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Ebook - Cvii - Centro Vaticano Ii - Studi E Ricerche



Titolo: "PAOLO VI E IL RINNOVAMENTO DELLA TEOLOGIA POSTCONCILIARE"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023125
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

In occasione della recente beatificazione del Servo di Dio Giovanni Battista

Montini abbiamo assistito ad un revival di pubblicazioni**. Accanto a

contributi di sicuro valore si sono moltiplicati lavori fondati su costruzioni

scientifiche ispirate a letture un po’stereotipate, che hanno riproposto, a volte,

interpretazioni consolidate. Non è questo il caso del Paolo VI. Una biografia

politica di Philippe Chenaux, che ha dato al suo lavoro un taglio originale,

costruito sulla base di una notevole mole di documentazione, edita ed inedita.

Perché tornare, come ha fatto lui, sulla vicenda umana e religiosa di questo

pontificato oggi apparentemente così lontano nel tempo? Sono convinto

che per capire a fondo la dinamica delle vicende della storia della Chiesa del

XX e XXI secolo non si possa prescindere dall’analisi profonda del pensiero,

dell’azione e dell’opera del maggior architetto del cattolicesimo contemporaneo.

Giovanni Battista Montini è stato un padre della Chiesa da cui non è

possibile prescindere. Strano destino quello di Paolo VI: è stato prima criticato,

poi contestato e infine semplicemente dimenticato, messo da parte senza

tanti complimenti, bollato con definizioni particolarmente graffianti come “il

papa del dubbio”, “Amleto”, “Paolo mesto”. Basta sfogliare alcuni importanti

sintesi del Novecento per constatare questa immotivata rimozione, da Donald

Sassoon, nella sua storia dell’Ottocento e Novecento europeo, sino a Il

[...]



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Titolo: "Commemorating 50 years Vatican II (2012-2015). Some historiographical data and reflections"
Editore: Lateran University Press
Autore: Mathijs Lamberigts, Leo Declerck
Pagine:
Ean: 2484300023101
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

I. Introduction

The period 2012-2015 was characterized by constant commemorations of

the 50th anniversary of the Second Vatican Council1, probably the Council that

best represented the universality of the Catholic Church with regard to the participation

of people from all continents. The Council was characterized «by an

uncommon freedom of speech and creativity, the right to take initiatives, the

belief that things could change and should be changed» 2. We immediately admit

that we did not read all books and articles published during this period, for

this was simply impossible3. Furthermore, we are very well aware that the acts

of quite a number of conferences and colloquia are still underway4. Indeed,

Vatican II was the subject of many historical studies: several (short) histories

of the Council were published, often intended to inform young students or a

[...]



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Titolo: "Centro Vaticano II - Studi e Ricerche"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023910
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

INDICE

 

Articoli

Marcello Semeraro, Sinodo dei vescovi. La “paternità” di Paolo VI 9

Giovanni Tangorra, Congar, teologo ecumenico

Philippe Chenaux, Il concilio Vaticano II e il papato da Giovanni XXIII a papa Francesco

Documenti

Piero Doria, Le carte di Oscar Cullmann nell’Archivio del con­cilio Vaticano II

Bertrand Lesoing, Initiatives oecuméniques à la veille du concile Vatican II: correspondance entre Mgr Giovanni Battista Montini et Louis Bouyer

Ricerche

Dries Bosschaert, Joys and Hopes of Louvain Theologians. The Genesis of Louvain Christian Anthropologies and Their Di­verse Reception in “Gaudium et Spes” (1942-1965)

Cronache

Joby Jose, A New Center of Research on Vatican II in Bangalore

Recensioni

Marialuisa Lucia Sergio, su Piero Doria, Storia del Concilio Ecumenico Vaticano II, Tau Editrice, Todi 2016

Philippe Chenaux, su Lorenzo Planzi, La fabrique des prêtres. Recrutement, séminaire, identité du clergé en Suisse ro­mande (1945-1990), Academic Press, Friburgo 2016

Piero Doria, su Matteo Mennini, La Chiesa dei poveri. Dal Con­cilio Vaticano II a Papa Francesco, Edizioni Guerini e As­sociati, Milano 2016

Joby Jose, su Francis Thonippara (ed.), Revisiting Vatican II Orientalium Ecclesiarum after fifty years, Dharmaram Pu­blications, Bengaluru 2016

Lorenzo Planzi, su Marta Busani, Gioventù Studentesca. Storia di un movimento cattolico dalla ricostruzione alla contesta­zione. Roma, Studium, 2016

Lorenzo Planzi, su Bruno Dumons-Vincent Petit-Christian Sorrel(sld.), Liturgie et société. Gouverner et réformer l’Eglise XIXe-XXe siècle, Presses universitaires de Rennes, Rennes 2016

Fermina Álvarez Alonso, su Pablo López-Chaves, Los intelec­tuales católicos en el franquismo. Las Conversaciones ca­tólicas Internacionales de San Sebastián (1947-1959), Eug, Granada 2016

Massimo Zorzin, Dicionário do Concílio Vaticano II, coode­nação João Décio Passose Wagner LopesSanchez, Pauli­nas-Paulus, San Paolo-Brasile 2015

Segnalazioni

Piero Doria, Inventaire des papiers conciliaires de mgr. A.-M. Charue […], e Inventaire des papiers conciliaires d’Emmanuel Lanne […]

Eventi

Pionieri o profeti?Figure e luoghi del mondo cattolico per l’ecu­menismo prima del Vaticano II, Convegno Internazionale, PUL, 22-24 novembre 2017



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Titolo: "Riscoprire lattualità di Gaudium et spes, cinquantanni dopo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Gilfredo Marengo
Pagine:
Ean: 2484300023118
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

L’attenzione prestata alla costituzione Gaudium et spes in occasione del

cinquantesimo del Vaticano II si è collocata in uno spazio che può essere delimitato

da due testi pontifici che ne segnano idealmente gli inizi e la fine.

Inaugurando le celebrazioni anniversarie del concilio così si esprimeva

Benedetto XVI:

«La Chiesa, che ancora in epoca barocca aveva, in senso lato, plasmato il mondo,

a partire dal XIX secolo era entrata in modo sempre più evidente in un rapporto

negativo con l’età moderna, solo allora pienamente iniziata. Le cose dovevano

rimanere così? La Chiesa non poteva compiere un passo positivo nei tempi nuovi?

Dietro l’espressione vaga “mondo di oggi” [huius temporis] vi è la questione del

rapporto con l’età moderna. Per chiarirla sarebbe stato necessario definire meglio

ciò che era essenziale e costitutivo dell’età moderna. Questo non è riuscito nello

“Schema XIII”. Sebbene la Costituzione pastorale esprima molte cose importanti

per la comprensione del “mondo” e dia rilevanti contributi sulla questione dell’etica

cristiana, su questo punto non è riuscita a offrire un chiarimento sostanziale»1.

Commemorando il mezzo secolo trascorso dalla conclusione dei lavori

conciliari, Francesco osservava:

«Oggi, qui a Roma e in tutte le diocesi del mondo, varcando la Porta Santa vogliamo

anche ricordare un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri del concilio

[...]



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Titolo: "Centro Vaticano II - Studi e Ricerche"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511904
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

INDICE

Mathijs Lamberigts, Leo Declerck, Commemorating 50 years Vatican II (2012-2015). Some historiographical data and reflections

Gilfredo Marengo, Riscoprire l’attualità di “Gaudium et spes”, cinquant’anni dopo

Paolo VI e il rinnovamento della teologia postconciliare

Gianni La Belllla, Paolo VI. Una biografia politica

Serge Thomas Bonin o, La Commissione Teologica Internazionale: storia e teologia

Gilles Routhier, La Chiesa, mistero e comunione. A cinquant’anni dalla “Lumen gentium” (1964-2014)

Cronache

Carlo Pioppi , su Il Concilio Vaticano II e i suoi protagonisti alla luce degli archivi, convegno internazionale di studi, Città del Vaticano, 9-11 dicembre 2015

Recensioni

Emanuele Avallllone, su Marcello Semeraro, “Lumen Gentium”. Cinquant’anni dopo, Marcianum Press, Venezia 2016, 512 pp.

Antonio Mancini , su Alessandro Santagata, La contestazione cattolica. Movimenti, cultura e politica dal Vaticano II al ’68, Viella, Roma 2016, 284 pp.

Gilfredo Marengo, su Enrica Rosann a (a cura di), Il concilio e Paolo VI. A cinquant’anni dal Vaticano II, Colloquio internazionale di studio, Concesio (BS), 27-29 settembre 2013, Istituto Paolo VI-Studium, Brescia 2016, 428 pp.

Segnalazioni

In memoriam

Emanuele Avall one, Jan Grootaers (1921-2016)



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Titolo: "Le vicende extra conciliari di Fernando Ruiz y Solórzano, arcivescovo di Yucatán (Messico)"
Editore: Lateran University Press
Autore: Piero Doria
Pagine:
Ean: 2484300021350
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Al concilio Vaticano II hanno partecipato complessivamente 3058 padri conciliari. Tuttavia, non tutti coloro che erano tenuti ad intervenire, secondo il Codice di Diritto Canonico o per concessione del papa, furono presenti. Nel 1964, per esempio, su 3074 aventi diritto presero parte ai lavori in aula 2466 vescovi, e nel 1965 su 3093 (valore più alto) risposero alla chiamata 2625 padri1.

Tra gli assenti, tutti giustificati, molti furono coloro che chiesero di essere esentati per ragioni di età, di salute o anche perché impediti dai rispettivi governi – soprattutto dell’Europa dell’Est, sotto l’influenza e il controllo dell’Unione Sovietica, e della Cina che aveva il triste primato del maggior numero di vescovi in carcere per fede – che, rifiutandosi di rilasciare il passaporto, ne vietarono di fatto la partecipazione. Tra di essi emerge anche il caso, eccezionale, di un vescovo messicano, Fernando Ruiz y Solórzano (arcivescovo di Yucatán)2, al quale per ragioni disciplinari venne impedito da Paolo VI di prendere parte all’Assemblea durante i lavori del terzo (1964) e del quarto periodo (1965). Ed è la seguente vicenda che esaminerò, in questa sede, attraverso la documentazione conservata nell’Archivio del concilio Vaticano II.

Come già detto, si tratta di un evento eccezionale che non ha, vale la pena di precisare, nulla a che vedere con la grande Assemblea dei Vescovi e che mette, al contrario, ancora una volta in evidenza lo stile e la proverbiale delicatezza, ormai ampiamente nota, di Paolo VI, che seppe prendere o far prendere (Congregazione Concistoriale) gli opportuni provvedimenti senza particolari clamori o pubblicità e, soprattutto, nel pieno rispetto della dignità della persona umana secondo gli insegnamenti di sant’Agostino. Tema, del resto, quest’ultimo (del rispetto della dignità della persona umana) ampiamente evocato dallo stesso pontefice nei suoi interventi durante tutto il periodo conciliare.

A questo proposito, mi sembra di poter affermare, che tranne i pochi direttamente interessati, per questione di ufficio, vale a dire, ovviamente oltre a Paolo VI, il cardinale Amleto Giovanni Cicognani (Segretario di Stato), Pericle Felici (Segretario Generale del Concilio), Angelo Dell’Acqua (sostituto della Segreteria di Stato), il cardinale Carlo Confalonieri (segretario della Congregazione Concistoriale), Sergio Guerri (segretario del Segretariato Amministrativo) e Luigi Raimondi (delegato apostolico in Messico, per il mezzo del quale veniva trasmessa la documentazione del Vaticano all’Arcivescovo di Yucatán), nessuno altro venne a conoscenza della vicenda o così, almeno, sembrerebbe.

Ma veniamo ai fatti!

Nel corso del mese di agosto 1964 giungeva inaspettata a Sergio Guerri una lettera del direttore dell’Hotel Americana, in via Aurelia a Roma, con la quale respingeva il rinnovo della prenotazione in favore di Fernando Ruiz y Solórzano e del sacerdote Luis Muñoz, segretario di Luis Altamirano y Bulnes (arcivescovo di Morelia in Messico)3, per il terzo periodo, entrambi in qualità di ospiti della Santa Sede, come persone non desiderate in quanto, a detta del responsabile dell’albergo, resesi protagoniste di comportamenti inappropriati.

Di seguito le due note riservatissime redatte da Sergio Guerri, il 14 agosto 1964, e trasmesse ad Angelo Dell’Acqua, riguardanti rispettivamente l’Arcivescovo e il Sacerdote:

S. E. Mons. Ruiz y Solorzano Fernando, Arcivescovo di Yucatan (Mexico) durante la seconda sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II, è stato ospitato, a carico della Santa Sede, presso l’Hotel Americana di Roma, Via Aurelia.

[...]



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Titolo: "Mons. Pietro Rossano: cultura e dialogo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Andrea Riccardi
Pagine:
Ean: 2484300021367
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Ringrazio per questa occasione** di ricordare mons. Pietro Rossano e per avermi invitato a prendere la parola su questa figura di un amico scomparso ormai molti anni fa. Abbiamo continuato a ricordarlo e a studiarlo negli anni passati, non solo per affetto ma per il significato della sua figura poliedrica, che non può essere esaurita in una sola definizione: biblista, studioso delle religioni, docente universitario, uomo di Curia e altro. Eppure la sua storia ci appare confinata in un tempo lontano, prima della globalizzazione e prima della dissoluzione dell’Unione Sovietica: muore nel luglio 1991, a cinquantotto anni, un mese prima della fine dell’URSS. In quegli anni cominciava un tempo differente, mentre culture, religioni e civiltà entravano in un rapporto più stretto, che poteva divenire conflittuale.

Pietro Rossano era cittadino di un mondo che aveva le sue radici nell’Italia povera della guerra e del secondo dopoguerra. Ricordava sempre l’effetto pacificatore su di lui adolescente (che non capiva appieno quel che succedeva con la guerra) delle parole del radiomessaggio di Pio XII, il 24 agosto 1939: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare». Da giovane ha vissuto le povertà di quell’ambiente e ha perseguito fin dai primi anni la via della fede “pensata” (avrebbe detto più tardi), del sacerdozio, di un’esistenza di studio, ricerca, amicizie nutrite di idee e dialogo. Evoco brevemente, tra i suoi amici, la figura di Natale Bussi, intellettuale di provincia che guardava lontano,

amico del domenicano e biblista Giuseppe Girotti di Alba, ucciso a Dachau nel 1945 per aver nascosto gli ebrei durante le razzie naziste.

Vorrei interrogarmi, con uno sguardo rivolto al futuro della Chiesa, su Pietro Rossano servitore della Santa Sede, proprio nel periodo della riforma della Curia, operata da Papa Paolo VI, con la Regimini Ecclesiae, che è del 1967, due anni dopo la conclusione del Vaticano II (la progettazione della riforma dura due anni e il papa stesso ne è l’architetto).

Bisognerebbe anche parlare della sua cultura, della sua dedizione allo studio della storia delle religioni: un impegno iniziato da ventenne autodidatta e perseguito successivamente con rigore scientifico e strumenti più adeguati, fino a dirigere la prestigiosa collana della UTET Classici delle religioni assieme a Luigi Firpo e Francesco Gabrieli1. Interessato a tanti aspetti del sapere, era un divoratore di libri e a lui si potrebbe attribuire quanto ha scritto Umberto Eco: «Chi non legge, a 70 anni, avrà vissuto una sola vita. Chi legge avrà vissuto 5.000 anni. La lettura è un’immortalità all’indietro». Dopo gli studi alla Gregoriana e al Biblico, ritornato ad Alba, si laureò in Lettere classiche all’Università di Torino: lì non solo apprese a frequentare i Padri (vi insegnava il prof. Michele Pellegrino), ma anche «a guardare al mondo teologico-biblico mettendomi […] dall’altra sponda»2.

Timido e riservato, aveva però il gusto dell’amicizia, ricordando quello che diceva un suo collega ad Alba, Piero Chiodi: «meglio stare un’ora insieme che scrivere un articolo». Questa cordialità ha fatto sì che, negli anni, si costituisse attorno a sé una rete di rapporti, sempre attraversati dal dialogo sui temi che gli stavano a cuore, fino a toccare ambienti lontani dal suo tramite i contatti interreligiosi e universitari. Alla lettura – la sua biblioteca ne era testimone –, all’amicizia, si accompagnava un gusto per il viaggio. E nel viaggio, l’uomo di cultura e di storia apprendeva ed era capace di “leggere” quello che vedeva e visitava.

[...]



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Titolo: "Centro Vaticano II - Studi e Ricerche"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511171
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

INDICE

 

Bertrand Lesoining, Louis Bouyer, un théologien dans les coulisses du concile Vatican II 

Alexandra von Teuffenbnbach, P. Sebastiano Tromp, Segretario della Commissione teologica preparatoria e conciliare 

Piero Doria, Le vicende “extra conciliari” di Fernando Ruiz y Solórzano, arcivescovo di Yucatán (Messico) 

 

Protagonisti

Andrea Riccardi, Mons. Pietro Rossano: cultura e dialogo 

 

Ricerche

Matteo Mennini, La «Chiesa dei poveri» e il Vaticano II 

 

Recensioni

Giovanni Tangorra, su “Sacrosantum concilium”. Gratitudine e impegno per un grande movimento di comunione ecclesiale, atti del simposio organizzato dalla Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2015. 

Marialuisa Lucia Sergio, su Angelo Biancnchi (a cura di), Il concilio Vaticano II. Crocevia dell’umanesimo contemporaneo, Vita e Pensiero, Milano 2015. 

Gilfredo Marengo su Paolo Prodi, Giuseppe Dossetti e le Officine bolognesi, il Mulino, Bologna 2016



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Titolo: "Louis Bouyer, un théologien dans les coulisses du concile Vatican II"
Editore: Lateran University Press
Autore: Bertrand Lesoing
Pagine:
Ean: 2484300021336
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Etudier le rôle de Louis Bouyer (1913-2004) au concile Vatican II s’apparente à une entreprise bien périlleuse**. L’oratorien français est unanimement reconnu comme l’un des grands artisans du renouveau théologique de l’entre deux-guerres. A ce titre, il a indéniablement contribué à la préparation lointaine du concile. Il suffit ici de mentionner la surprenante destinée de la locution «Mystère pascal», que son essai de 1945 avait contribué à diffuser et vulgariser et qui fut ratifiée par la constitution Sacrosanctum Concilium. Après la clôture du concile, il participe à la mise en oeuvre de la réforme liturgique ainsi qu’à plusieurs commissions oecuméniques. Mais force est de constater que Louis Bouyer figure, au même titre que son ami Hans Urs von Balthasar, parmi les grands absents de l’assemblée conciliaire. Aucun évêque français n’a voulu s’encombrer de cet homme brillant, estimé de ses pairs, mais connu aussi pour ses prises de position abruptes, ses embardées et un caractère pour le moins imprévisible. Le concile semblerait à première vue constituer dans la vie du théologien une sorte de rendez-vous manqué avec l’histoire. C’est cette vision, probablement trop simpliste, que nous voudrions ici corriger, ou du moins nuancer.

1. «Un itininéraire aussiussiussiussi sinsinsinguliuliulier que fécond»

«Un itinéraire aussi singulier que fécond»: c’est par ces mots que le cardinal Jean-Marie Lustiger a salué la mémoire et ressaisi l’étonnant parcours de

Louis Bouyer1. Ce-dernier est un homme dans la force de l’âge au moment du concile. Né en 1913 à Paris, dans une famille de la moyenne bourgeoisie protestante, il est très marqué dans son enfance par la mort de sa mère2. Sa santé fragile est mise à rude épreuve par cet événement intime qui semble l’avoir durablement marqué. Parti se reposer sur les bords de Loire à Sancerre, il découvre avec émerveillement l’oeuvre de John-Henry Newman, qui devient rapidement un compagnon de route, mais aussi un miroir de sa propre évolution3.

Après son baccalauréat en 1930, le jeune homme s’inscrit à la faculté de théologie protestante de Paris, en vue de se préparer au ministère pastoral. Dans une faculté encore très nettement libérale, il est séduit par quelques voix nouvelles qui font leur apparition, comme celle du néo-calviniste Auguste Lecerf. Surtout, par le biais d’autres étudiants et la FUACE, il entre en contact avec la théologie de Karl Barth4. Sur les bancs de la même université, il fait connaissance avec un jeune dominicain, encore inconnu qui allait devenir un de ses plus fidèles correspondants et amis: Yves Congar. Mais à cette époque, c’est surtout vers l’orthodoxie que regarde Louis Bouyer. Paris est alors la capitale de l’émigration russe. La théologie et la spiritualité orthodoxes attirent nombre de catholiques et protestants cultivés. L’étudiant entre en contact avec cet univers par le biais de Lev Gillet, plus connu sous son nom de plume «un moine de l’Eglise d’Orient»5. Cet ancien bénédictin catholique converti à l’orthodoxie initie Bouyer à la pensée de Vladimir Lossky et Serge Boulgakov, lui faisant découvrir la sophiologie. Par l’orthodoxie l’étudiant adhère dès le début des années 30, au moins in pectore, à la tradition de l’Eglise indivise une.

Après deux années d’études supérieures à Paris, il continue sa formation théologique à Strasbourg. Ordonné pasteur en 1935, il exerce le ministère dans une petite paroisse parisienne6. Comme Newman avant-lui, il tente un

essai de «recatholicisation” du protestantisme.

[...]



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Titolo: "P. Sebastiano Tromp, Segretario della Commissione teologica preparatoria e conciliare"
Editore: Lateran University Press
Autore: Alexandra von Teuffenbnbach
Pagine:
Ean: 2484300021343
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Introduzione**

Si dice che durante l’ultima, grande assise ecclesiale si sia svolto un avvincente conflitto tra due fronti, tra due blocchi monolitici1. Riguardo al concilio si è soliti operare delle distinzioni, quando addirittura non vengono individuate delle vere e proprie “fazioni” in seno al concilio medesimo, opposte tra loro: destra e sinistra, minoranza e maggioranza; esponenti “romani” e teologi e vescovi d’Oltralpe; conservatori e progressisti; personaggi legati a Pio XII e altri legati a Giovanni XXIII; si distinguono quelli “chiusi” da quelli “aperti”, o ecumenici; ci si spinge addirittura a distinguere i “buoni” dai “cattivi”. I “cattivi” contro cui combattere sono i rappresentanti della Commissione teologica, innanzitutto il cardinale Ottaviani e il gesuita Sebastiano Tromp2, ma anche tutti gli altri vicini alle loro posizioni. I “buoni” sarebbero,

al contrario, quei teologi, soprattutto d’Oltralpe, che avevano avuto problemi con il Sant’Uffizio, pensiamo a Yves Congar OP e Henri de Lubac SJ, o che erano stati sottoposti a “censura” interna all’ordine religioso di appartenenza, come padre Karl Rahner SJ.

Tra i primi ad utilizzare queste categorie, queste divisioni nette, astoriche, semplicistiche – fra coloro che si sentivano legati alla dottrina tradizionale da una parte, e quanti invece sembravano più aperti dall’altra – troviamo, come ricorda Caprile, l’«Avanti!», il quotidiano del partito socialista3. Le faziose semplificazioni giornalistiche, rese possibili forse dal clima di guerra fredda e allo scopo di attirare l’attenzione del pubblico normalmente non interessato a complicate questioni teologiche, sono invece indegne di un’analisi storica o teologica, soprattutto oggi, a cinquant’anni dal concilio.

La storia della Chiesa si dovrebbe basare, se vuole essere scienza, al pari della storia in genere, sulle fonti, e sarebbe auspicabile che si diffondesse sempre più una serena analisi dei fatti e dei personaggi4. In tal modo ne uscirebbe un quadro ben più differenziato e complesso di quello giornalistico. Così può destare meraviglia che Yves Congar OP e Henri de Lubac SJ fossero chiamati a servire il concilio come consultori della Commissione teologica su espresso desiderio di Franz Hürth, anziano consultore del Sant’Uffizio, che li volle per «chiudere la bocca» agli avversari5. Ma in questa mossa dell’anziano gesuita si può anche riconoscere la preoccupazione di formare un gruppo, preparatorio al concilio, abbastanza equilibrato da poter sopportare le critiche ed essere preso sul serio. Karl Rahner SJ invece, nonostante le insistenze di Sebastiano Tromp per farlo entrare nella commissione teologica preparatoria (pressioni di cui Rahner stesso non sarebbe mai venuto a conoscenza), fece parte della commissione per i sacramenti.

Durante il concilio furono questi teologi d’oltralpe, insieme ad altri sulla loro stessa linea, a mantenere i contatti in modo più assiduo con la stampa.

[...]



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Titolo: "La «Chiesa dei poveri» e il Vaticano II"
Editore: Lateran University Press
Autore: Matteo Mennini
Pagine:
Ean: 2484300021374
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

In numerose occasioni la storiografia ha messo in luce lo scarto esistente tra il volume di attività promosse durante il periodo del concilio Vaticano II intorno al tema della povertà e gli esigui riscontri che su di esso è possibile ritrovare nei documenti finali approvati: considerando il paragrafo 8 della costituzione dogmatica Lumen gentium, e il paragrafo 5 del decreto Ad gentes, come gli unici testi che recepirono le istanze di chi si adoperò affinché si affermasse il carattere teologico della povertà della Chiesa, si coglie immediatamente, per lo meno su un piano quantitativo, la sproporzione fra quei testi e il notevole impegno di molti padri conciliari e teologi a rappresentare l’urgenza di quel tema1.

Le parole di Giovanni XXIII, pronunciate in un radiomessaggio poche settimane prima dell’inizio dell’assise ecumenica – «In faccia ai paesi sottosviluppati la Chiesa si presenta quale è, e vuol essere, come la Chiesa di tutti, e particolarmente la Chiesa dei poveri»2 – costituirono fin da subito l’occasione per suscitare progetti in aperta discontinuità con la fase preparatoria: vario e complesso era il mosaico degli ambiti e delle esperienze che nel richiamo alla «Chiesa dei poveri» trovarono un valido argomento per auto-rappresentarsi, al punto che il giornalista francese George Hourdin commentò le parole del radiomessaggio scrivendo che Giovanni XXIII aveva finalmente abbassato il ponte levatoio di una fortezza resasi sempre più inaccessibile negli ultimi due secoli3.

La ricostruzione del dibattito sulla «Chiesa dei poveri» durante il Vaticano II è stata oggetto di una ricerca dal titolo «Ecclesia pauperum. Paul Gauthier

e il dibattito sulla povertà della Chiesa durante il Concilio Vaticano II», per il dottorato in storia del cristianesimo e delle chiese dell’università di Roma Tor Vergata, di cui nelle seguenti pagine si vuole presentare una breve sintesi mettendo in luce le principali problematiche, le fonti e i risultati a cui si è pervenuti.

Come chiaramente indicato dal titolo stesso, la ricerca ha preso le mosse dalla figura di Paul Gauthier (1914-2002), sacerdote francese, creatore nel 1958 a Nazareth di un’esperienza cooperativistica di lavoro insieme ad alcune donne e uomini che formarono la comunità dei Compagnons de Jésus Charpentier: in particolare ci si è focalizzati sull’attività di raccordo e di animazione che, durante il concilio, a cui partecipò in qualità di assistente perito del vescovo George Hakim, Gauthier realizzò all’interno del gruppo informale «Chiesa dei poveri», anche conosciuto come «Gruppo del Collegio Belga», a cui presero parte numerosi vescovi e al quale collaborarono autorevoli teologi.

In precedenza la storiografia si era concentrata sull’attività istituzionale del gruppo, con l’obiettivo di metterne in luce i contorni strutturali tipici di una commissione. In un saggio del 1996, Denis Pellettier aveva ricostruito infatti, in forma sintetica, ma puntuale, l’organizzazione del lavoro di gruppo nell’arco degli anni in cui si svolse il concilio e aveva definito «l’histoire du groupe “l’Église des pauvres” comme une succession d’occasions manquées», concludendo, però, che limitarsi a un tale giudizio avrebbe potuto comportare un fraintendimento della vera natura del gruppo, non riducibile a una commissione redattrice di proposte, ma da rivalutare come spazio di socializzazione e di confronto4. L’autore stesso, quindi, aveva indicato ulteriori possibili piste di ricerca riguardo a Gauthier e al gruppo, suggerendo di entrare nel vivo delle relazioni e degli incontri tra quelli che sarebbero stati, successivamente, protagonisti del periodo postconciliare. Il contributo di Pellettier, di fatto, ha costituito il riferimento principale nella comprensione e nell’elaborazione storica sulle vicende relative al gruppo del Collegio Belga e al dibattito sulla povertà, anche per la Storia del Concilio Vaticano II in cinque volumi diretta da Giuseppe Alberigo.

La ricerca qui presentata si è centrata in modo specifico sul dibattito intorno alla povertà della Chiesa, scandagliato attraverso un’attenta analisi degli Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Oecumenici Vaticani II, che conservano gli interventi dei padri in aula e gli schemi di volta in volta presentati

all’assemblea, e mediante una ricostruzione delle pubblicazioni di articoli, opere teologiche e lettere pastorali che in quegli anni si sono riferiti alla questione della «chiesa dei poveri».



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Titolo: "Il contributo ecclesiologico di Umberto Betti alla costituzione Lumen gentium"
Editore: Lateran University Press
Autore: Fermina Álvarez Alonso
Pagine:
Ean: 2484300021282
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introduduzione

Si è detto che il concilio Vaticano II è stato fatto da grandi e importanti teologi, noti all’epoca per la novità delle loro posizioni teologiche; ma, capovolgendo l’affermazione, possiamo dire che è stato proprio il concilio Vaticano II a rendere grandi alcuni teologi. È il caso del nostro protagonista, il francescano Umberto Betti, chiamato a partecipare ai lavori conciliari non dall’inizio, ma solo successivamente, divenendo un elemento chiave per alcune questioni e una figura di riferimento nella teologia italiana del post-concilio. Occorre precisare che egli fu piuttosto uno storico della teologia, che seppe mettere in evidenza il valore della Tradizione.

1. Note bibiograficficfiche

Umberto Betti nacque a Pieve S. Stefano (Arezzo) il 7 marzo del 1922. Nel 1938 entrò nell’Ordine dei Frati Minori della Toscana, e il 31 dicembre del 1943 fece la professione perpetua al santuario della Verna. Fu ordinato sacerdote a Fiesole tre anni dopo, il 6 aprile del 1946.

Nel 1951 ottenne il Dottorato in Sacra Teologia presso il Pontificio Ateneo Antonianum, e negli anni 1953-54 fu uditore presso l’Università di Lovanio (Belgio). Nel 1954 divenne professore ordinario di Teologia Dogmatica

all’Antonianum e, nel 1961, professore dell’Istituto Patristico Medievale della Pontificia Università Lateranense. Il 3 ottobre dello stesso anno fu chiamato a collaborare alla preparazione del Vaticano II come consultore della Commissione Teologica Preparatoria1. In quanto studioso dei concili, tra le sue principali pubblicazioni figurava il lavoro sulla costituzione dommatica Pastor aeternus del Vaticano I2. Si tratta di un lavoro serio, complesso e dettagliato intorno alle vicende della costituzione, che il Betti presentò anche in vista dell’imminente Vaticano II, con lo scopo di mostrare l’evoluzione dei testi della costituzione Pastor aeternus e la deduzione delle conclusioni dottrinali. A tale scopo si avvalse delle monografie scritte fino ad allora, dai diari del concilio dell’arcivescovo di Lucca, Giulio Arrigoni, OFM e del cardinale Bilio, fino ai documenti inediti della Commissione Teologica Preparatoria conservati nell’Archivio Segreto Vaticano.

Conclusa la prima sessione conciliare (25 marzo del 1963), venne nominato perito da Giovanni XXIII e, un anno dopo, Qualificatore della Sacra Congregazione del Sant’Uffizio. Nel 1967 fu annoverato tra i membri della Commissione per l’aggiornamento della costituzione apostolica Deus scientiarum Dominus; nel 1968 divenne consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede e, nel 1988, anche di quella per i Vescovi.

Negli anni 1966-69 fu Decano della Facoltà di Teologia dell’Antonianum, di cui fu Rettore dal 1975 al 1978. Infine, nel 1991 fu nominato Rettore della Pontificia Università Lateranense, carica che occupò fino al 1995. Fu elevato alla dignità cardinalizia da papa Benedetto XVI nel concistoro del 24 novembre 2007; morì a Fiesole, il 1° aprile del 2009, all’età di 87 anni.

La principale fonte per conoscere da vicino il contributo del Betti al Vaticano II è costituita dal suo Diario, scritto dal 1962 al 1965 durante la celebrazione dell’assise conciliare, e pubblicato insieme al carteggio inedito con il cardinale Florit, arcivescovo di Firenze, dal 1962 al 19783. Nell’appendice del libro vengono riportati alcuni dei suoi articoli pubblicati su «L’Osservatore Romano», elaborati su richiesta di papa Paolo VI con nota telegrafica autografa al Sostituto della Segreteria di Stato: «23.8.69: P. Betti e il Vaticano I»; con essa il papa intendeva dire che egli avrebbe dovuto scrivere sulle prerogative del Romano Pontefice definite dal Vaticano I.

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Titolo: "Le Diario conciliaire de monseigneur Pericle Felici"
Editore: Lateran University Press
Autore: Leo Declerck
Pagine:
Ean: 2484300021312
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introducducduction

Avec un grand intérêt les historiens de Vatican II peuvent maintenant prendre connaissance du Diario1 de Mgr Pericle Felici (1911-1982), secrétaire général et personnage central du Concile Vatican II.

En fait Mgr Felici avait tenu dans les années 1959-1966 deux journaux:

- 4 Cahiers intitulés Cogitationes cordis mei: un journal spirituel contenant des méditations, des examens de conscience, des réflexions de spiritualité, des prières.

- 8 Agendas qui vont de 1959 à 1966.

Un bref supplément pour l’année 1967 y a été ajouté.

Felici avait confié ces cahiers et agendas manuscrits à Mgr Vincenzo Carbone (1920-2014), un de ses premiers collaborateurs au Secrétariat général du concile, chargé par la suite des archives de ce concile et éditeur infatigable des Acta Synodalia. Il les a dactylographiés ad litteram2 et annotés. Travail d’Hercule, vu l’ampleur des documents et l’écriture difficile à déchiffrer de Felici. De plus Carbone a eu l’idée de rassembler les deux espèces de documents en un texte continu, en suivant la chronologie. En outre il a annoté le Journal en identifiant la plupart des personnes mentionnées et en renvoyant à des documents publiés dans les Acta Synodalia3. La mort, survenue à 94 ans, a

toutefois empêché Mgr Carbone de terminer complètement son travail. C’est grâce au dévouement alerte de Mgr Marchetto, ami de vielle date de Carbone, que le Journal a maintenant été publié. Très utilement celui-ci a écrit une longue présentation qui, dans les pages 10-19, donne un aperçu substantiel des faits les plus intéressants de ce Journal pour l’histoire du concile.

1. Contenunu et quelques caractérisistiques de ce “Diario”

Une partie assez notable, qui reprend les Cogitationes cordis mei, est constituée d’annotations très personnelles nous renseignant surtout sur la vie spirituelle, la dévotion, les états d’âme de Felici. Bien que moins utiles pour l’histoire du concile, elles montrent les oppositions et appuis que Felici a rencontré dans l’exercice de sa fonction. Cela nous fait découvrir la psychologie complexe de Felici, qui lui aussi a connu des périodes de découragement et qui a été confronté à d’assez nombreuses résistances, pas seulement des évêques plus “progressistes” mais aussi – et cela est assez surprenant – de plusieurs milieux de la curie romaine elle-même. Cela aide à nuancer des schémas préconçus ou simplistes.

Les Agendas, en revanche, donnent une masse de données objectives et des faits survenus. Beaucoup sont fort intéressants pour l’histoire en particulier pour la connaissance des audiences des papes Jean XXIII et Paul VI et les relations avec les secrétaires d’État Tardini et Cicognani.

On ne peut que regretter que les notes de Felici sont parfois très sommaires et tendent à se raréfier avec la progression du concile, probablement à cause d’un surcroît de travail.

En fait, la période préconciliaire comporte 298 pages (p. 23-321) et la période conciliaire n’en comporte que 179 (p. 322-501). Il est assez étonnant que la 2e session du concile se réduit à 5 pages (p. 356-361). Serait-ce à attribuer à ses problèmes de santé (épuisement nerveux, scrupules) ressentis pendant les 8 premiers mois de 1963 ?

Le Diario nous donne beaucoup de renseignements sur les acteurs du concile, les papes en premier lieu, mais aussi sur le déroulement des événements. Évidemment il faut confronter la version et les impressions de Felici avec d’autres sources (documents officiels) mais aussi avec des journaux (oude la correspondance) d’autres acteurs pour s’approcher le plus possible de la vérité historique4 . On peut aussi se demander dans quel but ou pour quels destinataires Felici a écrit son journal. Un index onomastique fort utile est ajouté au volume.

2. L’apppport dudu Diario

Nous donnons maintenant – en guise d’illustration – quelques exemples de l’apport du Diario de Felici, importants pour la compréhension de quelques personnalités et du déroulement de certains événements majeurs du concile.

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Titolo: "Monsignor Philippe Delhaye: dal concilio Vaticano II all'Humanae vitae"
Editore: Lateran University Press
Autore: Emanuele Avallone
Pagine:
Ean: 2484300021305
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introduduzione

Nel mio lavoro di ricerca, seguendo il metodo storico analitico, ho interrogato dapprima le fonti edite (libri, diari conciliari, articoli sull’argomento), e poi quelle inedite: presso l’Arca-Archives du monde catholique (Université catholique de Louvain, in Belgio) si trova il fondo relativo a Philippe Delhaye e la Commission Théologique Internationale; presso la Biblioteca della medesima Università sono gli Archives de Gérard Philips (FPh); e infine l’Archivio Segreto Vaticano.

Dopo un breve excursus sulla sua vita, si cercherà di analizzarne il contributo alla teologia pre-, durante e post-conciliare, tracciando anche un breve sguardo sulle sue considerazioni sull’enciclica Humanae vitae1 e sul suo ruolo di Segretario Generale della Commissione Teologica Internazionale dal 1972 al 1990, anno della sua morte.

Nato a Namur il 17 febbraio 1912, licenziato in filosofia presso l’Università di Lovanio nel 1933, ottenne la licenza in teologia nel 1937, anno della sua ordinazione sacerdotale, presso l’Università Gregoriana di Roma. Presentò la sua tesi di dottorato in filosofia a Lovanio nel 1940; nel 1951 divenne dottore in teologia all’Istituto Cattolico di Lille, dove insegnava dal 1945.

Delhaye tentò di ricercare i fondamenti scritturistici della teologia morale, come mostrano i suoi studi apparsi nella rivista «Esprit et Vie», con la quale iniziò a collaborare già dal 1957. Tale intenzione accademica era già stata

da lui esposta nel primo periodo del suo insegnamento a Lille, in occasione di un articolo pubblicato nel 1953 nella «Revue des Sciences religieuses», intitolato La théologie morale d’hier et d’aujourd’hui2. Non temette di essere denunciato al Sant’Uffizio come corruttore della teologia classica, «comme un des représentants de la morale nouvelle, le situationisme»3. Non venne, infatti, mai condannato. Tra il 1959 e il 1966 si divise tra Lione e Montréal come docente di teologia morale. Nello stesso tempo partecipò attivamente alla preparazione e, in seguito, ai lavori del concilio Vaticano II; egli apparteneva alla cosiddetta “squadra belga”, la quale fu molto importante per gli orientamenti dottrinali di alcuni testi conciliari.

Fondata sulla Scrittura, sulla Tradizione della Chiesa, e soprattutto sugli autori della Scolastica come Tommaso d’Aquino, la ricerca teologica di Delhaye era abitata da una doppia preoccupazione: una volontà di articolare l’antico e il nuovo nella disciplina morale e l’attenzione permanente alla profonda unità della scienza teologica. La teologia morale era da considerare una disciplina teologica, per lo studioso belga, come le altre. La distinzione tra le diverse materie teologiche (diritto canonico, dogma, morale, spiritualità…) aveva condotto, infatti, alla separazione dell’agire cristiano che non poteva limitarsi ad un dominio teologico particolare. Le separazioni che hanno potuto condurre a delle opposizioni teologiche sono per lui rivelatrici della difficoltà della morale: lassismo da una parte, rigorismo dall’altra. Come la vita umana è una vita complessa e unificata (questa unità si traduce tradizionalmente nell’unione dell’anima e del corpo), così sarebbe stato difficile ridurre l’approccio a un solo dominio, giuridico o canonistico, per esempio, senza che l’approccio non divenisse inesatto. La prossimità del diritto e della morale ebbe certamente un effetto positivo, quanto almeno allo svilupparsi dell’interesse suscitato per la morale riguardo le basi del diritto. Una conseguenza del dibattito fu anche la difficoltà di classificare la virtù della carità nelle categorie giuridiche. Delhaye, guidato da una prospettiva globale della teologia morale, rilevava il posto principale e primordiale dell’amore al cuore della morale, non come un’isola, ma come una sorgente di una vita cristiana autentica.

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Titolo: "Centro Vaticano II - Studi e Ricerche"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511249
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

INDICE

Fermina Álvarez Alonso, Il contributo ecclesiologico di Umberto Betti alla costituzione Lumen gentium

Marialuisa Lucia Sergio, Un teologo domenicano al concilio Vaticano II: p. Georges Cottier 

Emanuele Avallone, Monsignor Philippe Delhaye: dal concilio Vaticano II all’Humanae vitae 

 

Protagonisti

Leo Declerck, Le Diario conciliaire de monseigneur Pericle Felici 

 

Note e ricerche

Massimo Zorzinin, Giovanni Battista Montini arcivescovo di Milano (1955-1963): un’idea di Chiesa, le sue Chiese 

 

Recensioni

Fermina Álvarez Alonso, su Adriano Capriolili, Montini alla scuola di Agostino e Ambrogio. Chiamati alla santità, Morcelliana, Brescia 2014 

Philippe Chenaux, su Gianni La Bella, L’umanesimo di Paolo VI, Rubbettino, Soveria Mannelli 2015; e su Andrea Riccicciccardidi, Manifesto al mondo. Paolo VI all’ONU, Jaca Book, Milano 2015 

Caterina Ciriello, su Riccardo Burigana, Fratelli in cammino. Storia della Dichiarazione “Nostra aetate”, ETS, Milano 2015 

 

Segnalazioni

Monografie, strumenti di ricerca, nostre pubblicazioni, periodici monografici



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Titolo: "Giovanni Battista Montini arcivescovo di Milano (1955-1963): un'idea di Chiesa, le sue Chiese"
Editore: Lateran University Press
Autore: Massimo Zorzin
Pagine:
Ean: 2484300021329
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Prefazione

A quasi quarant’anni dalla scomparsa, la figura di Giovanni Battista Montini-Paolo VI (1897-1978) è stata oggetto di un rinnovato interesse da parte degli studiosi, se non altro perché, in questo interesse, ha profondamente inciso la Sua recente beatificazione, dello scorso 19 ottobre 2014. Ciò nonostante, l’immagine di Giovanni Battista Montini-Paolo VI si è spesso presentata sfocata, quasi dimenticata. È pur vero che Montini non ha mai cercato la popolarità, però mi ha molto colpito il fatto che sembrava come se fosse stato rimosso dall’immaginario collettivo, inghiottito in un cono d’ombra, eppure la sua azione nella Chiesa e nel mondo fu di primissimo piano.

La ricerca condotta affronta uno specifico periodo della vita di Giovanni Battista Montini: gli anni che vanno dal 1955 al 1963, quelli cioè del suo episcopato milanese, partendo da quella che è stata la sua infanzia, seguendone poi la formazione, la maturazione del pensiero e della fede, fino alla nomina ad arcivescovo di Milano ed all’arrivo nella diocesi milanese, il 6 gennaio 1955. La scelta del periodo studiato e analizzato è stata fatta a motivo di varie considerazioni: la necessità di indagare in profondità come avvenne e come si concretizzò il famoso Piano Montini, relativo alle nuove chiese, e nello specifico alle Ventidue Chiese per ventidue Concili.

Il Comitato per le nuove chiese vide la sua prima costituzione nel 1937, sotto l’episcopato del cardinale Schuster – dove inizialmente il Comitato si chiamava Pro Templi Nuovi –, e nella sua ricostituzione nel febbraio 1954, con la presidenza dell’Ing. Enrico Mattei, incidentalmente proprio alcuni mesi prima che Giovanni Battista Montini venisse nominato il nuovo arcivescovo di Milano. In seguito è stato preso in considerazione il Piano Montini per le nuove chiese nel suo sviluppo, cioè il periodo dal suo arrivo nella diocesi milanese fino al fatidico 21 giugno 1963, quando Giovanni Battista Montini veniva eletto pontefice. Ma soprattutto si è cercato di analizzare la sua più geniale e importante iniziativa, all’interno di questo Piano, cioè la costruzione di ventidue nuove chiese, con tutti gli aspetti religioso-pastorali, progettuali, finanziari, e della dedicazione di queste ventidue Chiese. Nella parte finale di questa ricerca si è voluto invece affrontare il tema di carattere spirituale, cristocentrico, ecclesiologico e pastorale – che soggiace a tutto questo impianto della tesi – tanto caro a Montini: «un’idea di Chiesa, le sue Chiese».

Lo studio è stato condotto seguendo tre principali campi d’azione: la copiosa e ricca bibliografia precedente, l’analisi degli scritti montiniani del periodo studiato, ed il reperimento di documenti d’archivio inediti presso l’Archivio Storico della diocesi di Milano. Per la tesi sono state utilizzate fonti edite ed inedite, relative ai documenti che riguardavano specificamente la costituzione, la struttura, l’attività del Comitato per le nuove chiese; le relazioni da, e per, l’arcivescovo; gli atti ufficiali e le iniziative. Tra i documenti inediti figurano diverse e interessanti carte relative ad articoli inediti, autografi scritti da Montini nel corso del suo episcopato, e ad alcuni carteggi riguardanti i rapporti intercorsi tra Montini e varie personalità del mondo cattolico, tutti legati alle nuove chiese.

Montini, pur affermando di avvertire la propria debolezza di fronte a un compito così impegnativo, come quello di reggere quella che è la diocesi più vasta del mondo, non si sottrasse all’impegno. Come arcivescovo di Milano seppe risollevare le precarie sorti della Chiesa lombarda in un momento storico difficilissimo, in cui emergevano i problemi economici della ricostruzione, l’immigrazione dal sud, il diffondersi dell’ateismo e del marxismo all’interno del mondo del lavoro.

Le nunuove chiese

«La Provvidenza ci ha destinati a vivere in un momento gravido di destini. Siamo responsabili anche verso i posteri. Oggi si decide per domani, forse per secoli. Se così è l’aiuto di Dio non può mancare»: l’impegno per le nuove chiese «è presente fin dai primi tempi dell’episcopato di Giovanni Battista Montini, e diventa subito una costante pastorale». L’11 gennaio 1955 – solo cinque giorni dopo l’insediamento nella diocesi di Milano – «l’Arcivescovo riceve la prima offerta in favore dell’Ufficio per le nuove chiese da parte della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, e tre giorni dopo presiede la prima riunione del Comitato Nuove Chiese». Già il 10 novembre 1954 Montini, all’indomani della nomina ad arcivescovo di Milano, aveva voluto ricevere a Roma il Comitato per le nuove chiese, e durante questo primo incontro aveva definito «urgente, imponente e d’indilazionabile soluzione» il problema delle nuove chiese.

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Titolo: "Un teologo domenicano al concilio Vaticano II: p. Georges Cottier"
Editore: Lateran University Press
Autore: Marialuisa Luciuciucia Sergio
Pagine:
Ean: 2484300021299
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Da «Sainint-Maximinin» al concilincilincilincilincilio: mondndo operaio e prospspettive pastoralili

Il p. Georges Marie Cottier ha incarnato perfettamente la figura dell’esperto religioso che, insieme con i padri conciliari, ha contribuito alla determinazione degli indirizzi culturali e teologici della maggioranza assembleare favorendo, nella Chiesa dell’immediato post-concilio, l’apertura di nuovi orizzonti di ricerca teologica e di nuovi sentieri di dialogo con la società contemporanea.

Entrato nell’Ordine Domenicano nel 1945, dopo aver svolto gli studi filosofici e teologici presso l’Angelicum di Roma fino al 1952 e aver conseguito il Baccellierato in Filosofia e la Laurea in Teologia, il p. Cottier approfondisce a Ginevra, accanto all’abate Charles Journet, gli studi filosofici e teologici, discutendo nel 1959 la tesi di Dottorato su L’ateismo del giovane Marx e le sue origini hegeliane presso la Facoltà di Lettere dell’Università della stessa città1.

In questo stesso periodo Cottier vive uno degli incontri umanamente e spiritualmente più importanti della propria vita, quello con i Piccoli Fratelli di Gesù di p. René Voillaume e, tramite essi, con il confratello domenicano Jacques Loew, prete-operaio al porto di Marsiglia, e fondatore della Mission ouvrière Saints-Pierre-et-Paul (MOPP).

Queste importanti realtà di rinnovamento ecclesiale della Chiesa francese avevano condiviso significative esperienze di formazione presso Saint-Maximin, lo studium domenicano della provincia di Tolosa dove il p. Cottier teneva i corsi sul marxismo e, soprattutto, dove esse avevano trovato un comune punto di riferimento e di appoggio nell’arcivescovo di Aix-en-Provence Charles de Provenchères.

Nel 1947 il prelato aveva sostenuto la formazione della prima fraternità operaia dei Piccoli Fratelli di Gesù2, i quali avevano ormai maturato la vocazione a una vita contemplativa non più condotta nel deserto, ma nel mondo dei poveri e dei lavoratori salariati3, mentre nel 1955 aveva autorizzato l’istituzione della MOPP per l’evangelizzazione della classe operaia e la formazione dei sacerdoti provenienti dal proletariato di fabbrica, promossa da Loew dopo la dolorosa conclusione della vicenda dei preti-operai4.

Non a caso monsignor de Provenchères, giunto nel 1945 alla guida dell’arcidiocesi di Aix proprio su sollecitazione dell’allora nunzio a Parigi Angelo Roncalli5, aveva risposto con slancio alle domande di cambiamento che avrebbero poi caratterizzato il pontificato giovanneo.

D’altra parte i temi della Chiesa “povera e servente” vicina agli umili, l’ascolto delle ragioni dei non credenti – fra le masse scristianizzate della società secolare – e il dialogo interreligioso erano le grandi preoccupazioni pastorali dell’arcivescovo fin dai primi anni del suo ministero episcopale.

Le lettere pastorali, quali Sur l’amour de l’Église (1948), Sur la Foi en l’Église (1954) e Toute l’Église doit être missionnaire (1960), come anche le prefazioni ad alcuni testi particolarmente significativi per il progresso del pensiero ecumenico (ad esempio Les Juifs dans la catéchèse chrétienne6 di Paul Démann nel 1952), testimoniano un costante percorso di apertura e di prossi

mità alle nuove forme di apostolato e di amicizia interreligiosa che animano la Chiesa francese del secondo dopoguerra.

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Titolo: "La dichiarazione conciliare Nostra aetate nel pensiero di Luigi Maria Carli e del cardinale Augustin Bea"
Editore: Lateran University Press
Autore: Piero Doria
Pagine:
Ean: 2484300022074
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Premessa

Il 20 novembre 1964 rappresenta una data storica per la dichiarazione

De Ecclesiae habitudine ad religiones non christianas. Nel corso della 127ª

congregazione generale, infatti, il documento ottenne un’ampia approvazione

da parte dei padri conciliari. Su 1996 votanti i placet furono 1651, i non placet

99, i placet iuxta modum 242 e i voti nulli 4. L’Aula con questo voto decretava

il prosieguo dello schema confermandone l’impostazione generale. Tuttavia,

alla votazione si era giunti in un clima di forte contrapposizione soprattutto

per le implicazioni che provenivano dagli ambienti esterni al concilio e, per

certi versi, alla stessa Chiesa. Il concilio, infatti, pur essendo un fatto interno

alla Chiesa veniva visto, seguito e vissuto in tutto il mondo e quando esso

giunse a trattare un tema particolarmente delicato come la questione ebraica

l’attenzione crebbe smisuratamente coinvolgendo in maniera abnorme tutti i

soggetti istituzionali che in qualche modo erano interessati. E se le pressioni

esterne ebbero un’origine primariamente politica collocate nel contesto del

conflitto arabo-israeliano e nel ricordo ancora vivo della tragedia nazista, il

dibattito interno pur non trascurando i fattori citati si caratterizzava anche dal

punto di vista teologico e della interpretazione delle Sacre Scritture. I giorni

che precedettero la discussione e la votazione del 20 novembre vissero questo

clima incandescente. Molti cristiani in Medio Oriente subirono ogni sorta di

violenza e gli stessi padri conciliari furono oggetto sulla stampa di attacchi

inauditi. I favorevoli alla dichiarazione vennero accusati di essersi venduti al

sionismo internazionale, i contrari di essere antisemiti se non addirittura complici dei nazisti.

Nel corso del presente saggio proverò a ricostruire il pensiero teologico di due padri conciliari

che, pur su posizioni diverse, giocarono un ruolo davvero importante nella preparazione

della dichiarazione. Si tratta di Luigi Maria Carli, vescovo di Segni (Italia), rappresentante

di primo piano del Coetus Internationalis Patrum, corrente teologica guidata dal francese

Marcel Lefebvre CSSp e che si contraddistinse in concilio per le sue posizioni tradizionaliste,

e il cardinale gesuita di origine tedesca Augustin Bea, già confessore di Pio XII e presidente

del Segretariato per l’unità dei cristiani, che svolse un ruolo fondamentale sia nella preparazione

del documento, sia nella sua approvazione nel 1965.

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Titolo: "Alle origini della Nostra aetate: una profezia femminile? Il ruolo di Sr Geneviève Gendron e di Maria Vingiani"
Editore: Lateran University Press
Autore: Marialuisa Lucia Sergio
Pagine:
Ean: 2484300022081
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Il XX secolo è stato definito anche come il «secolo delle donne», un’epoca

cioè in cui il mondo femminile ha espresso significative testimonianze di

fede, d’impegno intellettuale e di vita personale nei luoghi topici della crisi

etica dell’Europa dei totalitarismi, della resistenza antifascista e, infine, della

ricostruzione democratica. Ciononostante, soltanto poche di queste testimonianze

hanno trovato uno spazio adeguato nella storiografia e nella memoria

collettiva europea.

La presenza delle donne nel movimento interreligioso non sfugge generalmente

a questa regola come dimostra il caso, ancora largamente misconosciuto,

di alcune figure anticipatrici del dialogo, in particolare quello di Sr Geneviève

Gendron e di Maria Vingiani la cui influenza, nel campo dall’amicizia

ebraico-cristiana, ha saputo oltrepassare la semplice sfera della riflessione spirituale

e teologica per investire, piuttosto, le scelte delle gerarchie vaticane

attraverso un’azione concreta e organizzata, sia pure quasi sempre all’ombra

della politica ufficiale.

Il presente saggio mira a ricostruire il loro percorso biografico, ricco di

avvenimenti, di incontri personali, di date periodizzanti, e sottolinea come

esse abbiano contribuito ad aprire nella Chiesa nuovi orizzonti di confronto

fra i cattolici e i credenti delle altre fedi.

Il loro impegno appare tanto più significativo quanto più esso si colloca in

un’epoca caratterizzata sia dalla particolare irrilevanza del ruolo della donna

nella società civile e nella sfera religiosa, sia dall’atteggiamento di prudenza

delle autorità ecclesiastiche nei confronti di ogni possibilità di incontro con le

fedi non cattoliche.

Ancora negli anni ’30, infatti, nonostante cominci ad affermarsi una nuova

concezione delle religioni non-cattoliche come praeparatio evangelica (cioè

come un contributo, per i loro seguaci, al mistero della salvezza in Cristo),

la teologia non oltrepassa il limite della «teoria del compimento», secondo

cui solo Gesù, il cui corpo mistico è la Chiesa cattolica, rappresenta la risposta

soprannaturale all’anelito umano di unione con Dio1. A partire dallo stesso

periodo, tuttavia, il dialogo interreligioso appare favorito, quanto meno sul

terreno dell’esperienza personale, dagli eventi storici nella loro incalzante drammaticità.

1. La coll aborazione Jul es Isaac-Geneviève Gendron

La necessità di contrastare la propagazione dell’antisemitismo in Europa spinge, infatti,

alcuni rappresentanti dell’ebraismo e delle diverse confessioni cristiane ad avviare una

collaborazione, soprattutto in quelle regioni settentrionali della Francia dove è più grave

il dramma dei profughi ebrei tedeschi (Lille, Halluin, Roubaix, Tourcoing)2.

In particolare nella diocesi di Lille il card. Achille Liénart3, autorevole esponente della

sede locale della Ligue internationale contre l’antisémitisme4, promuove una rete di

solidarietà di cui fanno parte il pastore protestante Henry Nick, il rabbino Léon Berman

e lo stesso arcivescovo della città. Fra i principali collaboratori della rete di attività

interconfessionale e interreligiosa del card. Liénart, un ruolo fondamentale è ricoperto

da Sr Geneviève Gendron5.

È particolarmente a Geneviève Gendron che si deve, infatti, il contributo di una visione

realmente moderna del rapporto ebraico-cristiano in termini di rispetto e di parità

piuttosto che di approccio strumentale in funzione dell’assimilazione cattolica.

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Titolo: "Dalla Bibbia al concilio. La categoria «segni dei tempi» nel magistero di Giovanni XXIII"
Editore: Lateran University Press
Autore: Stefano Salucci
Pagine:
Ean: 2484300022098
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introduzione

La categoria «segni dei tempi» può ben dirsi una delle più paradigmatiche

tra quelle che, nel comune sentire, hanno incarnato lo spirito del concilio

ecumenico Vaticano II1. È noto e ben documentato da tutta la letteratura2

come Giovanni XXIII, convocando il concilio3, lo avesse pensato secondo una

prospettiva pastorale, come un momento, cioè, in cui la chiesa avrebbe potuto

intraprendere quella necessaria operazione di aggiornamento di cui si sentiva

tanto bisogno. L’idea del papa, in altre parole, era quella di assumere in senso

propositivo l’esito del confronto tra la fede cristiana e quelle ideologie che ebbero

nei lumi del XVIII secolo i loro natali e nell’altro, che poi sarà detto «breve»4,

l’apice della loro diffusione.

Tali rilievi giustificano la necessità di approfondire lo studio della summenzionata

espressione, soprattutto in considerazione del fatto che, a fronte della fortuna poi

incontrata, già ad una prima e corsiva lettura si può scoprire come essa compaia

solo in pochi passi del magistero conciliare. Si tratta, allora, di capire cosa, con

essa, il concilio abbia voluto esprimere realmente, e dunque anche di vedere se

le successive interpretazioni, che ne fecero una delle categorie ermeneutiche per

eccellenza5, trovino effettivamente corrispondenza con ciò che l’assise ecumenica

intese fare usandola. D’altronde è ben documentabile come l’espressione «segni

dei tempi», successivamente al termine del concilio, sia stata utilizzata nella

riflessione teologica quasi acriticamente e spesso enfatizzandone la portata.

In particolare i motivi del suo successo possono essere ricondotti a due “postulati”,

di cui il nostro studio vuole indagare la fondatezza: 1) che tale espressione, di

matrice biblica, trovi ampia attestazione nella Sacra Scrittura e che 2) sia presente

in maniera altrettanto importante nel magistero di Giovanni XXIII, che per primo

la introdusse e dal quale il concilio la mutuò6. Questi presupposti hanno, invece,

necessità, per dirla con San Paolo, di essere passati al vaglio di una accurata indagine,

così da trattenere ciò che realmente ha valore7: in altri termini se «segni dei tempi»

è categoria veramente indicativa dello spirito del concilio, occorre comprendere bene

e previamente in che senso lo sia, al di là di ogni stereotipata lettura8. Con il presente

studio, pertanto, non intendiamo compiere un’indagine sistematica dell’utilizzo conciliare

di questo concetto ma solamente limitarci al indagarne l’emergere, cercandone le linee

genetiche prima nella Sacra Scrittura (1) e poi vedendo le modalità con le quali papa

Roncalli lo ha assunto nel suo magistero (2).

 

1. «Segni dei tempi» nella Bibbia

L’espressione «segni dei tempi» compare, letteralmente, solo tre volte nella Bibbia,

segnatamente due, in Sir 42,18 e 43,6, e una nel Nuovo Testamento, in Mt (16,3; cfr.

anche Lc 12,56). Come si può ben capire dall’esiguità del suo utilizzo non siamo di

fronte ad una categoria biblica di primissimo piano: certamente se cercassimo il solo

termine «segni» o l’altro «tempi» ci troveremmo di fronte a ben altri numeri. Ma

questo, probabilmente, non ci aiuterebbe, almeno all’inizio, a focalizzare il significato preciso

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Titolo: "L'attualità della Gaudium et spes. A proposito di un libro di Philippe Bordeyne"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giovanni Tangorra
Pagine:
Ean: 2484300022104
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

La Gaudium et spes si appresta a celebrare i cinquant’anni di vita, e con

essa l’intero concilio, visto che è stato l’ultimo documento a vedere la luce,

il 7 dicembre 1965. L’impressione è che una tale ricorrenza, anche per il sovraccarico

di altri appuntamenti attesi dall’opinione pubblica, come il Sinodo

dei Vescovi sulla famiglia, stia passando in sordina. Una specie di paradosso,

anche perché difficilmente temi controversi come quelli che si appresta a discutere

il prossimo Sinodo, si sarebbero potuti affrontare senza la Gaudium

et spes. Il Pontificio Istituto Pastorale Redemptor hominis della Lateranense

ha comunque appena dedicato alla costituzione pastorale un convegno, rivisitandone

la storia, alcuni contenuti, la recezione e le prospettive (cfr. il mio

resoconto pubblicato su «Settimana», 22/2015). In attesa della pubblicazione

degli atti, si può intanto ravvivare la memoria con qualche testo di recentissima

pubblicazione.

Qui mi limito a recensire quello di Philippe Bordeyne1, rettore dell’Institut

catholique di Parigi. Già autore di una tesi dottorale dedicata proprio alla

costituzione pastorale, pubblicata con il titolo L’homme et son angoisse. La

théologie morale de “Gaudium et spes” (Cerf, Paris 2004), e di altri numerosi

studi, il professore francese ha le carte in regola per affrontare l’argomento.

Questo saggio, dato alle stampe proprio per l’occasione giubilare, non parte

da zero, ma raccoglie una decina di scritti precedentemente pubblicati. Ciò

appesantisce la lettura, che stenta a trovare la continuità desiderata per entrare

in un testo magisteriale complesso e dalla storia tormentata. Non è quindi un

libro di prima lettura (per chi ne cercasse qualcuno del genere, mi piace citare

almeno il breve ma incisivo commento di Luigi Sartori, La Chiesa nel mondo

contemporaneo. Introduzione alla “Gaudium et spes”, EMP, Padova 1995), oltre

al più noto e poderoso lavoro storico-redazionale di Giovanni Turbanti, Un concilio

per il mondo moderno. La redazione della costituzione pastorale “Gaudium et spes”

del Vaticano II, il Mulino, Bologna 2000).

Bordeyne si impegna a riorganizzare e riadattare la raccolta, dividendola in tre

parti che portano titoli suggestivi (Rileggere la “Gaudium et spes” oggi; La morale

a partire dalla ricerca di senso; Il potenziale sociale della “Gaudium et spes”), e

dedicando l’introduzione più il primo capitolo alle chiavi generali dell’accesso. Il taglio,

che determina l’organizzazione e la scelta degli argomenti, è teologico-morale, ciò

che presuppone una conoscenza di base in tale campo, con il vantaggio di favorire

l’apertura di strade che hanno una chiara risonanza nel dibattitto attuale. La frase

di esordio fa da sottofondo ispiratore: «la persistante nouveauté de Gaudium et

spes». Bordeyne ne è convinto e la attribuisce al genere letterario (primo nella

storia per documenti di questo tipo), al carattere profetico, al tipo di parola scelto,

all’atteggiamento umile con cui la Chiesa si offre al mondo. Non manca il riferimento

alla recezione, soprattutto alle interpretazioni euphorisantes che hanno confuso il

rapporto tra dialogo e apertura. «Si donc le mouvement de l’Église vers le monde ne

consiste en aucune manière à se soumettre à lui ou à se dissoudre en lui, il n’en reste

pas moins que le Concile a cherché, dans Gaudium et spes, à penser de manière

nouvelle ses rapports avec le “monde de ce temps”» (p. 22).

Nella logique d’ensemble della costituzione emergono: la volontà di fare il punto sulla

situazione reale, discernendo con uno sguardo di speranza le aspirazioni fondamentali

dell’umanità; il riferimento alla dignità della persona e della famiglia umana per

rispondere ai problemi etici contemporanei; l’attenzione prioritaria ai poveri come

punto prospettico per gli orientamenti politici ed economici. La norma è il Cristo che,

come mostrano le finali di ogni capitolo, fa da paradigma interpretativo e risolutivo

del discorso antropologico. Non sono così trascurate le pagine cristologicamente

impegnative della Gaudium et spes, come l’ineguagliabile n. 22: «In realtà solamente

nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo […]. Cristo svela

pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione. Nessuna

meraviglia, quindi, che tutte le verità esposte trovino in lui la loro sorgente e tocchino

il loro vertice» (EV 1/1385). Il riferimento cristologico consente alla Gaudium et spes

di dare il proprio annuncio, e bilanciare la denuncia con l’ottimismo circa la capacità

di conversione dell’umanità.

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Titolo: "Centro Vaticano II - Studi e Ricerche"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300017865
Prezzo: € 12.00

Descrizione:

INDICE

Articoli

Enrico Dal Covolo, Presentazione dell’enciclica “Pacem in terris” del beato Giovanni XXIII, sulla base delle cosiddette “Carte Pavan” 

Caterina Ciriello, Pietro Pavan perito al concilio Vaticano II 

Lubomir Zak, Il concilio Vaticano II e il rinnovamento epistemologico della teologia

Protagonisti

Robert Sckrzypzac, Karol Wojtya: un personalista al concilio

Temi

Paolo Gherri, San Tommaso come fonte al concilio Vaticano II. Primo approccio alle sue citazioni 

Michael Konrad, San Tommaso d’Aquino nella recezione del concilio Vaticano II 

Recensioni

Piero Doria, su
Giovanni Sale, Giovanni XXIII e la preparazione del Concilio Vaticano II nei diari inediti del direttore della «Civiltà Cattolica» padre Roberto Tucci, Jaca Book, Milano 2013 

Ferminina Álvarez Alonsnso su
Angelo Giuseppe Roncarelli, Giovanni Battista Montinini, Lettere di fede e amicizia (1925-1963), a cura di Lorisis F. Capovilla e Marco Roncalli, Istituto Paolo VI, Edizioni Studium, Brescia-Roma 2013 275 Philippe Chenaux Glies Routhier, Philippe J. Roy et Karim Schel kens (dir.), La théologie catholique entre intransigeance et renouveau. La réception des mouvements préconciliaires à Vatican II, Louvain-la-Neuve/Leuven 2011 

Gilfredo Marengo su
Riccardo Burigana, Storia del Concilio Vaticano II, Lindau, Torino 2012 

Gilfredo Marengo su
Papa Benedetto XVI, Il circolo degli studenti, Card. K. Koch, Il Concilio Vaticano II. L’ermeneutica della riforma, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2013 

Antonio Mancini su
Caterinina Ciriello, Pietro Pavan. Le metamorfosi della dottrina sociale nel pontificato di Pio XII, il Mulino, Bologna 2011

 

Cronache

CONFERENZE E CONVEGNI

Convegno La France et le Concile Vatican II, Centre des archives diplomatiques de La Courneuve près de Paris, 9 novembre 2012

Revisiting Vatican II: 50 years of renewal, International Conference, 31 January – 3 February 2013, Dharmaram Vidya Kshetram, Bangalore, India 

Il concilio e Paolo VI a cinquant’anni dal Vaticano II, Colloquio Internazionale di Studio promosso dall’Istituto Paolo VI, Concesio (Brescia), 27-29 settembre 2013 

Segnalazioni 



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Titolo: "Paolo VI e le comunicazioni sociali. Le Giornate mondiali delle comunicazioni sociali"
Editore: Lateran University Press
Autore: Jean-Dominique Durand
Pagine:
Ean: 2484300018183
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Il concilio Vaticano II e il mondo: la questione delle comunicazioni sociali

 

Il concilio Vaticano II dedicò una parte dei dibattiti alle questioni di comunicazione sociale, con la pubblicazione del decreto Inter mirifica, del 4 dicembre 1963. Questo non è il più studiato tra i documenti conciliari. Si dice oggi che è stato rapidamente sorpassato dall’evoluzione dei cosiddetti mezzi di comunicazione, e che è datato. Eppure esso segna una tappa notevole nella riflessione della Chiesa cattolica sulla comunicazione. La Chiesa si è sempre dimostrata molto attenta alle problematiche della comunicazione, a cominciare dai suoi incoraggiamenti alla “buona stampa”, passando per la creazione di Radio Vaticana, per il magistero di Giovanni Paolo II su internet, e fino all’uso di twitter da parte di Benedetto XVI e di Francesco. In questo percorso la tappa conciliare costituisce un momento importante, il concilio stesso essendo sempre sotto gli occhi dei media.

 

L’enciclica Pacem in terris, pubblicata nell’aprile del 1963, si inserisce nella prospettiva del concilio quando il pontefice si indirizza «a tutti gli uomini di buona volontà»: «A tutti gli uomini di buona volontà spetta il compito di ricomporre i rapporti della convivenza nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà: i rapporti della convivenza tra i singoli esseri umani, fra i cittadini e le rispettive comunità politiche; fra le stesse comunità politiche, fra individui, famiglie, corpi intermedi e comunità politiche da una parte e dall’altra la comunità mondiale».



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Titolo: "Marcel Lefebvre CSSp, padre conciliare (1959-1965)"
Editore: Lateran University Press
Autore: Piero Doria
Pagine:
Ean: 2484300018169
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Premessa

 

Com’è sempre stato ampiamente noto e storicamente provato, nonostante alcuni maldestri tentativi di disinformazione, Marcel Lefebvre a conclusione del concilio Vaticano II sottoscrisse tutti i documenti conciliari, secondo l’antica prassi in uso nella Chiesa cattolica, votati dal concilio e approvati e promulgati da Paolo VI. Egli, al contrario, come era e come è diritto di ogni padre conciliare, manifestò il suo dissenso nei confronti di alcuni di essi in occasione del voto conclusivo dichiarando il suo «non placet» alla costituzione pastorale Gaudium et spes, al decreto Optatam totius e alle dichiarazioni Dignitatis humanae e Nostra aetate. 

Il primo atto che Lefebvre svolse come padre conciliare fu la risposta alla consultazione dei vescovi voluta da Giovanni XXIII e inoltrata dal card. Domenico Tardini, Segretario di Stato, con lettera circolare numero di protocollo 1C/59 del 18 e 19 giugno 1959. Successivamente, il 15 giugno 1960, venne nominato membro della Commissione Centrale preparatoria6 partecipando attivamente ai lavori delle sette sessioni che si svolsero tra il giugno del 1961 e il giugno del 1962. Egli, infatti, fu sempre presente alla prima sessione (12-20 giugno 1961)7, alla seconda (7-17 novembre 1961)8, alla terza (15-23 gennaio 1962), alla quarta (19-27 febbraio 1962), e alla settima (12-19 giugno 1962). Nel corso della quinta sessione (26 marzo-3 aprile 1962) si assentò solo in occasione del primo giorno, il 26 marzo12, mentre nella sesta sessione (3-12 maggio 1962) fu assente dall’8 al 12 maggio. Lefebvre intervenne in Aula conciliare cinque volte – de Ecclesia (196214 e 196315), de Episcopis et de dioecesium regimine (1963)16 e de Libertate Religiosa (196417 e 196518) – e presentò undici interventi scritti su diversi argomenti (de Sacra Liturgia, de Oecumenismo, de Libertate Religiosa, de Episcopis et dioecesium regimine, de Activitate missionali Ecclesiae, de Ecclesia in mundo huius temporis, de Ecclesia)



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Titolo: "La Chiesa nel mondo contemporaneo. Il dibattito del concilio Vaticano II nella concezione di Karol Wojtyla e di Joseph Ratzinger"
Editore: Lateran University Press
Autore: Andrzej Dobrzynski
Pagine:
Ean: 2484300018176
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Premessa

 

Quando nell’autunno del 1962 ebbe inizio il concilio Vaticano II era vivo il ricordo del dramma della seconda guerra mondiale. Il mondo era diviso dalla guerra fredda. Alcuni giorni dopo l’inizio del concilio, la crisi cubana spinse i due blocchi sull’orlo del conflitto con la minaccia della distruzione globale. Cosa poteva dire il concilio al mondo contemporaneo?

La natura pastorale del concilio consisteva, secondo Giovanni XXIII, nel mostrare l’importanza della redenzione nella vita quotidiana delle persone2. La verità sull’uomo amato da Dio era la risposta della Chiesa ai drammi e alle inquietudini del mondo. Tuttavia, per far breccia nell’uomo contemporaneo con il tesoro della fede, era necessario un rinnovamento della Chiesa e del suo modo di operare. La parola “aggiornamento” spesso fu interpretata erroneamente come semplice “adattamento” della Chiesa al mondo contemporaneo. Il concilio voleva invece esprimere non solo la solidarietà della Chiesa verso il mondo contemporaneo, ma sottolinearne soprattutto la missione redentrice nei confronti di tutta l’umanità. I vescovi si trovarono dinanzi ad un compito arduo: presentare in un unico documento il dialogo con il mondo e la missione della Chiesa, la storia temporale ed il destino eterno, la politica e la teologia. Destinatari del documento non erano soltanto i cattolici. Il dibattito conciliare sulla Chiesa nel mondo contemporaneo svela i problemi e gli ostacoli superati, le critiche formulate e le soluzioni accolte, le speranze e le perplessità. Presenta innanzitutto l’impegno di padri conciliari e teologi, consapevoli che tale dibattito riguardava la ragione più profonda della presenza della Chiesa sulla terra, ossia la salvezza delle anime.



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