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Ebook - Concilium



Titolo: "Concilium - 2019/4"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024634
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Michel Andraos – Geraldo Luiz De Mori

Bernardeth Caero Bustillos, Editoriale.

Perché un numero di Concilium su popoli indigeni e cristianesimi

Abstracts

I. Popoli indigeni e cristianesimi

1. Visioni teologiche, spirituali e pastorali indigene

1.1 Sherry Balcombe, Spiritualità delle popolazioni aborigene. Una testimonianza dall’Australia

I/ Nel segno di un legame con la Terra

II/ Questo è l’insegnamento dei Lore

III/ La nostra fede è il nostro legame con il Paese e con tutto ciò che Dio ha creato

1.2 Atiliano A. Ceballos Loeza, La resistenza spirituale dei popoli oriundi

I/ Introduzione

II/ Riti e cerimonie

III/ Colonizzazione e neocolonizzazione

IV/ Un futuro doloroso, ma incoraggiante

V/ A mo’ di conclusione
1.3 Ernestina López Bac, L’“altare maya”come esperienza teologica e interreligiosa

I/ Introduzione

II/ Esperienze teologiche, ecumeniche e pratiche

III/ L’altare maya, simbolo della spiritualità comunitaria ed ecocentrica

IV/ Invito dei popoli indigeni di Abya Yala a pregare con il cuore sull’altare maya

1/ Ritessere le vie della vita e della storia

2/ La via dell’est

3/ La via dell’ovest

4/ La via del nord

5/ La via del sud

6/ Il centro, luogo del “Cuore Cielo – Cuore della Terra”

V/ Conclusione

1.4 Sofía Chipana Quispe, La Bibbia nei processi andini di decolonizzazione e interculturalità

I/ Alcune parole necessarie…

II/ La superiorità della Bibbia nelle riletture andine

III/ Una decolonizzazione necessaria della teologia andina

IV/ Interculturalità e Bibbia

V/ Conclusione

1.5 Harry Lafond, La Chiesa e le popolazioni indigene del Canada. Una visione Cree della Chiesa

e la mia esperienza come cattolico Cree

I/ La chiesa e le popolazioni indigene del Canada

II/ Conversazione di Harry Lafond con Michel Andraos

2. Dialoghi con i cristianesimi: prospettive regionali

2.1 Laurenti Magesa, Dalla frantumazione all’integralità. Guarire una Chiesa ferita in un continente ferito e modellare un cristianesimo africano del futuro

I/ Il paradigma fondamentale per l’evangelizzazione

II/ Le origini del cristianesimo etnocentrico caucasico

III/ Conseguenze sull’identità cristiana africana

IV/ Recupero della vista: la cultura come via per l’autentica evangelizzazione
V/ «Àlzati e cammina»: rafforzamento della libertà dal giogo della schiavitù culturale

VI/ Guardando al futuro

2.2 Alejandro Castillo Morga, L’orizzonte pedagogico a partire dall’etica dei popoli indigeni.

Il progetto del Centro di arti e mestieri per i popoli originari del Messico

I/ Introduzione

II/ I popoli originari nell’epoca della Modernità e del colonialismo

III/ Interpellanza etica dei popoli originari

IV/ L’etica indigena come discorso critico per una prospettiva pedagogica

V/ Il progetto del Centro di arti e mestieri per i popoli originari del Messico

VI/ Conclusione

2.3 Paulo Suess – José Agnaldo Gomes,

La causa indigena come critica della “ragione coloniale”

I/ I sopravvissuti e il loro Paese

II/ Condizioni di sopravvivenza

III/ Crollo della ragione coloniale

IV/ Il sinodo per l’Amazzonia come svolta decoloniale

2.4 Michel Andraos, Decolonizzare la relazione con le popolazioni indigene. Sfide teologiche e pastorali a lungo termine: una riflessione dal Canada

I/ Introduzione

II/ Le scuse non bastano

III/ Un compito per la teologia

IV/ Le sfide del futuro secondo teologi e studiosi indigeni

V/ Riconciliazione, dialogo, decolonizzazione

3. Riflessioni pastorali e teologiche

3.1 Karl M. Gaspar, Contesto ambientale, impoverimento e contrasti. Il caso della popolazione indigena di Bislig (Filippine)
I/ Introduzione

II/ Antropologia e sviluppo

III/ Provincia del Surigao del Sur

IV/ L’estrazione mineraria nella provincia

V/ La diocesi di Tandag

VI/ La parrocchia di Bislig

VII/ Miniere di carbone

VIII/ Applicazione e approvazione del certificato

di dominio ancestrale

IX/ Conclusioni

3.2 Diego Irarrázaval, Saperi autoctoni di rilevanza universale

I/ Introduzione

II/ Categorie egemoniche e conoscenze di ciascun popolo

III/ Resilienza indigena a carattere universale

IV/ Conclusione

II. Forum teologico

Celam – Dipartimento Cultura ed Educazione, «Cristo stesso è indigeno, nei membri del suo corpo». Messaggio finale dell’incontro degli operatori pastorali nativi dei popoli originari

Bernardeth Carmen Caero Bustillos,

«Vedendo e sentendo la realtà dei popoli originari…»

José Bartolomé Gómez Martínez,

«Una chiesa con un volto indigeno»

Geraldo De Mori, Soggetti dell’evangelizzazione e della storia

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

Perché un numero di Concilium su popoli indigeni e cristianesimi

Sia la relazione di tipo coloniale fra cristianesimi e popoli indigeni sia le “evangelizzazioni” violente rendono non più dilazionabile, da parte della chiesa odierna, il dialogo e la solidarietà con quei popoli. Negli anni Novanta, in occasione della commemorazione del cinquecentesimo anniversario della conquista delle Americhe, le popolazioni indigene avevano attirato una qualche attenzione delle chiese del mondo, attenzione che tuttavia oggi appare definitivamente scemata. Le questioni politiche, sociali, culturali, pastorali e teologiche sollevate all’epoca dalle popolazioni indigene non sono state, in gran parte, affrontate adeguatamente e spesso vengono nuovamente spinte ai margini. Una delle questioni più urgenti, che richiede oggi impegno e attenzione pastorale, è la nuova (ma anche vecchia) situazione coloniale dell’estrattivismo in terre indigene, per foraggiare il mercato globale, a spese della Madre Terra e del sostentamento di molte comunità indigene nel mondo. La situazione in Amazzonia è uno degli esempi più eloquenti di ciò che sta accadendo a livello globale. Il sinodo speciale che si terrà di qui a poco, «Amazzonia: nuovi cammini per la chiesa e per una ecologia integrale», è un passo nella giusta direzione, neccessario da tempo, per avviarsi a un’azione pastorale al fine di costruire delle relazioni eque con le popolazioni indigene e con la Madre Terra. Per tutte queste ragioni, il tema «Popoli indigeni e cristianesimi» su Concilium ci sembra di grande attualità. Negli ultimi decenni il magistero ufficiale della chiesa cattolica e i papi hanno espresso solidarietà ai movimenti di autodeterminazione dei popoli indigeni, hanno riaffermato i loro diritti e hanno chiesto un cambio di atteggiamento da parte della chiesa nei loro confronti. Recentemente, papa Francesco si è scusato con le popolazioni indigene delle Americhe per la partecipazione della chiesa cattolica alla violenza coloniale (cf. i suoi interventi a Santa Cruz, in Bolivia, nel 2015, e a San Cristóbal de Las Casas, in Messico, nel 2016). Più di recente, il Documento preparatorio per il sinodo sulla regione panamazzonica ha assunto un approccio simile e molte chiese si sono impegnate ad avviare nuove relazioni con le popolazioni indigene. È ancora assente (o quasi), tuttavia, una riflessione teologica sistematica su cosa significhi veramente decolonizzare la teologia e il ministero pastorale. Cosa si intende per teologie e ministeri pastorali con le popolazioni indigene? Come immaginiamo queste nuove e giuste relazioni all’interno delle chiese? E perché queste teologie non sono avanzate in modo significativo negli ultimi decenni? A far data almeno dai primi anni Novanta i teologi indigeni e i loro sostenitori in ambito ecclesiale sono riusciti in ogni caso a dire la loro, articolando le loro esperienze, rivendicando un posto e una voce all’interno delle chiese e chiedendo che si instaurasse un dialogo davvero reciproco e interculturale tra le loro culture e tradizioni spirituali e le forme di cristianesimo imposte dall’Occidente. Vogliono appartenere alle chiese in quanto popoli indigeni. Ci dicono che la saggezza, le esperienze di vita, le spiritualità e le teologie degli indigeni hanno qualcosa di prezioso da offrire al nostro mondo e alle chiese, in particolare in questo momento in cui si incrociano molteplici crisi globali – ecologiche, economiche, securitarie, politiche, spirituali, ecclesiali ecc. Per anni e anni i movimenti indigeni nel mondo hanno resistito ai sistemi economici e politici neoliberali e neocoloniali. Questi sistemi – come essi chiariscono [...]



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Titolo: "Concilium - 2019/3"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024412
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Linda Hogan – Michelle Becka – Joao J. Vila-Chã,

Editoriale. Fra apocalittici e integrati

Abstracts

I. Tecnologia: fra apocalisse e integrazione

1. La tecnologia: questioni fondamentali

1.1 Paul Dumouchel, L’impatto della tecnologia: fondamenti antropologici

I/ Introduzione

II/ Riflessioni sulla tecnologia

III/ Tecnologia?

IV/ Tecnologie e affordance

1.2 Benedikt Paul Göcke, Gli ideali dell’umanità alla luce della biologia di sintesi e dell’intelligenza artificiale

I/ Le potenzialità dell’intelligenza artificiale e della biologia di sintesi

1/ Le potenzialità dell’intelligenza artificiale

2/ Le potenzialità della biologia di sintesi

II/ Il ritorno alla filosofia della storia

1/ Opportunità e problematiche delle nuove tecnologie

2/ Che fare? Il ritorno alla filosofia della storia

1.3 Paolo Benanti, Intelligenze artificiali, robot,bio-ingegneria e cyborg: nuove sfide teologiche?

I/ Nuovi artefatti

1/ Machina sapiens?

2/ Vita sintetica?

3/ Superumani?

II/ Inedite sfide

1/ Una nuova realtà?

2/ Una nuova umanità?

III/ Uno sguardo conclusivo

1.4 Dominik Burkard, Scienza e Chiesa: scontro implacabile? Un parere dal punto di vista della storia della Chiesa

I/ La fisica: il “caso Galilei” e le conseguenze

II/ La medicina: il decreto e il processo romano contro le streghe come “modernizzazione”

III/ L’evoluzione: un altro peccato originale contro la scienza?

IV/ L’approccio quantitativo: un esito che fa riflettere e i tentativi di spiegarlo

V/ Conclusioni

2. Razionalità tecnologica e critica post-coloniale

2.1 Peter Kanyandago, Persistenza del colonialismo e tecnologia moderna. Una riflessione antropologica da una prospettiva africana

I/ Introduzione

II/ Tecnologia africana

III/ Le radici cristiane occidentali

della colonizzazione e della negazione

1/ Le tre bolle papali

2/ Conseguenze delle bolle

3/ Persistenza del colonialismo nella tecnologia

IV/ Soluzioni e approcci al problema

2.2 Kuruvilla Pandikattu, Tecnologia e valori culturali.Prospettive dall’India

I/ Amartya Sen su democrazia, sviluppo e tecnologia

II/ Shashi Tharoor su tradizione indiana e tecnologia

III/ Chetan Bhagat sulla cultura del call center

IV/ Pranjal Sharma sulla quarta rivoluzione industriale

V/ Attingere alla saggezza dell’India

VI/ Conclusioni

3. La tecnologia al servizio dell’umanità

3.1 Sharon A. Bong, La tecnologia al servizio dell’umanità.Prospettive su genere e inclusione

I/ L’umano al centro della creazione

II/ Decentrare l’umano rispetto alla creazione

3.2 Janina Loh, Responsabilità vecchie o responsabilità nuove? I pro e i contro

di una trasformazione della responsabilità

I/ Introduzione

II/ Diversi approcci alla responsabilità

III/ I casi più complessi e meno trasparenti

1/ Una “rete di responsabilità?

2/ Un ripensamento più profondo del dato antropologico?

IV/ Spetta a noi decidere

3.3 Jacob Erickson, Creatività tossica, tempo profondo e piacere morale: una ecospiritualità della tecnologia .

I/ Per una spiritualità ecologica della tecnologia

II/ Riconoscere una creatività tossica

III/ Praticare una “consapevolezza temporale” profonda

IV/ Ripensare il piacere (in senso morale) di creare

 

II. Forum teologico

1. Enrico Galavotti, Istanze del rinnovamento teologico a partire dal Vaticano II

I/ Una teologia… conclusa

II/ Una teologia ridefinita nello statuto e nei compiti

III/ Una teologia in cammino permanente

IV/ La teologia e il tratto di strada che ancora resta da compiere

2. Leonardo Paris, Teologia in Italia oggi

I/ Contesto

II/ Caratteristiche

III/ La teologia italiana per l’Italia

IV/ La teologia italiana per la chiesa italiana

V/ La teologia italiana per l’Europa e per il mondo

3. Séamus P. Finn, Linee-guida per un investimento conforme alla fede

I/ Il contesto vaticano

II/ La prassi dell’investimento conforme alla fede

III/ Il processo in corso

IV/ Conclusioni

4. Jon Sobrino, Óscar Romero: essere umano,cristiano e arcivescovo esemplare

I/ «Monsignor Romero ha detto la verità»

II/ «Ha difeso noi poveri»

III/ «E per questo l’hanno ucciso»

 

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

Fra apocalittici e integrati

L’onnipresenza e la convergenza delle tecnologie, insieme alla velocità del loro sviluppo, comportano che molti di noi non siano consapevoli della portata del loro impatto e delle sfide filosofiche e comunitarie che possono porre. Alcuni commentatori mettono in guardia rispetto a un futuro distopico, in cui gli esseri umani saranno rimpiazzati da superintelligenze e si aggraveranno la polarizzazione e la disuguaglianza. Altri anticipano un futuro di maggiore ricchezza, di superiori opportunità e di progressi scientifici significativi. Man mano che lo sviluppo tecnologico supera nuovi traguardi, quindi, è di vitale importanza che la sua valenza, la sua importanza e il suo impatto siano tenuti in considerazione. Questo richiederà forme di riflessione pluridisciplinari, dal momento che i risvolti controversi e le opportunità positive rappresentate dalla tecnologia influiscono su tutti gli aspetti della vita umana. Naturalmente gli esseri umani da molto si cimentano con la natura e l’importanza della tecnologia, e con le sue implicazioni per la comprensione del nostro posto nel mondo, pertanto queste questioni non sono del tutto nuove1. Anzi, la riflessione sulla natura di questa relazione è stata una caratteristica costante del pensiero cristiano2. Nel corso dei secoli i cristiani hanno perseguito progressi tecnologici, convinti come sono che l’aumento della conoscenza umana sia una nobile vocazione, mentre molti degli scienziati e dei tecnologi più influenti hanno tratto ispirazione e motivazione dalle loro visioni cristiane del mondo3. Tuttavia, come sosteneva Jacques Ellul, negli ultimi decenni si è assistito a un’inversione di rotta, per cui il fascino della tecnologia che si fondava su una visione del mondo cristiana è stato riordinato e ora rischia di non essere più a servizio dell’umanità. Inoltre si può sostenere che i recenti sviluppi tecnologici ci abbiano portati ai limiti estremi della comprensione umana, quindi taluni interrogativi sulla natura umana, sull’antropologia teologica e filosofica, come pure certe domande sul futuro umano e sull’escatologia, sono ora posti in modi che prima non erano contemplati. Anche le dimensioni etiche e politiche della rivoluzione tecnologica sono diventate temi di pubblico interesse. In ogni era l’etica ha dovuto cimentarsi con i limiti superiori della tecnologia. Oggi l’attenzione è sull’intelligenza artificiale, sulla manipolazione genetica e sui big data. Tuttavia i comuni cittadini dubitano di essere in grado di deliberare e di decidere su questi temi, dal momento che la nostra conoscenza è costantemente superata dai progressi tecnologici. L’uomo della strada si preoccupa anche dei valori e delle priorità che definiscono la direzione degli sviluppi tecnologici – ossia quali temi sono considerati urgenti e chi decide. Si può ancora parlare di caratteristiche vincolanti dell’essere umano quando gli sviluppi tecnologici hanno il potenziale di incidere così profondamente sull’identità e sulla personalità umana? Il futuro del lavoro subirà una rivoluzione simile a quella del XVIII e XIX secolo?
Come possono i cittadini influire sulla forma futura della società quando l’attitudine per l’innovazione tecnologica è preponderante nella proprietà privata? Gli interrogativi etici e politici sollevati dalla tecnologia non riguardano solo il futuro della scienza, ma anche fondamentalmente il modello di società cui aspiriamo e i valori in base ai quali vogliamo vivere. Questo numero di Concilium cerca di esplorare le molteplici dimensioni e sfaccettature dei progressi tecnologici attraverso una lente filosofica e teologica, prendendo in considerazione una serie di temi correlati. Si apre con un saggio di Paul Dumouchel intitolato L’impatto della tecnologia. Fondamenti antropologici. L’autore si interroga su come interpretare la tecnologia nel suo rapporto con gli esseri umani e le loro attività. Questa domanda fondamentale è stata posta e ha avuto risposte in periodi storici diversi, e nelle sue riflessioni Dumouchel evidenzia le implicazioni della lettura in chiave hegeliana di questa domanda e la sua risposta alla stessa, con particolare riferimento all’immaginario teologico e politico occidentale. Dumouchel critica le analisi che esteriorizzano la tecnologia e la trattano come un’invenzione distinta e separata dall’attività umana. La tecnologia dovrebbe essere invece concettualizzata come una forma dell’attività umana, non come un artefatto o un prodotto. Egli attinge al concetto gibsoniano di “opportunità di azione” (affordance) per sostenere che le tecnologie si possono intendere come «le varie attività attraverso le quali gli umani addomesticano e materializzano le affordance», ricalibrando così la relazione umana con la tecnologia. Inoltre egli sostiene che questa ricollocazione ha delle implicazioni non solo per il modo in cui intendiamo noi stessi come specie, ma anche per come si valutano le dimensioni etiche e politiche della tecnologia. Anzi, Dumouchel è molto critico nei confronti delle analisi etiche che vedono le questioni attraverso la lente del singolo utente, e auspica un’analisi più completa che valorizzi le dimensioni politiche ed etiche di questo aspetto dell’attività umana. Mentre Dumouchel prende in considerazione la relazione umana alla tecnologia, in senso lato, e come la si può concettualizzare, Benedikt Göcke si concentra specificamente sui recentissimi sviluppi dell’intelligenza artificiale e della biologia sintetica. Questo autore affronta la natura innovativa dei [...]



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Titolo: "Concilium - 2019/2"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024375
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Thierry-Marie Courau – Susan Abraham – Mile Babic´,

Editoriale. Religioni e populismi

Abstracts

I. Populismo e religione

1. Alcune situazioni a livello mondiale

1.1 Mile Babic´, Populismo e religione in Bosnia-Erzegovina

I/ Che cos’è il populismo?

II/ Il populismo nei Paesi ex socialisti

III/ Le radici profonde del populismo

IV/ Ruggero Bacone: ostacoli al riconoscimento del vero

V/ La paura come base delle logiche populiste

VI/ Una risposta teologica al populismo

VII/ Conclusione

1.2 Francis Gonsalves, Populismo e nazionalismo religioso in India

I/ Introduzione

II/ Storiografia in India: muovere guerra in nome

di un passato primordiale incontaminato

III/ I simbolismi nella costruzione e nella distruzione dell’India

8 Indice

IV/ Definirsi o essere definiti? Questioni di identità

V/ Censurare la stampa, soffocare il dissenso e divinizzare il leader

VI/ La stolta trinità di neoliberismo, nazionalismo religioso e forze di polizia

VII/ Conclusione

1.3 Dilek Sarmis, Islam e populismo nella storia della Turchia. Dalla centralità del referente islamico alla sua nazionalizzazione

I/ La Turchia repubblicana

II/ Kemalismo e religione

III/ L’educazione religiosa

IV/ L’associazione tra religione e nazionalismo

V/ Conclusione

2. Due analisi

2.1 François Mabille, Il populismo religioso, nuova metamorfosi della crisi della politica

I/ Il marcatore religioso fatto proprio dalla politica

II/ La religione, gli immaginari e i simboli

III/ La figura ambivalente del tribuno

IV/ Conclusione

2.2 Susan Abraham, Populismo maschilista e cristianesimo tossico negli Stati Uniti

I/ La democrazia in pericolo

II/ Demagogia maschilista

III/ La mascolinità che dà spettacolo

IV/ Ristabilire la democrazia

3. Le sfide lanciate al populismo dalla teologia

3.1 Marida Nicolaci, Il “popolo di Dio” e i suoi idoli nell’Uno e l’Altro Testamento. Come la Scrittura sfida la retorica populista

I/ Alcuni elementi introduttivi

II/ Il “popolo di Dio” nell’orizzonte dei popoli

III/ Il popolo di Dio, le sue guide e i suoi idoli

IV/ «Noi speravamo che fosse lui

che avrebbe liberato Israele…» (Lc 24,21)

V/ Conclusione

3.2 Andreas Lob-Hüdepohl, «Ponti, non barriere»Le potenzialità della speranza cristiana contro il populismo di destra

I/ Il “massimo” contro il “minimo”…

II/ Paura dell’incertezza profonda

III/ «Non c’è da preoccuparsi…»: per una soggettività politica

carica di speranze

IV/ “Popolo di popoli”: contro i tentativi usurpatori

dei populisti a danno dei cristiani

V/ Speranza cristiana come costruzione di ponti

3.3 Franz Gmainer-Pranzl, Populismo di destra e cattolicità: un’analisi ecclesiologica

I/ Lo scontro delle civiltà come nuova “grande narrazione”?

II/ L’impronta dell’universalitatis character:

una missione di alto livello

III/ Appello a un nuovo “coraggio della cattolicità”

3.4 Carmelo Dotolo, I paradossi del populismo e il contributo della Chiesa alla democrazia. Ipotesi di percorso

I/ Democrazia e populismo: un conflitto ermeneutico

II/ Il populismo, un capitolo sui generis di teologia politica?

III/ Chiesa e spazio pubblico (una premessa epistemologica)

IV/ La Weltanschauung cristiana per una nuova narrazione

del mondo e della società

1/ La cura dell’éthos della comunità 

2/ La relazione diritti-doveri al servizio della fraternità 

3/ L’esercizio dialogico tra le culture e le religioni

4/ Un’economia attenta all’ecologia integrale

V/ Postilla non conclusiva: l’eterotopia del popolo di Dio

II Forum teologico 157

1. Cathleen Kaveny, L’estate della vergognaI cattolici americani e l’ultima ondata della crisi degli abusi sessuali

I/ La crisi degli abusi sessuali del clero

nella coscienza cattolica americana

II/ L’estate della vergogna

III/ Un problematico cambiamento di paradigma

IV/ Fare i conti con il nuovo paradigma

2. Bruno Cadoré, Dall’ascolto al dialogo. Dopo il sinodo dei vescovi su giovani, fede e discernimento vocazionale

I/ Tre momenti del dialogo sinodale

II/ Tre problemi latenti

III/ Tre temi su cui continuare il “dialogo con i giovani”

sottolineato dal sinodo

III. Rassegna bibliografica internazionale


 

Editoriale

Religioni e populismi

Quando sorge il populismo? In un senso esistenziale, sorge quando le persone pensano di essere perdute, di aver perso o di stare per perdere sogni, vantaggi, statuti, posizioni, dimensioni essenziali della propria vita, interessi personali o di gruppo, spesso acquisiti attraverso lotte o sforzi precedenti, oppure quando le persone si sentono minacciate sul vivo. Il populismo sembra apparire ogni volta che emerge la percezione di una crisi di convivenza in un contesto pluralistico e/o quando degli specifici gruppi di popolazione collegati a un territorio si sentono ignorati dai sistemi politici o economici globali. Può insinuarsi la nostalgia per un passato immaginato, che va a soppiantare ogni sforzo a favore di un futuro per tutti. I gruppi serrano le proprie fila in un atteggiamento difensivo, anziché aprirsi ed accogliere gli altri. Sofferenze, frustrazioni, paure e rancori si accumulano e si intersecano, rafforzandosi a vicenda. Prende il sopravvento un senso di dolorosa ingiustizia. La lamentela diventa il modo dell’autoaffermazione. E per questi gruppi di popolazione emergono dei “salvatori”. Senz’altro dotati come oratori e come manipolatori di sistemi simbolici e mediatici, costoro sfruttano senza difficoltà i sentimenti popolari di paura e impotenza. Applicando il principio colonialista del divide et impera, questi tribuni abili nella manipolazione fanno di alcune fasce della popolazione dei capri espiatori e, usando i social media, questa diventa la loro strategia preferenziale di controllo sociale e politico. Le loro argomentazioni poggiano sulle manipolazioni semplicistiche di categorie binarie di divisione sociale e politica e sono formulate con un vocabolario elementare, scelto apposta come espressione di una leadership “che parla chiaro”. Nondimeno, si tratta anche di persone inclini a grandiosi gesti di rozzezza e violenza, gesti amplificati mille volte perché catturati da mezzi di comunicazione affamati di sensazionalismo, che li catapultano verso un livello di visibilità ancor più grande. Di conseguenza, tale comportamento sensazionalista e offensivo viene percepito come proprio del “popolo” in opposizione ad un gruppo elitario, istruito o ricco. Quanti appartengono all’élite sono presentati come corrotti1, lontani dalle realtà sociali del “popolo” e privi di contatto con la vita ordinaria. Nella critica oltraggiosa e offensiva alle élite, una sconfitta simbolica delle stesse viene rappresentata a guisa di spettacolo per la televisione: esibendosi in ingiurie e insolenze all’indirizzo delle élite, il leader populista si presenta come un’alternativa credibile allo status quo. Questi capipopolo si accreditano come salvatori di un ordine nazionale e globale facendo abilmente riferimento ad un passato aureo che può essere riesumato e a un futuro sfavillante in cui lo status quo, indiscusso, risulta trovare confermata solidità. Qui, identità, religione e culture diventano pietre miliari emotive. Forme di nativismo, di nazionalismo e di politiche identitarie vengono utilizzate allo scopo di consolidare il sentimento popolare contro bersagli facilmente indentificati: gli “stranieri” e gli immigrati. La religione nelle mani dei populisti, quindi, riveste un particolare interesse per i teologi. L’uso della religione come arnese per strutturare la collettività nativista e nazionalista si è rivelato particolarmente efficace in varie parti del mondo. Questo potere politico che sfrutta la religione attinge ad un senso tradizionalista delle religioni storiche come rappresentanti della tradizione, appunto, della stabilità e dell’identità. I leader [...]

 

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Titolo: "Concilium - 2019/1"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024320
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Markus Büker – Alina Krause – Linda Hogan,

Editoriale. Lo sviluppo globale in un mondo

sempre più urbanizzato.

Abstracts

I. Città e sviluppo globale 23

1. L’umanità in movimento

Dirk Messner, Il secolo delle città.

Percorsi verso la sostenibilità

I/ Introduzione

II/ L’urbanizzazione e la “Grande trasformazione

verso la sostenibilità”

III/ Una indicazione normativa per la trasformazione

verso una “società di città mondiali”che sia sostenibile

2. Riflessioni teologiche sull’urbanizzazione

e le sue sfide

2.1 Martin Ebner, I primi cristiani come disturbatori

della quiete pubblica nelle città. Esperimenti e visioni

degli inizi sull’utilità della fede cristiana

per l’organizzazione della società

I/ Il battesimo abolisce le dicotomie sociali

II/ Le ecclesiae di Dio e il diritto civico dei battezzati

III/ I sogni della signoria di Cristo e l’infiltrazione sovversiva

nelle strutture imperiali romane

IV/ L’architettura della città di Dio

e le realistiche utopie cristiane

V/ Prospettive

2.2 Margit Eckholt, Imparare a vivere l’ospitalità.

Fondamenti teologici dell’annuncio di fede

nel pluralismo delle grandi città

I/ Introduzione: la fede nelle «nuove culture»

delle grandi città

II/ Conversione ecclesiale: fondamenti ecclesiologici

sulle tracce del Vaticano II e della conferenza di Medellín

1/ I reciproci richiami tra Lumen gentium e Gaudium et spes

2/ Libertà e liberazione in Gesù Cristo

3/ Una nuova teologia pubblica nello «spazio in movimento»

della città

III/ L’ospitalità nella “città d’arrivo”

2.3 Felix Wilfred, Trasformare le nostre città.

Il ruolo pubblico della fede e della teologia

I/ La città e le sue opportunità

II/ Il contesto urbano degli interventi teologici

III/ Interculturalismo e capitale sociale

IV/ Il grido dei poveri nelle città

V/ Dalla città intelligente alla città compassionevole

VI/ Città ed ecologia

VII/ Soggetti di ispirazione religiosa e soggetti non governativi

VIII/ La sfida alla teologia

IX/ Conclusione

3. Riflessioni etiche sull’urbanizzazione e le sue sfide

3.1 Michelle Becka, La città in prospettiva

di responsabilità globale.

Riflessioni etico-sociali dalla Germania

I/ La sostenibilità sia locale che globale

II/ Le reti di città come attori speciali

III/ Vivere insieme in città

IV/ L’integrazione

3.2 Daniel Franklin Pilario, Fede e religione

nelle megalopoli globalizzate. Uno sguardo da Manila

I/ Le avventure della religione nella città

II/ La vita religiosa a livello popolare

III/ La chiesa istituzionale e la religione pubblica

IV/ Conclusione

3.3 Linda Hogan, Globalizzazione, urbanizzazione

e bene comune

I/ La globalizzazione e i suoi impatti

II/ Le sfide etiche della globalizzazione

III/ Urbanizzazione e pluralismo

IV/ La costruzione di un terreno comune

4. La prassi della creazione di spazi umani

4.1 Stephan de Beer, Liberazione dello sviluppo urbano

e Chiesa sudafricana. Una riflessione critica,

in dialogo con David Korten e Gustavo Gutiérrez

I/ La città del (post-)apartheid

II/ Urbanizzazione, alloggi e problema dei senzatetto

III/ Gesù, migrante e senza fissa dimora, nei bassifondi urbani:

una questione di fede e teologia

IV/ Liberare lo sviluppo della città:

approfondire l’impatto urbano

1/ Le quattro generazioni di Korten

2/ La liberazione integrale di Gutiérrez

V/ La chiesa urbana a Tshwane

VI/ Imperativi urgenti per un programma

teologico urbano (post-)apartheid

4.2 Georg Stoll, Il contributo delle organizzazioni

della società civile alla trasformazione.

Gli effetti del lavoro delle ong: il caso di Misereor

I/ Dinamiche di cambiamento globale

II/ Le città come luoghi del cambiamento globale

e la loro conformazione trasformativa

III/ La trasformazione: cosa ci si aspetta

da una ong come Misereor

4.3 Lorena Zárate, Vivere con dignità e in pace.

La mobilitazione sociale per il diritto alla casa

e il diritto alla città

I/ Un solo mondo… con città dal doppio volto

II/ La formazione di reti internazionali,

lo sviluppo di trasformazioni locali

III/ Sfide ed opportunità davanti a noi

4.4 Marco Kusumawijaya, Il terzo Paradiso

I/ Giustizia e comunità

II/ La città è una comunità?

III/ Ottimismo

4.5 Luiz Kohara, La periferia in centro

I/ La lotta dei poveri per il centro della città

II/ L’attività del Centro Gaspar Garcia

in rapporto alla periferia presente in centro

II. Forum teologico 155

Michael Seewald, Pena di morte, dottrina della Chiesa

e sviluppo del dogma. Considerazioni sulla modifica

al Catechismo proposta da papa Francesco

Introduzione

I/ La chiesa cattolica e la pena di morte: schizzi storici

1/ L’atteggiamento della chiesa verso la pena di morte

nell’ambito giuridico statale

2/ La pena di morte per i cristiani eretici

3/ La legittimità della pena di morte,

insegnamento permanente della chiesa?

II/ La decisione di Francesco: la dignità della persona

III/ La crisi della cosmesi di continuità magisteriale

Uno sguardo conclusivo

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

 

 

 

 

Editoriale

Lo sviluppo globale

in un mondo

sempre più urbanizzato

L’Agenda 2030 e l’Accordo di Parigi impegnano la comunità

internazionale a compiere cambiamenti significativi e di

vasta portata per affrontare le attuali minacce alla vita e alla

coesistenza prima che sia troppo tardi. In linea di massima tutti

concordano sulla necessità di questo impegno. L’umanità sta

superando i limiti del pianeta. Per esempio: i sistemi di produzione

basati sul carbone e sull’uso intensivo delle risorse

e gli stili di vita prevalenti non sono sostenibili. La presenza

di rifugiati dal Medio Oriente e dall’Africa dimostra che i

problemi globali della guerra, del fallimento delle istituzioni

governative e della mancanza di prospettive si fanno presenti

anche nel contesto europeo. L’emergere in tutto il mondo di

governi autoritari e di movimenti populisti, e in alcuni casi

di estremismi di destra, chiama in causa la funzionalità delle

democrazie tradizionali. Come assicurare che tutti gli esseri

umani possano vivere in un ambiente naturale e sociale intatto,

e che nessuno sia lasciato indietro? Tutti – ciascuno secondo le

proprie specifiche responsabilità e i mezzi a propria disposizione

– sono chiamati a svolgere una parte nelle soluzioni comuni
che abbracciano i continenti, le religioni e gli strati sociali. Che

ruolo svolgono le religioni in questo contesto?

Per molti decenni l’impegno per gli aiuti allo sviluppo e

alla cooperazione è stato considerato una questione di giustizia

distributiva o di carità da parte di un “Nord evoluto” verso

un “Sud sottosviluppato”. Si parlava di “crescita e sviluppo

per ridurre le distanze”, nel senso che il “Sud povero” doveva

aprirsi a un modello esistente e integrarsi nel sistema prevalente

dei paesi industrializzati del cosiddetto “Nord evoluto”,

basato sul capitalismo e sul fondamentalismo commerciale.

Oggi questa interpretazione non è più sostenibile: non solo la

conoscenza dei complessi meccanismi causali che legano “sviluppo”

e “sottosviluppo” getta nuova luce sulla relazione tra

Nord e Sud, ma anzi la consapevolezza crescente degli impatti

fondamentalmente negativi di questa relazione compromette

la forza esplicativa e la legittimità del paradigma stesso dello

sviluppo – e quindi la polarità tra Nord e Sud. Problemi come

la fame, il cambiamento climatico e tutte le forme di violenza

strutturale si possono comprendere solo in un contesto globale.

L’espansione globale del meccanismo dell’esternalizzazione

attraverso il quale i paesi industrializzati “evoluti” dislocano i

costi e i rischi sociali e ambientali del proprio sviluppo in altre

regioni (nel “Sud”) e più in là nel tempo sta raggiungendo il

limite. Nella misura in cui le distanze nel tempo e nello spazio

si contraggono ed emergono mercati veramente globali, appare

evidente che il concetto di “esterno” implicato dalla “esternalizzazione”

è sempre stato un’illusione. Gli esseri umani e la

natura, il cui sfruttamento è stato ed è parte integrante dello

sviluppo del Nord, non restano più all’“esterno”. Non si può

più rispondere all’interrogativo su come operare nella nostra

vita comune per il bene di tutti e di ciascuno e di tutte le generazioni

(anche quelle future) usando una bussola il cui ago

indichi sempre il “Nord”.

Le differenze tra Nord e Sud, nondimeno, rimangono. Non

solo tra i diversi stili di vita delle persone, ma anche nelle loro

opportunità fondamentali: l’accesso alle risorse, il riconoscimento

dei diritti umani, l’alimentazione, la salute, l’educazione,

le aspettative di vita, la sicurezza e la partecipazione politica

ed economica. Inoltre queste differenze sono amplificate nel
contesto della rapida urbanizzazione che ha accompagnato la

globalizzazione e che sta trasformando le identità, gli stili di

vita e le visioni del mondo.

Che l’urbanizzazione stia trasformando il nostro mondo è

già evidente nelle statistiche ed è l’oggetto del saggio di apertura

di Dirk Messner su una “umanità che è in movimento”.

Messner sottolinea che il XXI secolo sarà il secolo delle città e

che la forza di questo slancio urbanistico influirà in primo luogo

sui paesi in via di sviluppo e sulle economie emergenti in

Asia e in Africa. Pertanto, sostiene l’autore, se si vuole affrontare

il cambiamento climatico e implementare l’Agenda 2030,

si potrà farlo solo nel contesto di prospettive e strategie urbane

nuove e diverse. I modelli di progresso, il consumo di risorse,

le forme di associazionismo politico e di governo, la natura del

lavoro, la cultura e il pluralismo [...]



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Titolo: "Concilium - 2018/5"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023880
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Linda Hogan – João Vila-Chã

Agbonkhianmeghe Orobator, Editoriale. Noi umani

e l’invito a proteggere la nostra casa comune.

Abstracts

I. Ecologia e teologia della natura

1. Inquadrare la sfida

1.1 Patriarca ecumenico Bartolomeo,

Ecclesiologia come ecologia: punti di vista ortodossi

I/ I “peccati moderni” dell’umanità

II/ Verso un’ecologia ecclesiale

III/ Un éthos eucaristico e ascetico

Conclusione

1.2 Ottmar Edenhofer, La battaglia

per i beni comuni globali

I/ La necessità della cooperazione internazionale

II/ In che modo può riuscire la cooperazione

III/ Giustizia e finanziamenti per il clima

IV/ Crescenti ostacoli derivanti da combustibili fossili

a buon mercato

V/ La politica sul clima come opzione per i poveri

VI/ L’antropocene e i beni comuni globali

2. Fondamenti teologici

2.1 Dianne Bergant, Imago Dei: immagini o divinità?

I/ L’antropocentrismo biblico

II/ Creazione e monarchia nel mondo antico

III/ Creazione e monarchia in Israele

IV/ Immagini o divinità?

Conclusione

2.2 Leonardo Boff – Mark Hathaway,

L’ecologia e la teologia della natura

I/ Aprire alla sapienza, rinnovare la Terra:

una teologia della natura

II/ La divina Sapienza nella creazione

III/ L’éthos del dominio

IV/ Da macchina a storia vivente

V/ Aprire alla saggezza della Terra

VI/ Verso la rigenerazione e la liberazione

2.3 Celia Deane-Drummond, Natura, Sofia e Spirito.

Interpretare la creazione e la nuova creazione

sotto il segno della sapienza della croce

e della risurrezione

I/ Natura

II/ Sofia

III/ Spirito

IV/ Nuova creazione

V/ Conclusioni: nuove direzioni

2.4 Luiz Carlos Susin, San Francesco d’Assisi:

sine proprium e fratello delle creature

I/ Delusione e nuovo sguardo: sine proprium

II/ La relazione sine proprium nell’alleanza gratuita

con gli animali

III/ La profondità e l’ampiezza dell’obbedienza

senza gerarchia verso le creature

IV/ Il cantore della fratellanza delle creature
3. Sfide ambientali e risposte teologico-etiche

3.1 Roberto Tomichá Charupá, La convivenza

ecologico-nomadica dei popoli amerindi.

Una narrazione profetica, simbolica e mistica

I/ L’essere umano, «soltanto un filo del tessuto della vita»:

una profonda sensibilità verso le biodiversità

II/ «La madre terra è viva, piange, cammina»:

una esperienza globale del cosmo –

inclusiva, profetica e martiriale

III/ «Vivere nelle caverne era un privilegio»:

la memoria nomadica come un “essere sempre in cammino”

3.2 Mathew Pampackal, Conoscenze indigene

e preoccupazioni ecologiche. Un caso indiano

I/ Uno sguardo al mondo della costa:

caratteristiche significative

1/ La cultura neithal come quadro interpretativo; 2/ Kadalamma:

la Madre divina; 3/ Pescare è una prestazione rituale; 4/ Kaiyam

è la guida sicura

II/ Considerazioni teologiche

1/ C’è ordine anche nel caos; 2/ L’oceano media il divino; 3/ L’oceano

tutela i “diritti della proprietà comune”; 4/ Pescare è un

rituale sacramentale; 5/ L’alleanza scritta nei cuori umani

Conclusione

3.3 Wilfred Sumani, Il cambiamento climatico

e le sue ripercussioni sulle fonti di sostentamento.

Una prospettiva dal Sud del mondo

I/ Impatto del cambiamento climatico sui mezzi di sussistenza

1/ Gestione del territorio; 2/ Abitabilità; 3/ Salute; 4/ Riscaldamento

II/ L’adeguamento al cambiamento climatico

III/ Ripristino ecologico come impresa teologica

Conclusione

4. Prassi ecologica e testimonianza cristiana

4.1 Cláudio Hummes, La protezione dell’Amazzonia

e dei suoi popoli nativi
4.2 Edward Obi, Estrazione mineraria e delle risorse

in Nigeria. Giustizia sociale e responsabilità d’impresa

I/ La mentalità di mercato contro la giustizia sociale

II/ La chiesa, testimone di giustizia e di pace

III/ L’incarnazione come fondamento della giustizia

e dell’ecologia integrale

4.3 Isis Ibrahim, Salvaguardare la casa comune.

Una serie di convegni sulla teologia della creazione

da una prospettiva interculturale e interreligiosa

4.4 Juan Pablo Espinosa, Per una pedagogia

religiosa biofila: l’ispirazione di Laudato si’

I/ Laudato si’ e le pedagogie critiche latinoamericane

II/ Imparare dal Maestro di Nazaret e dal suo rispetto

per il creato

III/ Educazione dialogica nell’apertura al Mistero

e alla Trascendenza

4.5 Felix zu Löwenstein, L’alimentazione globale

e Laudato si’

I/ La distruzione dei terreni

II/ La biodiversità

III/ Il cambiamento climatico

IV/ Lo spreco di risorse

V/ I veri costi

VI/ Le conseguenze

II. Forum teologico

Linda Hogan, Costruire ponti per il futuro:

Sarajevo

III. Rassegna bibliografica internazionale

IV. Indice generale di Concilium 2018

 

Editoriale

Noi umani e l’invito a proteggere

la nostra casa comune

Come abitare la nostra casa comune è una questione teologica

ed etica di profondo significato e di grande urgenza.

Coinvolge persone e comunità impattando in modo diverso

in tutto il mondo, mostrando ineguaglianze e vulnerabilità

che diventano più marcate ogni decennio che passa. Laudato

si’ ha iniettato un nuovo scopo nell’impegno della chiesa nei

confronti dell’ecologia e nella teologia della natura, e ha posto

la tematica etica di come dimorare sulla terra quale questione

di giustizia sociale, di ecologia umana integrale e di solidarietà

intergenerazionale. Questo fascicolo di Concilium trae spunto

dalla profonda e diversificata tradizione cristiana di rispetto

per la natura e di cura della terra, riflettendo sulla teologia della

natura e considerando le nuove e complesse sfide ambientali

che l’umanità deve affrontare.

La tradizione cristiana ha avuto una storia ambivalente rispetto

alla consapevolezza ecologica. Da un lato, il rispetto per

la natura è evidente nei testi fondativi e nelle prime espressioni

di testimonianza cristiana, e si va a intrecciare con il credo e i

valori della tradizione, i suoi simboli, la sua spiritualità, le sue

norme etiche e gli impegni politici. Dall’altro, tuttavia, questo

rispetto per la natura è stato spesso trascurato, o addirittura

violato, quando i testi e le tradizioni cristiane occasionalmente [...]



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Titolo: "Concilium - 2018/4"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023859
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

INDICE

RUBRICA

 

Thierry-Marie Courau – Stefanie Knauss

Enrico Galavotti, Editoriale

Abstracts

I. La Chiesa del futuro 19

1. Quadro generale e metodo

1.1 Christoph Theobald, Il coraggio di anticipare

il futuro della Chiesa    

I/ La tradizione cristiana ed ecclesiale

come fenomeno storico e culturale

II/ Una visione tripolare del vangelo di Dio, aperta al futuro

III/ Una chiesa ecumenica in diaspora, che si prende cura

del legame sociale e del futuro della creazione

IV/ Per una chiesa fondata sui carismi di tutti,

il “senso dei fedeli”, l’apostolicità e la sinodalità

1.2 Massimo Faggioli, La Chiesa del futuro:

prospettive storiche e sociologiche

Introduzione

I/ Prospettiva storica: dal Vaticano II

al difficile inizio del XXI secolo

II/ Tra declino sociologico, de-istituzionalizzazione

e ripresa neo-tradizionalista
III/ Prospettive di tendenza: dottrina - vita - culto

IV/ La Weltkirche postconciliare e la reazione neo-tradizionalista

Conclusione

2. Prospettive globali

2.1 Jayeel Cornelio, Le sfide globali

della Chiesa del futuro

Introduzione

I/ Chiesa come fenomeno globale

II/ Sfide globali

1/ Cambiamenti generazionali

2/ Diseguaglianza globale

Conclusione

2.2 Virginia R. Azcuy, La situazione di “tensione”

della Chiesa odierna: quattro sfide fondamentali

I/ La chiesa in crisi di credibilità

o la sfida del controllo pubblico

II/ La chiesa deformata dal clericalismo

o la profezia di essere fratelli e sorelle

III/ La chiesa con il pregiudizio maschile

o la speranza di una comunità inclusiva

IV/ Una chiesa mondana o l’arte spirituale

di un “ascolto stereofonico”

V/ Alcune conclusioni teologiche

2.3 Stan Chu Ilo, La Chiesa del futuro in Africa.

Per mettere in pratica l’ecclesiologia “illuminante”

di papa Francesco nel cattolicesimo africano

Introduzione

I/ La chiesa di papa Francesco e l’estetica teologica

dell’ecclesiologia illuminante

II/ I segni dei tempi in Africa

III/ La chiesa d’Africa: una road map per il futuro

IV/ Una nuova comunione tra il centro romano

e i margini africani

Conclusione
3. Immaginare la Chiesa del futuro

3.1 Mike van Treek, Immaginazione e fantasia:

il contributo della Bibbia e la Chiesa del futuro

I/ La Bibbia come parte

della costellazione letteraria universale

II/ Il fondamentalismo e l’ermeneutica speciale della Bibbia

III/ Emancipazione della lettura

3.2 Serena Noceti, Quali strutture per una Chiesa in riforma?

I/ In transizione: tra “non più (a lungo)” e “non ancora”

II/ Riforma: visioni, relazioni, strutture

III/ Re/visioni: prospettive (incomplete)

per una chiesa in ri/forma

IV/ Tras/figurazione: traditio ecclesiae e strutture ecclesiali

V/ Semper reformanda: dinamiche e forme di vita

del popolo di Dio

1/ Questione di comunicazione:

la chiesa nasce e vive di interazioni comunicative

2/ Questione di potere: poteri

ed esercizio dell’autorità nel corpo ecclesiale

3/ Questione di riconoscimento:

soggetti dimenticati, ruoli, interazioni

Conclusione

3.3 Daniella Zsupan-Jerome, La comunità della Chiesa:

camminare al passo dello Spirito nella cultura digitale 117

Introduzione

I/ Autenticità e spirito di verità

II/ Parole dello Spirito e vita

III/ Autorità e potere dello Spirito santo

Conclusione

4. Una chiave di volta

4.1 Thierry-Marie Courau, L’ascolto, via di salvezza

e di metánoia della Chiesa
I/ Il grido del mondo all’origine della salvezza

II/ Il «non ascolto», distruzione della vita relazionale

III/ La metánoia della chiesa: tornare sempre

a scegliere l’ascolto-azione

Conclusione

II. Forum teologico 141

1. Gerard Mannion, La teologia e l’American Academy of Religion

I/ La storia dell’American Academy of Religion

II/ L’impegno della teologia

nell’American Academy of Religion

III/ La nascita di una European Academy of Religion

IV/ Accademie di valore imparagonabile per la teologia

2. Pier Luigi Cabri – Gianluca Montaldi,

Teologia pubblica ed editoria. Una prospettiva

dall’Europa continentale occidentale

I/ Un’occhiata sulla storia

II/ Tendenze della teologia

III/ Teologia 2.0

3. Antonio Autiero, Humanae vitae

cinquant’anni dopo. Il senso di un anniversario

I/ Ri-contestualizzare la genesi di Humanae vitae

II/ Coscienza, verità e storia

 

Editoriale

Pensare alla trasformazione della chiesa per far sì che essa

risponda sempre meglio alla sua missione è un’attività che nasce

con la sua stessa costituzione. Alla fine dell’ultimo concilio,

Karl Rahner lo vide come un dovere e come un’opportunità.

I tempi attuali sono quelli di una crisi culturale profonda del

mondo, in cui si tratta di imparare a identificare gli sconvolgimenti

tecnologici, economici e sociali in corso, gli appelli per

nuove strutture di autorità e di partecipazione alle decisioni, i

movimenti di intere popolazioni legati alla globalizzazione, alla

distribuzione delle risorse e all'ambiente ecc. La chiesa stessa

non può accontentarsi di perpetuarsi come un sistema rigido,

fissato in modo definitivo: deve trovare costantemente in Colui

che la fonda e in dialogo con i contesti i mezzi per rinnovarsi,

onde corrispondere al suo compito di essere il sacramento universale

della salvezza.

Quattro parti compongono questo numero: perché e come

possiamo porre la questione della chiesa del futuro?; come i

continenti del Sud del mondo percepiscono tale questione?;

alcuni campi significativi a partire dai quali pensare il futuro;

alla ricerca di una chiave di volta. Naturalmente, questa riflessione

non ha alcuna ambizione di completezza o la pretesa di

chiudere il cantiere. Si tratta di un abbozzo e di un invito ad

andare oltre, liberamente.

La prima parte cerca di porre il quadro di riflessione sulla

chiesa del futuro su un piano da una parte teologico e dall’altra

storico e sociologico. Christoph Theobald, professore di

teologia fondamentale e dogmatica presso le Facoltà gesuite

di Parigi, introduce questo numero mettendo in discussione

la legittimità di voler disegnare la figura a venire della [...]



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Titolo: "Concilium - 2018/3"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023781
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Carlos Mendoza-Álvarez – Huang Po-Ho,

Editoriale

 

I. Sapienza e teologia del popolo

1. Chi è il “popolo”?

1.1 Serena Noceti, Popolo di Dio: un incompiuto

riconoscimento di identità

I/ Tra recezione ed ermeneutica conciliare

II/ “Popolo di Dio”: tra obiezioni, riletture conciliari e riforme possibili

1/ I documenti: finalità e impianto interpretativo del tema “popolo/

popolo di Dio”

2/ Il cambiamento di prospettiva e i suoi protagonisti

III/ Dire la chiesa come “popolo di Dio”: una prospettiva necessaria

IV/ Conclusione

1.2 Nancy Pineda-Madrid, Alla luce del “popolo”: teologizzare nella nostra epoca

I/ Interrogare il soggetto presunto

II/ Svolgere il soggetto

III/ Quando il soggetto è re-immaginato

1.3 Cesar Kuzma, Missione e identità del popolo di Dio: una chiesa in uscita e chiamata al Regno

I/ Istanze ed esigenze attuali: la chiamata

II/ Una chiesa che è popolo di Dio: la condizione

III/ Uno sguardo sui laici: una chiesa in uscita e chiamata al Regno

1.4 Luiz Carlos Susin, Il popolo agnello di Dio .

I/ Gesù, l’«Agnello di Dio»

II/ Il popolo crocifisso

III/ Il popolo-agnello di Dio

2. In dialogo con la filosofia nell’epoca del decolonialismo

2.1 Raúl Fornet-Betancourt , Interculturalità e “popolo”.

Per continuare la conversazione con la teologia latinoamericana della liberazione

I/ Osservazione preliminare

II/ La filosofia interculturale e il popolo

III/ Osservazione finale

3. Approfondimenti teologici su sapienza e teologia del popolo

3.1 Michael Amaladoss, La teologia dei popoli nelle comunità multireligiose

I/ Il concilio Vaticano II: il popolo di Dio

II/ Un’estensione universale

III/ Giovanni Paolo II

IV/ Un invito a una comunità cosmica

V/ Le sapienze dell’Asia

VI/ Cultura o religione?

VII/ Collaborazione interreligiosa

VIII/ Dalla chiesa al Regno

3.2 Rafael Luciani, La centralità del popolo

nella teologia socio-culturale di papa Francesco

I/ La chiesa, popolo di Dio in mezzo ai popoli e alle loro culture

II/ La chiesa, popolo di Dio in uscita

III/ La conversione pastorale permanente della chiesa

IV/ Ricongiungersi con il sensus fidei del popolo

3.3 Wati Longchar, Potere e mancanza di potere.Coinvolgere nella missione gli emarginati

I/ Introduzione

II/ Dio ha scelto le persone

al di fuori della struttura di potere

III/ I margini: un prodotto

della struttura di potere ingiusta

IV/ La voce di Dio a partire dai margini

3.4 Margot Bremer, Inventare oppure scoprire l’ordine del nostro mondo? Lettura di un testo biblico a partire da una visione indigena del cosmo

I/ La cosmovisione indigena è diversa da quella europea

II/ Tentativo di leggere la creazione nella Bibbia a partire dalla visione guaraní

III/ Ri-creazione permanente dell’ordine del mondo

IV/ Il sistema di convivenza della natura: modello per l’umanità

V/ La periferia, luogo di recupero dell’ordine mondiale

VI/ Conclusioni

II. Forum teologico: Ministeri e vittime

della violenza globale 137

1. Karl M. Gaspar, Attingere agli inesauribili

pozzi indigeni. Risposte pastorali alle popolazioni

vittime della violenza globale

2. Dave Brauer-Rieke, Camminare assieme

3. Marlene Perera, Comunione tra fedi diverse

per una cultura che promuove la vita

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

 

Editoriale

Più di mezzo secolo fa il concilio Vaticano II ha attuato una

straordinaria svolta pastorale, che ha avuto un impatto epistemologico

sul significato della chiesa universale. Si è trattato

di un aggiornamento che ha promosso, nelle chiese locali, un

processo di ascolto dei segni dei tempi volto ad analizzare il

passaggio di Dio nella storia, con l’inculturazione della parola

di Dio che lo rende possibile; esso ha anche portato al riconoscimento

del protagonismo delle comunità cristiane nelle periferie

del mondo. In sintesi, si è trattato di un intero progetto di

rinnovamento ecclesiologico – qualcuno direbbe di “riforma”

– che non si è ancora concluso.

In realtà, grazie alla concezione presentata da Lumen gentium

della centralità del popolo di Dio e all’impulso profetico

di Gaudium et spes – due innovative costituzioni del nuovo paradigma

ecclesiologico – il cattolicesimo romano ha intrapreso

un dialogo con altre culture, altri modi di pensare e stili di vita,

cercando di andare oltre la visione coloniale del cristianesimo

con il suo accento apologetico, che ha prevalso dall’epoca moderna

in avanti (dal XVI secolo, con il movimento della Controriforma,

fino alla crisi modernista di fine Ottocento).

In questo senso, la sapienza dei popoli ha iniziato ad essere

presa in considerazione dalle chiese dell’America latina,

dell’Asia e dell’Africa. Questa saggezza non è solo questione

di qualche seme della Parola (semina Verbi), ma piuttosto un’autentica

esperienza mistagogica che, accogliendo la rivelazione

divina con fecondità e creatività, scopre dei nuovi significati

nella radicalità di Gesù di Nazaret professato quale Messia e

Figlio di Dio dalla chiesa. Così, nel fecondo contesto del plu

ralismo culturale, riconosciuto come postulato inalienabile per

il raggiungimento dell’universalità della fede cristiana, la condizione

contestuale di tutta la teologia – compresa quella europea,

che ha cessato di essere una teologia egemone, un gradino

sopra le altre – ha rappresentato un passo avanti nella gestazione

della cattolicità della fede nel Dio della vita e nel primato del

regno di Dio annunciato dal Nazareno e compiuto dallo Spirito

santo che dà la vita alla nuova creazione.

Le teologie del popolo sviluppatesi nella seconda metà del

XX secolo – dalla teologia della liberazione in America latina

e nei Caraibi alla teologia dalit indiana, passando attraverso

molte altre espressioni della centralità dei poveri del mondo

– si trovano ora a fronteggiare la sfida di un reciproco riconoscimento

nella loro opzione per gli emarginati e per le vittime

della violenza globale. Tuttavia, queste teologie [...]



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Titolo: "Concilium - 2018/2 - Sicurezza umana"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023620
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

 

Michelle Becka – Felix Wilfred – Mile Babi,

Editoriale

Abstracts

I. Sicurezza umana. Contributi dalla teologia 25

1. Questioni fondamentali

1.1 Erny Gillen, Attribuire un peso etico alla sicurezza umana e renderla utilizzabile

sul piano politico 

I/ Introduzione

II/ Crescere fra tensioni polari

1/ Il “complesso della sicurezza umana” nella tensione fra spazio e tempo

2/ Il “complesso della sicurezza umana” nella tensione fra unità e conflitto

3/ Il “complesso della sicurezza umana” nella tensione fra realtà e idea

4/ Il “complesso della sicurezza umana” nella tensione fra tutto e parte

III/ Conclusione

1.2 Regina Ammicht Quinn, «Forte rocca è il nostro Dio»:

necessità e limiti della sicurezza

I/ Sicurezza e religione

II/ La sicurezza: tre livelli di significato

III/ Ambivalenze della sicurezza

IV/ Assolutizzazione della sicurezza

V/ La buona sicurezza

VI/ Produrre buona sicurezza

VII/ La religione come guida per gestire l’insicurezza

2. Prospettive teologiche

2.1 Knut Wenzel, Fra paura e abbondanza.

Per una teologia del bisogno di sicurezza 

I/ Bisogno e discorso

II/ Immaginazioni di sicurezza fra totalizzazione e decostruzione

1/ L’idea del cosmo

2/ Il concetto di creazione

III/ L’assolutismo dell’amore, il rischio della libertà e il superamento della sicurezza

2.2 Rainer Kessler, «Effetto della giustizia sarà la pace,

frutto del diritto sicurezza per sempre» (Is 32,17).

Sicurezza individuale e collettiva

alla luce della Bibbia ebraica . . . . . . . 62

I/ «La vita è sempre in pericolo di vita» (E. Kästner)

II/ «Riposerei in un luogo di riparo» (Sal 55,9)

III/ Nessuna sicurezza senza pace e giustizia

2.3 Matías Omar Ruz, Chiesa e sicurezza in Argentina.

Fluttuazioni di un legame controverso . . . . 73

I/ Introduzione

II/ Dottrina della sicurezza nazionale e cattolicesimo:

breve storia di una relazione dai frutti tragici

II/ Sicurezza, stato e chiesa in alcuni fatti recenti:

il caso del popolo mapuche e della riforma pensionistica

IV/ Riflessioni finali: sicurezza nazionale o sicurezza umana?

3. Insicurezza, povertà e violenza

3.1 Jojo M. Fung, Una teologia emergente della sicurezza umana: il contesto filippino

Introduzione

I/ Minacce alla sicurezza umana

II/ Critica dell’insicurezza umana e sviluppi

III/ Verso una teologia della sicurezza umana

Conclusione

3.2 Pilar Mendoza, Perdere ogni sicurezza.

Le migrazioni forzate in Colombia 

I/ Introduzione

II/ Breve caratterizzazione delle migrazioni forzate

in Colombia

III/ La città, un luogo di rifugio

IV/ Gli sfollati per violenza come attori del cambiamento

3.3 Elias Opongo, Insicurezza e violenza: effetti sulla sicurezza degli individui

I/ Introduzione

II/ Concettualizzazione della sicurezza umana

III/ Violenza armata, instabilità e sicurezza umana

IV/ Conclusione

3.4 Michal Kaplánek, Da una discreta sicurezza ad una libertà insicura 

I/ Nostalgia delle pentole della carne in Egitto

II/ Sicurezza della fede?

III/ Differenze di punti di vista tra i cristiani

IV/ Evangelizzazione: risposta ai bisogni spirituali dell’uomo di oggi

3.5 Jude Lal Fernando, Ripensare la sicurezza umana

nella Penisola coreana: mettere in pratica una pace giusta

I/ Introduzione

II/ Una fede che fa autocritica e la sicurezza umana

III/ Pace giusta come sicurezza umana

IV/ Lo sforzo della Corea del Nord e della Corea del Sud per una pace giusta

V/ Conclusioni

II. Forum teologico 135

1. Harald Meyer-Porzky, Ruth Pfau (1929-2017).

In memoriam 

2. Bruno Demers, Claude Geffré (1926-2017),

domenicano, docente onorario dell’Institut Catholique.

In memoriam

I/ Teologo ermeneuta

II/ Teologo del pluralismo religioso

3. Solange Lefebvre – David Seljak,

Gregory Baum (1923-2017), pioniere dell’ecumenismo

e del dialogo. In memoriam

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

_______________________________________________________________

Editoriale

Il concetto di “sicurezza umana” e la sua idea di fondo rimandano

al Rapporto UNDP sullo sviluppo umano del 1994, dal

titolo «New Dimensions of Human Security». Scopo di quel

rapporto era di intendere la sicurezza come sicurezza delle persone

e non degli stati o dei territori nazionali:

Per troppo tempo la nozione di sicurezza è stata concepita a partire

dal potenziale di conflittualità esistente tra gli stati. Per troppo

tempo la sicurezza è stata identificata con le minacce alle frontiere

di un paese. Per troppo tempo le nazioni si sono mosse alla ricerca

di armamenti per proteggere la loro sicurezza. Per molti oggi il

senso di insicurezza nasce invece da preoccupazioni riguardanti

la loro vita quotidiana, piuttosto che dal timore di un cataclisma

mondiale. La sicurezza del lavoro, la sicurezza del reddito, la

sicurezza sanitaria, la sicurezza ambientale, la sicurezza dal crimine:

sono queste le preoccupazioni emergenti in tema di sicurezza

umana in tutto il mondo1.

La “sicurezza umana” pone al centro non gli stati, ma le

persone, e mira alla loro sicurezza personale e alla loro libertà

individuale: richiede la libertà dalla paura (fear) e la libertà dal

bisogno (want). In questo risiede l’importante riconoscimento

che il senso di sicurezza delle persone è influenzato non solo

dalla paura di fronte alle minacce, dalla perdita o da un futuro
incerto, ma anche dal bisogno materiale – con tutti i fenomeni

concomitanti. La sicurezza umana nel senso del citato Rapporto

sullo sviluppo umano comprende infatti sette dimensioni: la

sicurezza economica, la sicurezza alimentare, la sicurezza sanitaria,

la sicurezza personale (nel senso della tutela dalla violenza

e da altre minacce), la sicurezza ambientale (come tutela

da catastrofi e minacce ambientali, quali la carenza di acqua

potabile, la desertificazione ecc.), la sicurezza della comunità

(comprendente la tutela nelle comunità e delle comunità) e

la sicurezza politica2. Essa richiede la difesa e la creazione di

quelle condizioni che rendono possibile l’organizzazione di

spazi di libertà e il dispiegamento delle competenze in questi

ambiti. Inoltre, date le interdipendenze e dati gli effetti globali

delle pratiche locali, essa può essere intesa soltanto in senso

globale, necessitando di corrispondenti sforzi politici a livello

internazionale.

Dal 1994 l’idea di sicurezza umana gioca, all’interno delle

Nazioni Unite, un ruolo rilevante. Nel 2001 è stata istituita una

commissione per la sicurezza umana, che formula suggerimenti

per la sua difesa dalle minacce, poi concretizzati e sviluppati

in ulteriori commissioni e gruppi di lavoro. Nel 2012 l’Assemblea

generale ha poi emanato una risoluzione (66/290) sulla

sicurezza umana, nella cui nozione include fra l’altro

il diritto delle persone a vivere in libertà e dignità, affrancate da

povertà e disperazione. Tutti gli individui, in particolare quelli

vulnerabili, hanno titolo alla libertà dalla paura e alla libertà dal

bisogno, con una pari opportunità di godere di tutti i diritti e di

sviluppare pienamente il loro potenziale umano.

Su questa base la sicurezza umana viene definita sia come

tutela complessiva centrata sulla persona, legata al contesto

specifico e orientata alla prevenzione, sia come stimolo alla

presa di coscienza (empowerment) per i singoli e per le comunità.

In questo la sicurezza umana appare inscindibilmente connessa

alla pace, allo sviluppo e ai diritti umani. La risoluzione

sottolinea la responsabilità primaria degli stati, da collocarsiperò in

un sistema di collaborazione e cooperazione della comunità

internazionale.

Una ridefinizione del concetto di sicurezza, come quella

compiuta dalle Nazioni Unite, era sensata e necessaria, perché

tiene conto della varietà e della complessità dei bisogni di

sicurezza e delle minacce alla sicurezza, ponendo al centro la

persona. E tuttavia questo concetto sensato e dominante all’interno

dell’ONU sembra essere stato poco efficace nel concreto.

A ormai venticinque anni dalla pubblicazione di quel Rapporto

sullo sviluppo umano, questo fascicolo vuole riprendere

il tema, mettendo in rilievo nuovi aspetti e discutendolo nuovamente

nel contesto della teologia. Una rinnovata riflessione

sulla sicurezza sembra necessaria, poiché il mondo e il giudizio

sulla sicurezza – anche in conseguenza dell’11 settembre 2001,

ma non solo – si sono fortemente modificati nei due decenni

passati. Vi contribuisce anche il dato di fatto che l’insicurezza

per le preoccupazioni della vita quotidiana e quella causata da

una situazione mondiale caratterizzata da frequenti eventi catastrofici,

secondo la distinzione proposta – a ragione o a torto

– nella precedente citazione dal Rapporto UNDP, non sono praticamente

più separabili. Ciò d’altra parte sembra essere oggi

sempre più funzionale agli stati come legittimazione a pensare

con le categorie della sicurezza nazionale: di fronte a minacce

vere e presunte, il discorso della sicurezza è onnipresente ed

è funzionale all’evidente giustificazione della limitazione dei

diritti alla libertà o dell’uso della violenza. Questa tuttavia non

può essere la strada giusta. Ma che vi sia un legittimo bisogno

di sicurezza è difficile da negare.

La sicurezza resta un concetto ambivalente e diversamente

interpretabile. Un confronto approfondito con ciò che la sicurezza

umana è o dovrebbe essere è pertanto necessario.

I contributi raccolti in questa pubblicazione scelgono approcci

molti diversi al tema, intendendo la stessa “sicurezza

umana” in modi differenti. Alcuni contributi si confrontano

esplicitamente con la nozione di “sicurezza umana” proposta

dalle Nazioni Unite – delineando un ulteriore sviluppo che

parte da una previa approvazione o da un confronto critico con

quella nozione; altri riflettono sulla sicurezza prescindendo

piuttosto da quella formulazione. Pur con tutta la feconda [...]



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Titolo: "Concilium - 2018/1 - Cristianesimi asiatici"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023583
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

 

Sommario

Daniel Franklin Pilario – Felix Wilfred

Huang Po-Ho, Editoriale. Cristianesimi asiatici:

incontri postcoloniali

Abstracts


I. Cristianesimi asiatici

 

1. Cristianesimi asiatici: letture postcoloniali

 

1.1 Felix Wilfred, Cristianesimi e teologie asiatici

attraverso la lente del postcolonialismo

I/ Un’istantanea

II/ Un monito: la sepoltura frettolosa del colonialismo

III/ Decostruire la rappresentazione eurocentrica

del cristianesimo asiatico e riconoscere il suo carattere

e il suo modus operandi che sono peculiari

IV/ Oltre l’universale e il particolare, guardare al singolare

V/ Una critica postcoloniale dell’inculturazione in Asia

VI/ La strada ecumenica postcoloniale delle chiese asiatiche:

verso il postdenominazionalismo

VII/ Gettare una rete ecumenica più ampia

VIII/ Conclusione: teologie asiatiche e Concilium

 

1.2 Jose Mario Francisco, Rivendicare il cristianesimo

come asiatico

I/ Liberarsi dalle prospettive distorcenti

1/ Il cristianesimo come minoranza

2/ Il cristianesimo come coloniale

3/ Il cristianesimo come estraneo

II/ Verso la rivendicazione del cristianesimo come asiatico

1/ La comparsa del soggetto cristiano asiatico

2/ La valorizzazione del cristianesimo asiatico vissuto

3/ Traduzione e dialogo in nome della cattolicità

 

1.3 Pablo Virgilio David, Una lettura postcoloniale

di Gal 3,28

 

1.4 Marie-Theres Wacker, Approcci postcoloniali

a Gal 3,27-28 per una varietà del cristianesimo in Asia 64

I/ Ricordi

II/ Lingua

III/ Ebraismo

IV/ Schiavitù

V/ Genere

V/ Conclusione

 

2. Teologie della liberazione e teologie femministe:

incontri asiatici

 

2.1 Diego Irarrázaval, La liberazione dell’America del Sud

alimentata dal cristianesimo asiatico

I/ Sollecitudini fondamentali

II/ Ricerche all’avanguardia

III/ Priorità interconfessionali

IV/ Paradossi postcoloniali

 

2.2 José M. De Mesa, La dominazione linguistica

in teologia I/ Il predominio dell’inglese: un’esperienza vissuta

II/ Gli effetti residui delle colonizzazioni spagnola e americana

III/ Il linguaggio come luogo di contestazione

IV/ Una formazione teologica occidentale

V/ Reinterpretare da una prospettiva filippina: un esempio

 

2.3 Linda Hogan, Etica interculturale femminista:

colloquiare con l’Asia

I/ Dalla prima analisi femminista in teologia

alla critica postcoloniale

II/ La sfida da affrontare: sempre più

pluralismo e interculturalità

III/ L’onere del rappresentare

 

2.4 Agnes M. Brazal, Immagine femminile di Dio

e leadership delle donne in Ciudad Mistica de Dios

I/ Introduzione

II/ Ciudad Mistica: informazioni di base

III/ Una lettura contrappuntistica

IV/ Ciudad Mistica come religione ibrida

V/ Simbolismo divino ed etica

VI/ Dialogo sulla leadership delle donne

 

2.5 Stefanie Knauss, Percepire l’Altro e il Divino

attraverso esperienze incarnate

I/ Introduzione

II/ Teologia estetica come teologia aistetica

III/ Teologia estetica e aistetica in Asia

IV/ Conclusone: il significato teologico del gustare,

dell’odorare, del toccare

 

3. Dialoghi interreligiosi e tra fedi diverse in Asia

 

3.1 Huang Po-Ho, Il dialogo tra fedi diverse

nei contesti religiosi asiatici

I/ Una profonda religiosità e le sfide che pone all’Asia

II/ Il dialogo: interreligioso o fra diverse fedi?

III/ Il proselitismo e il cristianesimo asiatico

IV/ Il dialogo fra fedi diverse nei contesti asiatici

V/ Conclusione

 

3.2 Thierry-Marie Courau, La mano che ascolta.

Essere in dialogo con le tradizioni asiatiche

Introduzione

I/ La chiesa, sacramento di salvezza

II/ Il dialogo della salvezza

III/ La via singolare del Buddha

Conclusione

 

3.3 Jojo M. Fung, Incontri postcoloniali

con le religioni indigene

per la pace e l’armonia ecologica

I/ Introduzione

II/ Un cambiamento di paradigma negli incontri postcoloniali

III/ Trattative di pace in mezzo alle contese

IV/ Sostenibilità sacra: una strategia negoziale per la pace

1/ Sostenibilità sacra: un senso mistico vissuto e incarnato

2/ Sostenibilità sacra: una rete sacra di interdipendenza

3/ Sostenibilità sacra: un costume e un cammino di vita

V/ Conclusione

 

II. Forum teologico

 

1. Ramon Echica, Profetizzare o non profetizzare:

è questo il dilemma?

I/ L’attivismo della chiesa filippina in passato

II/ La profezia al tempo del presidente populista Duterte

III/ Conclusione: la profezia autentica

 

2. Eliseo Mercado, Soffia un vento nuovo che modella

nuove piattaforme per il dialogo interreligioso

 

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

 

Editoriale

Cristianesimi asiatici:

incontri postcoloniali

Gli storici del cristianesimo sono concordi nell’affermare

che, prima della fine del I secolo, la fede cristiana aveva raggiunto

persino l’India e la Cina. È poi storicamente documentato

che un certo Teofilo, inviato dall’imperatore Costantino in

«altre parti dell’India» nel 354, avesse incontrato un gruppo

di cristiani in ascolto «della lettura del vangelo, in posizione

seduta», la qual cosa urtò la sua sensibilità ariana1. Oppure si

può citare la calda accoglienza riservata, nel 635, ad Alopen,

missionario occidentale, da parte dell’imperatore cinese Taizong,

della dinastia Tang, la cui amministrazione tollerante

ammetteva il cristianesimo2. Alopen non fu il primo cristiano

a mettere piede in Cina, poiché molti cristiani già da diverso

tempo commerciavano lungo la Via della Seta.

Tuttavia, questa direttrice storica asiatica è poco nota, perché

la storiografia dominante del cristianesimo è sempre stata

eurocentrica. La maggior parte dei libri di storia utilizzati nei

seminari riporta una divisione in tre scansioni temporali: epoca

antica (ebraica-greca), epoca medioevale (europea) ed epoca
moderna (espansione coloniale). Quest’ultima corrisponde alla

“nuova epoca della missione mondiale”, in cui America latina,

Africa e Asia fanno il loro ingresso nella narrazione cristiana.

Ciò che viene omesso in questa narrazione è il fatto che

durante il primo millennio, esistevano già espressioni differenti e

mature e vivaci del medesimo cristianesimo in tutte le principali

culture del mondo antico: quella romana ma anche quelle mediterranea,

persiana, cinese, indiana, armena, araba, africana ecc.3.

L’Oriente cristiano, per esempio, è stato cancellato dalla

storiografia dominante, visto che i cristiani di quelle terre sono

stati etichettati come eretici o scismatici – ariani, nestoriani o

monofisiti – e, nel nostro secolo, li riteniamo addirittura delle

nullità, quasi fossero stati spazzati via con la forza. Così, il

cristianesimo asiatico è divenuto «un cristianesimo perduto»4.

Ma non si può negare che, agli inizi, esso fosse più radicato

in Asia e nel Nord Africa che non in Europa; e che «soltanto

dopo il 1400 circa l’Europa (e l’europeizzato Nord America)

divennero infine il cuore del cristianesimo»5. Tramite diverse

forze esterne di natura politica, militare, religiosa e culturale,

il cristianesimo è stato quasi del tutto eliminato dal continente

asiatico, a partire dal XIV secolo. Pertanto, esso prese ad essere

automaticamente considerato come “europeo”: «L’Europa

era l’unico continente dove non era stato distrutto. Gli eventi

avrebbero potuto avere uno sviluppo ben diverso»6.

È con lo spirito di voler recuperare le voci perdute dei

cristianesimi asiatici che Concilium intraprende questo dialogo

con i teologi asiatici. In questi confronti si è consapevoli

che, lungo tutto il corso della storia, il cristianesimo in Asia e

ovunque ha incontrato diverse voci, fedi, economie, culture e [...]




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Titolo: "Concilium - 2017/5 - Letteratura, poesia e teologia"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023385
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

 

I. Letteratura, poesia e teologia 21

1. Teologia e letteratura

1.1 Heather Walton, La teologia nel modo

in cui viviamo oggi: una teopoetica del life writing . _23

I/ Le ferite che porto: introduzione

II/ Tensioni creative

III/ Coerenza e conflitto nel life writing

IV/ Il life writing nella teologia contemporanea

V/ Imparare da altre vite

1.2 Cecilia Avenatti de Palumbo, Letteratura:

un’importante mediazione ermeneutica per la teologia 38

I/ Cosa cerca la teologia nella letteratura?

Tipologie di mediazione

II/ L’immaginazione creativa: dietro la traccia

della mediazione ermeneutica

III/ Immaginare dalla fonte originaria

per creare un altro modo di pensare
1.3 Luce López-Baralt, La poetica del silenzio

nel Cantico spirituale di san Giovanni della Croce . _49

1.4 José Tolentino Mendonça, La lettura infinita.

Scrittura e interpretazione .     .     .     .     .     .     .     . _63

I/ Il plurale di cui il testo è fatto

II/ L’espansione ermeneutica della Scrittura

III/ Le tre grandi svolte ermeneutiche

1/ Modelli ermeneutici centrati sulla questione dell’autore

2/ L’ermeneutica centrata sull’immanenza del testo

3/ L’ermeneutica centrata sulla collaborazione del lettore

1.5 Vittorio Montemaggi, La teologia di Dante . . 74

1.6 Luis Gustavo Meléndez Guerrero, Grammatiche

della carne: eros, poesia e corpo in relazione . . . 86

I/ Grammatica evangelica

II/ Grammatica mistica

III/ Nuove grammatiche della carne

2. Voci dai cinque continenti

2.1 Carmiña Navia Velasco, Sguardi teologici

nella letteratura latinoamericana .     .     .     .     .     . _98

I/ Al filo del agua: una prigionia religiosa

II/ El signo del pez: una complessa creazione di fiction

III/ El Cristo feo: liberazione popolare

2.2 Mayra Rivera, Poetica di sopravvivenza . . . 105

I/ Nonostante la Storia

II/ Visioni profetiche del passato

III/ Conclusione

2.3 Jean-Baptiste Sèbe, Lo scrittore e Cristo:

«La parola è il verbo e il Verbo è Dio» . . . . . 114

I/ Introduzione
II/ «Il mondo è carico della maestà di Dio» (G.-M. Hopkins)

III/ «Tu indietreggi, a disagio davanti al dono immenso»

(J.-P. Lemaire)

IV/ «Se non è lui il verbo di Dio, allora Dio non ha mai parlato»

(C. McCarthy)

2.4 Huang Po-Ho, Fare teologia con la letteratura:

un tentativo asiatico . . . . . . . . . 127

I/ Letteratura e religioni

II/ Teopoetica e immaginazione

III/ Utilizzo cristiano delle letterature e letterature cristiane

come risorsa

IV/ Fare teologia con risorse letterarie

2.5 Stan Chu Ilo, Teologia e letteratura nella fede

cristiana africana. Uditori della Parola in Africa .     . _135

I/ Introduzione

II/ La Bibbia nella religione cristiana africana: ascoltare la Parola

III/ Teologie africane come racconto delle azioni di Dio

nella storia africana

IV/ Conclusione

 

II. Forum teologico: brani teologico-letterari 149

1. Emerson Sbardelotti, Pedro Casaldáliga,

poeta e profeta di speranza . . . . . . . 151

2. Faustino Teixeira, Una sete infinita:

Ernesto Cardenal . . . . . . . . . . 156

3. Márcio Cappelli – Edson F. de Almeida,

Dietrich Bonhoeffer: la mistica della croce

in un mondo divenuto adulto .     .     .     .     .     .     . _160
4. Marcelo Timotheo da Costa, Thomas Merton:

fra azione, contemplazione e scrittura . . . . 166

5. Ursula King, Pierre Teilhard de Chardin

e la preghiera al Cristo cosmico.

Il primo saggio: La vita cosmica .     .     .     .     .     .       170

6. Cleide Maria de Oliveira, Adélia Prado:

alcune considerazioni sulla sua poetica . . . . 174

 

III. Rassegna bibliografica internazionale 181

 

IV. Indice generale di Concilium 2017 189

 

EDITORIALE

Si deve riconoscere che il discorso della “teopoetica” in generale

e, in particolare, in rapporto con l’interpretazione della

Scrittura e con la riflessione teologica è uno sviluppo ancora

abbastanza recente che fiorisce dall’intersezione fra teologia e

studi letterari: è simile a una “spiritualità biblica”, che sboccia

dall’intersezione tra studi biblici e spiritualità, e a un’“estetica

teologica”, che sboccia dall’incontro della teologia con tutte le

forme di estetica (arte, letteratura, musica ecc.).

Si tratta di

uno spazio interattivo tra gli studi biblici letterari, la teologia,

la spiritualità e la mistica ed è proprio quello che il suo nome

esprime – “teopoetica” – ossia teoria del potere di trasformazione

spirituale che i testi biblici hanno in quanto testi e della profondità

teologica dei testi letterari, attualizzati tramite un certo tipo di

lettura o interpretazione1.

Sarebbe forse più esatto dire che la teopoetica è l’espressione

letteraria o testuale della più ampia riflessione sull’estetica

teologica come forma di approssimazione alla spiritualità.

Il motivo della crescente importanza della mediazione

dell’estetica nell’elaborazione teologica si trova sia nel tramonto

delle grandi narrazioni sia nella fragilità del discorso politico.

Il simbolico e il prerazionale si collegano maggiormente

e interagiscono meglio con l’esperienza – inclusa l’esperienza

religiosa – che con l’elaborazione razionale e speculativa. E,

secondo i pensatori che lavorano oggi in questa area di studi,

la natura e le società umane trovano una motivazione più grande

e più stimolante nelle immagini, nelle favole e nelle storie,

piuttosto che nelle idee.

Anche se la teologia è principalmente un’attività intellettuale,

il lavoro dei grandi teologi è stato sempre attraversato

dall’immaginazione. La stessa cosa è avvenuta alla nascita di

tutte le religioni: pure esse sono iniziate con storie e rituali. Come

dice bene Amos Wilder,

Prima del messaggio dev’esserci una visione

Prima del sermone l’inno

Prima della prosa il poema2.

La fede, pertanto, deve essere letta e vista attraverso le lenti

estetiche. Ma questo non va inteso come un’attività per persone

borghesi e benestanti, che non hanno altro da fare. La fede

vissuta dai poveri e dai popoli indigeni fa nascere un’estetica

teologica liberatrice, dotata di un grande potenziale sovversivo

e capace di rimettere in questione concetti, simboli e significati

moderni e postmoderni. Insieme con la filosofia e le scienze sociali,

dunque, la letteratura, l’arte e tutte le espressioni estetiche

sono oggi una necessaria e sempre più importante mediazione

ermeneutica per la teologia.

A motivo di tutto ciò, questo numero della rivista Concilium

presenta ai suoi lettori e lettrici questa nuova ermeneutica

attraverso diversi sguardi e prospettive. I sei articoli che compongono

la prima sezione della prima parte provengono: dalla

Scozia, con Heather Walton che analizza l’autobiografia come
genere letterario, spirituale e teologico; dall’Argentina, con

Cecilia Avenatti de Palumbo, ex presidentessa dell’Associazione

latinoamericana di letteratura e teologia, che scrive sulla

letteratura come mediazione ermeneutica per la teologia. C’è

poi Luce López-Baralt, dell’Università del Porto Rico, grande

specialista di mistica comparata e famosa arabista, che pone

a confronto mistica e letteratura attraverso la penna ispirata

di san Giovanni della Croce. A seguire, il Portogallo, con José

Tolentino Mendonça, docente dell’Università cattolica portoghese,

che scrive sulla Bibbia e la sua interpretazione come

scrittura infinita. Non potrebbe mancare in questo panorama

la teologia di Dante Alighieri, che annovera specialisti in tutto

il mondo, tra i quali Vittorio Montemaggi, della Notre Dame

University. E, per finire, Luiz Gustavo Meléndez Guerrero,

giovane ricercatore del Dipartimento di scienze religiose

dell’Università Iberoamericana di Città del Messico, affronta i

classici temi che sono sempre presenti quando si parla di letteratura

e… di teologia: eros, poesia e corpo.

La seconda sezione della prima parte della rivista riferisce

voci dai cinque continenti che riflettono sull’interazione fra teologia

e letteratura a quelle latitudini. Carmiña Navia Velasco,

voce colombiana, parla per l’America latina. Mayra Rivera,

rappresentante dei latinos degli Stati Uniti, autrice dell’importante

libro Poetics of the Flesh, presenta un’importante e originale

riflessione sulla poetica della sopravvivenza dei caraibici in

esilio. Jean Baptiste Sèbe scrive dalla Francia, raccogliendo e

ponendo in evidenza nel suo testo il meglio del percorso della

teologia europea nel suo ormai antico e consolidato dialogo

con la letteratura. Dall’Asia, Huang Po-Ho presenta al lettore

di Concilium l’affascinante esperienza della letteratura in cinese

mandarino e il suo potenziale teologico. Infine, dall’Africa,

Stan Chu Ilo riafferma la convinzione dell’importanza della

lettura popolare della Bibbia per la teologia.

La seconda parte, il Forum teologico, presenta brevi testi

teologici letterari che incarnano concretamente tutto quello che

la teoria e la riflessione hanno cercato di dire nelle sezioni anteriori.

Sono stati selezionati alcuni teopoeti in carne e ossa che,

dopo una breve presentazione, ci offrono la loro teopoetica,

fonte di ispirazione e illuminazione. Sono: il vescovo, profeta e
poeta Pedro Casaldáliga, dal Brasile; il trappista di Solentiname,

in Nicaragua, Ernesto Cardenal; il pastore e martire Dietrich

Bonhoeffer, che componeva poemi nella prigione che

sarebbe stata la sua ultima dimora; il monaco scrittore statunitense,

affascinato dall’Oriente, Thomas Merton; lo scienziato

e mistico francese Pierre Teilhard de Chardin; e la poetessa

brasiliana Adélia Prado.

Speriamo che questo numero di Concilium incoraggi maggiormente

coloro che oggi si dedicano alla ricerca e alla docenza

teologica ad avventurarsi sulle vie dell’estetica, e in modo

particolarissimo della letteratura. Vi troveranno certamente

nuove ispirazioni che potranno fecondare la loro riflessione in

tempi nei quali si sentono ancora le conseguenze di un lungo

inverno ecclesiale.

Maria Clara Bingemer Solange Lefebvre

Rio de Janeiro/RJ (Brasile) Montréal/QC (Canada)

Erik Borgman Mile Babi

Tilburg (Olanda) Sarajevo (Bosnia-Erzegovina)

(traduzione dal portoghese-brasiliano di Luca Spegne)



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Titolo: "Concilium - 2017/4 - Misericordia"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023071
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Lisa Sowle Cahill – Diego Irarrázaval

João Vila-Chã, Editoriale

Abstracts

 

I. Misericordia

1. Bibbia

1.1 Sofía Chipana Quispe, A contatto con la misericordia

e la compassione che sono dentro di noi

I/ Una vita rinata dalla misericordia e dalla compassione

II/ Misericordia e compassione, eredità ancestrali

III/ La cura della vita a partire dalla misericordia

e dalla compassione

1.2 Teresa Okure, Il Nuovo Testamento e la misericordia

I/ Verso la comprensione di “misericordia”

come “nuovo testamento/alleanza”

II/ Alcuni testi che illustrano la natura/il carattere

della misericordia

III/ Gen 3,15: il testo anticotestamentario fondante

sulla misericordia come nuovo testamento
IV/ Conseguenze della misericordia come nuovo testamento

V/ Conclusione

 

2. Teologia

2.1 James F. Keenan, L’evoluzione delle opere di misericordia

I/ Un modello per riconoscere il caos e dare una risposta

II/ La misericordia definisce la chiesa primitiva

III/ Modelli di salvezza e incorporazione

IV/ Le lezioni da trarre dalle opere di misericordia

2.2 Stella Morra, La misericordia,

(ri-)forma della Chiesa. Una prospettiva strutturale

I/ Recezione di Vaticano II: terza fase?

II/ Questione strutturale che ricolloca lo spirituale:

il principio di pastoralità

III/ La misericordia di papa Francesco:

categoria generatrice per la ri-forma?

2.3 Hille Haker, Compassione per la giustizia

I/ La teologia della misericordia di W. Kasper

e la teologia della compassione di J.-B. Metz

II/ Il concetto di “amore politico” di M. Nussbaum

III/ Etica politica cristiana: direttrici future

1/ La compassione come senso morale

2/ La compassione per la giustizia

IV/ Conclusione

2.4 Erik Borgman, Un ospedale da campo

dopo una battaglia. La misericordia come caratteristica

fondamentale della presenza di Dio

I/ Misericordia e giustizia

II/ Uno sguardo contemplativo

III/ La misericordia come fondamento della giustizia

IV/ L’opzione preferenziale per i poveri

V/ Una grazia che libera
2.5 Rotraud Wielandt, Forme di manifestazione

della misericordia di Dio e sua ampiezza nel Corano

I/ Introduzione

II/ Significato fondamentale, forme di manifestazione

e ampiezza della misericordia di Dio

III/ Misericordia e giustizia di Dio

IV/ Conclusione

 

3. Segni dei tempi

3.1 Linda Hogan, Giustizia riparativa:

i vincoli della misericordia

I/ Introduzione

II/ Ricupero e rinnovamento

III/ Una giustizia innervata dalla misericordia

IV/ Riconciliazione: le pratiche della giustizia

e la virtù della misericordia

3.2 Deogratias M. Rwezaura, La logica dell’amore

incondizionato. La misericordia vista con gli occhi

dei rifugiati

I/ Introduzione

II/ Il significato di “misericordia”

III/ Comprendere la misericordia nel contesto dell’esilio

IV/ Non mera giustizia, ma giustizia misericordiosa

V/ Conclusione

3.3 Astrid Lobo Gajiwala, Rivendicare il diritto

all’amore come misericordia in famiglia.

Voci di donne indiane

I/ Smascherare la cultura patriarcale

II/ Questione di proprietà

III/ Il gioco al massacro

IV/ Usare una lente di genere

V/ Conclusione


3.4 Dennis T. Gonzalez, Opere di misericordia ecologiche

I/ Prestare attenzione al creato

II/ Sapienza ecologica in Giobbe

III/ Nomi delle specie a rischio di estinzione

IV/ Piangere le specie estinte

V/ Sviluppare una concezione ecologica sfaccettata

VI/ Una spiritualità ecologica matura

VII/ Un segno dei tempi

VIII/ Educazione ecologica

IX/ Parole di natura

X/ Amministrare e re-incantare la natura

XI/ Conclusione

 

II. Forum teologico

1. James Hanvey, La Brexit e il silenzio della Chiesa

I/ A cosa si acconsente stando in silenzio?

II/ Alla ricerca di una voce pubblica

III/ La natura teologica della missione civile della chiesa

IV/ Il rischio di oblio per la natura teologica

della missione pubblica

V/ L’opera di anamnesi della chiesa nel discorso pubblico

 

2. Maria J. Stephan, Strategie non violente

per ridurre il terrorismo e l’estremismo violento

I/ Affrontare le cause alla base del conflitto violento

II/ La potenza di una caparbia azione collettiva

non violenta rivolta contro attori non statali

III/ Smascherare il nemico, oltre il confronto diretto: il ruolo

della satira e delle contronarrazioni

IV/ Conclusione

 

3. Luiz Carlos Susin, Un forum di teologia

per resistere, sperare e inventare

I/ Oltre uno schema “nord/sud”

II/ I tre assi su cui riflettere e fare teologia

III/ Le sfide emergenti

 

III. Rassegna bibliografica internazionale



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Titolo: "Concilium 2-2017 - La Riforma"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022814
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Editoriale

Il 1517 segna l’inizio della cosiddetta Riforma: il monaco

agostiniano tedesco Martin Lutero pubblica 95 tesi con le

quali intende sollecitare una discussione sull’indulgenza e sul

sacramento della penitenza. Le tesi mostrano che le domande

teologiche di Lutero riguardavano direttamente anche le strutture

del potere ecclesiastico. Infatti, per fermarci soltanto alla

controversia sull’indulgenza: come potrebbe essere annunciata

la libera grazia di Dio nei confronti dell’umana colpa del peccato

se le lettere di indulgenza dovevano essere acquistate, in

modo da aiutare i dignitari ecclesiastici a ripianare dei debiti

finanziari? Ma poi anche: come potrebbe essere coltivata la

parola di Dio in una chiesa in cui il popolo di Dio fosse escluso

dall’interpretazione della sacra Scrittura, della testimonianza

della parola di Dio, e non potesse mai accostarsi alla Bibbia

nella propria madrelingua? Il fatto che i processi avviati su tali

questioni avessero effetti che non si limitarono all’ambito intraecclesiale,

trasformò la Riforma in un evento che ha cambiato

il mondo, dando impulso alla formazione degli stati nazionali,

all’elaborazione di differenti concezioni della separazione

tra stato e chiesa, alla tolleranza religiosa (anche a prezzo di

cruente guerre di religione), al riconoscimento della libertà

dell’individuo.

Rispetto a una lunga tradizione che prevedeva un controprofilo

cattolico e una marcata differenziazione nei confronti

del protestantesimo, il concilio Vaticano II ha rappresentato

una svolta, in quanto con esso si è affermato un approccio

ecumenico e sono state riprese impellenti questioni teologiche

e pratiche che sono comuni a tutte le confessioni cristiane. Se

ne può addirittura ricavare l’impressione che alcune richieste

centrali di Lutero – il primato della parola di Dio, l’accessibilità

alla sacra Scrittura nelle molte lingue del mondo, il sacerdozio

di tutti i fedeli, la concezione del ministero come servizio nella

chiesa, solo per nominarne alcune – siano finalmente entrate

nella chiesa cattolica!

Il presente fascicolo di Concilium si colloca su questa linea

ecumenica e cerca di proseguirla in una prospettiva globale e

inclusiva. I primi tre contributi si occupano della Riforma come

avvenimento storico e ne esaminano le conseguenze. Heinz

Schilling ricolloca il riformatore di Wittenberg nel contesto

storico della sua entrata in scena, in un’epoca di cui si sottolinea

con vigore l’estraneità rispetto all’attuale percezione del

mondo, postmoderna e occidentale. Come conseguenze della

Riforma, Schilling descrive un’antagonizzazione confessionale,

ma così facendo delinea allo stesso tempo lo sviluppo di una

differenziazione religiosa e culturale. Erik Borgman esamina

le ricostruzioni storiche della Riforma e delle sue conseguenze

partendo dall’ambito anglosassone. Egli utilizza questo

passaggio per dischiudere e preparare questioni teologiche

fondamentali che oggi andrebbero ulteriormente elaborate.

Borgman si preoccupa in modo particolare di ricordare i rivoluzionari

radicali che hanno fortemente richiamato l’attenzione

sul problema di un mondo violento e quindi irredento. Daniel

Jeyaraj delinea la storia della missione protestante in India e

con ciò illustra, come esempio di un caso specifico, le conseguenze

della Riforma molto al di là dell’Europa. Jeyaraj pone

un accento particolare sulla storia di un rispettoso rapporto dei

missionari europei con le tradizioni indiane e sulle molteplici

forme dell’inculturazione del cristianesimo nel subcontinente

indiano.

I tre contributi successivi affrontano la teologia di Martin

Lutero. Manuel Santos Noya si dedica ad alcuni versetti

delle lettere di Paolo, nei quali la traduzione tedesca di Lutero

diverge in modo marcato dal testo greco o latino, e collega la

riformulazione alla nuova certezza di Lutero circa il senso più

profondo della Scrittura, ma rimanda anche a possibili problemi

di trasmissione del testo. Lidija Matoševi riprende il tema

dell’indulgenza con un interesse sistematico-teologico. Ella fa

vedere che nella critica di Lutero al sistema delle indulgenze

del suo tempo si possono riscoprire due visioni non negoziabili

della teologia medievale: l’idea della chiesa come una comunione

dei santi e, collegata a questa, la solidarietà con gli uomini

e le donne che vivono veramente in condizioni di indigenza.

Ulrich Duchrow si adopera empaticamente a radicalizzare la

Riforma. Se, attingendo ai vari scritti di Lutero, si raccoglie la

sua radicale critica al primo capitalismo e la si collega alla critica

sociale della Bibbia, si può ottenere una base per una critica

radicale dell’economia in prospettiva protestante, una critica

che è ricca inoltre di collegamenti interreligiosi. In considerazione

dei giudizi distruttivi di Lutero su ebrei e musulmani è

indispensabile invece operare una critica radicale dello stesso

riformatore.

Le chiese luterane di tutto il mondo sono unite nella Federazione

luterana mondiale. L’attuale presidente della FLM, il

vescovo Munib Younan, descrive questa comunione di chiese

nelle sue strutture fondamentali, presenta le sfide attuali e,

in particolare, prende posizione sul problema della rilevanza

che può spettare anche per il futuro alla differenziazione del

cristianesimo nelle sue diverse confessioni. Come aspetto

centrale della realizzazione della giustizia che deriva dalla

giustificazione per la fede, egli cita la giustizia di genere e

il documento programmatico della FLM emanato su questo

tema nel 2015. Vi si ricollega il contributo di Elaine Neuenfeldt,

la quale presenta i primi risultati di una ricerca che la

FLM ha compiuto nel 2015/16 tra le sue chiese membri e nella

quale è stata affrontata la questione dell’inclusione delle donne,

sia nel ministero ordinato sia nelle sedi decisionali delle

rispettive chiese. Si intravvedono in molte chiese del mondo

promettenti sviluppi, come pure si osservano ancora presenti

degli ostacoli strutturali o si assiste addirittura a dei passi

indietro nella disponibilità a consentire alle donne la piena

partecipazione al ministero ordinato.

I contributi di Dorothea Sattler e Jürgen Moltmann possono

essere letti come un dialogo ecumenico. Dorothea Sattler

delinea gli sviluppi avutisi nel dialogo tra luterani e cattolici

dopo il concilio Vaticano II, e lo fa come rappresentante cattolica

di una teologia ecumenica: riassume quindi i risultati

centrali del dialogo tra la FLM e il Pontificio Consiglio per la

promozione dell’unità dei cristiani, auspicando la prosecuzione

dei dialoghi sui diversi piani. Jürgen Moltmann ricorda dal

canto suo che Lutero non ha invitato al dialogo, ma ha sfidato

alla disputa, e si batte da una prospettiva protestante perché si

continui ad affrontare col coraggio della controversia le grandi

questioni aperte che si pongono nel confronto con la chiesa cattolica,

ma anche tra le stesse chiese nate dalla Riforma.

Il Forum del presente fascicolo riporta due contributi che

si confrontano col tema, oggi attuale nella chiesa cattolica, del

diaconato femminile e mostrano così, a modo loro, che il tema

della giustizia di genere possiede una dimensione ecumenica.

Lo studio di natura storica di Sarah Röttger ricorda donne

con poteri vescovili; il contributo seguente, di carattere praticoteologico,

a firma di Phyllis Zagano, considera una inevitabile

necessità il diaconato femminile collegato all’ordinazione

sacramentale. Infine troviamo una breve commemorazione

dell’arcivescovo di São Paulo (Brasile) e teologo della liberazione

noto in tutto il mondo, Paulo Evaristo Arns, che è mancato

nel dicembre del 2016.

 

Marie-Theres Wacker - Münster (Germania)

 Felix Wilfred - Madras (India)

Andrés Torres Queiruga - Santiago de Compostela (Spagna)



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Titolo: "Concilium 1-2017: Come praticare il dialogo fra culture e religioni"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022562
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Editoriale

 

Il nostro pianeta è formato da universi culturali e religiosi

molto differenti. Che cosa accade quando essi si trovano

a confronto? Come si incontrano e dialogano quando il loro

approccio razionale e la loro percezione del mondo sono singolari?

Che cosa accade quando un cinese recepisce un modo

di pensare europeo le cui strutture linguistiche e raziocinanti

sono state costruite, elaborate, nel corso dei secoli? E reciprocamente?

Più in generale, come si pensa e si comunica in una

cultura particolare, in una tradizione religiosa specifica, in un

mondo determinato? Come farsi comprendere dagli altri? Ed è

possibile comprenderli?

Questi interrogativi, onnipresenti nel mondo contemporaneo

globalizzato e sottoposto alla prova della moltiplicazione

e dell’accelerazione degli incontri, possono trasformarsi in

autentici shock culturali, ma sono di una importanza primordiale

per la ricerca teologica e anche per numerosi altri ambiti,

a cominciare dalla riflessione politica. Infatti, se le comunicazioni

rendono le persone apparentemente sempre più vicine,

i conflitti basati su visioni del mondo diverse non cessano, allo

stesso tempo, di svilupparsi. Per reazione essi conducono a ripiegamenti,

a rifiuti e a forme di esclusione, alla costruzione di

chiusure, di barriere, di muri.

Questo numero di Concilium intende trattare la questione

della singolarità delle razionalità culturali e religiose, del loro

possibile dialogo e della sua importanza per la teologia del

nostro tempo. Scegliamo di designare con “razionalità” una

visione, un approccio, una percezione razionale singolare della

realtà. Una razionalità è qui compresa come un insieme di

grammatiche intrecciate tra di loro, di strutture mentali acquisite

per apprendere e rendere conto di ciò di cui si fa esperienza

e che si viene a conoscere.

Il tema non è nuovo. Se ne sono impadronite discipline

molto differenti, dalla filosofia alla sociologia, passando per

l’antropologia, la linguistica e la storia, nel cercare di determinare

ciò che porta all’incontro di razionalità diverse e, per

alcuni studi, quali sarebbero le modalità di un dialogo costruttivo.

Tuttavia, sono ancora pochi i lavori collettivi disponibili

rispondenti alla duplice necessità di incrociare gli approcci e le

discipline, da una parte, e di rendere conto delle aree culturali

e religiose differenti, dall’altra. Inoltre, la questione è raramente

considerata dal punto di vista dell’incontro religioso – o la

religione vi appare come una semplice categoria della cultura.

Quanto alla teologia, ha scarsamente affrontato la questione

di petto, quand’anche la chiesa vi si confronti da tempo per

forza di cose. La missione, la storia dei testi e delle dottrine,

l’ermeneutica, l’inculturazione, l’evangelizzazione, per citare

solo questi, sono altrettanti campi che tale dinamismo agita in

profondità.

I/ Proporre un cambiamento di paradigma

Il Congresso tenuto a Parigi nel giugno 2016, organizzato

da Concilium insieme con l’Istituto di scienze e di teologia delle

religioni (ISTR) del Theologicum (la Facoltà di teologia e scienze

religiose dell’Institut Catholique di Parigi) e con l’Ordine dei

domenicani nel quadro del suo ottavo centenario, si è proposto

di partire dall’ipotesi che il riconoscimento della singolarità

culturale e religiosa di un mondo, con i suoi aspetti irriducibili

ad altri mondi, non è un problema o un ostacolo ad un dialogo

autentico. Al contrario, prendere coscienza della singolarità

altrui è uno degli atteggiamenti decisivi per avanzare in una

conoscenza più adeguata di sé e per la costruzione di un progetto

comune di società.

[...]



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Titolo: "La luce del mondo: una rivendicazione del ruolo storico del diritto canonico"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Wim Decock
Pagine:
Ean: 2484300022425
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Estratto:

Dal punto di vista storico, gli esperti di diritto canonico hanno dato un contributo fondamentale allo sviluppo delle culture giuridiche nel mondo. Guidato dal desiderio spirituale di costruire una nuova cultura giuridica sulle rovine del diritto romano, che fosse però permeata di valori cristiani, l’appetito normativo dei canonisti, in particolare dall’epoca della riforma gregoriana fino a dopo il concilio di Trento, ha lasciato la propria impronta in tutti gli ambiti della vita. Il loro intento era di creare una cultura giuridica sufficientemente flessibile per spiegare tutte le complessità dell’esistenza, e tuttavia abbastanza rigorosa da evitare di danneggiare la quiete pubblica.

 

Parole chiave: diritto canonico, diritti umani



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Titolo: "La luce del mondo: una rivendicazione del ruolo storico del diritto canonico"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Felix Wilfred
Pagine:
Ean: 2484300022432
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Estratto:

Lo scritto riflette sui molteplici servizi che la teologia potrebbe rendere al diritto canonico. Potrebbe aiutarlo a non cadere nel legalismo e positivismo giuridici, invocando i valori e gli ideali che entrambi ci si aspetta sostengano. Aiutando il diritto canonico a leggere i segni dei tempi, la teologia potrebbe assistere il diritto canonico nel rispondere alle esigenze contemporanee del popolo di Dio e nel superare il rischio di obsolescenza. Inoltre, nel contesto della pluralità delle chiese locali, la teologia potrebbe contribuire alla formulazione di leggi particolari che rispondano meglio alle situazioni concrete. Il dialogo continuo tra teologia e diritto canonico è insomma la necessità del momento per essere in grado di servire in modo efficace il popolo di Dio oggi.

Parole chiave: diritto canonico, riforma, pluralismo



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Titolo: "Più sussidiarietà nel diritto ecclesiale. Conferenze episcopali e tribunali amministrativi"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Burkhard Josef Berkmann
Pagine:
Ean: 2484300022449
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Estratto:

Il principio di sussidiarietà è un “prodotto d’esportazione” della dottrina sociale cattolica. La chiesa ne chiede il rispetto da parte degli stati e delle organizzazioni internazionali, ma vi si attiene anch’essa? È stato uno dei princìpi-guida nella riforma del diritto ecclesiale dopo il concilio Vaticano II, ma successivamente la sua applicabilità all’interno della chiesa è stata sempre più messa in discussione. Quando però si riconosce l’importanza della dimensione della giustizia nel diritto ecclesiale, il principio di sussidiarietà si rivela chiaramente quale criterio fondamentale per la giusta ripartizione delle competenze.

 

Parole chiave: diritto canonico, sussidiarietà, conferenze episcopali, tribunali



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Titolo: "Concilium 5-2016: Per una revisione del Codice di diritto canonico"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Felix Wilfred, Andrés Torres Queiruga, Enrico Galavotti
Pagine:
Ean: 2484300022418
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Estratto:

Questi contributi sembrano implicare la necessità di un nuovo Codice.
Il nuovo Codice di diritto canonico previsto non sarà semplicemente un
maquillage con alcune modifiche e certi cambiamenti qua e là, ma sarà
radicale. Infatti, la questione più profonda del diritto canonico è la
concezione del potere nella chiesa. In quanto istituzione religiosa, il
modo in cui la chiesa comprende il potere che le viene da Dio e gli agenti
e le strutture ad esso connesse hanno bisogno di passare attraverso una
trasformazione radicale. Abbiamo bisogno di iniziare a riflettere sul
potere ponendo altre premesse rispetto a quelle prevalenti nella chiesa.
Se si parte dal rapporto tra Dio e il popolo di Dio in termini di potere,
si potrebbe sperare in un Codice radicalmente trasformato.

Parole chiave: diritto canonico, diritti umani

 

 

 

Editoriale

Il diritto canonico al bivio

Il diritto canonico è uno strumento giuridico pratico che

serve la vita del popolo di Dio. Lo fa fornendo un ordine che

stabilisce diritti, doveri e procedure, in modo che la vita nella

comunità di fede possa svolgersi in comunione, nello spirito

del vangelo e secondo le esigenze di giustizia. Ma non dobbiamo

dimenticare che la comunità dei fedeli è un popolo

pellegrino in cammino, con una fede dinamica che cerca di

approfondire la comprensione della parola di Dio e di metterla

in pratica. Le sfide teologiche, pastorali e spirituali lanciate dal

Vaticano II sono diventate, ovviamente, una sfida alla formulazione

delle leggi per la vita della chiesa. Il nuovo Codice di

diritto canonico promulgato nel 1983 è stato seguito dal Codice

dei canoni delle chiese orientali nel 1990. Dobbiamo riconoscere

l’enorme quantità di lavoro svolto per diversi anni dalle rispettive

commissioni per realizzare questi codici, lavoro che ha

coinvolto un sacco di discussioni, dibattiti, armonizzazioni e

pure compromessi tra posizioni opposte.

Più di tre decenni sono trascorsi da quando il Codice del

1983 è stato promulgato e, durante questo periodo, affrontare

l’esperienza di vita presente del popolo di Dio ha portato

anche a gettare luce su parecchie questioni critiche, fino a

richiedere una significativa revisione, qualche abrogazione e

alcuni emendamenti che corrisponderebbero più strettamente

agli insegnamenti del concilio e ai segni dei tempi. Essi sono
diventati necessari per una dispensazione più attenta della

giustizia e dell’esercizio della libertà. Il grande programma

di aggiornamento messo in moto da papa Giovanni XXIII alla

vigilia del Vaticano II, si applica a tutti i campi della vita della

chiesa, comprese le leggi che ne governano la vita. È lo spirito

di aggiornamento e la sensibilità alle esigenze dei tempi che

cambiano che hanno spinto Concilium a preparare un numero

dedicato alla questione del diritto nella chiesa. Gli articoli della

parte principale di questo fascicolo sono divisi in tre sezioni:

la prima considera storia e princìpi; la seconda evidenzia alcune

aree che richiedono riforme urgenti; e la terza affronta delle

questioni applicative.

Il primo contributo, di Wim Decock, scritto da una prospettiva

storica, riconosce il contributo importante che il diritto

canonico ha dato in passato al bene della chiesa e mette in evidenza

pure la sua influenza sullo sviluppo del diritto civile. Il

canonista brasiliano Jesus Hortal esamina criticamente in che

misura il Codice di diritto canonico del 1983 risponda all’ecclesiologia

del Vaticano II. Rik Torfs, da parte sua, analizza l’attuale

Codice dal punto di vista formale della legge e mette in rilievo

alcune lacune che potrebbero compromettere la funzione di

strumento giuridico che è propria del Codice. Felix Wilfred

vede teologia e diritto canonico come partner che accompagnano

il popolo di Dio in cammino e invita al dialogo continuo tra

queste due discipline, ciascuna con la sua metodologia distinta.

Egli mostra con esempi come la teologia potrebbe essere di

aiuto al diritto canonico nella lettura dei segni dei tempi e nella

formulazione e ri-formulazione delle leggi. Di fondamentale

importanza sarebbe un dialogo fra teologia e diritto canonico

sulla distinzione tra ius divinum e legge ecclesiastica, data la

fluidità dei confini non così infrequente tra i due, come è provato

dalla storia ecclesiale. Al fine di portare avanti l’agenda

dell’ecumenismo, ispirata al ricco patrimonio delle chiese

orientali, George Nedungatt reclama maggiore chiarezza sul

ruolo del vescovo di Roma e il suo esercizio del potere supremo.

Più stretti rapporti ecumenici richiederebbero anche una

revisione critica del celibato sacerdotale e del posto riservato

alle donne nella chiesa.
La seconda sezione inizia con l’articolo di Peter G. Kirchschläger,

il quale sostiene da punti di vista teologici ed etici

perché i diritti umani debbano essere integrati nelle leggi della

chiesa, e anzi dovrebbero costituire un punto di riferimento

per le seconde. Poiché i diritti umani hanno solidi fondamenti

biblici e teologici, questa integrazione e tale riferimento non

dovrebbero essere difficili. Se prendiamo sul serio l’ecclesiologia

del popolo di Dio del Vaticano II, i laici non possono essere

esclusi dall’ufficio di governo nella chiesa, cosa che l’attuale

Codice fa: questo è il punto che Sabine Demel sostiene nel suo

contributo. La potestà di governo del laicato deve essere affermata

in quanto si basa sui princìpi costituzionali della chiesa

stessa, come pensata dal concilio. L’autrice ha formulato nuovi

canoni sul laicato, per mezzo di proposte che fanno proprio lo

spirito dell’ecclesiologia del Vaticano II. Hildegard Warnink

esamina il motu proprio Mitis iudex promulgato da papa Francesco

nel 2015. Mentre in estrema sintesi toglie una seconda

istanza nella dichiarazione di nullità del matrimonio e rende

più breve la procedura, con il vescovo diocesano come agente

principale, il documento presenta pure molte insidie e non è

privo di ambiguità.

Nella terza sezione riguardante l’applicazione delle norme

canoniche, Vincenzo Mosca ci dice cosa significhi inculturazione

del diritto canonico e indica anche alcuni degli agenti,

delle istituzioni e delle strutture ecclesiali di oggi che potrebbero

facilitare questo processo formulando leggi che rispondano

ai bisogni delle chiese locali. Burkhard J. Berkmann nel suo

articolo interroga criticamente il duplice livello di attesa: l’aspettarsi

la sussidiarietà nella dottrina sociale e la riluttanza,

se non il rifiuto, di accogliere lo stesso principio nel governo

della chiesa. A suo avviso, oltre al suo significato teologico,

il principio di sussidiarietà potrebbe anche fornire un fondamento

antropologico al diritto canonico. Sempre riflettendo

dal punto di vista dell’applicazione, Al. Andang L. Binwan

interroga criticamente gli attuali canoni relativi al matrimonio

interreligioso: le presenti disposizioni non solo non riflettono

lo spirito del dialogo interreligioso, ma si rivela anche quasi

impossibile metterle in pratica in un paese islamico come l’Indonesia.

Robert Kamangala Kamba, da parte sua, esamina da
una prospettiva africana le lacune del presente Codice e riflette

su come potrebbe apparire un Codice riformato nel momento in

cui incorporasse le preoccupazioni dell’Africa.

Tali contributi sembrano implicare la necessità di un nuovo

Codice. Il nuovo Codice di diritto canonico previsto non sarà

semplicemente un maquillage con alcune modifiche e certi

cambiamenti qua e là, ma sarà radicale. Infatti, la questione più

profonda del diritto canonico è la concezione del potere nella

chiesa. In quanto istituzione religiosa, il modo in cui la chiesa

comprende il potere che le viene da Dio e gli agenti e le strutture

ad esso connesse hanno bisogno di passare attraverso una

trasformazione radicale. All’epoca in cui una particolare teoria

politica sostenne che il sovrano derivava il suo potere direttamente

da Dio (diritto divino dei re) per giustificare l’assolutismo

monarchico, teologi come Francisco Suárez sfidarono tale

posizione, sostenendo che il potere di Dio risiede nel popolo.

Dobbiamo presumere che Dio agisca in modo diverso con il

popolo di Dio che costituisce la comunità della chiesa? Tutti

i ministri, senza eccezione, sono servitori che provvedono al

popolo a cui Dio ha concesso il potere e che ha fornito di doni

che potrebbero essere incanalati per il bene comune attraverso

mezzi e strutture adeguate che riflettano lo spirito del vangelo.

Modelli di potere monarchici e feudali non sono quello che

Gesù voleva per i suoi discepoli, molti dei quali erano semplici

pescatori di Galilea. Abbiamo bisogno di iniziare a riflettere

sul potere ponendo altre premesse rispetto a quelle prevalenti

nella chiesa. Se si parte dal rapporto tra Dio e il popolo di Dio

in termini di potere, si potrebbe sperare in un Codice radicalmente

trasformato. Il diritto canonico non è allora davvero a

un bivio, dovendo decidere se vuole attenersi alla comprensione

convenzionale del potere nella chiesa, o vederlo in stretto

collegamento con la comunità del popolo di Dio divinamente

insignita di potere? Qui ci attende un comune compito per il

futuro, sia per il diritto canonico sia per la teologia.

Il Forum teologico di questo fascicolo della rivista presenta

un breve saggio di Johann Baptist Metz, uno dei fondatori

della nostra rivista. Nel suo testo, Metz ci chiede di riconsiderare

la nostra riflessione sul rapporto tra Dio e il tempo.
Mentre i racconti biblici mai hanno inteso l’essere senza tempo,

anzi hanno sempre avuto a che fare con esperienze concrete nel

tempo (l’oppressione, l’ingiustizia, le lotte di liberazione), Metz

trova che la teologia corrente la maggior parte delle volte parli

di eternità, di valori eterni, di Dio eterno. E si chiede: questo

tipo di teologia afferra veramente qualcosa del Dio biblico, che

è, prima di tutto, Dio nel tempo? Il pensiero cristiano, allora, sta

facendo mitologia più che teologia? Nessuno può capire Cristo

teoricamente, in termini di categorie senza tempo: Cristo può essere

compreso solo seguendo le sue orme, immergendosi nelle

reali lotte del mondo in cui viviamo. Così Metz ci sfida a non

far finta che noi già viviamo nel regno dell’eternità, ma a vivere

e pensare come esseri temporali in un mondo che ha il suo inizio

e la fine in Dio stesso. In tal modo, Metz punta a un futuro

per la teologia che non pretende di “conoscere tutto” sulla vita,

ma di essere “tutta solidarietà” con l’intero genere umano, cioè

di essere veramente cristiana.

Il fascicolo si conclude con un omaggio di Carlos Mendoza-

Alvarez a Virgil Elizondo, stimatissimo ex membro del

comitato di direzione di Concilium, che ha dato un contributo

significativo alla teologia della liberazione, in cui ha portato il

tema del mestizo (il meticciato, l’ibridismo).

Felix Wilfred Enrico Galavotti

Madras (India) Chieti - Pescara (Italia)

Andrés Torres Queiruga

Santiago de Compostela (Spagna)

(traduzione dall’inglese di Guido Ferrari)



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Titolo: "La libertà di religione: un diritto umano conteso"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Heiner Bielefeldt
Pagine:
Ean: 2484300020360
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Sintesi:

La libertà di religione è un diritto umano oggetto di contese. Violazioni di questo diritto avvengono da parte di organi statali o di attori non statali e si manifestano in varie forme che, da procedimenti penali formali, passando attraverso vessazioni amministrative, giungono ad azioni spontanee o orchestrate di mobbing. Le costellazioni di colpevole e vittima variano da paese a paese, sebbene i drammi più gravi accadano attualmente in Medio Oriente. La libertà di religione è però contesa non soltanto nella prassi, ma anche in linea di principio. Di fronte a tali minacce, il presente articolo rimanda alla funzione irrinunciabile della libertà di religione nel contesto complessivo dei diritti umani.

 

Parole chiave: libertà di religione, diritti umani



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Titolo: "La libertà di religione come sfida per religione e società"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Hans-Georg Ziebert
Pagine:
Ean: 2484300020377
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Sintesi:

Il diritto alla libertà di religione rende possibile agli individui religiosi la libera pratica della loro religione e tutela allo stesso tempo gli altri di fronte a possibili conseguenze negative della religione. Questo diritto formula i princìpi per trattare la pluralità religiosa e rappresenta uno strumento centrale per il mantenimento della pace sociale e politica. La migliore garanzia per la libertà di religione è offerta dallo stato laico.

 

Parole chiave: libertà di religione, diritti umani, laicità



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Titolo: "L'importanza permanente della libertà di religione"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Erik Borgman
Pagine:
Ean: 2484300020384
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Sintesi:

La libertà religiosa è importante perché è la verità e la giustizia a cui
dobbiamo prestare obbedienza, non l’immagine della verità e della
giustizia che i nostri stati sostengono o la nostra cultura o il nostro interesse
personale mettono al primo posto. Tuttavia la democrazia liberale tende a
pensare queste cose come garanzia per la libertà e tende a chiedere a
ognuno di sottomettersi ai suoi valori. Ed è così infatti che presenta se
stessa come una nuova religione istituita. Il presente contributo sostiene,
con la Dichiarazione universale dei diritti umani, che dovremmo considerare
il diritto alla libertà religiosa come inalienabile, sebbene la convinzione
religiosa ci possa aborrire per ragioni molto plausibili.

 

Parole chiave: libertà di religione, diritti umani, laicità

 



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Titolo: "Concilium 4-2016: La libertà religiosa"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Thierry-Marie Courau, Mile Babic, João Vila-Chã
Pagine:
Ean: 2484300020346
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Sintesi:

L’insieme dei contributi di questo numero di Concilium sulla libertà religiosa sono
attraversati dall’esame della libertà secondo un punto di vista negativo o positivo,
nonché dall’articolazione delle polarità della fede e della religione, dell’individuo
e della comunità, della libertà e della responsabilità. Inizialmente gli autori
ricorrono all’esperienza del mondo europeo di tradizione cristiana, sia dell’Oriente
sia dell’Occidente, poi passano a considerare ciò che accade nei mondi
musulmani, in Asia, in America latina, al fine di fondare una validità universale
e inalienabile dei diritti umani in materia religiosa.

 

Parole chiave: libertà di religione, diritti umani

 

____________________________________________________________

 

Editoriale

Nell’Evo moderno, la civiltà occidentale ha proclamato l’inviolabilità

della dignità di ogni essere umano. Questa dignità

è protetta nel modo migliore dal nostro rispetto delle libertà e

dei diritti umani. La libertà è l’essenza stessa dell’essere umano,

mentre la libertà fondamentale è la libertà di coscienza che

include la libertà di religione e la libertà di credo e di visione

del mondo (Weltanschauung). Non può esserci imposta la coscienza,

né potrebbe esserci imposto un credo. Nei paesi democratici

occidentali per lo più si rispetta la libertà di coscienza e

di religione; tuttavia è possibile notare una certa parzialità nella

comprensione delle libertà dei singoli esseri umani. Gli stati

e le società borghesi proteggono la libertà; tuttavia non la fondano:

piuttosto la presuppongono. La libertà è intesa in termini

negativi, più che altro come separazione di un individuo dagli

altri, e perfino come negazione degli altri. Quindi è una libertà

negativa, intendendo con ciò la libertà da costrizione esterna,

ma non dalla costrizione interna. Dobbiamo ammettere che

questo è soltanto un aspetto della libertà. Se la libertà si limita

alla negazione di tutto ciò che ci circonda, se non è capace di

diventare positiva, ovvero libertà per qualcosa e per qualcuno,

per alcuni valori e per altre persone, allora una tale libertà impoverisce

gli esseri umani, poiché è incapace di comunicazione

e collaborazione con gli altri.

 

I/ La libertà positiva

Hannah Arendt sostiene che Giovanni Duns Scoto è il più

grande pensatore della libertà nella filosofia occidentale e che

solo Kant può essere considerato pari a Scoto nella sua lealtà

incondizionata alla libertà. Scoto scrive che si danno due inclinazioni

in ogni libera volontà: inclinazione verso il proprio

vantaggio (affectio commodi) e inclinazione verso la giustizia

(affectio iustitiae). Per Scoto, entrambe queste inclinazioni sono

libere. L’inclinazione verso la giustizia frena e modera l’inclinazione

verso il proprio vantaggio personale. Questa inclinazione

verso la giustizia ci rende capaci di amare ciò che merita di

essere amato. Questa è la libertà che è inerente alla volontà. In

latino leggiamo: Innata, quae est ingenita libertas, secundum quam

potest velle aliquod bonum non ordinatum ad se. Quindi l’inclinazione

verso la giustizia è un’inclinazione innata, l’inclinazione

sulla base della quale la nostra volontà può desiderare un bene

che non è ordinato a noi stessi, cioè in cui la nostra volontà si

mostra capace di elevarsi al di sopra del nostro naturale egoismo

ed egocentrismo.

Per Scoto, le nozioni fondamentali sono la nozione di ordo

(ordine), cioè ordine essenziale (ordo essentialis), e quella di

ordinatum (ordinato, organizzato). Di conseguenza vi sono due

ordini: l’ordine ad se e l’ordine ad alterum (l’ordine dell’amore).

Nel primo, Dio, le persone e tutti gli esseri, nonché l’intera

realtà, esistono per servire l’io umano. In questo ordine, Dio è

ridotto a servitore dell’uomo. Nel pensiero filosofico europeo

a partire da Aristotele, ogni essere si sforza di preservare se

stesso, di migliorare e di realizzare se stesso. Dieter Henrich

ha dimostrato che, nella filosofia dell’Età moderna, l’istinto

predominante è quello della sopravvivenza di sé (Selbsterhaltungstrieb).

Entrambi questi estremi – l’egoismo totale e l’altruismo

totale – erano presenti nell’Età antica e nel Medioevo

– e sono presenti ancora oggi. Entrambi sono violenti. Ogni

altruismo estremo (o misticismo) che sminuisce o annulla la

natura umana o l’io individuale, non rappresenta nient’altro

che violenza contro l’uomo. Parimenti, ogni manifestazione di

egoismo estremo che riduce tutto all’io di un individuo, non

rappresenta nient’altro che violenza contro gli altri e contro noi

stessi.

Scoto offre una soluzione ingegnosa, distinguendo e collegando

entrambe queste inclinazioni nella volontà. Entrambe

sono importanti, ma l’inclinazione verso la giustizia è più sublime

dell’inclinazione verso il vantaggio: Nobilior est affectio

iustitiae, quam commodi […], cum “amare aliquid in se” sit actus

liberior et magis communicativus quam “desiderare illud sibi”. L’inclinazione

verso la giustizia è più sublime dell’inclinazione

verso il vantaggio, poiché amare qualcosa in sé, un qualche

bene in sé, è un atto più libero e più comunicativo che non

desiderare un vantaggio per noi stessi. Questo atto è più libero

e più comunicativo perché si eleva al di sopra del nostro

egoismo (la nostra schiavitù verso l’io) e perché ci collega agli

altri. La speranza (la virtù della speranza) migliora la nostra

inclinazione verso noi stessi, mentre l’amore migliora la nostra

inclinazione verso la giustizia, cioè verso un bene più alto e più

sublime, ovvero la nostra inclinazione verso l’altro come Altro.

Scoto evidenzia semplicemente che la libertà positiva è più

sublime di quella negativa, ma egli non la annulla. Da questa

presa di posizione deriva il fatto che la libertà sublime dà origine

a una sublime connessione con gli altri e con l’Altro assoluto, 

la connessione che chiamiamo amore.

[...]



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Titolo: "Il vangelo della dignità dell'uomo. Dignitatis humanae, una provocazione continua"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Roman A. Siebenrock
Pagine:
Ean: 2484300020353
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Sintesi:

Dopo la collocazione storica e una interpretazione della dichiarazione nell’insieme del concilio, come esempio di una “teologia attenta ai segni dei tempi”, il significato permanente di Dignitatis humanae viene visto nel fatto che la chiesa può realizzare il vangelo solo ponendosi al servizio della dignità e della libertà degli esseri umani.

 

Parole chiave: Dignitatis humanae, dignità, diritti

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Titolo: "Concilium 3-2016: La sofferenza e Dio"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Luiz Carlos Susin, Solange Lefebvre, Daniel Franklin Pilario, Diego Irrarázaval
Pagine:
Ean: 2484300020315
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Sintesi:

Pensare la sofferenza è, anzitutto, rendersi solidali con chi soffre e preoccuparsi dell’assistenza premurosa e della giustizia. Ma la sofferenza solleva questioni che accrescono tanto il dolore quanto l’urgenza dell’attenzione da prestare. Da una parte c’è un’enorme varietà di sofferenze umane: biologiche, psicologiche, sociali; dall’altra, tali sofferenze producono una varietà di reazioni perfino opposte, dalla pietà all’odio, dalla paralisi legata alla delusione, fino all’impegno attivo. Ma soprattutto il carattere eccessivo della sofferenza solleva questioni che oltrepassano la filosofia e l’etica e coinvolgono la dimensione religiosa.

Parole chiave: sofferenza, teodicea, ingiustizia



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Titolo: "Corporeità e islamicità LGBT radicalmente alternative. L'avanguardia di nuove teologie islamiche della liberazione?"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Ludovic-Mohamed Zahmed
Pagine:
Ean: 2484300019906
Prezzo: € 3.50

Descrizione:L’articolo propone una lettura dell’atteggiamento verso il mondo LGBT all’interno delle culture arabe e in particolare islamiche, dove il fenomeno è stato sostanzialmente accettato almeno fino agli inizi del sec. XX. Dopo aver analizzato i motivi di tale mutato atteggiamento, l’autore interpreta la rilettura dell’attuale attività LGBT in area islamica con l’ausilio delle categorie elaborate dalla teologica della liberazione e dagli studi di genere.

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Titolo: "Vangelo e famiglia"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore: Mary d'Angelo
Pagine:
Ean: 2484300019876
Prezzo: € 3.50

Descrizione:

Nei testi biblici, “vangelo” e “famiglia” stanno insieme con un certo imbarazzo. La maggior parte dei detti sulla famiglia attribuiti a Gesù sono quelli designati dagli studiosi come “antifamiliari”; Paolo, dal canto suo, dichiara una netta preferenza per il celibato a servizio del vangelo. I conflitti all’interno delle famiglie,  l’ideologia imperiale e le ansie circa la probità sessuale portarono i primi credenti a difendere i “valori della famiglia” contro le accuse loro rivolte di “rovinare le famiglie”. Dare buone notizie alle famiglie significa ritornare ai testi usando un’ermeneutica analoga a quella messa in campo da Laudato si’, che rifiuta non solo il dominio, ma anche la sottomissione, dando gli stessi consigli di giustizia a tutti: amarsi l’un l’altro, ma non essere sottomessi né temere.



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