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Ebook - Rivista Di Pastorale Liturgica



Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024603
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDEX

 

Editoriale

 E. Massimi

Arte e liturgia: una relazione «complicata»

Studi

 S. Catalano

Arte e liturgia per chi?

 A . Mela

Arte e partecipazione nel contesto attuale

 V. Pennasso

Comunità, committenti, progettisti

 R. Mastroianni

La liturgia a lezione d’arte

 G. Zanchi

La potenzialità dell’artistico e i bisogni della formazione

 M. Brunini

Costruire una chiesa: l’esperienza di Viareggio

 F. Gaddini

L’adeguamento di una cattedrale: l’esperienza di Pescia

 G. Boselli

Il percorso dei Convegni di Bose

Sussidi e testi

 D. Piazzi

Le benedizioni dei «luoghi» liturgici

Formazione

 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

5. Arte e liturgia

 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

5. La preghiera eucaristica

 D . Piazzi

«È veramente cosa buona e giusta»

5. La nostra vocazione pasquale

Anniversario

Cronaca

 

 

Editoriale

 

Elena Massimi

Arte e liturgia:una relazione «complicata»

«Come il pescatore cattura il pesce con amo ed esca, così proprio con tropari e canti il diavolo spinge il monaco alla vanagloria, al desiderio di riuscire gradito, alla ricerca del piacere e ben presto all’impurità; infatti il canto non ha nulla a che fare con il monaco che desidera davvero la salvezza» 1. Questo breve passaggio di P. Everghetinós ben manifesta il peculiare e delicato rapporto, a cui è dedicato il presente fascicolo di RPL, che la liturgia intrattiene con l’arte. Liturgia e arte, infatti, utilizzano i diversi linguaggi, verbali e non, in modalità simboliche simili, trasfigurandoli; per questo motivo l’esperienza religiosa e quella estetica sono molto vicine – molto profondo è infatti il rapporto tra liturgia e bellezza. Potremmo affermare che la liturgia stessa è opera d’arte 2. Tutto ciò però non è esente da problemi: i linguaggi dell’arte nella liturgia possono, a seconda di come vengono messi in opera, aiutarci ad entrare nel mistero o addirittura distrarci da esso; per questo motivo P. Everghetinós affermava che il canto non ha niente a che fare con chi desidera la salvezza. Di tali dinamiche erano ben coscienti i Padri della chiesa, come Agostino, che ben attento, almeno nel caso della musica, confessava: «Quando mi capita di sentirmi mosso più dal canto che dalle parole cantate, confesso di commettere un peccato da espiare, e allora preferirei non udir cantare» 3. Potremmo affermare che l’arte è nella liturgia epifania del mistero, solo se è realmente a servizio di quest’ultimo e non viceversa. Purtroppo lungo la storia la graduale incomprensione di cosa fosse la liturgia, della sua natura e delle sue dinamiche, ha portato la liturgia stessa ad essere a servizio dell’arte, sua ancella, a divenire occasione per comporre, per costruire, per dipingere, per scolpire… Tutto ciò ha dato vita a opere meravigliose, che sicuramente elevano l’animo alla trascendenza, ma che sono espressione dell’artista, del suo sentimento religioso. La liturgia, invece, «è impressione di Dio sull’uomo più che espressione del sentimento dell’uomo verso Dio»4. Estendendo a tutta l’arte quanto SC 112 dice della musica, l’arte deve essere strettamente unita [...]



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024474
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDICE

Editoriale

 M. Roselli

Tirare avanti o spingersi oltre?

Studi

 G. Bezze

Perché adulti senza cresima?

 I . Seghedoni

Il Secondo Annuncio e il Sacramento Secondo

 A. Matteo

La fede è ancora possibile per un adulto!

 M. Gioia

Cresima, mobilità e appartenenza

 K. Cazzaro

La cresima degli adulti: una esperienza svizzera

 M. Roselli

La cresima degli adulti: una esperienza italiana

 M. Gallo

Celebrare la cresima degli adulti

Sussidi e testi

 M. Roselli

Un ritiro spirituale con cresimandi adulti

 A. Costabile

Celebrare la penitenza con cresimandi adulti

Formazione

 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

4. Il gesto spirituale

 G. Tornambè

«È veramente cosa buona e giusta»

4. «Eccomi, sono la serva del Signore»

Dibattiti

 M. Augé – A. Grillo

Usi e abusi in liturgia: a proposito di RPL 3/2019

 

EDITORIALE

Michele Roselli

Tirare avanti o spingersi oltre?

Sono diverse le persone che, non avendo completato l’iniziazione cristiana da ragazzi, chiedono di ricevere la confermazione. Spesso, questa domanda sorge in vista del matrimonio o della richiesta di impegno come padrino o madrina del battesimo o della cresima di un parente o di un amico. Per questo essa è, frequentemente, una domanda urgente, fatta per necessità, che raramente manifesta il desiderio di (ri)cominciare un cammino di fede e che riduce il sacramento della cresima a «sacramento del certificato». Come accogliere queste domande? Ci si deve accontentare di amministrare il sacramento con il minor dispendio di tempi e di energie da parte di tutti, oppure si può tentare di favorire un progresso? Lo sappiamo, almeno teoricamente, questa seconda opzione è la più evangelica. Ma è realisticamente sostenibile a fronte di scarso interesse (almeno in apparenza), di un agire pastorale obeso e di un numero di operatori che si assottiglia? Ed ancora: come accompagnare la domanda dei sacramenti perché essi non siano soltanto cerimonie? Quali sono i tentativi in atto? Qual è il compito iniziatico e mistagogico richiesto da questa sfida? Infine, come la teologia più recente afferma, i sacramenti sono «riti che danno forma alla vita». Allora è lecito domandarsi: quali deformazioni derivano da un processo disordinato che, dopo avere compromesso l’unità sacramentale di battesimo, confermazione ed eucaristia, la diluisce in un arco di tempo più o meno lungo e trasforma il secondo sacramento nel terzo o nel quarto? In altri termini, che cosa cambia ricevere la cresima da adulti? E che cosa questo cambia per la chiesa?

Il percorso
 Per tentare di offrire qualche cenno di risposta alle domande presentate, questo numero della rivista offre una breve ricognizione. G. Bezze problematizza le questioni legate all’età, alla collocazione e all’ordine dei sacramenti dei percorsi di iniziazione cristiana dei ragazzi e ricostruisce la storia recente della questione. L’inadeguatezza delle proposte catechistiche e rituali rivolte ai ragazzi può provocare un abbandono dei percorsi dopo l’eucaristia e la richiesta della cresima in età adulta. I. Seghedoni assume come linea di partenza il disordine (teologico) dei nostri percorsi di IC e mette in luce i limiti di una tale comprensione. Propositivamente mostra che la possibilità di un annuncio del vangelo di libertà si radica sulla capacità di puntare sulla simbolica della cresima non come sacramento del compimento, ma come sacramento non necessario. M. Roselli e K. Cazzaro raccontano l’esperienza dell’accompagnamento di adulti verso la cresima. Tali percorsi devono tenere aperte diverse vie di accesso al mistero (K. Cazzaro). Ciò domanda anche di prendere sul serio tutte le dimensioni dell’esperienza cristiana (M. Roselli) ed in particolare il potenziale iniziatico della liturgia, il cui codice rituale dovrebbe essere attivato il prima possibile e non solo nella messa di celebrazione del sacramento. (M. Gallo).

La cresima di adulti richiede tempo e domanda da adulti
 Ci vuole tempo per fare evolvere e convertire le rappresentazioni di fede. Ci vuole tempo e ritmo – accoglienza e decisione, conversione, preghiera – per camminare verso la cresima. Questo vale anche per i migranti e li può aiutare a far evolvere le motivazioni di richiesta del sacramento da mezzo di integrazione sociale a segno del dono di Dio. Ci vuole tempo anche per stare nelle dinamiche ecclesiali e comunitarie che il sacramento significa. L’accoglienza della domanda di sacramento può essere occasione per ragionare sui modi in cui la chiesa si fa carico dell’adulto.

Almeno due piste per continuare
 La domanda della cresima da adulti è appello alla comunità che ci manca o che sembra essere altrove. Anche relativamente ai percorsi di completamento d’iniziazione cristiana può valere la diagnosi che vale per l’iniziazione cristiana in generale. Essa è una questione ecclesiologica, non soltanto pastorale e neppure solo catechistica. Domanda di ritrovare un protagonismo dell’intera comunità ecclesiale, perché tutti – lo sappiano o meno – sono testimoni di fede per coloro che sono generati alla fede. Riconosciuto l’attuale disordine teologico delle tappe sacramentali della IC ed ammesso che sul panorama attuale incidono questioni pedagogiche e tradizionali, aldilà delle posizioni che ciascuno liberamente può sostenere, il punto assodato che la prassi ci rinvia è che un ritrovato ordine teologico nella collocazione nell’ordine dei sacramenti non garantisce la continuità del cammino. In questo senso parrebbe più promettente lavorare per manifestare l’unità di battesimo, confermazione ed eucaristia. Si tratterebbe di uscire dalla visione lineare dei sacramenti a vantaggio di una visione concentrica, tipica dell’era patristica, e di mostrare il legame della cresima con gli altri due sacramenti della IC e la centralità dell’eucaristia come compimento non solo dei tre sacramenti della IC, ma dell’intero settenario sacramentale.  



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024405
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDICE

Editoriale

2 G. Tornambé

Lex orandi,lex credendi e… lex agendi

Studi

4 M. Augé

L’inculturazione dopo Magnum principium

9 G. Laiti

«La realtà è più importante dell’idea», anche in liturgia

11 G. Drouin

Nuove presidenze, nuova ecclesiologia?

19 A. Grillo

Solo abusi?

24 F. Di Molfetta

Rituali e non rituali:

«Proclamiamo la tua risurrezione»

28 D. Piazzi

Nuova eucologia: sempre un abuso?

32 C. Franco

«O altro canto approvato dall’autorità ecclesiastica»

37 M. Gallo – M. Roselli

Posso inventare riti? Catechesi e liturgia al camposcuola

Formazione

43 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

3. Fede, liturgia e prassi

50 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

3. I molti ministeri nella messa

55 D. Piazzi

«È veramente cosa buona e giusta»

3. La pienezza della gioia pasquale

Sussidi e testi

59 M. Gallo

Benedizione degli zainetti

66 A. Magnani

Celebrare la prima confessione

 

EDITORIALE

Gabriele Tornambé

Lex orandi, lex credendi e… lex agendi?

Il noto assioma di Prospero d’Aquitania (390-455), Lex orandi, lex credendi, continua a manifestare interesse nell’euristica della teologia. Una prima possibilità di lettura di questo principio va nel senso in cui è costruita l’espressione; l’interpretazione che ne segue è che la legge della preghiera determina la legge della fede. Quest’ultima trovava nell’espressione rituale e celebrativa della chiesa il suo momento fontale: d’esempio in tale ambito sono la proclamazione dei dogmi dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione di Maria. Ma esiste anche la lettura inversa che dà il primato all’aspetto dommatico; in questo secondo caso la preghiera si rivelerebbe manifestazione della fede creduta; così troviamo chiaramente affermato in Mediator Dei e in Vicesimus quintus annus. La speculazione teologica ed i documenti magisteriali hanno reso questa espressione di fatto biunivoca, sebbene non manchino, nel dibattito attuale in merito ad essa, i partigiani della prima sulla seconda maniera di leggerla ed interpretarla. La questione rischia di complicarsi quando a questi elementi ne aggiungiamo un terzo, quello della lex agendi o lex vivendi. Questi sono diventati indistintamente espressione della “prassi” della chiesa. Ma di quale prassi si tratta? C’è chi ha interpretato la lex agendi come la dimensione etica indispensabile per ogni azione celebrativa, e chi ha voluto riferirla all’agire liturgico propriamente detto, preferendo dare una colorazione etica specificamente alla lex vivendi. Senza volere entrare nel dibattito sull’uso di una o dell’altra lex, ci domandiamo se la prassi condensata nell’espressione lex agendi/vivendi non possa piuttosto essere interpretata come l’azione pastorale della chiesa nel suo declinarsi ordinario delle comunità diocesane, parrocchiali, religiose. La lex agendi/vivendi, così compresa ed articolata agli altri due elementi dell’assioma del monaco marsigliese, continuerebbe a conservare la validità dell’espressione e, soprattutto, permetterebbe ancora una lettura in entrambi i sensi fuori da ogni fuorviante interpretazione? In effetti, non mancano esempi di chi sostiene che le prassi della comunità cristiana possano essere fonte di riflessione teologica e che siano suscettibili di divenire teologia (pratica): è il metodo che si sono date alcune Università del Nord-America per la ricerca in teologia pastorale. Se consideriamo l’elemento lex agendi/vivendi come il milieu dell’agire e del vivere di una determinata comunità ecclesiale, allora saremmo portati a prendere in considerazione i diversi luoghi e culture in cui è presente la chiesa e non potremmo esimerci dal considerare i relativi processi di inculturazione in cui la fede è tradotta per risultare accessibile, e la celebrazione adattata perché i fedeli possano parteciparvi tutti pienamente. Ci sembrerebbe, allora, che la validità dell’assioma del segretario di papa Leone Magno, arricchito del terzo elemento e letto in un senso come in un altro, continuerebbe ugualmente ad esistere. Ci confortano in tale interpretazione gli sforzi d’inculturazione della celebrazione eucaristica in realtà come lo Zaire o il Brasile, dove non ci stupiamo di riscontrare che elementi culturali caratterizzanti la cultura di questi Paesi abbiano trovato spazio nei messali canonicamente approvati, e come, per ritus et preces, si riveli una teologia del popolo di Dio ed una rinnovata consapevolezza di partecipazione ed esercizio della ministerialità, di cui i documenti conciliari avevano posto le basi. Se, sempre in tale direzione, guardiamo a quanto realizzato dalle diverse Conferenze Episcopali nazionali (o linguistiche), ci accorgeremo come l’adattamento dei rituali abbia comportato l’introduzione di alcuni gesti favorendo una considerevole diversità nei riti che non ha in alcun modo compromesso la celebrazione dell’unico mistero pasquale del Cristo morto e risorto. Non sono forse queste espressioni del felice esito di nuove situazioni ed esigenze pastorali (lex agendi/ vivendi) che, con i tempi necessari per coglierle, chiarificarle ed integrarle, portano alla sintesi di nuovi linguaggi verbali e non verbali (lex orandi) illuminando in modo rinnovato la fede viva professata dall’unica chiesa presente nella pluralità delle comunità ecclesiali (lex credendi), senza negare alcun tratto della verità trasmessa e conservata nei secoli dalla chiesa?



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024368
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

2 M. Gallo

Attenzioni recuperate

Studi

4 W. Ruspi

Una comunità che accoglie

8 G. Mariani

Iniziare alla liturgia con la liturgia

16 G. Routhier

Evangelizzazione e celebrazione

21 P. E. De Prisco

Catecumeni all’assemblea

domenicale

26 G. Di Donna

«Il regno di Dio è vicino»

31 F. Marg heri

Parola e preghiera

36 J. Pinheiro

«Mantenere» nei misteri celebrati

Formazione

41 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

2. Il modello catecumenale

48 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

2. Lo spazio liturgico

54 G. Tornambè

«È veramente cosa buona e giusta»

2. La gioia della Pasqua

Sussidi e testi

60 M. Muth

Celebrazioni per catecumeni

66 F. Marg heri

La prima confessione dei neofiti

69 J. Pinheiro

I Vespri in albis deponendis

Santa Sede

73 La liturgia, via maestra

Cronaca

 

Marco Gallo

Attenzioni recuperate e buone pratiche liturgiche

Con una battuta, un vescovo francese raccontava di aver avuto spesso l’impressione di leggere, sul viso dei suoi preti, al presentarsi nelle loro parrocchie di un adulto che chiedeva il battesimo, lo stesso entusiasmo di quando si guasta il riscaldamento in chiesa; vi leggeva un perplesso: «Come posso risolvere la cosa il prima possibile?». Non è certamente la norma, né in Francia, né da noi. È però vero che al catecumenato occorre prestare un’attenzione crescente. L’impegno dei liturgisti non può esser limitato all’elaborazione dei rituali, del RICA e dei suoi adattamenti. Tutto il processo di evangelizzazione è un processo celebrativo. Dopo 25 anni: come sta il catecumenato in Italia? La Chiesa italiana ha celebrato nel 2018 i venticinque anni di lavoro del Servizio Nazionale per il catecumenato, aperto presso l’Ufficio Catechistico Nazionale nel 1993. In un convegno sobrio e denso (Roma, 28-29 aprile 2018), si è colta l’occasione per rileggere con i primi testimoni la storia recente e per rilanciare alcune urgenze, in ascolto dei neofiti e delle diocesi partecipanti. La presenza dei catecumeni adulti nelle comunità italiane è in costante crescita e si dimostra fonte di nuove ministerialità e linguaggi. Non solo i “nuovi italiani” bussano alle porte delle parrocchie, ma anche giovani non battezzati da bambini con genitori allontanatisi dal tessuto ecclesiale o cresciuti in altre esperienze religiose. Ad essi è offerto normalmente un serio percorso di almeno due anni, scandito in passaggi e celebrazioni, quasi ovunque strutturato sul RICA. Non mancano documenti orientativi, sussidi e testi utili elaborati negli anni1. Il servizio ha fatto tesoro di un intenso dialogo con analoghe esperienze in Europa. Comparata ad altre esperienze del catecumenato moderno, l’esperienza italiana è recente e non sembra diventata popolare, né esemplare nella pastorale, resta un’eccezione nella vita ordinaria della parrocchia. La sua presenza è percepita da alcuni pastori come un problema da risolvere in fretta, manca ancora una ministerialità sufficiente ad un vero accompagnamento, la comunità non partecipa al percorso e, dato doloroso, non di rado chi riceve Battesimo, Cresima ed accesso all’Eucaristia, presto smette di frequentare la comunità eucaristica che l’ha accolto. I battezzati adulti restano solo se … Una interessante ricerca (F. Gyombolai- Kocsis, A. Kézdy 2010, 2017) presentata nell’incontro europeo dei Servizi per il Catecumenato (Eurocat) svoltosi nel 2017 a Pécs, in Ungheria, identificava principalmente cinque aree con le quali gli adulti intervistati giustificavano la loro conversione religiosa: la conversione dopo un trauma, quella per relazione e contatto personale, la conversione compensativa rispetto a qualcosa avvertito come mancante, quella per ricerca di senso e l’ingresso in famiglie, gruppi o comunità credenti. Il dato più interessante dell’inchiesta era però relativo alla fedeltà dei neofiti dopo il battesimo. Il gruppo incomparabilmente più stabile dopo l’iniziazione cristiana è quello convertito dopo il contatto con famiglie, gruppi o comunità, seguito dagli adulti che dichiaravano di aver iniziato la conversione per una relazione personale con un credente. Anche per il numero crescente dei catecumeni tra i migranti in Europa, soprattutto nei paesi germanofoni, il legame tra stabilità ed effettiva relazione con le comunità parrocchiali è confermato – facendo del lento processo di catecumenato una sorprendente forma di integrazione anche sociale e culturale. I cantieri aperti Si tratta dunque di notare quali siano i cantieri effettivamente aperti o da aprire in rapporto al catecumenato. Prima di tutto, è necessario incoraggiare le comunità: i catecumeni sono giovani, sono portatori di domande vivificanti, suscitano con la loro presenza una insospettabile rinascita di linguaggi, ministeri e ritmi. Ogni diocesi poi, attivando un significativo Servizio per il catecumenato, può oggi fruire di strumenti per la formazione e per la condivisione di buone pratiche, così da porsi accanto con efficacia alle parrocchie. Nel percorso che si vive con i catecumeni, sono da approfondire le varie dinamiche della conversione, a partire dal non scontato coraggio di proporre la fede diventando finalmente missionari in uscita. Nel processo di evangelizzazione, quindi, sono da maturare attenzioni al linguaggio simbolico e celebrativo che non risultavano ancora del tutto a punto nella letteratura di alcuni decenni fa, e quindi assenti nei sussidi oggi in uso. In tal senso, questo numero della rivista propone non solo la riflessione a sostegno di tali pratiche ma anche diversi esempi concreti e già in atto. [...]



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024313
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDICE

 

Editoriale

2 R. Barile

Il male tra spiegazioni e mistero

Studi

5 C. Doglio

Il male nell’Antico Testamento

9 G .L. Carrega

Il male nel Nuovo Testamento

13 A . Mastantuono

Le maschere del male

18 G . Di Donna

La lotta luminosa: il catecumenato

24 A . Lameri

Liberati dal giogo del male:

Quaresima e Tempo pasquale

30 D. Messina

Il male nel Rito della Penitenza

35 P. Sorc i

Il male: l’unzione degli infermi

40 R. Barile

Il male: gli esorcismi

Nota

45 V. Mignozzi

Preghiere e messe di guarigione

Formazione

48 M. Roselli – S. Soreca

Formare gli operatori pastorali

1. Il male nella liturgia

55 M. Gallo – S. Sirboni

La Messa e il Messale

1. Laboratori per iniziare

61 D. Piazzi

«È veramente cosa buona e giusta»

1. Celebrare rinnovati

il mistero pasquale

Sussidi e testi

67 E . Sapori (a cura di)

La comunione ai malati

 

EDITORIALE

Il male tra spiegazioni e mistero

 

Partiamo dall’icona della prima evangelizzazione di Gesù con annuncio

della parola, guarigione delle malattie, azione di scacciare i demoni (cfr.

Mt 4,23-24; 9,35; Mc 1,39; Lc 6,17-18). Non solo il secondo e il terzo intervento

sono rimedio ad un male: loè anche il ministero della parola, dal

momento che secondo Mt 4,14-17 l’epifania di Gesù è luce per chi abita

nelle tenebre e nell’ombra di morte. Il CCC, che sta a mezzo tra l’opera

di Gesù Cristo e la sua continuazione nella chiesa, fa apparire il male prima

come fisico e poi come morale: il che corrisponde alla nostra esperienza e

permette di inquadrare l’azione della liturgia nonché gli articoli di questo

numero.

Il male fisico

La questione del male scatta con la creazione e con la domanda: se tutto

è stato creato da Dio e con sapienza, perché il male? Il male fisico permette

una prima definizione come assenza di bene. È la posizione di Tommaso: «Si

può cominciare a parlare del male partendo dal concetto di bene (...) e non

resta che dire che con male si intende assenza di bene»; «il male in se stesso

non è qualcosa», «non può che essere nel bene (...) il soggetto del male è il

bene»; anche i demoni sono naturaliter buoni e sono diventati cattivi solo per

un atto di volontà (Sth I, q. 48, a. 1; I, q. 48, a. 3; De Malo q. 1, a. 2; q. 16, a

2; D 800. Cfr. anche Lateranense IV nel 1215). Precisare la non consistenza

ontologica del male non è pedanteria, altrimenti si spalanca la porta alla soluzione

dei due principi alla pari, tentazione avvincente e facile.

Tornando alle citazioni bibliche, va segnalato che i vangeli riportano un

intervento di Gesù sugli elementi materiali: la tempesta sedata e il cammino

sulle acque (Mt 8,23-27; Mc 4,35-41; Lc 8,22-25; Mt 14,25; Mc 6,45-50; Gv

6,19); inoltre si dà una certa relazione fuori dell’ordinario tra le cose di questo

mondo e il ministero del Signore. Si considerino il fico seccato (Mt 21,18-

19; Mc 11,20-21), la moltiplicazione [...]



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023897
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDICE

 

Editoriale

2 D. Piazzi

L’anno liturgico, tempo d’altri tempi

Studi

4 I. De Sandre

Anno liturgico: per chi?

9 G. Boselli

Difendere la domenica: perché?

14 M. Metzger

Il Triduo pasquale e i suoi riti

20 L . Della Pietra

Stesso anno liturgico, assemblee diverse

26 F. Gomiero

Anno liturgico e sacramenti

31 M. Roselli

Anno liturgico e catechesi dei ragazzi

37 D. Paglia

Anno liturgico e pietà popolare

Note

43 F. Bonomo

La calenda di Natale

e l’annuncio della Pasqua

46 R . Barile

Anno liturgico e anni tematici

Formazione

49 FOCr

Preadolescenti & liturgia

5. «Questo è il mio corpo»

53 M. Di Benedetto

Giovani & liturgia

6. Scommettiamo ancora sulla liturgia?

58 E . Mass imi

Guida per cantare la messa

6. Il canto finale e gli «attori» del canto

Sussidi e testi

63 M. Campedelli

Anno liturgico: un tempo che dà forma?

 

 

EDITORIALE

Daniele Piazzi

L’anno liturgico,

tempo d’altri tempi

Editoriale

Ancora un numero di RPL sull’anno liturgico (AL). A scorrere i titoli dei fascicoli

dal 1963 ad oggi probabilmente e il tema piu frequentato. Si parte dalla

sussidiazione con omelie e schede celebrative per le domeniche della prima

ora, fino alla inevitabilmente difficoltosa riflessione che abbiamo proposto

negli ultimi due decenni. E vero: l’AL e un problema e ha problemi. I lettori

stiano, pero, tranquilli, non li esauriamo tutti in questo numero, altrimenti

non sapremmo cosa scrivere nelle prossime annate.

Dietro la ormai usuale denominazione di AL stanno questioni primariamente

di comprensione teologica, non solo del popolo di Dio, ma anche dei

ministri ordinati. Il percorso domenicale in alcune progettazioni pastorali

sembra svuotato del suo contenuto misterico, privilegiando di fatto anno catechistico,

giornate particolari, iniziative diocesane e parrocchiali. Insomma,

l’AL lo si celebra, ma non si sa bene a cosa serva.

Ci sono anche importanti problematiche culturali. E un anno storicamente

cresciuto con motivazioni teologicopastorali, ma non unitarie, durante

circa otto secoli. E strettamente legato alle culture mediterranee, semitiche e

greco-latine. E originato dai ritmi della civilta contadina, impregnato dalle

stagioni delle nostre latitudini temperate e dalla alternanza notte-luce… E

ancora cosi per l’Occidente che segue i calendari delle borse e fa della notte

il cuore dello svago/trasgressione e del giorno il tempo che produce denaro? E

adottabile/adattabile in culture di altri emisferi geografici e culturali? I ritmi

della vita, del lavoro, dell’economia, del nuovo culto del tempo libero e dello

shopping sono semplicemente dannosi all’impianto che richiede continuita

e assiduita dell’AL o anch’essi sono elementi da considerare per una vera

inculturazione della ritualita [...]



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023835
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

 S. Sirboni

Confessione o conversione?

Studi

 M. Chiodi

Da «tutto» peccato a «niente» peccato?

 A. Costanzo

Ecclesiologie e prassi penitenziali

 L. Donati Fogliazza

Confessione e prima Comunione

 L. Popesc u – R. Angelici – P. Ricca

M.T. Milano – Y. Pallavicini

Riconciliarsi con Dio

 R oland Lac roix

Conversione e mistagogia

 G . Cavagnoli

La «forma» rituale della Penitenza

Note

 S. Sirboni

Le celebrazioni comunitarie

della penitenza

 R . Barile

Confessione e comunione

 V . Donatello

Confessare una persona

con disabilità intellettiva?

 M. Gallo

Il sacramento della penitenza

nell’immaginario di papa Francesco

Formazione

 FOCR

Preadolescenti & liturgia

4. Come in cielo così in terra

 M. Di Benedetto

Giovani & liturgia

5. A celebrare s’impara celebrando

 E . Mass imi

Guida per cantare la Messa

5. I riti di comunione

Sussidi e testi

 P. Tomatis

Progettare per tempo: la dimensione

penitenziale della Quaresima

 

EDITORIALE

Silvano Sirboni

Confessione o conversione?

Editoriale

Il rituale della Penitenza è in crisi da quasi duemila anni. Ne fa fede il testo de Il pastore di Erma (150 circa) allorquando prevede il pubblico perdono dei peccati gravissimi da parte della chiesa una sola volta nella vita poiché «per i servi di Dio la penitenza è una sola» (Precetto IV, 3). La conoscenza della storia è illuminante per evitare di idealizzare il passato alimentando infondate nostalgie e per discernere l’essenziale dal secondario. La storia evidenzia come la prassi penitenziale della chiesa sia quella che nei corsi dei secoli ha subìto i maggiori cambiamenti e nello stesso tempo sia lo specchio e la radice di un particolare modo di essere chiesa, cristiani nel mondo. La chiesa lungo i secoli ha saputo dare risposte diverse alla esigenza cristiana di conversione e di riconciliazione e per comunicare visibilmente il perdono di Dio. Il medioevale ordo paenitentium non è certo riproponibile oggi nelle stesse modalità. Tuttavia il rituale del 1973 suggerisce di strutturare la Quaresima come un tempo più visibilmente penitenziale, con celebrazioni particolari, «in modo che tutti i fedeli abbiano modo di riconciliarsi con Dio e con i fratelli e di celebrare poi, rinnovati nello spirito, il triduo pasquale del Signore morto e risorto» (RP 13). Nel contesto della riforma liturgica, il rituale della penitenza ha avuto significativi cambiamenti non solo con l’inserimento della parola di Dio e il cambiamento della formula sacramentale, ma anche con il recupero della dimensione comunitaria. Con tutto ciò, la celebrazione della penitenza agli occhi e nell’esperienza dei fedeli appare immutata. Infatti, la celebrazione comunitaria del sacramento della penitenza trova rari spazi nella normale prassi liturgico-pastorale delle parrocchie e delle diocesi. Il sacramento continua ad essere vissuto quasi esclusivamente nello stretto ambito individualistico di quel confessionale che, purtroppo, nei recenti anni passati è stato ‘dissacrato’ e ridicolizzato da film e da note trasmissioni televisive. In breve, la riconciliazione sacramentale viene vissuta al di fuori di ogni contesto ecclesiale, con il rischio di una deriva intimistica che non è senza ricadute negative di carattere psicologico e anche teologico e spirituale. È pure evidente un forte calo nella [...]



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023750
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Michele Roselli

Pensosamente ‘pratici’

Editoriale

«Noi non poniamo riti in occasione

del nostro venire alla fede: noi veniamo

alla fede mediante riti». Per costruire la

cornice ermeneutica dei nodi pastorali

legati ai sacramenti insieme all’affermazione

di M. Belli, si può aggiungere

un’acquisizione della teologia più recente:

i sacramenti sono «riti che danno

forma alla vita». Ma è realmente

(ancora) così? Nell’ambivalenza della

risposta possibile si manifesta la sfida

cui la pastorale è convocata e che

questo numero intende istruire, focalizzando

l’attenzione su battesimo e

confermazione.

Come accompagnare la domanda

dei sacramenti perché essi non siano

soltanto cerimonie, peraltro sempre

meno richieste (così, almeno, appare

in alcune zone d’Italia e alla lente di

qualche osservazione superficiale ed

empirica)?

A quale conversione sono chiamati

gli operatori pastorali e la comunità

cristiana? Quali sono i linguaggi più

adatti per annunciare la buona notizia

dell’alleanza che questi sacramenti

realizzano? Anzi, come essi vanno ‘ricompresi’

e ‘ripensati’ – riteniamo che

sia questa la prospettiva dentro cui si

possa riflettere anche sulla collocazione

e sull’ordine – in questa cultura, rimanendo

contemporaneamente fedeli

a Dio e all’uomo? Quali tentativi sono

attualmente in corso?

È questo il ventaglio di domande

sottinteso a quelli che nel titolo abbiamo

definito nodi pastorali del battesimo

e della confermazione e rispetto ai

quali il numero si struttura come una

ricognizione multidisciplinare, ‘pensosamente

pratica’, per promuovere

una circolarità virtuosa tra riflessione

e prassi. Il desiderio non è anzitutto

quello di sciogliere i nodi, perché alcuni

restano necessariamente aperti,

quanto quello di nominarli e di indagarli

per cercare di riappropriarsi di alcune

consapevolezze teologiche, liturgiche,

pastorali e culturali, ‘tenendole’

il più possibile insieme, in uno sguardo

sistemico.

In apertura L. Girardi rintraccia

nel rilancio della categoria di iniziazione

e nella celebrazione unitaria

di battesimo, cresima ed eucaristia il

segno di una nuova comprensione dei

sacramenti dell’iniziazione. L’analisi

mostra l’urgenza di un recupero della

dinamica iniziatica. La vera posta

in gioco – rilanciata da Incontriamo

Gesù. Orientamenti per l’annuncio e la

catechesi in Italia – non è soltanto il

ripristino dell’ordine dei sacramenti e

la loro celebrazione unitaria, ma anche

l’esigenza di una rinnovata attenzione

sull’intero cammino formativo di ‘ispirazione

catecumenale’. Tale cammino

ridisegna la fisionomia della comunità

ecclesiale invitandola a ritrovare la

sua capacità generativa alla fede e a

valorizzare le dinamiche esperienziali

e rituali, oltre che quelle dottrinali.

Sulla linea di quest’orizzonte, M.

Belli cerca un discernimento teologico

delle prassi diffuse intorno al battesimo

e alla confermazione. Nel suo ‘abbozzo’

si pone ‘a valle’ delle pratiche

per vagliarle al saggio di cinque verbi:

preparare, ordinare, differire, posticipare,

iniziare. Per ciascuna di queste

azioni indica le dimensioni che esse

onorano e quelle che invece tralasciano.

M. Roselli tratteggia la cornice culturale

ed ecclesiale delle pratiche di

iniziazione cristiana: lo smarrimento-

depotenziamento dei riti (di passaggio)

e una prassi ecclesiale che modula

in modi differenti l’ordine dei sacramenti.

Su questo sfondo indica alcune

consapevolezze che stanno davanti

alla Chiesa come soggetto che pratica

l’iniziazione cristiana come altrettanti

terreni da esplorare con creatività… e

urgenza?

Il Rito del battesimo dei bambini è il

prisma attraverso cui D. Piazzi interroga

alcune delle questioni in gioco.

La nostra situazione culturale domanda

di ripensare gesti, segni e preghiere

per una maggiore fedeltà del rito al

compito dei sacramenti, teologico ma

anche pedagogico.

F. Kannheiser e S. Soreca entrano

nelle questioni con uno sguardo su alcuni

dei soggetti coinvolti. La prima

apre due finestre sulla vita dei bambini

(0-6 anni) coinvolti con le loro

famiglie nella pastorale battesimale e

su quella dei ragazzi (6 -10 anni), e

offre spunti per cercare un linguaggio

catechistico che intercetti vita

ed esperienze, ma anche promuova

orizzonti nuovi. Il professore dell’Università

pontificia salesiana mette a

fuoco una riflessione sulle figure del

padrino/madrina e del testimone della

cresima: ministerialità da riscoprire,

segno di una prossimità ecclesiale che

permette l’incontro con diverse figure

di riferimento per generare alla fede e

accompagnarne i passi.

Il percorso non bypassa le questioni

canoniche relative alla richiesta del

battesimo e/o della cresima e al matrimonio,

questioni che l’accompagnamento

degli adulti alla scoperta o alla

riscoperta della fede pone con sempre

maggiore frequenza. A. Giraudo e W.

Ruspi con l’angolatura del diritto e

della pastorale indicano prospettive

per tenere aperta la riflessione necessaria

per accompagnare le persone

coinvolte, a partire dalla situazione in

cui ciascuno si trova.

Le due note pongono domande non

ininfluenti sulla prassi iniziatica collegata

a questi sacramenti e relative al

maschile e al femminile. A. Matteo

contribuisce riconoscendo i rischi di

una catechesi prevalentemente coniugata

al femminile. A. Meragalli dell’Agesci

riflette sull’opportunità di attività

per gruppi di maschi e di femmine

separati.

 

Sommario

Editoriale

2 M. Roselli

Pensosamente ‘pratici’

Studi

4 L . Girardi

Battesimo, cresima e iniziazione cristiana

9 M. Belli

Battesimo e cresima:

nodi teologici e pastorali

15 M. Roselli

Diventare cristiani senza tappe?

22 F. Feliziani Kannheiser

Bambini e fanciulli: i soggetti dell’IC

27 S . Soreca

Iniziazione senza padrini e madrine?

32 A . Giraudo

Battesimo, cresima e matrimonio: i canoni

35 W. Ruspi

Battesimo, cresima e matrimonio:

la pastorale

38 D . Piazzi

Il Rito del Battesimo dei bambini: funziona?

43 G. Cavagnoli

Confermazione e professione di fede

Note

48 A . Meregalli

Tornare a separare maschi e femmine?

50 A . Matteo

Catechisti: solo donne?

Formazione

52 Federazione Oratori Cremonesi

Preadolescenti & liturgia

3. What’s your power?

59 M. Di Benedetto

Giovani & liturgia

4. La corporeità della fede

64 E . Massimi

Guida per cantare la messa

4. La liturgia eucaristica

Sussidi e testi

70 D . Piazzi

Imposizione delle mani e unzione crismale



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023637
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

2 R. Barile

Eucaristia: nodi da sciogliere,

ma con attenzione

Studi

5 R. Sala

Nuove generazioni

senza messa

11 J.A. Scampini

Eucaristia: partecipazione

e ‘vitalità’

19 I . De Sandre

Fine settimana senza domenica

24 M . Guzzi

Il tempo del nuovo inizio

29 J.-M. Donegani

Credere senza appartenere

e appartenere senza credere

34 G. Routhier

Messa, parrocchia, territorio

39 D. Musumeci

Celebrazione eucaristica:

riti e emozioni

Formazione

45 Federazione Oratori Cremonesi

Preadolescenti & liturgia

2. L’albero della vita

52 M . Di Benedetto

Giovani & liturgia

3. La corporeità della fede

58 E . Mass imi

Guida per cantare la messa

3. La liturgia della Parola

Approfondimenti

66 A . Dal Maso

L’eucaristia di Harry Potter

Documenti

72 A . Grillo

Maria, madre della Chiesa


 

Riccardo Barile

Eucaristia: nodi da sciogliere, ma con attenzione

Editoriale

Un numero di RPL sui nodi pastorali

– problemi ma anche situazioni nuove

– confluenti nella celebrazione eucaristica

puo presentarsi come carenza

di fantasia programmatica. In realta e

quasi un atto dovuto, dal momento

che tutta la vita liturgica gravita sui

sacramenti e in particolare sul sacrificio

eucaristico, come si esprime Sacrosanctum

concilium (= SC) 6 e ribadisce

il Catechismo della chiesa cattolica (=

CCC) 1113. La conseguenza e che i

nuovi nodi pastorali – non sempre risolti

ne risolvibili in tempi brevi – si

addensano sulla celebrazione eucaristica

e a scadenze quasi regolari vanno

monitorati. A questo punto e utile

domandarci: a quali nodi pastorali ci

troviamo di fronte?

Un primo tipo di nodi pastorali puo

essere introdotto da una citazione del

card. Biffi risalente agli anni Settanta

del secolo scorso quand’era parroco:

[…] la messa delle undici vede certamente

una ventina di ragazzi che

chiacchierano in fondo alla chiesa,

ma davanti a loro ci sono novecento

persone che stanno attente e pregano.

Sotto questo profilo, il miglioramento

rispetto alle messe eleganti dell’epoca

preconciliare e netto, innegabile e

generale. Lo devo riconoscere perfino

io1. E una testimonianza del successo

‘sostanziale’ della riforma liturgica che

ovviamente lascia aperto un cammino

nella stessa direzione: tradurre i testi,

rimodellare i riti (secondo la tradizione),

apprendere l’ars celebrandi,

mettere in atto iniziative di catechesi

e altri accorgimenti in vista della partecipazione

ecc. Restando in questo

quadro, che suppone una situazione tradizionale

da portare avanti e migliorare,

chi legge trovera articoli sui giovani e

su come accordare il loro approccio

virtuale con il reale dell’eucaristia (R.

Sala), sulla piu intensa partecipazione

di nuovi gruppi cristiani in America

Latina (J.A. Scampini), sulla partecipazione

come ripresa compendiata

dell’iniziazione (M. Guzzi), sulle

emozioni (D. Musumeci), con schede

tecniche per incontri e catechesi (Dal

Maso, Di Benedetto) ecc. Cioe si tratta

di mantenere e migliorare quanto

sostanzialmente avviato dal Vaticano [...]

 

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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023606
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

 S. Sirboni

La tradizione clona il passato

o orienta al futuro?

Studi

 A. Grillo

Perché per innovare

si vuol tornare indietro?

 L . Balugani

I preti del futuro:

tra tradizione e postmodernità

 P. Tomat is

Vicende di termini contesi:

sacro e mistero

 M . Gallo

Una riforma imposta?

 M .A. Paiano

La riforma della liturgia

come problema

nella storia della Chiesa

 K.P. Dannecker

Dimmi come celebri e ti dirò chi sei

 R . De Zan

Convocati e rinnovati dalla Parola

 D. Vita li

Mistero della liturgia

e mistero della Chiesa

Formazione

 Federazione Oratori Cremonesi

Preadolescenti e liturgia:

1. Santi loro… santi noi?

 M . Di Benedetto

Giovani e liturgia

2. Quando la vita diventa liturgia

 E . Massimi

Guida per cantare la messa

2. Atto penitenziale, Kyrie, Gloria

Nota

 R . Barile

La giovinezza della Chiesa

nell’eucologia del Messale


 

Silvano Sirboni

La tradizione clona il passato

o orienta al futuro?

Editoriale

Perché alcuni ambienti ecclesiali,

di vertici e di base (anche giovanili) –

sebbene minoritari – chiedono il ritorno

a forme celebrative e a strutture ecclesiali

preconciliari? Quali ingenuità,

ma anche quali malesseri evidenziano?

È a partire da questa domanda sempre

più urgente che prende l’avvio il secondo

numero della nostra rivista per

l’anno 2018. Il lucido intervento del

prof. Andrea Grillo pone le basi perché

ciascuno e possibilmente anche gruppi

parrocchiali affrontino l’argomento in

modo da superare lo stereotipo inadeguato

di una certa identità cattolica

che confonde semplicemente il passato

con la tradizione.

In questo contesto postconciliare suscita

una certa sorpresa l’atteggiamento

di non pochi seminaristi e giovani

preti che si sentono profondamente

attratti dal fascino di una liturgia e, di

conseguenza, dal fascino di una chiesa

fortemente sacrale. La documentata

analisi di Luca Balugani allarga opportunamente

lo sguardo sui giovani postmoderni

e, pertanto, questo intervento

diventa prezioso anche per affrontare

problematiche che vanno oltre l’ambito

strettamente liturgico. Potrebbe costituire

una stimolante riflessione per

discutere con i giovani il loro rapporto

con la fede e con il culto.

A completamento di queste tematiche

offre una preziosa chiave di lettura

l’intervento di Paolo Tomatis che si

propone di superare lo scontro frontale

fra sacro e profano.

Una vecchia e infondata accusa vorrebbe

far credere che la riforma liturgica

sia stata un’operazione di pochi,

anzi di alcuni gruppi massonici nemici

della chiesa. Chi dice queste cose non

conosce la storia di oltre tre secoli e

in particolare la storia del Movimento

liturgico. Non solo, ma ignora, o finge

di ignorare, tutto il lavoro di ricerca

che ha preparato e accompagnato il

dibattito conciliare che, per quanto

riguarda la liturgia, si concluse con

un’entusiastica approvazione di tutta

l’assemblea conciliare (con solo quattro

voti contrari).

Il tradizionalismo si alimenta nell’ignoranza

della storia. Sono ben due,

sebbene con taglio diverso, gli inter...

 

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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023361
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

2 M. Gallo

Un Messale per i giovani?

Studi

5 F. Garelli

In fuga dalla liturgia

10 P.C. Rivoltella

Liturgie, giovani e ‘cyber liturgia’

16 L . Voltolin

Il rito: l’avatar di Dio

21 C. Monge

Una liturgia giovane: il caso Taizé

26 I . Seghedoni

Una liturgia con i giovani:

il caso GMG

31 D . Cravero

Liturgia senza emozioni?

Il caso giovanile

36 S. Currò

I giovani nell’assemblea:

le difficoltà di partecipazione

Formazione

41 D . Piazzi

Giovani e liturgia:

una indagine empirica

49 M. Di Benedetto

Giovani e liturgia

1. «Ci vogliono i riti!»

54 E . Mass imi

Guida per cantare la messa

1. Il canto d’ingresso

Sussidi e testi

61 D . Donatelli

Preghiera a portata di dita

Approfondimento

66 S. Pindiyan

Questione liturgica

e catechesi in Francia (1965-1995)

 

 

EDITORIALE
Congedare il Messale dei fanciulli 
e scriverne uno per i giovani?

 

Perché questo tema. Non solo perché

il prossimo Sinodo dei Vescovi (ottobre

2018) ne tratterà, la rivista sceglie

di dedicare questo numero al rapporto

tra giovani, riti e liturgie. Interrogarsi

sul tema è percepire una faglia tra

mondo giovanile e chiesa che ha ormai

almeno cinquant’anni di storia, con le

sue analisi, i tentativi di lavoro e una

interessante bibliografia.

Una chiesa che non sa celebrare con

i giovani, non sa celebrare con nessuno.

«Una chiesa che non parla ai giovani

è una chiesa che non parla a nessuno,

perché loro sono il termometro,

e dunque ci dobbiamo misurare con

loro che hanno le energie che noi dobbiamo

solo tirar fuori e accompagnare

»1. Questo suggestivo passaggio è

tratto dall’omelia di inizio mistero di

mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo

(15 ottobre 2017). È significativo

che il servizio episcopale inizi con

questa consapevolezza che potremmo

declinare ulteriormente: una chiesa

che non sa celebrare con i giovani

sarebbe dunque in realtà una chiesa

che non sa celebrare con nessuno. Gli

ambiti, infatti, di cui si occupa questo

numero della rivista sembrano partire

da questioni più specificatamente tipiche

del mondo giovanile, ma ognuna di

esse si rivela invece più generale ed ecclesiale.

La trasformazione dei tempi, i

nuovi media, l’estraneità del linguaggio

liturgico, la questione dell’integrazione

del mondo emotivo nel rito riguardano

tutto il fenomeno cristiano, e non solo

i più giovani. Questi, forse, solo con

più urgenza.

I giovani sono in fuga dalla liturgia?

In tutte le ricerche sociologiche2 si

registra uno scarto tra chi si dichiara

anche convintamente credente e la

percentuale di chi frequenta i riti della

religione a cui sente di appartenere.

Questa forchetta, tra i giovani, è decisamente

più ampia, e tra loro chi si

dichiara distante dal mondo religioso

è sensibilmente più numeroso. Nel vivere

la liturgia i giovani manifestano,

come nel mondo scolastico, difficoltà

a tenere la concentrazione per tempi

prolungati, fastidio nel non sentirsi

coinvolti, finendo per indicare di preferire

elementi rituali più tipici del [...]




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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023330
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

M. Gallo

Il segreto del tempo

che non abbiamo

Studi

G. Mazza

Tempi della vita e tempo rituale

O.-M. Sarr

Il tempo celebrato:

tappe della vita e ritualità

F. Feliziani Kannheiser

Tempo, ritmo e rito nel bambino

S. Borello

Il rito:

la percezione della durata

M. Augé

L’anno liturgico è ancora attuale?

Formazione

G. Midili

I tempi del rito

F. Feliziani Kannheiser – M. Roselli

L’alfabeto della preghiera: Il tempo

Sussidi e testi

A. Parisi

Nascita, amore, dolore e morte

Concerto spirituale

Chiese della riforma

P. Ricca

Tempo e salvezza in Lutero

Chiese ortodosse

R. D’Este

Le icone delle «Dodici feste»

Documenti

M. Gallo

Il Motu proprio

Magnum principium

Cronaca

 

EDITORIALE di Marco Gallo

Il segreto del tempo

che non abbiamo

Editoriale

Si è compiuta la profezia del Manifesto

futurista (Marinetti 1909):

«Abbiamo già creata l’eterna velocità

onnipresente»? Vitale è la sfida pastorale

che si manifesta, secondo Giuseppe

Mazza, già autore di significativi

studi (2008, 2010) sulle conseguenze

antropologiche dell’esperienza di tempo

in cui siamo immersi. Egli registra

le conseguenze di tale fenomeno in

alcune mutazioni: distrazione facile,

frequente smarrimento degli obiettivi,

dissoluzione delle gerarchie. Che cosa

provoca nell’identità la frequentazione

ormai quotidiana di spazi distanti

e lo smarrimento delle soglie temporali?

I momenti rituali sono percepiti

frequentemente come ‘tempi morti’,

rivelati dal sintomo più infallibile dei

visi inespressivi. La liturgia come tempo

umanizzante e liberato dall’egemonia

dell’io, luogo di respiro, è il contributo

che la pratica cristiana è chiamata

a rinnovare.

Monaco dell’abbazia di Keur Moussa

(Senegal) e liturgista, Olivier-Marie

Sarr contribuisce alla riflessione svolgendone

un versante più costruttivo.

Pur in affanno, il post-moderno popola

comunque la sua esperienza del tempo

con feste frequenti. Esse ricalcano le

cadenze della società cristiana (festivo

- feriale, anno liturgico, soglie biografiche

sacramentalizzate), ma si lascia

leggere anche come manifestazione di

priorità relazionali, esperienza onorevole,

bisogno di ispirazione. La liturgia

ne emerge come linguaggio che dà

tempo alle feste, vocabolario per umanizzare

la pastorale liturgica.

La grammatica che permette questa

necessaria riflessione è la medesima

che le scienze pedagogiche ritrovano

nella genesi dell’identità infantile e poi

adulta. La vita, addirittura preparto,

percepisce già l’immersione in un universo

sonoro pulsante, in cui la mamma

coinvolge il bambino in una danza

e un canto, con il loro ritmo. Franca Feliziani

Kahnheiser offre una ricchissima

ricostruzione del processo in cui l’infante

è condotto nei ritmi, nel legame

sintonico con la madre. Emerge quasi

un lamento: voglio un tempo lento, lento,

da parte dell’infanzia odierna, sottoposta

ai ritmi degli adulti. Un tempo in cantato,

fatto di cura ma anche di noia,

popolato da rituali che si ripetono custodendo

il valore della fedeltà e della

presenza. La liturgia ecclesiale prende

quindi avvio tra le mura domestiche.

Questa grammatica primordiale come

reagisce nei nativi digitali? Il linguaggio

rituale, nella forma generalmente

praticata nelle comunità, riesce ad

adeguarsi alle necessità di esperienza

intensa, breve, emotivamente coinvolgente,

capace di un alternarsi di presa

di parola? Simona Borello mostra

brillantemente come gli interrogativi

sottostanti a questo espresso siano in

realtà assai numerosi e diramati.

Ai liturgisti Matias Augé e Giuseppe

Midili è affidata la pars construens

del percorso. Il popolo credente trova

nell’anno liturgico la dimensione nella

quale condividere l’oggi della fede,

itinerario scandito in tappe. Avere a disposizione

un tale apparato non pone

al riparo da difficoltà (i cicli sono più

contadini che cittadini, la domenica

non è il weekend, il tempo festivo - feriale

non è sovrapponibile al tempo di

lavoro - tempo libero): più che a ripensarne

la logica, la proposta di Augé

è di riguadagnarne il senso ancora non

del tutto espresso in pienezza dalla

pratica parrocchiale. Per questo la

conclusione della riflessione si allarga

al progetto di formazione liturgica, in

cui si offrono spunti che riposano sulla

consapevolezza che per cogliere la

natura del tempo liturgico, alle liturgie

preparate occorre dare tempo: cura,

pazienza, obiettivi a lungo termine,

lavoro comune, verifica del ritmo.

Le schede per la pastorale liturgica

completano nella stessa logica l’esercizio

per una pratica pensosa sul tempo

e sulla liturgia oggi.



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023064
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

2 D. Piazzi

Morire oggi in Europa:

sfida per l’evangelizzazione

Studi

4 L. Karrer

La morte in Occidente

9 E. Segatti

L’evocazione dei defunti

15 A. Brusco

Pubblico e privato nella morte

19 P. Tomatis

Teologia della morte

e culto dei defunti

23 G. Cavagnoli

Rileggere il Rito delle esequie

32 M. Baldacci

La veglia funebre

Formazione

37 L. Gazzoni

Catechesi adulti:

il suffragio dei defunti

41 F. Feliziani Kannheiser – M. Roselli

L’alfabeto della preghiera: Le mani

Chiese della riforma

49 E. Genre

I protestanti pregano per i vivi

Chiese ortodosse

53 A. Dobos

Rito funebre e preghiera

per i defunti nelle chiese ortodosse

Segnalazioni

Inserto

D. Piazzi

Invitati a una festa senza fine



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023002
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

2 G. Ambrosio

Diocesi senza parrocchie?

Studi

6 S. Noceti

«Vino nuovo in otri nuovi»

14 D. Vitali

Laici e ministerialità liturgica

20 D. Gianotti

Assemblee domenicali

in assenza del presbitero

24 M. Baldacci

Il segno - assemblea

alla prova della contemporaneità

Esperienze

30 D. Pesenti

Le équipe liturgiche

nelle diocesi svizzere

34 S. Guiziou

La formazione dei laici

per celebrare i funerali

e un Pardon bretone

Formazione

37 P. Bignardi

Laici nella Chiesa

41 F. Feliziani Kannheiser – M. Roselli

L’alfabeto della preghiera: Il pane

Sussidi e testi

48 P. Chiaramello

Liturgia festiva della parola di Dio

Chiese della riforma

57 A. Zell

«Ciascuno metta il dono ricevuto

a servizio degli altri»

Chiese ortodosse

61 A. Dobos

Assemblee di fedeli senza presbitero

nelle chiese ortodosse

Cronaca

65 G. Tornambé

Abitare – Celebrare – Trasformare

Segnalazioni

_______________________________________

Gianni Ambrosio

Diocesi senza parrocchie?

1. Parrocchia: un solo termine

per realtà diverse

Molti anni fa, quando ero studente

a Parigi, la parrocchia che mi ospitava

aveva più di 42.000 abitanti. Quando

sono rientrato in Italia, insieme all’insegnamento

e altre occupazioni pastorali,

divenni parroco di una parrocchia

di un centinaio. Poi andai parroco in

centro città: la parrocchia era di circa

1.000 abitanti ed era frequentata da

molte persone che non risiedevano nel

territorio parrocchiale.

I pochi cenni personali evidenziano

ciò che sappiamo: il termine ‘parrocchia’

vale per realtà molto diverse.

Una varietà dovuta alla storia, alla geografia,

al tipo di attività prevalente,

in particolare alla capacità della parrocchia

di adattarsi e di trasformarsi.

Con lo stesso termine, si denominano

enti assai diversi, ma ogni singola parrocchia

ha la sua personalità giuridica

pubblica, con la propria iscrizione nel

registro delle persone giuridiche e con

il proprio parroco, in qualità di legale
rappresentante. È evidente la tensione

del dispositivo canonico fra l’immagine

tridentina della parrocchia e la sua

figura comunitaria: «Una comunità di

fedeli che viene costituita» nella diocesi,

recita il Codice di Diritto Canonico

(can. 515). Comunque, la parrocchia,

sorta più dalla vita che dai decreti, è

sempre rimasta in piedi nonostante le

molte crisi e i diversi annunci della sua

morte. Ed è sempre stata legata al territorio,

vicina ai cristiani di quel luogo.

2. Flessibilità e adattabilità

La flessibilità e adattabilità della

parrocchia non è solo una sua caratteristica

fondamentale, ma è anche la

sua risorsa. In un certo senso, la parrocchia

riconosce di essere ‘pellegrina’,

vicina alla ‘casa’ dei cristiani che sono

in cammino verso la ‘casa’ definitiva.

Questo dinamismo è la forza di questa

presenza ecclesiale nel territorio.

Papa Francesco lo sottolinea: «La

parrocchia non è una struttura caduca;
proprio perché ha una grande plasticità,

può assumere forme molto diverse

che richiedono la docilità e la creatività

missionaria del pastore e della comunità.

Sebbene certamente non sia l’unica

istituzione evangelizzatrice, se è

capace di riformarsi e adattarsi costantemente,

continuerà ad essere la chiesa

stessa che vive in mezzo alle case

dei suoi figli e delle sue figlie» (Evangelii

gaudium 28, in EV 29, 2134).

Il ‘riunirsi cristiano’ ha conosciuto

e conosce espressioni differenti lungo

la storia. Tuttavia con una stessa definizione

e con una identica normativa

si caratterizza l’aggregazione del ‘noi’

cristiano in una forma che intreccia la

missione e la realtà locale.

3. Parrocchia e assetto

territoriale diocesano

Facendo leva sulla capacità adattiva

della parrocchia, l’assetto territoriale è

stato oggetto di un esercizio di discernimento

teologico-pastorale che ha

favorito la ricomposizione dei luoghi

di aggregazione dei cristiani. La ridefinizione

del ‘noi’ ecclesiale ha mirato a

configurare diversamente l’assetto territoriale

diocesano: si va dalle unità pastorali,

alle nuove parrocchie, alle comunità

pastorali. Il riassetto ha cercato

innanzitutto di favorire la relazione, la

collaborazione e la cooperazione tra

comunità parrocchiali vicine. Inoltre si

è fatta emergere quella ministerialità

diffusa e concreta, spesso già in atto,

mettendo insieme le diverse risorse di

ogni comunità.

Infine ogni realtà parrocchiale è

stata sospinta ad esprimere la corresponsabilità

dei fedeli laici, chiamati a

dare continuità alla vita della propria

comunità, naturalmente lavorando insieme

alle comunità vicine.

Le motivazioni di questi tentativi,

già fatti o in corso, possono essere sintetizzate

in due istanze: da un lato, vi

è l’istanza pastorale, l’esigenza cioè di

incarnarsi nel territorio, abitandolo e

animandolo con l’annuncio e la testimonianza

del vangelo; dall’altro, vi è

l’istanza sociale e culturale che esige

di tener conto della realtà che cambia

profondamente e rapidamente.

Il significato stesso del territorio

è cambiato: non esiste più ‘la’ parrocchia

com’era intesa e vissuta un

tempo, con i suoi confini e le sue tradizioni,

con la sua chiesa, il suo prete

e i suoi beni.

4. Il cammino fatto

è sufficiente?

Ci si chiede se il cammino attuato

sia sufficiente per le esigenze pastorali

odierne, tenendo conto di tutti i dati

in gioco, dalla riduzione drastica dei

sacerdoti alla diminuzione altrettanto

drastica della popolazione, soprattutto

– ma non solo – in contesti collinari

o montani, come anche dei processi

culturali in corso.

Se la parrocchia è stata capace di

reagire alle sopravvenienti situazioni

critiche con ripetuti adattamenti, sarà

in grado di superare quella che è stata

definita «la fine della civiltà parrocchiale

»?

Il cambiamento che è avvenuto

e sta avvenendo sotto i nostri occhi

pare risultare – a noi, che lo stiamo
vivendo – assai più problematico dei

molti cambiamenti avvenuti nel passato,

forse non meno problematici per

chi li ha vissuti. In ogni caso, anche

rispetto alla questione della parrocchia,

vale l’affermazione molto cara

a papa Francesco, espressa anche nel

novembre 2015 durante il Convegno

ecclesiale di Firenze: «Si può dire che

oggi non viviamo un’epoca di cambiamento

quanto un cambiamento d’epoca.

Le situazioni che viviamo oggi

pongono dunque sfide nuove che per

noi a volte sono persino difficili da

comprendere».

5. Ricalibrare solo

le piccole parrocchie

o ‘la’ parrocchia?

Il discernimento della pratica pastorale

rispetto alle nuove sfide è in

atto da tempo nella nostra realtà italiana.

Ma si può dire che i diversi risvolti

del ‘cambiamento d’epoca’ siano

effettivamente considerati? Si può

ritenere che una qualche riscrittura

della parrocchia, anche sotto il profilo

giuridico, sia stata pensata, non solo in

rapporto alle piccole parrocchie, ma a

ogni parrocchia? Occorre riconoscere

che le realizzazioni attuate, spesso anche

coraggiose, sono ancora tentativi

embrionali.

La forza di una ecclesiologia di

comunione ha fornito le giuste motivazioni

per riformulare non solo

l’organizzazione parrocchiale, ma

l’idea stessa dell’istituzione parrocchiale.

Tuttavia sorge l’interrogativo:

nonostante le correzioni di rotta e

gli ampliamenti del ‘noi’, nonostante

l’appello alla corresponsabilità dei fedeli

laici, quel ‘cambiamento d’epoca’

di cui parla papa Francesco non dovrebbe

comportare una fuori-uscita

dal ‘paradigma clericale’, sotteso al

modello parrocchiale?

Più semplicemente: una certa fissazione

sulle problematiche di vita interna

della chiesa non suscita qualche

perplessità? È certamente doverosa

la riorganizzazione delle risorse sia

umane sia culturali e finanziarie, ma

essa appare limitata e insufficiente.

L’esempio concreto viene dalla mia

diocesi di Piacenza-Bobbio. Con fatica,

si sta cercando di accorpare alle

parrocchie più consistenti quelle che

sono quasi prive di vita comunitaria e

spesso anche della celebrazione festiva.

Si cerca anche di unificare alcune

unità pastorali, oggi già insufficienti.

Soprattutto si cerca di favorire la

convergenza pastorale verso un punto

unitario (un ‘centro’, di solito il comune)

che, all’insegna delle antiche

pievi, sia il punto di riferimento e di

convergenza attorno cui costruire la

vita ecclesiale, senza dimenticare le

parrocchie più piccole.

Insieme a papa Francesco, con onestà

«dobbiamo riconoscere che l’appello

alla revisione e al rinnovamento

delle parrocchie non ha ancora dato

sufficienti frutti perché siano ancora

più vicine alla gente, e siano ambiti di

comunione viva e di partecipazione,

e si orientino completamente verso

la missione» (Evangelii gaudium 28,

in EV 29, 2134). Certamente occorre

attendere i frutti con fiducia e con speranza.

Il pellegrino deve tendere verso

la meta senza soffermarsi troppo sulle

difficoltà che il cammino stesso com
porta. Il recupero della dimensione

pellegrinante delle parrocchie aiuterà

ad alleggerire il bagaglio.

L’istanza missionaria della chiesa –

e dunque delle comunità parrocchiali

in uscita – aiuterà a riscoprire ciò che

è fondamentale per non distrarci in

questioni secondarie. Sempre riconoscendo

che non si dà conversione

pastorale e riforma, se non vi è la

conversione sia personale sia comunitaria.

6. Verso nuove modalità

di appartenenza ecclesiale?

L’azione pastorale che realizza qui

e ora il progetto di Dio nella storia

personale e collettiva ha bisogno di

una riflessione saggia e coraggiosa per

rivedere i limiti del ‘noi’ nella forma

parrocchiale. Occorre superare diversi

ostacoli e aiutare la comunità parrocchiale

a svolgere la missione che finora

ha saputo svolgere.

Da tempo ci s’interroga se l’indubbia

‘crisi’ della parrocchia non sia, almeno

per molti aspetti, il riverbero

concreto della ‘crisi’ del cristianesimo

nella nostra società. Nello stesso tempo

alcuni si chiedono, rovesciando la

prospettiva, se la ‘crisi’ del cristianesimo

non sia anche dovuta alla poca

attenzione della parrocchia (e della

chiesa) al rapporto tra vita cristiana e

territorio/spazio pubblico.

Il contesto odierno è diverso da

quello che in altri tempi ha propiziato

lo strutturarsi del ‘noi’ cristiano in

forma parrocchiale. I due interrogativi,

però, si intrecciano e invitano a tenere

insieme i molti aspetti della stessa

questione. Se risulta difficile rendere

praticabile la forma comunitaria della

fede cristiana in una realtà segnata dal

forte individualismo, appare urgente

riconsiderare seriamente tutta l’importanza

dell’appartenenza alla comunità

ecclesiale nel favorire l’identità

cristiana e contrastare la diffusa crisi

della fede.



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022838
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Per una liturgia che includa, senza smarrirsi

Una riscrittura del concilio

Si può individuare chiaramente che cosa è chiesto al linguaggio liturgico oggi? E il magistero, a quale discernimento chiama? Papa Francesco ha ribadito a più riprese e con grande chiarezza che, se un centro strategico si deve individuare nel progetto del suo ponti_cato, questo è senza dubbio in Evangelii gaudium (= EG). Così si è espresso parlando ai Gesuiti nell’ottobre 20161:

 «Vi raccomando l’Evangelii gaudium, che è una cornice. Non è originale, su questo voglio essere molto chiaro.

Mette insieme l’Evangelii nuntiandi e il documento di Aparecida. Pur essendo venuta dopo il Sinodo sull’evangelizzazione, la forza dell’Evangelii gaudium è stata di riprendere quei due documenti e di rinfrescarli per tornare a offrirli su un piatto nuovo. L’Evangelii gaudium è la cornice apostolica della chiesa di oggi. […] Credo che l’Evangelii gaudium vada

approfondita, che ci si debba lavorare nei gruppi di laici, di sacerdoti, nei seminari, perché è l’ariavangelizzatrice che oggi la chiesa vuole avere. Su questo bisogna andare avanti. Non è qualcosa di concluso, come se dicessimo: è andata, ora tocca a Laudato si’. E poi: è andata, adesso c’è Amoris laetitia…».

Evangelii gaudium è dunque la cornice. Le tele si succedono (sia le maggiori, sia gli altri atti e prese di posizione), ma il contesto che le sorregge è questo corposo documento che rilegge l’intera vita ecclesiale con l’ottica della missione. Secondo l’interessante lettura che ne offre Theobald2, EG sarebbe una riscrittura libera e originale del concilio, fatta non da uno dei padri, ma da uno dei _gli del Vaticano II. Questa è l’ipotesi: vista la distanza dal concilio, e la prospettiva di non celebrare un Vaticano III, pare urgente una ripresa stilistica, preparata da Paolo VI, rimasta in latenza per un tempo più preoccupato dell’ossatura dottrinale. EG non è chiaramente un testo dedicato alla liturgica: è notevole che l’unica costituzione conciliare non citata sia Sacrosanctum concilium. Nel progetto di rinnovamento missionario però diventa molto esplicito cosa si chiede al celebrare della chiesa. Nel noto passaggio del n. 24, le azioni ecclesiali (prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, frutti_care, festeggiare) culminano nella liturgia:

«La comunità evangelizzatrice gioiosa sa sempre ‘festeggiare’. Celebra e festeggia ogni piccola vittoria, ogni passo avanti  ell’evangelizzazione. L’evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella liturgia in mezzo all’esigenza quotidiana di far progredire il bene. La chiesa evangelizza e si evangelizza con la bellezza della liturgia, la quale è anche celebrazione dell’attività  vangelizzatrice e fonte di un rinnovato impulso a donarsi».

Nel cap. III su «L’annuncio del vangelo », una parte considerevole delle proposte di vita per il popolo di Dio, in [...]



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022791
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

EDITORIALE

Fanciulli, famiglia, eucaristia: tre

parole che nella pastorale della chiesa

sono correlate e interdipendenti più di

quanto abitualmente si pensi. La crisi

della famiglia è la crisi della chiesa. Infatti

nel Nuovo Testamento la famiglia

è considerata la «chiesa che si riunisce

nella casa» (cfr. 1 Cor 16,19; Rm 16,5;

Col 14,15). Non solo, ma la famiglia è

anche la prima sede della celebrazione

eucaristica, cioè «della presenza di Cristo

seduto alla stessa mensa» (Amoris

laetitia, n. 15). La famiglia è, pertanto,

pure la prima sede della trasmissione

della fede ai figli, «è il luogo dove i genitori

diventano i primi maestri della fede

per i loro figli» (Amoris laetitia, n. 16).

A questa immagine biblica della famiglia,

cioè a questo progetto di Dio sulla

famiglia che noi siamo chiamati a realizzare,

quale concreta situazione corrisponde?

Ci sembra di parlare di un

altro pianeta. Come la pastorale tiene

veramente presente questo ideale e le

mutate situazioni della nostra società?

Non c’è forse il rischio di esaurire le

energie pastorali delle nostre comunità

nel continuare a proporre con zelo

e tenace insistenza attività e schemi

pastorali che non si armonizzano più

con gli stili di vita, né con i diversi linguaggi

del nostro tempo?

La catechesi ai fanciulli può essere

assunta come una cartina di tornasole

per verificare le contraddizioni dell’odierna

pastorale che dovrebbe tenere

strettamente uniti fanciulli, famiglia

ed eucaristia. Ci si rende sempre

più conto che la tradizionale ‘ora di

catechismo’ settimanale per il completamento

dell’iniziazione cristiana

dei fanciulli e dei ragazzi dai sette ai

quattordici anni, non sembra affatto

produrre i frutti tanto sperati. Da oltre

mezzo secolo ci si lamenta, e con

ragione, che dopo il completamento

dell’iniziazione cristiana i ragazzi,

pienamente ‘introdotti’ nella chiesa,

per la stragrande maggioranza paradossalmente

scompaiono… E con

loro anche quei genitori che durante

gli anni di catechismo si erano resi abbastanza

presenti sia agli incontri di

formazione sia all’assemblea eucaristica

domenicale. Se poi qualche parroco,

con tanto zelo e tanta speranza, ha

pensato di collocare l’ora settimanale

di catechismo la domenica mattina

così da favorire (o costringere?) genitori

e figli a partecipare alla messa

domenicale, sembra che la medicina

sia risultata sovente poco efficace se

non addirittura peggiore della malattia

da curare. Infatti, il catechismo rischia

in tal modo di apparire una specie di

subdolo ricatto. Chi ricorda ancora la

ricorrente esortazione che almeno da

alcuni decenni sollecita una profonda

«conversione pastorale» (cfr. Comunicare

il vangelo in un modo che cambia, n.

46)? Conversione che non può prescindere

dall’esperienza dell’eucaristia

domenicale, vertice di quella liturgia

che è «luogo educativo e rivelativo» della

fede, della chiesa e dell’identità del

cristiano (cfr. ibid., n. 47).

Pertanto, questo numero della nostra

rivista, come mostra la stessa

sequenza degli argomenti affrontati,

pone alcuni interrogativi per orientare

una più radicale riflessione sull’iniziazione

cristiana dei fanciulli a partire

dalla loro progressiva partecipazione

all’assemblea eucaristica domenicale.

L’iniziazione cristiana è fondamentalmente

iniziazione all’eucaristia, come

dimostra l’originaria successione dei

tre sacramenti. Per questo la graduale

e attiva partecipazione dei fanciulli

alla messa è più importante dell’ora di

catechismo. Come attuare questo fondamentale

itinerario di carattere esperienziale?

Non si tratta di cambiare la

messa e tanto meno di infantilizzarla

come purtroppo talvolta succede in

tutta buona fede. Fin dal 1975 la Congregazione

per il culto divino ha emanato

un Direttorio, quale appendice

autorevole del Messale Romano, per la

celebrazione della messa con fanciulli.

In esso si offrono ampie possibilità

di adattamento per quanto riguarda

i testi, i gesti, gli atteggiamenti e gli

elementi visivi. È, tuttavia, opportuno

tenere ben presente che il Direttorio

distingue le messe celebrate nei giorni

feriali, con finalità propedeutiche, dalla

messa domenicale dove i fanciulli,

previamente formati, partecipano insieme

agli adulti alla messa della comunità.

Distinzione di cui non sempre

si è tenuto sufficientemente conto con

il rischio di infantilizzare tutto il rito.

Presentiamo quindi alcune esperienze,

italiane ed estere, per la preparazione

dei fanciulli e dei ragazzi a

un’attiva e consapevole partecipazione

alla messa. Sono tentativi e, come

tali, non privi di aspetti discutibili, ma

che possono suggerire nuove esperienze

in questo settore.

Alcuni interventi allargano lo sguardo

al linguaggio simbolico che non riguarda

solo i fanciulli, ma anche gli

adulti. Siamo proprio sicuri che certi

riti e certi simboli dicano ai cristiani

di oggi quello che dicevano ai cristiani

del primo millennio o dell’epoca barocca?

Da quale età è bene che i fanciulli

prendano parte alla messa con

gli adulti e a quali condizioni? Le problematiche

pastorali che riguardano lo

stretto e inscindibile rapporto tra fanciulli,

famiglia ed eucaristia non sono

presenti solo nel mondo cattolico, ma

anche nelle comunità ortodosse ed

evangeliche come dimostrano le testimonianze

riportate. Come sempre

la nostra rivista, oltre a favorire l’approfondimento

del tema, offre anche

sussidi pratici per cercare di dare una

risposta ai tanti interrogativi. La pastorale

è sempre e fondamentalmente ricerca.

È la dinamica dell’incarnazione.

Silvano Sirboni



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022531
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

 

M. Gallo

Liturgia e famiglia

dopo Amoris laetitia

 

Studi

E. Borghi

Chi è mia madre?

Chi sono i miei fratelli?

L. Della Pietra

Il linguaggio familiare nella liturgia

É. Grieu

Fratelli e sorelle? Quale comunità?

G. Cavagnari

Celebrare la fede

nelle chiese domestiche

B. Giordano – L. e I. Carando

Come preparare le nozze? E dopo?

B. Borsato

Che fare con i divorziati?

 

Formazione

M. Roselli

1. «Io accolgo te»

2. «Da ora e per sempre»

F. Feliziani Kannheiser – M. Roselli

L’alfabeto della preghiera: La porta

Sussidi e testi

F. Feliziani Kannheiser

Celebrare la vita in famiglia

Chiese della riforma

P. Ricca

Parola e preghiera in famiglia oggi

Chiese e liturgie ortodosse

I.-D. Stîng

La preghiera in famiglia

nella chiesa rumena

 

Segnalazioni

 

Inserto

D. Piazzi (a cura di)

Pregare i tempi della vita familiare



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022401
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Studi

R. Mancini, La grande trasformazione 3

L’articolo presenta il profilo della trasformazione cruciale della nostra esistenza. Benché siamo immersi

in un sistema di disgregazione che spezza l’integrità degli esseri umani e la trama delle relazioni, resta

aperta la possibilità di sperimentare tale svolta essenziale, che consiste nel divenire veramente persone

sino a scoprirci figlie e figli di Dio, dunque fratelli e sorelle verso chiunque.

C. Doglio, Di gloria in gloria 8

Il verbo ‘trasfigurare’ è adoperato dagli evangelisti per narrare l’evento della trasfigurazione di Gesù,

ma l’apostolo Paolo lo usa in due casi per descrivere la dinamica della vita cristiana. In tale processo è

all’opera lo Spirito del Signore che realizza la gloria di Dio, cioè la sua presenza potente e operante, in

vista di una continua e piena trasformazione dei credenti, per rendere ciascuno conforme all’immagine

del Figlio Gesù.

M. Florio, Per una Chiesa trasfigurata: da dove ri-partire? 14

È possibile operare una trasformazione del vissuto ecclesiale a partire da una revisione della prassi

sacramentaria in atto? Il recente sviluppo del catecumenato degli adulti nelle diocesi italiane sembra

propiziare una corrispondente messa in questione della vigente prassi penitenziale. I due tracciati si

incrociano nella vita del credente provocandone una profonda revisione nella prospettiva di una fede

adulta. La stessa celebrazione eucaristica viene posta in una nuova luce.

L. Girardi, I gesti liturgici, trasfigurazione dell’umano 21

Un modo fondamentale in cui l’umano viene assunto a divenire espressione sacramentale del divino è

dato dalla gestualità rituale. Tutti questi gesti, profondamente umani, costituiscono quello spazio aperto

all’incontro con il Signore, per il quale questi stessi gesti si trasfigurano, diventando espressione del

nostro essere partecipi della vita di Dio.

C. Scordato, Conformati a Cristo: dal battesimo all’eucaristia 28

Dio in ogni modo cerca di venire incontro all’uomo; al culmine di questa sua ricerca egli si fa talmente

prossimo da prendere la forma stessa della nostra umanità. In una sorta di ideale continuazione dell’incarnazione,

nel settenario sacramentale particolarmente l’iniziazione cristiana è la formalizzazione della

reciprocità attraverso la quale l’uomo offre a Dio i gesti significativi della propria vita e Dio offre se

stesso facendo propri i gesti della vita umana.

 

Temi pastorali

A. Matteo, Iniziazione cristiana: decenni di insuccessi 34

Oggi non si ha più la possibilità di indicare, ai ragazzi e alle ragazze, un modello di ‘adulto’ e di ‘adulto

credente’ a cui ispirare la propria crescita nella fede. Il nostro è il tempo dell’adulto che ci manca e l’età

adulta appare sempre più uno spazio vuoto, bianco, senza prestigio e senza fascino. Per invertire la rotta

si dovrà ripartire da quell’adulto che è apparso in tutta la sua compiuta forma in Gesù.


Schede per la formazione

D. Castellari, Catechesi e narrazione 39

Ragioni ed esempi per tornare all’antico e narrare la fede come racconto puro e semplice: per paradosso

ciò che è molto antico (la narrazione) è molto attraente per chi è modernissimo come i ragazzi di oggi.

Otto buoni motivi per un catechismo fondato sul narrare/ascoltare e una proposta per offrire una

nuova cornice simbolica alle generazioni odierne. La scheda è pensata come un esercizio spirituale per

catechisti ed educatori.

D. Bresciani, Icona, la Chiesa in preghiera 45

L’icona oggi sfida il nostro immaginario collettivo e richiama la nostra attenzione sulla comunità orante

che è la chiesa e su una creatività corale dove il particolare e l’individuale sono valorizzati in comunione

fraterna. L’icona è testimone della storia della salvezza e della costituzione della chiesa come corpo di

Cristo. La nostra trasfigurazione (e trasformazione) si realizza diventando sempre più parte del corpo

di Cristo che è la chiesa.

M. Gallo, Celebrare la confermazione.

Riflessioni e suggerimenti per preparare il rito 50

Partendo dai contesti in cui viene celebrato, si evidenzia la preparazione remota e la valorizzazione del

contesto comunitario del Rito della confermazione, l’attenzione che devono avere i diversi ‘attori’ e si

danno suggerimenti in merito alle diverse parti della sequenza rituale.

Anno santo

P. Mirabella, Disciplina e sacramenti 59

La radice del rapporto tra disciplina e sacramento sta nella relazione tra l’oggettività della norma e la

soggettività della coscienza. Il percorso muove dal valore della disciplina ecclesiastica, al significato dei

sacramenti, ricercando la soluzione di ogni tensione nella conciliazione della verità con la misericordia.

 

Cronaca

A. Ghersi LXVII Settimana liturgica nazionale del CAL 67

XLIV Settimana di studio APL 69

 

Indice 2016

Dal 1963 la rivista accompagna in Italia la riforma liturgica e cura la formazione liturgica di

ministri, persone consacrate e animatori laici della liturgia, facendo emergere il ruolo che il

culto liturgico occupa nell’azione pastorale. Dal prossimo anno la rivista cambierà formato e

impaginazione per essere più agile e leggibile, con inserti staccabili e tracce di lettura.

Questi i temi dei fascicoli del 2017:

1. Liturgia e famiglia dopo il sinodo 4. Liturgie senza preti?

2. Fanciulli, famiglia, eucaristia 5. Pregare per i defunti

3. Per una liturgia inclusiva 6. Non abbiamo più tempo?



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020292
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Studi

E. Aceti, Educare e formare oggi 

In tutte le epoche si sono susseguite crisi che hanno segnato passaggi dolorosi, spesso sfociati in nuove

prospettive, rese possibili dall’educare. Partiamo dai segnali di sfida che il contesto ci presenta. Poi individueremo

i pre-giudizi e le idee erronee che abbiamo in testa. Chiuderemo con uno sguardo attento

ai cinque cardini educativi che motivano la voglia di andare avanti nei nostri figli.

 

A. Grillo, Il movimento liturgico: la liturgia pedagogia della Chiesa 

Il movimento liturgico ha permesso la riscoperta di una ‘dimensione pedagogica’ dei riti, che ha bisogno

di essere ricompresa bene, senza ‘autoritarismo liturgico’, né ‘indifferenza per l’esteriore’. Il

compito primario è quello di una ricalibratura del rapporto tra riforma e iniziazione, perché la comune

umanità possa dare testimonianza della sporgenza della grazia nella Parola e nel sacramento.

 

M. Gallo, Formazione liturgica: l’attualità di R. Guardini 

Protagonista di una vicenda intellettuale e pastorale ricchissima, Guardini insegna un approccio al rito

ancora oggi decisamente originale. La liturgia vi emerge non come un evento a cui cercare una spiegazione

e un senso, piuttosto come possibile fonte di significato, in quanto azione che dà forma all’esistenza

credente, perché è letta a sua volta come ciò che prende forma dalla rivelazione.

 

G. Biancardi, La liturgia fonte e contenuto della catechesi 

Oggi, superato il passato, la catechetica non ha dubbi nel considerare la liturgia come fonte e contenuto

irrinunciabili per la catechesi, poiché è la lex orandi che fonda la lex credendi. Così la catechesi può calibrare

l’attenzione alla dimensione antropologica, essere più efficace nella traditio, arricchire i linguaggi

e trovare varie occasioni di primo annuncio. Tutto nel rispetto di una corretta metodologia come, per

esempio, l’esigenza di superare il verbalismo catechistico, a favore del linguaggio e dell’esperienza

rituale.

 

Temi pastorali

A. Meneghetti, Linguaggi rituali ed educazione del credente 

Nella complessità moderna i linguaggi rituali che hanno cresciuto generazioni e generazioni, producono

processi incompleti. Eppure la liturgia crede di poter essere ancora terreno di trasformazioni per i

credenti secondo la forma-immagine di Cristo incontrato nella celebrazione. L’articolo riafferma questa

possibilità dentro a un programma rituale in un susseguirsi dinamico di gradi e di passaggi che favoriscono

la partecipazione.

M. Roselli, La formazione liturgica nella catechesi dei ragazzi 

L’autore mostra i vantaggi provenienti dalla valorizzazione della ‘condizione liturgica’ dei percorsi

iniziatici. Indica poi alcune attenzioni utili per educare i ragazzi a una corretta sensibilità liturgica, in riferimento

alla partecipazione piena all’eucaristia. Si tratta non di un almanacco di risposte, ma di criteri

per la progettazione della catechesi affidati alla comunità.

 

Schede per la formazione

A. Lameri, La formazione biblica dell’assemblea liturgica 

L’autore offre due schede utili per la formazione dei lettori. Nella prima sintetizza il valore teologico

della proclamazione liturgica della Scrittura, nella seconda fornisce, in un breve schema, i criteri di

composizione del Lezionario festivo e feriale.


F. Gomiero, «Un canto nella notte mi ritorna nel cuore» (Sal 76[77],7) 

C’è una forza formativa del canto anche se, assillati da mille altre emergenze pastorali, non si è avuto

ancora il tempo di sperimentare a largo raggio i benefici che può procurare a livello umano, ancor prima

che a livello liturgico ed ecclesiale, un’adeguata formazione musicale offerta a tutti, non soltanto a

qualche coretto. Non bisogna, però, darsi per vinti.

 

Anno santo

G. Midili, Itinerari di perdono nella devozione popolare 

L’esortazione apostolica Evangelii gaudium ha segnato la riscoperta della pietà popolare come occasione

per l’annuncio del vangelo ai semplici. Nell’anno giubilare è sembrato opportuno rileggere alcune

pratiche che il santo popolo fedele di Dio ha elaborato e assunto per esprimere la propria richiesta di

perdono e sperimentare la misericordia del Padre.

 

Sussidi e testi

L. Favretto, Il nuovo Adamo. Educare con l’arte: due itinerari 

A. Parisi, Cantare l’uomo nuovo 


Cronaca

L. d’Ayala Valva, Il concilio pan-ortodosso, pentecoste di comunione 



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020117
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Studi

S. PETROSINO, Il dramma dell’abitare 

Che cosa significa abitare? E perché l’abitare deve essere considerato come un gesto antropologicamente

sempre drammatico? Partendo dal testo heideggeriano l’articolo si propone di evidenziare i tratti

essenziali dell’abitare umano prestando particolare attenzione al lógos biblico e alla definizione in esso

contenuto: abitare è coltivare-e-custodire (Gen 2,15).

 

F. BERTELLINI, Una terra da abitare 

Israele è chiamato ad ‘abitare con fede’ la terra. Fondamentale è la distinzione simbolica tra ‘dominare’

e ‘abitare’. Anche la terra perduta nell’esilio deve essere ritrovata, abitandola non come padroni, ma

come ospiti di Dio. La pienezza del ritorno si ha con Gesù, il pellegrino e l’ospite, che dà vita a una

comunità di uomini e donne capaci di abitare con fede in ogni terra, pur vivendo da stranieri.

 

C. MARGARIA, L’abitare di Gesù 

L’articolo indaga l’abitare di Gesù lasciandosi condurre dal filo del racconto evangelico per far emergere

non tanto ciò che Gesù fa, ma molto più precisamente come Gesù accoglie la vita, la impara e la

abita. Dall’inizio fino al dramma della sua morte e alla gioia della risurrezione quella vita ci è narrata

come possibilità di gratitudine al vivere nell’appassionante gioco di incontri, abitando il dato centrale di

ogni umanità: il bisogno dell’altro, delle cose, di Dio.

 

P. TOMATIS, Nel mondo senza essere del mondo: l’abitare liturgico 

Il cristiano è chiamato a vivere nel mondo senza essere del mondo. In questa tensione ci domandiamo

quale sia l’apporto della liturgia in relazione al nostro abitare nel tempo e nello spazio degli uomini.

Nella tensione tra storia ed escatologia, la liturgia insegna ad abitare il mondo scoprendolo abitato da

Cristo e dalla sua grazia, in virtù dei suoi linguaggi ‘liminali’.

 

L. MANICARDI, ‘Abitare’ l’assemblea per stare nel mondo 

L’eucaristia ha qualcosa da dire circa l’etica cristiana, le modalità di abitare il mondo da parte della

chiesa, il come vivere quotidianamente le relazioni interpersonali, sociali, politiche, storiche? La risposta

è netta: sì. E queste modalità di abitare il mondo appaiono già nell’assemblea eucaristica.

 

Temi pastorali

P. CHIARAMELLO, «Nobile semplicità». Uno stile celebrativo sobrio testimonianza di una chiesa povera

e per i poveri 

Per uno stile celebrativo sobrio, nobile e semplice, testimonianza di una chiesa povera e per i poveri,

c’è bisogno di cura della celebrazione nella sua verità. Occorre dare molta attenzione all’assemblea;

bisogna recuperare la preghiera dei fedeli come ‘litania della carità’ e la presentazione dei doni come

autentico luogo di attenzione alle necessità della chiesa e dei poveri.

 

E. SAPORI, Celebrare in contesti di fragilità 

Il Verbo di Dio, «che è venuto ad abitare in mezzo a noi», quale medico delle anime e dei corpi diventa

esempio non solo di donazione, ma anche di ascolto dei sofferenti. Le celebrazioni terranno conto delle

situazioni particolari delle persone, con la preghiera che preveda non solo la messa, ma anche celebrazioni

della parola di Dio e/o con la recita dei salmi del malato o della bontà e misericordia di Dio.

 

D. GIANOTTI, Prendersi cura delle piccole comunità 

Come far sì che la chiesa abiti e si prenda cura di comunità piccole e disperse? L’autore risponde chiedendo

nuove ministerialità che custodiscano l’edificio chiesa, una ritualità più snella dell’eucaristia e

maggiore varietà di celebrazioni liturgiche o devozionali.

Schede per la formazione

 

M. DI BENEDETTO, La natura sociale e politica dell’atto liturgico.

Spunti di catechesi liturgica 

A fronte del rischio sempre nuovo di strumentalizzare le celebrazioni per altri scopi, l’autore cerca

di ritrovare la dimensione politica e sociale della liturgia fondandosi sulla natura cristologica e antropologica

dell’atto liturgico. Sottolineando l’intelligenza liturgica del raduno in assemblea, degli spazi

celebrativi, del cammino rituale e del linguaggio verbale, si cerca di rintracciare il senso evangelico

dell’impegno dei cristiani nel mondo.

 

Anno santo

R. BARILE, Chiedere, ottenere, dare misericordia:

le tre forme del sacramento della Penitenza 

 

Sussidi e testi

G. VENTURI, Prendersi cura della fragilità. Traccia di ritiro spirituale

per i volontari della Caritas 

 

Cronaca

G. DI NAPOLI, Pontificio Ateneo S. Anselmo. La decretale

di papa Innocenzo I a Decenzio vescovo di Gubbio 

 

Segnalazioni

P. BIGNARDI, Giovani e liturgia: riflessioni dopo una indagine



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020056
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Per un nuovo umanesimo in Gesù Cristo: annunciare

 

Studi

L. Diotallevi, Annunciare al tempo di un tweet 3

Nella logica del mondo un ruolo decisivo viene svolto dall’immagine. Una volta rappresentato, qualsiasi

fattore che avrebbe potuto destabilizzare il mondo, vi viene invece normalizzato. Difficile farsi un’immagine

di una parola. Rischiosissimo e farsi una icona e molto difficile e anche solo scrivere la Parola

che dice il Regno che nella storia e come storia avviene. Incorniciata, la Parola si mondanizza. Il tweet

tende a privilegiare la battuta. La battuta magari graffia, ma non sovverte.

E. Massimi, Annunciare celebrando: contrappunto di linguaggi 9

Nelle celebrazioni liturgiche l’annuncio della salvezza possiede caratteristiche proprie poiche i diversi

elementi (architettura, iconografia, canto, parola, silenzio, gesti, vesti liturgiche) coinvolgono il fedele

in tutte le sue dimensioni. Anche l’annuncio verbale nella liturgia interagisce con altri linguaggi: viene

proclamato in uno spazio, e associato a dei gesti, e sostenuto da una melodia.

F. Pieri, Dall’evangelizzazione alla liturgia:

la celebrazione nasce dall’annuncio 17

Quale rapporto intercorre tra ‘vangelo’, nella sua valenza primaria di nomen actionis equivalente a

‘evangelizzazione’, e ‘cultura’? Essendo la cultura dimensione ineludibile di ogni comunicazione, anche

l’annuncio della buona notizia non puo che inerirvi costitutivamente. La stretta connessione del

vangelo alla cultura umana di ogni tempo e luogo si declina con caratteristiche peculiari entro quella

singolare fattispecie che e il ‘culto’, ossia la ritualita rivolta alla dimensione trascendente.

G. Cavagnoli, La liturgia ‘annuncio’ del mistero pasquale 22

L’esperienza liturgica risulta concreta realizzazione del k rygma, non solo letto/annunciato/proclamato,

ma attuato ritualmente, mediante segni sensibili (Sacrosanctum concilium 7). La riforma del Vaticano II,

in proposito, ha mirato a conservare la centralita della Pasqua come il krygma primitivo e riassuntivo

di tutte le molteplici esperienze rituali.

Temi pastorali

M. Di Benedetto, L’omelia nel rito del battesimo dei bambini 33

La preparazione dell’omelia per il battesimo dei bambini offre al ministro l’occasione per annunciare

l’iniziativa misericordiosa di Dio nella vita dei suoi figli; proprio per questo e richiesta una speciale cura

nel raccordare gli elementi della lex orandi - lex credendi del rito battesimale con i fattori situazionali

dei richiedenti e dell’assemblea celebrante. I due schemi omiletici proposti intendono offrire alcuni

elementi metodologici e di contenuto a servizio dell’omileta.

B. Borsato, L’omelia nel rito del matrimonio 39

Il matrimonio, piu di altri sacramenti, ha subito questa contrazione individualistica. Come annunciare

l’amarsi, l’amarsi nella chiesa e l’indissolubilita/fedelta del matrimonio? L’autore partendo da Gen 1–2

e Mc 10,2-16 propone due schemi di omelia per la celebrazione del matrimonio.

F. Trudu, L’omelia nel rito delle esequie 45

Nell’omelia esequiale si ripongono spesso non poche aspettative poiche la morte sollecita tante domande

con insoddisfacenti risposte. Si annuncia e testimonia la presenza del Signore anche nel momento

del lutto e insieme si offre il sostegno della fede. La scheda prende in considerazione l’omelia in due

contesti diversi, quando non si conosce la persona del defunto e quando invece la si conosce, per individuare

criteri e possibili schemi omiletici.

Schede per la formazione

L. Donati Fogliazza, La liturgia ‘annuncio’ del mistero pasquale 50

Ogni annuncio cristiano e fatto di gesti e di parole. La liturgia, fatta di gesti e parole, annuncia perche

inserisce in una esperienza concreta che dalla stessa concretezza della vita attinge la sua forza. L’incontro

proposto, nello stile del laboratorio, cerca di puntare l’accento su questa esigenza di incarnazione

dell’annuncio e, mentre puntualizza alcune sue implicazioni, chiede una nuova creativita della liturgia,

perche essa possa dispiegare tutta la sua capacita comunicativa.

M. Soranzo, Il mistero pasquale nell’arte 56

L’iconografia della risurrezione e stata molto varia nei secoli poiche i racconti evangelici sono molto

scarni: dal simbolismo iniziale alle mirofore, dall’incontro con la Maddalena alla risurrezione vera e propria.

L’iconografia tradizionale dell’ascensione, invece, vede in basso gli apostoli con Maria e due angeli

e in alto Cristo nella mandorla accompagnato da angeli oranti oppure che ascende da solo lasciando,

talvolta, l’impronta dei piedi sulla montagna, mentre nella pentecoste prevale il gruppo degli apostoli

riuniti attorno alla Vergine con lo Spirito Santo sotto forma di colomba, di raggi o lingue di fuoco.

Anno santo

R. Barile, Chiedere, ottenere, dare misericordia: i percorsi della liturgia 62

A prescindere dal Rito della penitenza, in liturgia la dimensione penitenziale non e un ‘riordino’ della

propria vita, che richiederebbe analisi piu complesse e tempi piu prolungati. E invece la memoria di

questa precedente penitenza che si rinnova e si riconferma in un nuovo atto. Il piu delle volte poi e

il rivolgersi alla misericordia di Dio per ottenere una purificazione in vista dell’atto di culto che si sta

compiendo.

Sussidi e testi

F. Gomiero, La notte più chiara del giorno: cantare l’annuncio pasquale 67

Questo annuncio trova ogni anno la sua espressione rituale, ma anche l’esperienza da cui nasce nella

Veglia pasquale. E un rito unico nell’anno, al quale sono riservati tutti gli elementi che ne fanno un rito

solenne, importante, singolare nella sua struttura e nella sua esecuzione.



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019838
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Per un nuovo umanesimo in Gesù Cristo: uscire

Studi

C. Giaccardi, Uscire verso il nuovo? A tutti i costi?

Non il nuovo per il nuovo che cancella il vecchio, ma una nuova consapevolezza che, scrostando le

pratiche dalla patina dell’abitudine e anche da una certa stanchezza, riallacci il filo che lega tradizione

e presente, dischiudendo un futuro di speranza: «E nostra umile convinzione che il divino e l’umano

si incontrino nel più piccolo dettaglio della veste senza cuciture della creazione di Dio, persino

nell’ultimo granello di polvere del nostro pianeta» (Laudato si’ 9).

M. Gallo, Il rito per ‘quelli di fuori’

La tradizione aveva partorito un ministero della soglia: l’ostiario, colui che apre le porte. Non sarebbe

interessante riabilitare e ampliare l’ostiariato, a partire dal suo bilinguismo, per chi sta dentro e chi sta

fuori? Esiste nella ritualità cristiana contemporanea questa medesima attenzione al linguaggio e al gesto

adatto che incontri sia chi è iniziato sia chi non lo è?

M. Ferrari, Una comunità tra dentro e fuori. Il caso di Corinto

La tensione tra dentro e fuori caratterizza il rito nella sua natura più intima. Se da una parte il rito ha

una funzione di costruzione dell’identità di un gruppo, dall’altra, tuttavia, è un luogo di testimonianza

per coloro che sono al di fuori del gruppo stesso e vengono a contatto con esso.

L. Della Pietra, Ripetere è stare fermi?

Il rito è ripetitivo per natura e tale indole sembra trovarsi in difficoltà nell’attuale contesto culturale

sempre più rapido e soggetto a continui e sfiancanti mutamenti. Educare alla liturgia significa anche far

riscoprire la forza gratuita della ripetizione che, nel ritorno dello stesso rito, permette l’esperienza del

mistero e suscita la presenza del soggetto all’evento celebrato.

R. Barile, La liturgia non è missionaria

Il Signore Gesù non iniziò il ministero con un ‘andate a messa’, ma annunciando che «il regno dei cieli

è vicino» e chiamando alla conversione. È vero che la liturgia avvia a se stessa per ritus et preces, ma i riti

e le preghiere agiscono all’interno di una dinamica nella quale bisogna essere introdotti.

 

Temi pastorali

M. Baldacci, Una mensa aperta sul mondo. Per una liturgia ‘missionaria’

L’esperienza dei discepoli di Emmaus costituisce una testimonianza paradigmatica. Lo spazio del rito

rappresenta quell’intermezzo di tempo sospeso che non ha lo scopo di intrappolarci dentro un’esperienza

estraniante ma, al contrario, vuole condurci a una pratica della vita che ha come scopo quello di

farci ritrovare il sapore della quotidianità trasfigurata dall’esperienza luminosa del Risorto.

P. Ruaro, Vox laetitiae. Il tesoro della musica sacra

offerto a credenti e non credenti

Attraverso il racconto dell’esperienza di una formazione musicale (Vox laetitiae), l’autore, che è anche

uno dei due musicisti in questione, delinea le caratteristiche del ‘concerto spirituale’, o ‘meditazione in

musica’. Una proposta aperta a sensibilità diverse: il credente può apprezzare nella musica temi di spiritualità

e di meditazione; il non credente può apprezzare il percorso artistico articolato e l’originalità

degli incroci tra le diverse forme di arte; il musicista può confrontarsi con l’originalità del progetto.

Schede per la formazione

G. Venturi, La preghiera universale del Venerdì santo.

La preghiera della chiesa ‘in uscita’

Questa preghiera, che sgorga come sorgente dall’innalzamento di Gesù sulla croce, ci testimonia la

vocazione della liturgia della chiesa, la quale, mentre opera tra e in coloro che credono in Gesù, spinge

ad uscire verso quel mondo che l’attende come l’amato a lungo cercato.

S. Sirboni, La preghiera universale o dei fedeli

L’assemblea liturgica cristiana, fin da principio, ha manifestato, anche in questa preghiera e con una

certa consapevolezza, il suo ruolo sacerdotale. Quando farla, quale rapporto deve avere con la liturgia

della Parola che conclude, per chi e per che cosa pregare? E qual è il suo ‘genere letterario’?

 

Anno santo

D. Piazzi, Celebrare la misericordia

Il testo citato nel titolo a cura del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione

oltre le celebrazioni di apertura e chiusura per le cattedrali e altre chiese giubilari (pp. 96-150) contiene

diversi spunti liturgico-pastorali per armonizzare anno liturgico, celebrazioni sacramentali, devozioni

popolari e anno giubilare.

 

Sussidi e testi

D. Piazzi, I ‘mandati’ nella liturgia: ai missionari e ai catechisti 

 

Cronaca

G. Tornambè, Diventare cristiani attraverso la liturgia.

I sessant’anni dell’Istituto superiore di liturgia di Parigi

D. Musumeci, L’anno liturgico, anno della misericordia del Signore.

Palermo, XIV Convegno liturgico-pastorale 



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019807
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Per un nuovo umanesimo in Gesù Cristo

Quest’anno rivisiteremo i ‘cinque verbi’ di Firenze per ritrovare il ‘gusto per l’umano’ anche

celebrando: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Una rubrica, declinata per

ogni numero, non dimenticherà l’anno giubilare della misericordia. Come sempre il primo

numero fa da grande editoriale a tutta l’annata.

 

Studi

L. Margaria, Il nuovo umanesimo è linguaggio della gratuità

Nel contesto attuale dove sembra che la questione dell’uomo non riesca più a dire la sua peculiarità

rispetto all’unica logica di mercato, la tematica della gratuità rivela una prospettiva nuova all’interno

della quale poter coniugare un discorso sull’uomo e del suo rapporto con il mondo. La proposta filosofica

di Jean-Luc Marion, che pone come fondamento della realtà il binomio riduzione-donazione, può

essere un modo per giustificare e dare spessore al linguaggio della gratuità come novità colta dal e per

l’uomo, evitandole di diventare un semplice richiamo emotivo-sentimentale.

 

J.-L. Souletie, La liturgia o l’accesso alla libertà ricreata

Il mistero della Pasqua è attualizzato al centro di ogni liturgia (SC 2). Esso replica la situazione di

rivelazione: Dio chiama e l’uomo risponde come libero soggetto davanti al suo volto, senza cessare di

essere solidale con la comune umanità. La liturgia è così un esercizio di discernimento della parola che

non mente nel dare forma concreta alla fede pasquale. Essa contiene allora un potenziale etico al centro

della sua azione teandrica.

 

A. Grillo, Umanità e sacramentalità della liturgia

La liturgia è stata riscoperta nel xix-xx secolo mediante un profondo ripensamento della teologia in

rapporto alle nuove ‘scienze umane’. Non si è trattato semplicemente di una lettura della teologia alla

luce del ‘sacro’, ma piuttosto di una reinterpretazione profonda della tradizione cultuale in rapporto al

suo significato teologico e spirituale. Ne è derivata una serie di ‘parole-chiave’ a livello di contenuti e di

forme che hanno riletto in profondità l’azione di culto e il suo senso per la fede.

 

S. Sirboni, Una pastorale liturgica per un nuovo umanesimo

Gesù ha rivelato Dio attraverso la sua ‘scandalosa’ umanità. Il discepolo, il cristiano, è chiamato, sulle

orme di Cristo, ad essere testimone dell’Invisibile con la propria umanità. La pastorale liturgica non ha

lo scopo di ‘intrattenere’ i fedeli come se fossero clienti di ‘cerimonie religiose’, ma di favorire l’azione

dello Spirito Santo che conforma l’essere umano all’uomo Gesù, nuovo e vero Adamo. Ciò avviene

nella misura in cui la celebrazione liturgica è anche esperienza e scuola di umanità.

 

M. Guasco, Il ruolo del ‘rito’ per la formazione della persona

Il rito e il suo significato, uno degli aspetti più importanti nella liturgia, ha sempre rappresentato un elemento

molto importante nella vita della persona. Alcuni esempi desunti dalla storia ci ricordano quanto

influisca il rito nella formazione della persona, anche per inserirla in una storia e in una tradizione, delle

quali la persona stessa spesso non è neppure consapevole.

Temi pastorali

D. Ricca, Celebrare in carcere: esperienze di umanizzazione attraverso liturgia e carità

In ogni iniziativa di recupero e promozione della persona in certe condizioni, si annuncia e si realizza

la salvezza che sarà esplicitata a mano a mano che i soggetti se ne rendono capaci. La messa in carcere

non ci rende più buoni o cristiani migliori, ma ci rende uomini e donne più veri, nella misura in cui impariamo

ad accogliere l’altro, fuori o dentro quelle mura, guardandolo negli occhi, riscoprendoci noi, in

primo luogo, peccatori amati; a quel punto capaci di tendere la mando ad altri.

 

Schede per la formazione

C. Doglio, Uomo nuovo, culto, santità

Due schede propongono un percorso biblico-catechistico per incontri formativi, per adulti e catechisti:

il primo aiuta a riflettere sul tema della novità dell’uomo in Cristo secondo alcune espressioni presenti

nella lettera agli Efesini, mentre il secondo precisa l’impostazione cristiana del culto e della santità, delineando

il ragionamento centrale della lettera agli Ebrei .

 

G. Venturi, La presentazione dei doni.

Dalla teatralità all’educazione alla oblatività

L’autore analizza la dinamica dell’offrire nel comune modo di agire per arrivare a interpretare la dinamica

e il senso proprio che assume nel rito della messa la presentazione dei doni. Specificando il

significato dei doni del pane e del vino si comprende che i doni posti sull’altare sono ‘in attesa di divenire’,

per cui questo rito costituisce il primo momento del mistero dell’offrire/sacrificare. Tutti gli altri

cosiddetti doni, aggiunti e portati all’altare con una certa teatralità, oscurano l’espressività dei veri doni.

 

Anno santo

S. Morra, Gente che benedice: la categoria teologica di misericordia

Parlare di misericordia porta con sé il rischio della riduzione a una comprensione del tema puramente

spirituale, interiore, morale, quasi un atteggiamento di bontà un po’ ingenua. Invece la misericordia,

nel solco del magistero di papa Francesco, è una categoria profondamente significativa, una categoria

che impone ripensamenti strutturali oltre che personali, una linea guida della riforma della chiesa e

della vita cristiana che molti si augurano.

 

Sussidi e testi

D. Piazzi, Persone nuove, risorte come Lazzaro

D. Piazzi, In Cristo Gesù un nuovo umanesimo

G. Cavagnoli, Sacramento della Penitenza. Schemi per l’esame di coscienza

 

Santa Sede

Congregazione per il Culto Divino, Decreto In Missa in cena Domini 



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019500
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

 

Studi

A. Torres Queiruga, La preghiera cristiana, oggi

La preghiera è un elemento talmente centrale e fondamentale nella vita religiosa da superare qualsiasi

tentativo di darne una definizione precisa. In essa la persona vive in modo consapevole il suo vivo,

ma difficile, rapporto con il divino. Tutto ciò si riflette nella preghiera e allo stesso tempo si configura

grazie al suo esercizio. Essendo presente da sempre in tutte le religioni, assume modalità specifiche in

ciascuna. Non a caso si parla della preghiera cristiana.

 

L. Balzarin, Pregare nei ritmi del giorno

Il tempo che viviamo oggi sembra essere scandito non più da ritmi naturali, ma dagli orari di lavoro,

dai ritmi meccanici dei macchinari, dalla scaletta dei programmi televisivi o, più semplicemente, dall’orologio.

In questo contesto la libera preghiera del cuore sembra faticare ad inserirsi e il «pregate senza

interruzione» di 1 Ts 5,17 stonare alquanto. In realtà tra tempo e preghiera si dà una stretta interazione

che può essere attivata oggi come ieri.

 

G. Cavagnoli, La liturgia delle Ore: problemi aperti

Abbiamo posto all’autore tante domande: da chi e come viene usata la liturgia delle Ore? I preti? E

i laici? I contenuti della liturgia delle Ore sono ancora attuali? La sua struttura così com’è si riesce a

pregarla oggi? Dall’articolo emergono problemi e proposte.

 

E. Segatt i, I nuovi gruppi di preghiera 

L’emergere, il diffondersi e il qualificarsi di gruppi sorti per pregare o in ricerca di preghiera non è

una novità nell’intero percorso bimillenario del cristianesimo. Riveste piuttosto tratti specifici lungo

il variare dei tempi. La preghiera diviene così quasi il luogo privilegiato per manifestarne lo spirito, le

priorità emergenti e non di rado i drammi lungo la storia. Qualcosa di analogo si verifica anche per l’attuale

fiorire di gruppi di preghiera all’interno, intorno e persino al di là delle comunità di consolidata

tradizione.

 

P.A. Muroni, Le pubblicazioni sulla liturgia delle Ore

dal concilio Vaticano II a oggi: rassegna critica

I contributi sulla liturgia delle Ore sono caratterizzati da differenti approcci: si va dai contributi di

taglio storico che offrono uno spaccato sullo sviluppo della preghiera della chiesa, ai lavori scientifici

che si soffermano maggiormente sull’analisi delle fonti, specie bibliche, patristiche ed eucologiche, ai

contributi che offrono un approccio maggiormente teologico e a quelli di impianto più pastorale e

spirituale. Tenteremo di offrirne una rassegna, certamente non esaustiva, nei principali studi in ambito

internazionale.

 

Schede per la formazione

F. Gomiero, Cantare i salmi

I salmi non sono solo delle preghiere da recitare nelle varie situazioni della vita del popolo di Dio e personali,

ma sono prima di tutto dei canti. Il loro contesto normale è la preghiera pubblica, comunitaria,

in famiglia, nella sinagoga e nel tempio, e la forma normale di usarli è quella del canto. Quando sono

entrati nella liturgia cristiana hanno mantenuto queste caratteristiche. Nel corso dei due millenni, però,

qualcosa è cambiato nella consapevolezza dei cristiani.

 

Sussidi e testi

G. Boselli – L. Monti, I criteri di traduzione del salterio di Bose

La consapevolezza che fin dall’inizio ha guidato la traduzione del salterio di Bose è che la cantabilità

di un salmo risiede anzitutto nella musicalità delle parole, nella vocalità del testo e solo in un secondo

tempo nella melodia salmica che viene scelta per salmodiare il salmo. La melodia salmica non fa altro

che porsi al servizio della musicalità del testo e consentire di accedere all’atto del salmodiare.

E. Massimi, Pregare in attesa del Natale

La novena di Natale è nata per comunicare ai fedeli quelle ricchezze della liturgia ufficiale a cui non

potevano accedere. La novena proposta ha come destinatari preadolescenti e adolescenti, appartenenti

ai gruppi di catechesi parrocchiale, e si compone, come il testo tradizionale, di testi della liturgia

dell’Avvento e delle ferie che vanno dal 17 al 24 dicembre tratti dal Messale Romano, dal Lezionario, e

dalla Liturgia delle Ore.

 

Cronaca

A. Ghersi, Eucaristia Matrimonio Famiglia

66a Settimana liturgica nazionale

E. Massimi, La liturgia delle Ore: una riforma incompiuta.

43a Settimana di studio dell’APL



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018879
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

L’annata 2015 di RPL sta affrontando temi emergenti di pastorale liturgica diversi e non necessariamente

collegati tra i diversi fascicoli. Una realtà che sembra trovare momenti di stanca è la ministerialità dei

diaconi e dei ministri laici istituiti.

 

Studi

A. Zuffi, I ministeri istituiti: status quaestionis 3

Nella diocesi di Bologna il cammino dei ministeri istituiti è iniziato da circa quarant’anni per fare maturare

una ministerialità che sottolineasse le dimensioni fondamentali della Parola, dell’eucaristia e della

carità e per dare alle comunità il volto ecclesiale auspicato dal concilio Vaticano II. L’esercizio del ministero

comporta una visione e una risposta alle nuove esigenze derivanti dal contesto culturale attuale

evitando quindi un’impostazione meramente ritualistica e il rischio del clericalismo.

E. Petrolino, Il diaconato: status quaestionis 10

Con una rapida panoramica si cerca di mostrare quali spinte progettuali e quali intendimenti ecclesiali

hanno segnato i primi quarant’anni di ripristino del ministero diaconale, lasciando intravedere, insieme

alle molte luci, anche qualche zona d’ombra. Il diaconato rappresenta in Italia una risorsa molto grande

che deve essere sempre rimotivata per trovare gli elementi di base comuni a tutte le diocesi.

S. Dianich, Per una teologia del servizio 15

Se uno volesse fare un trattatello di teologia del servizio potrebbe semplicemente copiare il trattato

sulla carità, senza avere nulla di più da dire. Paradossalmente, chi deve comandare deve porsi prima di

tutto in un atteggiamento di obbedienza: sono i bisogni del fratello e della comunità che comandano,

non lui. Nulla di più bello di questo radicale superamento di sé, dal quale sgorga una esaltante libertà

dello spirito, nella gioiosa consapevolezza che è Dio che opera in noi.

M. Vergottini, Una presidenza liturgica affidata a fedeli laici? 20

La chiesa italiana – in ragione del calo numerico del clero (almeno in prospettiva) – si trova oggi in una

condizione di ‘ultima chiamata’ in ordine alla promozione di figure di laici che nel servizio della liturgia

ricoprano uffici ministeriali, con uno stile di dedizione, gratuità e competenza. Seppur in assenza di

presbitero, un’assemblea domenicale deve essere presieduta da una guida autorevole che curi la regia e

predichi la Parola proclamata. Che sia diacono, suora o laico/a, pur che sia.

E. Petrolino, Il diaconato fra teologia, storia e pastorale 26

L’autore, ripercorrendo i documenti dal concilio ad oggi, rilegge il diaconato in stretta connessione

con la teologia della chiesa locale e vede nuove prospettive per il ministero dei diaconi nel servizio del

popolo di Dio nei caseggiati, nelle famiglie, negli ambienti di lavoro e di studio, nelle comunità parrocchiali

con o senza presbitero, nel servizio dei poveri.

M. Perroni, Il ruolo della donna 33

Il crescente interesse per l’ordinazione delle donne al sacerdozio distoglie l’attenzione da altre possibili

forme di ministerialità liturgica femminile. Ciò può essere considerato riduttivo, forse anche non del

tutto corretto. Mette però in risalto qualcosa di assolutamente cruciale per la teologia cattolica dei

ministeri: il vero problema è il conferimento del sacerdozio alle donne oppure la necessità di rivedere

criticamente il processo di sacerdotalizzazione a cui, nel tempo, è andato soggetto tutto l’ordinamento

ecclesiale?

 

Temi pastorali

S. Sirboni, Non chiamiamoli più ‘chierichetti’ 38

I ‘chierichetti’ sono il risultato di una lunga e complessa storia che affonda le sue radici nella prassi più

antica della chiesa. I libri liturgici intendono mantenere un concetto alto della ministerialità, almeno nel

linguaggio. Il che non significa escludere i fanciulli, ma semplicemente evitare che essi appaiano come i

normali e principali attori di questo servizio all’altare.

V. Trapa ni, La ministerialità degli sposi nel Rito del matrimonio 43

La Premessa al rituale tratteggia in sintesi l’identità ministeriale dei nubendi: «Gli sposi, nell’esprimere

il loro consenso, sono ministri della grazia di Cristo. Essi vivono compiutamente la loro ministerialità

partecipando in modo attivo ai diversi momenti della celebrazione». Essi sono ministri del sacramento

in virtù della loro identità battesimale, ma allo stesso tempo viene anche precisata la modalità di svolgimento

di tale ministerialità nel contesto celebrativo specifico del sacramento del matrimonio.

 

Schede per la formazione

G. Sessantini, Il ministero del coro liturgico 48

Non sempre il ruolo ministeriale del coro all’interno delle celebrazioni liturgiche viene correttamente

inteso. La scheda si struttura in una proposta di due incontri formativi. Nel primo si affronta il tema

della ministerialità nella liturgia in generale e in particolare per il coro, con uno sguardo storico. Nel

secondo incontro si approfondisce l’apporto del coro a partire dall’Ordinamento generale del Messale

romano.

 

Sussidi e testi

D. Piazzi, Veglia funebre per un giovane presieduta da un laico 56

Qualche anno fa, dopo diversi mesi di coma, causato da un incidente stradale, morì un giovane della

mia parrocchia di allora. Ne uscì questa veglia di preghiera, tenuta la sera precedente il funerale, unendo

insieme la mia sensibilità e quella di alcuni giovani amici. Nessuno dei sacerdoti, per altri impegni

pastorali poteva presiedere la preghiera in chiesa. Ci pensarono i responsabili parrocchiali di Azione

cattolica alla quale il giovane apparteneva.

 

Segnalazioni

G. Tornambé, Sergio Catalano: l’arte, l’architettura e la fede.

Il punto della situazione 66

Sergio Catalano, domenicano, architetto, formatosi in teologia delle arti è attualmente impegnato nello

studio e nella progettazione dello spazio sacro. Con lui ci intratteniamo su alcuni argomenti riguardanti

l’arte, l’architettura e la liturgia colti tra le pagine della sua ultima pubblicazione: Riflessi divini. Il libro

presenta dieci studi, prodotti dalla riflessione del padre domenicano nel corso del suo soggiorno a Parigi,

tra di loro legati dall’indagine circa le sfide dell’arte in relazione al trascendente e alla fede cristiana

in particolare.



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