Articoli religiosi

Ebook - Lateranum



Titolo: "Lateranum n. 1/2019"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025259
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

INDICE

Editoriale

Introduzione

Gianluigi Pasquale, Una ragione per credere: Fides et Ratio vent’anni dopo

Relazioni

Achim Schütz, Glauben – Der im höchsten Sinne qualifizierende Akt des Homo humanus

Giovanni Salmeri, La fede come atto umano. Una riflessione a partire da Giovanni Duns Scoto (discussant)

Rino Fisichella, “Fede” e “ragione”: perché la Rivelazione apre alla ragione

Gianluigi Pasquale, Il concetto di Rivelazione nella storia e come storia: quello che “apre alla ragione” (discussant)

Leonardo Messinese, La fede dinanzi all’affermarsi della scienza in Europa

Giuseppe Tanzella-Nitti, La fede dinanzi all’affermarsi delle scienze in Europa (discussant)

Giuseppe Lorizio, “Actus [autem] credentis non terminatur ad enuntiabile sed ad rem”. Il realismo della fede

Patrizia Manganaro, Il realismo della filosofia. Sul pensare fini­to l’infinito (discussant)

Vincent Holzer, La raison à l’épreuve de la christologie

Pierluigi Valenza, Teologia e filosofia della religione di fronte alla rivelazione: un destino parallelo? (discussant)

Flavia Marcacci, «Gaudium aude!». Fides et ratio venti anni dopo come metodo per la ricerca nelle università

Massimo Epis, Il pensare teologico nell’ambito dell’università (discussant)

Conclusione

Gianluigi Pasquale, Una ragione per credere: Fides et Ratio vent’anni dopo

 

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Editoriale

 

In tempi in cui si discetta e si blatera a proposito di post-verità, di fake-news e di nuovo realismo, potrebbe risultare anacronistico il confronto con l’enciclica promulgata da Giovanni Paolo II venti anni or sono, dal titolo Fi­des et ratio. Eppure, proprio in un contesto, sia culturale che ecclesiale come quello attuale, sembra utile, anzi necessario tentare di interpretare questo testo, anche per superarlo, ma soprattutto per accompagnare la fede e la ragione, affinché non prestino entrambe il fianco a nessun genere di fondamentalismo sia credente che laicista.

 

Del resto la vicenda del rapporto fra Chiesa cattolica e filosofia moderna e contemporanea ha del paradossale, ma si tratta del paradosso capace di destare stupore e suscitare attenzione in chi è disposto a leggere e interpretare senza fuorvianti precomprensioni tale vicenda. Allorché infatti la ragione esprime la propria presunzione di “conoscere il tutto” (F. Rosenzweig) e quindi assume un atteggiamento di dominio sul reale e l’umano, il Magistero della Chiesa è lì a ricordarle i propri creaturali limiti e a farle prendere coscienza della propria ra­dicale infermità (un esempio fra tutti la critica al razionalismo contenuta nella Dei Filius del Vaticano I), quando invece la ragione si autoflagella ritenendosi incapace di conoscere alcunché ed assumendo un atteggiamento rinunciatario di fronte alle grandi domande metafisiche, che comunque abitano la coscienza di ogni essere pensante («chi sono? da dove vengo e dove vado? perché la presenza del male? cosa ci sarà dopo questa vita» FeR 1), allora la Chiesa le rammenta che non può abdicare al proprio ruolo e alle proprie prerogative e a spronarla perché osi l’avventura del sapere (basterà ricordare le critiche al fideismo da parte del Magistero ecclesiale).

 

L’enciclica di cui abbiamo celebrato il ventennale, muove piuttosto nella seconda direzione, senza naturalmente dimenticare i rischi derivanti da assurde pretese razionalistiche, e quindi incoraggia il pensiero ad esprimersi al me­glio in questo momento di trapasso culturale, che la Fides et ratio non esita a chiamare di postmodernità, indicandone limiti e potenzialità (cf. FeR 91). Da questo punto di vista va certamente salutato con interesse il fatto che, quando appunto si accinge ad offrire indicazioni relative al postmoderno, l’enciclica adotti un approccio tale da dirimere l’annosa questione che vede contrapporsi il fronte di coloro che leggono la formula (ed evidentemente anche il suo con­tenuto) in senso meramente congiunturale, sostenendo quindi che il termine stia a designare un fenomeno passeggero o una sorta di moda culturale, priva di prospettive di lungo respiro, e quanti al contrario ritengono che il postmo­derno sia invece il nome, se non di una nuova epoca, dato l’imbarazzo stesso a trovare una parola adeguata per questo nostro tempo (postmoderno infatti dice semplicemente rapporto di contiguità cronologica e di superamento antitetico della modernità), almeno di un momento di trapasso epocale, tale da incidere profondamente sulla cultura e sulle coscienze dei nostri contemporanei. Fides et ratio, pur con le dovute cautele, non ha timore di parlare di “epoca della postmodernità”, nella quale emergono fattori autenticamente “nuovi”, «capaci di determinare cambiamenti significativi e durevoli» (FeR 91). E in questa prospettiva la parabola del trapasso dalla modernità alla postmodernità sembra potersi adeguatamente, anche se non esaustivamente, designare nei termini del passaggio dal sistema al frammento, e, in direzione antropologica (e sempre col ricorso a Rosenzweig), dalla figura dell’“uomo col suo bel ramo di pal­ma”, che procede attraverso l’esercizio di una ragione capace di vincere ogni battaglia, all’“io polvere e cenere”, conscio della propria radicale caducità e temporalità, nonché della infermità del proprio pensiero e della propria ragio­ne in ordine alla conoscenza della verità. Certo oggi abbiamo piuttosto a che fare con quella che R. Mordacci ha definito la “condizione neo-moderna”, ma proprio in questa prospettiva si rende necessaria una riflessione come quella messa in campo dall’enciclica.

 

È convinzione profonda della Chiesa che la fede e la ragione possano reciprocamente fecondarsi e per questo debbano armonicamente convivere in un pensiero credente che di volta in volta assumerà connotazioni filosofiche o teologiche, ma che dovrà comunque innestarsi in un orizzonte sapienzia­le unitario, onde evitare il pericolo, appunto postmoderno, di una esasperata frammentazione: «La settorialità del sapere, in quanto comporta un approccio parziale alla verità con la conseguente frammentazione del senso, impedisce l’unità interiore dell’uomo contemporaneo. Come potrebbe la Chiesa non pre­occuparsene? Questo compito sapienziale deriva ai suoi Pastori direttamente dal Vangelo ed essi non possono sottrarsi al dovere di perseguirlo» (FeR 85).

 

In questo senso – come abbiamo cercato di mostrare nella nostra riflessio­ne e in diverse altre occasioni – l’incipit dell’enciclica può davvero costituirne la chiave di lettura più adeguata: «La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità» (FeR 1). Il testo, infatti, da un lato costringe ad evitare ogni forma di integralismo, sia da parte della fede nei confronti della ragione (integralismo fideistico), sia da parte della ragione nei confronti della fede (integralismo razionalistico), ma nello stesso tempo propone una visione contemplativa della verità, nella quale vengano dissolte tutte le forme di pensiero dominante o calcolante e si esprima in tutta la sua arricchente potenza il pensiero meditante, che se è davvero tale non potrà non assumere come proprio punto di Archimede la Rivelazione, che, nel quadro della Fides et ratio, è chiamata al ruolo di principio orientante non solo il sapere teologico, ma anche quello filosofico.

 

La scelta di porre al centro la rivelazione ci sembra oltremodo significa­tiva e tale da conferire al percorso un reale e decisivo orientamento, capace di interpellare il pensiero filosofico della modernità compiuta, della postmoder­nità e della neo-modernità, che non di rado affronta con le proprie categorie e le proprie metodologie proprio questa tematica fondamentale della teologia cristiana. E tuttavia questa scelta non implica una vera e propria svolta, bensì include una posizione ben nota in campo cattolico in ordine al problema della verità, secondo cui questa si definisce per la sua capacità di adaequatio rei et intellectus. Ecco come si esprime il documento a questo proposito: «Questo ruolo sapienziale non potrebbe, peraltro, essere svolto da una filosofia che non fosse essa stessa un sapere autentico e vero, cioè rivolto non soltanto ad aspetti particolari e relativi – siano essi funzionali, formali o utili – del reale, ma alla sua verità totale e definitiva, ossia all’essere stesso dell’oggetto di conoscen­za. Ecco, dunque, una seconda esigenza: appurare la capacità dell’uomo di giungere alla conoscenza della verità; una conoscenza, peraltro, che attinga la verità oggettiva, mediante quella adaequatio rei et intellectus a cui si rife­riscono i Dottori della Scolastica. Questa esigenza, propria della fede, è stata esplicitamente riaffermata dal Concilio Vaticano II: L’intelligenza, infatti, non si restringe all’ambito dei fenomeni soltanto, ma può conquistare la realtà intelligibile con vera certezza, anche se, per conseguenza del peccato, si trova in parte oscurata e debilitata» (FeR 82). L’orizzonte rivelativo lungi quindi dall’escludere quello adeguativo lo include e lo potenzia, sicché la verità come revelatio comprende ed esige la verità come adaequatio quale sua condizione di possibilità e di capacità di attingere la cosa stessa e non semplicemente il suo manifestarsi.

 

Risulta programmatico e decisivo quel passaggio dell’enciclica nel quale, dopo aver messo in guardia dall’adozione di un pensiero meramente fenomeni­sta e quindi relativista, viene affidato agli intellettuali cattolici un compito tan­to arduo quanto affascinante e comunque imprescindibile: quello di percorrere senza cedimenti il travagliato, ma non impossibile cammino, che dal fenomeno conduce al fondamento, dal significato al senso, dalla serie dei come a quella dei perché: «Una grande sfida che ci aspetta al termine di questo millennio è quella di saper compiere il passaggio, tanto necessario quanto urgente, dal fenomeno al fondamento. Non è possibile fermarsi alla sola esperienza; an­che quando questa esprime e rende manifesta l’interiorità dell’uomo e la sua spiritualità, è necessario che la riflessione speculativa raggiunga la sostanza spirituale e il fondamento che la sorregge. Un pensiero filosofico che rifiutasse ogni apertura metafisica, pertanto, sarebbe radicalmente inadeguato a svolgere una funzione mediatrice nella comprensione della Rivelazione» (FeR 83).

 

I contributi offerti nell’ambito del convegno, promosso dalle Facoltà di Teologia e di Filosofia della nostra Università, non si sono limitati all’esegesi dell’enciclica, ma hanno tentato, a partire dalle diverse competenze dei relatori, di muovere da essa per affrontare una serie di problematiche di grande attua­lità e intorno alle quali c’è ancora molto da riflettere e dialogare fra filosofi e teologi, secondo il paradigma di quella “cultura dell’incontro”, tanto cara a papa Francesco, che l’ha riproposta e ribadita nella sua recente visita alla Lateranense del 26 marzo 2019.



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Titolo: "Lateranum n. 2/2018"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024078
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

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Titolo: "Lateranum n. 1/2018"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023927
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

SOMMARIO

 Editoriale

Nicola Ciola, Passione per Dio. Spiritualità e teologia della Ri­forma a cinquecento anni dal suo albeggiare 

Articoli 

Antonio Pitta, L’interscambio della grazia nell’esegesi neotesta­mentaria di Lutero 

Stefano Cavallotto, Alle radici della Riforma. Il Deus abscon­ditus e la Theologia crucis nel giovane Lutero 

Hubertus Blaumeiser, Teologia del paradosso ed antropologia pasquale 

Volker Leppin, Luthers Kreuzestheologie als Fortentwicklung mittelalterlicher Mystik und Exegese 

Romano Penna, Simul peccator et iustus. Valutazione biblica del motto di Lutero a commento di Rom 4,7 

Lothar Vogel, Das simul iustus et peccator im theologischen Denken Martin Luthers: eine historische Einordnung 

Ulrich H.J. Körtner, Der Mensch als gerechtfertigter Sünder. Das simul iustus et peccator aus systematisch-theologischer Sicht 

Angelo Maffeis, Simul iustus et peccator: le ragioni della criti­ca cattolica e le possibilità di una recezione positiva

DanielMarguerat, Le sacerdoce universel, principe ecclésiolo­gique protestant. Luther et la lecture de 1 Pierre 2,4-10 

Giancarlo Pani, Lutero e la riforma della Chiesa 

Fulvio Ferrario, Teologia e pratica pastorale. La prospettiva di Lutero 

Lubomir ak, La Chiesa come strumento dello Spirito Santo nel­la teologia di Martin Lutero 

Intervista 

La Riforma ieri ed oggi. Intervista di Mimmo Muolo a Giuseppe Lorizio e Paolo Ricca 

Indice

 

 

 

EDITORIALE

 

PASSIONE PER DIO 

Spiritualità e teologia della Riforma
a cinquecento anni dal suo albeggiare 

di 

Nicola Ciola

 

Il titolo e il sottotitolo di questo fascicolo monografico dicono già tutto lo spirito con il quale è stato affrontato il tema “Passione per Dio”, e gli obiettivi che si sono intesi raggiungere con il Convegno Internazionale che si è celebra­to nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense il 18 e 19 Ottobre 2017 e al quale hanno partecipato i delegati degli Istituti a vario titolo associati alla Facoltà di Teologia della PUL sparsi per il mondo, molti graditi ospiti di altre istituzioni accademiche presenti in Roma e non solo, e gli illustri relatori molti dei quali di confessione evangelica e riformata nonché tutto il corpo studentesco. 

Come si potrà subito constatare dai contributi che verranno di seguito presentati, sia lo spirito con il quale ci si è accostati al tema che gli obiettivi che ci si erano prefissati, si richiamano e si intersecano l’un l’altro. 

Tutto parte da ciò che Martin Lutero sperimentò nella sua vita fin dai primi anni ad Erfurt. «Come posso avere un Dio misericordioso?». La passione per Dio misericordioso di fronte alla propria miseria era il grande tormento del monaco agostiniano. Si potrebbe dire che in lui esperienza spirituale e teologia costituirono spontaneamente una sola cosa, un’esigenza strutturale del suo essere, prima ancora che del suo pensiero. 

In un discorso memorabile nell’ambito di un incontro con i rappresentanti del consiglio della “Chiesa evangelica in Germania” (23 Settembre 2011), proprio nella Sala capitolare dell’ex-convento degli Agostiniani di Erfurt, Be­nedetto XVI richiamò l’attenzione sul fatto che la questione soteriologica è al cuore dell’esperienza spirituale di Lutero: ciò che più conta è la posizione di Dio nei nostri confronti: come ci troviamo di fronte a Dio? Ciò che per noi oggi è acquisizione comune, vale a dire che la teologia nasce da una domanda soteriologica, per Lutero fu una intuizione primordiale e una conquista che rendeva la sua teologia molto concreta e niente affatto accademica. Da qui molti hanno voluto vedere la modernità della sua impostazione che mette al centro il soggetto e le sue esigenze, per giungere ad una riflessione su Dio che lo colga non nell’astrattezza di una visione soltanto filosofica. La domanda soteriologica per Lutero diventò subito una domanda teo-logica: quale Dio?… e subito è emersa un’istanza di carattere cristocentrico che ha pervaso il suo modo di fare teologia. Dio ha un volto e ci ha parlato, nell’uomo Gesù Cristo è diventato uno di noi. Qui emerse tutta la spiritualità e poi la teologia di Lutero, una spiritualità cristocentrica dove la Scrittura era al centro perché rappresen­tava la via maestra per attingere alla conoscenza del suo amore misericordioso. 

Come si vede sono già delineati stile e obiettivi dell’incontro di studio i cui risultati vengono ora pubblicati in questo fascicolo monografico. Lo stile è quello di chi vede nella spiritualità cristocentrica di Lutero l’anima del suo teologare, gli obiettivi sono quelli di rivisitare su una tale base i capisaldi della teologia del Riformatore nell’orizzonte della summenzionata impostazione. 

La scansione dei saggi presenti nel fascicolo che licenziamo alle stampe è stata pensata come rivisitazione di alcuni nuclei della teologia di Martin Lutero, soprattutto ne vengono presi in considerazione tre: 

la theologia crucis come asse portante del rinnovamento del metodo teo­logico da lui inaugurato; 

il tema della giustificazione come domanda che sta alla base dell’esperien­za religiosa e teologale di Lutero, che si può formulare con l’adagio “simul iustus et peccator” intesa come logica del paradosso; 

e infine la spiritualità sottostante all’agire ecclesiale tipico della Riforma, contrassegnato da quel criterio che, per dirla con Dietrich Bonhoeffer, può essere riassunto nella formula ecumenicamente ineccepibile della “Grazia a caro prezzo”.

Un’ultima parola sul metodo perseguito nel convegno sui 500 anni della Riforma, che ora traspare più chiaramente dalla pubblicazione delle presenti ricerche. Come ci si renderà subito conto anche da una rapida lettura della se­quenza degli interventi, su ognuno dei tre grandi plessi tematici, la prospettiva biblica e storica sono trattate indifferentemente [...]



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Titolo: "Lateranum n. 3/2017"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846512017
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

INDICE

 

 

Giuseppe Lorizio, Editoriale

 

Lubomir ak, Il “realismo” come visione del mondo: intro­duzione al concetto di complessità elaborato da Pavel A. Florenskij

 

Vladislav Shaposhnikov, Mathematics as the Key to a holistic World View: the Case of Pavel Florensky

 

Natalino Valentini, «Florenskij – filosofo della religione e del culto». Dalla fenomenologia del sacro alla santificazione della realtà

 

Mario Enrico Cerrigone, «Il sentiero del mago». Il significato del disapprendimento nella nicosofia di Florenskij

 

Nicolai Pavliuchenkov, Establishment of “Ontologicity” as the Basis for Pavel Florensky’s Name Worshipping Standpoint

 

Silvano Tagliagambe, La concezione antinomica della verità alla prova delle neuroscienze

 

Gilberto Safra, Pavel Florensky’s Contribution to the Psycho­analytic Field

 

Márcio Luiz Fernandes, As correspondências carcerárias de Pavel Florenskij: expressões do pensamento complexo

 

Francisco José López Sáez, La kénosis silenciosa de un homo sacer: el todo del sentido del mundo desde el «ángulo diver­so» de la estancia en el lager de Pavel Florenskij

 

FidelVillegas Gutiérrez, Pável Florenski en la «Isla de los vien­tos». El combate por la belleza

 

«Penetrare nel profondo delle cose». Bibliografia ragionata (a cura di Giuseppe Malafronte)

 

Recensioni

 

Libri ricevuti

 

Indice

 

Indice dell’annata

 

 

 

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EDITORIALE

 

Le miscellanee commemorative sul pensiero dei grandi maestri, affidate agli specialisti, corrono un duplice rischio. In primo luogo quello della setto¬rializzazione monografica, in quanto ciascuno, attingendo al bagaglio della propria erudizione sull’opera dell’Autore che si commemora, ne approfondisce un aspetto o una tematica, condannando il proprio lavoro a ricevere attenzione soltanto dagli specialisti della materia. In secondo luogo tali iniziative rischia¬no di incrementare una sorta di “scolastica”, nel nostro caso florenskijana, la quale, piuttosto che liberare il pensiero lo incatena in categorie e prospettive, che restano comunque relegate nell’epoca e nel contesto dell’Autore, senza interpellare il nostro tempo e i nostri contesti.

 

Onde sfuggire a queste tentazioni e non incorrere nei suddetti rischi si richiede un passaggio, certamente faticoso e per nulla scontato, dal monogra¬fico allo speculativo, che risulterà decisamente fecondo, incrociando tematiche e problematiche vive nell’attuale contesto teologico, filosofico e scientifico.

 

Nel tentativo di offrire qualche spunto, come chiave di lettura, di questo fascicolo monografico della nostra rivista teologica, che pubblichiamo in oc¬casione dell’ottantesimo anniversario della morte di P.A. Florenskij, tenterei di individuare due fuochi intorno ai quali può muovere la riflessione, nutrendosi delle risultanze del cammino del grande e geniale pensatore russo.

 

Il primo fuoco si individua facilmente nel titolo che si è voluto dare a que¬sta raccolta di saggi e che proviene dallo stesso Florenskij: “Ho contemplato il mondo come un insieme”. Si direbbe oggi che siamo di fronte a una visione olistica o integrale del mondo, che tuttavia non intende affatto nascondere la complessità e l’articolato dinamismo del reale. Il secondo fuoco si concentra sul “realismo” gnoseologico, che il pensatore russo ritiene di adottare, nel proporre la propria visione del mondo.

 

Indubbiamente si tratta di questioni di estrema e, se si vuole, perenne at¬tualità, che, se tenute insieme, fanno emergere una domanda fondamentale: è possibile una visione olistica del mondo che sia al tempo stessa profondamen¬te realistica? La pretesa relativa alla “possibilità di conoscere il tutto” (F. Ro¬senzweig) non richiede altrettanta immaginazione? Ovvero non è necessaria una fondamentale presa di distanza dal reale per poterlo descrivere come un insieme?

 

La teologia fondamentale più recente sta coltivando un’attenzione all’im¬maginario, che richiede certamente spirito critico, ma anche adeguato approfondimento speculativo. Nel nostro incontro con Florenskij, che abbiamo voluto inserire fra i “testimoni/martiri” nel nostro bilancio della teologia fonda¬mentale del Novecento, abbiamo tracciato tre prospettive, a partire dalle quali si possono rinvenire suggerimenti per offrire risposte plausibili ai quesiti di cui sopra. Si tratta della logica del paradosso (in senso antinomico), del pensiero iconico e del nesso inscindibile fra verità e libertà.

 

Nel primo di questi orizzonti (paradosso come antinomia), ove vale il principio hegeliano Das Wahre ist das Ganze, siamo chiamati a considerare l’immaginario come uno degli aspetti costitutivi dello stesso reale, che può essere colto come insieme solo attraverso un atteggiamento contemplativo. A tal proposito mi sembra di estremo interesse la necessità, sottolineata in uno dei contributi di questo fascicolo, del “disapprendimento”, ispirato dalla “ni¬cosofia”, come forma di conoscenza che si incarica di decostruire il cosiddetto sapere del “senso comune” che non ha nulla a che vedere col sano ed autentico realismo.

 

Il secondo orizzonte (quello del pensiero iconico) ci conduce alla consi¬derazione, anch’essa paradossale, relativa al realismo dell’icona, che nasce dalla meditazione contemplativa e naturalmente non esclude l’immaginazione dell’iconografo. Sarà il “canone”, ovvero la “tradizione” a ricondurre l’artista al senso del reale che intende iconicamente rappresentare. Del resto Florenskij sarebbe certamente disposto a sottoscrivere il famoso detto di Stravinsky: “tut¬to ciò che non è tradizione è plagio”.

 

Infine, a proposito del nesso verità/libertà, la possibilità di percepire/con¬templare il mondo come un insieme, si realizza all’interno del superamento di una visione scientifica del reale, ispirata al determinismo, attraverso il salto (che richiede l’esercizio della libertà) dalla scienza alla sapienza, onde intro¬dursi in una visione sofiologica del reale, che nasce dall’intuizione intellettuale piuttosto che dalle induzioni scientifiche o dalle deduzioni logiche.

 

La lettura di queste pagine potrà allora diventare un inizio per ulteriori approfondimenti, che rifuggendo dall’attualizzazione selvaggia, sempre in ag¬guato, potrà forse consentirci di interrogare l’opera geniale di P.A. Florenskij a partire dalle questioni del nostro tempo e del nostro villaggio globale.

 

Giuseppe Lorizio



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Titolo: "Pável Florenski en la «Isla de los vientos». El combate por la belleza"
Editore: Lateran University Press
Autore: Fidel Villegas Gutiérrez
Pagine:
Ean: 2484300023484
Prezzo: € 4.00

Descrizione:1. Introducción, 669 – 2. Un niño asombrado, 670 – 3. La integridad de la persona, 672 – 4. Si no fuese por vosotros, guardaría silencio, 675 – 5. Separado de todas las criaturas vivas, 679 – 6. Final: Contemplar la luz, 683

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Titolo: "La kénosis silenciosa de un homo sacer: el todo del sentido del mundo desde el «ángulo diverso» de la estancia en el lager de Pavel Florenskij"
Editore: Lateran University Press
Autore: Francisco José López Sáez
Pagine:
Ean: 2484300023491
Prezzo: € 4.00

Descrizione:1. La kénosis del silencio en la praxis final, 658 – 2. El último gesto kenótico: el saludo a la imagen de Dios en el hombre en un mundo desacralizado, 664

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Titolo: "Márcio Luiz Fernandes"
Editore: Lateran University Press
Autore: As correspondências carcerárias de Pavel Florenskij: expressões do pensamento complexo
Pagine:
Ean: 2484300023507
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Introdução, 639 – 2. Por uma visão global do mundo, 641 – 3. A contemplação do mundo interior, 644 – 4. A dimensão educativa e cultural, 649 – 5. Conclusão, 655



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Titolo: "Pavel Florenskys Contribution to the Psychoanalytic Field"
Editore: Lateran University Press
Autore: Gilberto Safra
Pagine:
Ean: 2484300023514
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

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Titolo: "La concezione antinomica della verità alla prova delle neuroscienze"
Editore: Lateran University Press
Autore: Silvano Tagliagambe
Pagine:
Ean: 2484300023521
Prezzo: € 4.00

Descrizione:1. La sfida: l’esperienza dell’antinomicità, 615 – 2. La retroazione positiva completa, 619 – 3. La retroazione positiva tra intuizione e discorso, 621 – 4. L’intuizione-discorso al vaglio delle neuroscienze, 625

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Titolo: "Establishment of Ontologicity as the Basis for Pavel Florenskys Name Worshipping Standpoint"
Editore: Lateran University Press
Autore: Nicolai Pavliuchenkov
Pagine:
Ean: 2484300023538
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

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Titolo: "Mathematics as the Key to a holistic World View: the Case of Pavel Florensky"
Editore: Lateran University Press
Autore: Vladislav Shaposhnikov
Pagine:
Ean: 2484300023569
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Mathematical idealism, 536 – 2. Catharsis and mathematicalapologetics, 540 – 3. Mathematics as the source of paradigmaticexamples in The Pillar, 544 – 4. From set theoryto Sophia, 546 – 5. Formula of form: Florensky’s Pythagoreanismtinged with Goetheanism, 551 – 6. Concrete Mathematics:Fighting abstractions and rationalism within mathematics, 553 – 7. Conclusion, 560



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Titolo: "Il realismo come visione del mondo: introduzione al concetto di complessità elaborato da Pavel A. Florenskij"
Editore: Lateran University Press
Autore: Lubomir ak
Pagine:
Ean: 2484300023576
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Introduzione, 513 – 2. Il realismo nell’arte, 517 – 3. Il concetto di complessità del reale, 521 – 4. La struttura intesa alla luce del pan-en-teismo cristiano, 525 – 5. Conoscere il reale nella sua complessità, 530 – 6. Conclusione, 533



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Titolo: "«Il sentiero del mago». Il significato del disapprendimento nella nicosofia di Florenskij"
Editore: Lateran University Press
Autore: Mario Enrico Cerrigone
Pagine:
Ean: 2484300023545
Prezzo: € 4.00

Descrizione:1. Premessa, 591 – 2. Filosofia e Nicosofia, 591 – 3. La nicosofia ed il significato del fondamento, 595 – 4. Cos’è, dunque, la nicosofia?, 597 – 5. Il sentiero del mago, 599

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Titolo: "«Florenskij filosofo della religione e del culto». Dalla fenomenologia del sacro alla santificazione della realtà"
Editore: Lateran University Press
Autore: Natalino Valentini
Pagine:
Ean: 2484300023552
Prezzo: € 4.00

Descrizione:1. Premessa, 563 – 2. La fenomenologia del sacro, tra scienza esuperstizione, 565 – 3. Il sacro e la percezione del miracolo, 570– 4. Dalle scienze religiose del sacro alla filosofia del culto, 574– 5. Il sacro e il santo, 582 – 6. La liturgia, epifania del santo, 586

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Titolo: "Lateranum n. 2/2017"
Editore: Lateran University Press
Autore:
Pagine:
Ean: 9788846511959
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Relazioni

Romano Penna, Il Gesù storico e la riformulazione del messianismo 

John P. Meier, Disputed Questions about the Synoptic Parables: Reflections on Volume Five of A Marginal Jew 

Giuseppe Pulcinelli, L’autenticità gesuana delle parabole evangeliche e la loro rilevanza per la cristologia: da A. Jülicher (1886-89) a J.P. Meier (2016) 

Daniel Marguerat, Judaïté et singularité de Jésus de Nazareth 

Giorgio Jossa, Due svolte decisive della vita di Gesù. Dalla minaccia del giudizio all’annuncio del regno; dall’annuncio del regno al rinnovo dell’alleanza 

Antonio Pitta, I frammenti cristologici prepaolini. Bilanci e prospettive di ricerca 

Giuseppe Lorizio, Logos, Word, Parable. A Metaphisical Instance for Theology 

Nicola Ciola, La rilevanza del nesso storia-fede per la cristologia sistematica. Alcuni punti fermi 

John P. Meier, The Distinction between Christology and the Quest for the Historical Jesus 

Giuseppe Pulcinelli, Primo orientamento bibliografico per lo studio del Gesù storico 

 

 

Editoriale
     Il presente fascicolo raccoglie i contributi che biblisti e teologi speculativi hanno presentato in occasione delle Giornate di studio sul tema Gesù Cristo il Signore. Stato della ricerca e prospettive teologiche che si sono tenute nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense (PUL) nei giorni 19-20 Ottobre 2016, alle quali sono intervenuti oltre a docenti “lateranensi” altri studiosi ben noti a livello internazionale, il Prof John Meier dell’Università di Notre Dame (Indiana) negli Stati Uniti, il Prof. Daniel Marguerat dell’Università di Losanna, il Prof. Giorgio Jossa dell’Università Federico II di Napoli.
     Gli obiettivi delle due giornate di studio e il metodo di lavoro sono stati i seguenti.
     - Per quanto riguarda gli obiettivi, il tema Gesù Cristo il Signore. Stato della ricerca e prospettive teologiche è ben specificato dal sottotitolo.
     Si parte dallo stato della ricerca sul Gesù storico, ma non per iniziare sempre da capo; esiste una letteratura a dir poco scoraggiante, anche per i più eruditi. Nelle nostre Giornate si sono trattati alcuni argomenti che la ricerca storica ha consegnato, ma per farne emergere la rilevanza per la fede. In altre parole ci si è prefissi di studiare il rapporto tra gesuologia e cristologia, nella convinzione che la ricerca storica include un dato essenziale, e cioè: è la fede di chi è stato testimone, che ci consegna il Gesù appartenuto alla storia. Vi è dunque un primo obiettivo imprescindibile, indagare circa il nesso tra quella storia e la fede suscitata dal Nazareno. L’indagine sul rapporto tra fase gesuana e fase cristologica è considerato in alcuni aspetti peculiari della figura di Gesù di Nazaret; così anche ad un rapido sguardo al modo in cui i contributi delle due Giornate sono stati congegnati, balza subito all’occhio quali sono i temi che sono stati qui trattati: il messianismo del tutto particolare di Gesù, la giudaicità “sui generis” della sua Persona e della sua Causa, la peculiarità del suo metodo parabolico, il destino assolutamente paradossale nel contesto del suo popolo e anche la confessione di fede in lui che non è solo il frutto di un’interpreazione cristiana posteriore, ma già interiore al personaggio e alla sua vicenda terrena.
     - Riguardo al metodo di lavoro che ha guidato la nostra ricerca, vanno fatte un paio di osservazioni.
     Anzitutto ci si è mossi nell’orizzonte di una sincera affidabilità della ricerca effettuata con il metodo storico-critico. Non basta riconoscerne la necessità, senza poi servirsene volta per volta o diffidarne interiormente. Una fonte di equivoco è spesso data dal fatto che non si danno per acquisiti taluni punti fermi della ricerca storica, come per esempio il fatto dell’interpretazione del ministero di Gesù secondo l’orizzonte escatologico. Cioè non si esplicita in tutte le sue conseguenze che qui si tratta di un’eschaton “realizzantesi” che sfocia nel mistero della sua persona, e perciò un’escatologia che racchiude la cristologia e l’ecclesiologia. Tutto questo, si intende, secondo uno sviluppo che eviti sterili contrapposizioni.
     Un esegeta italiano scomparso prematuramente Mons. Vittorio Fusco, vescovo di Nardò-Gallipoli, in un’importante conferenza tenuta all’Istituto Biblico di Roma dal titolo Passato e futuro nella ricerca del Gesù storico per i 90 anni di quella istituzione1 richiamava l’attenzione sul bisogno di una serenità e fiducia dello studioso credente nell’affrontare le problematiche inerenti alla ricerca storica su Gesù, precisamente come fu per i pionieri di questa ricerca come Padre Marie-Joseph Lagrange o il Card. Agostino Bea, o Oscar Culmann il quale era convinto che nei vangeli non si deve distinguere tra ciò che è “autentico” e ciò che è “secondario”, perché tutto è “secondario” e tutto è, nello stesso tempo, “autentico”. Non è autentico un ‘nucleo’ più o meno esteso, infatti la comunità quando ha modificato, ha operato ciò, sempre per trasmettere il messaggio di Gesù.
     Si è voluto, in questa nostra ricerca, seguire questo stile nella convinzione – come ha sostenuto il compianto Vittorio Fusco – che «critica storica e interpretazione teologica non si pongono dunque in alternativa. Una prospettiva di fede, decisamente cristologica, ha orientato la ricerca di tanti studiosi, ma ciò non significa che la fede si sia sostituita alla ricerca storica; la fede ha stimolato, ha alimentato la razionalità storica, senza minimamente svuotarla delle esigenze metodologiche che le sono proprie»2.
     La seconda osservazione, sempre riguardo al metodo di lavoro delle due giornate, i cui contributi ora vengono pubblicati, è lo sforzo messo in campo tra colleghi già nei colloqui precedenti, circa la necessità di un’interazione tra biblisti e teologi speculativi. Come risulta dalla concatenazione dei diversi contributi, sono presenti due relazioni che si prefiggono proprio questo: indagare circa la ricaduta della cerca sul Gesù storico per la teologia fondamentale e per la cristologia. Queste specifiche discipline, devono solo stare ad osservare i risultati della ricerca che avviene altrove o esercitano una funzione di stimolo propulsore per una saggia ermeneutica nel corso della ricerca medesima?
     Su questo e altri temi ci si è soffermati ad indagare e discutere nelle due giornate di studio, compreso la Conferenza pubblica la sera del 19 ottobre 2016 nell’Aula Magna della PUL che il Prof. Meier ha pronunciato per la diocesi e la città di Roma e che ora viene pubblicata a chiusura del presente fascicolo.
     L’auspicio è che la pubblicazione di tutte le ricerche qui presentate possano rafforzare i lettori affinché la fatica della ricerca storica e del concetto aiutino a crescere in un rapporto più vivo e interiore con Gesù Cristo il Signore.
     Nicola Ciola



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Titolo: "Primo orientamento bibliografico per lo studio del Gesù storico"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giuseppe Pulcinelli
Pagine:
Ean: 2484300023217
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Premessa

 

Come indica il titolo di questo breve contributo, l’intento è quello di offrire un sussidio per chi intende introdursi nello studio del Gesù storico e cerca un primo orientamento bibliografico. Ormai da più di duecento anni la ricerca si è occupata di ricostruire su basi storiche (nel senso moderno) la figura terrena di Gesù di Nazaret. La storia di questa ricerca è stata ripercorsa ampiamente da molti contributi, a cui rimandiamo per l’approfondimento2. Qui per fini didattici la riprendiamo soltanto per sommi capi, procedendo alla sua suddivisione e classificazione in tappe successive, senza poter evitare le inevitabili semplificazioni che si verificano in questo tipo di schematizzazioni.

 

1. Cenni alla storia della ricerca con le sue tappe

 

Convenzionalmente l’inizio della ricerca moderna che apre il cantiere del “Gesù storico” viene fatto risalire a Hermann Samuel Reimarus (1694-1768) i cui scritti, che prima circolavano anonimi, vennero pubblicati postumi da G.E. Lessing tra il 1774 e il 1778; l’ultimo si intitola Vom Zwecke Jesu und seiner Jünger3, in cui si intende «difendere la religione razionale contro la fede ecclesiastica». La sua tesi centrale è che la nascita del cristianesimo si fonda su un falso storico (i discepoli avrebbero rubato il corpo di Gesù e inventato l’annuncio della sua resurrezione), e che la vita di Gesù non è altro che un evento politico interno alla storia ebraica. Se da una parte è vero che la straordinaria acutezza delle osservazioni di tipo critico-storico (e polemico) di Reimarus scavava in modo decisivo il solco tra il Gesù dei vangeli (frutto di tale invenzione) e quello della storia (rivoltoso fallito, finito miseramente sulla croce), tuttavia non si deve ritenere che fino a quel momento nessuno prima di lui si fosse posto domande riguardanti la consistenza storica della vita di Gesù, soltanto che il giudizio di A. Schweitzer – «Prima di Reimarus nessuno aveva tentato di comprendere storicamente la vita di Gesù»5 – avrebbe pesato in modo preponderante sull’opinione degli studiosi6. Bisogna subito aggiungere, come aveva precisato lo stesso Schweitzer, che tale ricerca – sviluppata soprattutto nell’ambito culturale del razionalismo tedesco – non era dettata da puro interesse storico: se si è cercato il Gesù storico, era più che altro per combattere il dogmatismo ecclesiastico, cosicché il rischio più che concreto era quello di passare da una ideologia ad un altra, finendo che ogni autore dipingeva un Gesù secondo la [...]



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Titolo: "The Distinction between Christology and the Quest for the Historical Jesus"
Editore: Lateran University Press
Autore: John P. Meier
Pagine:
Ean: 2484300023224
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introduction

 

Teaching the faith is never a task to be taken or taken on lightly. But it is made all the more difficult today by the fact that the laity whom priests, religious, and lay catechists seek to serve in their catechetical ministry are bombarded from every side not just by silly and superficial distractions from the entertainment world but also, more seriously, by distorted ideas about Christ and his Church that are widely disseminated in the news media and popular culture. Be it via television, movies, or nowadays the internet and social media, the more sensationalistic and absurd an idea about Jesus is, the more it tends to be celebrated – often with the implicit message that the latest academic “discovery” calls into question traditional faith in Jesus Christ.

 

To take but one example: on September 18, 2012, at the International Congress of Coptic Studies held in the city of Rome, Professor Karen L. King of Harvard Divinity School presented to other academics a fragment of a papyrus written in the last stage of ancient Egyptian, namely, Coptic2. This leaf of papyrus supposedly depicted Jesus speaking about “my wife.” The news media went wild, immediately proclaiming the discovery of “The Gospel of Jesus’ Wife” – a title Prof. King used when she published the text. All this excitement ignored the clear facts of the case: the fragment’s origins were unknown and indeed suspect; the key sentence broke off after the words “my wife,” so that we were left with a few words floating in a vacuum; and the papyrus fragment itself dates from around the seventh or eighth century A.D., more than half a millennium after the time of Jesus. (Let us pass over in silence the glaring error of defining the literary genre of a whole work, in this case “Gospel”, from a mere scrap). More important, the larger context of scholarship that deals with Christian Coptic material was largely ignored by the popular media. The fact of the matter is that we are already well acquainted with a large mass of Coptic manuscripts dating from around the 4th century A.D., and many of these documents are full of imaginary and bizarre statements and stories about Jesus, statements that no sober historian would take seriously as a source for knowledge of the historical Jesus. Nevertheless, claims about the papyrus proving that Jesus had a wife received wide coverage in the newspapers, on television, and online. Scholarly questions and doubts about the papyrus were not reported with the same zeal and insistence3.

 

The public may be forgiven if they are unaware that in June of 2016 an investigative reporter named Ariel Sabar published in The Atlantic Monthly magazine online a lengthy article demonstrating that the [...]



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Titolo: "La rilevanza del nesso storia-fede per la cristologia sistematica. Alcuni punti fermi"
Editore: Lateran University Press
Autore: Nicola Ciola
Pagine:
Ean: 2484300023231
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Premessa

 

Uno dei rischi maggiori, quando si affronta il tema del rapporto storia-fede in riferimento a Gesù di Nazaret, sia nel contesto della ricerca storica su di lui che nella sua ricaduta sulla cristologia sistematica, è quello di parlarne come se fosse sempre la prima volta che se ne tratta. In molte pubblicazioni sembra che si inizi sempre da capo ad affrontare questo tema, dimenticando che esiste già una letteratura sconfinata, difficilmente padroneggiabile anche dentro uno specifico ambito specialistico. Cercherò di evitare questo scoglio in questo mio intervento che intende precipuamente avere come obiettivo di riferire i risultati più accreditati su qualcosa che si è verificato nel tempo (e che oggi trova un certo equilibrio), e cioè di come il nesso inscindibile storia-fede sia importante non solo sul terreno della ricerca circa la storia di Gesù di Nazaret per conoscerne il suo vero volto, ma sia anche fondamentale per la riflessione sistematica la quale, senza lo “zoccolo duro” della storia, rischia di non cogliere tutta la portata della figura di Cristo, Signore e Figlio di Dio. In altre parole cercherò di mostrare che: se la gesuologia non tende ad essere cristologia e se la cristologia non è nello stesso tempo gesuologia, accade qualche scompenso sia sul versante della ricerca storica, sia su quello della riflessione speculativa.

 

Vorrei subito rassicurare che l’affermazione appena formulata, cioè che la gesuologia è destinata a non rendere del tutto ragione del personaggio se non dice riferimento alla cristologia, non è da intendersi come uno sconfinamento dei rispettivi ambiti (quello della storia e quello della fede), quasi che la ricerca storica fosse costretta a saltare i necessari passaggi per negarne l’istanza critica e fare intervenire surrettiziamente la fede. Niente di tutto questo! Si vuole semplicemente dire che una storia (quella di Gesù di Nazaret), se è incapace di andare oltre se stessa, chiusa per principio ad una prospettiva che la oltrepassi (e per noi di fede), difficilmente riesce a coglierne tutta la sua portata e la sua verità. Viceversa una riflessione speculativa su Gesù, chiamato il Cristo, che non poggia sulla storia attingibile con i suoi criteri propri, rischia di interpretare ideologicamente Gesù di Nazaret spogliandolo della sua concreta identità storica e umana che, nella fede credente, è avvenimento e via di salvezza, così come l’ha colto la comunità cristiana primitiva (di ieri e di oggi), passando attraverso una ininterrotta traditio.

 

Insomma, il nesso storia-fede è fondamentale sia all’interno della ricerca storica per non ridurre la persona di Gesù, sia nella cristologia ecclesiale (sistematica), la quale si muove sul [...]



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Titolo: "Logos, Word, Parable. A Metaphysical Instance for Theology"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giuseppe Lorizio
Pagine:
Ean: 2484300023248
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

0. Preamble

 

In the light of the «disappointing» results that the exegete recognizes at the end of his work and of the «conflict of interpretations» which we are still experiencing, one can understand – but is not obliged at all to share, on the contrary one should firmly oppose – the temptation to take refuge in reassuring catechetical or dogmatic formulations, settling for them in the knowledge of Christ that the faithful are called to cultivate. I think of the «pious seminarian» who takes this debate as an alibi for disengagement, and to whom I will never stop repeating the famous rabbinic saying: «the ignorant cannot be pious».

 

1. The intrusion of the term «metaphysical» between exegesis and theology

 

The perspective that I intend to propose once again here is rooted in the conviction that the gestures and words of Christ, as well as the Christological event itself, enclose a deep and inseparable relationship between the historical and meta-historical, physical and metaphysical, so as to require that their deep speculative and philosophical significance be brought out2.

 

Way back in 1904, in the midst of the modernist crisis, when Maurice Blondel dared to challenge that monster of philological and exegetical erudition of Alfred Loisy, he intended to denounce the «philosophical lacunae of modern exegesis» and introduced a sense of «metaphysics», from which it is appropriate to let ourselves be challenged here: «It should never be thought, that one should grasp with only historical sciences, a fact that is only a fact and is the whole fact. In regard to every link, as to the entire chain, psychological and moral problems which are implied in even the smallest action and derived from the most minimal testimony are suspended. And it is easy to understand why. Real history is made up of human lives; and human life is metaphysics in act. Pretending to establish historical science independently of any ideal concern […] means letting oneself be dominated, under the [...]



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Titolo: "I frammenti cristologici prepaolini"
Editore: Lateran University Press
Autore: Antonio Pitta
Pagine:
Ean: 2484300023255
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Quello dei frammenti cristologici prepaolini è un ambito fondamentale per le origini del movimento protocristiano poiché dimostra la rapida diffusione del “culto di Cristo” nel primo ventennio dalla sua morte. In verità l’affermarsi dei metodi sincronici (semiotica strutturale, narratologia e retorica-letteraria), negli ultimi decenni, ha provocato un certo disinteresse su tali frammenti. Tuttavia, riteniamo che quest’ambito di ricerca sia non soltanto legittimo, ma necessario, giacché in due occasioni Paolo stesso riconosce che ha trasmesso alle sue comunità, quanto a sua volta ha ricevuto da altri su Gesù Cristo: a proposito delle parole di Gesù durante la cena (cf. 1Cor 11,23-25) e per il kerygma più antico sulla morte, la sepoltura, la risurrezione e le prime apparizioni di Gesù Cristo (cf. 1Cor 15,3-5). I due paragrafi citati segnalano che Paolo richiama alcune tradizioni precedenti alle sue lettere, per cui si può desumere che anche altrove evochi tali tradizioni orali e/o scritte senza dover ripetere, ogni volta, la formula della trasmissione2.

 

La criteriologia per identificare i frammenti prepaolini è a tutt’oggi dibattuta poiché non tutti quelli proposti per più di un secolo di ricerca sono condivisi. Ad esempio non tutti gli studiosi convengono sulla natura pre-paolina di Gal 3,28 («Non c’è Giudeo, né Greco, non c’è schiavo, né libero, non c’è maschio e femmina; tutti infatti voi siete uno in Cristo Gesù») e di Rm 4,25 («… che fu consegnato a causa delle nostre trasgressioni e fu risuscitato per la nostra giustizia»). Mentre in passato si riteneva che quella di Gal 3,28 fosse una formula battesimale prepaolina3, oggi si tende a considerarla come paolina4. Anche la formula della consegna e della risurrezione di Cristo non è da tutti considerata come prepaolina5. Dunque quali criteri permettono d’identificare i frammenti cristologici prepaolini?

 

L’altra questione da affrontare riguarda la funzione argomentativa di tali frammenti. Una volta acquisito che queste proposizioni non sono di Paolo, ma provengono dalle tradizioni ecclesiali precedenti, quale funzione assumono nelle sue lettere? In pratica si tratta di massi erratici o di frammenti che svolgono ruoli argomentativi ben precisi? Ci soffermeremo anzitutto sulla criteriologia che ci sembra più idonea per identificare i frammenti prepaolini. Quindi dal versante contenutistico procederemo secondo tre concentrazioni contenutistiche: la morte e risurrezione di Cristo per i peccati, la Signoria di Cristo e i primi [...]



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Titolo: "Due svolte decisive nella vita di Gesù"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giorgio Jossa
Pagine:
Ean: 2484300023262
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Nel mio libro Tu sei il re dei Giudei? Storia di un profeta ebreo di nome Gesù2 ho avanzato l’ipotesi che nella azione e predicazione di Gesù ci siano stati vari sviluppi e cambiamenti. È una ipotesi che, almeno per quanto riguarda la possibilità concreta di una sua dimostrazione in base ai vangeli canonici, incontra tra gli esegeti forti, e giustificate, resistenze. I testi evangelici sono così privi di indicazioni sicure di luogo e di tempo che non sembrano proprio autorizzare un tentativo del genere. Io continuo invece a pensare che vi siano casi, per quanto rari, in cui il tentativo è possibile. Ma qui non voglio riprendere quella ipotesi. Vorrei insistere soltanto su quelle che mi sembra siano state le due svolte decisive, e innegabili, della vita di Gesù (una terza svolta è probabilmente riconoscibile in quella affermazione della presenza del regno di Dio nella sua stessa azione e predicazione di Lc 11,20 e 17,21, che segna il primo affacciarsi della sua pretesa messianica). Riconoscere queste svolte può aiutare, a mio parere, in maniera notevole a comprendere meglio non soltanto la sua predicazione ma anche le origini della cristologia. Rivelano infatti l’esistenza di uno sviluppo nel pensiero di Gesù che avrebbe trovato la sua continuazione dopo la sua morte nella interpretazione dei discepoli.

 

Muovo dalla convinzione che Gesù sia stato per un certo tempo discepolo, e abbia quindi condiviso sostanzialmente il pensiero, di Giovanni Battista. So bene che è un punto discutibile. Per i vangeli sinottici il battesimo da parte di Giovanni è non soltanto il fondamento, ma la inaugurazione stessa della missione di Gesù. Dopo il battesimo i sinottici pongono infatti subito le tentazioni di Gesù, e quindi l’inizio del ministero in Galilea, senza accennare ad alcuna forma di collaborazione con Giovanni. Ma il fatto stesso di farsi battezzare da Giovanni implica da parte di Gesù una adesione al suo pensiero. Il battesimo di Giovanni non è infatti un semplice lavacro di purificazione, come vuol far credere Giuseppe, ma è legato alla necessità della penitenza; e la penitenza è legata alla imminenza del giudizio. E soprattutto la testimonianza in questo senso del quarto vangelo (Gv 3,22: «Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava»), anche se non confermata esplicitamente da alcun altro testo (ma è a questo discepolato che alludono con ogni probabilità i «quaranta giorni nel deserto tentato da Satana» di Mc 1,13; e di questo discepolato potrebbe esserci il ricordo anche nella espressione opís mou («dietro di me») con cui Marco, Matteo e Giovanni qualificano più esplicitamente l’erchómenos), mi sembra veramente difficile da rifiutare. Non si vede alcun motivo per cui esso avrebbe dovuto ricordare un dato così imbarazzante per la comunità dei discepoli (e che l’autore stesso del vangelo a 4,2 si preoccupa infatti [...]



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Titolo: "Judaïté et singularité de Jésus de Nazareth"
Editore: Lateran University Press
Autore: Daniel Marguerat
Pagine:
Ean: 2484300023279
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Prologue méthodologique

 

Une précaution méthodologique s’impose au seuil de mon exposé. De quel Jésus parlons-nous ici ? Du Jésus historique opposé au Christ de la foi ? Du Jésus terrestre « tel que l’ont vu ses contemporains » ? Du « vrai Jésus » exhumé du passé, opposé au miroir déformant de ses interprètes ? Quel est le statut épistémologique de l’« objet Jésus » au centre de notre recherche ?

 

John P. Meier a défendu la neutralité intellectuelle de la quête du Jésus de l’histoire et plaidé pour une « purely empirical, historical quest for Jesus that prescinds from or brackets what is known by faith »2. Empirique ne veut pas dire objectif, mais quelle différence entre les deux ? Je comprends cette éthique de la recherche historique comme un appel à se prémunir des penchants idéologiques qui influenceraient positivement ou négativement le cours de l’analyse ; mais il faut aussi le prendre comme un appel à détecter le cadre de pensée qui a influé sur la fixation de la mémoire chrétienne dans les textes anciens. Car, qu’appelons-nous « Jésus historique », sinon le produit de la lecture interprétative des sources par un historien ? L’investissement de la subjectivité (ou si l’on préfère : l’investissement d’une conception déterminée de la réalité) intervient à un double niveau, dans la fixation d’une mémoire du passé dont attestent les sources, d’une part, et dans l’interprétation de celles-ci par l’historien, d’autre part. Les deux pôles de ce processus, le document lu et l’opération de lecture, sont concernés : comment l’« événement Jésus » a-t-il été lu dans les sources ? Et comment les sources sont-elles lues par l’historien ?

 

Sur la posture de l’historien, je reste marqué par la position de ce maître que fut Henri-Irénée Marrou et son aveu de l’irrémédiable subjectivité de l’historien. Sans rien lâcher de l’esprit critique et de la rigueur nécessaire à la quête historienne de la vérité, Marrou invite l’historien à aborder son sujet avec « sympathie », car cette disposition d’esprit, dit-il, est « source et condition de la compréhension »3. Il ajoute : « Par opposition à l’objectivisme strict du vieux [...]



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Titolo: "L'autenticità gesuana delle parabole evangeliche e la loro rilevanza per la cristologia: da A. Jülicher (1886-89) a J.P. Meier (2016)"
Editore: Lateran University Press
Autore: Giuseppe Pulcinelli
Pagine:
Ean: 2484300023286
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introduzione

 

Non si intende qui fare una storia dell’interpretazione delle parabole evangeliche – esistono ormai molte pubblicazioni che assolvono egregiamente questo compito2 – ma soltanto esaminare se e come i maggiori studiosi delle parabole si sono posti la domanda sulla autenticità gesuana di esse e quindi sul contributo che le parabole possono fornire alla ricostruzione del Gesù storico3, in particolare del suo insegnamento.

 

A questo proposito diciamo subito che non si è mai messa in dubbio la seguente affermazione, tante volte ripetuta, come un dato incontrovertibile: «Gesù ha parlato in parabole» (cf. Mc 4,33-34, Mt 13,34) o forse più precisamente: «Gesù insegnava preferibilmente attraverso le parabole»; e di conseguenza si aggiungeva – il più delle volte senza fornire una adeguata argomentazione – che esse costituiscono una via privilegiata per avvicinarsi alla predicazione e al pensiero del Gesù terreno (si veda più avanti per valutare la portata di questa affermazione). E quindi il loro studio approfondito da parte di tanti esegeti è stato motivato in gran parte proprio da questa convinzione.

 

Ma la critica storica degli ultimi due secoli ha sempre più messo in evidenza che le fonti che abbiamo – per più del 90% costituite dai vangeli sinottici – non consentono un accesso immediato al Gesù terreno, e che risalire da questo materiale alle parole autentiche di Gesù è sempre un’impresa ardua e insicura (ma non di meno affascinante!). Questa costatazione non poteva non riguardare anche le parabole4.

 

1. Jülicher (1886-89; 19102) – Dodd (1935; 19362) – Jeremias (1947; 19522)

 

Per la nostra indagine partiamo dal monumentale lavoro di Adolf Jülicher, dell’Università di Marburg, Die Gleichnisreden Jesu (la prima parte vide la luce nel 1886 – quindi 130 anni fa – il completamento [...]



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Titolo: "Disputed Questions about the Synoptic Parables: Reflections on Volume Five of A Marginal Jew"
Editore: Lateran University Press
Autore: John P. Meier
Pagine:
Ean: 2484300023293
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Introduction

 

In January of 2016, the fifth volume of my series, A Marginal Jew2, appeared in the United States. Italian, French, and Spanish translations are due to appear in the coming year. Volume Five is dedicated to a single question: which parables in the Synoptic Gospels can, with moral certainty or reasonable probability, be attributed to the historical Jesus? My contrarian answer has already generated a certain amount of debate in the United States, along with some misunderstanding of why I treat the parables the way I do. To understand my approach to the parables, it would perhaps be helpful to begin this essay by stepping back for a moment and situating Volume Five within the overall project of A Marginal Jew.

 

“In the beginning” – en arch, bršît – I intended to write a single volume on the historical Jesus as a prolegomenon to a commentary on the Gospel of Matthew. But then, contrary to my original plans, Volume One of A Marginal Jew itself turned into a prolegomenon for a larger study of the historical Jesus. Surely, I thought, I can complete the project with a large second volume. Well, despite the 1,118 pages of Volume Two, the second volume covered only John the Baptist, Jesus’ key message of the kingdom of God, and the miracle stories. Volume Three likewise fell short of the finish line, comprising only the Jewish followers and opponents of Jesus. I hoped that Volume Four would definitely be the end, until, as in Romans 5:20, the Law slipped in to increase not trespasses but pages. And so the whole of Volume Four wound up dealing with the thorny problem of Jesus’ relation to the Mosaic Torah.

 

It was at this point that, with clenched teeth, I made a solemn vow: Volume Five would be the last volume. If a Pentateuch was good enough for Moses, it was good enough for me. Volume Five would encompass the three final enigmas surrounding the historical Jesus: the riddle-speech of his parables, the riddle-speech of his self-designations (a better label than “titles”), and the final riddle of his death. But then, for better or for worse, after finishing my treatment of the parables – which was supposed to be only the first part of Volume Five – I sent the manuscript off to my editors at Yale University Press for some initial feedback. Once again, my hopes were dashed when my editors decided that my approach to the parables was so novel that it needed to be published now, with Volume Six to follow. I at first resisted, but after some Roman flee-market bargaining, I agreed to a Volume Five dedicated solely to the Synoptic parables of Jesus.



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Titolo: "Il Gesù storico e la riformulazione del messianismo"
Editore: Lateran University Press
Autore: Romano Penna
Pagine:
Ean: 2484300023309
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Il senso di questo intervento, detto in breve, consiste nel considerare la dimensione messianica del Gesù storico come crocevia e biforcazione tra la speranza messianica del giudaismo e la fede messianica del cristianesimo. Il messianismo giudaico è la matrice o punto di partenza, quello gesuano è il punto mediano che fa da filtro di scomposizione, dal quale deriva il dato cristiano come sbocco o punto di arrivo.

 

1. Il messianismo giudaico

 

Il pensiero messianico, com’è noto, non appartiene alla tradizione culturale greco-romana. Non fa eccezione neppure il canto virgiliano sulla restaurazione dei saturnia regna2, dove il discusso accenno alla nova progenies che viene dall’alto del cielo (denominata puer), se non è una metafora del tempo che ricomincia il suo ciclo, si riferisce verosimilmente al figlio (ma sarebbe poi stata una figlia) che Marco Antonio avrebbe generato con Ottavia, sorella di Ottaviano, dopo il patto di Brindisi stipulato tra i due triumviri nel 40 a.C. e che, suggellato da quel matrimonio, si pensava avrebbe posto fine a ogni contesa riportando Roma all’età dell’oro3. Benché dopo il IV secolo si sia cercato di dare una lettura cristiana di quei versi4, la distanza dalla concezione messianica si conferma, se non altro, con l’idea di un ritorno indietro alla protologia (cf. i verbi redit, redeunt) che sostituisce quella ebraica di una prospettiva escatologica5.

 

In effetti, il messianismo è sostanzialmente un fenomeno interno al giudaismo ed esprime la speranza in un futuro radioso per il popolo d’Israele, e non solo, verso «nuovi cieli e nuova terra» (Is 65,17; 66,22; 2Pt 3,13; Ap 21,1) con l’intervento mediatore di un personaggio inteso come ultimo rappresentante e luogotenente di Dio6. Per la verità nell’Israele antico esisteva un messianismo senza Messia, secondo cui alla fine dei tempi sarebbe intervenuto Dio stesso ad operare in prima persona la redenzione completa di Israele, oltre che del cosmo intero. Il concetto profetico di “giorno del Signore” (Am 5,18-20; Gl 2,1.11; 3,4; Abd 15; Sof 1,7.14-18; 2,2-3; Zac 14,1; Mal 3,23) esprime appunto l’attesa di questo intervento divino per la purificazione di Israele (cf. Is 4,4-5) e l’instaurazione di una novità cosmica.

 

Tuttavia, recuperando l’idea della svolta operata da Davide nella storia del popolo di Israele, prese sempre più corpo l’idea di un personaggio caratterizzato con i tratti regali di un discendente di quel re, che era stato il primo ad essere stato unto come tale (cf. 1Sam 16,13: «Samuele prese il corno dell’olio e lo unse [ebr. yimša] in mezzo ai suoi fratelli»)7. La nostalgia della monarchia portò anche dopo l’esilio babilonese a parlare dell’Unto per eccellenza (detto in ebraico mšîa, in aramaico mešî’, in greco messías), sia decantando Betlemme come luogo di provenienza di «colui che deve é [...]



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