Apostata e torna, sia pure con moderazione, all'impero di Costanzo, vietando di nuovo i riti pubblici pagani e richiamando i vescovi esiliati, fra cui Atanasio. Ma eretici e pagani trovano ancora un loro spazio nella vita religiosa dell'impero, grazie all'editto di tolleranza emanato da Gioviano all'indomani della sua elezione, sulla linea pluralistica e "laica" degli analoghi provvedimenti di Costantino (313) e del primo Giuliano (361).

In questa prospettiva si pone pure Valentiniano I (364-375), l'imperatore della giovinezza di Prudenzio, che alla sua morte avrà 27 anni. Più vicino fisicamente a Prudenzio e al suo Occidente — l'Oriente era stato affidato al fratello Valente (364-378) —, il nuovo imperatore è sì cristiano e cristiano vuole l'impero, ma porta avanti la linea morbida del predecessore, garantendo libertà sia ai fedeli di Cristo che ai cultori degli dèi tradizionali.



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