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Titolo: "Le coabitazioni"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo
Pagine: 133
Ean: 9788831182546
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Nel testo vengono pubblicati per la prima volta due opuscoli scritti da Giovanni Crisostomo per contrastare l’antica pratica cristiana della coabitazione di monaci o asceti con donne vergini. In un’epoca in cui non era ancora diffuso un monachesimo cenobitico regolare e organizzato, poteva accade che uomini e donne decidessero di dedicare la propria vita a Dio in preghiera, ascesi e castità, vivendo insieme per beneficiare reciprocamente di assistenza e soccorso. Tuttavia, per i sospetti cui poteva dar adito, tale fenomeno nel cristianesimo antico fu spesso considerato con sfavore. Con i due opuscoli Crisostomo si inserisce dunque in una polemica già viva e ben nota ai suoi tempi, trattata da autori ecclesiastici e recepita da molti concili.

L’autore ha il pregio di aver trattato l’argomento con organicità e finezza psicologica, calandosi ora nella parte maschile ora in quella femminile per rivelarne falsi pretesti, idee distorte, malintese ambizioni, reconditi desideri e virtù disattese. Dei due trattati, il primo è indirizzato agli asceti, il secondo alle vergini.



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Titolo: "Omelia sul Natale"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Giovanni Crisostomo
Pagine: 56
Ean: 9788810567708
Prezzo: € 6.50

Descrizione:L'omelia Sul Natale del Salvatore nostro Gesù Cristo, censita anche con il titolo Sul Natale di Cristo, è un testo molto conosciuto nell'antichità, tanto che se ne conserva una versione in armeno e altre in arabo, siriaco, georgiano e paleoslavo. Fin dalle prime parole, il testo mette al centro il tema che l'attraversa per intero: il mistero che avvolge la nascita divino-umana di Gesù in relazione al cosa, al come e al perché. «Osservo un mistero strano e paradossale: le mie orecchie risuonano del canto dei pastori che con la zampogna non modulano una melodia solitaria ma intonano un inno celeste. Gli angeli cantano, gli arcangeli celebrano, i cherubini inneggiano, i serafini rendono gloria, tutti fanno festa vedendo Dio in terra e l'uomo nei cieli». Dio che si fa uomo e il parto della Vergine aprono conflitti nella mente umana, suscitano aporie, possono condurre allo scetticismo e al rifiuto. Un conflitto tra ragione e fede che richiede di «non indagare con discorsi» quella nascita, quanto piuttosto di venerarla in silenzio.

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Titolo: "15 meditazioni"
Editore: Gribaudi
Autore:
Pagine: 128
Ean: 9788863661880
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

Giovanni Crisostomo (349-407), le parole e il suo pensiero su cui pone l’accento nelle sue omelie e nelle sue lettere, toccano facilmente il cuore del lettore.

 

In queste meditazioni, tratte dai suoi scritti, Giovanni mostra tutta la sua vicinanza a tutti i fratelli nelle loro diverse povertà e fragilità e nelle quali possiamo facilmente riconoscere le nostre a molti secoli di distanza.

 



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Titolo: "Un vescovo e una donna"
Editore: Fede & Cultura
Autore: Maria Bianca Graziosi
Pagine: 80
Ean: 9788864093352
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

Un rapporto di alta spiritualità fondato su una totale identità di vedute e sulla comunione ecclesiale, pur nella lontananza e nella persecuzione: questa fu la profonda amicizia tra San Giovanni Crisostomo e la diaconessa Olimpia nella Costantinopoli del IV secolo, caratterizzata da forti ferventi politici e da deleterie connivenze tra il potere imperiale e quello ecclesiastico. L’amore a Cristo e alla sua Chiesa li unì nel comune impegno e rese loro possibile combattere con coraggio la buona battaglia, accettandone le conseguenze con santa rassegnazione. Questo volume, dedicato alle Lettere a Olimpia, mette in luce le sfumature di una sincera e calda amicizia tra due personaggi della Chiesa delle origini, che la lontananza dell’esilio ha rafforzato e svelato nella sua salda base spirituale.



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Titolo: "Il dialogo sul sacerdozio di Giovanni Crisostomo: sintesi tra paideia classica e paideia cristiana?"
Editore: Edizioni Dehoniane Bologna
Autore: Saba G. Franco
Pagine: 716
Ean: 9788889386446
Prezzo: € 48.00

Descrizione:Crisostomo ha codificato in un linguaggio comprensibile alla mentalità culturale dell'epoca l'utilità dei valori della paideia anche per la cura dell'anima. Sulla base della paideia classica il presbitero antiocheno nel tardo IV secolo elabora un denso programma culturale, dal quale si evince la relazione tra identità umana e teologica del sacerdote. In un'epoca di profondi mutamenti, la sapientia veterum è una sorgente ancora fervida di un patrimonio culturale intramontabile e i valori perenni della sintesi tra ellenismo e cristianesimo conservano un'importante fonte cui attingere per affrontare le problematiche relative alla formazione del sacerdote nel post-moderno. Il Dialogo è un testo di alto valore artistico, letterario e spirituale. Esso contiene nell'articolato schema retorico gli elementi culturali ancora validi per la formazione etica, teologica e culturale del sacerdote. Esso costituisce inoltre un importante valore nel dialogo ecumenico, soprattutto con le tradizioni teologiche delle Chiese orientali.

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Titolo: "Discorsi sul povero Lazzaro"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 200
Ean: 9788831182058
Prezzo: € 21.00

Descrizione:I Discorsi sul povero Lazzaro sono sette omelie predicate da Giovanni Crisostomo proprio all'inizio del suo ministero di presbitero ad Antiochia, nel 387. Oltre a costituire un prezioso serbatoio di informazioni sui costumi e sulla storia della città, le omelie affrontano una tematica di grande attualità all'epoca, ovvero il rapporto tra le diverse classi sociali. La difesa delle ragioni dei poveri operata da Giovanni Crisostomo attraverso l'esemplare parabola del ricco e del povero Lazzaro non consiste soltanto nel prendere le loro parti, ma nel concepire una società accogliente, in cui i poveri possano vivere insieme ai ricchi o quantomeno essere accolti nel cuore ospitale dei cristiani e della Chiesa, poiché il rapporto fra ricchezza e povertà è per il Crisostomo funzionale al conseguimento della salvezza. Richiamando la città ai suoi doveri di accoglienza e di umanità, il Crisostomo si fa inoltre promotore di un ambizioso progetto di trasformazione della città, che ha nell'amore ai poveri un fattore primario.

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Titolo: "San Giovanni Crisostomo, ponte tra Oriente e Occidente"
Editore: Edizioni San Leopoldo
Autore:
Pagine: 232
Ean: 9788896579008
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Nel XVI centenario della morte di san Giovanni Crisostomo - il più grande oratore della tarda antichità greca, uno dei Padri della Chiesa più prolifici, illuminato predicatore e formidabile ermeneuta - teologi cattolici e ortodossi si sono confrontati ricordandolo come un "ponte tra Oriente ed Occidente", cioè come testimone privilegiato di quella comunione che, al suo tempo, ancora legava le Chiese delle due parti dell'impero romano. Gli Atti del X Simposio intercristiano presentano numerosi contributi su un ventaglio di temi molto vario: la dimensione sociale dell'insegnamento del Crisostomo; la traduzione latina delle sue opere; la comunione tra le Chiese; la morte; la teologia del matrimonio; i laici; unicità e cattolicità della Chiesa; l'"amore ecumenico"; i rapporti tra il Crisostomo e Agostino d'Ippona; la ricezione del Crisostomo: il caso degli Scritti di san Francesco d'Assisi.



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Titolo: "Omelie su Davide e Saul"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 144
Ean: 9788831182003
Prezzo: € 14.00

Descrizione:All'interno della vastissima produzione di Giovanni Crisostomo, le tre omelie De Davide et Saule - con ogni probabilità pronunciate e messe per iscritto nella Pasqua del 387 - costituiscono un ciclo di predicazioni i cui temi centrali sono l'ira, che spinge a cercare vendetta sul proprio nemico, e le virtù ad essa contrapposte, cioè la pazienza, la mitezza e la benignità, che muovono, invece, al perdono. La vicenda biblica che nelle omelie viene commentata è la storia di Davide e Saul: nel Primo libro di Samuele Saul, pur avendo ricevuto da Davide numerosi benefici, tenta più volte di ucciderlo, laddove l'altro, trovandosi a sua volta nella condizione di farsi vendetta, in numerose occasioni risparmia il proprio nemico. Davide, dunque, con la sua capacità di resistere alle tentazioni dell'ira, diventa il referente esemplare per le virtù che l'Autore propone ai fedeli: in quanto uomo, perché capace di superare l'inevitabile condizione di peccato; nel suo rapporto con Dio, perché, consapevole delle proprie miserie, si affida a Lui con fede, speranza ed amore sincero; nel suo rapporto con gli altri uomini, perché non cede alle passioni ma sa prendersi cura persino dei nemici.

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Titolo: "I laici in Giovanni Crisostomo. Tra Chiesa, famiglia e città"
Editore: LAS Editrice
Autore: Pasquato Ottorino
Pagine: 252
Ean: 9788821306358
Prezzo: € 15.00

Descrizione:Il Vaticano II e la sua successiva ricezione hanno favorito lapprofondimento dellidentità dei laici e del loro ruolo nella Chiesa. Anche in questo, il Concilio ha segnato un ritorno alla Chiesa antica, come il presente volume attesta. Tra i grandi Padri del IV secolo Giovanni dAntiochia, detto più tardi "Crisostomo" ("Bocca doro") per la sua eloquenza, è quello che nei suoi scritti tratta dei laici nel modo più ampio e più approfondito. Nella presente monografia è esposto il suo pensiero circa lidentità dei laici nella Chiesa, Corpo di Cristo e circa lesercizio della loro funzione, sacerdotale, regale e profetica, nel contesto dellecclesiologia e della vita della Chiesa del loro tempo. Dalla Chiesa il rinvio alla famiglia, tema tra i più cari al Crisostomo è naturale. Lautore ne tratta a livello di laici, genitori e figli, di famiglia in contesto socio-culturale e di luogo di educazione. Dalla famiglia alla città: i laici sono chiamati ad animare cristianamente lambiente di vita cittadina sul piano culturale, socio-economico e religioso. Prima ad Antiochia come prete, poi a Costantinopoli come vescovo-patriarca, il Crisostomo propone ai laici la costruzione di una città sulla base di principi evangelici, in nome dellutopia della città cristiana ideale. Lanimazione cristiana della città si prolunga nel fenomeno di pietà popolare del pellegrinaggio entro e fuori città. Il messaggio di rinnovamento, proveniente dal nostro Pastore, sul triplice fronte della Chiesa, della famiglia e della città, nulla ha perduto di incisività e di significatività per il nostro tempo.

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Titolo: "Giovanni Crisostomo"
Editore: Borla Edizioni
Autore: Rudolf Brändle
Pagine: 240
Ean: 9788826316604
Prezzo: € 24.00

Descrizione:Come monaco, poi sacerdote e predicatore di primo rango di Antiochia, Giovanni Crisostomo venne nominato, nel 397, vescovo di Costantinopoli, entrando in conflitto con Teofilo, il patriarca di Alessandria, e con l'imperatrice Eudossia. Destituito dal cosiddetto «sinodo della Quercia» nel settembre del 403, fu costretto ad andare in esilio. Il 14 settembre 407, 1600 anni fa, morì al confine tra Armenia e Georgia mentre stava marciando, spinto dai soldati, verso la città dell'esilio. Il volume ripercorre i passi della vita di Giovanni in modo avvincente. Pubblicato per la prima volta in lingua tedesca nel 1999, esso è stato tradotto nel frattempo in francese, inglese, russo e ora anche in italiano. Una biografia, frutto di grande empatia, che rappresenta al contempo un libro di storia politica, sociale, religiosa e intellettuale.

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Titolo: "A Teodoro"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 144
Ean: 9788831131742
Prezzo: € 14.00

Descrizione:

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

1. CONTENUTO

In questo volume si presenta la traduzione di due testi di Giovanni Crisostomo conosciuti con il titolo Ad Theodorum lapsum e di un breve scritto compreso tra gli spuria crisostomiani e indicato come Theodori lapsi responsio ad Chrysostomum. Per i primi due non si rispetta l'ordine della Patrologia graeca, essendo stato adottato quello stabilito nella recente edizione critica francese delle Sources Chrétiennes. Il testo Ad Theodorum lapsum II è una lettera indirizzata a tal Teodoro, il cui nome ricorre più volte, mentre quello Ad Theodorum lapsum I, di lunghezza assai superiore, non ne menziona mai il nome e, se pure è rivolto in seconda persona a un "tu" forse generico, si può considerare un vero e proprio trattato che sviluppa e amplia i temi già presenti nella lettera e che ad essa quindi, per unanime ime consenso degli studiosi moderni, è posteriore. Di conseguenza, :ella presente traduzione. la lettera precede il trattato.

Pare opportuno, per una migliore comprensione dei rapporti tra i testi, riassumerne a grandi linee il contenuto.

Nella lettera l'autore piange per la definizione di Teodoro: tuttavia potrebbe non essere cosa grave, purché egli si riabbia dalla sua caduta, verificatasi proprio quando muoveva i primi passi nella lotta contro il maligno. Tutti in precedenza si erano stupiti della sua rapida conversione e della sua rigorosa condotta di vita, spesa nella lettura dei testi sacri e nella preghiera. Se infatti la natura umana è pronta a cadere nell'errore, si risolleva velocemente, come accadde a Davide, che dopo l'adulterio si penti e riottenne il favore di Dio. Non sono certo il tribunale e la camera forme a interessare Teodoro: piuttosto deve avere ben presente il terribile tribunale preparato da Dio. Egli non impone all'uomo prescrizioni gravose, perché il suo giogo è dolce e il suo carico leggero.

Le preoccupazioni del mondo, infatti, sono ben più moleste, e onori e ricchezze sono effimeri e non sono nulla di fronte alla libertà dei cristiani. Se il matrimonio è una buona cosa, per Teodoro non è più permesso, perché rinnegare Cristo, lo sposo celeste a cui si è già legato, sarebbe un adulterio; inoltre i piaceri della vita finiscono, ma i castighi che ne derivano non hanno fine. Come molte sante persone pregano per la sua salvezza, così egli non deve disperare di se stesso, tanto più che è molto giovane e la conversione è possibile anche alla fine della vita, pur essendo sconsigliabile aspettare quel momento.

Una vita affannosa spesa tra gli impegni privati e pubblici" finisce miseramente e non permette di conquistare il cielo, mentre l'anima è schiava delle preoccupazioni familiari e non vive in funzione di se stessa. Chi vive per Cristo, invece, è indenne da qualsiasi pericolo e niente può danneggiarlo né colpirlo. perciò in ogni caso è superiore all'uomo sposato. Pensando a tutto ciò, Teodoro deve sottrarsi alla disperazione, che è l'arma di cui si è servito il maligno per farlo cadere. L'autore ha scritto la lettera perché abbia un qualche effetto sull'anima dell'amico, benché molti lo dissuadessero, ritenendola fatica vana, e spera di poterlo riaccogliere presto nel gregge di Cristo, mentre lo invita frattanto a rispondergli per lettera.



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Titolo: "Omelie sul Vangelo di Matteo [vol_3]"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 464
Ean: 9788831131728
Prezzo: € 46.00

Descrizione:

OMELIA 62

Terminati questi discorsi, Gesù parti dalla Galilea e andò nel territorio della Giudea al di là del Giordano.

INSEGNAMENTO E MIRACOLI NELL'ATTIVITÀ DI GESÙ

1. Dopo aver lasciato continuamente la Giudea a causa del loro malanimo, ora vi si stabilisce perché si avvicinava la passione; per ora non sale a Gerusalemme, ma si reca nel territorio della Giudea. E, andato là, lo seguì una grande moltitudine di persone e le curò b. Non si dà continuamente all'insegnamento della dottrina o ad operare miracoli, ma ora fa questo, ora quello, provvedendo in vario modo alla salvezza di quelli che gli stavano vicino e lo seguivano, così da apparire maestro degno di fede, in ciò che diceva, in virtù dei miracoli. e accrescere, con l'insegnamento della sua dottrina, il profitto derivante dai miracoli. Questo significava condurli alla conoscenza di Dio. Considera anche questo aspetto, come i discepoli, con una sola parola, sorvolino su folle intere, senza indicare per nome ciascuno di quelli che venivano curati, perché non dissero: «Il tale e il tale», ma: «Molti», per insegnare la modestia. Cristo li curava beneficandoli e, per mezzo di loro, molti altri. Infatti la guarigione della loro infermità costituiva per altri fondamento della conoscenza di Dio.

IMPUDENZA E MALIZIA DEI FARISEI

Non però per i farisei, ma anzi proprio per questo si inferociscono di più e gli si avvicinano per metterlo alla prova. Poiché non potevano appigliarsi a quanto faceva, gli propongono delle questioni. Si avvicinarono a lui e dicevano per metterlo alla prova ad un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo? Che stoltezza! Pensavano di chiudergli la bocca con le loro questioni, pur avendo già avuto prova della sua capacità di fronteggiarle. Quando fecero molte dispute sul sabato, quando dissero: Bestemmia, quando dissero: Ha un demonio, quando rimproverarono i discepoli che camminavano tra le messi, quando discussero della questione di non lavarsi le mani h, chiuse sempre loro la bocca, bloccò la loro lingua impudente e quindi li congedò. Ma tuttavia neppure così desistono, perché così è la malvagità, così è l'invidia, impudente e sfrontata; anche se innumerevoli volte viene messa a tacere, innumerevoli volte viene di nuovo all'assalto.

Ma considera anche la malizia derivante dal modo di interrogare, perché non gli dissero: Hai ordinato di non ripudiare la moglie; difatti aveva già parlato di questa legge i. Tuttavia però non ricordarono quelle parole, ma presero le mosse da lì e, pensando di preparare una imboscata maggiore e volendo spingerlo necessariamente in contraddizione con la legge, non dicono: Perché hai prescritto questo e questo?, ma, come se non fosse stato detto nulla, gli chiedono: È lecito?, aspettandosi che si sarebbe dimenticato di aver detto quelle parole, pronti, se avesse detto che era lecito ripudiare, a opporgli ciò che aveva detto e a dirgli: Perché hai detto cose contraddittorie?, e, se invece avesse detto di nuovo le stesse cose di prima, a opporgli quanto prescritto da Mosè.

MITEZZA E SAPIENZA DELLA RISPOSTA DI GESÙ

E lui che fece? Non Disse: Perché mi mettete alla prova ipocriti? Certamente lo dice dopo, ma non in questo caso. Perché mai? Per mostrare insieme alla sua potenza anche la sua mitezza. Non tace sempre, perché non pensassero che ignorasse le loro intenzioni, né sempre rimprovera, per insegnarci a sopportare tutto con mitezza. Come risponde loro? Non avete letto che il Creatore fin dal principio li creò maschio e femmina? E disse: Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una carne sola.

Quello dunque che Dio ha congiunto, l'uomo non lo separi. Vedi la sapienza del Maestro. Essendogli stata posta la domanda: E lecito?, non ha detto subito: Non è lecito, perché non rimanessero turbati e sconcertati, ma prima della sentenza, mediante la sua argomentazione, lo ha reso evidente, mostrando che lo stesso è il precetto del Padre suo e che aveva dato queste prescrizioni non in opposizione a Mosè, ma anzi in grande accordo con lui. Osserva che non si appoggia solo sulla creazione, ma anche sul precetto di Dio, perché non ha detto soltanto che creò un solo uomo e una sola donna, ma che anche ordinò che uno solo si unisse ad una sola.

Se avesse voluto che questa fosse ripudiata e se ne prendesse un'altra, dopo aver creato un solo uomo, avrebbe formato molte donne. Ma ora con la modalità della creazione e della legislazione ha indicato che uno solo deve essere unito con una sola per sempre e mai separarsi. E vedi come si esprime: Il Creatore fin dal principio li creò maschio e femmina, cioè: Sono venuti da una sola radice e si sono congiunti in un solo corpo; infatti: i due saranno una carne sola. Poi per far sì che lanciare accuse contro questa legislazione fosse un atto temibile e per rafforzare tale legge, non ha detto: Non dividete dunque, non separate, ma: Quello che Dio ha congiunto. l'uomo non lo separi. Se opponi Mosè, io ti parlo del Signore di Mosè e inoltre lo affermo anche in base al tempo. Dio infatti fin dal principio li creò maschio e femmina; questa legge è più antica. anche se sembra che sia introdotta ora da me ed è stata stabilita con grande cura.



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Titolo: "Omelie sul Vangelo di Matteo [vol_2]"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 544
Ean: 9788831131711
Prezzo: € 54.00

Descrizione:

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

OMELIA 26

Entrato in Cafarnao, gli si avvicinò un centurione che lo supplicava e diceva: Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente.

LA GRANDE FEDE DEL CENTURIONE

1. Il lebbroso gli si avvicinò quando discese dal monte, mentre questo centurione gli si accostò dopo che entrò in Cafarnao. Perché né costui né quello erano saliti sul monte? Non per negligenza, perché entrambi avevano una fede ardente, ma per non essere di impedimento all'insegnamento del Signore. Il centurione, avvicinatosi, dice: Il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente. Alcuni dicono che, per giustificarsi, egli ha indicato il motivo, per cui non aveva condotto il servo con sé, in quanto, sostengono, non era possibile portare di peso quel paralitico, tormentato dalla malattia e che stava esalando l'ultimo respiro. Che stesse per spirare, lo afferma Luca: stava per morire b. Ma io dico che questo era segno del fatto che il centurione aveva una grande fede, molto maggiore di quella di coloro che calarono il paralitico attraverso il tetto. Poiché infatti sapeva chiaramente che anche soltanto un comando bastava a far alzare chi giaceva paralizzato, fu superfluo condurlo con sé.

Che fece Gesù? Fa qui quello che prima non aveva fatto in nessuna occasione. Mentre in ogni circostanza asseconda la volontà di quelli che lo supplicavano, qui si slancia e promette non solo di curarlo, ma di andare anche a casa sua. Lo fa perché conosciamo la virtù del centurione, in quanto se non avesse fatto questa promessa, ma avesse detto: Va', che sia guarito il tuo servo, non avremmo saputo nulla di questo. Agì così, ma in modo contrario, con quella donna fenicia. Nel caso del centurione, senza essere invitato a casa sua, dice spontaneamente che ci sarebbe andato, perché tu apprenda la sua fede e la sua grande umiltà; nel caso della fenicia invece rifiuta di concedere la grazia e mette alla prova la sua perseveranza. Essendo un medico sapiente ed esperto, sa sistemare situazioni opposte con metodi opposti. Nel caso del centurione svela la sua fede con la propria spontanea venuta, mentre nel caso della donna ne rivela la fede mediante il suo indugio prolungato ed il suo rifiuto. Agisce così anche con Abramo dicendo: Non lo terrò nascosto al mio servo Abramo d, perché tu conosca la sua tenerezza e la sua sollecitudine verso gli abitanti di Sodoma. E nel caso di Lot quelli che erano stati inviati da lui rifiutano di entrare in casa, perché tu apprenda la grandezza dell'ospitalità di quel giusto.

 

L'ESEMPIO OPPOSTO DI MARTA

2. Perché ti renda conto di questo anche in base ad un esempio opposto, per il fatto che Marta non disse niente di ciò, ma il contrario: Qualunque cosa chiederai a Dio, te la concederà m, non soltanto non fu lodata, benché gli fosse familiare e cara e fosse tra quelle che si erano prese molta cura di lui, ma anzi fu rimproverata e corretta da lui, perché non aveva parlato come doveva. Difatti le disse: Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio, biasimandola di non aver ancora creduto. D'altra parte, poiché ella diceva: Qualunque cosa chiederai a Dio, te la concederà, per distoglierla da una simile idea e insegnarle che non aveva bisogno di ricevere da altri, ma era lui la fonte dei beni, dice: Io sono la resurrezione e la vita. cioè: Non attendo di ricevere la potenza, ma faccio tutto con le mie forze. Perciò ammira il centurione, lo antepone a tutto il popolo, lo onora con il dono del regno P e invita gli altri ad avere il medesimo fervore. Perché tu sappia che parlò in questo modo per insegnare anche agli altri ad avere la stessa fede, ascolta con quanta precisione l'evangelista abbia alluso a ciò dicendo: Voltatosi, Gesù disse a quelli che lo seguivano: Non ho trovato in Israele una fede coli grande q. Dunque avere un'opinione alta di lui è soprattutto opera della fede e procura il regno e gli altri beni.



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Titolo: "Omelie sul Vangelo di Matteo [vol_1]"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 480
Ean: 9788831131704
Prezzo: € 48.00

Descrizione:

INTRODUZIONE

LUOGO E DATA DI COMPOSIZIONE DELLE OMELIE SU MATTEO

L'antiocheno Giovanni Crisostomo i svolse un'intensa attività esegetica che lo portò a commentare, soprattutto in forma di omelie, testi sia dell'Antico Testamento, sia soprattutto del Nuovo. A partire dalla ordinazione presbiterale nel 386, Giovanni si dedica con energia instancabile e viva partecipazione al compito della predicazione che ha per oggetto in modo particolare la Scrittura, fonte primaria della sua ispirazione.

Le 90 omelie su Matteo sono uno dei frutti più notevoli di questa formidabile attività di predicatore. Esse furono pronunciate verosimilmente ad Antiochia, durante il presbiterato del nostro autore, come si deduce, ad es., da un passo dell'omelia 7, 7, dove egli fa riferimento alla «nostra città» 2 che per prima si è fregiata del nome dei cristiani; si tratta evidentemente di Antiochia, ove, secondo la testimonianza di At 11, 26, per la prima volta i discepoli di Gesù furono appunto chiamati "cristiani". Un'altra allusione ad Antiochia si può ricavare dall'omelia 66, 3, in cui Crisostomo, ritornando sull'esortazione all'elemosina e rammaricandosi degli scarsi risultati ottenuti finora, traccia un quadro, per così dire statistico, della composizione sociale della popolazione della città, costituita da un dieci per cento di ricchi, un dieci per cento di poveri e per il resto da coloro Che sono in una posizione intermedia. Dal tono del discorso, che dimostra unag rande consuetudine con questa città, si trae la conclusione che essa siaproprio Antiochia. in base a un passo dell'omelia 82, 6, in cui il nostro autore si rivolge con molta autorità e determinazione ai diaconi, invitandoli a vigilare perché non si accosti all'Eucarestia nessuno che ne sia indegno, si è voluto argomentare che Crisostomo fosse vescovo quando ha pronunciato questo discorso. In realtà tale suo fermo atteggiamento denota piuttosto l'autorevolezza di cui egli godeva nella locale comunità cristiana. 

È difficile precisare la data di composizione di queste omelie, fermo restando il fatto che comunque esse dovrebbero essere anteriori alla consacrazione di Crisostomo come vescovo di Costantino-poli nel febbraio del 398 e certamente posteriori alla sua ordinazione sacerdotale. La data maggiormente accreditata è quella del 390 4. Nell'omelia 88, 4 il nostro autore, parlando della polemica nei confronti di giudei. pagani ed eretici, ricorda di aver parlato molto su questo argomento in altri libri; si potrebbe forse vedere un riferimento alle omelie pronunciate contro anomei e giudei negli anni 386-387: per cui qualche tempo dopo di queste andrebbero collocate omelie su Matteo. Si tratta però di un accenno molto vago e al¬quanto generico. Occorre poi rilevare che Girolamo, nella prefazione del suo Commento a Matteo, scritto nel 398 e su cui torneremo ti, tra le fonti non cita le omelie crisostomiane su Matteo. Si _ tener presente comunque che la sua conoscenza di Crisostomo piuttosto limitata, se nell'opera biografica Gli uomini illustri, el 393, afferma di aver letto, tra i molti scritti di Crisosoltanto il trattato sul sacerdozio, che appare ad ogni modo evidente è che questo pondero-omiletico sul vangelo di Matteo, per la padronanza e la sicurezza con cui sono svolti i vari argomenti — da quello strettamente esegetico a quello parenetico, morale e di controversia nei confronti di avversari di vario genere —, appartiene al periodo in cui l'attività pastorale e letteraria di Giovanni Crisostomo mostra di aver raggiunto un livello di notevole maturità. A volte egli raccorda esplicitamente un'omelia all'altra, riannodando i fili del discorso come nel caso dell'omelia 52, 3 in cui, riprendendo e ampliando la tematica relativa all'elemosina, ricorda quanto aveva detto tre giorni prima, riferendosi all'omelia 49, 4-5 e indicando una precisa scansione temporale che consente, almeno in questa circostanza, di seguire l'andamento della sua predicazione secondo un piano consequenziale.

ASPETTI ESEGETICI

Il nostro autore, secondo il consueto schema delle sue omelie esegetiche, dedica normalmente la prima parte di esse alla spiegazione del testo evangelico, riservando la parte rimanente dell'omelia ad uno sviluppo più o meno ampio dell'esortazione morale 6. Crisostomo commenta pressoché integralmente il testo di Matteo, con qualche omissione, come ad es. l'episodio del Cireneo, presente in Mt 27, 32, che non è oggetto di specifica esegesi. Nel riportare i singoli passi di Matteo, fa a volte uso di varianti che contengono lezioni abbastanza eterogenee; ad esse si dedicherà particolare attenzione nelle note di commento.

Come si è accennato in precedenza, Girolamo, nella prefazione al suo Commento a Matteo, menziona vari autori, greci e latini, che hanno affrontato l'esegesi di tale vangelo; tra le fonti greche ricorda Origene, Teofilo di Antiochia, Ippolito, Teodoro di Eraclea, Apollinare di Laodicea, Didimo.



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Titolo: "A Stagirio tormentato da un demone"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 184
Ean: 9788831131636
Prezzo: € 18.00

Descrizione:

Dal III e soprattutto dal IV secolo il monachesimo conosce un largo seguito. Anche Giovanni Crisostomo ne fa esperienza dal 372 al 376, ritirandosi a vivere sulle montagne nel più assoluto isolamento. Intorno al 381, attingendo a questo episodio della sua vita, scrive una lettera aperta al monaco Stagirio, colpito da un attacco di epilessia, allora considerata come la presenza di un demone nemico. Pur affascinato dalla vita nel deserto, in cui vedeva la perfetta realizzazione del vangelo, l'Autore è consapevole della durezza e della problematicità della vita monastica. Contro la disperazione che nasce dalla malattia, Crisostomo ripercorre nella lettera i numerosi esempi di sofferenti della storia sacra - Abramo, Mosè, Davide, Geremia, Ezechiele, Giobbe… -, ricordando che il male è una costante dell'esistenza umana ed è compresa nei piani di Dio. In prima traduzione italiana.

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

La problematica ascetica che Giovanni Crisostomo affronta nella lettera a Stagirio ci porta a considerare più da vicino la presenza e il significato che l'autore ebbe nell'ambito del monachesimo; a domandarci su quali basi, e per quali motivi, non solo di carattere spirituale, ma anche storici e concreti, egli poté intervenire sul problema che angustiava il destinatario.

La nascita del Crisostomo deve essere collocata nel 349 o in un anno non lontano da quella data.

La sua educazione rimane per noi incerta, anche se Palladio ci fa sapere, magari con qualche esagerazione, che Giovanni era dotato di qualità intellettuali e morali eccezionalmente elevate. Il giovane visse in casa con la madre, ed ebbe numerosi amici, tra i quali un Basilio (non il grande Padre Cappadoce), forse quello al quale dedicò poi il trattato Sul sacerdozio. Lo stesso Giovanni ricorda più tardi le proprie amicizie e l'ambiente dei suoi studi. Egli fu seguace del grande maestro di retorica Libanio, che insegnava ad Antiochia già nel 354, e completò i suoi studi nel 367. Secondo Palladio, Giovanni si esercitava con impegno nell'arte retorica, avendo di mira il servizio negli oracoli di Dio, cioè nella Sacra Scrittura. Probabilmente, però, questa interpretazione non ha senso,perché non c'è bisogno di dedicarsi alla retorica per studiare la Scrittura. Si pensa quindi, che il termine «oracoli divini» significhi, invece, gli editti imperiali perché il termine greco loghia (ed ancora di più il latino oracula), con l'aggiunta dell'aggettivo "sacro", doveva significare le norme della cancelleria l'imperiale. Inoltre Giovanni cominciò a frequentare i tribunali e, come tutti i cittadini di Antiochia, era un entusiasta ammiratore degli spettacoli teatrali.

Quindi la professione a cui Giovanni si era dedicato, sicura-con l'approvazione della madre, sarebbe stata, stando alle parole di Palladio, la carriera burocratica, per la quale era indispensabile un buon livello di cultura letteraria, in quanto 1 decreti del governatore dovevano essere formulati con una prosa elevata e decorosa.

Ma un poco alla volta il carattere di Giovanni mutò ed i suoi interessi anche. Come ci racconta sempre Palladio, egli si ribellò ai suoi professori di retorica, e condannò quella disciplina, perché la considerava un'arte meretrice. Lo storico Socrate ci fa sapere, però, che Giovanni abbandonò la carriera legale quando vide che avrebbe potuto essere frequentemente coinvolto in casi ingiusti. Al suo posto, come tanti altri in quei tempi, egli si dedicò alla Sacra Scrittura. Scrivendo alcuni anni dopo al suo amico Basilio, che già abbiamo ricordato sopra, Giovanni rievoca di quando entrambi, terminati i loro studi, si erano dedicati alla "beata vita dei solitari e alla vera filosofia": nel linguaggio della cultura dell'epoca (i Cappadoci ne sono una testimonianza eloquente) la filosofia significava la vita ritirata, e non pubblica, meglio se eremitica, ed austera, anche se non conforme a rigorose norme monastiche; inoltre tale vita implicava la necessità di dedicarsi alla contemplazione, allo studio della Scrittura, e quindi alla letteratura ad essa Essa comprendeva le opere di scrittori cristiani che erano oramai diventati autorevoli: Origene ed Atanasio, in Oriente Giovanni ed i suoi amici.

Come sempre in questi casi, la scelta compiuta alternava allo scoraggiamento davanti alle difficoltà della nuova vita. La vita monastica, che i due amici intrapresero insieme, suscitò, come era logico e naturale, la madre di Giovanni che, vedova, aveva aveva bisogno della presenza del figlio presso di sé.

In questo periodo Giovanni non poteva non subire l'influenza spirituale di Melezio, vescovo di Antiochia, che era oggetto di forti contrasti. Ad Antiochia, infatti, il vescovo ufficiale era (e vi rimarrà fino al 376) il filoariano Euzoio; lo stesso Melezio, di fede nicena, era, inoltre, in contrasto con un altro vescovo niceno, di nome Paolino, nominato abusivamente da un altro vescovo, Lucifero di Cagliari, il quale, fanatico e angusto seguace del Credo di Nicea, non fidandosi di Melezio, più aperto alle dottrine degli ariani moderati, aveva quindi ritenuto opportuno mantenere salda la fede ad Antiochia nominandovi un vescovo fidato. Solo più tardi, in seguito ai deliberati del Concilio di Costantinopoli del 381, Melezio sarà riconosciuto come l'unico vescovo legittimo di quella città. Comunque, in quell'epoca di gravi difficoltà per la Chiesa ortodossa, fortemente contrastata dagli ariani, anche Melezio fu attratto dal giovane Crisostomo, ne apprezzò le qualità intellettuali e morali, e lo incoraggiò; questa simpatia e questa stima del vescovo costituirono un momento importante nella evoluzione spirituale di Giovanni, il quale fu battezzato nel 368, all'età di diciannove anni (si ricordi che era abitudine normale ritardare il battesimo fino all'età adulta e spesso fino all'età avanzata), e rimase tre anni al seguito di Melezio. Nel 371, infatti, Melezio dovette andare in esilio in Armenia. perché sopraggiunse ad Antiochia l'imperatore Valente, fortemente amico degli ariani.

Non sappiamo in che cosa consistesse l'attività di Giovanni al seguito di Melezio; è probabile che egli lo abbia aiutato nelle sue necessità pastorali; in ogni caso, egli rimase ad Antiochia ancora dopo che il vescovo dovette abbandonare la diocesi, e cioè fino al 372.



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Titolo: "La vera conversione"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 184
Ean: 9788831130226
Prezzo: € 18.00

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ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

1. Di Giovanni d'Antiochia — detto, a partire dal VI secolo, Crisostomo, «dalla bocca d'oro» — presentiamo i due trattati giovanili Sulla compunzione e le sei omelie comunemente ritenute autentiche Sulla penitenza. La compunzione per lui è infatti il rimorso dell'anima che, devotamente raccolta, con severo «esame di coscienza» confronta la propria imperfezione con la perfezione di Dio e del divino progetto dell'uomo; e da questo confronto non può non far scaturire la penitenza, come dinamica costante alla conversione dal peccato alla grazia, dalla imperfezione alla santità. Sicché entrambe le tematiche, compunzione e penitenza, risultano convergenti.

L'argomento ci pare attuale oggi, in un momento della storia che forse prende consapevolezza di quale tradimento il mondo senza rimorsi si sia reso colpevole nei confronti dell'autorealizzazione stessa dell'uomo, e particolarmente della responsabilità del singolo di fronte alla società. La vissuta crisi dei valori e il presente fallimento degli ideali ci sollecitano a far nostra l'esperienza degli antichi Padri della fede, impegnandoci a ricostruire con loro un'umanità più giusta e più pura, e a liberare con noi gli altri dall'alienazione e dall'aggressività. Attuale per ciò la compunzione, cheper il Crisostomo è appunto rivolta interiore contro il male; attuale la penitenza, da lui intesa come contestazione globale dell'ingiustizia. Modello di rivolta totalizzante e conversione radicale il Santo stesso, che contro l'ambiente corrotto e corrompitore abbracciò da giovane le asperità della solitudine, e maturò negli anni della sua attività pastorale la denuncia del paradosso scandaloso di una Chiesa chiamata a vivere la vocazione della santità, eppure in opposizione di fatto al Messaggio.



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Titolo: "Commento a Isaia. Omelie su Ozia"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 344
Ean: 9788831131629
Prezzo: € 34.00

Descrizione:

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Titolo: "Le catechesi battesimali"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 440
Ean: 9788831515290
Prezzo: € 36.00

Descrizione:Si tratta di un approccio teologico-liturgico che si impone ancora oggi per la semplice profondità con cui consente di penetrare, individualmente e com'unitariamente, nel mistero cristiano. I testi qui presentati si devono a Giovanni Crisostomo, prete ad Antiochia e poi vescovo di Costantinopoli, vissuto nella seconda metà del IV secolo. Essi offrono un suggestivo spaccato dell'organizzazione liturgico-sacramentale della comunità antiochena, di cui è possibile cogliere la complessa articolazione, e l'eco ancora viva di una predicazione fortemente radicata nel testo biblico e dall'intenso spessore etico.

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Titolo: "Vanità, educazione dei figli, matrimonio"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 144
Ean: 9788831130073
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

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Titolo: "Lettere a Olimpiade"
Editore: Paoline Edizioni
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 280
Ean: 9788831512374
Prezzo: € 24.00

Descrizione:Il volume, curato da M. Forlin Petrucco, raccoglie le lettere che Giovanni Crisostomo, deposto dall'episcopato di Costantinopoli e allontanato dalla città, scrisse dall'esilio alla diaconessa Olimpide. Sono il documento di prima mano del rapporto tra due personaggi eccezionali, travolti entrambi dagli intrighi della politica ecclesistica loro contemporanea. Sono lettere che raccontano non solo la vita quotidiana dell'esule ma soprattutto l'esperienza straordinaria di una direzione spirituale a distanza, fatta di esortazioni, parole di consolazione, riflessioni sulla natura, certezze in merito al premio celeste e fiducioso abbandono all'amore di Dio.

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Titolo: "Commento alla prima Lettera a Timoteo"
Editore:
Autore: Giovanni Crisostomo (san)
Pagine: 336
Ean: 9788831131247
Prezzo: € 34.00

Descrizione:

ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE

1. G. CRISOSTOMO, DISCEPOLO E INTERPRETE FEDELE DI PAOLO

Il Commento alla Prima Lettera a Timoteo del «Bocca d'Oro», che viene qui presentato per la prima volta in versione italiana, risponde a una duplice motivazione. La prima, propriamente pastorale, si propone di focalizzare l'ardore apostolico e missionario che ha contraddistinto la figura di quest' «instancabile predicatore ed esegeta della parola divina, l'educatore e il fedele ammonitore della sua comunità, l'amico e il protettore dei poveri, degli oppressi, dei bisognosi».

La seconda è quella di concretamente inverare e dimostrare ciò su cui tutti gli studiosi del Crisostomo (344 ca.407) convengono e che Isidoro di Pelusio finemente espresse in questi termini: «Se il divino Paolo avesse voluto interpretare se stesso, non lo avrebbe fatto diversamente da come lo fece questo celebre maestro dello stile attico».

La coscienza di adempiere la missione dell'annuncio della salvezza portata da Cristo all'umanità intera, nonché la tenace volontà di incarnarlo nelle Chiese affidate ad essi da Dio come pastori, maestri e ministri, accomunano sia l'Apostolo delle Genti che l'instancabile presbitero antiocheno e vescovo di Costantinopoli (398). Entrambi, infatti, intensamente vivono e con assoluta fedeltà adempiono il loro ministero di «inviati» mediante un intenso «contatto con la comunità cristiana tutta intera nella sua diversità». In conformità ai principi esegetici della Scuola di Antiochia, attiva negli ultimi decenni del IV secolo e nei primi del V Crisostomo, letteralista in ambito esegetico, «in opposizione all'allegorismo alessandrino, considerato eccessivo e arbitrario», interpreta i testi biblici ponendo in grande attenzione il loro senso storico. Di qui la costante applicazione che egli ne fa ai problemi pratici e morali della vita quotidiana delle anime di cui si sente responsabile pastore e guida. Pertanto, ben a ragione la Malingrev ritiene che la frenetica attività del suo apostolato a servizio di Dio e della Chiesa denoti una spiritualità che «risponde a tutti gli stati di vita. Essa non è stata fissata in un trattato teorico, ma anima tutto il suo insegnamento».

In pieno accordo con quest'attenta studiosa dell'opera e della teologia del Crisostomo, ritengo opportuno esporre, sia pur sinteticamente, i capisaldi della dottrina teologica delle Lettere pastorali di Paolo, al fine di dimostare in maniera concreta quell'armonica osmosi di zelo missionario che anima questi due campioni della predicazione e della diffusione dell'economia della salvezza.



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