Articoli religiosi

Ebook - Parole Di Vita



Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025907
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE 

Editoriale 

Dionisio Candido 

LA LEADERSHIP DEGLI UOMINI DI DIO 

Ombretta Pettigiani 

IL POTERE CONDIVISO 

Sebastiano Pinto 

L’AUTORITÀ CONTESTATA 

Domenico Lo Sardo 

COMANDARE È SERVIRE: 

NIENTE DI PIÙ, NIENTE DI MENO 

Filippo Serafini 

AL SERVIZIO DELL’ALLEANZA: 

SACERDOTI E LEVITI 

Elena Di Pede 

IL POTERE DELLE DONNE 

Furio Biagini 

TRA POLITICA E TORÀ: LEADERSHIP E POTERE NEL GIUDAISMO 

Paolo Mascilongo 

FIGURE DI LEADERSHIP NEL NUOVO TESTAMENTO 

Marco Tibaldi 

LA CHIAMATA DI MOSÈ, OVVERO 

LA NASCITA DI UN LEADER 

PER SAPERNE DI PIÙ 

Marcello Panzanini 

Giuseppe, un leader proiettato nel futuro 

RILETTURE 

Valeria Poletti 

Leadership e seduzione 

APOSTOLATO BIBLICO 

Alessandro Zavattini 

I metodi attivi con la Bibbia: 

Le parabole in teatro di L. Melesi 

VETRINA BIBLICA 

ARTE 

Marcello Panzanini 

Un leader di specchiata virtù: 

Giuseppe con Giacobbe del Pontormo 

____________________________________________________________

 

EDITORIALE

Servono cautela e delicatezza quando si tratta di analizzare le istituzioni di un popolo. An­cor più se esse ci giungono filtrate da testi an­tichi condizionati da orientamenti specifici. Si aggiunga la difficoltà di comprendere significato e portata di certe cariche: alcuni termini ricorrono una volta sola e né il contesto né la comparazione con altre lingue offrono soccorsi; oppure il mede­simo titolo si riempie di contenuti diversi da libro a libro. Inoltre, pur compresa la valenza di una ca­rica, non sempre la si riesce a trasportare semanti­camente in un altro contesto storico-culturale. L’e­sercizio del potere, poi, non si esplica soltanto nelle istituzioni (per questo qui si prevede un contribu­to sul potere delle donne). Infine, né l’Antico Testa­mento né il Pentateuco si possono considerare or­ganici testi giuridici o analitici trattati politologici. 

Istituzioni e poteri nel Pentateuco vanno dun­que letti tenendoli in controluce rispetto alla radio­sa immagine di Dio. Da lui deriva ogni altra autori­tà in Israele tramite o una specifica legislazione o fi­gure autorevoli da lui suscitate. Su tutte giganteggia quella di Mosè. Di volta in volta egli si presenta co­me condottiero, legislatore e giudice, quasi incurante di ogni separazione dei poteri. Egli si dimostra una guida credibile perché, nonostante la testardaggi­ne della sua gente, continua a intrecciare il suo de­stino con quello del popolo. Da vero leader lascia che la storia di Israele prosegua oltre la propria, li­mitata e contingente. La sua leadership si confron­ta con la contestazione, quella nata da necessità reali e quella stimolata da ambizioni personali. Poiché nell’uno e nell’altro caso si corre il rischio di delegit­timare il vero detentore dell’autorità in Israele, Yhwh non esita a prendere le difese di chi lo rappresenta, anche con spietata decisione. Ciò che conta è riba­dire che ogni autorità in Israele si basa su una delega divina e va vissuta come servizio. Pertanto, non può confluire in una persona sola, va condivisa. Ma so­prattutto va esercitata rispettando quella Legge che permette al popolo di mantenersi nel corretto rap­porto con il suo Dio. Alla Torà, dono divino, restano sottomesse le principali quattro istituzioni di Israele: la monar­chia, la profezia, il sacerdozio, gli anziani. Il re deve testimoniare la perfetta obbedienza. Ai profeti è ri­chiesto di farsi porta-voce della Parola e di denun­ciare ogni deviazione del popolo. I sacerdoti hanno il compito di istruire il popolo sul corretto rapporto con Dio nelle azioni cultuali. Gli anziani amministra­no la giustizia nel quotidiano, attestando che l’obbe­dienza alla Torà è fonte di benessere e gioia. Ne risul­ta un esercizio dell’autorità diffuso, sancito dall’alto e legittimato dal basso. Con due peculiari conseguen­ze in epoca post-biblica. Anzitutto, l’ebraismo, an­che per ragioni storiche, non s’è mai preoccupato di puntellare teologicamente alcuna monarchia né di adottare per sé sistemi monocratici di autogoverno: attualmente in Israele esistono due Rabbini Capo, uno ashkenazita e uno sefardita. L’altra conseguen­za ha a che vedere con la storia del pensiero politico. Per opporsi alla monarchia di diritto divino, a parti­re dal XVII secolo giuristi olandesi e britannici esal­tarono «la repubblica degli Ebrei» (titolo di un’ope­ra di Petrus Cunaeus, 1617) come perfetto modello di organizzazione statale: con a capo un magistra­to o capitano (i giudici), avvalendosi di un gruppo di settanta persone scelte (il sinedrio) e in virtù del­le assemblee generali del popolo, si ottenne una sin­tesi di monarchia, aristocrazia e democrazia, assicu­rando libertà e indipendenza (mentre l’evoluzione in monarchia è condannata come contraria alla volontà divina). Pastori patrioti indicarono nelle tredici tri­bù di Israele (Giuseppe era divisa in Efraim e Ma­nasse!) l’antecedente storico dell’esperimento fe­derale delle tredici colonie nord-americane, prive di un’aristocrazia di sangue ma dotate di cariche legittimate dal popolo. 

L’arditezza di tale sovrapposizione dimostra quanto sia necessario rifuggire da rapide appro­priazioni per avvicinarsi a questi testi con rispetto e conoscenza. Dunque, buona lettura. 

Marco Zappella



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025808
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE

Editoriale
Laura Invernizzi
ISRAELE NASCE AL MARE
Germano Galvagno
LA SANTITÀ DI YHWH
RIFLESSA NELLA SANTITÀ DI ISRAELE
Hryhoriy Lozinskyy
I CENSIMENTI: DAI NUMERI
ALLE PROMESSE DIVINE
Gianni Carozza
«TU SEI UN POPOLO CONSACRATO»
Luca Mazzinghi
I POPOLI, RISORSA E TENTAZIONE
Paolo Merlo
IPOTESI SULLE ORIGINI
DEI REGNI DI ISRAELE E GIUDA
Furio Biagini
ISRAELE, POPOLO DISTINTO
Serena Noceti
LA CHIESA, POPOLO MESSIANICO,
AL VATICANO II
Marco Tibaldi
VINCERE I PREGIUDIZI TRA POPOLI
PER SAPERNE DI PIÙ
Marcello Panzanini
Fiero di appartenere al popolo ebraico: Giuseppe Flavio
RILETTURE
Valeria Poletti
Viva la gente
APOSTOLATO BIBLICO
Alessandro Zavattini
I metodi attivi con la Bibbia: La narrazione di R. Tonelli
VETRINA BIBLICA
ARTE
Marcello Panzanini
Un popolo un po’ ribelle: Tintoretto e L’erezione del serpente di bronzo  

 

 Editoriale

Obelunghi Portoghesi. In tutte una divinità traccia, gni popolo elabora e trasmette una pro pria epopea: l’ per i Germani, Eneide per i Romani, I Lusiadi per i I Ni­ accompagna e finalizza il corso della storia. Favorisce la nascita di un gruppo di fedeli per la gloria e la ricchezza. Lo plasma, in genere, a propria immagine e somiglianza (Marte, il dio guerriero per eccellenza, era il padre mitico di Romolo e Remo, fondatori di Roma).
Anche Israele ha condensato in un testo letterario le sue origini “storiche”. Un testo frutto di stratificazioni successive, riscontrabili dietro a incongruenze e contraddizioni. Così quale primo patriarca si indica Abramo, ma i suoi discendenti si penseranno e nomineranno come «figli di Israele» cioè Giacobbe; il nome stesso del popolo appare oscillare tra Israele e Giuda, nel tentativo di far confluire in un unico alveo la storia di due regni o, andando ancor più a ritroso, di dodici tribù. Già fin dagli inizi la coscienza di popolo appare il risultato dell’intreccio di più fili, cercando di costruire e costituire un’unitarietà a posteriori, cioè con il senno di poi, il senno dell’esilio e
del ritorno. A ragion veduta il poeta contemporaneo Yehuda Amichai parla degli Ebrei come di «un popolo geologico con falde / E crolli e strati e lava incandescente».
È dunque impossibile ricondurre o ridurre a una sola immagine (o stereotipo) il popolo di Israele. Dai singoli libri del Pentateuco si può ricavare un tratto distintivo: fecondato (Genesi), liberato (Esodo), santificato (Levitico), computato (Numeri), consacrato (Deuteronomio). Non a caso participi passivi, perché Israele pensa la sua esistenza come risultato dell’agire di quel dio che l’ha scelto per sé.
Nei cinque ritratti non si ritrova alcunché di epico. Israele non ha eroi e non è eroico. I raggi della gloria
lo raggiungono solo come riflessi dello splendore del Signore: il suo braccio lo fa uscire dal grembo marino sottraendolo all’assalto dei nemici; la Legge da lui statuita lo rende invidiabile agli occhi degli altri popoli. Perciò due caratteristiche lo definiscono: è, da una parte, sua «proprietà particolare», bene acquisito per sempre; dall’altra, «regno di sacerdoti» e «nazione santa». Si sente diverso dagli altri, tanto da definirsi quasi sempre am e non goy. Ciò che differenzia Israele dalle altre nazioni sta non nell’epica ma nell’etica; non nell’estensione territoriale ma nell’atteggiamento obbedienziale; non in una particolare statualità ma nella quotidiana santità. Il fatto di essere un popolo privo degli elementi essenziali per gli altri popoli ha permesso agli Ebrei di vivere e sopravvivere con una doppia identità, assimilati ma non assorbiti: perfettamente Italiani, Tedeschi, Francesi e comunque sempre Ebrei, quasi indifferenti al mutare delle coordinate geografiche, e quindi culturali e mentali (la cronaca di questi giorni ci ha fatto scoprire l’esistenza di venti Ebrei in Myanmar o Birmania, discendenti da Ebrei iracheni e indiani giunti al seguito dei Britannici).
Una così articolata e peculiare coscienza di popolo dovrebbe rendere noi cristiani cauti nell’applicarci
la categoria di «popolo di Dio». Soprattutto durante e dopo il concilio Vaticano II si è ricorsi alla lapidaria formula: la chiesa è il popolo di Dio; o, per dirla con il noto biblista Lucien Cerfaux, si è posta «la teologia del popolo di Dio al punto di avvio della teologia della chiesa». Se nel Nuovo Testamento un’operazione simile partiva da una condivisa consapevolezza di far parte dell’unico popolo di Dio, nel tempo purtroppo essa ha giustificato la teologia della sostituzione, imperniata sulla contrapposizione tra vecchio e nuovo popolo, dove ciò che è vecchio va messo in soffitta se non buttato al macero. L’adozione di un più obiettivo e corretto filtro ottico cristologico permette, invece, di cogliere la specificità nostra (popolo messianico ed ecclesia ex gentibus) e la irriducibilità e l’insuperabilità di Israele, a cui Gesù di Nazaret comunque appartiene. Buona lettura, dunque, di questo fascicolo che
dovrebbe aiutare a meglio comprendere e utilizzare una categoria essenziale del Pentateuco e della
Bibbia intera.
Marco Zappella 



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025754
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INIDCE 

Editoriale 

Cristiano D’Angelo 

«ALLA TUA DISCENDENZA IO DARÒ QUESTA TERRA» (GEN 12,7) 

Ombretta Pettigiani 

UNA TERRA DA ESPLORARE E DA ABITARE

Simone Paganini 

GUARDARE LA TERRA E RISPETTARE LA TORÀ NEL DEUTERONOMIO 

Dionisio Candido 

NEI LUOGHI DELLA SALVEZZA 

Donatella Scaiola 

DALL’ALLEANZA ALLA CREAZIONE DELLA TERRA 

Annalisa Guida 

QUELL’IMPASTO DI TERRA CHIAMATO UOMO 

Furio Biagini 

LA TERRA È DEL SIGNORE 

Giacomo Violi 

LA «TERRA SANTA» TRA BIBBIA E PIETÀ POPOLARE 

Marco Tibaldi 

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA: LA TERRA 

PER SAPERNE DI PIÙ 

Marcello Panzanini 

L’ombelico del mondo: Madaba e la sua carta geografica 

RILETTURE 

Valeria Poletti 

Terre promesse 

APOSTOLATO BIBLICO 

Alessandro Zavattini 

I metodi attivi con la Bibbia: i laboratori minori 

VETRINA BIBLICA 

ARTE

Marcello Panzanini 

L’ultima visione: Testamento e morte di Mosè, della Cappella Sistina 

 

 

EDITORALE 

Cinque lettere e dieci significati: così «ter­ra» nel vocabolario di italiano della Trec­cani. Una simile polisemia, benché più ristretta, si individua scorrendo l’Indice della pagina accanto: con lo stesso sostantivo ci si può riferire a un territorio specifico, al pianeta su cui viviamo, alla superficie terrestre e al suo suolo. Non si tratta di un arbitrio o di un limite della lin­gua italiana. Pure l’ebraico prevede un solo termine per realtà diverse o non identiche: il paese di Israe­le e il globo terrestre (nonché il mondo sotterraneo dei non esistenti) sono definiti dal medesimo so­stantivo (erez). E a ragion veduta: al pari di ogni al­tro popolo, Israele concepisce e vive la propria terra come la Terra; pensa la seconda a partire dalla pri­ma. Il dono di un territorio su cui insediarsi e da cui trarre sostentamento precede la creazione dell’u­niverso. Questo fascicolo inizia dunque presentan­do i testi in cui si mette a fuoco la relazione tra il popolo e la sua terra, prima promessa (Genesi), poi esplorata (Numeri), infine conservata a determina­te condizioni (Deuteronomio). I brani legati ai pa­triarchi sono testi fondanti, perché fondano il dirit­to (pure giuridico) che il popolo avrà a risiedere in quei luoghi; ma sono anche testi eziologici, perché offrono la ragione per cui sia capitata in sorte una regione per lo più brulla e aspra. Alla categoria del dono gratuito si affianca (o subentra) quella del pos­sesso condizionato: il primo si può perdere se il po­polo decide di non rispettare la Torà. Anche la mo­dalità di acquisizione muta (o si sdoppia): i patriar­chi procedono per negoziazione pacifica, le schiere di Israele per annessione militare. 

Tra i due poli, dono gratuito e possesso condizio­nato, si muovono pure i racconti dei primordi, pen­sati come proiezione su scala universale di una vicen­da particolare. Il Dio che assegna al suo popolo un luogo dove abitare mette le premesse al Dio che col­loca la prima coppia dell’umanità in un giardino col­tivabile: promette e dona la terra, l’uno; crea i cieli e la Terra, l’altro. La disobbedienza alla Torà, che pro­vocherà la perdita dell’indipendenza territoriale, di­ venta chiave di lettura della cacciata dal giardino delle delizie: in ebraico, il medesimo verbo significa osser­vare e preservare, servire e lavorare, aventi come og­getto indifferentemente la Legge o la terra. Così che la ricchezza di un territorio dipende non dal rigo­glio del suolo, ma dalla religiosità del popolo che lo abita e dallo stile con cui questi vi dimora. Si radica qui il dibattito, vivace ancora oggi, sulla in­dispensabilità di risiedere in un determinato paese e all’interno di un’entità statuale per risultare pie­namente fedeli alla volontà del proprio Dio: co­sa rende “santa” una terra? La sua intrinseca sacrali­tà oppure quella di chi vi adempie i comandamenti? 

L’interrogativo investe non solo il mondo ebrai­co, con risposte più diversificate e trasversali di quanto si possa immaginare, ma anche l’ambito cristiano. Le chiese hanno avuto un rapporto com­plesso con quei territori, subendo i condiziona­menti di contingenze storiche e fluttuazioni teologiche. Lo stanno a dimostrare anche solo cer­te scelte terminologiche. Il Pentateuco affianca al sostantivo «terra» il verbo «giurare», con Dio qua­le soggetto, sottintendendo che essa viene sicura­mente data. Avere prediletto la dicitura «terra pro­messa» ha da una parte spiritualizzato l’immagine (secondo la lettura tipologica che ne dà la Lettera agli Ebrei), dall’altra ha sciolto il nesso (indissolu­bile nel Pentateuco) tra Israele e la sua terra, ren­dendola sinonimo di chimera mai raggiungibile. Lo stesso si dica per l’altra dicitura: quella che in ebraico è, alla lettera, «terra del santo» (Dio? il po­polo?), diventa «santa» e significativa, ma in quanto attraversata da un membro di quel popolo. Questa fluttuazione (e manipolazione) terminologica si ri­verbera sul piano della toponomastica: come chia­mare quella regione, indefinita già sul piano stret­tamente geografico? 

Insomma, il fascicolo aiuta a entrare in un tema complesso e meno scontato di quanto si potrebbe immaginare. Dunque, buona lettura. 

Marco Zappella



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025563
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE

Editoriale

Federico Giuntoli

I CODICI LEGISLATIVI DEL PENTATEUCO

Filippo Serafini

IL DECALOGO, PEGNO

DI FEDELTÀ ALL’ALLEANZA

Stefano Mazzoni

UNA LEGGE PER LA LIBERTÀ:

ANNO SABBATICO E GIUBILEO

Donatella Scaiola

IMITARE DIO: IL CODICE DI SANTITÀ

Andrea Albertin

SANTA O SPAZZATURA?

LA LEGGE NELL’ANNUNCIO DI PAOLO

Maurizio Girolami

IL COMANDAMENTO CHE SI COMPIE

NELL’AMORE AL PROSSIMO

Furio Biagini

«NON È NEI CIELI»: LA LEGGE EBRAICA

COME SANTIFICAZIONE DELLA VITA

Nadia Toschi Vespasiani

PERCHÉ VIVIATE E SIATE FELICI

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA:

UNA LEGGE PER RIMANERE LIBERI

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Le piaghe d’Egitto e i comandamenti

RILETTURE

Valeria Poletti

Leggi e legge

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Il teatro biblico di Venezia

VETRINA BIBLICA

INDICE ANNATA 2020

ARTE

Marcello Panzanini

Il mio cuore arde d’amore per la tua Legge

 

 

Editoriale

Non c’e popolo che non abbia un insieme normativo, che ne regoli le relazioni e le istituzioni. Essendo il Pentateuco il testo alla base dell’identita di Israele, non sorprende riscontrare in esso vario materiale legislativo, per lo piu raggruppato in tempi e frangenti diversi. Esso si distingue dai Codici impostisi nell’Europa continentale a partire dall’epoca napoleonica: le raccolte legislative presenti nel Pentateuco, infatti, non vanno intese alla stregua di un corpo organico e sistematico comprensivo di tutte le norme pertinenti ai vari rami del diritto. Inoltre, per quanto affine alla produzione normativa dei popoli vicini, la legislazione del Pentateuco ha caratteristiche proprie. Infatti, si fonda su una figura giuridica che pero viene interpretata in chiave teologica: il rapporto tra Yhwh e il suo popolo si basa sul modulo della berit, cioe l’impegno reciproco ma ineguale tra i due contraenti, sancito dal dono della Tora da parte di Yhwh, e dalla sua accettazione da parte di Israele. Ne deriva che, fatto unico nella storia delle religioni antiche, e la divinita stessa la fonte primaria del diritto e, per certi aspetti, anche della sua giurisprudenza. Dai Babilonesi ai Romani passando per i Greci il diritto e politico, cioe sgorga dalla citta (polis) degli uomini e la regola; nel Pentateuco invece e teo-logia, cioe fluisce dalla bocca di Dio (non per caso i dieci comandamenti nel linguaggio biblico sono definiti le dieci parole) e ne esalta il potere sul suo popolo. Fra le molteplici conseguenze derivanti da questa prospettiva, se ne possono individuare quattro. Anzitutto, non e casuale che il materiale legislativo si intrecci con quello narrativo: sarebbe un errore considerare quest’ultimo meno vincolante di quello, oppure il primo meno edificante del secondo. Le parti narrative tracciano la cornice di senso entro cui si muovono le singole disposizioni; le prime sono le radici da cui traggono linfa le seconde. A mo’ d’esempio, si pensi al racconto dell’esodo e alla statuizione della sacralita del sabato al culmine della creazione del tutto. In secondo luogo, si dovrebbe essere piu cauti nel proporre il decalogo come codice etico valido per l’umanita. Un’attenta analisi ne mostra la dipendenza (letteraria e ideale) dal rapporto di reciproco impegno sancito al Sinai tra Yhwh e Israele. Diversamente, sfumerebbe la forte impronta esodica del decalogo e passerebbe in secondo piano la centralita che in esso hanno quel tipo di famiglia e il sabato. In terzo luogo, non sorprende piu che al centro della legislazione del Pentateuco stia il santuario, o tenda del convegno. L’aspetto sociale si salda con quello religioso, la dimensione civile con quella cultuale. La normazione non risponde ad astratti principi giuridici, non punta ad assicurare a ciascuno il suo, come aspirano a fare la Repubblica di Platone o i giuristi romani. Il punto di ricaduta della Tora e, invece, la santita del popolo, chiamato a ospitare al suo centro il Santo. Non ha dunque alcun senso (ed e l’ultima conseguenza) etichettare l’ebraismo come la religione afflitta da legalismo. Nel corso del tempo, privato di elementi distintivi come lo Stato, il Tempio e la Terra, esso ha individuato nella Tora e soprattutto nell’arte della sua interpretazione e applicazione (halaka) la realta che lo contraddistingue rispetto agli altri popoli e che gli traccia la via per passare dal terreno al divino. La halaka, cioe l’insieme delle prescrizioni che traducono nel quotidiano i precetti biblici, e – come significa in ebraico – cammino , percorso. Alla Legge va abbinato non lo scalpello dello scultore, ma lo zaino del viandante. Acutamente i rabbini, a proposito di Es 32,16 (La scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole), osservano che la Legge e incisa nella pietra da parte a parte, cioe ha la forma di un vuoto. Pertanto, non leggere charut (scolpita), bensi cherut (liberta) (Pirqe Avot 6,2). Insomma, l’ultimo fascicolo di quest’anno delinea un percorso ricco di spunti e di provocazioni. Dunque, buona lettura.

Marco Zappella



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025471
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Indice

Editoriale 

Claudio Balzaretti 

QUANDO MANGIARE NON È SOLO NUTRIRSI 

Gianni Carozza 

LATTE E MIELE: UNA TERRA «PROMESSA» 

Giacomo Violi 

AGNELLO, ERBE AMARE E AZZIMI: ES 12 E LA CENA PASQUALE 

Paolo Messina 

CARNE ALLA SERA E PANE AL MATTINO: LA DIETA DI ISRAELE NEL DESERTO 

Claudio Balzaretti 

TUTTO È BUONO, MA NON TUTTO È PURO 

Dinh Anh Nhue Nguyen

OFFERTE RITUALI NELLA LEGGE D’ISRAELE

Furio Biagini

MANGIARE KASHÈR: UN EQUILIBRIO ETICO

Paolo Mascilongo

OMNIA MUNDA MUNDIS: CIBO E PURITÀ TRA AT E NT

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA: IL LINGUAGGIO DEL CIBO E IL GUSTO

RILETTURE

Valeria Poletti

Tutti a tavola

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Bibliodrammatica a Pescara

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Vi fermate a cena?

 

 

Editoriale

Un mondo, una storia, una cultura… in quattro lettere. Tale e la pervasivita del cibo nella costruzione tanto di una civilta come di una religione. Non si tratta soltanto di ingerire un alimento. In quel gesto e in quel che lo precede si incrociano fisiologia ed ecologia, si condizionano economia e sociologia, si plasmano antropologia e teologia. A cio non si sottrae la storia della salvezza, che pare avere come sottotesto la storia della dietologia: dal primordiale sistema alimentare vegano (Adamo), a quello carnivoro con limiti (Noe), a quello basato sulla distinzione tra alimenti puri e impuri (Levitico). Tra le righe di episodi familiari, come per esempio quello di Caino e Abele, si possono leggere gruppi umani e regimi alimentari diversi e in concorrenza tra loro. La stessa solennita di Pasqua prevede un menu in cui confluiscono due culture e due diete: l’agnello dei pastori seminomadi e gli azzimi degli agricoltori sedentari. Se i patriarchi affidano la loro esistenza ai parti di greggi e mandrie, Israele invece trarra energia dai frutti dei campi. La sovrapposizione e l’interdipendenza tra alleanza, Legge e terra fanno si che quest’ultima si trasformi nel luogo ideale in cui la prima si concretizza e la seconda si rispetta. Non per caso i due comandi rivolti alla coppia primordiale rispetto al suolo sono coltivare e custodire, che in ebraico si possono intendere anche come servire (Yhwh) e osservare (la Tora). L’abitare su quel suolo e attenersi alle norme emanate al Sinai permettono a Israele di mostrarsi sul palcoscenico del mondo come il popolo che appartiene totalmente a Yhwh, anticipazione nella storia di quel che sara il destino finale di tutti i popoli. In quest’ottica rientra anche un certo modo di consumare i pasti e, soprattutto, un certo modo di considerare i cibi. La spiritualita ebraica ha preso lo spunto soprattutto da un catalogo contenuto nell’undicesimo capitolo del libro del Levitico per elaborare un reticolato di disposizioni rispettando le quali bevande e cibi sono considerati adatti (questo il significato del termine tecnico ebraico kasher) per essere assunti da un ebreo osservante. Non si tratta di tabu alimentari: non possiedono intrinseche proprieta negative, come lascerebbe intendere il qualificativo impuro, abitualmente usato per tradurre il corrispettivo termine ebraico; ci si astiene come espressione del proprio amore verso la persona amata. Il non mangiare indiscriminatamente tutto solo perche e a portata di mano (o di coltello) richiama il fedele a una relazione personale con Dio creatore della vita; l’uomo deve ricordarsi di essere il guardiano e il protettore di quella vita. Seguire una determinata dieta o certe pratiche culinarie, allora come oggi, diventa elemento distintivo di un singolo o di un gruppo (la genuinita richiama l’appartenenza al proprio genus, stirpe); possono addirittura evidenziare l’appartenenza a un territorio e, perche no, una posizione politico-culturale (gli acquisti a chilometri zero come argine alla globalizzazione). Tutto cio evidenzia la carica simbolica e teologica che il cibo assume in un sistema religioso, tanto da divenirne fattore costitutivo. Lo ricordano: il sofisticato sistema rituale, la cui puntigliosa regolamentazione si ritrova in ampia parte del Pentateuco e la cui finalita risiede nella santificazione di Israele e nella comunione di esso con Yhwh; cosi come la centralita che il banchetto eucaristico assume non solo per la spiritualita del singolo, ma soprattutto per l’autocomprensione dei seguaci di Gesu. Per la Sinagoga e per la Chiesa pasto e rito, convito e liturgia si intrecciano, con il primo elemento che da la cornice e il secondo che la espande fuori del tempo e dello spazio. Non per caso, quindi, questo fascicolo e abbracciato dall’icona de L’ospitalita di Abramo, dove i tre angeli ospitati e la Trinita, il pasto e la divina liturgia, Abramo e il popolo di Dio si sovrappongono visivamente e si rimandano teologicamente l’uno all’altro. Come Antico e Nuovo Testamento.

Buona lettura.



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025426
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Ombretta Pettigiani

QUANDO DIO RICORDA

Roberta Ronchiato

IL FILO DELLA MEMORIA.

UNA STRATEGIA CONTRO L’OBLIO

Cristiano D’Angelo

IL RICORDO DEL DESERTO

Guido Benzi

«TU, IL TUO FIGLIO

E IL FIGLIO DEL TUO FIGLIO» (DT 6,2).

LA TRASMISSIONE DELLA MEMORIA

Filippo Serafini

«RICORDATI CHE SEI STATO SCHIAVO».

DONO DIVINO ED ETICA

Luca Mazzinghi

«CANCELLERAI LA MEMORIA

DI AMALÈK!» (DT 25,17-19).

L’OBLIO DEI NEMICI NELLA BIBBIA

Furio Biagini

NON DIMENTICARE DI RICORDARE:

IL DOVERE DELLA MEMORIA

Sergio Tanzarella

MEMORIA E RICONCILIAZIONE.

DALLA PURIFICAZIONE ALL’ABUSO

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA:

ALLA RICERCA DELLA MEMORIA PERDUTA

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Un ricordo dalle radici profonde

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Bibbia e metodi attivi: La narrazione biblica di M. Tibaldi

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Quando la memoria non ci sostiene occorre aiutarla

 

EDITORIALE

Pentateuco e il corpo letterario animato dal ricordo. In ognuno dei cinque libri ricorre il verbo ebraico corrispondente e in tutti Dio ne e il soggetto. L’atto di rammentare lo contraddistingue. Ma osservando con piu attenzione, si nota una curiosa coincidenza: nel Pentateuco, le prime cinque attestazioni del verbo zkr hanno il Signore come soggetto, le ultime il popolo, come se la Scrittura mettesse il ricordo attuato da Dio a fondamento della possibilita umana di ricordare e, piu radicalmente, di esistere (Ombretta Pettigiani). Del resto, ebraismo e cristianesimo traggono vigore dal far memoria di quell’evento fondante che e la Pasqua, come passaggio, per il primo, dalla schiavitu alla liberta; per il secondo, dalla morte alla vita. Si tratta dunque di un atto necessario soprattutto per Israele che vede in quel passaggio la nascita di se stesso non solo come comunita religiosa ma anche come popolo: la memoria e dunque diventata, al contempo, vulcano perennemente attivo e magma lento ma incandescente; entrambi gli hanno permesso e gli permettono di affrontare presente e avvenire, scuotendolo e consolidandolo (Furio Biagini). Il coraggioso atto di memoria non solo fonda e difende Israele. Nel Pentateuco si nota un intercambio tra il verbo zakàr e il verbo shamàr, tra ri-presentare (zakàr) gli eventi fondanti e osservare (shamàr) i comandi di Yhwh che in virtu di quell’intervento liberante sono emanati: Ricordati che sei stato schiavo… percio il Signore ti ordina di osservare. I comandamenti sono finalizzati alla tutela della liberta di Israele in quanto donata da Yhwh (Filippo Serafini). Essendo tale liberta un bene prezioso, si ricorre a strategie contro l’oblio della Legge e, quindi, di quel che rappresenta. Una di queste consiste nell’applicare delle frange sul bordo degli abiti (l’evangelista Matteo li chiamera filatteri) e, al loro interno, un filo viola che diventa memento per l’osservanza dei precetti divini. Da questo momento la memoria resta appesa a un filo, si, ma in modo saldo, tanto che l’usanza prosegue anche ai giorni nostri (Roberta Ronchiato). Il popolo si dota di un altro espediente: affida ai figli e ai figli dei
figli la memoria di quanto avvenne quella notte in Egitto; tramite il filo del racconto col-lega le generazioni tra di loro, evitando che si perdano nello spazio vuoto della smemoratezza (Guido Benzi). L’amnesia sta sempre in agguato ed e pronta a invadere il campo dei ricordi, soprattutto di quelli che si considerano spiacevoli e urticanti. Percio a Israele si ingiunge di non dimenticare il cammino nel deserto. Quello fu il momento fontale della sua relazione con Dio ma anche l’occasione per sperimentare il fallimento e per imparare che Dio deve essere amato in modo integrale. In quel periodo si compie (quaranta anni) il processo di discernimento del cuore di Israele: dunque non si puo s-cor-dare (Cristiano D’Angelo). Il passato va richiamato ma anche vagliato. La memoria struttura una cultura, una societa, una personalita, ma le puo schiacciare, opprimere, reprimere. In questo senso diventa necessaria la funzione, da una parte, della storia: come disciplina, e in grado con coraggio e umilta di purificare la memoria, evitando ogni forma di monumentalizzazione e di strumentalizzazione (Sergio Tanzarella). Dall’altra, essenziale risulta la funzione della psicologia, nelle sue diverse modulazioni. L’analisi transazionale, per esempio, introduce il concetto di copione, come insieme di comportamenti immagazzinati da piccoli in grado di condizionare i propri comportamenti da grandi. Si tratta, dunque, di ricostruire e gustare la memoria dei propri vissuti, nonche di interpretare il contesto sociale nel quale si e cresciuti, un contesto che a sua volta ha alle spalle una lunga storia che la memoria collettiva e in grado di fornirci per poterlo analizzare (Marco Tibaldi). Insomma, l’esercizio della memoria si puo equiparare a un lungo cammino da fare insieme, come evoca la scena descritta da Altobello Melone e riportata in copertina (Marcello Panzanini): un pellegrinaggio, che Dio e l’uomo percorrono insieme. Buona lettura.



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025341
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE

Editoriale

Donatella Scaiola

RELAZIONI DI COPPIA: ESEMPI, CONFLITTI, PROMESSA

Elena Chiamenti

MATERNITÀ COME DONO DI DIO

Giuseppina Bruscolotti

ADAMO ED EVA ERANO UNA FAMIGLIA?

Fabrizio Ficco

LA RELAZIONE PADRE-FIGLIO NEL PENTATEUCO

Domenico Lo Sardo

COME È BELLO (E DIFFICILE!) CHE I FRATELLI VIVANO INSIEME

Ester Abbattista

ELEMENTI DI LEGISLAZIONE FAMILIARE NEL MONDO BIBLICO

Furio Biagini

LA FAMIGLIA EBRAICA

Serena Noceti

NEL NOME DEL PADRE. RIPENSARE LA FIGURA PATERNA

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA: I LINGUAGGI DELL’AMORE PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Pietro Crisologo e i suoi sermoni sul figlio prodigo

RILETTURE

Valeria Poletti

La famiglia

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Lo psicodramma biblico di Beppe Bertagna

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Una famiglia qualunque:

La fuga in Egitto, di Joachim Beuckelaer

 

EDITORIALE

In quanto realta profondamente umana, la famiglia occupa uno spazio di rilievo nel Pentateuco: senza l’una non esisterebbe l’altro. Come ogni popolo, antico e moderno, anche Israele si rappresenta quale punto di raccolta della corrente generativa che attraversa piu famiglie; si raffigura cioe come famiglia di famiglie, tutte discendenti dal gruppo originario di Giacobbe con i suoi dodici figli. Da qui l’autodefinizione di figli di Israele, cioe discendenti del patriarca. Gli elenchi di nomi presenti in Nm 14 e 26, per noi cosi ostici e aridi, esaltano la fecondita degli antenati e la fedelta di Yhwh. Bene imprescindibile, la famiglia va salvaguardata a ogni costo. La legislazione, cresciutale intorno, punta a salvaguardarla contro ogni forza disgregante. A noi essa permette di coglierne la distanza culturale – alle volte annullata dall’uso di termini italiani indispensabili ma impropri (si pensi a dote, a fidanzamento o a concubina) – e ci mette in guardia dal trasferire troppo velocemente singole disposizioni di allora negli impianti normativi di oggi. La stessa regolamentazione del divorzio conosce modulazioni differenti persino da un evangelista all’altro (Ester Abbattista). La famiglia non e pero soltanto fonte generatrice di tutto il popolo; e anche matrice narrativa: luogo dove ci si tramandano narrazioni e, nel contempo, tema e trama di racconti. Fornisce un formidabile caleidoscopio di azioni, reazioni e relazioni che si compongono, scompongono e ricompongono (Donatella Scaiola). Le famiglie del Pentateuco trovano la loro sintesi nella coppia originaria dei progenitori, le cui dinamiche da una parte raggiungono vette idilliache, dall’altra sprofondano negli abissi dell’egoismo (Giuseppina Bruscolotti). Ci si puo trovare in un buco nero con figure parentali imbarazzanti, madri possessive e figli mammoni (Elena Chimenti). La catena di errori paterni e materni s’allunga in modo inesorabile e sembra anticipare la saga di complessi e repressioni, che avrebbero fatto la fortuna di Freud, in giovane eta appassionato cultore di studi biblici (Domenico Lo Sardo). D’altro canto, la famiglia puo rappresentare un fecondo campo magnetico, dove le forze in azione si potenziano a vicenda. Lo si constata nell’amore tenero e travolgente che Giacobbe prova per Rebecca fin dal primo incontro (Andrea Albertin). Lo si riscontra nella vicenda di Giuda, capace di offrire la propria vita perche il padre Giacobbe non muoia e il fratello Beniamino sia risparmiato; oppure nella paternita compiuta, perche distaccata, di Abramo che accetta di “morire” salendo sul monte perche il figlio possa vivere, affidandosi poi soltanto alla paternita di Dio (Fabrizio Ficco). Nell’Antico Testamento la dimensione umana della paternita viene attribuita senza alcun problema a Dio, facendo coincidere le potenzialita generativa e protettiva con quelle impositiva e direttiva. Il nesso, che ha retto per secoli, e andato sfibrandosi negli ultimi decenni: l’evoluzione della figura paterna, ricordata anche da Francesco nella sua esortazione Amoris laetitia, interpella in profondita il modello di antropologia teologica ereditato dalla tradizione e impone di ripensare in reale correlazione l’identita di padri e madri, e il divenire – sempre storicamente e culturalmente determinato – delle relazioni tra i sessi, dei modelli di famiglia e di genitorialita (Serena Noceti). Infine, le famiglie del Pentateuco sono generatrici di fede. Sono, infatti, il luogo dove si celebrano annualmente l’evento fondatore di Israele, il seder di Pasqua, e settimanalmente l’incontro amoroso tra Dio (lo sposo) e il suo popolo (la sposa). Non deve percio meravigliare che nella tradizione rabbinica si affermi che, quando marito e moglie sono degni l’uno dell’altra, la presenza divina si stende sulla coppia (Furio Biagini). Insomma, nelle famiglie del Pentateuco si possono individuare famiglie di ogni genere, anche le piu celate, come quella raffigurata nella copertina di questo fascicolo, del quale si augura una buona lettura.

Marco Zappella



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025303
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Marco Zappella

MENO DI BERÌT, OLTRE BERÌT

Germano Galvagno

IL FONDAMENTO IRREVOCABILE:

NOÈ E LA PRIMA ALLEANZA

Giulio Michelini

DALL’«ALLEANZA TRA I PEZZI»

A QUELLA DELLA CIRCONCISIONE

Dionisio Candido

IL SABATO, L’ARCOBALENO

E LA CIRCONCISIONE

Laura Invernizzi

SANTITÀ DIVINA E LIBERTÀ UMANA

AL SINAI (ES 19–24)

Paolo Mascilongo

QUANTO È NUOVA

LA «NUOVA ALLEANZA»?

Furio Biagini

L’ALLEANZA: UN CAMMINO PER LA VITA

Alessandro Cortesi

LE TEOLOGIE DELLA SOSTITUZIONE

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA:

LE ALLEANZE

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

La nave di Dio:

La seconda Omelia sulla Genesi di Origene

RILETTURE

Valeria Poletti

Il diluvio

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Bibbia e metodi attivi: il Bibliodramma

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Un’alleanza che viene da lontano:

Il mosaico della basilica di S. Pudenziana

 

EDITORIALE

Dobbiamo agli studi biblici la riscoperta della centralità della alleanza, che funge da impalcatura per i due corpi letterari della Bibbia. Non c’è un’immagine biblica più strutturante e pervasiva, ma proprio per questo più soggetta a fraintendimenti. Per evitarli bisogna prendere in considerazione anzitutto l’aspetto terminologico. Non sempre le parole ebraiche hanno un corrispettivo esatto in italiano. Così, non sempre berit equivale ad «alleanza» (perciò nel presente fascicolo si ricorrerà di frequente al sostantivo ebraico). Indica di volta in volta un certo tipo di relazione, la cui natura e peculiarità si ricavano dal contesto. Servono dunque sensibilità e riguardo per individuare la parola italiana più indicata. Di fronte al medesimo dilemma si trovarono i primi traduttori in greco e in latino, e le loro scelte ci condizionano fino ad oggi. Se parliamo di Antico/ Nuovo Testamento al posto di «alleanza» lo dobbiamo a loro (Marco Zappella e Paolo Mascilongo). Quando si parla di «alleanza» nel Pentateuco il pensiero corre subito a quella stipulata alle falde del monte Sinai. La promulgazione della legge (tora) come suo elemento centrale e costitutivo induce a enfatizzare l’aspetto legale, fino a distorcerlo in legalismo. Eppure una lettura scrupolosa dei capitoli centrali di Esodo non può non cogliere come la legge sia lo strumento offerto a Israele per rimanere nella relazione che Dio gli propone. La santità divina non annulla la libertà umana; l’impegno assunto da Israele poggia sulla stabilità dell’offerta di Yhwh. Il sapore liturgico della narrazione, la presenza determinante del sangue e il pasto finale come suggello dell’accordo avvenuto sollecitano le parti a condividere un destino e ad accettare responsabilità reciproche (Laura Invernizzi). Ma tale propensione divina a vincolarsi (possibile significato della radice di berit) con l’uomo e a farsi garante del suo futuro (della sua benedizione, nel linguaggio biblico) non sorprende il lettore; l’aveva già riscontrata in almeno due casi precedenti: con Noè (o più precisamente la discendenza noachica), poi con Abramo (due volte). Nel primo caso berit si allontana dal campo
semantico politico-giuridico dell’alleanza per transitare in quello della promessa (Gen 9). I beneficiari sono l’intera umanità e l’intera creazione. Con loro Dio si impegna in modo unilaterale e incondizionato a non scuotere più i fondamenti dell’essere e dell’esistere. A prescindere da qualsiasi futura condotta umana, anche la più malvagia, Dio rinuncia a porsi come minaccia letale per i viventi (Germano Galvagno). Qualcosa di simile, ma rivolto a un singolo, si ripete con Abramo: a lui, avanti negli anni e roso dall’ossessione di avere una discendenza, si assicura che questa sarà numerosa come le stelle del cielo (Gen 15). Non solo: a lui, nomade sradicato, verrà data un’intera regione. Se al Sinai si richiede l’obbedienza, qui si esige la fiducia. La stessa che si richiede nel cap. 17, questa volta con il taglio del prepuzio a sancirla (Giulio Michelini). Perciò anche oggi Israele definisce berit mila, «alleanza del taglio », la circoncisione, cioè il segno di appartenenza al popolo. Uno dei tanti segni che esprimono il rapporto con Dio l’arcobaleno, il sabato, le tavole della legge ecc. e che vanno decodificati (Dionisio Candido). Infine, l’alleanza da categoria pervasiva s’è mutata in categoria divisiva. A partire da Paolo, la ripresa in chiave polemica della «nuova alleanza» annunciata dai profeti (Paolo Mascilongo) ha alimentato le varie teologie della sostituzione (Alessandro Cortesi). Dall’altra parte il popolo ebraico si autocomprende come il vero «popolo dell’alleanza» (Is 49,8); assumendo su di sé il giogo della tora, si fa collaboratore nell’opera di redenzione dell’Eterno (Furio Biagini). Perciò il rapporto tra cristiani ed ebrei va ripensato in termini di legame fraterno di amicizia e di comune testimonianza della fede. Insomma, più che un tema, la alleanza si dimostra un punto prospettico che determina la visione e la valutazione dell’intero panorama. Aiutare a collocarsi nella giusta posizione è lo scopo del presente fascicolo. Dunque, buona lettura.

Marco Zappella



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
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Pagine:
Ean: 2484300025181
Prezzo: € 4.50

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Sommario


Editoriale

Annalisa Guida

SENTIERI DI PAROLE

Sebastiano Pinto

IN PRINCIPIO ERA IL FRAMMENTO

Annalisa Guida

«PRENDI IL LIBRO E DIVORALO»

Laura Invernizzi

LA SCRITTURA DELL’ALLEANZA

Ombretta Pettigiani

LA TORÀ: VIA DI DIO

Guido Benzi

LA «COSCIENZA CANONICA»

DELLA TORÀ

Sebastiano Pinto

BIBLIOGRAFIA RAGIONATA

Furio Biagini

INTERPRETAZIONE EBRAICA

DELLE SCRITTURE

Luca Mazzinghi

IL PENTATEUCO E I CRISTIANI:

UN RAPPORTO DA RICOSTRUIRE

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA:

LA CREAZIONE

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Dai monaci editori agli scrittori professionisti

MEN AT WORK

Valeria Poletti

«Per capire la storia, rifarsi ad un tempo remoto»

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Esperienze narrative e attive con la Bibbia

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Fotogrammi ricchi di teologia:

Mosè sul Monte Sinai, di Bartolo di Freddi

 

_____________________________________________

Editoriale 

Negli ultimi cinque anni la nostra rivista si e occupata di temi biblici trasversali: la costituzione conciliare Dei Verbum sulla divina rivelazione; dodici personaggi (sei dell’Antico e sei del Nuovo Testamento); sentimenti, affetti ed emozioni. Al momento di compiere sessantacinque anni, torniamo a introdurre e accompagnare la lettura di libri della Bibbia. Cominciamo dall’inizio, in senso non solo spaziale (i primi di una serie), ma anche qualitativo (i libri fondanti). Essi infatti rappresentano, nel loro insieme, il punto di partenza di fili tematici che testi successivi riprenderanno come propria trama o che utilizzeranno come spunto per variazioni originali. Il consiglio di redazione ha individuato dodici temi. Quest’anno si approfondiranno: dalla parola al libro; alleanze; famiglie e generazioni; memoria; cibo; legislazione. Il prossimo: terra; servizio; storia e senso della storia; leader, istituzioni e poteri; popolo di Dio; corpo. Si tratta insomma di indicare e aprire varchi d’accesso per entrare con consapevolezza nel Pentateuco. La loro successione non presuppone una scala discendente di importanza, perche tutti attraversano i cinque libri e concorrono in egual misura alla ricchezza del tutto. Forse si puo escludere il primo, quello del presente fascicolo, di chiara natura introduttiva. Sebastiano Pinto lo apre con un articolo che illustra a grandi linee la storia delle ipotesi circa la formazione del Pentateuco, dal Settecento ad oggi, senza sorvolare sulle questioni che rimangono aperte (la rivelazione tra storia e fede, il rapporto tra lettera e Spirito). Complementare ad esso e la bibliografia ragionata, in cui il medesimo autore presenta le introduzioni piu significative e i manuali piu diffusi sul Pentateuco, pubblicati in italiano negli ultimi vent’anni. Annalisa Guida e Marcello Panzanini si concentrano sul supporto fisico, materiale, che ha permesso alla memoria e alla scrittura di Israele di attraversare i secoli e giungere fino a noi. La prima tratteggia la storia del passaggio dal rotolo di papiro al codice in pergamena al libro di carta, soffermandosi sui rotoli del Mar Morto e sugli Exsultet. Il secondo invece contestualizza l’attività degli amanuensi medievali in ambito, soprattutto, monastico, con un accenno ai miniaturisti. Di taglio più biblico i contributi di Laura Invernizzi, Ombretta Pettigiani e Guido Benzi. La prima approfondisce la portata della messa per iscritto della legge dettata da Dio nel libro dell’alleanza da parte di Mosè. Ricorrendo alle categorie della narratologia, evidenzia la contiguità che si crea tra popolo e lettore, così che l’impegno etico, con cui il popolo risponde allo scritto dell’alleanza impegnandosi, diventa per il lettore appello a una ricezione altrettanto entusiasta dello scritto che ha in mano, disponibile a mettere in pratica quanto vi trova, prima ancora di capirlo. Tale contiguità sta all’origine di quello che Guido Benzi chiama «coscienza canonica», cioè il sorgere, nelle comunità in cui nasce la Bibbia, di una convinzione secondo la quale determinati scritti sono normativi per la fede e la vita della comunità stessa. Ombretta Pettigiani, infine, mostra come non sia corretto ridurre il Pentateuco al materiale legislativo in esso contenuto. La legge ha sì un significato profondo e un ruolo importante, ma in quanto pensata dentro qualcosa di più ampio (l’alleanza) e posta a servizio della reciproca appartenenza tra Dio e il suo popolo. Non stupisce dunque che la tradizione ebraica denomini i primi cinque libri come Torà (insegnamento, istruzione), e neppure che sia letta in sinagoga tutta nel corso di un anno. La centralità, che essa occupa nella visione religiosa ebraica, insieme alla torà orale (ovvero il Talmùd), è evidenziata da Furio Biagini, che nel corso dei due anni, apporterà la sua prospettiva di ebreo credente. Ogni numero sarà arricchito anche da rubriche fisse come, per esempio, «Il Pentateuco nella scuola» (Marco Tibaldi) e «Men at work» (Valeria Poletti) sulle riletture che l’arte ha offerto di testi e personaggi del Pentateuco. Dunque, buona lettura.

Marco Zappella



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024665
Prezzo: € 4.50

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SOMMARIO

Editoriale

Sebastiano Pinto

I SENTIMENTI ALLO SCOPERTO: GESTIONE DEL POTERE E AFFETTIVITÀ

Dionisio Candido

LA BELLA, I VIZIOSI E IL SAGGIO. LA STORIA DI SUSANNA

Jean Paul Lieggi

UN GESÙ AFFETTIVO

Andrea Albertin

L’IDEALE DELL’AMORE FRATERNO O L’AMORE FRATERNO IDEALE?

Lucia Vantini

IL “GENERE” DELLE EMOZIONI NELLA BIBBIA

Antonio Montanari

CENSURA E SUBLIMAZIONE DEI SENTIMENTI?

Paolo Gamberini

IL DESIDERIO DI DIO PER LE CREATURE, IL DESIDERIO DELLE CREATURE PER DIO

Gaetano Piccolo

COMINCIARE DAI SENTIMENTI

Maria Rita Serio

EDUCARE ED EDUCARSI ALLE EMOZIONI E AL DESIDERIO

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

L’altra Samaritana e l’altro marito

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Sentimenti ed emozioni

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia: il rosario biblico

VETRINA BIBLICA 54

ARTE

Marcello Panzanini

Uno spettacolo (s)co(i)nvolgente:

La Samaritana al pozzo di Annibale Carracci

 

 

EDITORIALE

Un luogo comune s’è annidato nel pensiero moderno: ogni religione, in particolare il cattolicesimo, condurrebbe alla alessitimia e alla anaffettività, cioè renderebbe incapaci di vivere e manifestare emozioni. Che in questo pregiudizio qualcosa non funzioni, quanto meno nei confronti del cristianesimo, lo si può intuire dal fatto che la figura rivelatrice del Dio cristiano, ovvero Gesù, sulla base delle stesse testimonianze evangeliche, appare come una persona non solo in grado di stabilire relazioni affettive, ma soprattutto capace di annunciare il suo messaggio coinvolgendo e lasciandosi coinvolgere emotivamente (Jean Paul Lieggi). La sua carne e il suo corpo sono l’espressione spirituale di Dio; nei suoi gesti, in particolare nel suo toccare, si manifesta il desiderio di Dio che si dona in tutto quello che può (Paolo Gamberini). Anche in ciò il profeta di Nazaret assume e rielabora in modo originale la teologia e la spiritualità dell’Antico Testamento. Nei diversi fascicoli proposti nel corso di questi due anni abbiamo avuto modo di entrare nel «mondo magmatico, difficile da definire e precisare, eppure molto umano» (Carlo Broccardo nell’Editoriale del gennaio 2018) dei sentimenti e delle passioni. Moti dell’animo non solo umano, ma anche divino. Non per caso, come fa notare Catherine Chalier citata da Lucia Vantini, la Scrittura si apre e si chiude con l’immagine di Dio che asciuga le lacrime del suo popolo, prima, e che, alla fine, terge le lacrime di tutti, facendo nuova ogni cosa. La sfida della teologia e della spiritualità contemporanee consiste dunque nel (ri)scoprire la portata sovversiva e rigenerante dei sentimenti e nell’imparare a intravedervi una qualità essenziale della fede. Del resto, si può ripercorrere la storia del vissuto religioso raggomitolando o dipanando il filo dei sentimenti (Antonio Montanari): da Agostino di Ippona che privilegia lo stile affettivo appreso dalle Scritture, contrapponendolo consapevolmente a quello dei filosofi, le cui pagine «non sanno mostrare il volto di un così grande amore e nemmeno le lacrime
della confessione» (Confessioni 7,21,27) a Ignazio di Loyola, che ha fondato le regole per il discernimento proprio sulla interazione esistente tra pensiero e sentimento (Gaetano Piccolo; perciò nel primo fascicolo del 2018 aveva proposto il neologismo «pensimento»). La sua intuizione, sistematizzata negli Esercizi spirituali, ha trovato conferma nei risultati ottenuti dalle neuroscienze: la dimensione emotiva è la base affinché il soggetto possa provare sentimenti, e i sentimenti, a loro volta, sono il punto di incontro tra emozione e pensiero. A ragion veduta Daniel Goleman ha introdotto il concetto di intelligenza emotiva e descrive le emozioni come «il motore e la ragione primaria del nostro comportamento, la bussola ultima che ci guida nelle scelte fondamentali, il termometro di quanto siano felici di ciò che ci circonda e di come stiamo affrontando l’esistenza ». Conoscere e valutare le emozioni significa pensare e decidere meglio. Lo illustrano al meglio due vicende: nel tormentato rapporto tra Saul e Davide, l’assunzione di potere e di leadership esige una sapiente gestione delle emozioni in vista di una equilibrata conduzione della cosa pubblica (Sebastiano Pinto); il penultimo capitolo del libro di Daniele narra di come due anziani restino vittime prima della loro incapacità di verbalizzare sentimenti negativi, poi della comune strategia di violenza e di menzogna nei confronti di Susanna (Dionisio Candido). Insomma, decisivo risulta educare ed educarsi alle emozioni e al desiderio, condizione imprescindibile sul piano della psicologia per imparare l’empatia e crescere nell’altruismo (Maria Rita Serio) e sul piano della teologia e della mistica per incrociare il desiderio di Dio per le creature con il desiderio delle creature per Dio (Paolo Gamberini). Ripercorrere in questi due anni, sulla scorta dell’Antico e del Nuovo Testamento, le dinamiche emotive e passionali dell’incrociarsi dei due desideri è stato arricchente e appassionante. Dunque, buona lettura di quest’ultimo numero.

Marco Zappella



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
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Ean: 2484300024610
Prezzo: € 4.50

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SOMMARIO

SENTIMENTI NELLA BIBBIA

GIOIA

Editoriale

Ester Abbattista

«HAI MUTATO IL MIO LAMENTO

IN DANZA»: STERILITÀ FECONDE

Donatella Scaiola

DIO GIOCA CON IL LEVIATÀN

Sebastiano Pinto

QOELET HA MAI RISO?

Laura Invernizzi

LE ESPRESSIONI DELLA GIOIA

Lucio Sembrano

LA GIOIA DEL VANGELO

IRROMPE NEL MONDO

Annalisa Guida

LA GIOIA DI GESÙ

Marinella Perroni

PAOLO, LIETO IN OGNI TRIBOLAZIONE

Serena Noceti

LA GIOIA DI GESÙ E DEI DISCEPOLI.

UNA SFIDA ALLA TEOLOGIA

Valentino Bulgarelli

LA GIOIA. INDICAZIONI PER UNA

EVANGELIZZAZIONE “ATTRAENTE”

Monica Cornali

LA GRAMMATICA PSICOLOGICA

DI GIOIA E FELICITÀ

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

La gioia è un dono di Dio:

I Cento capitoli gnostici di Diadoco di Fotice

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Il vizio della tristezza

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia nella liturgia eucaristica

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

La gioia dell’incontro inaspettato.

Il tesoro trovato di Maria Cavazzini Fortini

 

EDITORIALE

Non si può non condividere l’opinione di chi sostiene che tutto il Nuovo Testamento sia un grido di gioia. Scorrendo i quattro vangeli, dall’annuncio della venuta di Gesù (Mt 12) ai racconti di risurrezione, risuona l’eco di tale grido (Lucio Sembrano). L’irruzione della bella notizia, che il profeta di Nazaret proclama e incarna, provoca una gioia incontenibile in chi è disponibile ad accogliere e a prendere sul serio la venuta del regno di Dio. Lo stesso Gesù manifesta nella quotidianità quanto sia gioiosa un’esistenza conquistata e ispirata dal vangelo: non disdegna momenti di piacevole convivialità e non esita ad affermare che in cielo si fa festa ogni qualvolta chi era perduto si lascia ritrovare. Persino nell’imminenza della straziante fine indica nella gioia la beatitudine derivante dal rapporto di amore e di comunione con il Padre (Annalisa Guida). Essa non esclude la sofferenza; la trasfigura. È il mistero pasquale a fondarla. Paolo annunciatore intrepido della stoltezza della croce e testimone piagato della indomabile fragilità dell’annuncio cristiano vede strettamente intrecciati gioia e ministero apostolico: né la prima né il secondo sono sentimenti autoindotti o frutti di una scelta; l’una e l’altro rispondono a una necessità intrinseca dell’essere discepoli. Il fondamento cristologico ha una ricaduta ecclesiologica: come si evince da 2 Cor 1,24, l’unica finalità della fatica apostolica è collaborare alla gioia della fede dei credenti (Marinella Perroni). Sorprendentemente nel corso dei secoli la teologia e la spiritualità non hanno saputo approfittare di questi filoni teologici e di queste corpose testimonianze delle origini (con san Filippo Neri come eccezione a confermare la regola). Bisogna dunque arrivare a papa Francesco per trovare un pontefice che metta al centro del suo magistero questa dimensione della vita cristiana, come si deduce dai titoli dei suoi scritti più incisivi (Evangelii gaudium, Veritatis gaudium, Gaudete et exultate, Laudato si’, Amoris laetitia). Si tratta non so lo di riscoprire un lessico, ma soprattutto di impostare una riflessione che ponga al centro la gioia come sfida per l’antropologia teologica, sollecitazione alla cristologia, invito alla ecclesiologia, in una cornice escatologica (Serena Noceti). Così il cristianesimo potrà fuoriuscire dal bozzolo di religione del risentimento e della paura, della rinuncia e delle passioni tristi, in cui in parte si è rinchiuso e in parte lo hanno (ingiustamente) ficcato i cosiddetti maestri del sospetto, Nietzsche in particolare. È dunque importante ripensare il cristianesimo partendo dalla sua essenza di buona notizia per l’uomo e vedere come potrebbe far rinascere la speranza negli uomini di oggi che si sentono attanagliati da un senso di precarietà esistenziale (Valentino Bulgarelli). A tal fine va proposta una evangelizzazione “attraente” che presuppone e propone un’immagine di Dio meno azzimata e composta di quella modellata sull’Essere aristotelico immobile e impassibile. Un’immagine di Dio più vicina a quella presente nell’Antico Testamento. Qui non solo si dà largo spazio alle esperienze di gioia con un vocabolario ricco e variegato (Laura Invernizzi), con storie di sterilità feconde (Ester Abbattista) e con riflessioni di carattere sapienziale (Sebastiano Pinto), ma soprattutto della gioia di Dio si parla con variazioni e sottolineature stimolanti e sorprendenti. Egli gioisce del suo popolo ridendosela dei suoi nemici (cioè affrancandolo da essi) e accogliendolo in un rinnovato rapporto sponsale. Inoltre, gioisce delle sue opere, come si afferma nel Sal 104, dove si arriva a descrivere Dio che giocherella con il Leviatàn, immagine ludica del Signore che si compiace anche delle creature che l’uomo giudica più temibili (Donatella Scaiola). Per dirla con Jürgen Moltmann, «Il riso dell’universo è l’estasi di Dio». Insomma, tutto questo e altri approfondimenti si potranno trovare nel presente numero. Dunque, buona lettura! Marco Zappella



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
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Ean: 2484300024450
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SOMMARIO

SENTIMENTI NELLA BIBBIA

ODIO E AVVERSIONE

Editoriale

Roberta Ronchiato

L’ODIO E LE SUE LEGGI

Luca Mazzinghi

«SE TU AVESSI ODIATO QUALCOSA,

O DIO, NON L’AVRESTI CREATA»

Piero Stefani

HO AMATO GIACOBBE E ODIATO ESAÙ

Maurizio Marcheselli

QUANDO AL DISCEPOLO

È CHIESTO DI ODIARE

Davide Arcangeli

IL SENTIMENTO DELL’ODIO

NELLA LETTERATURA GIOVANNEA

Donatella Scaiola

CARBONI ARDENTI

SULLA TESTA DEL NEMICO: È POLITICAMENTE CORRETTO?

Francesco Scanziani

ODIARE: “S-FIGURARE” L’UMANO.

PER UN DISCORSO TEOLOGICO

Valentino Bulgarelli

EVANGELIZZARE CON GESTI ELOQUENTI

DI PERDONO

Monica Cornali

ORIGINE E DINAMICHE DELL’ODIO

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Agostino e Donato: amore e odio?

MEN AT WORK

Valeria Poletti

L’odio, sentimento possente e primordiale

APOSTOLATO BIBLICO

Veronica Donatello

Domenica della Parola e disabilità

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

L’odio e la tomba. La Deposizione nel sepolcro

di Lorenzo Lotto

 

 

 EDITORIALE  Buffa storia quella dell’odio in ambito cristiano. Per secoli ci si affanna per liberarsene, con ardite argomentazioni teologiche e con sudati sforzi ascetici, e si finisce con il constatare che questo sentimento pervade tanto l’Antico quanto il Nuovo Testamento! Accade cosi che nell’epoca del politicamente corretto, che ha indotto a definire in ambito penale perfino aggravanti di condotte legate all’odio (hate speech, hate crimes), si proceda a togliere dalla preghiera ufficiale della chiesa cattolica, cioe la Liturgia delle Ore, passi di salmi cosiddetti imprecatori: fatti risuonare in italiano, potrebbero turbare la sensibilita di credenti, divenuti suscettibili verso qualunque espressione violenta (Donatella Scaiola). La stessa letteratura teologica attuale quasi non dedica spazio all’odio: come opportunamente rileva Francesco Scanziani, nella pubblicistica postconciliare non troviamo monografie sull’argomento ne esso compare tra le voci dei principali dizionari teologici in lingua italiana, se non con qualche richiamo nei manuali di morale. Le piccole eccezioni confermano la regola. Del resto, gia l’autore del libro della Sapienza si era premurato di allontanare da Dio il sospetto di nutrire una letale avversione nei confronti degli Egiziani, o piu in generale dei nemici dei giusti, elaborando un’articolata ed efficace teodicea (Luca Mazzinghi). Come trattare allora l’odio nei testi sacri? Piu precisamente: come interpretare quei testi che ne parlano? Il presente fascicolo cerca di formulare alcune risposte e di offrire alcuni suggerimenti. Il primo e sicuramente quello di tenere conto del vocabolario: in ebraico come in italiano, non tutte le volte che si ricorre al verbo “odiare” si intende esprimere un sentimento di astio. Basti pensare all’affermazione del profeta Malachia ripresa, capovolta, da Paolo in Rm 9,13: Ho amato Giacobbe e odiato Esau. Con essa l’Apostolo delle genti sintetizza una storia della salvezza dall’andamento paradossale ma coerente (Piero Stefani). Oppure si ricordi la moglie odiata: l’espressione, in se un ossimoro, indica quella moglie che il marito ama di meno, prediligendone un’altra, ma non necessariamente di sprezzandola. In sua difesa accorre la legislazione che cerca di canalizzare e governare un sentimento cosi impetuoso (Roberta Ronchiato). Tanto impetuoso e pervasivo che la psicologia ci insegna che esso condivide con l’amore le stesse caratteristiche: intimita (negata), passione, impegno. In base a quali di queste caratteristiche si attivano e a come si combinano, si avra un odio freddo, caldo o gelido (Monica Cornali). Da parte loro la tradizione biblica e quella spirituale insegnano che l’odio puo essere verso Dio, il prossimo, se stessi. Se questi tre assi, saldati tra loro dall’amore, configurano la struttura comunionale dell’uomo, allora l’odio si rivela come forza autodistruttiva che s-figura l’umano. Il gioco di parole non paia lezioso: Francesco Scanziani con efficacia ricorda lo sfigurarsi artistico ed esistenziale di Dorian Gray nel romanzo di Oscar Wilde. La tradizione biblica ci ricorda anche un sano odio verso se stessi. Gesu in persona lo raccomanda ai suoi discepoli: Chi odia la propria vita… la conserva per la vita eterna (Gv 12,25). Sulle valenze semantiche e teologiche di “odiare” e di “vita” in Giovanni e in Luca (14,26) si sofferma Maurizio Marcheselli. Egli sottolinea come odiare la propria esistenza in questo mondo significa non ritenerla un assoluto, non considerarla un bene che va sempre e comunque anteposto a ogni altra cosa. Infine, Valeria Poletti ci suggerisce due riletture moderne di questo sentimento possente e primordiale . La prima si ritrova nel film L’odio di Matthieu Kassovitz. La seconda nella poesia di Wisawa Szymborska dal semplice titolo L’odio, descritto all’inizio come sempre efficiente e in forma, per chiudere dicendo che ha la vista acuta del cecchino / e guarda risoluto al futuro / – lui solo. Insomma, ci offre una geniale e completa fenomenologia dell’odio… senza alcun odio. Ed e il miglior antidoto. Dunque, buona lettura! Marco Zappella



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024399
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Michelangelo Priotto

L’ESODO COME MERAVIGLIA DI DIO

Luca Mazzinghi

«OSSERVA L’ARCOBALENO:

QUANTO È BELLO

NEL SUO SPLENDORE!»

Guido Benzi

LO STUPORE DI FRONTE A UN FATTO

«MAI UDITO»: IL SERVO SOFFERENTE

Paolo Mascilongo

MERAVIGLIA E STUPORE

DI FRONTE A GESÙ

Gian Luca Carrega

LA VIRTÙ CHE INVECCHIA PRESTO:

OSSERVAZIONI EVANGELICHE

SULLA GRATITUDINE

Antonio Landi

GRATITUDINE ED EUCARISTIA

NELL’EPISTOLARIO PAOLINO

Riccardo Battocchio

UNA MALATTIA

E IL SUO POSSIBILE RIMEDIO

Valentino Bulgarelli

STUPORE, TRASMISSIONE DELLA FEDE

E BELLEZZA

Monica Cornali

GRATI FINO ALLA MORTE

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Dallo stupore alla vita monastica: san Longino

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Stupore e stupori

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia: cosa fare

VETRINA BIBLICA

Arte

Marcello Panzanini

Le coppe, le giare, lo stupore: Le nozze di Cana


 

 Editoriale

 Tra le numerose malattie che affliggono lo spirito contemporaneo, si potrebbe annoverare anche la athaumasia, cioe quell’incapacita di stupirsi, di riconoscere che la novita e non solo possibile ma anche reale. In effetti la tecnologia potrebbe indurre a ritenere che, se qualcosa ci appare come una sorpresa, lo si deve soltanto alla nostra scarsa conoscenza delle possibilita insite nel sistema (Riccardo Battocchio). Eppure, a dare retta alle indagini demoscopiche, le persone, almeno in Italia, possiedono ancora una grande capacita di meravigliarsi, soprattutto per le piccole cose di ogni giorno. Insomma, la meraviglia fa parte del nostro quotidiano perche reazione ed emozione profondamente umana (Valeria Poletti). Del resto gia Platone e Aristotele ritenevano che gli uomini avessero cominciato a filosofare spinti dalla meraviglia, in particolare di fronte al vertiginoso problema dell’origine dell’ordine della natura. Se non puo derivare dal caso, esso dev’essere il prodotto dell’azione intelligente e finalisticamente orientata di un qualche demiurgo divino. Anche nella Bibbia la contemplazione del cosmo era motivo di stupore e di riflessione, non su un qualunque generico demiurgo divino, ma su un Dio personale preesistente al cosmo e, percio, suo creatore. I testi di alcuni Salmi, di Siracide e del libro della Sapienza lo stanno a testimoniare. L’ordine del cosmo suscita ammirazione contemplativa (da Francesco d’Assisi a papa Francesco), antidoto al pessimismo cosmico di un Giacomo Leopardi (Luca Mazzinghi). L’intervento mirabile operato alle origini si ripete, poi, nella storia di Israele, sotto forma di liberazione (del popolo in Esodo, del singolo credente nei Salmi); lo stupore paralizzante di fronte alla malvagita dell’oppressore si scioglie in grata e pubblica confessione della potenza divina (Michelangelo Priotto). I mirabilia Dei, cioe le gesta stupefacenti di Dio, possono pero manifestarsi anche attraverso figure controverse: lo sbigottimento sgorga da una lettura erroneamente negativa di un evento o di una persona. Dinanzi al Servo di Yhwh ci si mette la mano sulla bocca e si fischia di scherno considerandolo un reietto da Dio. Lo stupore diventa sconcerto: dopo aver perseguitato un innocente, lo si deve riconoscere come salvatore! I testimoni, attoniti e scornati di fronte a un fatto mai a essi raccontato e a un annuncio che mai avevano udito (Is 52,15), sono guariti proprio dal sacrificio del Servo (Guido Benzi). Lo stupore dunque collima con la fede e con il suo contrario. Ecco perche, se c’e un sentimento che i vangeli descrivono con ampiezza e intensita, questo e di certo lo stupore. Ogni evangelista tratta questa emozione secondo modalita e modulazioni proprie ma a tutti e comune la convinzione che non e con la meraviglia che si manifesta la piena adesione a Gesu. Essa, alla fine, risulta insufficiente a garantire la comprensione e la sequela di Gesu (Paolo Mascilongo). Infine, se come detto all’inizio la capacita di meravigliarsi nasce dalla consapevolezza che il mondo avrebbe anche potuto non essere voluto, ed e stato voluto perche e stato voluto e la motivazione di questa volonta sta nell’amore (Romano Guardini), allora lo stupore si accompagna sempre alla gratitudine verso Colui che ha posto in essere questo mondo e questa storia d’amore. La psicologia ci insegna che il dare con altruismo e il ricevere con riconoscenza fanno parte dello sviluppo umano. Quelle persone, che hanno attivato la capacita di essere riconoscenti, sono anche in grado di perseguire con gioia gli obiettivi che si sono proposte e sopportano meglio le difficolta che la vita presenta loro (Monica Cornali). Al biblista subito viene alla mente l’esempio di Paolo, per il quale il ringraziamento investe la sua esperienza apostolica a livello teologico, cristologico ed ecclesiale. Le primitive comunita cristiane videro nella gratitudine lo stile che le contraddistingueva sul piano personale e relazionale, tanto che arriveranno a chiamare eucharistia (ringraziamento, riconoscenza) la celebrazione fondante e fondamentale della cena del Signore (Antonio Landi). Insomma, il presente fascicolo ci propone un percorso sorprendente e ne dobbiamo essere grati ai diversi autori. Dunque, buona lettura. 

Marco Zappella  

 

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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024337
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

I SENTIMENTI NELLA BIBBIA

PREOCCUPAZIONE, AFFANNO, ANSIA

Editoriale

Marco Zappella

GLI AFFANNI “BEN TEMPERATI”

DELL’UOMO GIUSTO

Sebastiano Pinto

«MOLTA SAPIENZA, MOLTO AFFANNO»?

Donetalla Scaiola

PREOCCUPAZIONE E AFFANNO

NEI SALMI: QUALCHE ESEMPIO

Carlo Broccardo

«PER LA VOSTRA VITA

NON AFFANNATEVI»

Michele Marcato

LA PREOCCUPAZIONE DI PAOLO

PER L’ANNUNCIO DEL VANGELO

Annalisa Guida

I TEMPI NUOVI E LA FINE DELL’AFFANNO

Leonardo Paris

IL SOGNO DI ADAMO –

IL SOGNO DI CRISTO

Valentino Bulgarelli

GLI ANTIDOTI CONTRO

LE PREOCCUPAZIONI

Monica Cornali

L’ATTENZIONE DEL CUORE

COME ANTIDOTO ALLA PAURA

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

La morte del Battista: un affaire politico,

parola di Giuseppe Flavio

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Gesù davanti alle nostre preoccupazioni e ansie

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia: quando celebrarla

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

A buon intenditor basta… uno sguardo:

La predica di san Giovanni Battista, di P. Bruegel

 

 

 

EDITORIALE

 

Tra i tanti racconti o miti antropogonici, che cioe narrano l’origine dell’uomo, la tradizione latina ce ne ha trasmesso uno, che non ha avuto la medesima fortuna di altri,

ma che appare altrettanto significativo. Ci parla di quel che successe a Cura, un personaggio della mitologia romana il cui nome significa preoccupazione, inquietudine,

ansia. Mentre attraversa un fiume, vede del fango argilloso; lo afferra e, senza seguire uno schema preciso, comincia a modellare un pupazzo, che prende vita grazie

al soffio vitale insufflatogli da Giove, di passaggio da quelle parti. A quel punto i due cominciano a questionare perche ognuno vuole imporre al fantoccio il proprio

nome; a litigare con loro s’aggiunge Terra. Per ricomporre la bega, si appellano a Saturno come giudice, il quale sentenzia: Tu, Giove, gli hai dato il soffio vitale:

una volta morto, prenditi, dunque, l’anima. Tu, Terra, gli hai prestato il corpo: ricevi, dunque, le sue spoglie. Tu, Cura, l’hai plasmato per prima: lo possiederai

durante tutta la sua esistenza.

Per quanto riguarda il nome, si chiamera uomo (homo) perche dal terreno (humus) e stato formato. Il racconto proietta alle origini e collega al volere degli dei una

dimensione squisitamente umana: cioe la preoccupazione, l’inquietudine, l’ansia. Con Heidegger, la filosofia contemporanea parla della cura come della struttura

fondamentale dell’esistenza sotto forma di prendersi cura, degli oggetti, e di avere cura, degli altri. La psicologia e le neuroscienze ci mostrano come lo stress

sia funzionale al mantenimento dell’equilibrio tra organismo e ambiente, ma possa diventare disfunzionale quando la sollecitazione e troppo lunga, fino a generare

psicopatologie.

Quello che oggi viviamo con consapevolezza “scientifica” e stato vissuto e descritto nella Bibbia con accenti e prospettive diverse, ma collocabili su due direttrici: una

preoccupazione nei confronti del presente e una nei confronti del futuro. Alla prima vanno ricondotte le vicissitudini di Tobi (Marco Zappella), le situazioni degli oranti

del Salterio (Donatella Scaiola), le riflessioni sapienziali di Qoelet (Sebastiano Pinto), le esortazioni di Gesu dal carattere sapienziale-filosofico (Carlo Broccardo): tutte

trovano in Dio il loro punto di soluzione. Affidare a Lui la propria esistenza equivale a trovarle un senso, cioe un significato e una direzione; deporre in Lui ogni

preoccupazione aiuta a recuperare quella leggerezza di vivere che il salmista traduce con il dono (divino!) del sonno, perche l’ansia prosciuga ogni leggerezza

(Valeria Poletti).

Il Nuovo Testamento ha il suo detonatore nella persona di Gesu profeta del Regno, cioe la proposta divina che fa intersecare la linea del futuro con quella del presente.

E proprio su questa direttrice si collocano quei passi (di Atti e di Apocalisse) in cui si invita a guardare al futuro non come tempo del giudizio disperante, ma come

tempo del ristoro, della consolazione, quando si potra sentire di nuovo la freschezza sui volti arsi dal dolore e dalla sofferenza (Annalisa Guida e inserto di Marco Tibaldi).

In questo orizzonte va collocata la preoccupazione di Paolo non solo di annunciare la salvezza nel Crocifisso risorto, ma anche di presentare ogni sua comunita al Signore

che viene come vergine casta (Michele Marcato). Nella rilettura teologica offerta da Leonardo Paris si evidenzia come preoccupazione, affanno e ansia non siano in se

male. Anzi, concernono anche il Dio di Gesu. Nella vicenda di quest’ultimo si percepisce l’ansia del Padre perche nessuno vada perduto. Dio non e il meno, ma il piu

coinvolto. Per cui l’ideale cristiano non e quello di un uomo e una donna tranquilli e inscalfibili; il cristiano e bene che sia preoccupato, che corra e si affanni. Cio che

muove questa corsa pero dev’essere non la disperazione, ma il riflesso dello sguardo paterno e materno di Dio che per tutti si preoccupa. In altri termini, il vero

antidoto alla paura sta nell’amore (Monica Cornali). Non si tratta solo di prendere coscienza dei nostri vissuti e degli schemi mentali con cui percepiamo e reagiamo

alla realta; bisogna trovare un itinerario del cuore, cosi che il cuore trovi il suo tesoro: Nell’amore non c’e timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perche il

timore suppone un castigo e chi teme non e perfetto nell’amore (1 Gv 4,18).

Dunque, buona lettura.

 

Marco Zappella



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024283
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE

Editoriale 2

Mario Cucca

DALLA PADRONANZA ALL’ALTERITÀ,

DAL GODIMENTO AL DESIDERIO 4

Cristiano D’Angelo

LA PROFEZIA DI FRONTE AL DELIRIO

DEI POTENTI (1 RE 21) 10

Benedetta Rossi

LA PASSIONE PER LA PAROLA

(GER 20,7-18) 16

Donatella Scaiola

LA SEDUZIONE, ESPRESSIONE

DEL DESIDERIO? 21

Davide Arcangeli

IL PERCORSO DEL DESIDERIO

IN GESÙ DI NAZARET 27

Stefano Romanello

LA VOLONTÀ DEBILITATA:

RM 7,7-25 32

Lucia Vantini

DESIDERIO E PASSIONI:

SINTESI TEOLOGICA 37

Valentino Bulgarelli

LA CATECHESI PER UN RISVEGLIO

DEL DESIDERIO DI DIO 41

Monica Cornali

DESIDERARE CON PASSIONE 45

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Quando il desiderio ci viene dall’alto:

La vita in Cristo di Nicola Cabasilas 50

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Appassionanti passioni 52

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia 54

VETRINA BIBLICA 55

ARTE

Marcello Panzanini

Una passione sconvolgente:

il Noli me tangere di Tiziano 59

 

EDITORIALE

Prosegue il lungo e articolato percorso di illustrazione

dei sentimenti nella Bibbia, che si

chiuderà con l’ultimo numero di quest’anno.

Mettere a fuoco il desiderio equivale a

confrontarsi con uno dei sentimenti umani più ambigui.

Basta sfogliare un dizionario dei sinonimi, per

accorgersi di come «desiderare» può caricarsi di valenze

semantiche (con i conseguenti risvolti comportamentali)

assai diversificate: appetire, ambire, bramare,

agognare, amare; oppure: smaniare, anelare, sospirare

per, aspirare a.

Anche nell’Antico Testamento traspare questa ambivalenza.

Nel rapporto di coppia il desiderio può distorcersi

in presa di possesso dell’uno sull’altra (Gen

2,23) oppure evolversi in relazione tra i due soggetti

(Cantico dei cantici). Il passaggio, non solo linguistico

ma anche relazionale, dal monologo (Adamo) al

dialogo (gli amanti), è condizione indispensabile per

preservare e rafforzare l’alterità dei soggetti in campo

(Mario Cucca). Si contempla poi il caso di una coppia

dominata da una tale brama di possesso da schiacciare,

anche fisicamente, ogni alterità: lo si può notare

nella vicenda di Nabot e la sua vigna, prede di

Acab e Gezabele, a loro volta prede assetate di potere

e inebriate da esso. A contrastarli si erge il profeta

Elia, munito della forza di Yhwh e, perciò, unico

argine alla cupidigia dei potenti (Cristiano D’Angelo).

Per sua natura il profeta è portavoce della parola divina

ma anche «portato» da essa. Geremia, per esempio,

dà voce e corpo al suo innamoramento della Parola,

che come fuoco lo consuma: nella sua vicenda,

testimoniata in modo vibrante in Ger 20,7-18, attrazione

e seduzione si alternano a forza e sopraffazione

(Benedetta Rossi). Ben diverse sono le dinamiche che

regolano il gioco della seduzione femminile come risposta

al desiderio maschile. Figure di eroine come

Tamar e Giuditta disinnescano con astuzia i disegni

di Giuda e di Oloferne, mettendo la propria persona

a repentaglio per la discendenza e sopravvivenza

di Israele. Rut e la donna di valore dell’encomio finale

del libro dei Proverbi mostrano inoltre una donna

che non è desiderabile tanto per la sua avvenenza,

quanto per la sua intraprendenza (Donatella Scaiola). [...]



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023866
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Dionisio Candido

L’IRA DI CAINO

 

Michelangelo Priotto

UN MOSÈ ADIRATO? 

 

Guido Benzi

«NON DARÒ SFOGO

ALLA MIA IRA» (OS 11,9).

L’IRA MUTATA IN TENEREZZA 

 

Sebastiano Pinto

«L’IRACONDO MOSTRA STOLTEZZA» (PR 14,29).

L’EDUCAZIONE E LA CURA 

 

Rosalba Manes

DISCEPOLI DI UN MAESTRO MITE:

LA SFIDA EVANGELICA DELLO STILE

CHE DISARMA LA VIOLENZA 

 

Claudio Doglio

L’IRA DELL’AGNELLO. LA PROSPETTIVA

PARADOSSALE DELL’APOCALISSE 


Riccardo Battocchio

QUANDO L’IRA ENTRA IN SCENA 

 

Valentino Bulgarelli

L’IRA. LA GRATUITÀ COME ANTIDOTO 

 

Rosella De Leonibus

DALL’AGGRESSIVITÀ ALLA NONVIOLENZA 

 

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Spigolature agostiniane sull’ira 

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Menis: da Omero a Sting (e oltre) 

APOSTOLATO BIBLICO

Calogero Manganello

Narrazione e attualizzazione 

VETRINA BIBLICA 

INDICE ANNATA 2018 

ARTE

Marcello Panzanini

L’ira di Gesù contro i mercanti della fede:

La purificazione del tempio di Iacopo Bassano

 

EDITORIALE

L'ira e un sentimento antico quanto il mondo:

chi di noi puo dire di non averla mai

provata (o subita)? E infatti la Bibbia ne

parla fin dalle prime pagine, con Caino e

Abele; mettendo in luce da un lato che essa e appostata

come una fiera pronta per ghermire la sua preda,

dall’altro che pero l’essere umano non e alla sua merce.

L’uomo e sostanzialmente libero di decidersi (Dionisio

Candido). E questo e un primo punto fermo.

Un’altra sottolineatura che emerge nei testi della

Bibbia e che, come gia gli altri sentimenti che abbiamo

esplorato nei fascicoli precedenti, cosi anche

l’ira e qualcosa di ambivalente, diversificato; o meglio:

dietro alla parola ira si possono trovare sentimenti

diversi. Mose per esempio si adira con il popolo

che ha commesso idolatria costruendo il vitello

d’oro, e questo e assolutamente positivo: e un modo

per confessare e testimoniare il primato assoluto di

Dio (Michelangelo Priotto). Attenzione pero a non

diventare spietati in nome della verita: Dio stesso –

dice il profeta Osea – avrebbe potuto sfogare tutta la

sua ira contro il popolo infedele, ma si e “convertito”

e ha deciso di optare per il perdono (Guido Benzi).

Una terza riflessione la deriviamo dai libri sapienziali,

che dell’ira, come delle altre passioni/pulsioni

umane, parlano spesso invitando alla moderazione.

Ha ancora senso una tale proposta educativa?

Si, perche sponsorizza la bonta dell’essere umano e

offre percorsi formativi per vincere le tendenze egoistiche

(Sebastiano Pinto). Del resto, anche Gesu e stato

un maestro mite: sfogliando le pagine del Vangelo

secondo Matteo, ci accorgiamo che, tra i sentimenti

che il discepolo e chiamato a coltivare, Gesu propone

la mitezza – che egli stesso testimonia durante il

suo ministero, specialmente quando la violenza sta

per scatenarsi contro di lui (Rosalba Manes). Sulla mitezza

ritornera l’approfondimento catechetico-spirituale,

ricordando che un certo tipo di ira distrugge

la carita; ti mette in balia di te stesso, delle tue emozioni,

dei tuoi risentimenti; la gratuita e l’unico antidoto

efficace (Valentino Bulgarelli). Sulla stessa scia

anche l’ultimo libro del canone biblico, l’Apocalisse:
l’Agnello di Dio diviene il vincitore non uccidendo

i nemici, ma lasciandosi uccidere da loro; con il suo

linguaggio metaforico, l’Apocalisse dice che il Messia

Gesu non ha pestato i nemici nel torchio dell’ira,

ma egli stesso e stato schiacciato e il proprio sangue

ne inzuppa il mantello (Claudio Doglio).

Molti degli ultimi contributi del fascicolo ritornano

sul diverso significato che l’ira puo avere. Collocata

all’interno di una storia, in un contesto dinamico

di relazioni tra le persone e con il mondo, l’ira

si fa conoscere come “santa” o come “cattiva”. Anch’essa,

come tutti i fenomeni con i quali veniamo a

contatto, chiede di essere interpretata (Riccardo Battocchio).

L’ira di Dio, scriveva sant’Agostino, e uno

strumento pedagogico, come le sgridate di un genitore

all’indirizzo dei suoi figli; ma attenzione che la

nostra ira non sia solo uno sfogo, continua il padre

della chiesa: e importante imparare ad addomesticare

anche la propria lingua (Marcello Panzanini)! L’ira

puo essere sinonimo di passione, e allora e forza

vitale e come tale e stata trattata dalle arti; ma puo

essere anche un vizio, legato a corda doppia ad altri

suoi simili: la pigrizia accidiosa dell’uomo, per esempio,

e pronta a trasformarsi nel serpente dell’invidia,

che a sua volta si tramuta in rabbia (Valeria Poletti).

Continuano infine anche le due rubriche “sganciate”

dal tema del fascicolo. L’inserto staccabile

“Bibbia e scuola” mostra come alcuni generi letterari

possano ispirare attenzioni didattiche ed educative

(Marco Tibaldi); l’apostolato biblico offre un’altra

riflessione su Bibbia e giovani, nella convinzione

che ogni personaggio biblico esprima un pezzo

di vita del giovane, che puo entrare cosi nel testo e

rileggere la propria biografia in chiave evangelica.

Ci congediamo cosi da voi, care lettrici e cari lettori,

al termine di questa prima tornata dedicata ai

sentimenti della Bibbia. Augurandoci di avervi ancora

con noi per il prossimo anno, in cui continueremo

ad esplorare insieme questo mondo cosi complesso

e affascinante.

Carlo Broccardo



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023811
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE

Editoriale

Guido Benzi

DALL’ONORE ALLA VERGOGNA:

ADAMO ED EVA

Germano Galvagno

MOTIVI DI ONORE E MOTIVI

DI VERGOGNA NEI PATRIARCHI

Luca Mazzinghi

DI CHE COSA VERGOGNARSI?

Dionisio Candido

L’ONORE NEL LIBRO DI ESTER

Ester Abbattista

L’ONORE DI SEDERE ALLA DESTRA

O ALLA SINISTRA (MT 20,21//MC 15,40)

Annalisa Guida

LA VERGOGNA DI GIUDA

Maurizio Marcheselli

QUANDO E PER COSA

CI SI DEVE VERGOGNARE?

Leonardo Paris

LO SGUARDO DEGLI ALTRI

Valentino Bulgarelli

EVANGELIZZAZIONE:

ACCORCIARE LE DISTANZE

Rosella De Leonibus

L’UMANA VULNERABILITÀ,

OLTRE L’ONORE, OLTRE LA VERGOGNA

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Vergogna, Salome: certe cose non si fanno!

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Un sentimento alto, doloroso e ormai scomparso

APOSTOLATO BIBLICO

Calogero Manganello

Bibbia ed educazione

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Un mantello non di tessuto: L’ebrezza di Noè,

di Giovanni Andrea De Ferraris

 

 

EDITORIALE

Di vergogna e onore la Bibbia parla fin dalle

primissime pagine. Non lo fa sempre in

modo diretto; potremmo dire che si tratta

di sentimenti molto diffusi nel mondo

antico, ma spesso presenti sullo sfondo dei racconti

biblici, più che al centro del palcoscenico. Vergogna

e onore hanno a che fare con le relazioni tra persone,

sia all’interno che all’esterno del proprio gruppo

di appartenenza. Il racconto di Gen 2–3 mette in luce

la relazione fondamentale: quella con Dio (Guido

Benzi). Lo stesso fanno i successivi capitoli della Genesi,

quelli che narrano le vicende dei patriarchi: proprio

perché antenati del popolo di Israele, essi hanno

la possibilità di un dialogo aperto con Dio, di essere

messi a parte – anche se non del tutto – dei suoi segreti

sulla storia (Germano Galvagno).

Dobbiamo affacciarci alla letteratura sapienziale

per trovare riflessioni sul nostro tema. Un testo fra tutti

è il cap. 41 del Siracide, che precisa con attenzione

i termini della questione. Ci sono infatti cose di cui

ci si deve vergognare, ed è bene farlo; ci sono invece

cose di cui non ci si deve vergognare, come di vivere

secondo la propria fede in un mondo che vorrebbe

condurci a valori diversi (Luca Mazzinghi). Leggendo

molte pagine bibliche apparirà chiaro come la

mentalità prevalente fosse un po’ maschilista, nel senso

che guardava all’onore e al disonore dal punto di

vista dei mariti e dei padri; non mancano però le pagine

in controtendenza, in cui l’ago della bilancia è

rappresentato dalle donne della casa, come nel libro

di Ester (Dionisio Candido).

Del Nuovo Testamento prenderemo tre passi. Il

primo è quello in cui i due figli di Zebedeo (oppure

la loro madre) chiedono a Gesù di poter sedere uno

alla sua destra e uno alla sinistra, nel suo Regno; dobbiamo

capirli nel contesto di un sogno che si stava

realizzando (quello del Messia, il liberatore di Israele)

– e comunque pensando che, alla fine, hanno vissuto

una relazione strettissima con Gesù e gli hanno

reso testimonianza con la propria vita (Ester Abbattista).

Il secondo episodio è quello di Giuda, il traditore

per antonomasia: si accorge dell’errore, ma non

riesce a rimediare e si toglie la vita; saranno la letteratura

e la musica a “ripescare” questo personaggio

evangelico, mettendone in scena il dramma interiore

a cui le narrazioni bibliche non accennano affatto

(Annalisa Guida). Infine, da Luca a Paolo, passando

per altri testi del Nuovo Testamento, si può distinguere

l’aspetto soggettivo del vergognarsi (il sentimento

della vergogna) da quello oggettivo (l’infamia). E

così ritorniamo alla relazione con Dio: Gesù non si

vergogna che gli uomini siano chiamati – cioè siano

realmente – suoi fratelli e Dio non si vergogna di essere

chiamato – cioè di essere realmente – loro Dio

(Maurizio Marcheselli).

La vergogna e il senso dell’onore sono aspetti relazionali,

che riguardano cioè il nostro rapportarci agli

altri, quello che vedono e pensano di noi, come ci valutano;

per questo hanno a che fare con il senso del limite,

dell’umana vulnerabilità (Rosella De Leonibus).

C’è stato un tempo, nel passato, in cui l’onore era legato

a determinate regole sociali; oggi può dipendere

da un post su uno dei più diffusi social network… Ma

ciò che realmente conta è che l’«onore» diventi «dignità

»: non un carattere sociale che si può perdere o

conquistare, ma un carattere indelebile, che non dipende

né da quanto gli altri possono dire o fare, ma

nemmeno da quanto io stesso posso dire o fare. Prima

di qualunque azione la persona è definita dallo

sguardo di Dio, e questo sguardo è per sempre (Leonardo

Paris). Per questo motivo la sfida dell’evangelizzazione

è quella di accorciare le distanze tra le persone

umane e Dio (Valentino Bulgarelli).

L’inserto staccabile ci porterà ancora in Terra Santa,

con la gita sui generis organizzata da Marco Tibaldi.

Le rubriche invece oscilleranno tra la letteratura apocrifa,

con le levatrici di Maria a Betlemme («Per saperne

di più», di Marcello Panzanini), il film, la letteratura

(«Men at work», di Valeria Poletti) e l’arte (Marcello

Panzanini). Senza dimenticare la sfida educativa

che la Bibbia, con tutti i suoi sentimenti, rappresenta

per i giovani (Calogero Manganello).

Carlo Broccardo



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023743
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

Tra l’8 dicembre 2015 e il 20 novembre

2016 la chiesa cattolica ha celebrato il giubileo

straordinario della misericordia. Lo

scopo era quello di mettere la misericordia

di Dio chiaramente al centro della vita e dell’annuncio

della chiesa. In questo fascicolo di Parole di

Vita esploreremo, tra molti sentimenti presenti nella

Bibbia, proprio la misericordia e la compassione.

Ci accorgeremo che il giubileo da poco concluso

non è di per sé una novità assoluta: la misericordia

è sempre stata al centro dell’esperienza di Dio

di cui la Bibbia si fa testimone.

Basta che pensiamo al libro dell’Esodo, quando

Mosè chiede a Dio che gli riveli il suo nome; e Dio

risponde presentandosi come misericordioso e pietoso.

La misericordia non è un’eccezione (di solito

Dio è giusto, ma talvolta fa uno strappo e si presenta

come misericordioso): è la regola stessa, l’essenza

di Dio; è il primo palpito di Dio dall’eternità

(Antonio Nepi). Nella Bibbia ebraica è chiarissimo

che il nome di Dio è misericordia; lo testimoniano,

fra gli altri, i profeti e i Salmi. Noi leggeremo alcuni

tra i cosiddetti “salmi della misericordia” (Sebastiano

Pinto).

Passando al Nuovo Testamento, scopriamo il volto

di un Gesù misericordioso. Per esempio quando

moltiplica i pani e i pesci, dando da mangiare a migliaia

di persone; è anche un insegnamento, un invito

a quella condivisione della grazia in cui la pochezza

può divenire abbondanza (Annalisa Guida). Nelle

azioni di Gesù le folle riconoscono la presenza di Dio,

che è venuto a far visita al suo popolo; come quando

il Signore si commuove di fronte ad una donna già

vedova che ora perde anche il suo unico figlio (Gian

Luca Carrega). Il Nuovo Testamento, collocandosi nel

solco dell’Antico, usa un linguaggio molto corporeo;

uno dei verbi tradotti con «avere compassione» (vedi

il buon Samaritano o il padre misericordioso), per

esempio, ha a che fare con le viscere e significa letteralmente

«provare una compassione viscerale». È un

sentimento forte, che sfocia nell’azione del prendersi

cura (Maurizio Marcheselli). Leggendo le lettere di

Paolo, infine, impariamo che la misericordia tra fratelli

 non è solo una buona azione e nemmeno un sentimento

e basta: tutto di noi stessi viene trasformato

in Cristo; è in lui dunque che possiamo amarci «di

vero cuore» (Mirko Montaguti).

Quello che abbiamo visto finora leggendo alcune

pagine bibliche, la riflessione teologica lo sintetizza

dicendoci che la misericordia non parla solo di Dio;

è anche una questione antropologica (dice qual è il

nucleo sintetico della persona umana) ed ecclesiale:

siamo chiamati ad essere «misericordiosi come il Padre

» (Francesco Scanziani). Dal punto di vista della

catechesi, poi, l’annuncio biblico della compassione

stimola a porre una maggiore attenzione a Dio e alla

vita degli uomini e delle donne d’oggi (Valentino

Bulgarelli). Perché l’altro chiede attenzione, ascolto,

vicinanza, azione, per non restare dentro di sé e poter

evolvere nel prendersi cura (Rosella De Leonibus).

Le rubriche come al solito ci aprono orizzonti

originali. “Per saperne di più”, insieme alla copertina

(Marcello Panzanini), per esempio, ci racconta qualcosa

del famoso “buon ladrone”, che nella tradizione

antica ha preso il nome di Disma. Che c’entra con la

misericordia? Occorre leggere le due rubriche per capirlo!

“Men at work” ci porta invece al cinema, spulciando

tra le molte iniziative che hanno avuto luogo

proprio in occasione del giubileo (Valeria Poletti).

Continua il suo percorso sui giovani la rubrica “Apostolato

biblico” (Calogero Manganello) e sulla Bibbia

come paradigma culturale l’inserto staccabile, che racconta

l’esperienza di una gita scolastica in Terra Santa

(Marco Tibaldi).

Confesso che questa volta non è stato facile scrivere

l’editoriale, cioè riassumere in poche righe l’essenza

di ciascun articolo; perché il tema della misericordia

ha portato i nostri autori ad usare un linguaggio

teologicamente denso, persino poetico; anche dallo

stile si percepisce che siamo qui al cuore della nostra

fede, un cuore pulsante, che non si può ridurre a poche

parole. Vi auguriamo di fare la stessa esperienza

di vitalità, leggendo le pagine della nostra rivista.

Carlo Broccardo

 

INDICE

Editoriale

Antonio Nepi

IL NOME DI DIO È MISERICORDIA

Sebastiano Pinto

«ETERNA È LA SUA MISERICORDIA»:

IL DIO PAZIENTE E MISERICORDIOSO

Annalisa Guida

FATTI DI PANE

Gian Luca Carrega

GESÙ, LA SPUGNA

DELLE NOSTRE LACRIME (LC 7,11-17)

Maurizio Marcheselli

PROVARE MISERICORDIA

E FARE MISERICORDIA

Mirko Montaguti

LE RADICI

DELLA MISERICORDIA ECCLESIALE

NELL’INSEGNAMENTO PAOLINO

Francesco Scanziani

MISERICORDIA: VIRTÙ UMANA

O QUALITÀ DIVINA?

Valentino Bulgarelli

LA MISERICORDIA. PER UN CAMBIO

DI PASSO DELL’EVANGELIZZAZIONE

Rosella De Leonibus

SENTIRE INSIEME, SENTIRE NELLE VISCERE,

PER PRENDERSI CURA DELL’ALTRO

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Disma, il primo santo della storia

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Al cinema, la misericordia?

APOSTOLATO BIBLICO

Calogero Manganello

Bibbia e discernimento vocazionale

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

La misericordia a portata di mano:

la Crocifissione di Paolo Veronese



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023644
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Sebastiano Pinto

L’UOMO DI FRONTE A DIO:

DAL TERRORE AL RISPETTO

Dionisio Candido

LA PAURA DELLA LIBERTÀ

Laura Invernizzi

PAURA E INADEGUATEZZA:

SPAZIO DI DIO?

Benedetta Rossi

NELLA PAURA, LA FIDUCIA

Carlo Broccardo

GESÙ AL GETSÈMANI.

UN RITRATTO POCO EDIFICANTE?

Annalisa Guida

LE PAURE DEL DISCEPOLO

Serena Noceti

«HO AVUTO PAURA»:

UNA EMOZIONE CHE CI RIVELA

Valentino Bulgarelli

LA PAURA. IL VANGELO

COME ANTIDOTO

CONTRO LA SOLITUDINE

Rosella De Leonibus

SILENZIO, LA PAURA STA PARLANDO

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Il bello non ha paura di nulla:

il monastero di Daphni

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Una musica da paura

APOSTOLATO BIBLICO

Calogero Manganello

Il giovane nella Bibbia

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Il vero catenaccio è la paura: L’incredulità di Tommaso

del monastero di Daphni

 

Editoriale

La paura è un sentimento di cui nella Bibbia

si parla tantissimo. Non che la sacra Scrittura

ce ne offra un trattato ordinato e dettagliato:

piuttosto, come per gli altri sentimenti, troveremo

storie, personaggi, riflessioni e preghiere che

esprimono questo sentimento così radicato nel profondo

del nostro cuore.

Inizieremo la nostra carrellata con la paura dell’uomo

di fronte a Dio; ci soffermeremo su concetti quali

spavento e terrore, per poi sviluppare la categoria

di “timore di Dio”, a cui la tradizione sapienziale accorda

molta importanza (Sebastiano Pinto). Il secondo

passo dell’itinerario che vi proponiamo ci porterà

ai tempi dell’esodo, quando Israele è stato chiamato

a vincere la paura di vivere da popolo libero (Dionisio

Candido). Il terzo e quarto sguardo sulla paura

prendono le mosse rispettivamente dall’esperienza

di Gedeone (e dei profeti) e dalle riflessioni-preghiere

di alcuni Salmi. Coloro che sono scelti per una missione

spesso sembrano o si sentono inadeguati; ciò

non è per Dio un problema – anzi, l’inadeguatezza e

la paura di non farcela possono diventare luogo della

presenza di Dio, della sua azione (Laura Invernizzi).

Allo stesso modo, la fiducia in Dio è presentata dalla

Bibbia come via privilegiata per uscire dalla paura:

sia la fiducia che nasce dall’intervento di qualcuno

che si fa vicino, sia quella che sboccia nel silenzio

e nella solitudine, quando Dio non risponde all’invocazione

ma l’orante cerca – e trova – nella memoria le

tracce della sua presenza (Benedetta Rossi).

Fin qui siamo rimasti nell’Antico Testamento. Passando

poi al Nuovo, ci confronteremo anzitutto con

la paura di Gesù di fronte alla morte. Al Getsemani

egli ha provato paura, disorientamento, angoscia

e tristezza grande. Sono sentimenti normali, che tutti

noi sperimentiamo in momenti tanto drammatici;

sono sentimenti che anche Gesù ha provato, perché

non ha finto di farsi uomo, non ha scelto per sé

solo esperienze positive (Carlo Broccardo). Passeremo

quindi in rassegna alcuni “luoghi” che, più di altri, generano

paura nei discepoli: il mare di Galilea, la strada

 

verso Gerusalemme, il sepolcro vuoto. Sorprende

tanta paura da parte dei discepoli; ma, a ben guardare,

quando tocca le corde più intime del nostro sentire,

della nostra resistenza a lasciarci andare, della nostra

capacità di aprirci al mistero, essa è tanto autentica

quanto la nostra stessa umanità (Annalisa Guida).

Come già nel numero precedente di Parole di Vita,

dopo gli articoli che hanno approfondito uno o più

brani biblici, ci saranno i tre contributi di carattere

sintetico. La sintesi teologica (Serena Noceti: la paura

sollecita a ripensare l’umano); quella di stampo catechetico-

spirituale (Valentino Bulgarelli, sul vangelo

come antidoto contro la solitudine); quella secondo

una prospettiva psicologica (in cui Rosella De Leonibus

dà la parola alla paura, chiedendole di rispondere

alle nostre domande).

Rimangono sul tema della paura anche la copertina

e la rubrica “Per saperne di più…” (Marcello Panzanini),

che ci fanno conoscere il monastero di Daphni

in Grecia, perché il bello non ha paura di nulla; il

mosaico con l’incontro fra Tommaso e il Risorto “racconta”

di come la paura possa chiudere le porte del

cenacolo, isolando la comunità. La rubrica “Men at

work” (Valeria Poletti) si soffermerà questa volta sulla

musica, esplorando il mondo delle dissonanze: “una

musica da paura”. Continua il suo percorso sui giovani

la rubrica “Apostolato biblico” (Calogero Manganello)

e sulla Bibbia come paradigma culturale l’inserto

staccabile, che si sofferma sui messaggi paradossali

dei vangeli (Marco Tibaldi).

Insomma, la paura non è un sentimento facile;

ma coprirla per fingere che non ci sia sarebbe un errore.

Perché – parafrasando la conclusione dell’articolo

di Rosella De Leonibus – ci insegna a riconoscerci

nella fragilità degli altri, a sentire empatia, e ci rende

bisognosi di cercare e desiderosi di darci a vicenda

conforto, rassicurazione, speranza, amore. I tanti testi

biblici che – passi il terribile gioco di parole – non

hanno paura della paura stanno lì come promemoria,

perché non ci dimentichiamo quanto possiamo

imparare da questo sentimento.

 

Carlo Broccardo



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023590
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDEX

 

 

Editoriale

Sebastiano Pinto

 IL CONFLITTO FRATERNO:

 GIUSEPPE TRA GELOSIA E INVIDIA

 Guido Benzi

 «GELOSO È IL SUO NOME» (ES 34,14).

 LA GELOSIA DI DIO:

 ATTRIBUTO O IDENTITÀ?

 Donatella Scaiola

 GELOSIA E VIOLENZA:

 UN BINOMIO INSCINDIBILE? (NM 25)

 Benedetta Rossi

 GELOSIA E PROFEZIA:

 UNA PASSIONE IN ATTO

 Davide Arcangeli

LO ZELO DI GESÙ

E IL COMPIERSI DELLE SCRITTURE

Andrea Albertin

INGELOSIRE ISRAELE: LA PEDAGOGIA

PARADOSSALE DI DIO IN RM 9–11

Serena Noceti

SOGGETTI DI DESIDERIO/AL DESIDERIO.

UNA RIFLESSIONE TEOLOGICA

Valentino Bulgarelli

LA GELOSIA. EDUCARE ALLA RELAZIONE

Rosella De Leonibus

GELOSIA, AMORE E LIBERTÀ

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

La liturgia cosmica di Filone di Alessandria

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Il mostro dagli occhi verdi

APOSTOLATO BIBLICO

Calogero Manganello

La Bibbia, un testo che genera e nutre la fede

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Il marchio della gelosia: Caino e Abele di L. Hegedu”s

 

 

 

EDITORIALE

Come già s’è detto nel primo fascicolo del

2018, per due anni Parole di Vita attraverserà

le pagine della Scrittura alla ricerca dei

sentimenti di cui è impregnata, anzi intessuta.

Iniziamo il nostro percorso con un sentimento

non facile: la gelosia.

Partiremo dalla storia di Giuseppe, che dipinge

con tinte assai realistiche un conflitto tra fratelli in cui

– almeno all’inizio – la gelosia e l’invidia sembrano

avere la meglio; ma alla fine la tensione si risolve: solidarietà,

disponibilità al perdono, superamento della

gelosia, dell’invidia e del rancore; il racconto biblico è

una lezione di maturità (Sebastiano Pinto). Di gelosia

la Bibbia parla anche in relazione a Dio; anzi, nel libro

dell’Esodo si dice che «Geloso è il suo nome» (Es

34,14). Qui non c’entra nulla l’invidia: il Dio biblico

si presenta come un Dio “coinvolto” nelle vicende del

suo popolo, un Dio che è intimamente animato da

un sentimento di “gelosia” perché ama tanto (Guido

Benzi). Ci sono alcune pagine della Bibbia che sconcertano,

perché la gelosia di Dio diventa intransigente

nei confronti dei tentativi di mescolare la fede in lui

con quella in altre divinità. La violenza – inutile tentare

di negarlo – è una delle risposte che la Scrittura

dà allo zelo/gelosia per/di Dio; ma vale la pena ricordare

che non è l’unica né la prevalente (Donatella Scaiola).

Se guardiamo ai libri dei profeti, vediamo che la

gelosia di Dio è una passione trasformante, una forza

inarrestabile, capace di infliggere un giudizio spietato,

ma altrettanto capace di guarire la ferita che essa

stessa ha provocato (Benedetta Rossi). Pensando ad

un sentimento così potente da essere devastante, forse

non ci viene spontaneo attribuirlo a Gesù; eppure

l’evangelista Giovanni – e, seppur con una terminologia

non specifica, pure gli altri evangelisti – non

esita a raccontare di un Gesù per il quale fare la volontà

del Padre è una realtà vissuta con zelo e sensazioni

viscerali quali la fame e la sete (Davide Arcangeli).

Infine, la nostra carrellata di testi biblici si conclude

con i capitoli 9–11 della Lettera ai Romani, in

cui Dio usa la gelosia come strumento per “convertire”

a sé il popolo eletto; anche coloro che ora non

hanno accolto Gesù, infatti, diventeranno gelosi vedendo

che i pagani sono entrati a far parte del popolo

di Dio e saranno quindi disponibili ad essere reinnestati

nell’olivo da cui sono nati (Andrea Albertin).

Sono molte le realtà che si celano dietro al vocabolo

«gelosia», come si può vedere dai sei passaggi

dell’Antico e del Nuovo Testamento che affronteremo

in questo fascicolo di Parole di Vita. Non per

semplificare una situazione complessa, ma per avere

alcune chiavi di lettura, vi offriamo anche tre articoli

di sintesi. Il primo da un punto di vista teologico

(Serena Noceti): i testi biblici affrontati, infatti, sollecitano

la riflessione teologica a non relegare i sentimenti

nel capitolo della morale, ma ad allargare la riflessione

sull’antropologia teologica (che tipo di uomo

e donna vengono rappresentati nelle Scritture?)

e alla teologia fondamentale (quale immagine di Dio

ne emerge?). Il secondo articolo è relativo più alla catechetica-

spiritualità: affetti e sentimenti, per quanto

possano essere destabilizzanti, non vanno esclusi dai

percorsi di formazione e di crescita nella fede (Valentino

Bulgarelli). Il terzo articolo, infine, si pone da un

punto di osservazione psicologico-psicoterapeutico: la

gelosia, sentimento universale, può manifestarsi come

emozione momentanea che scalda le relazioni o

come veleno che le soffoca; il dolore, la rabbia, l’umiliazione

e la sfiducia possono distruggere i rapporti

che vorrebbero preservare. Si può imparare ad amare

coniugando impegno e libertà (Rosella De Leonibus)?

Rimangono sul tema della gelosia anche la copertina

e la rubrica “Per saperne di più…” (Marcello

Panzanini), che rileggono le vicende di Caino e Abele

con gli occhi del filosofo Filone di Alessandria (I secolo

a.C. – I secolo d.C.) e del pittore László Hegeds

(XIX-XX secolo); così come la rubrica “Men at

work” (Valeria Poletti). Continua invece il suo percorso

sui giovani la rubrica “Apostolato biblico” (Calogero

Manganello) e prosegue sulla Bibbia come paradigma

culturale l’inserto staccabile, che passa ora

dall’Antico al Nuovo Testamento (Marco Tibaldi).

Carlo Broccardo



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023378
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Index


Editoriale

Donatella Scaiola

LA BIBBIA:

UN LIBRO RICCO DI SENTIMENTI

Gaetano Piccolo

SI PUÒ SENTIRE SENZA PENSARE?

L’UNITÀ ORIGINARIA DI PENSIERI

E SENTIMENTI

Annalisa Guida

IL DIO DEI SENTIMENTI

Laura Invernizzi

APPUNTI DI ANATOMIA METAFORICA

DEI SENTIMENTI

Dionisio Candido

TRADURRE I SENTIMENTI BIBLICI

Benedetta Rossi

RAGIONE E SENTIMENTO.

RITRATTI DI DAVIDE

Giulio Cirignano

EMOZIONI E PASSIONI IN PAOLO

Paolo Messina

I SENTIMENTI NELLA SCRITTURA:

TRA SPONTANEITÀ E COMANDAMENTO

BIBLIOGRAFIA RAGIONATA

Donatella Scaiola

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

L’Apocalisse di Elia

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Dare nomi alle emozioni

APOSTOLATO BIBLICO

Calogero Manganello

Il senso della Bibbia nella vita del giovane

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

I colori dei sentimenti: Elia e il figlio della vedova,

di Ford Madox Brown

 

EDITORIALE

Per quasi sessant’anni la nostra rivista ha dedicato

ogni singolo fascicolo ad introdurre e

accompagnare la lettura dei libri della Bibbia,

Antico e Nuovo Testamento. Poi nel 2015

abbiamo approfittato dell’anniversario della Dei Verbum

e abbiamo approfondito questo bellissimo documento

sulla parola di Dio, che il concilio Vaticano

II ha donato alla chiesa il 18 novembre 1965. Invece

che tornare a libri biblici già visti in passato, abbiamo

poi deciso di affrontare alcuni temi trasversali.

Nel 2016-2017 ci siamo lasciati accompagnare da

dodici personaggi della Bibbia, sei dell’Antico e sei

del Nuovo Testamento; ora per due anni ci faremo

guidare dai sentimenti che questi stessi personaggi

(sia quelli che abbiamo visto sia altri ancora) hanno

espresso. Sentimenti, affetti, emozioni: è un mondo

magmatico, difficile da definire e da precisare, eppure

molto umano e dunque noto a ciascuno di noi; sarà

interessante scoprire come la Bibbia utilizzi molto il

linguaggio dei sentimenti (Donatella Scaiola)! Questo

primo fascicolo lo dedicheremo ad una riflessione

introduttiva, che farà da premessa per gli affondi

dei prossimi numeri, concentrati invece sul singolo

sentimento: gelosia, paura, compassione e misericordia,

vergogna e onore, ira…

Per entrare nel mondo dei sentimenti, una prima

operazione da fare è chiarire di che cosa stiamo parlando;

perché magari con la parola “sentimento” intendiamo

realtà diverse. Sarà importante, per esempio,

superare il tradizionale conflitto tra pensiero e

sentimento, razionalità e affettività; con un neologismo

si potrebbe parlare di “pensi-mento” (Gaetano

Piccolo). Così come è importante fin da subito chiarire

che i sentimenti non riguardano solo gli esseri

umani; nelle pagine della Bibbia anche Dio è “emotivo”

fin nelle viscere quando in gioco c’è la relazione

con l’uomo (Annalisa Guida). Come terza riflessione

di fondo, necessaria per capirci nei prossimi fascicoli,

ecco una “anatomia” metaforica dei sentimenti: anche

nella Bibbia, come nel nostro modo comune di

parlare, il sentire emotivo viene associato ad alcune

parti del corpo; solo che non sono le stesse a cui noi

(occidentali del XX secolo) spontaneamente pensia-
mo. La sede delle emozioni, solo per fare un esempio,

non è nel cuore, ma nelle reni (Laura Invernizzi). Ovviamente

le varie traduzioni della Bibbia hanno modificato

spesso l’immagine usata dal testo originale;

ma non si tratta di un tradimento, quanto piuttosto

di un adattamento al contesto per cui la traduzione

era pensata (Dionisio Candido).

Chiariti questi quattro aspetti di fondo, dedicheremo

gli ultimi tre articoli ad altrettanti mini-approfondimenti.

Allacciandoci alle annate precedenti, prenderemo

come esempio un personaggio dell’Antico

Testamento e uno del Nuovo Testamento: Davide,

attraversato dai sentimenti più contrastanti (Benedetta

Rossi), e Paolo, che, pur essendo lontano fisicamente

dalle comunità a cui scrive, riesce con le sue

lettere ad essere dentro il loro cammino (Giulio Cirignano).

Ci soffermeremo infine su questo nodo particolare:

la Bibbia talora esorta ad avere determinati

sentimenti, quando proprio non li comanda. Ma si

può imporre un sentimento (Paolo Messina)? Il tema

è così ampio e le pagine a nostra disposizione poche;

una bibliografia ragionata offre al lettore interessato

la possibilità di approfondire ulteriormente il tema

(Donatella Scaiola), nell’attesa dei prossimi fascicoli

di Parole di Vita.

Una parola sulle rubriche che ci accompagneranno

quest’anno. L’inserto staccabile sarà ancora su

«Bibbia e scuola» (Marco Tibaldi); così come rimarrà,

ormai classica, la rubrica «Arte», che illustra l’immagine

di copertina (Marcello Panzanini). Conserveremo

dall’ultima annata anche le rubriche «Per saperne di

più…», dedicata a curiosità bibliche (Marcello Panzanini),

e «Men at work», che traduce in esperienza

alcune riflessioni emerse nel fascicolo (Valeria Poletti).

La pagina dell’Apostolato biblico cambierà, sintonizzandosi

sul tema del prossimo Sinodo dei vescovi

su «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale».

Iniziamo quindi un percorso nuovo, forti del lavoro

d’équipe della redazione e del sostegno costante

di voi lettori e lettrici.

Carlo Broccardo

 



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023323
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

Marinella Perroni

LE CREDENTI NEL RISORTO.

STORIA DI UN’EMARGINAZIONE

 

Laura Invernizzi

IL SERVIZIO, LA TESTIMONIANZA

E LA MISSIONE

 

Maurizio Marcheselli

DISCEPOLE IN UN INTRECCIO

DI RELAZIONI

 

Serena Noceti

LIDIA, FEBE E LE MOLTE ALTRE.

IL DISCEPOLATO DELLE DONNE

NELLE PRIME COMUNITÀ CRISTIANE

 

Marcello Panzanini

MARIA MADDALENA.

UNA DISCEPOLA SPECIALE

 

Annalisa Guida

CORRISPONDENZE: LE DISCEPOLE

DI GESÙ E LA SPOSA DEL CANTICO

 

Valentino Bulgarelli

LE DISCEPOLE DI GESÙ.

SEGNO DEL PRENDERSI CURA

DELL’ALTRO

 

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

La Madre, la mirofora delle mirofore

 

MEN AT WORK

Valeria Poletti

La parabola di Marta e quella di Philomena

 

APOSTOLATO BIBLICO

Melania Magro

L’Apostolato biblico nella diocesi di Noto

 

LA BIBBIA NELLA RIFORMA

Mara La Posta

La Bibbia Reina - Valera

 

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

A chi parla l’angelo sulla tomba?

Le tre Marie al sepolcro, dei fratelli van Eyck 

 

 

Editoriale

 
Nel 2016 abbiamo concluso la nostra carrellata

di personaggi dell’Antico Testamento

con la donna del Cantico. Vogliamo

ora congedarci dai personaggi

del Nuovo Testamento con un’altra presenza femminile,

quella delle discepole di Gesù.

L’articolo introduttivo (Marinella Perroni) parte

dalla constatazione di come nella storia si sia gradualmente

passati dalla partecipazione delle donne

al gruppo discepolare di Gesù alla loro esclusione

dai ruoli ecclesiali; è una realtà che ci chiede di non

essere trascurata. Non si tratta tanto di dare adito a

polemiche o rivendicazioni, né di vivacizzare la spiritualità

mariana; come vedremo nell’ultimo articolo

(Valentino Bulgarelli), è proprio una questione

centrale nella visione di chiesa che abbiamo: costruire

una comunità che genera processi nuovi, tipicamente

femminili, per favorire l’incontro tra Dio e

ogni persona.

In questo contesto, noi diamo come al solito il

nostro contributo di taglio biblico: mostriamo come

tutto questo non sia solo relativo alla sociologia

o all’antropologia, ma un dato ben presente nelle

sacre Scritture. Iniziamo chiedendoci se è possibile

parlare di «discepole» di Gesù; anche se non vengono

mai definite esattamente in questo modo, nei

racconti evangelici ci sono alcune donne che vengono

caratterizzate come tali (Laura Invernizzi). Scorrendo

alcuni loro profili, così come ci vengono narrati

nei vangeli, ci accorgiamo che sono tre i livelli

principali di relazione che esse intessono: con Gesù,

con il resto del gruppo dei discepoli, con la propria

casa (Maurizio Marcheselli). Il ruolo delle donne nelle

prime comunità cristiane assume forme diverse, a

seconda dell’epoca in cui i singoli scritti del Nuovo

Testamento hanno visto la luce; l’importante è non

prendere alcune affermazioni in senso assoluto, dimenticandone

il contesto (Serena Noceti).

Tra le discepole di Gesù, alcune hanno avuto una

“fortuna” maggiore. Pensiamo per esempio a Maria

Maddalena, di cui i vangeli canonici ci dicono assai

poco, ma sulla quale poi sono state scritte molte

 pagine – dagli apocrifi fino a Il codice Da Vinci

di Dan Brown (Marcello Panzanini). Con lei anche

Maria di Betania; entrambe richiamano la Sulammita

del Cantico dei Cantici, entrambe si autodefinirebbero

– come lei – «malate d’amore» (Annalisa

Guida). Dell’altra sorella di Betania, Marta, ci parla

la rubrica Men at work; per spaziare poi sul film

Philomena e su alcuni interessanti siti internet (Valeria

Poletti). La rubrica Per saperne di più ci porta

a spasso nei secoli, dal Vangelo di Rabbula all’opera

di Gregorio Palamas, passando per l’apocrifo

Vangelo di Gamaliele; scopriremo così una antica e

perdurante tradizione che vede Maria, la madre di

Gesù, come la prima ad aver incontrato il figlio risorto.

Il tema era già stato annunciato nella copertina,

illustrata per noi dalla rubrica Bibbia e arte, che

riporta le tre Marie al sepolcro nell’interpretazione

di Hubert e Jan van Eyck (Marcello Panzanini). Si

può vedere come queste figure di discepole di Gesù

abbiano avuto ampio spazio anche dopo la scrittura

del Nuovo Testamento.

Continuano le rubriche che ci hanno accompagnato

lungo tutto l’anno. Per l’Apostolato biblico

conosceremo l’esperienza della diocesi di Noto;

per La Bibbia nella Riforma ci sposteremo nell’area

linguistica spagnola (specialmente quella dell’America

latina), con la Bibbia Reina - Valera, la cosiddetta

“Bibbia dell’orso” (Mara La Posta). L’inserto

staccabile, infine, offrirà un altro grappolo di riflessioni

ed esempi sulla Bibbia come paradigma culturale

(Marco Tibaldi).

Dei tredici contributi di quest’ultimo fascicolo

del 2017 ben sette sono firmati da una donna.

Vi facciamo notare con una certa soddisfazione che

non è una scelta di opportunità, legata al tema del

fascicolo; in Parole di Vita c’è sempre, dalla direttrice

alle molte collaboratrici, una importante presenza

femminile. Ci auguriamo che questo abbia permesso

di rendere le nostre pagine più capaci di ascoltare

la Parola, di animare il vostro tempo, di prendersi

cura di voi lettori e lettrici.

Carlo Broccardo



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023057
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

RUBRICA Editoriale

Dionisio Candido

PAOLO E GIACOMO: DUE MODI

DI VIVERE LA STESSA CHIESA

Mirko Montaguti

PAOLO VERSUS GIACOMO:

CONTENDERE, CONCORDARE

O COMPLETARE?

Maurizio Marcheselli

CONTRASTI E CONVERGENZE

DA GERUSALEMME AD ANTIOCHIA

Benedetta Rossi

L’APOSTOLO DELLE GENTI E IL FRATELLO

DEL SIGNORE IN RELAZIONE

Jean Paul Lieggi

PAOLO E GIACOMO NELLA STORIA

DELLA COMUNITÀ CRISTIANA

Annalisa Guida

IL FRATELLO GIUDICE

E IL PERSECUTORE PERSEGUITATO

Valentino Bulgarelli

PAOLO E GIACOMO E L’ESERCIZIO

DEL CAMMINARE INSIEME

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Giacomo: una pietra scartata divenuta fondamenta

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Il fratello del Signore e il primo ciaraulo cristiano

APOSTOLATO BIBLICO

Luciana Stazi

L’Apostolato Biblico nell’arcidiocesi di Perugia

LA BIBBIA NELLA RIFORMA

Mara La Posta

La Bibbia di Olivetano (1535)

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

San Giacomo, morto che parla: Il Martirio

di San Giacomo, di Andrea Mantegna

 

 

Prima dei consueti articoli di sintesi, avremo questa

volta un contributo di tipo maggiormente storico-

teologico. La dialettica tra Paolo e Giacomo, infatti,

non solo rispecchia il non facile equilibrio, a lungo

cercato nei primi secoli, tra i cristiani provenienti dal

mondo ebraico e quelli dal mondo pagano; ha anche

fornito il campo di discussione – a partire dal XVI secolo

– tra la chiesa cattolica, più schierata sul versante

di Giacomo, e le chiese della Riforma, più allineate

su quello di Paolo (Jean Paul Lieggi).

Il primo dei due articoli di sintesi ci inviterà a tornare

ancora agli incontri che ci sono stati tra i due.

Non per ripetere cose già viste, ma per guardare alla

costruzione dei personaggi, a come – limitandoci al

libro degli Atti – i due vengono caratterizzati (Annalisa

Guida). Gli Atti degli apostoli sono decisamente

sbilanciati su Paolo, al quale viene concesso molto più

spazio che a Giacomo; due delle nostre rubriche invece

saranno dedicate al martirio di Giacomo nell’arte,

secondo le rivisitazioni di Hendrick Goltzius e di

Andrea Mantegna (Marcello Panzanini).

Le vicende storiche e i temi teologici legati a Paolo

e Giacomo, alla fine, sono il sintomo di una chiesa

viva, che cerca continuamente nuovi equilibri, per rimanere

ancorata al centro e al tempo stesso non perdere

il valore di ogni espressione della fede. La stessa

dinamica la possiamo riscoprire anche nella rubrica

“La Bibbia nella Riforma”, che ci presenterà la Bibbia

di Olivetano (Mara La Posta); come nell’esperienza

dell’Apostolato Biblico della diocesi di Perugia -

Città della Pieve (Luciana Stazi); o ancora nell’inserto

sulla Bibbia a scuola, che chiede come strumento

fondamentale la creatività (Marco Tibaldi). La rubrica

più longeva della nostra rivista, e cioè la “Vetrina

biblica”, non è forse in sintonia – pur senza essere legata

al tema di ogni fascicolo? Anche voi lettori, infatti,

siete chiamati ad essere creativi, nell’affrontare

situazioni e linguaggi nuovi per esprimere la stessa fede;

e un buon approfondimento biblico non può che

essere una base solida da cui partire. Buona lettura,

dunque, a nome di tutta la redazione.

 

Carlo Broccardo



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023019
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

PERSONAGGI DEL NUOVO TESTAMENTO

4. MARIA E GIUSEPPE

 

Editoriale

Dionisio Candido 

MARIA E GIUSEPPE: 

UNA COPPIA TRA DAVIDE E GESÙ 

 

Guido Benzi 

LE VOCAZIONI DI GIUSEPPE E MARIA: 

MT 1,18-25 E LC 1,26-38 

 

Benedetta Rossi 

MARIA E GIUSEPPE 

NELLA RETE DELLE RELAZIONI 

 

Annalisa Guida 

I VOLTI DI MARIA 

NEL NUOVO TESTAMENTO 

 

Dionisio Candido 

MARIA E GIUSEPPE DOPO LA BIBBIA. 

TAPPE DI UNA STORIA DEGLI EFFETTI 

 

Annalisa Guida 

SULLA SOGLIA, 

CON CORAGGIO E CON CURA: 

LE FIGURE DI MARIA E GIUSEPPE 

 

Valentino Bulgarelli

MARIA E GIUSEPPE: 

UNA FAMIGLIA IN DISCERNIMENTO 

PER SAPERNE DI PIÙ 

 

Marcello Panzanini 

«Chi ascolta la Parola, genera il Cristo» 

 

MEN AT WORK 

Valeria Poletti 

Genitori 

 

APOSTOLATO BIBLICO 

Andrea Albertin 

L’Apostolato biblico nella diocesi di Padova 

 

LA BIBBIA NELLA RIFORMA 

Mara La Posta 

Authorized Version o King James Version (anno 1611) 

VETRINA BIBLICA 

 

ARTE

Marcello Panzanini 

La Madre non ci abbandona mai. 

La Madonna del parto di Piero della Francesca

_________________________________________________

EDITORIALE

 

Maria e Giuseppe, i genitori di Gesù, sono

i due personaggi di cui ci occuperemo

in questo nostro fascicolo di Parole

di Vita. Sono due persone fondamentali

per la vita di Gesù e dunque anche della chiesa, eppure

il Nuovo Testamento parla molto poco di loro;

la tradizione della chiesa invece, dagli scritti apocrifi

fino alla teologia, si è interessata a loro in maniera

più ampia. Ancora più del solito, dunque, dovremo

fare qualche escursione fuori dagli scritti canonici.

Come ormai d’abitudine, un primo articolo pone

le basi su cui poi costruire; ci offre alcuni punti

di riferimento per fare la conoscenza di questa “strana

coppia”, che nel nostro percorso biennale (personaggi

dell’Antico e personaggi del Nuovo Testamento)

è posta in parallelo con il grande re Davide, di cui

Giuseppe è discendente (Dionisio Candido). È specialmente

nei “vangeli dell’infanzia” di Gesù, cioè nei primi

due capitoli di Matteo e di Luca, che Maria e Giuseppe

occupano un certo spazio. Noi ci soffermeremo

in modo particolare sui due racconti di “vocazione”,

quando l’angelo viene da parte di Dio con un messaggio

sia per Maria che per Giuseppe; entrambi, alla

fine, sono chiamati a donare un grembo, una casa

al Figlio di Dio. Questa è la vocazione che li accomuna,

al di là delle differenze che ci sono tra i due

(Guido Benzi). Rimaniamo in scia con questa riflessione

se guardiamo alle relazioni che hanno con gli

altri personaggi dei vangeli; gli evangelisti sono stati

assai discreti a tale proposito, perché la relazione più

importante – sulla quale insistono i loro racconti – è

quella con Gesù e il mistero del suo essere figlio loro

e di Dio (Benedetta Rossi). In particolare, a tale proposito,

il Nuovo Testamento mette a fuoco il ruolo

avuto da Maria. Scavando in profondità ci accorgeremo

che non c’è uniformità tra i vari scritti del Nuovo

Testamento, ma una traiettoria è riconoscibile, sintomo

di una riflessione sbocciata nelle prime comunità

cristiane a proposito del ruolo di Maria nella storia

della salvezza (Annalisa Guida).

Finora siamo rimasti entro i confini degli scritti

canonici; un articolo intero sarà dedicato alla risonanza

che Maria e Giuseppe hanno avuto oltre il

Nuovo Testamento, dai vangeli apocrifi al Vaticano

II (Dionisio Candido).

I due ultimi articoli, prima delle rubriche, ci offrono

alcuni spunti di sintesi. Da un lato guardere-

mo a come sono costruiti narrativamente i due personaggi:

sulla soglia tra Antico e Nuovo, vivono il coraggio

di chi non abbandona anche nella difficoltà,

esprimono la cura che fa crescere e diventare adulti.

Sono dei veri genitori (Annalisa Guida)! Non modelli

ideali da incorniciare e guardare con nostalgia; ma

persone capaci nella realtà della vita familiare di fare

discernimento, per scoprire e custodire la presenza

del Dio con noi (Valentino Bulgarelli).

Le rubriche, ciascuna dal proprio punto di vista,

riprendono molti di questi temi. I Sermoni mariani di

Guerrico d’Igny, per esempio, mettono in luce come

chi ascolta la parola di Dio genera il Cristo, perché

giunge a «concepire dentro l’utero del cuore» (Marcello

Panzanini). “Men at work” ci regala una riflessione-

racconto di come può essere avere un figlio reale

e non immaginato, un figlio che non avrà di sicuro

la vita perfetta che madri e padri desiderano per i

propri ragazzi eppure sarà sempre amato, anche nella

sua incomprensibilità (Valeria Poletti). “La Bibbia

nella Riforma” ci racconta il percorso complicato attraverso

il quale si è giunti alla Authorized Version (o

King James Version), una traduzione ufficiale in inglese

della Bibbia per le comunità della Riforma; anche

in questo caso ci si deve incontrare-scontrare con una

realtà più complicata delle belle idee di partenza (Mara

La Posta). L’“Apostolato biblico” porta l’esperienza

della diocesi di Padova. L’inserto staccabile continua

con una riflessione sul ruolo che la Bibbia può

avere nella scuola: quando diciamo che è importante

che la Bibbia ci sia, non è scontato che intendiamo

la stessa cosa… (Marco Tibaldi).

Come congedo riprenderemo l’immagine di copertina,

la celebre Madonna del parto di Piero della

Francesca. Originariamente il dipinto doveva stare in

un cimitero: la Madre, raffigurata nell’atto di guardare

in basso, verso la bara, garantisce fino alla fine

la sua presenza (Marcello Panzanini). Il nostro augurio

è che queste pagine siano non solo uno strumento

per conoscere meglio Maria e Giuseppe, ma anche

un invito discreto a lasciarsi accompagnare da coloro

che hanno saputo aver cura di Gesù.

Carlo Broccardo



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022845
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Giovanni Battista è il terzo personaggio del

Nuovo Testamento che andiamo a conoscere

meglio, nelle pagine della nostra rivista.

I primi a parlare di lui sono gli evangelisti,

per cui non abbiamo dubbi a porlo tra i personaggi del

Nuovo Testamento; anche se forse – leggendo attentamente

i nostri articoli – ci faremo l’idea di un uomo che

sta sulla soglia, tra i due Testamenti. Chiude l’Antico e

apre il Nuovo, appartenendo ad entrambi.

Come di consueto dedicheremo il grosso degli articoli

ad approfondire alcuni aspetti che emergono dai

testi che parlano di lui. Anzitutto cerchiamo di capire

quali sono questi testi. Le fonti a cui attingere, per avere

un quadro storico della sua persona e del suo messaggio,

sono i vangeli, gli Atti degli apostoli (per quel che riguarda

i suoi discepoli) e l’opera dello storico ebreo Flavio

Giuseppe, vissuto nel I secolo d.C.; si tratta di testi in

cui aspetti storici, letterari e teologici si intrecciano insieme

(Benedetta Rossi). Qual è il ritratto che ne emerge?

Guardiamo anzitutto a quello che scrivono di lui i

quattro vangeli. Essi lo dipingono come un uomo dai

molti volti e sfaccettature: profeta, precursore, battezzatore,

amico dello sposo… È un ritratto complesso, ma

affascinante (Donatella Scaiola). Mettendo a fuoco il

suo rapporto con l’autorità, lo vediamo come un grande

tra i grandi; l’opinione pubblica aveva un’alta considerazione

di lui, perché era capace di parlare agli uomini

del suo tempo – di ogni status e credo – lasciando

un segno nel contesto palestinese del I secolo d.C. Non

ha avuto paura di ergersi come coscienza critica, fedele

alla verità anche quando il rischio era elevato (Sebastiano

Pinto). Il suo rapporto con Gesù, di cui ci parlano

specialmente i vangeli (difficile da interpretare il cosiddetto

Testimonium flavianum, come vedremo), è diverso

a seconda del testo a cui ci si appella: si va dalla sicurezza

con cui il Battista indica in Gesù l’agnello di Dio

nel Vangelo secondo Giovanni all’incertezza inquieta dei

sinottici. Da come si rapporta a Gesù vediamo anche

qual è la sua idea su Dio e sul suo regno che deve compiersi

(Giulio Michelini).

Non è cosa semplice mettere insieme tutti questi dati

in un ritratto unitario. Giovanni Battista, infatti, è il

personaggio del Nuovo Testamento (escluso Gesù, ovviamente!)

su cui abbiamo il maggior numero di dati

purtroppo si tratta spesso, però, di elementi disparati.

Alla fine chi era? Un profeta esigente, forse anche lontano

da Gesù; oppure un amico attento, tutto proiettato

a suscitare la fede in lui (Annalisa Guida)? Di questi

aspetti, il contributo di rilettura catechetico-spirituale

sottolinea la dimensione profetica, che ci spinge a

rivalutare quel sensus fidelium di cui si parlava molto in

teologia fino a qualche anno fa (Valentino Bulgarelli).

Come si può intuire dalle fonti antiche, Giovanni

Battista era un uomo conosciuto e stimato. E lo è stato

a lungo, nei secoli. Lo mostreranno alcuni contributi

in cui viene esplorata la figura di Giovanni oltre i testi

e le epoche bibliche. Non stupisce che di lui parli

Dante, né che la liturgia vi dedichi ben due feste; magari,

però, non ci aspettavamo che fosse così citato nel

Corano, che ne parla in più di una sura (Guido Benzi).

Un monaco cistercense vissuto a cavallo tra il 1100 e il

1200 vi dedica dei bellissimi sermoni, in cui il Battista

appare come l’esempio che ogni monaco deve seguire

(Marcello Panzanini). Per quel che riguarda l’arte, poi,

c’è solo l’imbarazzo della scelta tra tutte le possibili interpretazioni

di questo o quell’episodio della vita – e ancor

più della morte – di Giovanni; i due che abbiamo scelto

sono un dipinto del Domenichino (che fa da copertina

al fascicolo; Marcello Panzanini nella rubrica “Arte”)

e la “confusione” tra Erodiade, Salomè e Giuditta

in alcune rappresentazioni (c’è chi tende a trasformare

tutte le donne in vampiri affamati di vita, come mostra

Valeria Poletti nella rubrica “Men at work”).

Ci staccheremo per un po’ dalla figura del Battista

in alcune rubriche: “Apostolato biblico” porta la testimonianza

della diocesi di Massa Marittima - Piombino;

“La Bibbia nella Riforma” ci racconta la traduzione

italiana della Bibbia fatta da Giovanni Diodati, esule

a Ginevra ma «di nazione lucchese» (Valdo Bertalot);

“Vetrina biblica” spazia, come di consueto, tra le novità

in libreria; infine l’inserto staccabile “La Bibbia a

scuola”, dopo aver proposto alcuni elementi teorici, offre

un esempio di utilizzo della Scrittura, preso dalla vocazione

di Abramo.

Carlo Broccardo



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