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Ebook - Apollinaris



Titolo: "Apollinaris n. 1/2016"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511935
Prezzo: € 24.00

Descrizione:

INDEX

II. Studia

Javier Belda Iniesta, Las relaciones Papado-Imperio en el desarrollo de las Fuentes canónicas (ss. V-VIII) 11

Gianluca Sebastiani , Il ruolo della persona nei sistemi penali italiano e canonico: nuove prospettive per un problema irrisolto? 55

III. Argumenta

Gianni Ballarani, Il Patrocinio a spese dello Stato nella tutela giurisdizionale dei diritti in Italia 113

Ottavio de Bertolis , Persone, accoglienza, Diritto 131

Paolo Gherri, Persone, accoglienza e Diritto 167

Natale Loda, Consultare e consigliare nella Chiesa: la sinodalità delle Chiese orientali e la debole analogia con la collegialità 193

Patrick Valdrini , Le Synode diocésain. Un Conseil synodal de participation des fidèles du Diocèse 225

IV. Excerpta

Andrea Stabellini , Mandatum e Missio canonica per la docenza accademica. Un utilizzo improprio dei termini

V. Bibliographica

Opera recognita 

- Manuel Jesús Arroba Conde - Michele Riondino, Introduzione

al Diritto canonico, Milano, 2015

- Matteo Cantori, La Diplomazia pontificia: aspetti ecclesiastico-

canonistici, Perugia, 2016

- Elena di Bernardo, Modelli processuali e Diritto probatorio

civile. Elementi di common Law, civil Law e di Diritto

canonico, Città del Vaticano, 2016

- Carlos José Errázuriz, Il Matrimonio e la famiglia quale

bene giuridico ecclesiale. Introduzione al Diritto matrimoniale

canonico, Roma, 2016

- Anzelm Szuromi Szabolcs, Dottrina e disciplina della Chiesa. Teoria – Fonti – Istituti, Berlin, 2016

Opera edita 

Opera accepta 

Fontes huius voluminis 

Bibliographia huius voluminis 



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Titolo: "Las relaciones Papado-Imperio en el desarrollo de las Fuentes canónicas (ss. V-VIII)"
Editore: Lateran University Press
Autore: Javier Belda Iniesta
Pagine:
Ean: 2484300023132
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sumario Introducción. 1. El siglo IV. 2. La epístola Famuli vestræ pietatis. 3. Las relaciones Bizancio-Roma después de Gelasio. 4. Los nuevos actores. 5. El surgimiento de los Francos. 6. La Promesa de Quiercy y la Donación de Constantino. Epílogo.

Summary Introduction. 1. The fourth century. 2. The epistle Famuli vestræ pietatis. 3. The Byzantium-Roma relations after Gelasius. 4. The new actors. 5. The rise of the Franks. 6. The Promise of Quierzy and the Donation of Constantine. Epilogue.



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Titolo: "Il ruolo della persona nei sistemi penali italiano e canonico: nuove prospettive per un problema irrisolto?"
Editore: Lateran University Press
Autore: Gianluca Sebastiani
Pagine:
Ean: 2484300023149
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario 1. Centralità e plurivocità della dignità umana nel pensiero penalistico laico ed ecclesiale. 2. I presupposti della tradizionale irrilevanza della persona circa la definizione delle conseguenze di un Reato. 3. Il rapporto tra l’irriducibilità a “mezzo” di ciascun essere umano e gli scopi preventivi dei sistemi penali. 4. Il paradigma riparativo: sul recupero di un atteggiamento responsabile attraverso l’incontro con il volto dell’altro. 5. L’esigenza di una diversificazione dei modelli sanzionatori e di un’apertura alla prospettiva dialogica nella giustizia penale. 6. Il possibile apporto culturale del Diritto canonico in merito alla risposta giuridica nei confronti degli autori e delle vittime di un Reato.

Summary 1. Centrality and plurivocity of human dignity according to secular and ecclesial scholars of Criminal Law. 2. The causes of the traditional insignificance of the human person for the definition of the legal consequences of a Crime. 3. The relationship between the irreducibility of a human being to a “mere means” and the preventive objectives of the Criminal Law systems. 4. The restorative paradigm: the recovery of a responsible attitude through the encounter with the face of the other. 5. The need for diversification of sanctioning models and for an opening to the dialogic perspective in criminal justice. 6. The possible cultural contribution of Canon Law about legal responses towards the perpetrators and the victims of a Crime.



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Titolo: "Il Patrocinio a spese dello Stato nella tutela giurisdizionale dei diritti in Italia"
Editore: Lateran University Press
Autore: Gianni Ballarani
Pagine:
Ean: 2484300023156
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario 1. Premessa. 2. Il gratuito Patrocinio nella prospettiva costituzionale: dalla carità alla solidarietà. 3. La dignità della persona come fondamento (meta)giuridico del Patrocinio a spese dello Stato. 4. Il quadro normativo. 5. I presupposti. 6. Competenza ed effetti. 7. Il Patrocinio a spese dello Stato e la Giustizia collaborativa. 8. Una critica conclusiva.

Summ ary 1. Introduction. 2. Legal aid in constitutional perspective: from charity to solidarity. 3. The dignity of the person as the (meta) legal foundation of the legal aid costs. 4. The legal framework. 5. The requirements. 6. Competence and effects. 7. Legal aid expenses and collaborative justice. 8. A final critique.



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Titolo: "Persone, accoglienza, Diritto"
Editore: Lateran University Press
Autore: Ottavio de Bertolis , sj
Pagine:
Ean: 2484300023163
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario 1. Introduzione: il problema del Diritto. 2. La dimensione costituzionale del Diritto. 3. Diritto e accoglienza. 4. Conclusione: il primato della persona.

Summary 1. Introduction: the problem of Law. 2. The constitutional dimension of Law. 3. Law and hospitality. 4. Conclusion: the supremacy of the person.



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Titolo: "Persone, accoglienza e Diritto"
Editore: Lateran University Press
Autore: Paolo Gherri
Pagine:
Ean: 2484300023170
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

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Titolo: "Consultare e consigliare nella Chiesa: la sinodalità delle Chiese orientali e la debole analogia con la collegialità"
Editore: Lateran University Press
Autore: Natale Loda
Pagine:
Ean: 2484300023187
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Somm ario 1. Introduzione. 2. Aspetti storici della sinodalità. 3. Il modello collegiale della Chiesa latina. 4. La riflessione circa la sinodalità e collegialità nel Concilio Vaticano II. 5. La sinodalità nelle istanze amministrative intermedie delle Chiese orientali. 6. Sinodalità, rappresentanza, consultare e consigliare. 7. I Gerarchi orientali nella presidenza sinodale di una Chiesa sui Iuris. 8. Conclusioni.

Summary 1. Introduction. 2. Historical aspects of synodality. 3. The collegiate model of the Latin Church. 4. The reflection about the synodality and collegiality in the Second Vatican Council. 5. Synodality in the intermediate administrative instances of the Eastern Churches. 6. Synodality, representation, consulting and advising. 7. The Eastern hierarchs in the synodal presidency of a sui Iuris Church. 8. Conclusions.



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Titolo: "Le Synode diocésain. Un Conseil synodal de participation des fidèles du Diocèse"
Editore: Lateran University Press
Autore: Patrick Valdrini
Pagine:
Ean: 2484300023194
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommaire 1. Le Synode diocésain dans les Conseils du Diocèse. 2. Peut-on dire que le Synode diocésain conseille l’Évêque diocésain ? 3. Le Synode diocésain est un “ Conseil synodal de participation ”.

Summary 1. The Diocesan Synod in the Councils of the Diocese. 2. Is it possible to say that the Diocesan Synod advises the Diocesan Bishop? 3. The Diocesan Synod is a “Synodal Council of participation”.



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Titolo: "Mandatum e Missio canonica per la docenza accademica. Un utilizzo improprio dei termini"
Editore: Lateran University Press
Autore: Andrea Stabellini
Pagine:
Ean: 2484300023200
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario 1. Individuazione dei termini. 2. Significato letterale. 3. Utilizzo conciliare. 4. Utilizzo codiciale. 5. Rilievi critici dell’inadeguatezza semantica. 6. Una proposta terminologica: dal Mandatum-Missio canonica al Testimonium.

Summary 1. Identification of the terms. 2. Literal meaning. 3. Conciliar use. 4. Use by the Code. 5. Critical evaluation of the semantic inadequacy. 6. A terminological proposal: from Mandatum-Missio canonica to Testimonium.



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Titolo: "Apollinaris n. 2/2016"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023934
Prezzo: € 24.00

Descrizione:

INDEX

I. Apostolica

SupremumSignaturæ Apostolicæ Tribunal, Decreta

CristianBegus, Adnotationes in Decreta

II. Studia

Javier Belda Iniesta, La stagione conciliare antica

Francesco Caponnetto, Metodo comparativo e Diritti religiosi

Francesco Catozzella, La durata della convivenza coniugale. Valore probatorio alla luce della Giurisprudenza rotale

Federica de Santis, Religious Rights of the European Workers. The Right to Manifest One’s Religion

III. Argumenta

Vincenzo Buonomo, Consiglio, consultazione e consulenza nel Diritto internazionale

Paolo Gherri, Bilancio canonistico della Decima Giornata canonistica interdisciplinare

Sara PariniVincenti, Æquitas canonica e periculum animæ nello svolgimento del patto nudo in Diritto canonico

V. Bibliographica

Opera recognita

Opera edita

Fontes huius voluminis

Bibliographia huius voluminis

VI. Indices

Index Canonum CIC 1983

Index Canonum CCEO 1990

Index Nominum et Auctorum

Index generalis

 



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Titolo: "Apollinaris n. 1/2015"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511003
Prezzo: € 24.00

Descrizione:

INDEX

 

II. Studia

Juan Damián Gandía Barber, El proceso de redacción de los Cánones acerca de los cementerios 

Roberto Palombmbi, Il Giudice e la valutazione delle Perizie 

Jean-Pierre Schouppe, La libertà religiosa istituzionale nella Giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: una rilettura canonica 

 

III. Argumenta

Pavlo Basysty, Aspetti giuridico-pastorali del Can. 844 CIC e le particolarità rituali da applicare nel contesto ecclesiale cattolico ed ortodosso 

Lorenzo Cavalaglio, “Potestas” and “Munus” in Contemporary Canon Law 

Francncescsco Dentale, Utilizzo del modello alternativo del DSM-5 per la valutazione della personalità in ambito canonico 

Edwin Obimmmma Ezike, Perspectives on the Customary Law of Succesion in Africa with Special Reference to Nigeria 

Paolo Gherri, Bilancio canonistico della Nona Giornata Canonistica Interdisciplinare 

Erasmsmo Napolitano, Le qualità del Giudice ecclesiastico in relazione ai suoi poteri-doveri nel Processo 

Alessssandro M. Ravaglioli, L’approccio psicodinamico alla luce del PDM e di ulteriori prospettive 

Marcellllo Volpe, Enti ecclesiastici ed Enti canonici in Italia: tutela costituzionale e legislativa 

 

V. Bibliographica

Opera recognita

L. Sabbbbarese (ed.), Un momento di inculturazione del Cattolicesimo in Cina. Le Facoltà speciali del 1978, Roma, 2015

P. Valdrini, Comunità, persone, governo. Lezioni sui Libri I e II del CIC 1983, Città del Vaticano, 2013

Opera edita 

Opera accepta 

 

Fontes huius voluminis 

Bibliographia huius voluminis



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Titolo: "El proceso de redacción de los Cánones acerca de los cementerios"
Editore: Lateran University Press
Autore: Juan Damián Gandía Barber
Pagine:
Ean: 2484300020865
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sumumario Introducción. 1. Los criterios generales de trabajo acordados para la revisión de la materia (reunión del 25 de octubre de 1971). 2. Inicio de la segunda Sesión de la Comisión (20-24 marzo de 1972). 3. Los Canones 1240 y 1242 del CIC 1983. 4. La redacción del Can. 1241 y 1243 del CIC 1983. 5. La eliminación de los Cánones restantes. Conclusiones.

Summary Introduction. 1. The general criteria agreed work for the revision of the matter (meeting of October 25, 1971). 2. Beginning of the Second session of the Commission (20-24 March, 1972). 3. The Cann. 1240 and 1242 of the CIC 1983. 4. Wording of Cann. 1241 and 1243 to CIC 1983. 5. The elimination of remaining Canons. Conclusions.

Introducción

Entre los lugares sagrados (cfr. Can. 1205), nos encontramos aquellos que los fieles destinan a su sepultura o a la de las personas más allegadas. El Código de 1983 se ocupa de los cementerios en los Cánones 1240 a 1243 del Libro IV dedicado a la función de santificar de la Iglesia. Son cuatro Cánones frente a los diez del Código pío-benedictino. Esta primera constatación hace surgir la primera pregunta metodológica sobre las razones de tal reducción.

Una segunda cuestión se plantea al contemplar la sistemática que tiene la materia en ambos Códigos. El de 1917 la situaba dentro del Libro tercero dedicado a las cosas, según la organización con los criterios del Derecho romano (personas, cosas y acciones). El Título XII, denominado “De la sepultura eclesiástica”, tenía tres Capítulos precedidos por dos Cánones introductorios, que establecían la obligación de sepultar los cuerpos de los difuntos, recordaban la prohibición de incinerar los cuerpos (cfr. Can. 1203) y describían o definían la sepultura eclesiástica (cfr. Can. 1204).

A estos Cánones seguía el Capítulo primero que trataba el tema de los cementerios (Capítulo I – Cann. 1205-1214); el segundo que consideraba toda la Legislación acerca del traslado del cadáver a la iglesia, el funeral y entierro (Capítulo II – Cann. 1215-1238); para acabar con un tercer Capítulo destinado a legislar sobre aquellos a los que había que conceder o denegar las exequias eclesiásticas (Capítulo III – Cann. 1239-1242).

En la sistemática actual del Código toda la materia canónica queda reorganizada debido a la estructura en siete Libros en torno al eje de los tria munera Christi, de manera que las exequias eclesiásticas, su celebración y la determinación de los sujetos que pueden o no recibirlas se encuadran dentro del Título III de la Parte segunda del Libro IV (“De los demás actos de Culto divino”); mientras que los cementerios como lugares se contemplan dentro del Capítulo V, de la tercera Parte de la función de santificar (“De los lugares y tiempos sagrados”). ¿Se trató en el proceso de codificación de esta separación de las materias de las exequias y de los cementerios como lugares sagrados?

Otra cuestión importante y actual es que muchas Parroquias y Asociaciones de fieles están destinando para el “enterramiento” de los difuntos los llamados “columbarios”, es decir, lugares donde depositar las cenizas después de la muerte y de la cremación de sus seres queridos. El Código contempla directamente los cementerios, pero ¿y los así llamados columbarios?

El objetivo del presente estudio es presentar el proceso de codificación de los Cánones que regulan los cementerios, al mismo tiempo que respondemos a las preguntas metodológicas formuladas, a partir de los debates, respuestas a las observaciones realizadas y modificaciones introducidas. Desde este “iter” codificador podemos descubrir razones y motivos que dieron origen a estos Cánones, al mismo tiempo que extraer sugerencias que nos ayuden a enfocar el momento actual.

Para abordar este cometido será necesario acudir a las deliberaciones del Coetus que se mantuvieron en el año 1972, en las que se revisó toda la materia del CIC 1917. Presentaremos, en primer lugar, los criterios de las primeras reuniones del Coetus, que influyeron en la reforma del munus sanctificandi (menos el Matrimonio que fue revisado por otra Comisión). 

Continuará en los debates sostenidos en la segunda Sesión del Coetus studii “De locis et temporibus sacris” que se tuvo del 20 al 24 de marzo de 1972, y que culminó en el proyecto o esquema de 19772. Este esquema fue enviado a diferentes Organismos y personas, para que realizasen las oportunas observaciones que habían de tenerse en cuenta por la Comisión, que se volvió a reunir después de esta revisión, estudiando de nuevo los Cánones a la luz de las observaciones recibidas.

Al tratar estos debates nos detendremos en las primeras discusiones en las que se plantean tanto el cambio de denominación del Capítulo, como la colocación en la sistemática del Código, para ocuparnos después de cada uno de los Cánones que se analizó en el Coetus, presentando las diversas opiniones de cada uno de los Consultores y mostrando las modificaciones introducidas en cada uno de los proyectos, en el caso que se hicieran.

El trabajo continuará, si así hubiese ocurrido con el texto concreto analizado, viendo la formulación del Canon en el proyecto de 19803, las observaciones de los Cardenales y Obispos4 que gestaron el esquema de 19825, para finalmente, comparar este texto con el Canon del Código promulgado en 1983.

En el desarrollo de este trabajo no podemos ocuparnos del proceso de codificación de los Cánones que en el Código actual están contenidos en el Título que trata de las exequias eclesiásticas (Cann. 1176-1185). Para estos Cánones la Comisión codificadora partió de los Cann. 1203 al 1204 y del 1215 al 1242 del CIC 1917. Nuestra intención es situarnos tan sólo en los Cánones en cuya materia quedaron regulados los cementerios como lugares sagrados en el CIC 1983 (Cann. 1240-1243), que en el Código pío-benedictino se contenía en los Cann. 1205 al 1214.

[...]



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Titolo: "La libertà religiosa istituzionale nella Giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo: una rilettura canonica"
Editore: Lateran University Press
Autore: Jean-Pierre Schouppe
Pagine:
Ean: 2484300020889
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario
1. Premesse. 2. L’acquisto della personalità giuridica civile e l’accesso ad un equo Processo civile. 3. La libera nomina dei Vescovi e degli altri Ministri del Culto. 4. La specifica formazione dei seminaristi e Ministri del Culto. 5. L’annuncio della dottrina e dei princìpi morali anche con l’uso dei mezzi di comunicazione sociale. 6. La libertà d’educazione/istruzione. 7. La potestà di giurisdizione sul Matrimonio e sui luoghi sacri. 8. La capacità patrimoniale e il finanziamento. 9. L’acquisizione, conservazione e utilizzo dei dati personali. 10. La potestà giudiziaria e le Procedure amministrative. 11. La sovranità della Santa Sede, lo ius legationis e lo ius contrahendi. 12. Riflessioni conclusive.

Summary
1. Premises. 2. The acquisition of civil juridical personality and access to a fair civil Trial. 3. The free nomination of Bishops and other religious Ministers. 4. The specific formation of seminarians and religious Ministers. 5. The spreading of doctrine and moral principles, even by means of social communication. 6. Freedom of education. 7. Jurisdiction over Marriage and sacred places. 8. Control over property, goods, and finances. 9. Acquisition, storage, and use of personal information. 10. Judicial power and administrative Procedures. 11. The sovereignty of the Holy See, ius legationis and ius contrahendi. 12. Concluding thoughts.

1. Premesssse

La “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” (= C.E.D.U.) di Strasburgo è stata la prima giurisdizione incaricata di tutelare giuridicamente una Convenzione regionale dei diritti umani: quella conclusa a Roma nel 19501 in linea con la Dichiarazione universale del 19482. La sua Giurisprudenza è anche reputata la maggior protettrice delle libertà fondamentali. Di fatto però, per diversi motivi, la libertà religiosa, direttamente protetta dall’Art. 9 della “Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo”, ha dovuto attendere l’anno 1993 per dar luogo a una Sentenza di violazione di questo diritto3. In quel caso, fu la Grecia ad essere condannata per non aver rispettato il diritto del ricorrente Kokkinakis di fare proselitismo in modo non abusivo. Questa Sentenza stimolò l’ammissione di Ricorsi individuali introdotti sulla base dell’Art. 9 della Convenzione, ma si trattava innanzitutto di Cause relative alla libertà religiosa4 individuale come nel summenzionato caso. Dalla seconda metà degli anni Novanta, tuttavia, si moltiplicarono le Cause di libertà religiosa riguardanti i gruppi religiosi come tali5 e questa tendenza si è confermata fino ad oggi. Anzi, si può ipotizzare che la Corte tuteli oggi forse con maggior facilità la libertà dei gruppi religiosi che alcuni aspetti della libertà religiosa individuale6.

Una premessa terminologica: per chiarire il concetto di libertà religiosa dei gruppi religiosi ed evitare la confusione risultante dal termine ambiguo “collettivo”, con altri autori, ho proposto l’espressione libertà religiosa istituzionale o comunitaria, un’accezione da distinguere dalla libertà religiosa individuale. Occorre infatti distinguere, da un canto, l’esercizio congiunto del diritto individuale, che si dà per esempio nell’ipotesi di una processione religiosa, e, dall’altro, il diritto spettante al gruppo religioso come tale o alla sua Gerarchia, come è il caso della libertà per la Chiesa di nominare un Vescovo o un Ministro del Culto senza intromissioni esterne, sia da parte delle Autorità civili sia da parte di un altro gruppo religioso o filosofico. Orbene, l’espressione “diritto collettivo” può comprendere ambedue le accezioni e perciò genera confusione. A mio avviso, importa superare questa ambivalenza terminologica e la proposta vale anche per altri diritti fondamentali che si sono confrontati con la stessa difficoltà concettuale.

Perché uno studio sulla libertà religiosa istituzionale? Al termine delle ricerche svolte sul tema della libertà religiosa istituzionale in generale e in particolare nella Giurisprudenza della Corte di Strasburgo7, è parso conveniente mostrare l’interesse di questa Giurisprudenza per i canonisti, ossia per i giuristi che si occupano del Diritto della Chiesa. Questa riflessione converge con l’affermazione conciliare che deve darsi – anzi, il Concilio dice che si dà8 – una “concordia” tra, da un canto, la libertas Ecclesiæ e, dall’altro, la libertà religiosa in quanto diritto fondamentale garantito dal Diritto internazionale e dalle Costituzioni degli Stati democratici. Ovviamente, detta “concordia” richiede una prudente valutazione in quanto getta un ponte tra diritti e soggetti di ben diversa indole e origine: mentre infatti, secondo la Chiesa, i diritti nativi possiedono un fondamento di Diritto divino, positivo o naturale, e non possono mai essere ritenuti delle mere concessioni unilaterali fatte da parte di un potere secolare, dal punto di vista delle attuali categorie giuridiche, questi diritti vanno analizzati come diritti fondamentali istituzionali spettanti ad una Chiesa o gruppo religioso al servizio dei loro fedeli. Qui mi limiterò ad applicare criticamente questa presunzione di “concordia” a livello degli Stati parte della Convenzione e sottomessi alla giurisdizione della C.E.D.U.9 Occorrerà verificare fino a che punto le legittime rivendicazioni della Chiesa siano coperte dalla protezione offerta da questa giurisdizione sia dal punto di vista della formulazione che dei contenuti.

[...]



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Titolo: "Aspetti giuridico-pastorali del Can. 844 CIC e le particolarità rituali da applicare nel contesto ecclesiale cattolico ed ortodosso"
Editore: Lateran University Press
Autore: Pavlo Basysty
Pagine:
Ean: 2484300020896
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario
Introduzione. 1. La necessità della prudenza ecumenica nei rapporti tra le Chiese. 2. Il confronto tra la disciplina ortodossa e cattolica circa la communicatio in sacris. 3. Le Sanzioni penali nel CIC e CCEO a proposito della communicatio in sacris. 4. L’accoglienza degli Ortodossi nella Chiesa cattolica, l’Ascrizione al proprio Rito e il rapporto con la communicatio in sacris. Conclusioni.

Summary
Introduction. 1. The need for ecumenical prudence in relations between the Churches. 2. The comparison between the orthodox and catholic discipline regarding the communicatio in sacris. 3. Penal sanctions in CIC and CCEO regarding the communicatio in sacris. 4. The inclusion of the Orthodoxies in catholic Church, the Adscription to their own Rite and the relationship with the communicatio in sacris. Conclusions.

Introduzione

Lo studio qui proposto s’interessa ai casi concreti di urgenza e di necessità spirituale in cui da parte di Ministri cattolici potrebbero essere amministrati i Sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi agli acattolici delle Chiese orientali e delle Chiese e Comunità ecclesiali sorte dalla Riforma. A partire dalla particolare situazione dell’Ucraina saranno approfonditi il ruolo delle Autorità locali sia di Rito latino che di Rito orientale in tema di communicatio in sacris e la necessaria reciprocità con le Autorità delle diverse Chiese presenti sul territorio. Infine, sarà accennata la problematica dell’accoglienza nella Chiesa cattolica dei non Cattolici, specialmente i fedeli delle Chiese ortodosse e la ragione della loro appartenenza al Rito della propria Tradizione liturgica.

1. La necessssità delllla prudenza ecumcumcumenica nei rapporti tra le Chiese

La Normativa del Concilio Vaticano II sulla communicatio in sacris contenuta nel Codice di Diritto Canonico latino e precisata nel nuovo “Direttorio Ecumenico”1 fa una notevole distinzione tra i Cristiani non cattolici appartenenti alle Chiese orientali non cattoliche, i quali con facilità possono ricevere i Sacramenti della Penitenza, dell’Eucaristia e dell’Unzione degli infermi, e quelli delle Chiese o Comunità ecclesiali sorte dalla Riforma, che possono ricevere gli stessi Sacramenti soltanto in casi eccezionali, per quanto riguarda le condizioni di validità e liceità, la valutazione della cui gravità è competenza delle Autorità della Chiesa cattolica2. Applicando le Norme a livello universale, sono prescritte soltanto le condizioni per la lecita amministrazione dei Sacramenti della communicatio in sacris, nello spirito di reciprocità e dell’accordo tra le Autorità locali delle Chiese interessate (cfr. CIC, Can. 844 §3; CCEO, Can. 671 §3), anche se il Ministro cattolico, possibilmente, non dovrebbe evitare di informare le Autorità religiose di queste persone3. I Ministri cattolici, tuttavia, non devono distinguere i fedeli della “Chiesa Ortodossa Russa”4 da quelli appartenenti alle Chiese orientali non cattoliche che possiedono uno status “irregolare” in quanto separate dalla Chiesa Ortodossa Russa.

Le condizioni e Norme con prescritta maggiore serietà, invece, devono obbligatoriamente essere applicate verso i fedeli delle Chiese e Comunità ecclesiali sorte dalla Riforma (cfr. CIC, Can. 844 §4; CCEO, Can. 671 §4). In questi casi la reciprocità è vietata, cioè la decisione per ammettere ai Sacramenti della communicatio in sacris deve essere presa esclusivamente dall’Autorità ecclesiale della Chiesa cattolica e comunque il Ministro cattolico potrebbe avvertire le Autorità non cattoliche interessate (cfr. CIC, Can. 755; CCEO, Can. 904 §2 e 3; DE 37-54)6.

1.1 Le competenze delle Conferenze episcopali e delle Chiese sui Iuris circa la communicatio in sacris

Alla Conferenza episcopale e al Sinodo dei Vescovi delle Chiese sui Iuris è stato attribuito il ruolo di stabilire le Norme relative ai casi particolari della communicatio in sacris, specificando nel Diritto particolare le Norme che corrispondono alle condizioni richieste per la valida e lecita amministrazione dei Sacramenti, salvaguardando i princìpi dell’ecumenismo per evitare il proselitismo verso i fedeli delle altre Chiese. Al Vescovo diocesano o eparchiale invece è assegnato il compito di stabilire le condizioni secondo le diverse circostanze complementari del Codice di Diritto Canonico.

[...]



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Titolo: "Perspectives on the Customary Law of Succesion in Africa with Special Reference to Nigeria"
Editore: Lateran University Press
Autore: Edwin Obimma Ezike
Pagine:
Ean: 2484300020926
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Summary

1. Introduction. 2. Meaning of Customary Law. 3. Succession under Customary Law in Africa. 4. Intestate Succession under Customary Law. 5. Succession under Customary Law in some selected African Countries. 6. Brief critique of Succession under Customary Law in Africa. 7. Conclusion.

Sommario

1. Introduzione. 2. Significato di Diritto consuetudinario. 3. La Successione nel Diritto consuetudinario africano. 4. La Successione legittima nel Diritto consuetudinario. 5. La Successione secondo il Diritto consuetudinario in alcuni Stati africani. 6. Breve critica sulla Successione nel Diritto consuetudinario africano. 7. Conclusione.

 

«It is firmly believed that African Customary Law, properly handled is capable of dynamic development through the judicial process. It certainly does not appear to be any less malleable than the English Common Law was in its formative era. It would however be pointless to leave in the hands of the Courts the task of developing Customary Law to meet changed social needs, if their approach would be dominated by the kind of argumentum ad verecundiam that would justify a decision in 1955 with no better reason than that there had been a precedent in the halcyon days of the 1890’s.»

1. Introducuction

Our task herein is quite simple. By the end of this paper we hope to have explained the basis of Succession under Customary Law, especially in precolonial Africa, the person(s) capable of Succession, justice in the Succession process, and most importantly, the interaction between the received English Law of Succession and the Customary Law of Succession. We would achieve the above objectives by an examination of case Law on the Customary Law of Succession, the views of learned commentators and the provisions of Statutes.

Africa is a Continent of many Nations and a huge landmass. Its people are different, one from another, as the English from the Romanians or the Italians from the Turkish people. It is not improbable, therefore, that a discussion on the Customary Law of its people would differ in marked terms, for as the people are different so are also their Laws. We shall, therefore, consider the subject from a Nigerian viewpoint with which we are most conversant and briefly refer to the Law and practice in other selected African Countries: Uganda, Ghana, and South Africa. In any case, considering the colonial past of its people the legal principles surrounding the applicability of the Customary Law of Succession will often be similar, and this is particularly true of African Countries formerly under British Rule.

2. Meaning of Cusustomary Law

Section 258(1) of the Nigerian Evidence Act 20112 defines custom as a rule which, in a particular District, has from long usage obtained the force of Law. Thus, not every usage is Law. However, all Customary Laws emerged from usage3. According to Bairamian, FJ in Owonyin v. Omotosho4, Customary Law is a mirror of accepted usage5. Therefore, it consists of Customs accepted by members of a community as binding among them6. Aptly stated, Customary Law is a body of Customs and traditions which regulate the various kinds of relationships between members of a particular community in their traditional settlements7. Not too long ago, the Nigerian Court of Appeal in Oladimeji v. Ogunleye8 noted that Customary Law is the organic Law or living Law of the indigenous people of Nigeria, regulating their lives and transactions. It is organic in that it is not static. It is regulatory in that it controls the lives and transactions of the community subject to it9.

2.1 The complexity of Customary Law

The diverse Countries of Africa aside, Nigeria on which this paper is primarily based, is a federal Republic with an area of 570.6 thousand square kilometres, and a population of about 170 million people with 250 or even more ethnic groups, each having its own distinctive Customary Law10. There are often, as will soon be seen in the Laws of Succession, significant differences between the Customary Laws of the varied ethnic groups11. As if this is not enough, the Customary Laws exist side by side with the general Law consisting of Statutes, received English Common Law, general principles of equity, and English Statutes of general application even though Customary Law must as of necessity give way to these other general Laws whenever its provisions are incompatible with the general Laws12.

Agbede posits that: «It is the religion which a person professes or his membership of a tribe that brings about the application of the religious or Customary Law respectively in relation to such a person.»13 The point, therefore, is that the Customary Law that applies to a person and his affairs in Nigeria is not necessarily the Customary Law applicable in the territory in which he is found, but that which attaches to him as a result of his origin or religion.

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Titolo: "Bilancio canonistico della Nona Giornata Canonistica Interdisciplinare"
Editore: Lateran University Press
Autore: Paolo Gherri
Pagine:
Ean: 2484300020933
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario

1. La verità. 2. La biografia. 3. Il dialogo.

Summary

1. The truth. 2. The biography. 3. The dialogue.

Quale possa essere il “risultato” – unico e ben definito – di una riflessione giuridica ed ecclesiale su discernere e scegliere svoltasi alla luce dell’Epistemologia filosofica e scientifica, della Filosofia, del Diritto matrimoniale e processuale canonico, della Psicologia, passando anche attraverso la Sacra Scrittura2, non risulta agevole a dirsi, soprattutto a chi pretendesse – come spesso accade – di risolvere l’intera questione in modo netto, come attraverso un “decretum” (= decerno, is): «visto… considerato… si stabilisce».

Non di meno: percorsi di studio e riflessione di quest’ampiezza incidono molto maggiormente sulla forma mentis che non sul suo “contenuto” ponendo in risalto, ancora una volta, la natura prevalentemente metodologica (e più profondamente epistemologica) del lavoro che si attua da quasi un decennio attraverso le Giornate canonistiche interdisciplinari3 per aiutare il canonista a cogliere, con sempre maggior efficacia, l’irriducibile complessità delle vicende e questioni che la Chiesa cattolica, fin dai primi secoli, ha iniziato a trattare “giuridicamente”… avendo ritenuto lo “strumento giuridico” il più adatto a prendere decisioni (= Decreti, Sentenze, ecc.) che coinvolgano allo stesso tempo la verità delle cose e dei fatti, la dignità delle persone e l’eternità dell’orizzonte salvifico in cui essa opera. Una condotta che è stata interpretata come una espressa “scelta per il Diritto”4, quasi si sia trattato di una scelta di “valore”5, mentre più plausibilmente l’adozione ecclesiale del modo giuridico di operare ha semplicemente significato l’assunzione della modalità funzionale umanamente più stabile e sostenibile nel tempo (= istituzionalizzazione) a servizio della missione divina, ma senza coinvolgere direttamente la “divinità” come tale6, diversamente dall’esperienza ebraica imperniata sull’attività normativa di Mosè (presentato a più riprese e percepito come) agente per conto di Dio7.

Giuridicità e complessità appaiono così, rispettivamente, l’effetto e la causa del sorgere e strutturarsi di molte dinamiche ecclesiali, al punto che proprio in termini di “complessità” sembrano doversi acquisire gli elementi chiave emersi dalla riflessione intrapresa a più voci. Complessità nel senso tecnico attribuito al termine in ambito epistemologico per indicare l’irriducibile molteplicità sia degli oggetti che delle loro relazioni: un’irriducibile molteplicità che riguarda non solo gli oggetti di studio della Fisica8 ma anche ogni singola persona e ogni aggregazione in cui essa vive, Chiesa non esclusa.

In questa prospettiva, verità, biografia, dialogo, appaiono le tre “dimensioni” di sviluppo di tale complessità in chiave canonistica: dimensioni capaci di offrire come l’altezza, la lunghezza e la larghezza necessarie a “dare corpo” ad ogni singola situazione esistenziale, soprattutto quando il vivere – anche più intimo, come sono gli affetti e la spiritualità – richiede fatiche e presenta difficoltà cui non si era preparati, o non si è in grado di far fronte soltanto con risorse individuali… come accade anche nelle c.d. crisi vocazionali, matrimoniali in primis.

1. La verità

Il primo passo per dare consistenza all’attività del discernere è di carattere epistemologico9, riguarda, cioè, la possibilità stessa di percepire e conoscere la realtà, soprattutto nel suo porre problemi alle persone10 e nell’esigere da esse una soluzione che, per essere efficace, tenga conto sia delle circostanze materiali che delle persone coinvolte. Senza entrare qui nelle spinose questioni connesse al Realismo filosofico e scientifico11 è però necessario riconoscere ed accettare – oggi – l’irriducibile bi-polarità e co-esistenza di cose e persone. Ogni rinuncia a questa complessità è distruttiva poiché: a) trascurando la realtà12 (= il datum) la persona, in quanto “data” a se stessa prima di potersi “volere” e “scegliere”, sparisce13; b) trascurando la persona, la realtà si riduce a soli “flussi” – più o meno veloci – di onde, particelle, molecole…14

Oltre la volontà individuale, infatti, esiste “qualcosa” sia nel tempo (prima, ora, dopo) sia nello spazio (qui, altrove) che “condiziona” (= dice con15) la persona e che, non solo non può essere negato, ma deve essere preso in attenta e profonda considerazione e fatto oggetto di conoscenza, relazione ed intervento, affinché la persona possa continuare ad esser data (= esistenza) e a darsi (= relazione).

È questo il campo della verità: il campo [a] del rapporto con ciò che sta “là fuori”, ma anche [b] di ciò a cui “si sta dentro”, oltre che [c] quello delle condotte poste in essere: i “fatti” generati dall’azione umana i quali, in quanto esistenti, sono sempre “veri”.

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Titolo: "Le qualità del Giudice ecclesiastico in relazione ai suoi poteri-doveri nel Processo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Erasmo Napolitano
Pagine:
Ean: 2484300020940
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario

Premessa. 1. La potestà giudiziale dei Vescovi. 2. Requisiti del Giudice ecclesiastico. 3. Le qualità del Giudice ecclesiastico. Conclusioni.

Summary

Foreword. 1. The judicial power of the Bishops. 2. Requirements of the ecclesiastical Judge. 3. The qualities of the ecclesiastical Judge. Conclusion.

 

Premessa

La tematica che mi è stato chiesto di trattare ha suscitato in me un senso di soddisfazione per il fatto che offre l’occasione di riflettere su colui che è giustamente considerato il “dominus” del Processo, ovvero il Giudice; non tanto su cosa può e deve fare durante il Giudizio, ma quanto sulle sue qualità personali, soprattutto “in relazione ai suoi poteri-doveri nel Processo”.

Come è noto, il termine “Giudice”2 deriva dalle parole “ius3-dicere”, che letteralmente significa “dire il giusto”4, pronunciare il Diritto5.

Utilizzando una definizione data da Mons. J.M. Pinto Gomez, Prelato uditore del Tribunale Apostolico della Rota Romana, si può ritenere che la funzione del Giudice6 consista nel «definire le controversie a lui deferite applicando la Norma giuridica alla fattispecie. […] Dunque un giudizio di Diritto ed un giudizio di fatto, spesso molto complicati»7.

Per poter “ius-dicere” e garantire, come diceva Papa Paolo VI durante l’Allocuzione al Tribunale Apostolico della Rota Romana del 31 gennaio 1974, «la razionale e normale applicazione» della Legge8, il Giudice deve avere dei requisiti non soltanto scientifici ma anche umani che assicurino il retto esercizio della sua azione e gli consentano di svolgere il proprio compito con competenza, maturità ed equilibrio.

Ritengo non necessario, in questa sede, ricordare le prerogative di carattere scientifico e i Titoli accademici richiesti per essere nominati Giudici (cfr. Can. 1421 §3); mi permetto, tuttavia, di far notare che ancora oggi in alcune Diocesi italiane, purtroppo, non vi sono i Vicari giudiziali diocesani (la cui nomina è obbligatoria ex Can. 1420 §1) e in alcune altre i Vicari giudiziali, i Giudici e i Difensori del vincolo, sono sprovvisti di qualunque formazione accademica, ma nominati titolari dei predetti Uffici in virtù dell’essere “vere periti” con i rischi che questo può, qualche volta, comportare. È meglio precisare “qualche volta” per il fatto che, in alcuni casi, ci si può trovare davanti a Giudici e/o Difensori del vincolo9, veramente esperti, che svolgono il loro Ufficio con maggiore competenza e dedizione di chi ha i Titoli accademici richiesti, ma non la pratica forense e altre necessarie competenze e qualità.

Come è noto, la Dispensa dai Titoli accademici compete al Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica (Can. 87 §1; Art. 124 della Cost. ap. Pastor Bonus10 e Art. 35, n. 2 della Lex Propria del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica11)12; essa viene concessa “omnibus perpensis”, soprattutto nei casi in cui la mancata concessione della Dispensa13 priverebbe i fedeli dell’amministrazione della giustizia, cui essi hanno diritto.

Circa la necessaria competenza scientifica e professionale, mi sembra opportuno ricordare quanto affermava il Cardinale Pericle Felici: «È inutile invocare nuovi testi legislativi se non vi saranno persone sagge ed esperte che sappiano far vivere la Legge con sapienza, giustizia e carità»14.

Già il filosofo Platone, nel “De Legibus”, scriveva:

«La riforma delle Leggi è inutile se coloro che le devono applicare mancano della formazione necessaria: il buon Giudice renderà giustizia anche con una Legge mal fatta, il cattivo Giudice non renderà giustizia pur disponendo di una eccellente Legge»15.

Anche nella Prefazione all’Istruzione “Dignitas Connubii” si legge:

«Senza dubbio vale anche oggi, anzi con urgenza ancora maggiore di quella del tempo in cui fu pubblicata l’Istruzione Provida Mater, l’avvertenza della stessa Istruzione: “Tuttavia è bene tener presente che queste regole si riveleranno insufficienti a conseguire il fine loro proposto, se i Giudici diocesani non acquisteranno una conoscenza approfondita dei sacri Canoni e non saranno bene addestrati dell’esperienza forense”. Pertanto, i Vescovi – si legge ancora nella Prefazione della Dignitas Connubii – hanno il grave obbligo di provvedere che per i propri Tribunali vengano formati con sollecitudine idonei amministratori di giustizia e che questi vengano preparati con un opportuno tirocinio in Foro canonico a istruire secondo le Norme e decidere secondo giustizia le Cause matrimoniali in Tribunale»16.

Questo invito, lo si può considerare anche come una sorta di testamento del Papa Giovanni Paolo II il quale al Tribunale Apostolico della Rota Romana, durante la sua ultima Allocuzione (29 gennaio 2005), riferendosi ai Vescovi, infatti, disse:

«Essi sono pertanto chiamati ad impegnarsi in prima persona per curare l’idoneità dei membri dei Tribunali diocesani e interdiocesani di cui essi sono i Moderatori e per accertare la conformità delle Sentenze con la retta dottrina».

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Titolo: "Enti ecclesiastici ed Enti canonici in Italia: tutela costituzionale e legislativa"
Editore: Lateran University Press
Autore: Marcello Volpe
Pagine:
Ean: 2484300020964
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario

1. Breve introduzione. 2. La persona giuridica nell’Ordinamento italiano. Le persone giuridiche pubbliche. 3. La configurazione giuridica degli Enti ecclesiastici. 4. Le Istituzioni nell’Ordinamento canonico. 5. Conclusioni.

Summary

1. Short introduction. 2. Juridical person in the Italian Legal Order. Public juridical person. 3. Juridical configuration of ecclesiasticals Institutions. 4. Institutions in Canon Law. 5. Conclusion.

 

1. Breve introduzione

Gli Enti ecclesiastici ed i loro elementi essenziali da sempre impegnano i giuristi – soprattutto italiani – in una dettagliata analisi scientifica per meglio configurare le loro caratteristiche ed il loro regime giuridico. Attraverso l’applicazione di un metodo analitico si tratterà in queste note la disciplina delle persone giuridiche prevista dall’Ordinamento statale italiano, partendo dalla loro definizione fino alla loro concreta partecipazione alla vita pubblica, con le modalità e gli strumenti indicati dalla Legge. Il Legislatore, infatti, è stato più volte chiamato a regolamentare e, successivamente, a specificare i parametri, le caratteristiche ed i limiti del raggio di azione di dette realtà giuridiche.

L’analisi delle cosiddette “persone giuridiche pubbliche” in ambito statuale, introdurrà il regime giuridico italiano degli Enti ecclesiastici, in particolare quelli afferenti alla Chiesa cattolica. Questi Enti, per le loro peculiari finalità, rappresentano un unicum in detto Ordinamento, costituendo un rilevante fenomeno di aggregazione1 radicato sul territorio nazionale italiano.

Essi, anche per molteplici ragioni storiche e culturali, sono (da sempre) oggetto di una specifica regolamentazione normativa. È notorio, infatti, che la capillare presenza sul territorio nazionale italiano, anche in epoca pre-unitaria, di Enti cosiddetti “ecclesiastici” ha avuto un particolare rilievo sociale ed economico oltre che giuridico nella storia del Paese. Basti pensare, ad esempio, alle infelici requisizioni dei beni appartenenti agli Enti ecclesiastici, frutto dell’emanazione delle c.d. Leggi eversive della fine dell’800 in Italia, come nel resto d’Europa, che hanno generato un’enorme confusione circa l’attuale titolarità dei detti beni e la reale natura giuridica degli Enti “tornati alla vita” con il Concordato del 1929.

In Italia la risoluzione dei problemi connessi agli Enti ecclesiastici è oggi di competenza dell’“Ufficio Culti” dei singoli Uffici Territoriali del Governo (già Prefetture), nonché del “Fondo Edifici di Culto” (FEC), entrambi facenti capo al Ministero dell’Interno. Spesso, però, questi Enti pubblici non riescono a districare veri e propri garbugli normativi e/o burocratici frutto di problematiche rimaste insolute, sia per incuria che per incapacità, per moltissimi anni. Di conseguenza, la necessità di configurare, disciplinare ed eventualmente riconoscere le realtà caratterizzate dallo scopo di religione e di Culto presenti sul territorio nazionale permane di primaria importanza.

In particolare, in queste note, saranno esaminati i limiti che tali soggetti devono rispettare e la conseguente possibilità di dette persone giuridiche di partecipare, ricorrendone i presupposti, alla vita sia dello Stato sia della Chiesa cattolica. L’interesse del presente lavoro non è focalizzato tanto su di una mera dicotomia tra persone giuridiche nello e dello Stato e persone giuridiche nella e della Chiesa; ciò che invece risulta interessante è come una stessa realtà possa nascere e vivere con disinvoltura, producendo effetti giuridicamente rilevanti, in due diversi Ordinamenti che, in un’ottica comparativistica, pur essendo molto dissimili, non sembrano però così distanti.

Si tratta, in realtà, di due facce della stessa medaglia che, essendo esaminate da soggetti diversi in ambiti ed Ordinamenti distinti, sono spesso oggetto di Normative diverse che mirano però, essenzialmente, a rendere meglio intelligibile la loro reale natura, nonché gli effetti giuridicamente rilevanti del loro operato.

2. La persona giuridica nellll’Ordinamento italiano. Le persone giuridiche pubblubblubblubbliche

La dottrina dominante è concorde nel definire la persona giuridica come un complesso organizzato di persone e beni, costituito per il perseguimento di un determinato scopo, al quale la Legge riconosce la qualifica di “soggetto di diritto”2.

Ne consegue che tale Ente è munito di capacità giuridica3 propria, distinta dalla capacità giuridica delle persone che lo compongono. Essa deve essere intesa come l’attitudine del soggetto ad essere titolare di diritti e doveri nonché dei loro eventuali effetti giuridicamente rilevanti. Tale capacità risulta essere più ristretta di quella delle persone fisiche, in quanto la sua stessa natura ne rende inconcepibile l’attività nei rapporti di ordine personale. Solo il singolo soggetto individuale/umano, infatti, moltiplica se stesso e si estingue senza intervento del Diritto; si lega ad altri soggetti in modo coinvolgente (come nel caso della parentela) e può essere soggetto di diritto anche prima della nascita, come avviene per disposizioni testamentarie a favore di un nascituro; risponde delle condotte che pone in essere, esponendosi ad eventuali responsabilità con tutti i suoi beni.

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Titolo: "L'approccio psicodinamico alla luce del PDM e di ulteriori prospettive"
Editore: Lateran University Press
Autore: Alessandro M. Ravaglioli
Pagine:
Ean: 2484300020957
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario

1. L’approccio psicodinamico del PDM. 2. Il soggetto nel suo discernere e decidere (B. Lonergan). 3. Predisposizioni e condizionamenti psicodinamici. 4. Influssi psicodinamici consci e inconsci. 5. Applicabilità della visione psicodinamica “tridimensionale”. 6. “Accompagnati” e “accompagnatori”. 7. Considerazioni conclusive.

Summary

1. The psychodynamic approach of the PDM. 2. The subject in his discerning and deciding (B. Lonergan). 3. Psychodynamic predispositions and conditions. 4. Conscious and unconscious psychodynamic influences. 5. Applicability of the “three-dimensional” psychodynamic vision. 6. “Accompanied” and “accompaniers”. 7. Concluding considerations.

 

Mi è stato affidato il compito di presentare il contributo specifico che, in ambito canonico, può derivare dall’approccio psicodinamico – con particolare riferimento allo strumentodel PDM 2 – alla comprensione e valutazione dei dinamismi relazionali e decisionali di coniugi e soggetti giudicanti coinvolti in Cause matrimoniali. Certamente non mi sottrarrò a tale compito. Fin da ora, però, anticipo che, assolvendolo, mi sarà di stimolo per gettare luce su altri e ulteriori approcci antropologici, di natura interdisciplinare, significativamente promettenti in relazione all’intera problematica processuale.

1. L’approccccio psicodinamico del PDM

Avvio la mia riflessione su questo approccio, secondo l’impostazione del suddetto Manuale (PDM) riprendendo il filo di quanto fu detto, qualche anno fa, nella VI Giornata canonistica interdisciplinare su “Decidere e giudicare nella Chiesa”3. Più propriamente, mi riferisco, all’intervento, offerto in quella circostanza, dal Dott. Francesco Dentale4. Rinvio alla lettura di quel testo chiaro e preciso, senza peraltro abbandonarlo. Di più: in questa prima parte del mio contributo, ne seguo dettagliatamente la scia.

In esso ritroviamo illustrati alcuni elementi essenziali dell’approccio proprio del PDM. Qui ne riprendo i tratti salienti perché possano servirci come punto di partenza. In questo mi anima il desiderio di raccogliere e tentare di realizzare, nell’area circoscritta del mio intervento, quanto suggerito nell’instrumentum laboris inviatoci: compiere

«un passo avanti rispetto a quanto già posto in evidenza nella VI Giornata canonistica interdisciplinare […] un passo avanti che spinge a scendere più in profondità rispetto a decidere e giudicare, mettendone in luce presupposti e fondamenti che spesso sfuggono anche ad avvedute consapevolezze»5.

Il Dott. Dentale, nel suo intervento, mostrava e qualificava il contributo di ciò che può offrirci il PDM come “complementare” a quello che può produrci il DSM-56. L’autore sottolinea come il DSM-5, in ambito canonico, offra alle Perizie il contributo di un approccio fondamentalmente diagnostico, categoriale, descrittivo/nomotetico. Tale manuale, quindi, pone in evidenza segni, sintomi, stili comportamentali, e il loro strutturarsi e configurarsi nelle varie sindromi psicopatologiche gravi e meno gravi, secondo gli schemi comunemente offerti. Il PDM in sostanza «permette di aggiungere alla diagnosi descrittiva, una più completa valutazione delle funzioni della personalità oltre che della loro evoluzione nei singoli individui, stimolando e valorizzando l’utilizzo di un approccio idiografico», cioè, «la comprensione della storia unica della persona sotto indagine, con i suoi modi idiosincratici di funzionare ed i percorsi che l’hanno condotta alla struttura di personalità per come si manifesta nel qui ed ora»7. In tal modo l’approccio proprio del PDM tende a «“classificare” persone e non malattie»8, basando la propria valutazione su tre assi portanti.

Essi riguardano: «La struttura di personalità (Asse P), il livello di funzionamento mentale (Asse M) e il modo di vivere che il soggetto mostra del quadro sintomatologico (Asse S)»9. L’Asse P inserisce il soggetto entro un continuum che va dal sano (normale?), passa attraverso il nevrotico o disturbo della personalità, fino ad arrivare al borderline (o sindrome marginale o disorganizzazione della personalità, per dirla con Otto Kernberg10). Proprio nella prospettiva di «quest’ultimo livello si può cogliere se l’individuo sia ad alto o basso funzionamento, avvicinandosi nel primo caso al livello nevrotico e nel secondo caso al livello psicotico»11. Questo «asse P del PDM permette di inserire gli individui all’interno di una serie di pattern di personalità caratteristici»12, più o meno una quindicina (schizoidi, paranoidi, psicopatici o antisociali, narcisistici, depressivi, fobici, ansiosi, ossessivo-compulsivi, istrionici/isterici, e così via). L’Asse M pone in evidenza e presta attenzione a «una serie di dimensioni considerate rilevanti per definire il livello di funzionamento del soggetto»13. A ciò si aggiunge l’interesse e la focalizzazione di nove funzioni specifiche da valutare su un range di quattro livelli. Tra le prime, per esempio, abbiamo: la capacità di regolazione, attenzione e apprendimento; le capacità relazionali e di intimità; la capacità di formare rappresentazioni interne; la capacità di costruire o ricorrere a standard ed ideali interni, ecc.

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Titolo: "Utilizzo del modello alternativo del DSM-5 per la valutazione della personalità in ambito canonico"
Editore: Lateran University Press
Autore: Francncesco Dentale
Pagine:
Ean: 2484300020919
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario 1.

Introduzione. 2. I disturbi di personalità nel DSM-5. 3. Implicazioni per la Perizia in ambito canonico.

Summary 1.

Introduction. 2. Personality disorders according to DSM-5. 3. Implications for the expert Report in Canon Law field.

 

1. Introduzione

«Che la comportamentalità umana – e pertanto conoscenza e volontà (e quindi Consenso) – possa essere disturbata o alterata da specifiche patologie connesse alla fisiologia generale di un soggetto è cosa acquisita da secoli e la Scienza medica – anche forense – ha ormai assestato una buona quantità di elementi di riferimento in merito, tanto diagnostici che clinici. Cosa ben diversa accade davanti a persone clinicamente sane ma le cui condotte – generali o specifiche – evidenzino almeno serie difficoltà soprattutto nel gestire i reali “contenuti” della propria volontà. Lo sviluppo negli ultimi cinquant’anni degli strumenti nosografico-descrittivi su base statistica (cfr. DSM) ha certamente offerto importanti chiavi di lettura di quest’ampia fascia problematica che si estende tra la patologia vera e propria e l’equilibrio maturo e consapevole. Non di meno ciascuno ‘funziona’ poi a modo proprio in base alla struttura della personalità, biografia e convinzioni interiori che lo caratterizzano e contraddistinguono individualmente, sottraendolo in parte o assoggettandolo maggiormente ad una serie – soprattutto – di dinamiche che ne condizionano anche in modo radicale le capacità o tipologie discrezionali o volitive coinvolgendo altre aree esistenziali quali quella affettiva e quella spirituale»2.

Il passo citato dal testo introduttivo ai lavori della IX Giornata canonistica interdisciplinare rimanda all’esigenza di individuare degli strumenti utili a valutare i profili della personalità degli individui, ponendo l’accento sullo studio intensivo del caso singolo, piuttosto che su quelle pratiche nomotetiche volte ad espletare una funzione diagnostica più consona alle pratiche squisitamente psichiatriche. Inoltre, viene proposto un rinvio a quella popolazione di individui che, pur essendo sani, possono presentare delle specifiche che ne compromettono la discrezionalità di giudizio e/o le capacità matrimoniali. Tutto questo nell’ambito del Diritto canonico rimanda all’annosa questione dell’immaturità affettiva mentre nell’ambito del DSM rimanda in primis ai criteri ed agli strumenti utili alla valutazione dei disturbi di personalità.

In ambito canonico, le categorie nosografiche del sistema DSM sono considerate come una delle basi scientifiche per diagnosticarli, così come per valutarne l’impatto sulle capacità matrimoniali. In relazione a questo ultimo punto Barbieri, Luzzago e Musselli3 hanno sottolineato come alcuni disturbi di personalità (ad esempio quelli schizoide e schizotipico) possono determinare un grave difetto nella discrezione di giudizio circa i reciproci diritti/doveri matrimoniali (cfr. Can. 1095, 2), mentre in generale, tutti i PD (= disturbi della personalità) elencati nel “DSM-IV-TR”4 possono essere alla base di un giudizio di incapacità ad assumere e mantenere gli oneri coniugali (cfr. Can. 1095, 3). A fronte di questi nessi, apparentemente dati per scontati fra “categorie diagnostiche” da una parte e “incapacità giuridiche” dall’altra, è necessario ricordare come non vi sia nel Diritto canonico una correlazione automatica fra diagnosi di qualsiasi disturbo mentale e sue conseguenze sul piano giuridico. Il rischio di tale automatismo sarebbe quello di togliere agli individui con disturbi psichici tutte le capacità residue che sono invece considerate come sempre presenti, anche se non necessariamente sufficienti all’esercizio dei doveri coniugali. All’opposto l’assenza di disturbi conclamati non necessariamente significa il raggiungimento di un sufficiente livello di maturazione sul piano affettivo ed interpersonale, condizione necessaria all’assunzione di responsabilità coniugale. Perciò, nella valutazione peritale, viene innanzitutto richiesto di evidenziare il modo in cui la malattia (nel nostro caso i disturbi di personalità) possa aver compromesso quelle capacità ritenute indispensabili per una scelta responsabile e per un adeguato svolgimento della vita matrimoniale anche a prescindere dalla presenza o meno di una diagnosi conclamata.

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Titolo: "Potestas and Munus in Contemporary Canon Law"
Editore: Lateran University Press
Autore: Lorenzo Cavalaglio
Pagine:
Ean: 2484300020902
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Summary

1. The origin of the notion. 2. “Munus” and “Officium”. 3. “Munus” and “potestas”. 4. There is no “potestas” without “munus” (anymore).

Sommario

1. L’origine della nozione. 2. “Munus” e “Officium”. 3. “Munus” e “potestas”. 4. Non c’è (più) “potestas” senza “munus”.

 

1. The origin of the notion

As in every legal analysis, even in examining the notion of “munus” and that of (ecclesiastical) “potestas” we cannot avoid a previous explanation of the specific meaning and of the possible application of the subject matter. So that, we have to put the institutions summarized by these notions in the light of the historical development that determined, favored and sometimes conditioned their use in the legal field1.

This preliminary analysis, inherently implied in legal method (for which it represents the unavoidable theoretical premise and the condition itself of every practical discourse2), is still more necessary for the evaluation of notions and concepts that Canon Law inherited directly from Roman Law. Actually, it is impossible to forget the influence of Roman Law on ecclesiastical Institutions, when they first appeared and consolidated (in the central centuries of the Roman Empire, et pour cause), and on the studies of medieval lawyers, who invented and shaped Canon Law in the age of (re)discovery and diffusion of the Roman inheritance. Therefore, we have to define properly the historical value of the notions of “munus” and “potestas” in Roman Law, before trying to evaluate their current meaning.

Generally, the term “potestas” indicates the supremacy of a person over others, both in Private and in Public Law3. The attempts to explain the original meaning of the term in Roman Law have been many, and they were often reciprocally conflicting.

There is a first, classical vision, according to which “potestas” is a large and generic notion; and another one, more precise from a historical point of view, but not so different in its practical results. According to this second perspective, “potestas” acquired a specific legal meaning only in a later age, whereas earlier it was related rather to “power” in a larger sense4. The ambiguity of the sources seems indeed to confirm this interpretation, because the term is used to designate «qualsiasi posizione di predominio di un cittadino in relazione ad una funzione pubblica da lui svolta.»5

Actually, in order to give a complete definition of “potestas” we have to show its constant relation (not an opposition, indeed; but surely an implicit confrontation) with the concept of “auctoritas”.

This notion, typical of Roman Law (there is no equivalent in Greek6), was so important in the social life of ancient Rome that it was an essential characteristic of its political structure. From its etymological connection with the verb augere (auctor is qui auget), it derives a fundamental content of confirmation, ratification by a superior and qualified organ or person, which gives «all’atto che si tratta di compiere una garanzia (auctoritas) di legittimità, di efficacia o di semplice opportunità.»

The difference between “potestas” and “auctoritas” was clear. The first one was a legal power, linked to an Office or political function; the other one was a sort of preeminence, whose content was not so exactly defined, based on the social acknowledgement of a greater capacity of a person in respect to another8.

In Roman Law, the term “munus” has not a technical meaning in the legal sources of the last Republican Age. The theoretical elaboration of the notion started between the first and the second century AD and was completed by the jurists of the Severian Age9, «che sottolineano quei caratteri di onerosità ed obbligatorietà giuridica, in cui la dottrina moderna ravvisa ancora il paradigma del munus.»10 On the contrary, the original notion implied the typical characteristics of a free office, and a well-known definition (that of Verrius Flaccus, in its De verborum significatione11) established a connection between the two meanings: «Munus significat Officium cum dicitur quis munere fungi; item donum quod Officii causa datur.»12

That “ethical necessity”, indeed, was not necessarily implied by the notion of “munus”, because the term had a merely objective value, linked to the practical aspect of the office to which it was associated.

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Titolo: "Il Giudice e la valutazione delle Perizie"
Editore: Lateran University Press
Autore: Roberto Palombi
Pagine:
Ean: 2484300020872
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommmmario Introduzione. 1. La valutazione nella fase istruttoria (l’evidenter inutilis del Can. 1680). 2. La valutazione nella fase decisoria. 3. Criteri specifici. Conclusioni.

Summary Introduction. 1. The assessment of the expertise in investigation phase (the “evidenter inutilis” in Can. 1680). 2. The assessment of the expertise in decision phase. 3. Specific criteria. Conclusions.

Introduzione

Il tema affidatomi è così ampio da richiedere preliminarmente una delimitazione dei confini. Il riferimento in questa sede sarà soltanto alla valutazione delle Perizie, psichiatriche e psicologiche, nelle Cause di nullità matrimoniale trattate e definite ai sensi del Can. 1095, per quanto le disposizioni codiciali non precludano ed anzi espressamente contemplino la possibilità di espletare consulenze tecniche in ambiti differenti rispetto alle fattispecie di incapacità consensuale.

Non si può dubitare di come il problema della valutazione della Perizia rivesta notevole rilievo e sia forse tra i più sentiti nella prassi dei Tribunali ecclesiastici. In primis, per l’evidenza del dato statistico (in ragione dell’imponente mole di Cause trattate per i Capi della incapacità consensuale), in secondo luogo per la peculiarità delle fattispecie contemplate dal Can. 1095, in relazione alle quali non è agevole individuare uno schema generale di sillogismo probatorio, analogamente a quanto è dato riscontrare per altri Capi di nullità, in relazione ai quali le varie fasi del Procedimento sono articolate e modellate su consolidati parametri di riferimento.

Il problema è stato posto con chiarezza in una Pronuncia coram Huber del 7 novembre 20013, nella quale viene censurato il modo non lineare con cui i Giudici sono soliti procedere in via deduttiva, ricorrendo a sillogismi basati su false premesse ovvero deferendo all’esame peritale non già la chiarificazione e la integrazione delle precedenti acquisizioni istruttorie bensì la creazione stessa della Prova. Per contro, la verità – si annota nella medesima Sentenza – può esser cercata e trovata soltanto in via induttiva, vale a dire acquisendo le deposizioni di parti e testimoni in grado di riferire fatti e circostanze da cui si manifesti l’anomala “ratio agendi” del nubente; soltanto laddove tale “ratio” sia stata provata “canonico sensu”, sarà il Perito a chiarire se la medesima sussista o meno in senso clinico, altresì precisandone natura e gravità.

Come ben noto, i criteri ermeneutici possono compendiarsi nei due fondamentali princìpi: “Peritis in arte credendum est” e “Iudex est Peritus Peritorum”. In ciò – verrebbe da dire – non v’è Causa trattata per i Capi di cui si discorre in cui non si raccomandi il contemperamento tra il doveroso ossequio verso il qualificato parere tecnico (da cui ci si potrebbe discostare soltanto “propter contraria gravissima argumenta”) e l’indefettibile ruolo del Giudice (al quale spetta in via esclusiva la pronuncia circa la validità o meno del Consenso)4. In ogni caso al Perito è affidato il compito tecnico di prospettare la situazione psicologica della persona e di giungere ad una diagnosi della medesima che sia attendibile e formulata in chiave strutturale, non meramente descrittiva.

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Titolo: "Discernimiento y Consentimiento matrimonial: cuestiones relativas a la discreción de juicio exigida para el Matrimonio"
Editore: Lateran University Press
Autore: Carmen Peña García
Pagine:
Ean: 2484300019944
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sumario 1. La discreción de juicio requerida para el Consentimiento matrimonial: estructura y contenido. 2. Relevancia jurídica de la ausencia actual de discernimiento: Matrimonios contraídos sin reflexión. 3. El objeto del discernimiento: ¿los iura et officia matrimonialia essentialia? 4. El papel del amor en el discernimiento. 5. Discernimiento y capacidad crítica en el siglo XXI: retos de una sociedad ultratecnificada y virtual. Conclusiones.

Summary 1. The discretion of judgment required for marital Consent: structure and content. 2. Legal relevance of the current lack of discernment: Marriages contracted without reflection. 3. The purpose of discernment: the iura et officia matrimonialia essentialia? 4. The role of love in discernment. 5. Discernment and critical capacity in the 21st Century: challenges in a virtual and super-technified society. Conclusions.



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Titolo: "El debate sinodal (2014) sobre la situación eclesial de los fieles divorciados y casados de nuevo civilmente"
Editore: Lateran University Press
Autore: Federico R. Aznar Gil
Pagine:
Ean: 2484300019951
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sumario 1. Introducción. 2. Uniones matrimoniales irregulares. 3. Regularización eclesial. 4. El debate sinodal (2014). 5. “Lineamenta” del Sínodo de Obispos (2015). 6. Conclusión.

Summary 1. Introduction. 2. Irregular Marriages. 3. Church regularization. 4. The Synod discussion (2014). 5. “Lineamenta” of the Synod of Bishops (2015). 6. Conclusion.



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Titolo: "Il Matrimonio canonico nella concezione del card. Acacio Coussa"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giordano Caberletti
Pagine:
Ean: 2484300019975
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario Premessa. 1. Metodologia dell’Opera. 2. Introduzione. 3. Dissidentes non tenentur Legibus mere ecclesiasticis CIC. 4. Impedimenti e loro Dispensa. 5. Il Canone 72 del Sinodo Trullano. 6. Il Consenso matrimoniale. 7. La Forma celebrationis. 8. Il ministro del Matrimonio. 9. Il card. Coussa nella Giurisprudenza dei Tribunali apostolici.

Summary Foreword. 1. Methodology of the work. 2. Introduction. 3. Dissidentes not tenentur Legibus mere ecclesiasticis CIC. 4. Impediments and their Dispensation. 5. The Canon 72 of the Synod in Trullo. 6. Matrimonial Consent. 7. The Forma celebrationis. 8. The Minister of Marriage. 9. Cardinal Coussa in the Jurisprudence of the Apostolic Tribunals.



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