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Ebook - Miscellanea Francescana



Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2018"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024481
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

INIDCE

Editoriale

STUDI FRANCESCANI
Orlando Todisco, La libertà fonte inspirativa della metafisica di G. Duns Scoto
Francesco Costa, Giovanni Pesce frate minore conventuale vescovo di Catania (1431-1447)
Giuseppe Buffon, Francescani e politica al femminile nel XVII secolo. Euristica, diplomazia e pietà
Felice Autieri, La tomba di san Francesco. Storia del bicentenario della sua scoperta (1818-2018)

STUDI BIBLICI
Dinh Anh Nhue Nguyen, Il Gesù misericordioso ma anche severo nel Vangelo di Luca. Rilievi introduttivi per una completa "cristologia della misericordia" nei vangeli
Tomasz Szymczak, La "Vetus Syra" del Vangelo di Matteo

STUDI TEOLOGICI
Francesco Scialpi, Il rito della professione religiosa in occidente. Excursus storico
Francesco Celestino, I giovani allaricerca del senso della vita. Una proposta di cammino francescano
Raffaele Di Muro, La vocazione all'amore e la pienezza della gioia cristiana

EVENTO
Fabrizio Meroni, La missio ad gentes interessa ancora? Una riflessione teologico-pastorale. Alcune osservazioni iniziali
Recensioni
Segnalazioni
Libri ricevuti



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. I-II/2018"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024177
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

INDICE

 

EDITORIALE

 

STUDI BONAVENTURIANI

 

Stéphane OPPES, OFM, Matrice cristologica del linguaggio in san Bonaventura

 

Pedro BARRAJON, LC, La sapienza cristiana secondo san Bonaven- tura. La sua attualità teologica ed ecclesiale

 

Enzo GALLI, OFMConv, Dal triplex Verbum alla filiazione divina. Un tentativo di attualizzazione del pensiero cristologico di san Bonaventura

 

Prospero RIvI, OFMCap, Le dimensioni cosmiche di Cristo in Bo- naventura e Teilhard de Chardin

 

 

STUDI FRANCESCANI

 

Oreste BAZZICHI, Etica economica e credito nella Summa Astesa- na (1317). Appunti sul pensiero teologico-sociale francescano nel I° sec. di vita

 

Gianmario CATTANEO, Bessarione e la Crociata. L’epistola al frate minore Giacomo della Marca

 

Gonzalo FERNANDEZ-GALLARDO JIMÉNEZ, OFMConv, La obra de algunos teólogos del Colegio San Buenaventura de Roma en España (s. XVII-XIX)

 

Raffaele DI MURO, OFMConv, I misteri di Cristo nell’esperienza spirituale di s. Giuseppe da Copertino

 

Orlando TODISCO, OFMConv, Recupero francescano della respon- sabilità soggettiva nell’età della globalizzazione

 

 

 

STUDI VARI

 

Francesco CELESTINO, OFMConv, Ripensare la pastorale in una pluralità di presenze

 

Vincenzo ROSITO, Il passo che misura e sopporta. Etica e poetica dell’attraversamento

 

 

RECENSIONI

 

SEGNALAZIONI

 

LIBRI RICEVUTI

 



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2017"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024184
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

INDICE

 

EDITORIALE

 

Francesco Antonio NOLÉ, Testimonianza su Orlando Todisco

 

Francesco COSTA, OFMConv, Profilo bio-bibliografico di Orlando Todisco

 

Dario ANTISERI, Un mondo secolarizzato basta a se stesso?

 

Oreste BAZZICHI, Dalla festa della libertà creativa all’economia del dono

 

Elisa CUTTINI, “Virtus” e “appetitus animae”. Note sul concetto di povertà in Bonaventura da Bagnoregio

 

Andrea DI MAIO, Conoscenza, riconoscimento, riconoscenza. Una triplice chiave per intendere la “speculatio” bonaventuriana

 

Andrea GENTILE, La verità nella libertà. La natura dell’uomo, la ragione e la libertà creativa

 

Giovanni LAURIOLA, OFM, L’influsso di Orlando Todisco nella formazione scotista

 

Maurizio MALAGUTI, M. Blondel: l’ordine della ragione e la trasparenza dell’intelletto. Verso la metafisica della persona

 

Pietro MARANESI, OFMCap, A Leone il tuo Francesco. La storia di una fraterna amicizia attestata da un biglietto

 

Eduardo MARAZZI, OFMConv, Il pensiero francescano nel palcoscenico postmoderno. Riflessioni e prospettive

 

José Antonio MERINO, OFM, Dios como atracción y rechazo

 

Stéphane OPPES, OFM, Parola e conoscenza in Bonaventura. Una lettura di “Commentarius in I Sententiarum”, dist. XXVII, p. II, art. un., q. 3

 

Stefania PARISI, Nudus et pauper. Il significato della scelta france- scana di povertà nell’interpretazione di Bonaventura da Bagnoregio

 

Luca PARISOLI, Strumenti concettuali della scuola francescana contro “La favola delle api” di Mandeville. Una proposta per il superamento del paradigma economico e politico contemporaneo

 

 

 

DIRETTIVE PER I COLLABORATORI



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2016"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022524
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

INDICE

STUDI FILOSOFICI

Orlando TODTSCO, OFMConv, La dimensione pacificante della li- bertà francescana nella storia

Gabriella IANTERT, Scienza filosofica e scienze sperimentali nella pri- ma riflessione di Cornelio Fabro

Edvaldo Antonio DE MELO – Cristiane PTETERZACK, Il silenzio del sacro e la sofferenza umana. Dall’intreccio etico-estetico alla sfida etico-religiosa

 

STUDI TEOLOGICI 

Francesco TARGONSKT, OFMConv, La prassi penitenziale nella Chiesa: i «libri penitenziali» nell’Alto Medioevo. Una sinte- si della problematica

Andrew J. HOcHSTEDLER, OFMConv, Knowledge as an Interpreta- tive Key for Footwashing in John 13,1-20

 

STUDI FRANCESCANI 

Angelo D’AMBROSTO, Dieta e salute nella tradizione francescana. I rimedi terapeutici di fra Bernardino Cristini (sec. XVII)

Francesco COSTA, OFMConv, Il pio esercizio della “Corda pia”

Serena CAPRT, Due santi russi a confronto con Francesco d’Assisi. Sergij di Radone e Serafim di Sarov

Valentín REDONDO, OFMConv, La figura del “custode” nell’Ordine Francescano Conventuale

 

DOCUMENTO 

Aleksander HOROWSKT, OFMCap, Sermoni del codice Arm.2.A.9 della Biblioteca del Seraphicum in Roma

 

RECENSIONI 

SEGNALAZIONI 

LIBRI RICEVUTI



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. I-II/2016"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020063
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

EDITORIALE

Il primo volume di Miscellanea Francescana dell’anno 2016 si apre

opportunamente con una rifl essione sulla misericordia, essendo immersi

proprio nell’anno santo della misericordia. È il fi losofo Orlando Todisco

ad offrirci alcuni suggestivi spunti di rifl essione in tal senso, cercando di

mostrare come la versione francescana della misericordia sia la manifestazione

della libertà creativa di segno oblativo e la traduzione teologica della

benevolenza.

All’ambito del pensiero francescano appartiene anche il secondo articolo

del volume, ad opera di Maria Kolbe Zamora, la quale opera uno studio

molto approfondito sulla ecclesiologia di s. Bonaventura, con una particolare

attenzione sullo Spirito Santo, anima della Chiesa. La visione del Dottore

Serafi co, spiega l’autrice, è giuridico-istituzionale e pneumatologica

nello stesso tempo, e si colloca nel contesto del gioachimismo estremo che

era stato adottato dai Francescani Spirituali.

Il terzo contributo di questa prima sezione, dedicata a studi francescani,

ci conduce in un mondo diverso, il mondo della cultura e della letteratura

orientali, in particolare della Russia. Il lavoro originale, tratto da una tesi

di laurea, di cui pubblichiamo ora la prima parte, è di Serena Capri; ella

disegna un percorso ideale della cosiddetta “santa follia” partendo dalla

salótis bizantina, passando per lo jurodstvo nella Russia dei sec. XI-XVI,

fi no a Francesco d’Assisi.

Nella seconda sezione abbiamo quattro studi a carattere teologico/pastorale.

Il primo, tratto da un lavoro di dottorato in teologia biblica, è di Mirko

Montaguti, e si sofferma sul valore comunicativo dei riferimenti al libro

di Zaccaria (cap. 9-14), presenti nel Vangelo di Matteo al capitolo 21. Lo

studio intende analizzare il senso e la funzione di questa relazione intertestuale,

mediante la quale viene costruito il lettore modello del vangelo.

L’analisi dei testi è funzionale ad una sintesi che rilegge complessivamente

la strategia intertestuale nella sua funzione comunicativa.

Il secondo contributo è di Zdzisaw Kijas, che ci offre una stimolante

lettura dell’episodio evangelico dell’incontro di Gesù con Marta e Maria,

che attuano due modalità diverse di accogliere il Signore. La scena evangelica

si presta a delle interessanti attualizzazioni, anche in riferimento alla

vita religiosa: essa infatti suggerisce ciò che unifi ca la comunità, ciò che la

sviluppa, e come risolvere i suoi confl itti, vale a dire, lo stesso Gesù, inteso

soprattutto come il deposito indistruttibile di valori, centro di prospettive

chiare e sorgente di grazia indispensabile per la vita.

Il successivo articolo, tratto da una tesi di dottorato in diritto canonico,

è di Danilo Marinelli, e affronta un tema quanto mai attuale, relativo

alla validità del matrimonio, particolarmente in relazione alla assenza della

fede cristiana come motivo suffi ciente per dichiarare la nullità del matrimonio.

L’autore mostra come nella giurisprudenza rotale più recente emerge

la distinzione tra la semplice carenza di fede, che di per sé non invalida

il matrimonio, e il fermo rifi uto di ogni dipendenza da Dio, che può costituire

la causa proporzionata e grave dell’esclusione di qualche proprietà o

elemento essenziale o della stessa sacramentalità del matrimonio.

Infi ne l’ultimo lavoro di questa seconda sezione fa come da sigillo

all’anno della vita consacrata, attraverso la rifl essione offerta da Giulio

Cesareo, che prende spunto dal contributo di mons. Bergoglio al sinodo

dei vescovi del 1994, nel quale egli racchiudeva la relazione tra la Comunità

ecclesiale e la Vita Consacrata con l’espressione: “la vita consacrata è

dono alla Chiesa, nasce nella Chiesa, cresce nella Chiesa, è tutta orientata

alla Chiesa”. L’articolo cerca di approfondire le implicazioni teologicospirituali

di questa affermazione ecclesiologica, e di offrire anche alcune

indicazioni pedagogiche per sostenere il processo di discernimento e

accompagnamento spirituale della vocazione alla vita consacrata francescana.

La terza sezione del presente fascicolo è costituita dalle relazioni presentate

nel corso del convegno svoltosi presso la Facoltà S. Bonventura, lo

scorso 20 novembre 2015, sul rapporto tra Religiosi e Chiesa particolare.

Tale convegno rappresenta la continuazione del precedente seminario, sullo

stesso tema, che si tenne ad Assisi nel novembre 2014, i cui atti sono

pubblicati sulla rivista Convivium Assisiense.

Gli autori intervenuti al convegno, di cui pubblichiamo le relazioni,

sono mons. Marcello Semeraro, che ha approfondito la questione dell’Istituto

religioso come realtà che si colloca tra la Chiesa universale, cui appartiene

di diritto e di fatto, e la Chiesa particolare, in cui deve incarnarsi; Dario

Vitali ha trattato dal versante più ecclesiologico il rapporto tra religiosi

e Chiesa locale, offrendo anche una sua proposta che permetta alla Chiesa

e alla vita consacrata di meglio vivere la ricchezza dei vari carismi; Xabier

Larrañaga si è soffermato sulla questione non semplice della “obiettiva

eccellenza della vita consacrata” (espressione che oggi nella teologia

cattolica ha sostituito il termine “superiorità” della vocazione di speciale

consacrazione rispetto alle altre forme di vita); infi ne Simona Paolini ha

indagato sugli aspetti canonico-giuridici del rapporto tra la vita consacrata

e la Chiesa particolare, nell’unica Chiesa cattolica.

L’ultimo contributo del presente volume di Miscellanea è un documento

inedito: si tratta della prima versione italiana di alcune poesie di Aba, un

discepolo del più famoso Efrem il Siro. Il lavoro è opera di Tomasz Szymczak

ed è rilevante, oltre che per la novità assoluta della traduzione italiana

degli scritti di Aba, anche per il tema trattato; infatti il testo cerca di spiegare

la misericordia di Dio usando i termini presi dal mondo della fi nanza.

La misericordia fa sì che Dio diventa il debitore della Sua creatura, l’uomo.

Come di solito, qualifi cate e apprezzate recensioni chiudono il fascicolo.

Buona lettura a tutti.

Il Direttore



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Titolo: "Gadamer, Kerènyi, Otto, Pieper e Caillois Sulla Festa"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Giuseppe DAcunto
Pagine:
Ean: 2484300019647
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Nel proposito di enucleare il fondamento antropologico della nostra

esperienza dell’arte, Gadamer si volge a tematizzare i concetti di gioco,

simbolo e festa. Vediamo, in particolare, che cosa ci dice in riferimento a

quest’ultima.

Innanzi tutto, rispetto al lavoro che «ci separa e ci divide», agli scopi

pratici che ci isolano e ci singolarizzano, la festa è, invece, «sempre di tutti

», nel senso che è proprio la «comunanza», ossia il riunirsi insieme per

celebrare qualcosa, il suo modo d’essere più compiuto.

Mi sembra […] che il festeggiare sia caratterizzato dal fatto che rappresenti

qualcosa soltanto per coloro che vi partecipano. Questa partecipazione poi mi

sembra essere un tipo di presenza del tutto particolare1.

Gadamer, in un altro suo testo, la chiama anche «presenza eminente» o

«assoluta»2, precisando che ad essa «appartiene essenzialmente il fatto di

ripetersi»3: una ripetizione, però, in cui l’originale non si reduplica semplicemente,

ma ritorna a rivivere integralmente.

Ogni culto è in verità creazione4.

Ne viene che, dal preciso momento della sua istituzione, la festa sarà

sempre «celebrata regolarmente», per cui essa presenta sì un profi lo di unicità e

di irripetibilità, ma che propriamente è tale «solo in quanto è sempre

diversa». Una qualità, questa, che ne fa un qualcosa che «ha il suo essere

nel divenire» e che reca, perciò, il contrassegno di una temporalità «più radicale

di tutto quanto appartiene alla storia»5.

Alla festa è, inoltre, consustanziale non solo il discorso, in una forma

che si fa carico di commemorare la sua solennità, ma anche, e soprattutto,

il silenzio: silenzio che si propaga facendo leva proprio sulla struttura partecipativa

che la contraddistingue. In defi nitiva, l’essenza della festa non è

data da un essere-insieme puro e semplice, ma dal fatto che i convenuti si

trovano riuniti nel segno di un’«intenzione» che è, appunto, ciò che impedisce

loro di «disperdersi in esperienze vissute singolarmente»6. Al riguardo,

può valere il paragone tra la festa e il fenomeno della tragedia greca, come

evento sociale che, coinvolgendo tutti i cittadini, forniva ad essi l’occasione

per rinsaldare il loro vincolo di appartenenza comunitaria7.

A proposito dell’«intenzione», appena menzionata, Gadamer ne parla

anche come di uno «scopo verso il quale si va», nel senso, però, che «non

bisogna prima andare verso qualcosa per poi arrivarvi», ma dove tale «scopo

» ci sta sempre davanti come presente, in ogni momento e fi n dall’inizio.

Ne discende che il rapporto che la festa intrattiene con il tempo sta

nel fatto non tanto che si trova inserita in un ordine cronologico, quanto

che quest’ultimo si dà solo nel segno dell’evento di cui essa celebra

il ricorso8.

Gadamer ne può concludere, così, che due sono le esperienze del tempo

di cui l’uomo dispone. Da un lato, l’esperienza pratica del tempo, dove

quest’ultimo si confi gura come un vuoto che deve essere riempito con qualcosa,

dall’altro, l’esperienza del tempo pieno o proprio: del tempo che ...



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Titolo: "«Brevis descriptio inclytae provinciae styriae et carinthiae ordinis fratrum minorum conventualium (1766)»"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Igor Salmi
Pagine:
Ean: 2484300019685
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

La presenza dei primi frati nel territorio di Stiria e Carinzia dipese dalla

seconda missione fatta da Giordano da Spira in Germania nel 12211. Da

quest’anno già esiste il convento a Würzburg, che fu così la prima comunità

organizzata dei frati francescani oltre le Alpi. Da Augsburg (Baviera)

i frati partirono in tre direzioni: una verso nord-ovest, l’altra verso Regensburg

e l’ultima – quella che ci interessa in questo contributo – verso

sud-est (Austria).

L’origine della Provincia d’Austria viene comunemente datata al 12392.

Essa sorse con l’aiuto di Giordano da Giano (†1262), uno dei biografi principali

di San Francesco e dei primi frati3. Nell’arco d’alcuni decenni la provincia

fu divisa in quattro custodie, un secolo dopo in sei: C. Viennensis

(Vienna), C. Danubiensis (Danubio), C. Anasiensis (Ens), C. Stiriensis (Stiria),

C. Marchiensis (Windischmark), C. Felicensis (Villach)4.

Porremmo attenzione allo sviluppo delle custodie di Stiria, di Windischmark

e di Villach che pian piano andavano conseguendo una certa autonomia

fi no all’instaurazione della Provincia di “Stiria e Carinzia” a metà

del secolo XVI.

Il manoscritto Brevis Descriptio, nel raccontare il percorso storico di

detta provincia, parte dall’inizio dell’Ordine Francescano nel secolo XIII,

dalla sua rapida diffusione in Europa e si ferma nell’odierno territorio austriaco

meridionale, sloveno e italiano nordorientale, ove sorse la provincia

indipendente durante il XVI secolo, e ci accompagna fi no al 1766, l’anno

in cui fu redatto dal padre maestro e teologo Arsenius Platner di Graz

(1710-1781)5.

Riteniamo la Brevis Descriptio una fonte preziosa per diverse ragioni.

Sulla provincia di Stiria e Carinzia non è stato scritto tanto, soprattutto

a causa delle fonti mancanti. Finora non si è fatta nessuna edizione completa

di qualche fonte riguardo alla provincia.

Anche sulla Brevis Descriptio non è stata realizzata mai un’edizione

completa. Qua e là possiamo trovare dei frammenti del manoscritto ma non

come unità. Nel presente lavoro per la prima volta viene trascritto e commentato

il manoscritto nel suo insieme.

Il manoscritto nel modo conciso e preciso (con poche mancanze) descrive

la provincia come nessun altro.

Non si sa esattamente di quale altra fonte l’autore si sia avvalso per la

stesura del codice. Con l’edizione si è giunti ad una congettura che cioè egli

avrebbe potuto attingere, per alcune vicende, al manoscritto Quintum saeculum,

redatto da Samuel Müller e composto nel 1724, senza conoscere ...



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Titolo: "Luomo il futuro di Dio?"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Orlando Todisco
Pagine:
Ean: 2484300019715
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

È ampiamente condivisa la problematizzazione del pensare occidentale.

M. Heidegger parla della “fi ne della fi losofi a” così come si è venuta affermando

in Occidente; H.-J. Gadamer critica l’assolutizzazione del metodo

scientifi co quale garanzia del sapere affi dabile a fronte dell’area infi nita

della verità; Th. Adorno e E. Levinas sottolineano un certo nesso tra “la

metafi sica dell’essere in quanto essere”, variamente declinata in Occidente,

e la “Shoah”; J. Derrida denuncia il logocentrismo del pensare occidentale

e lo smarrimento dell’onda sotterranea del dire1. All’ovvio rilievo che

la critica non può risparmiare il pensare biblico-cristiano, momento costitutivo

del pensare occidentale, si risponde che, nel tentativo di trasfi gurare il

mondo greco-pagano, tale pensare è stato per un verso arricchito e per l’altro

mortifi cato. Quella greco-pagana e quella biblico-cristiana sono, infatti,

due prospettive che, variamente coniugate, hanno dato luogo a una terza

prospettiva, quella appunto occidentale, al centro di queste rifl essioni.

Ora, in merito a tale prospettiva ci si chiede se, al termine della bimillenaria

stagione speculativa, non si imponga il compito, oltre che di prendere

atto dei risultati, di metter mano a una sorta di ripensamento paradigmatico.

Ma in quale direzione? Non più nella direzione della razionalità, che

ha animato il pensare fi losofi co-teologico dell’Occidente, sia pure secondo

modalità plurali e consapevolmente fallibili, bensì nella direzione della

libertà di taglio biblico-cristiano, teorizzata dalla Scuola francescana nei

secc. XIII e XIV. Se adeguatamente esplorata, tale prospettiva pare in grado

di alimentare un rinnovato pensare fi losofi co-teologico a sostegno del

riassestamento in atto dell’umanità.

L’organigramma del percorso si articola in due serie di rifl essioni. Anzitutto,

si mette in luce la differenza qualitativa tra la prospettiva ...



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2015"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019593
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

EDITORIALE

Offriamo a tutti i lettori e abbonati di Miscellanea Francescana il presente

fascicolo, il secondo dell’anno 2015, contenente articoli e contributi

raccolti in tre sezioni.

La prima è dedicata a studi relativi alla storia e teologia francescana.

Apre la sezione il contributo di Emil Kumka, sul capitolo generale di

Pisa del 1263, che ebbe un ruolo importante per la famiglia minoritica,

poiché toccò alcuni temi che fi no ad oggi hanno avuto le loro risonanze

nella storia dell’Ordine, cioè l’approvazione della Legenda maior e della

Legenda minor su san Francesco di s. Bonaventura; le norme e le rubriche

liturgiche per i Minori; la questione del Secondo Ordine (damianite); la

questione dell’aumento strutturale dell’Ordine di due province religiose.

Il secondo lavoro è di Antonio Mursia e riguarda il movimento dell’Osservanza

francescana in Sicilia e la fi gura del beato Matteo di Agrigento,

da considerarsi a buon diritto “quinta colonna dell’Osservanza”, poiché di

fatto egli fu il propagatore del movimento francescano in Sicilia e in generale

nei domini della corona aragonese.

Restiamo in Sicilia con il terzo articolo, di Francesco Costa, sulla fi gura

di p. Filippo Rotolo OFMConv, di cui viene pubblicata la seconda e ultima

parte. Per la sua presentazione rimandiamo al precedente fascicolo di

Miscellanea.

Con il saggio di Orlando Todisco ci spostiamo dalla storia alla rifl essione

fi losofi ca, di ispirazione francescana. Infatti egli ci introduce all’antropologia

francescana, attraverso un percorso originale e ardito, che parte dal

chiedersi se possa essere l’uomo il futuro di Dio e giunge all’epilogo nella

considerazione della libertà come responsabilità, la cui gravità si impone

nella misura in cui si è consapevoli che ciò che mettiamo in atto contribuisce

alla tessitura della tenda stessa di Dio nel tempo.

Chiude questa sezione il contributo di Domenico Paoletti che ci invita a

leggere la Laudato si’ di papa Francesco avendo il Cantico delle creature

di s. Francesco come motivo ispiratore del testo. Infatti il Poverello di Assisi,

più che amico della natura, è il cristiano cantore del creato tale da essere

riconosciuto l’esempio per eccellenza, bello e motivante, della cura per

ciò che è debole e di una ecologia integrale vissuta con gioia e autenticità.

La seconda sezione, dedicata a questioni aperte, si apre con il breve e

denso saggio di Giuseppe D’Acunto, che intende ripercorrere sintetica

mente l’interpretazione della festa che ci viene da alcuni autori contemporanei,

i quali ne hanno evidenziato il nesso con l’arte, il divino, il culto,

l’otium e la guerra.

Segue l’articolo dedicato alla fi gura e al pensiero del noto antropologo

del sacro Julien Ries, ad opera di Francesco Celestino, che sviluppa il suo

pensiero a partire dalla tesi fondamentale dell’autore, cioè l’affermazione

che l’essere umano è homo religiosus et symbolicus, e attraverso l’apertura

al Mistero egli può comprendere se stesso.

L’ultimo contributo di questa sezione, da parte di Francesco Targonski,

ci conduce dentro una tematica sempre attuale e delicata, cioè il sacramento

della Penitenza, letto in prospettiva giudiziaria e medicinale o psicologico-

terapeutica. Queste due prospettive non si escludono né si oppongono

l’una all’altra, bensì si completano intimamente, dando in risultato una

completa visione e prassi del sacramento.

La terza sezione contiene due documenti che per la prima volta vengono

pubblicati, in originale o in traduzione. Il primo di essi, ad opera di Tomasz

Szymczak, è la prima versione italiana delle Antifone sulla Natività

del Signore di Simone il Vasaio, poeta siriaco, morto nel 514, autore poco

conosciuto, sia perché il corpo delle sue opere è limitato a nove brevi inni

in cui canta la Natività del Signore, sia perché è stato preceduto dai più

grandi, come Efrem il Siro, cui a volte viene paragonato.

Il secondo è la trascrizione completa, corredata da ampia introduzione e

ricche note, del manoscritto in latino di p. Arsenius Platner sulla Provincia

religiosa OFMConv di Stiria e Carinzia. Il lavoro, condotto con maestria e

pazienza da Igor Salmi, ci permette di attingere al testo originale e quindi

di conoscere la storia di detta Provincia, partendo dall’inizio dell’Ordine

Francescano nel secolo XIII, dalla sua rapida diffusione in Europa fi no

all’odierno territorio austriaco meridionale, sloveno e italiano nordorientale,

ove sorse la provincia indipendente durante il XVI secolo, e ci conduce

fi no al 1766, l’anno in cui fu redatto dal padre maestro e teologo Arsenius

Platner di Graz (1710-1781).

Chiudono il fascicolo i due interventi di S.E. mons. Ennio Antonelli,

pronunciati in occasione dell’inaugurazione del presente anno accademico

2015-16, cioè l’omelia durante la celebrazione eucaristica, da lui presieduta,

e la successiva prolusione.

A tutti i nostri abbonati a lettori auguriamo buon anno 2016 e un santo

Giubileo della Misericordia.

Il Direttore



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Titolo: "Omelia"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Cardinale Ennio Antonelli
Pagine:
Ean: 2484300019609
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Vi saluto con viva amicizia nel Signore. Auguro a tutti voi che partecipate

con devozione a questa santa liturgia Pace e Bene. Mi congratulo con

la vostra comunità accademica, che specialmente negli ultimi anni si è

impegnata a “fare teologia insieme”, in stile di fraternità. Così il pensiero

teologico scaturisce dalla vita di comunione e si pone a servizio di essa.

Poco fa abbiamo ascoltato un bellissimo testo della prima lettera

di Giovanni1, in cui l’amore reciproco nella comunità cristiana viene

presentato come via alla conoscenza di Dio. Secondo l’insegnamento

complessivo della Lettera, Dio si è manifestato a noi soprattutto in Gesù di

Nazaret e nella sua storia personale; ma ora, in dipendenza da lui, si rende

presente e si manifesta in quelli che credono in lui, nella misura in cui

vivono l’amore reciproco. Lo Spirito Santo innanzitutto muove a credere

in Gesù Cristo come suprema rivelazione dell’amore di Dio e poi muove

a vivere l’amore tra credenti, in modo da fare adesso l’esperienza di Dio

come amore.

In un testo precedente a quello che poco fa è stato proclamato, l’autore

della Lettera diceva: “Questo è il suo comandamento che crediamo nel nome

del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri secondo il precetto

che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti (cioè questo suo doppio

comandamento) rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli

rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato … In questo potete riconoscere

lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne

(cioè nella concretezza di una storia umana) è da Dio: ogni spirito che non

riconosce Gesù non è da Dio” (1Gv 3,23-24; 4,2-3). Dunque non qualsiasi

spirito, non qualsiasi amore rende presente e fa conoscere Dio, ma solo lo

Spirito che muove a credere in Gesù Cristo e ad amare come lui ha amato.

Ora veniamo al testo della prima Lettura. A scanso di equivoci si

ribadisce “Nessuno mai ha visto Dio” (1Gv 4,12) direttamente in se stesso.

Anche la conoscenza di fede è analogica e quindi debolissima. Tuttavia

già in apertura la prima Lettera di Giovanni affermava solennemente che

in Gesù di Nazareth Dio ci è venuto incontro personalmente e in qualche

modo si è fatto udire, vedere, contemplare e toccare con mano (cf. 1Gv

1,1-3) e nel nostro testo di oggi ripete qualcosa di simile: “In questo si

è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo

Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui … Noi stessi

abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come

salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio

rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore

che Dio ha in noi” (1Gv 4,9.15-16). Innanzitutto dunque noi conosciamo

Dio mediante la fede in Gesù Cristo; ma, credendo in lui, possiamo e

dobbiamo amarci reciprocamente come egli ci ha amati. Allora l’amore

di Dio, manifestato mediante Gesù Cristo, raggiunge il suo scopo e il suo

compimento. “Se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni

gli altri … Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di

lui è perfetto in noi” (1Gv 4,12). “In noi” nel linguaggio di Giovanni può

assumere vari signifi cati, peraltro strettamente collegati tra loro: per noi,

tra noi, dentro di noi. Può indicare la presenza e immanenza di Dio sia

nel cuore dei singoli credenti sia tra di loro nella comunità. La moderna

teologia spirituale potrebbe con S. Teresa d’Avila parlare di presenza nel

castello interiore e con Chiara Lubich parlare di...



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Titolo: "Luomo come apertura al mistero in Julien Ries"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Francesco Celestino
Pagine:
Ean: 2484300019623
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

L’uomo di ogni tempo, nella sua intelligenza, ha sviluppato la capacità

di porsi delle domande: «Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Qual è lo

scopo della mia vita? Cosa c’è dopo la morte?». Per Julien Ries († 2013),

studioso belga, fi lologo, storico delle religioni e antropologo del sacro, defi

nito «pioniere del sacro»1, «è a partire da queste domande e da domande

analoghe che si sprigiona […] il senso religioso che è la ricerca di una

risposta integrale a queste domande»2. Egli sembra fare eco alle previsioni

di Martin Heidegger († 1976), fi losofo tedesco, uno dei maggiori esponenti

dell’esistenzialismo ontologico e fenomenologico, secondo il quale

nessuna epoca ha avuto, come l’attuale, nozioni così numerose e svariate

sull’uomo. Nessuna epoca è riuscita come la nostra a presentare il suo sapere

intorno all’uomo in modo così effi cace e affascinante, né a comunicarlo in

modo tanto rapido e facile. È anche vero, però, che nessuna epoca ha saputo

meno della nostra che cosa sia l’uomo. Mai l’uomo ha assunto un aspetto così

problematico come ai nostri giorni3.

Consapevoli che oggi l’uomo deve recuperare la sua identità di persona,

ci proponiamo di esplorare l’approccio di Ries al concetto dell’uomo come

apertura al sacro. E proprio l’homo religiosus è il “fil rouge” della sua pionieristica

ricerca, ricca di indagini, di fonti, di chiavi interpretative. Agli occhi

del nostro studioso, l’uomo è da sempre il soggetto e l’attore dell’esperienza del

sacro, sia di quella rudimentale, intuitiva, immediata, come nel

caso dell’uomo di Neanderthal che seppelliva i suoi defunti, sia di quella

mistica, “ineffabile”, “credente”, come nel caso di Mosè al Monte Sinai. Le

varie situazioni esistenziali mettono, comunque, l’uomo in rapporto con il

sacro, il mistero, il trascendente. Nel presente articolo, a causa della vastità

dell’approccio di Ries a quest’argomento, ci sembra opportuno limitarci

ai seguenti punti: 1. L’uomo e il mistero della vita, 2. L’uomo alla scoperta

del mistero, 3. I simboli fonte del mistero, 4. La religione esperienza relazionale

con il Mistero, 5. L’uomo di fronte al Mistero: la dimensione orante,

6. Nuova evangelizzazione: educare ...



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Titolo: "Filippo Rotolo OFMConv"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Francesco Costa
Pagine:
Ean: 2484300019630
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Seguirà qui appresso un ragguaglio sui personaggi religiosi, posti in rilievo

dal p. Filippo Rotolo in maniera scientifi ca sulla scorta dei documenti.

Si tratta di personaggi che, a eccezione di Andrea da Faenza, religioso

dei Frati Minori Osservanti, appartennero alla Provincia dei Frati Minori

Conventuali di Sicilia. Si procederà per via cronologica, cioè tenendo conto

degli anni in cui i vari scritti hanno visto la luce.

1. Fra Gerardo da Borgo San Donnino († 1277 ca.)

Gerardo da Borgo San Donnino, oggi Fidenza (Parma), pur essendo emiliano,

apparteneva alla Provincia religiosa di Sicilia. Questo spiega l’interesse

del p. Rotolo per il frate emiliano. La sua vicenda è narrata in coincidenza

con il VII centenario della morte di s. Bonaventura (1274-1974),

giacché il processo e la condanna di questo francescano, pervicace gioachimita,

avvennero durante il generalato del Dottore Serafi co.134

Probabile discepolo di s. Bonaventura a Parigi, nel 1254 fra Gerardo aveva

pubblicato il suo Liber introductorius in Evangelium Aeternum e glossato

la Concordia novi et veteris Testamenti dell’abate Gioacchino da Fiore

(† 1202 ca.), affermando, contro lo stesso pensiero dell’Abate fl orense,

che nell’imminente terza era del mondo, quella dello Spirito Santo, l’Evangelium

Aeternum di Gioacchino da Fiore, essendo ispirato, avrebbe sostituito

il Vangelo di Cristo.

Non si fece attendere la reazione dei maestri dell’Università di Parigi,

già ostili ai maestri degli Ordini Mendicanti. S. Bonaventura, «per salvare

l’integrità di fede dell’Ordine e tutelare la pacifi ca espansione della Provincia

di Sicilia»,135 si vide costretto a sottoporre fra Gerardo a regolare processo

a Parigi nel 1258. Riconosciuto colpevole di eresia, il frate emiliano

fu scomunicato e condannato al carcere perpetuo, morendo dopo diciotto

anni di galera tra il 1276-77.

Nel delineare lo sviluppo della triste vicenda, p. Rotolo dà rilievo alle

attese apocalittiche del tempo in Sicilia, fomentate dalla letteratura gioachimita.

Rotolo pone l’accento sulle vessazioni subite dai francescani, causa la

loro fedeltà al papa, dall’imperatore Federico II di Svevia, non a caso ritenuto

da fra Gerardo e dai suoi confratelli “Spirituali”, uno dei due anticristi

(l’altro era Alfonso X, re di Castiglia), comparsi nell’imminenza della fi ne

del mondo, prevista da questi dissidenti francescani per il 1260. L’articolo

del p. Rotolo, su fra Gerardo da Borgo S. Donnino, serve a far conoscere

meglio la vita della Provincia conventuale di Sicilia nel ...



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Titolo: "Visibilità dellinvisibile"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Cardinale Ennio Antonelli
Pagine:
Ean: 2484300019616
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

1. Dio, l’Invisibile, si rende visibile mediante molti segni convergentiin un solo grande segno: Gesù Cristo. La rivelazione è credibile e la fedecristiana è ragionevole.Il libro si articola in tre parti, con l’aggiunta di un’appendice. Si avvaledi vari linguaggi: rifl essione teologica e fi losofi ca, narrazione storica, poesia,immagine pittorica.2. La prima parte, “L’uomo di fronte a Dio”, è la più diffi cile, perché costituisceun’introduzione teologica e fi losofi ca, in cui prevale largamenteil linguaggio della rifl essione concettuale. Si sviluppano i seguenti temi: ladomanda esistenziale di senso, il cristianesimo come buona notizia accoltanella fede, l’incontro interpersonale di Dio con l’uomo nella rivelazione storica,i presupposti antropologici e ontologici della rivelazione e della fede.Sembra opportuno riassumere e mettere brevemente in risalto l’argomentodella rivelazione di Dio nella storia, che è il più adatto a inquadrarela prospettiva generale del libro.Gli uomini vivono e si sviluppano in relazione tra loro. In quanto soggettiautocoscienti e liberi, essi rivelano la loro interiorità, gli uni agli altri,per autotestimonianza, comunicando signifi cati spirituali in segni sensibilie corporei (ad es. le idee nelle parole, gli affetti nei gesti, le decisioni nelleazioni, l’anima nel volto), attraversando progressivamente molteplici esperienzeche costituiscono la loro storia personale. Il signifi cato e la credibilitàdell’autotestimonianza emergono dall’interpretazione dei segni e specialmentedalla convergenza di essi nel divenire storico. Se il signifi cato ela credibilità vengono riconosciuti e accolti, le persone creano tra loro rapportidi fi ducia, amicizia e collaborazione; accrescono il loro patrimonio diconoscenze e di abilità; dilatano e potenziano il loro mondo interiore; costruisconola società e creano le istituzioni.Dio nella sua rivelazione personale si adatta all’uomo; manifesta se stesso,il suo amore, il suo progetto di salvezza, in modo simile a quello degliuomini nel comunicare tra ...



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Titolo: "Il «Cantico delle creature» fonte ispiratrice della «Laudato sì» di papa Francesco"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Domenico Paoletti
Pagine:
Ean: 2484300019678
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Mi è stata chiesta una lettura teologica del Cantico delle creature tra storia(la relazione del prof. Dalarun) e poesia (l’intervento del prof. Bertoni).Una domanda che sorge subito: Cosa c’entra la teologia con la questioneecologica? E questa è la questione a tema del nostro Festival francescano,raccogliendo la sollecitazione, anzi la provocazione dell’enciclica Laudatosi’ di papa Francesco. Il mio intervento si inserisce all’interno di questo interrogativo,avendo davanti il testo del Cantico delle creature e sullo sfondol’enciclica Laudato si’.Quando parliamo del creato, si presenta al nostro sguardo interiore l’affrescodi Giotto raffi gurante san Francesco nella nota predica agli uccelli.È stato naturale per Giovanni Paolo II proclamare il poverello di Assisipatrono dell’ecologia, ma occorre non cadere nell’ideologia che in Francescoesalta quasi solo il precursore dell’ambientalismo, recidendo la radicevitale della sua fede.Restano sempre di una chiarezza veritativa le parole pronunciate da BenedettoXVI quando, nel chiedersi dove Francesco abbia attinto il suo stile,affermava come «non era solo un ambientalista o un pacifi sta. Era soprattuttoun uomo convertito»1. Qui è la chiave per capire Francesco e perimparare a custodire il creato nel senso più integrale del termine. Francesco,convertitosi a Gesù Cristo, scopre la gioia di vivere in armonia con sestesso, con l’altro e con l’intero creato. La sua attenzione non è rivolta allasalvaguardia della natura come la intendiamo oggi, in quanto il Cantico difrate Sole ha al centro la lode del Creatore. Francesco loda, benedice e invitaa custodire il creato, in particolare a non eclissare il lodato che è ...



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Titolo: "A proposito del movimento dell'osservanza Francescana in sicilia"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Antonio Mursia
Pagine:
Ean: 2484300019661
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

L a comparsa del movimento dell’osservanza francescana in Sicilia è

un problema che solo di recente si è incominciato a esaminare in maniera

scientifi ca. Gli studi maturati nel corso della prima metà del ventesimo secolo,

anzitutto quelli fi oriti all’interno degli ambienti culturali del medesimo

ordine francescano siciliano (ofm), miravano a presentare questa forma

di vita radicata nell’isola già a partire dalla metà del Trecento, a opera

di frate Michele da Piazza e di un anonimo manipolo di religiosi. Di questo

avviso era Agostino Gioia, un frate dell’ex Provincia Osservante dell’Immacolata

Concezione (Val di Mazara), il quale, in un contributo edito nel

1940, asseriva che, «in Sicilia, l’Osservanza fece sentire i suoi primi vagiti

nel convento di Piazza Armerina, ove brillava di casta luce il concittadino

P. Michele».1 Lo storico francescano, sulla scorta di alcune notizie riportate

da frate Pietro Tognoletto2 e da Rocco Pirri,3 restituiva inoltre l’elenco dei

primi conventi osservanti fondati in Sicilia prima del rientro nell’isola del

beato Matteo di Agrigento, avvenuto quasi sicuramente nel 1425. Il convento

di s. Maria di Gesù di Piazza (Armerina), insieme a quelli di Ferla, Modica,

Catania e Nicosia furono enumerati da Agostino Gioia e da Ambrogio

Cardella (altro frate e storico dell’ex Provincia Osservante dell’Immacolata

Concezione di Val di Mazara), quali prove inconfutabili per dimostrare

che «molto prima dell’epoca del b. Matteo, l’Osservanza aveva fi ssate

le sue radici nel fertilissimo Regno di Sicilia».4 Il ruolo assegnato al beato

Matteo da parte dei due storici francescani siciliani, che si rifacevano

alle parole di Vito Maria Amico, era quello di propagator del movimento

dell’osservanza nell’isola.

Un contributo fondamentale per lo studio del beato Matteo di Agrigento

e di conse guenza per le indagini sulle origini e sull’espansione del movimento

dell’osservanza in Si cilia giunse da un altro frate siciliano, Agostino

Amore ofm, un religioso intimamente le gato alle vicende del francescanesimo

isolano e in generale alla storia del cristianesimo della sua regione,

ma, al contrario dei due storici precedenti, formatosi a Roma in primis presso

il Pontifi cio Ateneo Antoniano e poi al Pontifi cio Istituto per l’archeologia

cristiana e dunque alla Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di

Roma La Sapienza.5 Agostino Amore, a metà del Novecento, riuscì a rintracciare,

all’interno dell’Archivio della Corona d’Aragona di Barcellona,

un con sistente corpus di documenti relativi alla corrispondenza che il beato

Mat teo intrattenne con i sovrani iberici.6 Alcuni anni dopo ...



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Titolo: "Il sacramento della penitenza in prospettiva antropologica"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Francesco Targonski
Pagine:
Ean: 2484300019708
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Il tema che qui proponiamo è di notevole importanza e vuole essere una

risposta alle domande che il cristiano d’oggi si pone di fronte al sacramento

della Penitenza. Queste domande riguardano anzitutto il suo senso e la

sua fi nalità. Per questo, prima di entrare nella trattazione vera e propria del

tema, è opportuno accennare alla crisi che, da anni, investe questo sacramento

e ne rende problematica la conoscenza e la pratica. Successivamente

accenneremo ad alcune linee di risposta a tale crisi. Cercheremo, inoltre,

di delineare gli aspetti principali di questo sacramento, nella prospettiva di

una sua effi cace e “attraente” presentazione pastorale. Infi ne, ci soffermeremo

sugli atteggiamenti del confessore, atteggiamenti che promuovono questo

sacramento, o ne allontanano i penitenti.

 

È un fatto, testimoniato da molte voci autorevoli, che dopo la Seconda

Guerra Mondiale, in campo cattolico, il ricorso alla riconciliazione sacramentale

è diventato progressivamente meno frequente, fi no al punto che

già nella seconda metà del secolo scorso si parlava di crisi del sacramento

della Penitenza1. Ne parla anche Giovanni Paolo II, nell’Esortazione postsinodale

Reconciliatio et Paenitentia (1984, n. 28): «Il Sinodo ha tenuto

conto dell’affermazione pronunciata molte volte, con toni diversi e diverso

contenuto: il Sacramento della Penitenza è in crisi, e di tale crisi ha preso

atto».

Le cause di questa situazione, sono molte, complesse e intrecciate tra

loro. È, tuttavia, evidente il loro collegamento con la crisi morale, con l’indebolimento

del senso religioso della vita, con la perdita del senso di peccato,

la mancanza di fi ducia nella misericordia di Dio, l’ignoranza sul ruolo

del sacerdote e sul signifi cato del sacramento, la mancanza di entusiasmo

e di disponibilità da parte degli stessi confessori, nonché dei parametri ...



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Titolo: "Maria che non riesce a vedere il suo bambino"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Tomasz Szymczak
Pagine:
Ean: 2484300019692
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Il nome di questo antico autore, rappresentante del mondo della poesia

siriaca cristiana, probabilmente non è tanto noto. A volte appare nella letteratura

come Simeone da Ghesir, la sua persona è defi nita quindi dalla sua

provenienza; a volte viene presentato come Simone il Vasaio (Simeon the

Potter, Shem’un Quqoyo), viene quindi identifi cato con l’appellativo che

dice il suo mestiere1.

La chiesa dove gode di popolarità più grande è probabilmente quella etiopica

che attribuisce a lui uno dei suoi inni più famosi, Wedasse Maryam.

Questa chiesa conserva anche i racconti in cui si parla delle apparizioni di

Maria che diede a Simone il compito di comporre i canti di lode2. Ma in altre

parti del mondo non è tanto famoso. Il fatto che altrove è poco conosciuto si

può attribuire almeno a due fattori. Il primo: la raccolta dei testi che vengono

attribuiti a lui è molto limitata. Sebastian Euringer, il primo editore dei

suoi testi e nello stesso tempo il traduttore in lingua tedesca3, ha pubblicato

nel 1913 il testo delle 9 antifone per Natale. Questa piccola raccolta costituisce

già l’opera omnia di Simeone il Vasaio. Il secondo fattore: Shem’un

Quqoyo sta all’ombra dei grandi. Se avesse avuto la fortuna di nascere due

secoli prima, forse sarebbe conosciuto oggi come il precursore della poesia

cristiana, o almeno come il predecessore del grande sant’Efrem il Siro,

l’Arpa dello Spirito Santo. Siccome nasce però dopo quest’ultimo, viene

oscurato dalla sua grandezza. Per lo più, a volte viene addirittura confuso

con lui. La chiesa etiopica ha preservato ad esempio i manoscritti in cui si

possono trovare le miniature rappresentanti un certo «Efrem il Vasaio». Ma

forse il fatto stesso che il grande Efrem il Siro viene confuso con il piccolo



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Titolo: "Il capitolo generale di Pisa 1263"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Emil Kumka
Pagine:
Ean: 2484300019654
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

L’origine del Capitolo dell’Ordine Francescano va ricercata nel quadro

dei primi incontri che la peculiare forma di vita della nascente fraternità

comportava per spontanea esigenza. Tommaso da Celano nella sua prima

biografi a di san Francesco così racconta questi incontri, il loro scopo e

la loro articolazione:

Ma passato breve tempo, san Francesco, desiderando di rivederli tutti, pregò

il Signore, il quale raccoglie i fi gli dispersi d’Israele (Is 11,12), che si degnasse

nella sua misericordia di riunirli presto. Prendendo il cibo insieme manifestano

calorosamente la loro gioia nel rivedere il pio pastore e la loro meraviglia

per aver avuto il medesimo pensiero. Raccontano poi i benefi ci ricevuti

dal misericordioso Signore e chiedono e ottengono umilmente la correzione e

la penitenza dal beato padre per le eventuali colpe di negligenza o di ingratitudine.

Allora il beato Francesco, stringendo a sé i fi gli con grande amore, cominciò

a manifestare a loro i suoi propositi e ciò che il Signore gli aveva rivelato

(1Cel 30)2.

È ora il momento di concentrare l’attenzione soprattutto sull’Ordine che Francesco

suscitò col suo amore e vivifi cò con la sua professione. Proprio lui infatti

fondò l’Ordine dei frati minori, ed ecco in quale occasione gli diede tale

nome. Mentre si scrivevano nella Regola quelle parole: «Siano minori», appena

l’ebbe udite esclamò: «Voglio che questa Fraternità sia chiamata Ordine dei

frati minori» (1Cel 38)3.

Avendo disprezzato tutte le cose terrene ed essendo immuni da qualsiasi amore

egoistico, dal momento che riversavano tutto l’affetto del cuore in seno alla

comunità, cercavano con tutto l’impegno di donare perfi no se stessi per venire

incontro alle necessità dei fratelli. Erano felici quando potevano riunirsi, più felici

quando stavano insieme; ma era per tutti pesante il vivere separati, amaro

il distacco, doloroso il momento dell’addio (1Cel 39)4.

La crescita del numero dei frati porta un cambiamento e gli spontanei

incontri divennero annuali. Già nel 1216 Giacomo da Vitry afferma che:

Gli uomini di questa «religione» con notevole vantaggio convengono una volta

l’anno nel luogo stabilito per rallegrarsi nel Signore e magiare insieme. Qui,

avvalendosi del consiglio delle persone esperte, formulano e promulgano le loro

leggi sante e confermate dal signor papa5.

Nel 1217 c’è l’istituzione delle province religiose proprio durante il capitolo

di Pentecoste. E ciò provoca la codifi cazione dell’obbligo del capitolo

triennale del Ministro generale con i ministri provinciali e del capitolo annuale

nelle province. Infatti la Regola non bollata del 1221 così prescrive:

Ogni anno ciascun ministro possa riunirsi con i suoi frati, ovunque piaccia a loro,

nella festa di san Michele arcangelo, per trattare delle cose che riguardano Dio.

Ma tutti i ministri che sono nelle regioni d’oltremare e d’oltralpe, vengano una

volta ogni tre anni, e gli altri ministri una volta all’anno al capitolo di Pentecoste

presso la chiesa di Santa Maria della Porziuncola, a meno che dal ministro

e servo di tutta la fraternità non sia stato ordinato diversamente (Rnb XVIII)6.

Il Capitolo di Pisa celebrato a Pentecoste, il 20 maggio del 1263, fu il

XXII Capitolo generale, secondo notizie documentate e verifi cabili. Nel

1257 durante il Capitolo generale celebrato a Roma, Bonaventura da Bagnoregio

fu eletto ministro dell’Ordine Minoritico. Lungo il suo generalato,

tra il 1257-1274, convocò cinque capitoli, nel 1260 a Narbona, nel 1263

a Pisa, nel 1266 a Parigi, nel 1269 ad Assisi e nel 1272 a Lione.

Il Capitolo pisano ebbe un ruolo importante per la famiglia minoritica,

poiché toccò alcuni temi che fi no ad oggi hanno avuto le loro risonanze nella

storia dell’Ordine e non solo. Tuttavia, mancano gli atti capitolari, che non

si sono conservati e sono, fi no ad oggi, sconosciuti, se non nella sola parte

liturgica. In forza delle testimonianze indirette e, a volte, implicite, si possono

individuare quattro temi certi e un quinto di più diffi cile collocazione

storica. Si tratta delle seguenti problematiche: l’approvazione della Legenda



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. I-II/2015"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018756
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

Editoriale

Offriamo a tutti i lettori e abbonati alla nostra rivista Miscellanea Francescana

il primo fascicolo dell’anno 2015, molto ricco di studi e riflessioni

che, come sempre, vanno dalla filosofi a, alla teologia, alla storia e spiritualità

francescana, per concludersi con una rassegna di qualificate recensioni.

Questo volume si compone di tre parti.

Nella prima troviamo tre studi a carattere filosofico/teologico.

Apre il fascicolo il lavoro del noto filosofo Orlando Todisco, che offre

una riflessione profonda e suggestiva sulla grandezza delle creature, secondo

il pensiero di s. Bonaventura e del b. Duns Scoto. La ricerca parte

dall’atto creativo di Dio, per poi passare ad analizzare le creature nelle loro

articolazioni, avendo come riferimento il Cantico delle creature di s. Francesco

e la teologia di s. Bonaventura, sfociando infine nel cristocentrismo

scotista, che rimanda al Cristo come “primum volitum”.

Il secondo articolo, di Zdzisaw Kijas, ci invita a rifl ettere, in modo originale,

sulle fi gure dei santi, mettendo in evidenza, di questi nostri fratelli

maggiori, due tratti particolari, cioè la protesta e l’incontro: la protesta nei

confronti di tutto ciò che è male, che degrada l’uomo, che lo allontana da

Dio, l’incontro con la vera sapienza, con Dio, e quindi capace di generare

relazioni umane vere. Un esempio di grandezza, di santità e di umanità

nelle relazioni è offerta da s. Giovanni Paolo II.

Infi ne questa prima sezione propone il contributo di Simone Schiavone,

che, come è indicato in calce all’articolo stesso, è frutto del seminario organizzato

nella Pontifi cia Facoltà Teologica San Bonaventura con l’istituto

Mulieris dignitatem. L’articolo si sofferma sul consiglio evangelico della

povertà, cercando di mostrare come la ricerca della verità della persona e

la via della salvezza, in virtù del battesimo, non possono prescindere dal

cammino di conformazione a Cristo, nel sentiero appunto della povertà.

La seconda parte del fascicolo è dedicata a studi francescani.

Il primo articolo è la conclusione del lavoro di Josef Sukeník su s. Antonio

di Padova, la cui prima parte era stata pubblicata nel precedente fascicolo

di Miscellanea e alla quale rimandiamo per la presentazione.

Il secondo contributo è una ricerca molto interessante e originale su un

aspetto della vita quotidiana dei frati di Terrasanta lungo i secoli, cioè la

cura dei malati e la creazione e gestione della Farmacia dei Frati Minori

di quella Custodia. Il lavoro è opera di Narcyz Klimas, un frate minore di

comunità in Terrasanta da molti anni, e si avvale di documenti di archivio

e di registri della stessa Farmacia. Un articolo che getta una luce su un servizio

prezioso che nel corso dei secoli è stato reso dai frati della Custodia

ai religiosi di passaggio, ai pellegrini e alla gente del posto.

Seguono due articoli sul b. Antonio Lucci, nel XXV della beatifi cazione.

Il primo è di Erminio Gallo, sacerdote della diocesi di Trivento, di cui

Lucci è stato vescovo per molti anni. Egli ripercorre i tratti salienti della

vita e dell’opera del beato, soffermandosi soprattutto sulla sua azione riformatrice

come vescovo; egli infatti attuò nella sua diocesi, in modo energico

e deciso, i decreti del Concilio di Trento, rivelandosi un riformatore

scrupoloso e nello stesso tempo un pastore pieno di carità.

Il secondo è di Domenico Paoletti, preside della Facoltà, che cerca di

attualizzare il messaggio e l’opera del b. Lucci, trovando soprattutto nel

primato della Parola di Dio e nel suo stile umile e minore quei tratti che lo

rendono signifi cativo anche per il mondo di oggi.

Chiude la sezione di studi francescani la prima parte di un corposo articolo

di Francesco Costa sul frate francescano conventuale Filippo Rotolo,

della provincia di Sicilia. Del confratello, da poco deceduto, si ripercorre

prima la vita nei suoi momenti principali, poi le sue opere monografi che

su alcune chiese francescane siciliane, e quindi su religiosi francescani,

del periodo del XIV e XV secolo, e infi ne sull’attività di importanti artisti

in Sicilia; infi ne si prendono in esame gli scritti di vario contenuto storico

che, nel corso degli anni, p. Rotolo ha pubblicato su Miscellanea. La seconda

e ultima parte dell’articolo sarà pubblicata nel prossimo fascicolo.

La terza sezione del volume contiene dei contributi su s. Angela da

Foligno, in occasione e della pubblicazione/presentazione del volume a lei

dedicato e pubblicato dalla nostra casa editrice, la cui recensione è curata

da sr. Mary Melone, attuale rettore dell’Antonianum, e della relazione svolta

durante la festa della Facoltà San Bonaventura da Bernardo Commodi,

qui riportata come primo articolo della sezione. Egli approfondisce il tema

della fi gura di Cristo nell’esperienza mistica della santa, evidenziando i tre

dati teologicamente più importanti e originali di questa esperienza: l’unità

indissolubile tra la morte e la risurrezione di Cristo, il dramma della croce

visto non solo come necessità riparatrice del peccato dell’uomo, ma come

massima epifania dell’amore di Dio, e il progetto eterno di Dio che prevede

la croce a prescindere dalla contingenza del peccato e dal conseguente

bisogno della redenzione.

Il secondo lavoro è di Felice Autieri, che ripercorre in modo puntuale le

pubblicazioni che su Angela da Foligno si sono avute dalla seconda metà

del XIX secolo fi no ai giorni nostri, cercando di cogliere per ognuna di

esse i tratti caratteristici e l’originalità della ricerca. Il periodo scelto per

questa rassegna bibliografi ca è motivato dal fatto che gli studi più signifi

cativi sono stati pubblicati a partire dalla seconda metà dell’Ottocento

nella vicina Francia, per poi avere una sempre maggiore intensifi cazione

negli ultimi decenni.

A tutti gli abbonati e i lettori di Miscellanea auguriamo un proficuo studio

di questi scritti, che possa nutrire la mente e scaldare il cuore.

 

Il Direttore



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Titolo: "Miscellanea Francescana n. III-IV/2014"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300017629
Prezzo: € 25.00

Descrizione:

EDITORIALE

Il presente fascicolo di Miscellanea Francescana, il secondo del 2014, che consegniamo a tutti gli abbonati e i lettori, consta di tre sezioni. Nella prima sono presenti studi a carattere fi losofi co-teologico. Introduce il volume il contributo di Orlando Todisco, che si sofferma sul modo francescano di leggere il creato, oltre la volontà di potenza. Il modello è dato dal Cantico delle creature di san Francesco, alla cui luce lo sguardo francescano si rivolge a Dio suprema libertà e si accosta all’ente non come ‘effectum causae’, ma come ‘volitum’.

Il secondo articolo, di Giuseppe D’Acunto, tratta dell’antropologia della fede secondo la Lettera agli Ebrei. Egli enuclea le linee di tale riflessione presenti nello scritto biblico, per poi fornire un commento di quella scena biblica (Gn 18,1-15) che è nota come L’ospitalità di Abramo. Qui, il Patriarca offre ospitalità a tre viandanti stranieri provenienti dal deserto, i quali, in seguito, si riveleranno essere messaggeri di Dio. Segue un lavoro di Annamaria Valli, dedicato al sapere mistico secondo il teologo Giovanni Moioli, di cui ricorre il trentennale della morte. L’articolo ripercorre le sue tesi circa le note di ineffabilità ed immediatezza dell’esperienza mistica propriamente detta. Il quadro del discorso è quello della fede cristiana e del suo sapere, che nel caso specifico è «sapere come non sapendo» l’autodonazione divina accolta e «sapere come subendo» la comunione immediata, indifferenziata e interiore. Completano questa prima sezione due contributi, di Enzo Galli il primo, di Emanuele Rimoli il secondo, che sono tratti dai loro lavori di dottorato recentemente presentati e difesi in Facoltà e di cui tra poco uscirà la versione integrale presso la nostra casa editrice.

Il primo affronta un tema prettamente cristologico, cioè il mistero di Cristo attraverso lo studio dei suoi misteri.Questa indagine approfondisce l’identità divina di Gesù, individuando nell’orizzonte filiale l’ambito più adeguato per una Sua autentica comprensione. Il secondo invece si pone tra teologia e letteratura, indagando sul tema della libertà come presente nella Leggenda del Grande Inquisitore di Dostoevskij e sulla sua recezione teologica. Sulla base delle citazioni e delle allusioni bibliche in essa contenute, si propone un’interpretazione escatologico- apocalittica del poema per coglierne la più profonda radice di senso. La seconda sezione comprende invece studi su tematiche francescane. Apre la sezione un lavoro di Jozef Sukeník (tratto dalla sua tesi di Licenza) su Cristo-Sapienza nei Sermoni di sant’Antonio di Padova. L’esegesi del Santo risulta dipendente dalle fonti tradizionali, ma in molti casi si può osservare anche qualche caratteristica originale. L’analisi dettagliata dei testi permette di elaborare una sintesi complessiva della visione antoniana di Cristo come Sapienza del Padre come pure dei modelli caratteristici della cristologia sapienziale del Santo. Il secondo articolo è la conclusione del lavoro di Gabriele Della Balda su santa Caterina da Bologna, per la cui presentazione rimandiamo al precedente fascicolo di Miscellanea. Segue un contributo significativo di Lucia Abignente sul rapporto tra Chiara Lubich e Leone Veuthey OFMConv, che offre elementi nuovi sul loro mutuo influsso spirituale alla luce di documenti inediti e della storia del movimento nascente. Dall’incontro e dalla collaborazione concreta, particolarmente intensa negli anni 1947-1948, nacque grande stima reciproca pur nell’autonomia di doni diversi dello Spirito, che ne segnarono poi il successivo percorso.

Infine abbiamo l’articolo di Giulio Cesareo, che propone delle linee sulle qualità umane del formatore francescano. Questo lavoro è il frutto dello studio e dell’approfondimento elaborati in occasione di una settimana di formazione per formatori dei frati minori conventuali dell’Asia (pertanto è in inglese). Lo scopo è quello di aiutare coloro che svolgono il ministero dell’accompagnamento e del discernimento vocazionale dei candidati all’Ordine a riflettere teologicamente sulla loro prassi educativa. La terza e ultima sezione infine è dedicata al recente evento del 50esimo del Seraphicum, celebrato in data 16 ottobre 2014, in memoria di quell’11 ottobre 1964 in cui la sede della Facoltà San Bonaventura, e quindi anche il collegio degli studenti, fu trasferita da via San Teodoro all’attuale sito. Di questo evento presentiamo l’omelia di mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione dell’educazione cattolica, pronunciata durante la S. Messa da lui presieduta; gli interventi di Luciano Bertazzo, Domenico Paoletti e Roberto Carboni, svoltisi durante il momento celebrativo- accademico successivo, che ha inteso rivolgere lo sguardo alla storia passata (con la presentazione del volume di Francesco Costa segnalato in 4a di copertina), al presente della vita della Facoltà secondo la lettura autorevole dell’attuale Preside, e infine alle sfide future che ci attendono. A tutti i lettori auguriamo una profi cua lettura di questi validi contributi e un buon anno 2015.

Il Direttore



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Titolo: "Coscienza, volontà e libertà in Agostino, Rousseau, Kant e Bergson"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Andrea Gentile
Pagine:
Ean: 2484300015632
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Che cos’è la «coscienza»? È possibile defi nire il signifi cato di «libertà »? Come è possibile analizzare il rapporto tra «coscienza», «volontà» e «libertà »? Qual è il signifi cato di «etica del limite»? Sullo sfondo di quest’area di ricerca, quali sono le tematiche etiche e fi losofi che più signifi cative, facendo riferimento al pensiero di S. Agostino, Rousseau, Kant e Bergson? Nella storia della fi losofi a, è possibile enucleare molteplici interpretazioni del signifi cato di libertà in rapporto alle diverse fi losofi e di vita. Possiamo, però, defi nire sinteticamente il concetto di libertà in «libertà positiva» e «libertà negativa». Nella società moderna, la vita, la cultura, gli «automatismi» tecnologico-scientifi ci tendono a portare la nostra interiorità e la nostra rifl essione lontano dalla reale, pura e profonda «autenticità » di un’«etica della libertà». In questo orizzonte, è analizzato il signifi cato di «coscienza», «libertà» e «volontà» in S. Agostino, Rousseau, Kant e Bergson e sono enucleate nuove prospettive di ricerca nel campo dell’etica, in connessione al concetto di antropologia e fi losofi a del limite.
Parole chiave: coscienza; Rousseau; Kant; Agostino; Bergson.

Summary – What does it mean «conscience»? How is it possible to defi ne human «liberty»? How is it possible to analyse the connection between «conscience», «will» and «liberty»? What does it mean «ethics of limit»? What are the most important ethical problems connected with this area of research in St Augustine, Rousseau, Kant and Bergson? In history of philosophy, opinions on what constitute «liberty» can vary widely, but can be generally classifi ed as «positive liberty» and «negative liberty»: we can defi ne the difference between liberty as the «freedom » to «act» and liberty as the «absence» of «coercion». Human «tragedy» in modern society is that human life, culture and scientifi c-technological «automatisms » drive us too far from pure, real and deep «authenticity» of the «ethics of liberty». Moving from this point of view, it is analysed the meaning of «conscience », «liberty» and «will» in St Augustine, Rousseau, Kant and Bergson and are outlined new perspectives of research in ethics, in particular connection with anthropology and philosophy of limit.
Keywords: Conscience; Rousseau; Kant; Augustine; Bergson.



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Titolo: "Warum ist das Hören so wichtig im Glauben? Hören auf Gottes Wort nach dem Beispiel der Heiligen"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Zdzisaw J. Kijas, OFMConv
Pagine:
Ean: 2484300015656
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Nell’Esortazione apostolica Verbum Domini, pubblicata il 15 novembre 2010, il Papa Benedetto XVI scriveva importanti parole a proposito del silenzio: “La parola può essere pronunciata e udita solamente nel silenzio, esteriore ed interiore. Il nostro tempo non favorisce il raccoglimento e a volte si ha l’impressione che ci sia quasi timore a staccarsi, anche per un momento, dagli strumenti di comunicazione di massa. Per questo è necessario oggi educare il Popolo di Dio al valore del silenzio. Riscoprire la centralità della Parola di Dio nella vita della Chiesa vuol dire anche riscoprire il senso del raccoglimento e della quiete interiore. La grande tradizione patristica ci insegna che i misteri di Cristo sono legati al silenzio e solo in esso la Parola può trovare dimora in noi, come è accaduto in Maria, inseparabilmente donna della Parola e del silenzio. Le nostre liturgie devono facilitare questo ascolto autentico: Verbo crescente, verba defi ciunt” (n. 66). Quest’atteggiamento dell’ascolto nella fede si osserva innanzitutto nella vita dei santi, che prima di parlare ascoltavano la parola di Dio; al contrario, Giuda, che ascoltava più se stesso, i propri desideri e i propri progetti e non quelli di Gesù. Anche oggi, presa in considerazione la velocità dei cambiamenti nel mondo, il corso veloce dei diversi mutamenti, i credenti sono chiamati ad essere prima di tutto assidui ascoltatori della parola di Dio, e solo in seguito gli operatori del bene. È proprio dall’ascolto di Dio che deve nascere il saggio agire nel mondo.
Parole chiave: Parola; silenzio; ascolto; santi; annuncio.

Summary – In the Apostolic Exhortation, Verbum Domini, published on 15 November 2010, Pope Benedict XVI gave a meaningful refl ection on silence: “The word, in fact, can only be spoken and heard in silence, outward and inward. Ours is not an age which fosters recollection; at times one has the impression that people are afraid of detaching themselves, even for a moment, from the mass media. For this reason, it is necessary nowadays that the People of God be educated in the value of silence. Rediscovering the centrality of God’s word in the life of the Church also means rediscovering a sense of recollection and inner repose. The great patristic tradition teaches us that the mysteries of Christ all involve silence. Only in silence can the word of God fi nd a home in us, as it did in Mary, woman of the word and, inseparably, woman of silence. Our liturgies must facilitate this attitude of authentic listening: Verbo crescente, verba defi ciunt. (n. 66)” This posture of faithful listening is seen above all in the lives of the saints who used to listen to the Word of God before they spoke. The opposite is seen in Judas who listened more to himself, his own wishes and designs rather than to those of Jesus. Likewise today, in view of a rapidly changing world, believers are called, fi rst of all, to be assiduous hearers of the Word of God, and only afterwards, to be doers of good. It is only from listening to God that one fi nds a wise way of dealing with the world.
Keywords: Word; silence; listening; saints; announcement.



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Titolo: "I Peretti da Montalto senza leopardi. La fiaba e la storia"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Isidoro Liberale Gatti, OFMConv,
Pagine:
Ean: 2484300015694
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – Il titolo del presente studio sulla famiglia Peretti da Montalto, la Famiglia che diede origine al papa Sisto V (1585-1590), già frate francescano conventuale, si riaggancia alla leggenda che associa s. Giorgio ad un drago, che non è, storicamente, un drago vero, ma solo il simbolo del male, proprio come è leggenda quella che ha voluto associare la Famiglia Peretti ai leopardi, animali araldici dello stemma della Dalmazia, per signifi care che la Famiglia aveva origini etniche dalmato/croate. L’Autore si impegna a dimostrare che i leopardi sono stati accostati solo simbolicamente, per una specie di cittadinanza onoraria concessa dai dalmato/croati al papa Sisto V, nel 1590, come contributo di riconoscenza per gli immensi benefi ci che egli aveva concesso alla comunità croata di Roma a partire dal 1570, quando era divenuto, da cardinale, titolare della loro chiesa nazionale S. Girolamo degli Schiavoni Mentre, per tutto il periodo della sua vita, Felice Peretti/ Sisto V era stato riconosciuto di origini piceno-marchigiane (come egli stesso non cessava di affermare), solo a partire dal primo decennio del Seicento incominciò a tessersi la bella fi aba che suo padre (poi si disse il suo bisnonno) era un oriundo croato emigrato dai lidi dalmati in Italia. L’Autore, sulla scorta dei minuziosi documenti notarili del Comune di Montalto Marche, che erano completamente sconosciuti agli inventori della bella fi aba dei leopardi, dimostra che dalla storia non è registrata mai nessuna immigrazione dei Peretti nelle Marche, in nessun secolo, potendosi arrivare anche all’ultimo scorcio del 1200, quando i Peretti sono ancora registrati come autoctoni montaltesi, proprio come Sisto V aveva sempre detto nei suoi scritti ed anche nelle bolle papali.
Parole chiave: Sisto V, Montalto, Peretti, Croazia, leopardo, s. Girolamo.

Summary – Sixtus V (1585-1590), a Conventual Friar, was a member of the Peretti da Montalto Family. The title of this study refers to the legend that associates St. George with a dragon that has no basis in history, but serves only as a symbol of evil. In the very same way, there is a legend that associates the Peretti Family with leopards, heraldic animals of the coat of arms of Dalmatia, in order to signify the family’s Dalmatian/Croatian ethnic origins. The author tries to show that leopards were introduced only as a symbol of a type of honorary citizenship granted to Sixtus V in 1590 by the Dalmatians/Croatians as a token of thanks for the extensive benefi ts that he bestowed on the Croatian community of Rome beginning in 1570 when, as cardinal, he became the titular of their national Church of St. Jerome of the Slavs. Throughout his entire life Felice Peretti (Sixtus V) was known to have come from Ascoli in the Marches (as he himself never ceased to affi rm). Only during the fi rst decade of the 1600s was the fable spun that his father (then it was said his great-grandfather) was of Croatian extraction and had immigrated to Italy from Dalmatia. Supplied with detailed offi cial documents from the Commune of Montalto (Marches) that were completely unknown to those who had spun the leopard fable, the author shows that there is no historical record of Peretti immigrating to the Marches during any century that would situate their arrival prior to the very end of the 13th Century, when the Peretti were listed among the earliest known inhabitants of Montalto, precisely as Sixtus V had always stated in his writings and papal bulls.
Keywords: Sixtus V, Montalto, Peretti, Croatia, leopard, st. Jerome.



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Titolo: "I necrologi della clausura clariana. Malattie e mortalità fra XVI e XVIII secolo"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Angelo DAmbrosio
Pagine:
Ean: 2484300015700
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario – L’articolo si sofferma sull’analisi comparativa di due “cronache” monastiche femminili contemporanee, l’una composta dalle clarisse di S. Maria di Monteluce a Perugia, l’altra dalle domenicane di S. Caterina a Pistoia, con lo scopo di valorizzarne i dati demografi ci elaborati nella lunga durata (secc. XVIXVIII), soprattutto in relazione all’andamento della mortalità delle religiose, alle cause dei loro decessi, ai ritmi di vestizioni e professioni. Si tratta dunque di una proposta metodologica in grado di aprire spiragli d’indubbio interesse per la demografi a storico-religiosa, con riguardo sia allo stato di salute delle comunità, che all’evoluzione del ricambio generazionale all’interno di ciascuna famiglia religiosa.
Parole chiave: Mortalità; Clausura; Necrologi; Monteluce (monastero, Perugia); S. Caterina (convento, Pistoia).

Summary – This article is a comparative analysis of two “chronicles” of contemporary monasteries of women: the Poor Clares of Santa Maria di Monteluce in Perugia and the Dominican Nuns of Santa Caterina in Pistoia. It attempts to make the best use of the chronicles’ demographic data covering the 16th -- 18th centuries, especially with respect to trends in the mortality rate of religious women, the causes of death, and the frequency of taking the veil and professing vows. Finally, it is a question of proposing a methodology that can generate glimmers of interest in historical-religious demography with respect to the health status of communities and the development within each religious family from one generation to the next.
Keywords: mortality, cloister, necrology, Monastery of Monteluce (Perugia, Italy) Convent of Santa Caterina (Pistoia, Italy).



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Titolo: "Considerazioni per una psicologia del genere ai tempi dell'identità liquida"
Editore: Miscellanea Francescana
Autore: Maria Beatrice Toro
Pagine:
Ean: 2484300015755
Prezzo: € 4.00

Descrizione:

Sommario - I. La sessualità: dimensione costruttiva della persona

II.  Differenza o diseguaglianza?

III. L'identità di genere: suo sviluppo e disturbi

IV. L'educazione al femminile e al maschile



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