Utilizza la nuova versione del negozio



RICERCA PRODOTTI

Seleziona la categoria di interesse dal menù principale,
in questo modo le tipologie associate saranno subito visibili.


Categoria


Tipologia


Num. Prodotti x Pagina


Ordina Per

Ebook - Parole Di Vita



Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024610
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

SENTIMENTI NELLA BIBBIA

GIOIA

Editoriale

Ester Abbattista

«HAI MUTATO IL MIO LAMENTO

IN DANZA»: STERILITÀ FECONDE

Donatella Scaiola

DIO GIOCA CON IL LEVIATÀN

Sebastiano Pinto

QOELET HA MAI RISO?

Laura Invernizzi

LE ESPRESSIONI DELLA GIOIA

Lucio Sembrano

LA GIOIA DEL VANGELO

IRROMPE NEL MONDO

Annalisa Guida

LA GIOIA DI GESÙ

Marinella Perroni

PAOLO, LIETO IN OGNI TRIBOLAZIONE

Serena Noceti

LA GIOIA DI GESÙ E DEI DISCEPOLI.

UNA SFIDA ALLA TEOLOGIA

Valentino Bulgarelli

LA GIOIA. INDICAZIONI PER UNA

EVANGELIZZAZIONE “ATTRAENTE”

Monica Cornali

LA GRAMMATICA PSICOLOGICA

DI GIOIA E FELICITÀ

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

La gioia è un dono di Dio:

I Cento capitoli gnostici di Diadoco di Fotice

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Il vizio della tristezza

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia nella liturgia eucaristica

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

La gioia dell’incontro inaspettato.

Il tesoro trovato di Maria Cavazzini Fortini

 

EDITORIALE

Non si può non condividere l’opinione di chi sostiene che tutto il Nuovo Testamento sia un grido di gioia. Scorrendo i quattro vangeli, dall’annuncio della venuta di Gesù (Mt 12) ai racconti di risurrezione, risuona l’eco di tale grido (Lucio Sembrano). L’irruzione della bella notizia, che il profeta di Nazaret proclama e incarna, provoca una gioia incontenibile in chi è disponibile ad accogliere e a prendere sul serio la venuta del regno di Dio. Lo stesso Gesù manifesta nella quotidianità quanto sia gioiosa un’esistenza conquistata e ispirata dal vangelo: non disdegna momenti di piacevole convivialità e non esita ad affermare che in cielo si fa festa ogni qualvolta chi era perduto si lascia ritrovare. Persino nell’imminenza della straziante fine indica nella gioia la beatitudine derivante dal rapporto di amore e di comunione con il Padre (Annalisa Guida). Essa non esclude la sofferenza; la trasfigura. È il mistero pasquale a fondarla. Paolo annunciatore intrepido della stoltezza della croce e testimone piagato della indomabile fragilità dell’annuncio cristiano vede strettamente intrecciati gioia e ministero apostolico: né la prima né il secondo sono sentimenti autoindotti o frutti di una scelta; l’una e l’altro rispondono a una necessità intrinseca dell’essere discepoli. Il fondamento cristologico ha una ricaduta ecclesiologica: come si evince da 2 Cor 1,24, l’unica finalità della fatica apostolica è collaborare alla gioia della fede dei credenti (Marinella Perroni). Sorprendentemente nel corso dei secoli la teologia e la spiritualità non hanno saputo approfittare di questi filoni teologici e di queste corpose testimonianze delle origini (con san Filippo Neri come eccezione a confermare la regola). Bisogna dunque arrivare a papa Francesco per trovare un pontefice che metta al centro del suo magistero questa dimensione della vita cristiana, come si deduce dai titoli dei suoi scritti più incisivi (Evangelii gaudium, Veritatis gaudium, Gaudete et exultate, Laudato si’, Amoris laetitia). Si tratta non so lo di riscoprire un lessico, ma soprattutto di impostare una riflessione che ponga al centro la gioia come sfida per l’antropologia teologica, sollecitazione alla cristologia, invito alla ecclesiologia, in una cornice escatologica (Serena Noceti). Così il cristianesimo potrà fuoriuscire dal bozzolo di religione del risentimento e della paura, della rinuncia e delle passioni tristi, in cui in parte si è rinchiuso e in parte lo hanno (ingiustamente) ficcato i cosiddetti maestri del sospetto, Nietzsche in particolare. È dunque importante ripensare il cristianesimo partendo dalla sua essenza di buona notizia per l’uomo e vedere come potrebbe far rinascere la speranza negli uomini di oggi che si sentono attanagliati da un senso di precarietà esistenziale (Valentino Bulgarelli). A tal fine va proposta una evangelizzazione “attraente” che presuppone e propone un’immagine di Dio meno azzimata e composta di quella modellata sull’Essere aristotelico immobile e impassibile. Un’immagine di Dio più vicina a quella presente nell’Antico Testamento. Qui non solo si dà largo spazio alle esperienze di gioia con un vocabolario ricco e variegato (Laura Invernizzi), con storie di sterilità feconde (Ester Abbattista) e con riflessioni di carattere sapienziale (Sebastiano Pinto), ma soprattutto della gioia di Dio si parla con variazioni e sottolineature stimolanti e sorprendenti. Egli gioisce del suo popolo ridendosela dei suoi nemici (cioè affrancandolo da essi) e accogliendolo in un rinnovato rapporto sponsale. Inoltre, gioisce delle sue opere, come si afferma nel Sal 104, dove si arriva a descrivere Dio che giocherella con il Leviatàn, immagine ludica del Signore che si compiace anche delle creature che l’uomo giudica più temibili (Donatella Scaiola). Per dirla con Jürgen Moltmann, «Il riso dell’universo è l’estasi di Dio». Insomma, tutto questo e altri approfondimenti si potranno trovare nel presente numero. Dunque, buona lettura! Marco Zappella



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024450
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

SENTIMENTI NELLA BIBBIA

ODIO E AVVERSIONE

Editoriale

Roberta Ronchiato

L’ODIO E LE SUE LEGGI

Luca Mazzinghi

«SE TU AVESSI ODIATO QUALCOSA,

O DIO, NON L’AVRESTI CREATA»

Piero Stefani

HO AMATO GIACOBBE E ODIATO ESAÙ

Maurizio Marcheselli

QUANDO AL DISCEPOLO

È CHIESTO DI ODIARE

Davide Arcangeli

IL SENTIMENTO DELL’ODIO

NELLA LETTERATURA GIOVANNEA

Donatella Scaiola

CARBONI ARDENTI

SULLA TESTA DEL NEMICO: È POLITICAMENTE CORRETTO?

Francesco Scanziani

ODIARE: “S-FIGURARE” L’UMANO.

PER UN DISCORSO TEOLOGICO

Valentino Bulgarelli

EVANGELIZZARE CON GESTI ELOQUENTI

DI PERDONO

Monica Cornali

ORIGINE E DINAMICHE DELL’ODIO

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Agostino e Donato: amore e odio?

MEN AT WORK

Valeria Poletti

L’odio, sentimento possente e primordiale

APOSTOLATO BIBLICO

Veronica Donatello

Domenica della Parola e disabilità

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

L’odio e la tomba. La Deposizione nel sepolcro

di Lorenzo Lotto

 

 

 EDITORIALE  Buffa storia quella dell’odio in ambito cristiano. Per secoli ci si affanna per liberarsene, con ardite argomentazioni teologiche e con sudati sforzi ascetici, e si finisce con il constatare che questo sentimento pervade tanto l’Antico quanto il Nuovo Testamento! Accade cosi che nell’epoca del politicamente corretto, che ha indotto a definire in ambito penale perfino aggravanti di condotte legate all’odio (hate speech, hate crimes), si proceda a togliere dalla preghiera ufficiale della chiesa cattolica, cioe la Liturgia delle Ore, passi di salmi cosiddetti imprecatori: fatti risuonare in italiano, potrebbero turbare la sensibilita di credenti, divenuti suscettibili verso qualunque espressione violenta (Donatella Scaiola). La stessa letteratura teologica attuale quasi non dedica spazio all’odio: come opportunamente rileva Francesco Scanziani, nella pubblicistica postconciliare non troviamo monografie sull’argomento ne esso compare tra le voci dei principali dizionari teologici in lingua italiana, se non con qualche richiamo nei manuali di morale. Le piccole eccezioni confermano la regola. Del resto, gia l’autore del libro della Sapienza si era premurato di allontanare da Dio il sospetto di nutrire una letale avversione nei confronti degli Egiziani, o piu in generale dei nemici dei giusti, elaborando un’articolata ed efficace teodicea (Luca Mazzinghi). Come trattare allora l’odio nei testi sacri? Piu precisamente: come interpretare quei testi che ne parlano? Il presente fascicolo cerca di formulare alcune risposte e di offrire alcuni suggerimenti. Il primo e sicuramente quello di tenere conto del vocabolario: in ebraico come in italiano, non tutte le volte che si ricorre al verbo “odiare” si intende esprimere un sentimento di astio. Basti pensare all’affermazione del profeta Malachia ripresa, capovolta, da Paolo in Rm 9,13: Ho amato Giacobbe e odiato Esau. Con essa l’Apostolo delle genti sintetizza una storia della salvezza dall’andamento paradossale ma coerente (Piero Stefani). Oppure si ricordi la moglie odiata: l’espressione, in se un ossimoro, indica quella moglie che il marito ama di meno, prediligendone un’altra, ma non necessariamente di sprezzandola. In sua difesa accorre la legislazione che cerca di canalizzare e governare un sentimento cosi impetuoso (Roberta Ronchiato). Tanto impetuoso e pervasivo che la psicologia ci insegna che esso condivide con l’amore le stesse caratteristiche: intimita (negata), passione, impegno. In base a quali di queste caratteristiche si attivano e a come si combinano, si avra un odio freddo, caldo o gelido (Monica Cornali). Da parte loro la tradizione biblica e quella spirituale insegnano che l’odio puo essere verso Dio, il prossimo, se stessi. Se questi tre assi, saldati tra loro dall’amore, configurano la struttura comunionale dell’uomo, allora l’odio si rivela come forza autodistruttiva che s-figura l’umano. Il gioco di parole non paia lezioso: Francesco Scanziani con efficacia ricorda lo sfigurarsi artistico ed esistenziale di Dorian Gray nel romanzo di Oscar Wilde. La tradizione biblica ci ricorda anche un sano odio verso se stessi. Gesu in persona lo raccomanda ai suoi discepoli: Chi odia la propria vita… la conserva per la vita eterna (Gv 12,25). Sulle valenze semantiche e teologiche di “odiare” e di “vita” in Giovanni e in Luca (14,26) si sofferma Maurizio Marcheselli. Egli sottolinea come odiare la propria esistenza in questo mondo significa non ritenerla un assoluto, non considerarla un bene che va sempre e comunque anteposto a ogni altra cosa. Infine, Valeria Poletti ci suggerisce due riletture moderne di questo sentimento possente e primordiale . La prima si ritrova nel film L’odio di Matthieu Kassovitz. La seconda nella poesia di Wisawa Szymborska dal semplice titolo L’odio, descritto all’inizio come sempre efficiente e in forma, per chiudere dicendo che ha la vista acuta del cecchino / e guarda risoluto al futuro / – lui solo. Insomma, ci offre una geniale e completa fenomenologia dell’odio… senza alcun odio. Ed e il miglior antidoto. Dunque, buona lettura! Marco Zappella



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024399
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Michelangelo Priotto

L’ESODO COME MERAVIGLIA DI DIO

Luca Mazzinghi

«OSSERVA L’ARCOBALENO:

QUANTO È BELLO

NEL SUO SPLENDORE!»

Guido Benzi

LO STUPORE DI FRONTE A UN FATTO

«MAI UDITO»: IL SERVO SOFFERENTE

Paolo Mascilongo

MERAVIGLIA E STUPORE

DI FRONTE A GESÙ

Gian Luca Carrega

LA VIRTÙ CHE INVECCHIA PRESTO:

OSSERVAZIONI EVANGELICHE

SULLA GRATITUDINE

Antonio Landi

GRATITUDINE ED EUCARISTIA

NELL’EPISTOLARIO PAOLINO

Riccardo Battocchio

UNA MALATTIA

E IL SUO POSSIBILE RIMEDIO

Valentino Bulgarelli

STUPORE, TRASMISSIONE DELLA FEDE

E BELLEZZA

Monica Cornali

GRATI FINO ALLA MORTE

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Dallo stupore alla vita monastica: san Longino

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Stupore e stupori

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia: cosa fare

VETRINA BIBLICA

Arte

Marcello Panzanini

Le coppe, le giare, lo stupore: Le nozze di Cana


 

 Editoriale

 Tra le numerose malattie che affliggono lo spirito contemporaneo, si potrebbe annoverare anche la athaumasia, cioe quell’incapacita di stupirsi, di riconoscere che la novita e non solo possibile ma anche reale. In effetti la tecnologia potrebbe indurre a ritenere che, se qualcosa ci appare come una sorpresa, lo si deve soltanto alla nostra scarsa conoscenza delle possibilita insite nel sistema (Riccardo Battocchio). Eppure, a dare retta alle indagini demoscopiche, le persone, almeno in Italia, possiedono ancora una grande capacita di meravigliarsi, soprattutto per le piccole cose di ogni giorno. Insomma, la meraviglia fa parte del nostro quotidiano perche reazione ed emozione profondamente umana (Valeria Poletti). Del resto gia Platone e Aristotele ritenevano che gli uomini avessero cominciato a filosofare spinti dalla meraviglia, in particolare di fronte al vertiginoso problema dell’origine dell’ordine della natura. Se non puo derivare dal caso, esso dev’essere il prodotto dell’azione intelligente e finalisticamente orientata di un qualche demiurgo divino. Anche nella Bibbia la contemplazione del cosmo era motivo di stupore e di riflessione, non su un qualunque generico demiurgo divino, ma su un Dio personale preesistente al cosmo e, percio, suo creatore. I testi di alcuni Salmi, di Siracide e del libro della Sapienza lo stanno a testimoniare. L’ordine del cosmo suscita ammirazione contemplativa (da Francesco d’Assisi a papa Francesco), antidoto al pessimismo cosmico di un Giacomo Leopardi (Luca Mazzinghi). L’intervento mirabile operato alle origini si ripete, poi, nella storia di Israele, sotto forma di liberazione (del popolo in Esodo, del singolo credente nei Salmi); lo stupore paralizzante di fronte alla malvagita dell’oppressore si scioglie in grata e pubblica confessione della potenza divina (Michelangelo Priotto). I mirabilia Dei, cioe le gesta stupefacenti di Dio, possono pero manifestarsi anche attraverso figure controverse: lo sbigottimento sgorga da una lettura erroneamente negativa di un evento o di una persona. Dinanzi al Servo di Yhwh ci si mette la mano sulla bocca e si fischia di scherno considerandolo un reietto da Dio. Lo stupore diventa sconcerto: dopo aver perseguitato un innocente, lo si deve riconoscere come salvatore! I testimoni, attoniti e scornati di fronte a un fatto mai a essi raccontato e a un annuncio che mai avevano udito (Is 52,15), sono guariti proprio dal sacrificio del Servo (Guido Benzi). Lo stupore dunque collima con la fede e con il suo contrario. Ecco perche, se c’e un sentimento che i vangeli descrivono con ampiezza e intensita, questo e di certo lo stupore. Ogni evangelista tratta questa emozione secondo modalita e modulazioni proprie ma a tutti e comune la convinzione che non e con la meraviglia che si manifesta la piena adesione a Gesu. Essa, alla fine, risulta insufficiente a garantire la comprensione e la sequela di Gesu (Paolo Mascilongo). Infine, se come detto all’inizio la capacita di meravigliarsi nasce dalla consapevolezza che il mondo avrebbe anche potuto non essere voluto, ed e stato voluto perche e stato voluto e la motivazione di questa volonta sta nell’amore (Romano Guardini), allora lo stupore si accompagna sempre alla gratitudine verso Colui che ha posto in essere questo mondo e questa storia d’amore. La psicologia ci insegna che il dare con altruismo e il ricevere con riconoscenza fanno parte dello sviluppo umano. Quelle persone, che hanno attivato la capacita di essere riconoscenti, sono anche in grado di perseguire con gioia gli obiettivi che si sono proposte e sopportano meglio le difficolta che la vita presenta loro (Monica Cornali). Al biblista subito viene alla mente l’esempio di Paolo, per il quale il ringraziamento investe la sua esperienza apostolica a livello teologico, cristologico ed ecclesiale. Le primitive comunita cristiane videro nella gratitudine lo stile che le contraddistingueva sul piano personale e relazionale, tanto che arriveranno a chiamare eucharistia (ringraziamento, riconoscenza) la celebrazione fondante e fondamentale della cena del Signore (Antonio Landi). Insomma, il presente fascicolo ci propone un percorso sorprendente e ne dobbiamo essere grati ai diversi autori. Dunque, buona lettura. 

Marco Zappella  

 

VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024337
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

I SENTIMENTI NELLA BIBBIA

PREOCCUPAZIONE, AFFANNO, ANSIA

Editoriale

Marco Zappella

GLI AFFANNI “BEN TEMPERATI”

DELL’UOMO GIUSTO

Sebastiano Pinto

«MOLTA SAPIENZA, MOLTO AFFANNO»?

Donetalla Scaiola

PREOCCUPAZIONE E AFFANNO

NEI SALMI: QUALCHE ESEMPIO

Carlo Broccardo

«PER LA VOSTRA VITA

NON AFFANNATEVI»

Michele Marcato

LA PREOCCUPAZIONE DI PAOLO

PER L’ANNUNCIO DEL VANGELO

Annalisa Guida

I TEMPI NUOVI E LA FINE DELL’AFFANNO

Leonardo Paris

IL SOGNO DI ADAMO –

IL SOGNO DI CRISTO

Valentino Bulgarelli

GLI ANTIDOTI CONTRO

LE PREOCCUPAZIONI

Monica Cornali

L’ATTENZIONE DEL CUORE

COME ANTIDOTO ALLA PAURA

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

La morte del Battista: un affaire politico,

parola di Giuseppe Flavio

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Gesù davanti alle nostre preoccupazioni e ansie

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia: quando celebrarla

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

A buon intenditor basta… uno sguardo:

La predica di san Giovanni Battista, di P. Bruegel

 

 

 

EDITORIALE

 

Tra i tanti racconti o miti antropogonici, che cioe narrano l’origine dell’uomo, la tradizione latina ce ne ha trasmesso uno, che non ha avuto la medesima fortuna di altri,

ma che appare altrettanto significativo. Ci parla di quel che successe a Cura, un personaggio della mitologia romana il cui nome significa preoccupazione, inquietudine,

ansia. Mentre attraversa un fiume, vede del fango argilloso; lo afferra e, senza seguire uno schema preciso, comincia a modellare un pupazzo, che prende vita grazie

al soffio vitale insufflatogli da Giove, di passaggio da quelle parti. A quel punto i due cominciano a questionare perche ognuno vuole imporre al fantoccio il proprio

nome; a litigare con loro s’aggiunge Terra. Per ricomporre la bega, si appellano a Saturno come giudice, il quale sentenzia: Tu, Giove, gli hai dato il soffio vitale:

una volta morto, prenditi, dunque, l’anima. Tu, Terra, gli hai prestato il corpo: ricevi, dunque, le sue spoglie. Tu, Cura, l’hai plasmato per prima: lo possiederai

durante tutta la sua esistenza.

Per quanto riguarda il nome, si chiamera uomo (homo) perche dal terreno (humus) e stato formato. Il racconto proietta alle origini e collega al volere degli dei una

dimensione squisitamente umana: cioe la preoccupazione, l’inquietudine, l’ansia. Con Heidegger, la filosofia contemporanea parla della cura come della struttura

fondamentale dell’esistenza sotto forma di prendersi cura, degli oggetti, e di avere cura, degli altri. La psicologia e le neuroscienze ci mostrano come lo stress

sia funzionale al mantenimento dell’equilibrio tra organismo e ambiente, ma possa diventare disfunzionale quando la sollecitazione e troppo lunga, fino a generare

psicopatologie.

Quello che oggi viviamo con consapevolezza “scientifica” e stato vissuto e descritto nella Bibbia con accenti e prospettive diverse, ma collocabili su due direttrici: una

preoccupazione nei confronti del presente e una nei confronti del futuro. Alla prima vanno ricondotte le vicissitudini di Tobi (Marco Zappella), le situazioni degli oranti

del Salterio (Donatella Scaiola), le riflessioni sapienziali di Qoelet (Sebastiano Pinto), le esortazioni di Gesu dal carattere sapienziale-filosofico (Carlo Broccardo): tutte

trovano in Dio il loro punto di soluzione. Affidare a Lui la propria esistenza equivale a trovarle un senso, cioe un significato e una direzione; deporre in Lui ogni

preoccupazione aiuta a recuperare quella leggerezza di vivere che il salmista traduce con il dono (divino!) del sonno, perche l’ansia prosciuga ogni leggerezza

(Valeria Poletti).

Il Nuovo Testamento ha il suo detonatore nella persona di Gesu profeta del Regno, cioe la proposta divina che fa intersecare la linea del futuro con quella del presente.

E proprio su questa direttrice si collocano quei passi (di Atti e di Apocalisse) in cui si invita a guardare al futuro non come tempo del giudizio disperante, ma come

tempo del ristoro, della consolazione, quando si potra sentire di nuovo la freschezza sui volti arsi dal dolore e dalla sofferenza (Annalisa Guida e inserto di Marco Tibaldi).

In questo orizzonte va collocata la preoccupazione di Paolo non solo di annunciare la salvezza nel Crocifisso risorto, ma anche di presentare ogni sua comunita al Signore

che viene come vergine casta (Michele Marcato). Nella rilettura teologica offerta da Leonardo Paris si evidenzia come preoccupazione, affanno e ansia non siano in se

male. Anzi, concernono anche il Dio di Gesu. Nella vicenda di quest’ultimo si percepisce l’ansia del Padre perche nessuno vada perduto. Dio non e il meno, ma il piu

coinvolto. Per cui l’ideale cristiano non e quello di un uomo e una donna tranquilli e inscalfibili; il cristiano e bene che sia preoccupato, che corra e si affanni. Cio che

muove questa corsa pero dev’essere non la disperazione, ma il riflesso dello sguardo paterno e materno di Dio che per tutti si preoccupa. In altri termini, il vero

antidoto alla paura sta nell’amore (Monica Cornali). Non si tratta solo di prendere coscienza dei nostri vissuti e degli schemi mentali con cui percepiamo e reagiamo

alla realta; bisogna trovare un itinerario del cuore, cosi che il cuore trovi il suo tesoro: Nell’amore non c’e timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perche il

timore suppone un castigo e chi teme non e perfetto nell’amore (1 Gv 4,18).

Dunque, buona lettura.

 

Marco Zappella



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300024283
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE

Editoriale 2

Mario Cucca

DALLA PADRONANZA ALL’ALTERITÀ,

DAL GODIMENTO AL DESIDERIO 4

Cristiano D’Angelo

LA PROFEZIA DI FRONTE AL DELIRIO

DEI POTENTI (1 RE 21) 10

Benedetta Rossi

LA PASSIONE PER LA PAROLA

(GER 20,7-18) 16

Donatella Scaiola

LA SEDUZIONE, ESPRESSIONE

DEL DESIDERIO? 21

Davide Arcangeli

IL PERCORSO DEL DESIDERIO

IN GESÙ DI NAZARET 27

Stefano Romanello

LA VOLONTÀ DEBILITATA:

RM 7,7-25 32

Lucia Vantini

DESIDERIO E PASSIONI:

SINTESI TEOLOGICA 37

Valentino Bulgarelli

LA CATECHESI PER UN RISVEGLIO

DEL DESIDERIO DI DIO 41

Monica Cornali

DESIDERARE CON PASSIONE 45

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Quando il desiderio ci viene dall’alto:

La vita in Cristo di Nicola Cabasilas 50

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Appassionanti passioni 52

APOSTOLATO BIBLICO

Sebastiano Pinto

La domenica della Bibbia 54

VETRINA BIBLICA 55

ARTE

Marcello Panzanini

Una passione sconvolgente:

il Noli me tangere di Tiziano 59

 

EDITORIALE

Prosegue il lungo e articolato percorso di illustrazione

dei sentimenti nella Bibbia, che si

chiuderà con l’ultimo numero di quest’anno.

Mettere a fuoco il desiderio equivale a

confrontarsi con uno dei sentimenti umani più ambigui.

Basta sfogliare un dizionario dei sinonimi, per

accorgersi di come «desiderare» può caricarsi di valenze

semantiche (con i conseguenti risvolti comportamentali)

assai diversificate: appetire, ambire, bramare,

agognare, amare; oppure: smaniare, anelare, sospirare

per, aspirare a.

Anche nell’Antico Testamento traspare questa ambivalenza.

Nel rapporto di coppia il desiderio può distorcersi

in presa di possesso dell’uno sull’altra (Gen

2,23) oppure evolversi in relazione tra i due soggetti

(Cantico dei cantici). Il passaggio, non solo linguistico

ma anche relazionale, dal monologo (Adamo) al

dialogo (gli amanti), è condizione indispensabile per

preservare e rafforzare l’alterità dei soggetti in campo

(Mario Cucca). Si contempla poi il caso di una coppia

dominata da una tale brama di possesso da schiacciare,

anche fisicamente, ogni alterità: lo si può notare

nella vicenda di Nabot e la sua vigna, prede di

Acab e Gezabele, a loro volta prede assetate di potere

e inebriate da esso. A contrastarli si erge il profeta

Elia, munito della forza di Yhwh e, perciò, unico

argine alla cupidigia dei potenti (Cristiano D’Angelo).

Per sua natura il profeta è portavoce della parola divina

ma anche «portato» da essa. Geremia, per esempio,

dà voce e corpo al suo innamoramento della Parola,

che come fuoco lo consuma: nella sua vicenda,

testimoniata in modo vibrante in Ger 20,7-18, attrazione

e seduzione si alternano a forza e sopraffazione

(Benedetta Rossi). Ben diverse sono le dinamiche che

regolano il gioco della seduzione femminile come risposta

al desiderio maschile. Figure di eroine come

Tamar e Giuditta disinnescano con astuzia i disegni

di Giuda e di Oloferne, mettendo la propria persona

a repentaglio per la discendenza e sopravvivenza

di Israele. Rut e la donna di valore dell’encomio finale

del libro dei Proverbi mostrano inoltre una donna

che non è desiderabile tanto per la sua avvenenza,

quanto per la sua intraprendenza (Donatella Scaiola). [...]



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023866
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Dionisio Candido

L’IRA DI CAINO

 

Michelangelo Priotto

UN MOSÈ ADIRATO? 

 

Guido Benzi

«NON DARÒ SFOGO

ALLA MIA IRA» (OS 11,9).

L’IRA MUTATA IN TENEREZZA 

 

Sebastiano Pinto

«L’IRACONDO MOSTRA STOLTEZZA» (PR 14,29).

L’EDUCAZIONE E LA CURA 

 

Rosalba Manes

DISCEPOLI DI UN MAESTRO MITE:

LA SFIDA EVANGELICA DELLO STILE

CHE DISARMA LA VIOLENZA 

 

Claudio Doglio

L’IRA DELL’AGNELLO. LA PROSPETTIVA

PARADOSSALE DELL’APOCALISSE 


Riccardo Battocchio

QUANDO L’IRA ENTRA IN SCENA 

 

Valentino Bulgarelli

L’IRA. LA GRATUITÀ COME ANTIDOTO 

 

Rosella De Leonibus

DALL’AGGRESSIVITÀ ALLA NONVIOLENZA 

 

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Spigolature agostiniane sull’ira 

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Menis: da Omero a Sting (e oltre) 

APOSTOLATO BIBLICO

Calogero Manganello

Narrazione e attualizzazione 

VETRINA BIBLICA 

INDICE ANNATA 2018 

ARTE

Marcello Panzanini

L’ira di Gesù contro i mercanti della fede:

La purificazione del tempio di Iacopo Bassano

 

EDITORIALE

L'ira e un sentimento antico quanto il mondo:

chi di noi puo dire di non averla mai

provata (o subita)? E infatti la Bibbia ne

parla fin dalle prime pagine, con Caino e

Abele; mettendo in luce da un lato che essa e appostata

come una fiera pronta per ghermire la sua preda,

dall’altro che pero l’essere umano non e alla sua merce.

L’uomo e sostanzialmente libero di decidersi (Dionisio

Candido). E questo e un primo punto fermo.

Un’altra sottolineatura che emerge nei testi della

Bibbia e che, come gia gli altri sentimenti che abbiamo

esplorato nei fascicoli precedenti, cosi anche

l’ira e qualcosa di ambivalente, diversificato; o meglio:

dietro alla parola ira si possono trovare sentimenti

diversi. Mose per esempio si adira con il popolo

che ha commesso idolatria costruendo il vitello

d’oro, e questo e assolutamente positivo: e un modo

per confessare e testimoniare il primato assoluto di

Dio (Michelangelo Priotto). Attenzione pero a non

diventare spietati in nome della verita: Dio stesso –

dice il profeta Osea – avrebbe potuto sfogare tutta la

sua ira contro il popolo infedele, ma si e “convertito”

e ha deciso di optare per il perdono (Guido Benzi).

Una terza riflessione la deriviamo dai libri sapienziali,

che dell’ira, come delle altre passioni/pulsioni

umane, parlano spesso invitando alla moderazione.

Ha ancora senso una tale proposta educativa?

Si, perche sponsorizza la bonta dell’essere umano e

offre percorsi formativi per vincere le tendenze egoistiche

(Sebastiano Pinto). Del resto, anche Gesu e stato

un maestro mite: sfogliando le pagine del Vangelo

secondo Matteo, ci accorgiamo che, tra i sentimenti

che il discepolo e chiamato a coltivare, Gesu propone

la mitezza – che egli stesso testimonia durante il

suo ministero, specialmente quando la violenza sta

per scatenarsi contro di lui (Rosalba Manes). Sulla mitezza

ritornera l’approfondimento catechetico-spirituale,

ricordando che un certo tipo di ira distrugge

la carita; ti mette in balia di te stesso, delle tue emozioni,

dei tuoi risentimenti; la gratuita e l’unico antidoto

efficace (Valentino Bulgarelli). Sulla stessa scia

anche l’ultimo libro del canone biblico, l’Apocalisse:
l’Agnello di Dio diviene il vincitore non uccidendo

i nemici, ma lasciandosi uccidere da loro; con il suo

linguaggio metaforico, l’Apocalisse dice che il Messia

Gesu non ha pestato i nemici nel torchio dell’ira,

ma egli stesso e stato schiacciato e il proprio sangue

ne inzuppa il mantello (Claudio Doglio).

Molti degli ultimi contributi del fascicolo ritornano

sul diverso significato che l’ira puo avere. Collocata

all’interno di una storia, in un contesto dinamico

di relazioni tra le persone e con il mondo, l’ira

si fa conoscere come “santa” o come “cattiva”. Anch’essa,

come tutti i fenomeni con i quali veniamo a

contatto, chiede di essere interpretata (Riccardo Battocchio).

L’ira di Dio, scriveva sant’Agostino, e uno

strumento pedagogico, come le sgridate di un genitore

all’indirizzo dei suoi figli; ma attenzione che la

nostra ira non sia solo uno sfogo, continua il padre

della chiesa: e importante imparare ad addomesticare

anche la propria lingua (Marcello Panzanini)! L’ira

puo essere sinonimo di passione, e allora e forza

vitale e come tale e stata trattata dalle arti; ma puo

essere anche un vizio, legato a corda doppia ad altri

suoi simili: la pigrizia accidiosa dell’uomo, per esempio,

e pronta a trasformarsi nel serpente dell’invidia,

che a sua volta si tramuta in rabbia (Valeria Poletti).

Continuano infine anche le due rubriche “sganciate”

dal tema del fascicolo. L’inserto staccabile

“Bibbia e scuola” mostra come alcuni generi letterari

possano ispirare attenzioni didattiche ed educative

(Marco Tibaldi); l’apostolato biblico offre un’altra

riflessione su Bibbia e giovani, nella convinzione

che ogni personaggio biblico esprima un pezzo

di vita del giovane, che puo entrare cosi nel testo e

rileggere la propria biografia in chiave evangelica.

Ci congediamo cosi da voi, care lettrici e cari lettori,

al termine di questa prima tornata dedicata ai

sentimenti della Bibbia. Augurandoci di avervi ancora

con noi per il prossimo anno, in cui continueremo

ad esplorare insieme questo mondo cosi complesso

e affascinante.

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023811
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE

Editoriale

Guido Benzi

DALL’ONORE ALLA VERGOGNA:

ADAMO ED EVA

Germano Galvagno

MOTIVI DI ONORE E MOTIVI

DI VERGOGNA NEI PATRIARCHI

Luca Mazzinghi

DI CHE COSA VERGOGNARSI?

Dionisio Candido

L’ONORE NEL LIBRO DI ESTER

Ester Abbattista

L’ONORE DI SEDERE ALLA DESTRA

O ALLA SINISTRA (MT 20,21//MC 15,40)

Annalisa Guida

LA VERGOGNA DI GIUDA

Maurizio Marcheselli

QUANDO E PER COSA

CI SI DEVE VERGOGNARE?

Leonardo Paris

LO SGUARDO DEGLI ALTRI

Valentino Bulgarelli

EVANGELIZZAZIONE:

ACCORCIARE LE DISTANZE

Rosella De Leonibus

L’UMANA VULNERABILITÀ,

OLTRE L’ONORE, OLTRE LA VERGOGNA

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Vergogna, Salome: certe cose non si fanno!

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Un sentimento alto, doloroso e ormai scomparso

APOSTOLATO BIBLICO

Calogero Manganello

Bibbia ed educazione

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Un mantello non di tessuto: L’ebrezza di Noè,

di Giovanni Andrea De Ferraris

 

 

EDITORIALE

Di vergogna e onore la Bibbia parla fin dalle

primissime pagine. Non lo fa sempre in

modo diretto; potremmo dire che si tratta

di sentimenti molto diffusi nel mondo

antico, ma spesso presenti sullo sfondo dei racconti

biblici, più che al centro del palcoscenico. Vergogna

e onore hanno a che fare con le relazioni tra persone,

sia all’interno che all’esterno del proprio gruppo

di appartenenza. Il racconto di Gen 2–3 mette in luce

la relazione fondamentale: quella con Dio (Guido

Benzi). Lo stesso fanno i successivi capitoli della Genesi,

quelli che narrano le vicende dei patriarchi: proprio

perché antenati del popolo di Israele, essi hanno

la possibilità di un dialogo aperto con Dio, di essere

messi a parte – anche se non del tutto – dei suoi segreti

sulla storia (Germano Galvagno).

Dobbiamo affacciarci alla letteratura sapienziale

per trovare riflessioni sul nostro tema. Un testo fra tutti

è il cap. 41 del Siracide, che precisa con attenzione

i termini della questione. Ci sono infatti cose di cui

ci si deve vergognare, ed è bene farlo; ci sono invece

cose di cui non ci si deve vergognare, come di vivere

secondo la propria fede in un mondo che vorrebbe

condurci a valori diversi (Luca Mazzinghi). Leggendo

molte pagine bibliche apparirà chiaro come la

mentalità prevalente fosse un po’ maschilista, nel senso

che guardava all’onore e al disonore dal punto di

vista dei mariti e dei padri; non mancano però le pagine

in controtendenza, in cui l’ago della bilancia è

rappresentato dalle donne della casa, come nel libro

di Ester (Dionisio Candido).

Del Nuovo Testamento prenderemo tre passi. Il

primo è quello in cui i due figli di Zebedeo (oppure

la loro madre) chiedono a Gesù di poter sedere uno

alla sua destra e uno alla sinistra, nel suo Regno; dobbiamo

capirli nel contesto di un sogno che si stava

realizzando (quello del Messia, il liberatore di Israele)

– e comunque pensando che, alla fine, hanno vissuto

una relazione strettissima con Gesù e gli hanno

reso testimonianza con la propria vita (Ester Abbattista).

Il secondo episodio è quello di Giuda, il traditore

per antonomasia: si accorge dell’errore, ma non

riesce a rimediare e si toglie la vita; saranno la letteratura

e la musica a “ripescare” questo personaggio

evangelico, mettendone in scena il dramma interiore

a cui le narrazioni bibliche non accennano affatto

(Annalisa Guida). Infine, da Luca a Paolo, passando

per altri testi del Nuovo Testamento, si può distinguere

l’aspetto soggettivo del vergognarsi (il sentimento

della vergogna) da quello oggettivo (l’infamia). E

così ritorniamo alla relazione con Dio: Gesù non si

vergogna che gli uomini siano chiamati – cioè siano

realmente – suoi fratelli e Dio non si vergogna di essere

chiamato – cioè di essere realmente – loro Dio

(Maurizio Marcheselli).

La vergogna e il senso dell’onore sono aspetti relazionali,

che riguardano cioè il nostro rapportarci agli

altri, quello che vedono e pensano di noi, come ci valutano;

per questo hanno a che fare con il senso del limite,

dell’umana vulnerabilità (Rosella De Leonibus).

C’è stato un tempo, nel passato, in cui l’onore era legato

a determinate regole sociali; oggi può dipendere

da un post su uno dei più diffusi social network… Ma

ciò che realmente conta è che l’«onore» diventi «dignità

»: non un carattere sociale che si può perdere o

conquistare, ma un carattere indelebile, che non dipende

né da quanto gli altri possono dire o fare, ma

nemmeno da quanto io stesso posso dire o fare. Prima

di qualunque azione la persona è definita dallo

sguardo di Dio, e questo sguardo è per sempre (Leonardo

Paris). Per questo motivo la sfida dell’evangelizzazione

è quella di accorciare le distanze tra le persone

umane e Dio (Valentino Bulgarelli).

L’inserto staccabile ci porterà ancora in Terra Santa,

con la gita sui generis organizzata da Marco Tibaldi.

Le rubriche invece oscilleranno tra la letteratura apocrifa,

con le levatrici di Maria a Betlemme («Per saperne

di più», di Marcello Panzanini), il film, la letteratura

(«Men at work», di Valeria Poletti) e l’arte (Marcello

Panzanini). Senza dimenticare la sfida educativa

che la Bibbia, con tutti i suoi sentimenti, rappresenta

per i giovani (Calogero Manganello).

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023743
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

Tra l’8 dicembre 2015 e il 20 novembre

2016 la chiesa cattolica ha celebrato il giubileo

straordinario della misericordia. Lo

scopo era quello di mettere la misericordia

di Dio chiaramente al centro della vita e dell’annuncio

della chiesa. In questo fascicolo di Parole di

Vita esploreremo, tra molti sentimenti presenti nella

Bibbia, proprio la misericordia e la compassione.

Ci accorgeremo che il giubileo da poco concluso

non è di per sé una novità assoluta: la misericordia

è sempre stata al centro dell’esperienza di Dio

di cui la Bibbia si fa testimone.

Basta che pensiamo al libro dell’Esodo, quando

Mosè chiede a Dio che gli riveli il suo nome; e Dio

risponde presentandosi come misericordioso e pietoso.

La misericordia non è un’eccezione (di solito

Dio è giusto, ma talvolta fa uno strappo e si presenta

come misericordioso): è la regola stessa, l’essenza

di Dio; è il primo palpito di Dio dall’eternità

(Antonio Nepi). Nella Bibbia ebraica è chiarissimo

che il nome di Dio è misericordia; lo testimoniano,

fra gli altri, i profeti e i Salmi. Noi leggeremo alcuni

tra i cosiddetti “salmi della misericordia” (Sebastiano

Pinto).

Passando al Nuovo Testamento, scopriamo il volto

di un Gesù misericordioso. Per esempio quando

moltiplica i pani e i pesci, dando da mangiare a migliaia

di persone; è anche un insegnamento, un invito

a quella condivisione della grazia in cui la pochezza

può divenire abbondanza (Annalisa Guida). Nelle

azioni di Gesù le folle riconoscono la presenza di Dio,

che è venuto a far visita al suo popolo; come quando

il Signore si commuove di fronte ad una donna già

vedova che ora perde anche il suo unico figlio (Gian

Luca Carrega). Il Nuovo Testamento, collocandosi nel

solco dell’Antico, usa un linguaggio molto corporeo;

uno dei verbi tradotti con «avere compassione» (vedi

il buon Samaritano o il padre misericordioso), per

esempio, ha a che fare con le viscere e significa letteralmente

«provare una compassione viscerale». È un

sentimento forte, che sfocia nell’azione del prendersi

cura (Maurizio Marcheselli). Leggendo le lettere di

Paolo, infine, impariamo che la misericordia tra fratelli

 non è solo una buona azione e nemmeno un sentimento

e basta: tutto di noi stessi viene trasformato

in Cristo; è in lui dunque che possiamo amarci «di

vero cuore» (Mirko Montaguti).

Quello che abbiamo visto finora leggendo alcune

pagine bibliche, la riflessione teologica lo sintetizza

dicendoci che la misericordia non parla solo di Dio;

è anche una questione antropologica (dice qual è il

nucleo sintetico della persona umana) ed ecclesiale:

siamo chiamati ad essere «misericordiosi come il Padre

» (Francesco Scanziani). Dal punto di vista della

catechesi, poi, l’annuncio biblico della compassione

stimola a porre una maggiore attenzione a Dio e alla

vita degli uomini e delle donne d’oggi (Valentino

Bulgarelli). Perché l’altro chiede attenzione, ascolto,

vicinanza, azione, per non restare dentro di sé e poter

evolvere nel prendersi cura (Rosella De Leonibus).

Le rubriche come al solito ci aprono orizzonti

originali. “Per saperne di più”, insieme alla copertina

(Marcello Panzanini), per esempio, ci racconta qualcosa

del famoso “buon ladrone”, che nella tradizione

antica ha preso il nome di Disma. Che c’entra con la

misericordia? Occorre leggere le due rubriche per capirlo!

“Men at work” ci porta invece al cinema, spulciando

tra le molte iniziative che hanno avuto luogo

proprio in occasione del giubileo (Valeria Poletti).

Continua il suo percorso sui giovani la rubrica “Apostolato

biblico” (Calogero Manganello) e sulla Bibbia

come paradigma culturale l’inserto staccabile, che racconta

l’esperienza di una gita scolastica in Terra Santa

(Marco Tibaldi).

Confesso che questa volta non è stato facile scrivere

l’editoriale, cioè riassumere in poche righe l’essenza

di ciascun articolo; perché il tema della misericordia

ha portato i nostri autori ad usare un linguaggio

teologicamente denso, persino poetico; anche dallo

stile si percepisce che siamo qui al cuore della nostra

fede, un cuore pulsante, che non si può ridurre a poche

parole. Vi auguriamo di fare la stessa esperienza

di vitalità, leggendo le pagine della nostra rivista.

Carlo Broccardo

 

INDICE

Editoriale

Antonio Nepi

IL NOME DI DIO È MISERICORDIA

Sebastiano Pinto

«ETERNA È LA SUA MISERICORDIA»:

IL DIO PAZIENTE E MISERICORDIOSO

Annalisa Guida

FATTI DI PANE

Gian Luca Carrega

GESÙ, LA SPUGNA

DELLE NOSTRE LACRIME (LC 7,11-17)

Maurizio Marcheselli

PROVARE MISERICORDIA

E FARE MISERICORDIA

Mirko Montaguti

LE RADICI

DELLA MISERICORDIA ECCLESIALE

NELL’INSEGNAMENTO PAOLINO

Francesco Scanziani

MISERICORDIA: VIRTÙ UMANA

O QUALITÀ DIVINA?

Valentino Bulgarelli

LA MISERICORDIA. PER UN CAMBIO

DI PASSO DELL’EVANGELIZZAZIONE

Rosella De Leonibus

SENTIRE INSIEME, SENTIRE NELLE VISCERE,

PER PRENDERSI CURA DELL’ALTRO

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Disma, il primo santo della storia

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Al cinema, la misericordia?

APOSTOLATO BIBLICO

Calogero Manganello

Bibbia e discernimento vocazionale

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

La misericordia a portata di mano:

la Crocifissione di Paolo Veronese



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023644
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Sebastiano Pinto

L’UOMO DI FRONTE A DIO:

DAL TERRORE AL RISPETTO

Dionisio Candido

LA PAURA DELLA LIBERTÀ

Laura Invernizzi

PAURA E INADEGUATEZZA:

SPAZIO DI DIO?

Benedetta Rossi

NELLA PAURA, LA FIDUCIA

Carlo Broccardo

GESÙ AL GETSÈMANI.

UN RITRATTO POCO EDIFICANTE?

Annalisa Guida

LE PAURE DEL DISCEPOLO

Serena Noceti

«HO AVUTO PAURA»:

UNA EMOZIONE CHE CI RIVELA

Valentino Bulgarelli

LA PAURA. IL VANGELO

COME ANTIDOTO

CONTRO LA SOLITUDINE

Rosella De Leonibus

SILENZIO, LA PAURA STA PARLANDO

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

Il bello non ha paura di nulla:

il monastero di Daphni

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Una musica da paura

APOSTOLATO BIBLICO

Calogero Manganello

Il giovane nella Bibbia

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Il vero catenaccio è la paura: L’incredulità di Tommaso

del monastero di Daphni

 

Editoriale

La paura è un sentimento di cui nella Bibbia

si parla tantissimo. Non che la sacra Scrittura

ce ne offra un trattato ordinato e dettagliato:

piuttosto, come per gli altri sentimenti, troveremo

storie, personaggi, riflessioni e preghiere che

esprimono questo sentimento così radicato nel profondo

del nostro cuore.

Inizieremo la nostra carrellata con la paura dell’uomo

di fronte a Dio; ci soffermeremo su concetti quali

spavento e terrore, per poi sviluppare la categoria

di “timore di Dio”, a cui la tradizione sapienziale accorda

molta importanza (Sebastiano Pinto). Il secondo

passo dell’itinerario che vi proponiamo ci porterà

ai tempi dell’esodo, quando Israele è stato chiamato

a vincere la paura di vivere da popolo libero (Dionisio

Candido). Il terzo e quarto sguardo sulla paura

prendono le mosse rispettivamente dall’esperienza

di Gedeone (e dei profeti) e dalle riflessioni-preghiere

di alcuni Salmi. Coloro che sono scelti per una missione

spesso sembrano o si sentono inadeguati; ciò

non è per Dio un problema – anzi, l’inadeguatezza e

la paura di non farcela possono diventare luogo della

presenza di Dio, della sua azione (Laura Invernizzi).

Allo stesso modo, la fiducia in Dio è presentata dalla

Bibbia come via privilegiata per uscire dalla paura:

sia la fiducia che nasce dall’intervento di qualcuno

che si fa vicino, sia quella che sboccia nel silenzio

e nella solitudine, quando Dio non risponde all’invocazione

ma l’orante cerca – e trova – nella memoria le

tracce della sua presenza (Benedetta Rossi).

Fin qui siamo rimasti nell’Antico Testamento. Passando

poi al Nuovo, ci confronteremo anzitutto con

la paura di Gesù di fronte alla morte. Al Getsemani

egli ha provato paura, disorientamento, angoscia

e tristezza grande. Sono sentimenti normali, che tutti

noi sperimentiamo in momenti tanto drammatici;

sono sentimenti che anche Gesù ha provato, perché

non ha finto di farsi uomo, non ha scelto per sé

solo esperienze positive (Carlo Broccardo). Passeremo

quindi in rassegna alcuni “luoghi” che, più di altri, generano

paura nei discepoli: il mare di Galilea, la strada

 

verso Gerusalemme, il sepolcro vuoto. Sorprende

tanta paura da parte dei discepoli; ma, a ben guardare,

quando tocca le corde più intime del nostro sentire,

della nostra resistenza a lasciarci andare, della nostra

capacità di aprirci al mistero, essa è tanto autentica

quanto la nostra stessa umanità (Annalisa Guida).

Come già nel numero precedente di Parole di Vita,

dopo gli articoli che hanno approfondito uno o più

brani biblici, ci saranno i tre contributi di carattere

sintetico. La sintesi teologica (Serena Noceti: la paura

sollecita a ripensare l’umano); quella di stampo catechetico-

spirituale (Valentino Bulgarelli, sul vangelo

come antidoto contro la solitudine); quella secondo

una prospettiva psicologica (in cui Rosella De Leonibus

dà la parola alla paura, chiedendole di rispondere

alle nostre domande).

Rimangono sul tema della paura anche la copertina

e la rubrica “Per saperne di più…” (Marcello Panzanini),

che ci fanno conoscere il monastero di Daphni

in Grecia, perché il bello non ha paura di nulla; il

mosaico con l’incontro fra Tommaso e il Risorto “racconta”

di come la paura possa chiudere le porte del

cenacolo, isolando la comunità. La rubrica “Men at

work” (Valeria Poletti) si soffermerà questa volta sulla

musica, esplorando il mondo delle dissonanze: “una

musica da paura”. Continua il suo percorso sui giovani

la rubrica “Apostolato biblico” (Calogero Manganello)

e sulla Bibbia come paradigma culturale l’inserto

staccabile, che si sofferma sui messaggi paradossali

dei vangeli (Marco Tibaldi).

Insomma, la paura non è un sentimento facile;

ma coprirla per fingere che non ci sia sarebbe un errore.

Perché – parafrasando la conclusione dell’articolo

di Rosella De Leonibus – ci insegna a riconoscerci

nella fragilità degli altri, a sentire empatia, e ci rende

bisognosi di cercare e desiderosi di darci a vicenda

conforto, rassicurazione, speranza, amore. I tanti testi

biblici che – passi il terribile gioco di parole – non

hanno paura della paura stanno lì come promemoria,

perché non ci dimentichiamo quanto possiamo

imparare da questo sentimento.

 

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023590
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDEX

 

 

Editoriale

Sebastiano Pinto

 IL CONFLITTO FRATERNO:

 GIUSEPPE TRA GELOSIA E INVIDIA

 Guido Benzi

 «GELOSO È IL SUO NOME» (ES 34,14).

 LA GELOSIA DI DIO:

 ATTRIBUTO O IDENTITÀ?

 Donatella Scaiola

 GELOSIA E VIOLENZA:

 UN BINOMIO INSCINDIBILE? (NM 25)

 Benedetta Rossi

 GELOSIA E PROFEZIA:

 UNA PASSIONE IN ATTO

 Davide Arcangeli

LO ZELO DI GESÙ

E IL COMPIERSI DELLE SCRITTURE

Andrea Albertin

INGELOSIRE ISRAELE: LA PEDAGOGIA

PARADOSSALE DI DIO IN RM 9–11

Serena Noceti

SOGGETTI DI DESIDERIO/AL DESIDERIO.

UNA RIFLESSIONE TEOLOGICA

Valentino Bulgarelli

LA GELOSIA. EDUCARE ALLA RELAZIONE

Rosella De Leonibus

GELOSIA, AMORE E LIBERTÀ

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

La liturgia cosmica di Filone di Alessandria

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Il mostro dagli occhi verdi

APOSTOLATO BIBLICO

Calogero Manganello

La Bibbia, un testo che genera e nutre la fede

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Il marchio della gelosia: Caino e Abele di L. Hegedu”s

 

 

 

EDITORIALE

Come già s’è detto nel primo fascicolo del

2018, per due anni Parole di Vita attraverserà

le pagine della Scrittura alla ricerca dei

sentimenti di cui è impregnata, anzi intessuta.

Iniziamo il nostro percorso con un sentimento

non facile: la gelosia.

Partiremo dalla storia di Giuseppe, che dipinge

con tinte assai realistiche un conflitto tra fratelli in cui

– almeno all’inizio – la gelosia e l’invidia sembrano

avere la meglio; ma alla fine la tensione si risolve: solidarietà,

disponibilità al perdono, superamento della

gelosia, dell’invidia e del rancore; il racconto biblico è

una lezione di maturità (Sebastiano Pinto). Di gelosia

la Bibbia parla anche in relazione a Dio; anzi, nel libro

dell’Esodo si dice che «Geloso è il suo nome» (Es

34,14). Qui non c’entra nulla l’invidia: il Dio biblico

si presenta come un Dio “coinvolto” nelle vicende del

suo popolo, un Dio che è intimamente animato da

un sentimento di “gelosia” perché ama tanto (Guido

Benzi). Ci sono alcune pagine della Bibbia che sconcertano,

perché la gelosia di Dio diventa intransigente

nei confronti dei tentativi di mescolare la fede in lui

con quella in altre divinità. La violenza – inutile tentare

di negarlo – è una delle risposte che la Scrittura

dà allo zelo/gelosia per/di Dio; ma vale la pena ricordare

che non è l’unica né la prevalente (Donatella Scaiola).

Se guardiamo ai libri dei profeti, vediamo che la

gelosia di Dio è una passione trasformante, una forza

inarrestabile, capace di infliggere un giudizio spietato,

ma altrettanto capace di guarire la ferita che essa

stessa ha provocato (Benedetta Rossi). Pensando ad

un sentimento così potente da essere devastante, forse

non ci viene spontaneo attribuirlo a Gesù; eppure

l’evangelista Giovanni – e, seppur con una terminologia

non specifica, pure gli altri evangelisti – non

esita a raccontare di un Gesù per il quale fare la volontà

del Padre è una realtà vissuta con zelo e sensazioni

viscerali quali la fame e la sete (Davide Arcangeli).

Infine, la nostra carrellata di testi biblici si conclude

con i capitoli 9–11 della Lettera ai Romani, in

cui Dio usa la gelosia come strumento per “convertire”

a sé il popolo eletto; anche coloro che ora non

hanno accolto Gesù, infatti, diventeranno gelosi vedendo

che i pagani sono entrati a far parte del popolo

di Dio e saranno quindi disponibili ad essere reinnestati

nell’olivo da cui sono nati (Andrea Albertin).

Sono molte le realtà che si celano dietro al vocabolo

«gelosia», come si può vedere dai sei passaggi

dell’Antico e del Nuovo Testamento che affronteremo

in questo fascicolo di Parole di Vita. Non per

semplificare una situazione complessa, ma per avere

alcune chiavi di lettura, vi offriamo anche tre articoli

di sintesi. Il primo da un punto di vista teologico

(Serena Noceti): i testi biblici affrontati, infatti, sollecitano

la riflessione teologica a non relegare i sentimenti

nel capitolo della morale, ma ad allargare la riflessione

sull’antropologia teologica (che tipo di uomo

e donna vengono rappresentati nelle Scritture?)

e alla teologia fondamentale (quale immagine di Dio

ne emerge?). Il secondo articolo è relativo più alla catechetica-

spiritualità: affetti e sentimenti, per quanto

possano essere destabilizzanti, non vanno esclusi dai

percorsi di formazione e di crescita nella fede (Valentino

Bulgarelli). Il terzo articolo, infine, si pone da un

punto di osservazione psicologico-psicoterapeutico: la

gelosia, sentimento universale, può manifestarsi come

emozione momentanea che scalda le relazioni o

come veleno che le soffoca; il dolore, la rabbia, l’umiliazione

e la sfiducia possono distruggere i rapporti

che vorrebbero preservare. Si può imparare ad amare

coniugando impegno e libertà (Rosella De Leonibus)?

Rimangono sul tema della gelosia anche la copertina

e la rubrica “Per saperne di più…” (Marcello

Panzanini), che rileggono le vicende di Caino e Abele

con gli occhi del filosofo Filone di Alessandria (I secolo

a.C. – I secolo d.C.) e del pittore László Hegeds

(XIX-XX secolo); così come la rubrica “Men at

work” (Valeria Poletti). Continua invece il suo percorso

sui giovani la rubrica “Apostolato biblico” (Calogero

Manganello) e prosegue sulla Bibbia come paradigma

culturale l’inserto staccabile, che passa ora

dall’Antico al Nuovo Testamento (Marco Tibaldi).

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023378
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Index


Editoriale

Donatella Scaiola

LA BIBBIA:

UN LIBRO RICCO DI SENTIMENTI

Gaetano Piccolo

SI PUÒ SENTIRE SENZA PENSARE?

L’UNITÀ ORIGINARIA DI PENSIERI

E SENTIMENTI

Annalisa Guida

IL DIO DEI SENTIMENTI

Laura Invernizzi

APPUNTI DI ANATOMIA METAFORICA

DEI SENTIMENTI

Dionisio Candido

TRADURRE I SENTIMENTI BIBLICI

Benedetta Rossi

RAGIONE E SENTIMENTO.

RITRATTI DI DAVIDE

Giulio Cirignano

EMOZIONI E PASSIONI IN PAOLO

Paolo Messina

I SENTIMENTI NELLA SCRITTURA:

TRA SPONTANEITÀ E COMANDAMENTO

BIBLIOGRAFIA RAGIONATA

Donatella Scaiola

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

L’Apocalisse di Elia

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Dare nomi alle emozioni

APOSTOLATO BIBLICO

Calogero Manganello

Il senso della Bibbia nella vita del giovane

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

I colori dei sentimenti: Elia e il figlio della vedova,

di Ford Madox Brown

 

EDITORIALE

Per quasi sessant’anni la nostra rivista ha dedicato

ogni singolo fascicolo ad introdurre e

accompagnare la lettura dei libri della Bibbia,

Antico e Nuovo Testamento. Poi nel 2015

abbiamo approfittato dell’anniversario della Dei Verbum

e abbiamo approfondito questo bellissimo documento

sulla parola di Dio, che il concilio Vaticano

II ha donato alla chiesa il 18 novembre 1965. Invece

che tornare a libri biblici già visti in passato, abbiamo

poi deciso di affrontare alcuni temi trasversali.

Nel 2016-2017 ci siamo lasciati accompagnare da

dodici personaggi della Bibbia, sei dell’Antico e sei

del Nuovo Testamento; ora per due anni ci faremo

guidare dai sentimenti che questi stessi personaggi

(sia quelli che abbiamo visto sia altri ancora) hanno

espresso. Sentimenti, affetti, emozioni: è un mondo

magmatico, difficile da definire e da precisare, eppure

molto umano e dunque noto a ciascuno di noi; sarà

interessante scoprire come la Bibbia utilizzi molto il

linguaggio dei sentimenti (Donatella Scaiola)! Questo

primo fascicolo lo dedicheremo ad una riflessione

introduttiva, che farà da premessa per gli affondi

dei prossimi numeri, concentrati invece sul singolo

sentimento: gelosia, paura, compassione e misericordia,

vergogna e onore, ira…

Per entrare nel mondo dei sentimenti, una prima

operazione da fare è chiarire di che cosa stiamo parlando;

perché magari con la parola “sentimento” intendiamo

realtà diverse. Sarà importante, per esempio,

superare il tradizionale conflitto tra pensiero e

sentimento, razionalità e affettività; con un neologismo

si potrebbe parlare di “pensi-mento” (Gaetano

Piccolo). Così come è importante fin da subito chiarire

che i sentimenti non riguardano solo gli esseri

umani; nelle pagine della Bibbia anche Dio è “emotivo”

fin nelle viscere quando in gioco c’è la relazione

con l’uomo (Annalisa Guida). Come terza riflessione

di fondo, necessaria per capirci nei prossimi fascicoli,

ecco una “anatomia” metaforica dei sentimenti: anche

nella Bibbia, come nel nostro modo comune di

parlare, il sentire emotivo viene associato ad alcune

parti del corpo; solo che non sono le stesse a cui noi

(occidentali del XX secolo) spontaneamente pensia-
mo. La sede delle emozioni, solo per fare un esempio,

non è nel cuore, ma nelle reni (Laura Invernizzi). Ovviamente

le varie traduzioni della Bibbia hanno modificato

spesso l’immagine usata dal testo originale;

ma non si tratta di un tradimento, quanto piuttosto

di un adattamento al contesto per cui la traduzione

era pensata (Dionisio Candido).

Chiariti questi quattro aspetti di fondo, dedicheremo

gli ultimi tre articoli ad altrettanti mini-approfondimenti.

Allacciandoci alle annate precedenti, prenderemo

come esempio un personaggio dell’Antico

Testamento e uno del Nuovo Testamento: Davide,

attraversato dai sentimenti più contrastanti (Benedetta

Rossi), e Paolo, che, pur essendo lontano fisicamente

dalle comunità a cui scrive, riesce con le sue

lettere ad essere dentro il loro cammino (Giulio Cirignano).

Ci soffermeremo infine su questo nodo particolare:

la Bibbia talora esorta ad avere determinati

sentimenti, quando proprio non li comanda. Ma si

può imporre un sentimento (Paolo Messina)? Il tema

è così ampio e le pagine a nostra disposizione poche;

una bibliografia ragionata offre al lettore interessato

la possibilità di approfondire ulteriormente il tema

(Donatella Scaiola), nell’attesa dei prossimi fascicoli

di Parole di Vita.

Una parola sulle rubriche che ci accompagneranno

quest’anno. L’inserto staccabile sarà ancora su

«Bibbia e scuola» (Marco Tibaldi); così come rimarrà,

ormai classica, la rubrica «Arte», che illustra l’immagine

di copertina (Marcello Panzanini). Conserveremo

dall’ultima annata anche le rubriche «Per saperne di

più…», dedicata a curiosità bibliche (Marcello Panzanini),

e «Men at work», che traduce in esperienza

alcune riflessioni emerse nel fascicolo (Valeria Poletti).

La pagina dell’Apostolato biblico cambierà, sintonizzandosi

sul tema del prossimo Sinodo dei vescovi

su «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale».

Iniziamo quindi un percorso nuovo, forti del lavoro

d’équipe della redazione e del sostegno costante

di voi lettori e lettrici.

Carlo Broccardo

 



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023323
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

SOMMARIO

Marinella Perroni

LE CREDENTI NEL RISORTO.

STORIA DI UN’EMARGINAZIONE

 

Laura Invernizzi

IL SERVIZIO, LA TESTIMONIANZA

E LA MISSIONE

 

Maurizio Marcheselli

DISCEPOLE IN UN INTRECCIO

DI RELAZIONI

 

Serena Noceti

LIDIA, FEBE E LE MOLTE ALTRE.

IL DISCEPOLATO DELLE DONNE

NELLE PRIME COMUNITÀ CRISTIANE

 

Marcello Panzanini

MARIA MADDALENA.

UNA DISCEPOLA SPECIALE

 

Annalisa Guida

CORRISPONDENZE: LE DISCEPOLE

DI GESÙ E LA SPOSA DEL CANTICO

 

Valentino Bulgarelli

LE DISCEPOLE DI GESÙ.

SEGNO DEL PRENDERSI CURA

DELL’ALTRO

 

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

La Madre, la mirofora delle mirofore

 

MEN AT WORK

Valeria Poletti

La parabola di Marta e quella di Philomena

 

APOSTOLATO BIBLICO

Melania Magro

L’Apostolato biblico nella diocesi di Noto

 

LA BIBBIA NELLA RIFORMA

Mara La Posta

La Bibbia Reina - Valera

 

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

A chi parla l’angelo sulla tomba?

Le tre Marie al sepolcro, dei fratelli van Eyck 

 

 

Editoriale

 
Nel 2016 abbiamo concluso la nostra carrellata

di personaggi dell’Antico Testamento

con la donna del Cantico. Vogliamo

ora congedarci dai personaggi

del Nuovo Testamento con un’altra presenza femminile,

quella delle discepole di Gesù.

L’articolo introduttivo (Marinella Perroni) parte

dalla constatazione di come nella storia si sia gradualmente

passati dalla partecipazione delle donne

al gruppo discepolare di Gesù alla loro esclusione

dai ruoli ecclesiali; è una realtà che ci chiede di non

essere trascurata. Non si tratta tanto di dare adito a

polemiche o rivendicazioni, né di vivacizzare la spiritualità

mariana; come vedremo nell’ultimo articolo

(Valentino Bulgarelli), è proprio una questione

centrale nella visione di chiesa che abbiamo: costruire

una comunità che genera processi nuovi, tipicamente

femminili, per favorire l’incontro tra Dio e

ogni persona.

In questo contesto, noi diamo come al solito il

nostro contributo di taglio biblico: mostriamo come

tutto questo non sia solo relativo alla sociologia

o all’antropologia, ma un dato ben presente nelle

sacre Scritture. Iniziamo chiedendoci se è possibile

parlare di «discepole» di Gesù; anche se non vengono

mai definite esattamente in questo modo, nei

racconti evangelici ci sono alcune donne che vengono

caratterizzate come tali (Laura Invernizzi). Scorrendo

alcuni loro profili, così come ci vengono narrati

nei vangeli, ci accorgiamo che sono tre i livelli

principali di relazione che esse intessono: con Gesù,

con il resto del gruppo dei discepoli, con la propria

casa (Maurizio Marcheselli). Il ruolo delle donne nelle

prime comunità cristiane assume forme diverse, a

seconda dell’epoca in cui i singoli scritti del Nuovo

Testamento hanno visto la luce; l’importante è non

prendere alcune affermazioni in senso assoluto, dimenticandone

il contesto (Serena Noceti).

Tra le discepole di Gesù, alcune hanno avuto una

“fortuna” maggiore. Pensiamo per esempio a Maria

Maddalena, di cui i vangeli canonici ci dicono assai

poco, ma sulla quale poi sono state scritte molte

 pagine – dagli apocrifi fino a Il codice Da Vinci

di Dan Brown (Marcello Panzanini). Con lei anche

Maria di Betania; entrambe richiamano la Sulammita

del Cantico dei Cantici, entrambe si autodefinirebbero

– come lei – «malate d’amore» (Annalisa

Guida). Dell’altra sorella di Betania, Marta, ci parla

la rubrica Men at work; per spaziare poi sul film

Philomena e su alcuni interessanti siti internet (Valeria

Poletti). La rubrica Per saperne di più ci porta

a spasso nei secoli, dal Vangelo di Rabbula all’opera

di Gregorio Palamas, passando per l’apocrifo

Vangelo di Gamaliele; scopriremo così una antica e

perdurante tradizione che vede Maria, la madre di

Gesù, come la prima ad aver incontrato il figlio risorto.

Il tema era già stato annunciato nella copertina,

illustrata per noi dalla rubrica Bibbia e arte, che

riporta le tre Marie al sepolcro nell’interpretazione

di Hubert e Jan van Eyck (Marcello Panzanini). Si

può vedere come queste figure di discepole di Gesù

abbiano avuto ampio spazio anche dopo la scrittura

del Nuovo Testamento.

Continuano le rubriche che ci hanno accompagnato

lungo tutto l’anno. Per l’Apostolato biblico

conosceremo l’esperienza della diocesi di Noto;

per La Bibbia nella Riforma ci sposteremo nell’area

linguistica spagnola (specialmente quella dell’America

latina), con la Bibbia Reina - Valera, la cosiddetta

“Bibbia dell’orso” (Mara La Posta). L’inserto

staccabile, infine, offrirà un altro grappolo di riflessioni

ed esempi sulla Bibbia come paradigma culturale

(Marco Tibaldi).

Dei tredici contributi di quest’ultimo fascicolo

del 2017 ben sette sono firmati da una donna.

Vi facciamo notare con una certa soddisfazione che

non è una scelta di opportunità, legata al tema del

fascicolo; in Parole di Vita c’è sempre, dalla direttrice

alle molte collaboratrici, una importante presenza

femminile. Ci auguriamo che questo abbia permesso

di rendere le nostre pagine più capaci di ascoltare

la Parola, di animare il vostro tempo, di prendersi

cura di voi lettori e lettrici.

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023057
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

RUBRICA Editoriale

Dionisio Candido

PAOLO E GIACOMO: DUE MODI

DI VIVERE LA STESSA CHIESA

Mirko Montaguti

PAOLO VERSUS GIACOMO:

CONTENDERE, CONCORDARE

O COMPLETARE?

Maurizio Marcheselli

CONTRASTI E CONVERGENZE

DA GERUSALEMME AD ANTIOCHIA

Benedetta Rossi

L’APOSTOLO DELLE GENTI E IL FRATELLO

DEL SIGNORE IN RELAZIONE

Jean Paul Lieggi

PAOLO E GIACOMO NELLA STORIA

DELLA COMUNITÀ CRISTIANA

Annalisa Guida

IL FRATELLO GIUDICE

E IL PERSECUTORE PERSEGUITATO

Valentino Bulgarelli

PAOLO E GIACOMO E L’ESERCIZIO

DEL CAMMINARE INSIEME

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Giacomo: una pietra scartata divenuta fondamenta

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Il fratello del Signore e il primo ciaraulo cristiano

APOSTOLATO BIBLICO

Luciana Stazi

L’Apostolato Biblico nell’arcidiocesi di Perugia

LA BIBBIA NELLA RIFORMA

Mara La Posta

La Bibbia di Olivetano (1535)

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

San Giacomo, morto che parla: Il Martirio

di San Giacomo, di Andrea Mantegna

 

 

Prima dei consueti articoli di sintesi, avremo questa

volta un contributo di tipo maggiormente storico-

teologico. La dialettica tra Paolo e Giacomo, infatti,

non solo rispecchia il non facile equilibrio, a lungo

cercato nei primi secoli, tra i cristiani provenienti dal

mondo ebraico e quelli dal mondo pagano; ha anche

fornito il campo di discussione – a partire dal XVI secolo

– tra la chiesa cattolica, più schierata sul versante

di Giacomo, e le chiese della Riforma, più allineate

su quello di Paolo (Jean Paul Lieggi).

Il primo dei due articoli di sintesi ci inviterà a tornare

ancora agli incontri che ci sono stati tra i due.

Non per ripetere cose già viste, ma per guardare alla

costruzione dei personaggi, a come – limitandoci al

libro degli Atti – i due vengono caratterizzati (Annalisa

Guida). Gli Atti degli apostoli sono decisamente

sbilanciati su Paolo, al quale viene concesso molto più

spazio che a Giacomo; due delle nostre rubriche invece

saranno dedicate al martirio di Giacomo nell’arte,

secondo le rivisitazioni di Hendrick Goltzius e di

Andrea Mantegna (Marcello Panzanini).

Le vicende storiche e i temi teologici legati a Paolo

e Giacomo, alla fine, sono il sintomo di una chiesa

viva, che cerca continuamente nuovi equilibri, per rimanere

ancorata al centro e al tempo stesso non perdere

il valore di ogni espressione della fede. La stessa

dinamica la possiamo riscoprire anche nella rubrica

“La Bibbia nella Riforma”, che ci presenterà la Bibbia

di Olivetano (Mara La Posta); come nell’esperienza

dell’Apostolato Biblico della diocesi di Perugia -

Città della Pieve (Luciana Stazi); o ancora nell’inserto

sulla Bibbia a scuola, che chiede come strumento

fondamentale la creatività (Marco Tibaldi). La rubrica

più longeva della nostra rivista, e cioè la “Vetrina

biblica”, non è forse in sintonia – pur senza essere legata

al tema di ogni fascicolo? Anche voi lettori, infatti,

siete chiamati ad essere creativi, nell’affrontare

situazioni e linguaggi nuovi per esprimere la stessa fede;

e un buon approfondimento biblico non può che

essere una base solida da cui partire. Buona lettura,

dunque, a nome di tutta la redazione.

 

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300023019
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

PERSONAGGI DEL NUOVO TESTAMENTO

4. MARIA E GIUSEPPE

 

Editoriale

Dionisio Candido 

MARIA E GIUSEPPE: 

UNA COPPIA TRA DAVIDE E GESÙ 

 

Guido Benzi 

LE VOCAZIONI DI GIUSEPPE E MARIA: 

MT 1,18-25 E LC 1,26-38 

 

Benedetta Rossi 

MARIA E GIUSEPPE 

NELLA RETE DELLE RELAZIONI 

 

Annalisa Guida 

I VOLTI DI MARIA 

NEL NUOVO TESTAMENTO 

 

Dionisio Candido 

MARIA E GIUSEPPE DOPO LA BIBBIA. 

TAPPE DI UNA STORIA DEGLI EFFETTI 

 

Annalisa Guida 

SULLA SOGLIA, 

CON CORAGGIO E CON CURA: 

LE FIGURE DI MARIA E GIUSEPPE 

 

Valentino Bulgarelli

MARIA E GIUSEPPE: 

UNA FAMIGLIA IN DISCERNIMENTO 

PER SAPERNE DI PIÙ 

 

Marcello Panzanini 

«Chi ascolta la Parola, genera il Cristo» 

 

MEN AT WORK 

Valeria Poletti 

Genitori 

 

APOSTOLATO BIBLICO 

Andrea Albertin 

L’Apostolato biblico nella diocesi di Padova 

 

LA BIBBIA NELLA RIFORMA 

Mara La Posta 

Authorized Version o King James Version (anno 1611) 

VETRINA BIBLICA 

 

ARTE

Marcello Panzanini 

La Madre non ci abbandona mai. 

La Madonna del parto di Piero della Francesca

_________________________________________________

EDITORIALE

 

Maria e Giuseppe, i genitori di Gesù, sono

i due personaggi di cui ci occuperemo

in questo nostro fascicolo di Parole

di Vita. Sono due persone fondamentali

per la vita di Gesù e dunque anche della chiesa, eppure

il Nuovo Testamento parla molto poco di loro;

la tradizione della chiesa invece, dagli scritti apocrifi

fino alla teologia, si è interessata a loro in maniera

più ampia. Ancora più del solito, dunque, dovremo

fare qualche escursione fuori dagli scritti canonici.

Come ormai d’abitudine, un primo articolo pone

le basi su cui poi costruire; ci offre alcuni punti

di riferimento per fare la conoscenza di questa “strana

coppia”, che nel nostro percorso biennale (personaggi

dell’Antico e personaggi del Nuovo Testamento)

è posta in parallelo con il grande re Davide, di cui

Giuseppe è discendente (Dionisio Candido). È specialmente

nei “vangeli dell’infanzia” di Gesù, cioè nei primi

due capitoli di Matteo e di Luca, che Maria e Giuseppe

occupano un certo spazio. Noi ci soffermeremo

in modo particolare sui due racconti di “vocazione”,

quando l’angelo viene da parte di Dio con un messaggio

sia per Maria che per Giuseppe; entrambi, alla

fine, sono chiamati a donare un grembo, una casa

al Figlio di Dio. Questa è la vocazione che li accomuna,

al di là delle differenze che ci sono tra i due

(Guido Benzi). Rimaniamo in scia con questa riflessione

se guardiamo alle relazioni che hanno con gli

altri personaggi dei vangeli; gli evangelisti sono stati

assai discreti a tale proposito, perché la relazione più

importante – sulla quale insistono i loro racconti – è

quella con Gesù e il mistero del suo essere figlio loro

e di Dio (Benedetta Rossi). In particolare, a tale proposito,

il Nuovo Testamento mette a fuoco il ruolo

avuto da Maria. Scavando in profondità ci accorgeremo

che non c’è uniformità tra i vari scritti del Nuovo

Testamento, ma una traiettoria è riconoscibile, sintomo

di una riflessione sbocciata nelle prime comunità

cristiane a proposito del ruolo di Maria nella storia

della salvezza (Annalisa Guida).

Finora siamo rimasti entro i confini degli scritti

canonici; un articolo intero sarà dedicato alla risonanza

che Maria e Giuseppe hanno avuto oltre il

Nuovo Testamento, dai vangeli apocrifi al Vaticano

II (Dionisio Candido).

I due ultimi articoli, prima delle rubriche, ci offrono

alcuni spunti di sintesi. Da un lato guardere-

mo a come sono costruiti narrativamente i due personaggi:

sulla soglia tra Antico e Nuovo, vivono il coraggio

di chi non abbandona anche nella difficoltà,

esprimono la cura che fa crescere e diventare adulti.

Sono dei veri genitori (Annalisa Guida)! Non modelli

ideali da incorniciare e guardare con nostalgia; ma

persone capaci nella realtà della vita familiare di fare

discernimento, per scoprire e custodire la presenza

del Dio con noi (Valentino Bulgarelli).

Le rubriche, ciascuna dal proprio punto di vista,

riprendono molti di questi temi. I Sermoni mariani di

Guerrico d’Igny, per esempio, mettono in luce come

chi ascolta la parola di Dio genera il Cristo, perché

giunge a «concepire dentro l’utero del cuore» (Marcello

Panzanini). “Men at work” ci regala una riflessione-

racconto di come può essere avere un figlio reale

e non immaginato, un figlio che non avrà di sicuro

la vita perfetta che madri e padri desiderano per i

propri ragazzi eppure sarà sempre amato, anche nella

sua incomprensibilità (Valeria Poletti). “La Bibbia

nella Riforma” ci racconta il percorso complicato attraverso

il quale si è giunti alla Authorized Version (o

King James Version), una traduzione ufficiale in inglese

della Bibbia per le comunità della Riforma; anche

in questo caso ci si deve incontrare-scontrare con una

realtà più complicata delle belle idee di partenza (Mara

La Posta). L’“Apostolato biblico” porta l’esperienza

della diocesi di Padova. L’inserto staccabile continua

con una riflessione sul ruolo che la Bibbia può

avere nella scuola: quando diciamo che è importante

che la Bibbia ci sia, non è scontato che intendiamo

la stessa cosa… (Marco Tibaldi).

Come congedo riprenderemo l’immagine di copertina,

la celebre Madonna del parto di Piero della

Francesca. Originariamente il dipinto doveva stare in

un cimitero: la Madre, raffigurata nell’atto di guardare

in basso, verso la bara, garantisce fino alla fine

la sua presenza (Marcello Panzanini). Il nostro augurio

è che queste pagine siano non solo uno strumento

per conoscere meglio Maria e Giuseppe, ma anche

un invito discreto a lasciarsi accompagnare da coloro

che hanno saputo aver cura di Gesù.

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022845
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Giovanni Battista è il terzo personaggio del

Nuovo Testamento che andiamo a conoscere

meglio, nelle pagine della nostra rivista.

I primi a parlare di lui sono gli evangelisti,

per cui non abbiamo dubbi a porlo tra i personaggi del

Nuovo Testamento; anche se forse – leggendo attentamente

i nostri articoli – ci faremo l’idea di un uomo che

sta sulla soglia, tra i due Testamenti. Chiude l’Antico e

apre il Nuovo, appartenendo ad entrambi.

Come di consueto dedicheremo il grosso degli articoli

ad approfondire alcuni aspetti che emergono dai

testi che parlano di lui. Anzitutto cerchiamo di capire

quali sono questi testi. Le fonti a cui attingere, per avere

un quadro storico della sua persona e del suo messaggio,

sono i vangeli, gli Atti degli apostoli (per quel che riguarda

i suoi discepoli) e l’opera dello storico ebreo Flavio

Giuseppe, vissuto nel I secolo d.C.; si tratta di testi in

cui aspetti storici, letterari e teologici si intrecciano insieme

(Benedetta Rossi). Qual è il ritratto che ne emerge?

Guardiamo anzitutto a quello che scrivono di lui i

quattro vangeli. Essi lo dipingono come un uomo dai

molti volti e sfaccettature: profeta, precursore, battezzatore,

amico dello sposo… È un ritratto complesso, ma

affascinante (Donatella Scaiola). Mettendo a fuoco il

suo rapporto con l’autorità, lo vediamo come un grande

tra i grandi; l’opinione pubblica aveva un’alta considerazione

di lui, perché era capace di parlare agli uomini

del suo tempo – di ogni status e credo – lasciando

un segno nel contesto palestinese del I secolo d.C. Non

ha avuto paura di ergersi come coscienza critica, fedele

alla verità anche quando il rischio era elevato (Sebastiano

Pinto). Il suo rapporto con Gesù, di cui ci parlano

specialmente i vangeli (difficile da interpretare il cosiddetto

Testimonium flavianum, come vedremo), è diverso

a seconda del testo a cui ci si appella: si va dalla sicurezza

con cui il Battista indica in Gesù l’agnello di Dio

nel Vangelo secondo Giovanni all’incertezza inquieta dei

sinottici. Da come si rapporta a Gesù vediamo anche

qual è la sua idea su Dio e sul suo regno che deve compiersi

(Giulio Michelini).

Non è cosa semplice mettere insieme tutti questi dati

in un ritratto unitario. Giovanni Battista, infatti, è il

personaggio del Nuovo Testamento (escluso Gesù, ovviamente!)

su cui abbiamo il maggior numero di dati

purtroppo si tratta spesso, però, di elementi disparati.

Alla fine chi era? Un profeta esigente, forse anche lontano

da Gesù; oppure un amico attento, tutto proiettato

a suscitare la fede in lui (Annalisa Guida)? Di questi

aspetti, il contributo di rilettura catechetico-spirituale

sottolinea la dimensione profetica, che ci spinge a

rivalutare quel sensus fidelium di cui si parlava molto in

teologia fino a qualche anno fa (Valentino Bulgarelli).

Come si può intuire dalle fonti antiche, Giovanni

Battista era un uomo conosciuto e stimato. E lo è stato

a lungo, nei secoli. Lo mostreranno alcuni contributi

in cui viene esplorata la figura di Giovanni oltre i testi

e le epoche bibliche. Non stupisce che di lui parli

Dante, né che la liturgia vi dedichi ben due feste; magari,

però, non ci aspettavamo che fosse così citato nel

Corano, che ne parla in più di una sura (Guido Benzi).

Un monaco cistercense vissuto a cavallo tra il 1100 e il

1200 vi dedica dei bellissimi sermoni, in cui il Battista

appare come l’esempio che ogni monaco deve seguire

(Marcello Panzanini). Per quel che riguarda l’arte, poi,

c’è solo l’imbarazzo della scelta tra tutte le possibili interpretazioni

di questo o quell’episodio della vita – e ancor

più della morte – di Giovanni; i due che abbiamo scelto

sono un dipinto del Domenichino (che fa da copertina

al fascicolo; Marcello Panzanini nella rubrica “Arte”)

e la “confusione” tra Erodiade, Salomè e Giuditta

in alcune rappresentazioni (c’è chi tende a trasformare

tutte le donne in vampiri affamati di vita, come mostra

Valeria Poletti nella rubrica “Men at work”).

Ci staccheremo per un po’ dalla figura del Battista

in alcune rubriche: “Apostolato biblico” porta la testimonianza

della diocesi di Massa Marittima - Piombino;

“La Bibbia nella Riforma” ci racconta la traduzione

italiana della Bibbia fatta da Giovanni Diodati, esule

a Ginevra ma «di nazione lucchese» (Valdo Bertalot);

“Vetrina biblica” spazia, come di consueto, tra le novità

in libreria; infine l’inserto staccabile “La Bibbia a

scuola”, dopo aver proposto alcuni elementi teorici, offre

un esempio di utilizzo della Scrittura, preso dalla vocazione

di Abramo.

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022784
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

Gesù. Come non dedicare un fascicolo al

più importante dei personaggi del Nuovo

Testamento? Tutti gli altri, infatti, in un

modo o nell’altro ruotano attorno a lui,

che del Nuovo Testamento è senza dubbio il centro.

Detto questo, rimane la fatica di decidere da che

parte guardare a Gesù; sono così tanti gli scritti che

ogni anno escono su di lui, in tutte le parti del mondo,

da ogni punto di vista – anche dai più strampalati…

Appartenente ad un popolo che all’epoca non

aveva alcun valore nello scacchiere internazionale, infatti,

ha trascorso una vita tutto sommato breve e per

la maggior parte “nascosta”, senza attirare l’attenzione

delle masse; ma quando ha iniziato ad agire e parlare

in pubblico, ha dato origine ad un movimento

(di persone e di idee) che duemila anni dopo non si

è ancora fermato. È senza dubbio uno dei personaggi

più importanti della storia universale (Carlo Broccardo).

Da che punto di vista approcciare una figura

così complessa? In queste pagine rimarremo fedeli

all’impostazione della nostra rivista e approfondiremo

la persona di Gesù a partire dalla sacra Scrittura;

ci fermeremo prevalentemente sul Nuovo Testamento,

sebbene non si possa capire Gesù senza considerare

anche le Scritture di Israele (Annalisa Guida).

Pensando a Gesù, i primi libri che vengono in

mente sono i vangeli; sono infatti una specie di biografia

del Nazareno. Sono quattro: la tradizione della

chiesa ci ha lasciato non un unico ritratto di Gesù,

ma quattro schizzi del suo volto. Così ci ricordiamo

che Gesù è sempre “altrove”, che nessuna biografia

– per quanto autorizzata – “dice tutto” di lui (Laura

Invernizzi). Avendo a nostra disposizione solo poche

decine di pagine, abbiamo scelto di soffermarci su un

aspetto in particolare di Gesù, e cioè sul fatto che è

stato un uomo di relazioni. Quel tratto della sua vita

che i vangeli ci raccontano è scandito da molti incontri:

con le folle, gli amici, gli avversari (Paolo Mascilongo).

La relazione sicuramente più importante, su

cui tutte le altre si fondano, è quella con Dio, il Padre.

Per approfondire questo aspetto dovremo tenere

insieme non solo i quattro vangeli, ma anche gli

altri scritti del Nuovo Testamento, dove la “figliolanza

divina” di Gesù viene approfondita a più riprese (Edoardo M. Palma). Questa apertura agli altri scritti

del Nuovo Testamento ci porterà a leggere alcuni dei

più famosi testi cristologici; sono passi molto belli e

densi di significato, che tutt’oggi trovano ampio spazio

nella celebrazione liturgica – oltre che nella riflessione

teologica (Guido Benzi).

Tutti questi contributi, chi in un modo chi nell’altro,

riportano continuamente l’attenzione su un

aspetto centrale: il mistero dell’incarnazione; Gesù

cioè è una persona, e una persona umana. La nostra

fede non si può ridurre ad un capire qualche cosa, né

ad un comportarsi in un certo modo; l’esperienza di

fede è l’incontro con la persona di Gesù, incontro che

genera gioia (Valentino Bulgarelli). Non è facile tenere

insieme questo aspetto, cioè la vera umanità di Gesù,

con il fatto che Gesù non è semplicemente una persona

umana; è veramente uomo, ma non è solamente

uomo. Gesù è anche Dio. È un mistero grande, su

cui noi ci affacciamo solo un po’ attraverso la rubrica

“Per saperne di più” (Marcello Panzanini), che racconta

alcuni passaggi storici dolorosi (ma necessari?), in

cui si è arrivati a discussioni anche molto accese, che

talora sono sfociate perfino nella violenza, proprio a

proposito della natura umana e divina di Gesù. Non

c’è niente da fare: la persona di Gesù ha creato molte

discussioni; ma non solo nel senso problematico appena

evidenziato. Ha anche ispirato molti artisti, come

ci ricordano la rubrica “Men at work”, che spazia

da Alda Merini a Bruce Springsteen (Valeria Poletti),

e la rubrica “Arte”, che si concentra sul protiro della

cattedrale di Ferrara (Marcello Panzanini).

Come già nel numero precedente, avremo ancora

un approfondimento su “La Bibbia nella Riforma”,

che ci presenterà questa volta la Bibbia di Martin Lutero

(Valdo Bertalot); l’“Apostolato biblico” ci racconterà

invece l’esperienza della diocesi di Andria. Sono

due ciliegine su una torta che può essere solo un assaggio,

essendo dedicata al più bello e complesso dei

personaggi che affronteremo quest’anno. Nella speranza

– anzi, nella certezza – che tutti noi vi ritorneremo

ancora, più volte, nel corso della nostra vita.

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022555
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE


Editoriale


Guido Benzi

«FECE I DODICI» (MC 3,14): STORIA, LETTERATURA E TEOLOGIA

Paolo Mascilongo


I DODICI, GESÙ E GLI ALTRI: UNA FITTA TRAMA DI RELAZIONI

Mirko Montaguti


USCIRE DAL GRUPPO. ALLA RICERCA DEI “VOLTI”

Paolo Messina


«E LO SEGUIRONO»: LA CHIAMATA DEGLI APOSTOLI NEI QUATTRO VANGELI

Vito Mignozzi


PROVE DI AUTORITÀ (E DI SERVIZIO) NELLE COMUNITÀ NEOTESTAMENTARIE

Annalisa Guida


IN DODICI, PROMESSA DI UNA COMUNITÀ

Valentino Bulgarelli


L’ESPERIENZA DEI DODICI, SEGNO DI UNA COMUNIONE ITINERANTE PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Un amico è sempre un amico! Giuda Iscariota

 

MEN AT WORK

Valeria Poletti

Nomen omen

 

APOSTOLATO BIBLICO

Matteo Crimella

L’Apostolato Biblico nell’arcidiocesi di Milano

 

LA BIBBIA NELLA RIFORMA

Valdo Bertalot

Sola Scriptura

 

VETRINA BIBLICA

ARTE

 

Marcello Panzanini

Cosa c’è da mangiare? La pesca miracolosa

 

LA BIBBIA A SCUOLA

Tra pregiudizi e opportunità (Marco Tibaldi)



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300022067
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE


Shir Hasshirím è il titolo ebraico di quel libro

che in italiano chiamiamo, traducendo alla

lettera, Cantico dei Cantici. Potremmo tradurre

anche Il canto più bello o Il canto sublime,

perché grammaticalmente l’espressione Shir

Hasshirím è un superlativo. Risuona ancora pieno di

significato il commento di Rabbi Aqiba (vissuto tra

il I e il II secolo d.C.): «Il mondo intero non vale il

giorno in cui il Cantico dei Cantici è stato donato a

Israele; tutti gli scritti infatti sono santi, ma il Cantico

dei Cantici (Shir Hasshirím) è il santo dei santi (Qodésh

Haqqodashím)».

L’articolo introduttivo di Benedetta Rossi presenterà

non solo le qualità letterarie e poetiche del libro,

ma anche la storia dell’interpretazione; com’è possibile

– ci si chiede – che un libro che è in buona sostanza

un canto d’amore tra l’amato e l’amata sia entrato

tanto nel canone ebraico quanto in quello cristiano,

cioè sia considerato un libro sacro? In che senso

è parola di Dio? Anche Mario Cucca, presentando le

prime parole del Cantico, ritornerà sulla questione,

mettendo bene a fuoco come sia rischiosa la separazione

tra sacro e profano; il Cantico afferma infatti

che il carattere sacro è intrinseco all’amore umano.

Entrando più approfonditamente nelle dinamiche

del “racconto” (la forma letteraria è quella della poesia,

ma una poesia che racconta l’amore), Ombretta

Pettigiani ci mostra come la ricerca dell’amato/a sia

uno dei temi fondamentali che si snoda lungo tutto

il Cantico; l’amore vi è infatti descritto come desiderio

e attesa, anelito paziente e appassionato, unione

che sempre rimanda ad una nuova e più profonda ricerca.

Guido Benzi conduce la nostra attenzione alle

parole di lui, l’amato, che descrive con espressioni di

rara poesia l’amata del suo cuore; utilizzando le tecniche

dei componimenti poetici dell’antico Oriente,

il Cantico non ha paura di indugiare nella descrizione

del corpo dell’amata, certamente la più bella agli

occhi del suo amore. Anche Luca Mazzinghi si sofferma

sul corpo femminile così come viene descritto

nel Cantico; ci mostra come il poeta si serva quasi

ad ogni verso di simboli tratti dal mondo della creazione,

ma anche della geografia della terra promessa.

Tiziano Lorenzin, leggendo per noi l’epilogo del

Cantico dei Cantici, ritorna a riflettere sull’interpretazione

del testo, che rivela significati diversi a seconda

della cornice entro cui lo si interpreta. L’immagine

di copertina, come spiegato nella rubrica di arte

(Marcello Panzanini), è un bell’esempio di rilettura

del Cantico; per ulteriori approfondimenti si possono

vedere la rubrica “Per leggere e rileggere” (Valeria

Poletti) e l’intero inserto centrale (Marcello Panzanini

e Valeria Poletti).

A questo punto il nostro lettore potrebbe chiedersi:

che c’entra un fascicolo sul Cantico dei Cantici,

in quest’annata dedicata ai personaggi dell’Antico

Testamento? La risposta viene dai due articoli di Sebastiano

Pinto e Annalisa Guida. Il legame di coppia

nel Cantico è descritto a ben vedere con tratti inediti,

se pensiamo al testo fondamentale di Gen 2–3: protagonista

dell’amore, infatti, è la donna! È lei che prende

l’iniziativa: intraprendente nella parola, nel movimento,

finanche audace nella sfera erotica. La donna

del Cantico, la Sulammita «bruna ma bella»: è lei

il centro di questo nostro ultimo fascicolo dedicato ai

personaggi dell’Antico Testamento, tra tutti probabilmente

il più affascinante e sorprendente.

Spesso il mondo cristiano ha faticato a parlare

degli affetti, concedendo la precedenza all’intelligenza

e alla volontà; oggigiorno, al contrario, il rischio è

che si enfatizzi così tanto la sfera affettiva da lasciarla

priva di un progetto di vita. La sfida, come mostra

Valentino Bulgarelli, è quella di “evangelizzare gli affetti”,

cioè di integrare ogni dimensione della persona

nel cammino di fede (catechistico in particolare).

Non si tratta forse della stessa sfida che il Cantico dei

Cantici ha portato avanti nei secoli? Lasciar parlare

Dio attraverso l’esperienza dell’amore.

Ci congediamo così dai nostri lettori, osando condurli

fuori da quel che forse ci si aspetta da una rivista

di apostolato biblico; ma rimanendo ben dentro

a quello che è il canone delle Scritture, cioè quei libri

– quei personaggi – che le comunità di Israele e

poi le Chiese hanno riconosciuto come parola di Dio.

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020308
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

 

Esdra e Neemia non sono i primi due personaggi

dell’Antico Testamento che ci vengono

in mente, quando pensiamo a qualche pagina

della Bibbia che conosciamo a memoria…

Ma non vogliamo dimenticare quello che abbiamo

letto l’anno scorso, approfondendo la Dei Verbum:

tutta la sacra Scrittura è ispirata da Dio, in ogni

sua pagina; tutta la Bibbia è dunque parola di Dio,

non solo le pagine più limpide e facili da comprendere.

Raccogliamo dunque la sfida e avviciniamoci a

questi due personaggi semi-sconosciuti, per vedere

quale parola Dio ci può rivolgere attraverso di loro.

Anzitutto dovremo fare un po’ di chiarezza dal

punto di vista storico, perché è sicura la collocazione

di massima (siamo dopo il grande esilio del 597/587-

538 a.C., durante il dominio dei Persiani), ma non

lo sono i dettagli. Ci aiuterà in questo il primo articolo,

di Tiziano Lorenzin. In quell’articolo e ancora

di più in quelli che seguiranno si vedrà come Esdra e

Neemia (dai quali prendono il nome due libri della

Bibbia, appunto Esdra e Neemia) abbiano avuto fondamentalmente

la vocazione di “ricostruttori”: hanno

dovuto riedificare tanto le rovine di Gerusalemme

quanto il morale del popolo di Israele, entrambi a terra

dopo la sconfitta del 597/587 e gli anni di esilio.

Esdra era un sacerdote inviato dal re persiano a

Gerusalemme con il compito di riorganizzare il culto

del tempio secondo i criteri contenuti nella legge

di Dio, la Toráh (Simone Paganini). Il cap. 8 del libro

di Neemia racconta di quando tutto il popolo, sotto

la guida di Esdra, si è posto di fronte alla legge di

Dio; l’episodio è come l’apice e il simbolo di tutto il

percorso di ricostruzione: il popolo liberato riconosce

la propria identità solo di fronte alla parola del suo

Dio (Guido Benzi). Si tratta dunque non solo di riedificare

i muri caduti, ma anche di ripensare la propria

fede; da questo punto di vista l’incontro con la

religione persiana ha portato – e non è poca cosa! – a

sottolineare molto l’unicità e la trascendenza di Dio

(Sebastiano Pinto).

Neemia, da parte sua, era un personaggio influente

alla corte del re di Persia; preoccupato perché la ri-

costruzionein patria non continuava come sperato,

si fa mandare ufficialmente a sovrintendere i lavori; è

un laico in missione (Lucio Sembrano). Dimostra tutta

la sua abilità di stratega e di politico quando riesce

contemporaneamente a ricostruire le mura della città

e a difendersi dalle offese e dagli attacchi dei “nemici”

che non vedevano bene la rinascita del popolo

di Dio (Carlo Broccardo).

Certo, ci sono passaggi nella vita e nel messaggio

di Esdra e Neemia che lasciano perplessi noi lettori

moderni. Si insiste tanto, per esempio, nella difesa

della propria identità, fino a costringere coloro

che avevano sposato donne non ebree a rimandarle

a casa; oggi non condivideremmo la loro scelta, ma

dobbiamo collocarla nel contesto storico in cui è stata

fatta: un popolo che usciva distrutto dall’esilio babilonese.

Possiamo anche “imparare” da quello che

hanno fatto: è sempre necessario attualizzare la parola

di Dio, che non è una formula magica che risolve

ogni problema, ma un messaggio da capire e rendere

vivo oggi (Donatella Scaiola e Valentino Bulgarelli).

Forse l’immagine delle mura è proprio quella che

rende meglio, in sintesi, i due personaggi di Esdra e

Neemia e i due libri che ne portano il nome: le mura

proteggono e difendono, rafforzando l’identità; le

mura dividono, separando chi sta dentro da chi sta

fuori. Esdra e Neemia sono uomini dei confini, con

tutto ciò che questo comporta (Annalisa Guida).

Non è stato facile per i nostri autori trovare riferimenti

ad Esdra e Neemia nelle arti. Qualcosa c’è, come

testimoniato dalla copertina e dalla relativa spiegazione

di Marcello Panzanini. Si può recuperare l’interesse

per la Scrittura, colto nel commento di Beda

il Venerabile (Marcello Panzanini nell’inserto staccabile),

così come l’amore per Gerusalemme (nella rubrica

di Valeria Poletti).

Alla fine, lo vedrà il nostro lettore, anche questi

due personaggi così al confine delle nostre perlustrazioni

bibliche hanno qualcosa – o forse molto

– da dire!

 

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300020100
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

 

 

EDITORIALE

 

Davide. Il suo nome attraversa tutta la Bibbia:

dai libri storici al salterio, dai vangeli

all’Apocalisse. Musicista, guerriero,

amante, padre, re: un personaggio dai

mille volti (Dionisio Candido). Chi di noi può dire di

non averne mai sentito parlare, prima di aprire questo

fascicolo di Parole di Vita? La sfida che vogliamo

raccogliere, come al nostro solito, è quella di presentarvi

un ritratto il più possibile completo, che tenga

conto di molte – se non di tutte – le pagine bibliche

che ci parlano del re Davide. Sarà un rivisitare episodi

già noti e, allo stesso tempo, un aprire porte su

aspetti meno conosciuti della sua storia.

Nella Bibbia Davide fa la sua comparsa nei panni

di un ragazzo, addetto a sorvegliare il gregge di suo

padre Iesse. Ma subito si mostra che in quei panni

c’è spazio per un guerriero forte e astuto, che riesce

ad abbattere l’enorme filisteo, Golia, e che non avrà

timore di usare la violenza per unificare e difendere

il suo regno. Purtroppo, alla fine egli rimarrà imbrigliato

dalla violenza, che gli “rovinerà” gli ultimi anni

di regno (Paolo Messina). Ma non conviene che corriamo

subito alla fine: torniamo piuttosto al periodo

in cui Davide era già stato unto re da Samuele, ma

sul trono sedeva ancora Saul. In quel periodo fiorisce

l’amicizia con Gionata, il figlio di Saul; la serenità del

loro essere amici è raccontata anche nell’immagine di

copertina, di Cima da Conegliano (Marcello Panzanini).

Il protagonista di questa bella amicizia però non

è Davide, sempre un po’ “freddo”, bensì Gionata: nel

suo modo di agire appare uno degli esempi più alti di

amore gratuito e disinteressato, con tratti che fanno

pensare allo stile di Gesù (Donatella Scaiola). Di quel

periodo della vita di Davide non possiamo tralasciare

il difficile rapporto con Saul; potremmo quasi dire

che Davide mostra di aver imparato da Gionata,

perché – pur avendone l’opportunità – non uccide

colui che lo perseguita. È vero che fin dai primi anni

c’è molta violenza nel suo curriculum, ma quel giorno

nel deserto di Giuda il perdono fiorisce inatteso

sul terreno della violenza (Dionisio Candido).

 

SOMMARIO

4. Davide

Editoriale

Dionisio Candido

DAVIDE, TRA STORIA

E RILETTURE BIBLICHE

Paolo Messina

DAVIDE RE VIOLENTO?

IL POTERE DELLA VIOLENZA

E LA VIOLENZA DEL POTERE

Donatella Scaiola

L’AMICIZIA TRA DAVIDE E GIONATA:

UN QUADRO REALISTICO?

Dionisio Candido

LA SCELTA DI DAVIDE (1 SAM 24):

VIOLENZA E PERDONO

NEL RAPPORTO CON SAUL

Benedetta Rossi

ALL’OMBRA DEL POTERE.

DAVIDE, LE SUE DONNE E I SUOI FIGLI

Francesco Bargellini

MISERIA E NOBILTÀ DI DAVIDE

Tiziano Lorenzin

DAVIDE E LA CITTÀ SANTA

Annalisa Guida

UN UOMO

SECONDO IL CUORE DI DIO.

LA COSTRUZIONE DEL PERSONAGGIO

Valentino Bulgarelli

LA MISERICORDIA DI DIO

E LA FRAGILITÀ DI DAVIDE

PER LEGGERE E RILEGGERE

Valeria Poletti

Davide nelle arti

APOSTOLATO BIBLICO

Dionisio Candido

Alcuni orientamenti operativi

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Il compiacimento dell’anima? È l’amicizia



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019852
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

 

Abbiamo iniziato con Giacobbe; poi siamo

passati a Mosè; ora ci intratteniamo

con Samuele. Dei tre, sicuramente è il

meno famoso; o forse è meglio dire che

è il meno conosciuto. Perché di lui tutti

abbiamo in mente l’episodio della vocazione, quando

pronuncia la celebre frase: «Parla, Signore, perché

il tuo servo ti ascolta». Samuele è quasi un santino,

quel giorno, al tempio; è un esempio di risposta pronta

e totale alla chiamata di Dio. Basta solo aggiungere

un’altra riga, tratta sempre dal racconto della vocazione,

e ci sembrerà di avere davanti un giovane perfetto:

«Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare

a vuoto una sola delle sue parole» (1 Sam 3,19).

In molti, se non tutti, serbiamo questa immagine

di Samuele. Non è sbagliata, ma è solo una piccola

parte del suo volto! Il racconto della sua vocazione

è molto importante, perché sottolinea la dimensione

dell’ascolto e il ruolo di Dio: è il Signore che sceglie

i suoi profeti e li manda al popolo; Samuele è servo

della parola di Dio (Salvatore Glorioso). Ma non è

solo questo! È un personaggio dall’identità complessa:

profeta, giudice, capo civile, intercessore, sacerdote…

È una figura di transizione, che ha accompagnato

il popolo dall’epoca dei giudici a quella dei re (Donatella

Scaiola). Fin dagli inizi della sua vita, si trova

catapultato in un mondo complesso di relazioni non

sempre positive e mai facili; dalle vicende tormentate

della madre Anna, che non riusciva ad avere figli,

all’amarezza del sacerdote Eli, che di figli ne ha due,

ma caratterizzati dal disprezzo della giustizia e dalla

violenza (Grazia Papola).

Un capitolo non piccolo è quello relativo al rapporto

di Samuele con il potere. Abituato ad essere lui

a capo del popolo, si sente rifiutato quando Israele

chiede un re. Alla fine acconsentirà ad ungere Saul,

ma non senza fatiche e titubanze, e specialmente cercando

sempre di ritagliarsi uno spazio di potere (André

Wénin). Alle vicende di Saul sono dedicati una decina

di capitoli del Primo libro di Samuele, così come

alcuni passaggi nel libro di Ester e in quelli delle Cronache;

l’immagine che ne esce è completamente negativa:

un re privo di discernimento, che non ascolta
la parola di Dio (Tiziano Lorenzin). Eppure Samuele,

alla fine, si affeziona al sovrano; o forse è meglio dire

che si adatta alla situazione, tanto da dover essere

spronato da Dio, quando giunge il momento di ungere

come re Davide. Sono così diversi tra loro, Saul

il guerriero potente e Davide il ragazzino che sta a pascolare

il gregge, che Samuele faticherà non poco per

mettersi in sintonia con le scelte di Dio; dovrà ricalibrare

tutti i suoi criteri di valutazione (Elena Di Pede).

C’è una scena particolare, al cap. 28 del Primo libro

di Samuele: quando Saul si reca di nascosto dalla

“pitonessa” di Endor ed evoca lo spirito del defunto

Samuele. È uno squarcio sul mondo dell’occulto, che

nella Bibbia è sempre visto come qualcosa di negativo,

contrapposto all’ascolto della parola di Dio. E infatti

l’unico messaggio che Saul riceverà sarà l’annuncio

della sua disfatta (Guido Benzi). L’arte non è rimasta

indifferente a questo episodio: nella copertina del nostro

fascicolo (e nella rubrica finale di Marcello Panzanini)

ci soffermiamo sulla scena dei genitori di Samuele

che lo “offrono” a Dio, portandolo al tempio

da Eli; ma la rubrica “Per leggere e rileggere” (di Valeria

Poletti) porterà non pochi esempi di come l’episodio

di Endor abbia ispirato molti artisti nei secoli.

Samuele è un personaggio complesso, ormai ci è

chiaro. Da un punto di vista catechetico è indubbiamente

un punto di riferimento per una riflessione di

tipo vocazionale (Valentino Bulgarelli); nel Medioevo

è stato anche visto come un profeta-scrittore, autore

dei due libri biblici dei Re (Marcello Panzanini

nell’inserto staccabile). È certamente una figura complessa,

e per questo ricca; tormentata, e perciò attuale.

Sacerdote, profeta, giudice; volitivo, cerca di dominare

gli eventi anche quando si allontanano dai suoi

desideri. Ma Dio gli sta accanto sempre – ed è questo

che conta, alla fine. Talvolta fa il suo gioco, talvolta

lo accompagna a superare le sue rigidità (Annalisa

Guida). Che non sia proprio questo il tratto più sintetico

di un personaggio tanto aspro, al di là del quadretto

edificante della vocazione?

 

Carlo Broccardo

 

 

SOMMARIO

PERSONAGGI

DELL’ANTICO TESTAMENTO

3. Samuele

Editoriale

Donatella Scaiola

SAMUELE, UN PERSONAGGIO

DALL’IDENTITÀ COMPLESSA

Grazia Papola

I LEGAMI FAMILIARI

(1 SAM 1–2; 8,1-3)

Salvatore Glorioso

SCELTO COME SERVO

DELLA PAROLA (1 SAM 3,1–4,1)

André Wénin

SAMUELE E IL POTERE IN ISRAELE

(1 SAM 8–12)

Tiziano Lorenzin

SAMUELE E SAUL,

UN RE PRIVO DI DISCERNIMENTO

Elena Di Pede

SAMUELE E IL FIGLIO DI IESSE

(1 SAM 16,1-13)

Guido Benzi

PROFEZIA E NEGROMANZIA:

SAUL E LA “PITONESSA” DI ENDOR

Annalisa Guida

SAMUELE, UN’IDENTITÀ COMPLESSA

PER UN TEMPO DIFFICILE

Valentino Bulgarelli

SAMUELE E LA DIMENSIONE VOCAZIONALE DELLA VITA

 

PER LEGGERE E RILEGGERE

Valeria Poletti

Samuele nelle arti

 

APOSTOLATO BIBLICO

Dionisio Candido

L’introduzione alla sacra Scrittura Incontro alla Bibbia

 

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Cosa vuoi fare da grande? Elkanà e Anna

portano Samuele dal sacerdote Eli



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019845
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

Dopo Giacobbe, in questo secondo fascicolo

del 2016 ci soffermeremo su un altro

personaggio dell’Antico Testamento:

Mosè. Medaglia d’argento tra i più nominati

nella Bibbia (secondo solo a Gesù), è certamente

tra quelli che rimangono impressi nell’immaginario

collettivo. È un personaggio che ispira, grazie anche

alla sua umanità tormentata; e poi raccoglie in sé gli

aneliti alla libertà che percorrono la storia, dall’antichità

fino ad oggi. Proviamo per esempio ad accendere

il nostro computer, connetterci ad internet e cercare,

attraverso uno qualunque dei principali motori

di ricerca, la colonna sonora che Ennio Morricone

scrisse per lo sceneggiato su Mosè prodotto dalla Rai

nel 1974. Valeria Poletti, nella rubrica «Per leggere e

rileggere», ci suggerisce in particolare il singolo cantato

da Maria Carta, Diglielo al tuo Dio. Voce e testo

sono da brividi; non si dimenticano più.

Mosè. Ci avvicineremo a lui anzitutto con un articolo

panoramico, nel quale vengono tratteggiati i

lineamenti principali del personaggio, così come è

raccontato nel Pentateuco e nella tradizione giudaica,

oltre ad essere forniti alcuni dati di tipo storico

(Sebastiano Pinto). Poi metteremo a fuoco una caratteristica

fondamentale del nostro personaggio (Laura

Invernizzi): è il suo rapporto strettissimo con Dio

che lo forgia, facendolo diventare quello che è; è la

parola di Dio che detta l’agenda della sua vita, dall’inizio

fino alla fine, dall’incontro all’Oreb fino a quando

«Mosè, servo del Signore, morì “sulla bocca” del

Signore» (Dt 34,5, tradotto alla lettera).

Dopo questa prima presentazione, avremo tre articoli

che ci invitano ad approfondire alcuni dei personaggi

con cui Mosè entra in relazione. Il primo è

un gruppo, composto da dodici donne, tutte apportatrici

di vita: le levatrici ebree, la madre di Mosè, la

sorella, la figlia del faraone, le sette figlie di Ietro. Sono

dodici “matriarche”, che rappresentano tre cromosomi

all’origine dell’Israele mosaico: quello ebreo,

quello egiziano, quello madianita del deserto (Rosanna

Virgili). Il secondo personaggio è Aronne, fratello

di Mosè e primo sacerdote di Israele. Il rapporto

con Dio, che si trova al centro del dono della Legge

sul monte Sinai, passa anche attraverso il culto: Mosè

ha bisogno di Aronne. Ma Aronne, da parte sua, non

deve dimenticare il primato di Mosè, cioè della parola

di Dio (Luca Mazzinghi). Il terzo personaggio è

il faraone. Figlio degli dèi, era considerato come un

eroe invincibile; il racconto dello scontro con Mosè,

invece, ne mostra tutta l’impotenza di fronte all’unico

vero Dio, quello di Israele (Jean Louis Ska).

A completare il quadro avremo poi quattro articoli

di sintesi. Guido Benzi ci mostra come la Bibbia –

pur consegnandoci con Mosè una figura straordinaria

– non vuol crearne un “mito”: tra le pieghe della

narrazione emergono anche le sue qualità umane, le

sue fragilità, perfino i suoi difetti. Benedetta Rossi riflette

su uno dei tratti che hanno fatto di Mosè una

figura unica: il suo ruolo di mediatore tra il popolo e

Dio; ruolo che, dopo la sua morte, continua ad essere

svolto dalla Torah, cioè dalla Legge che Dio ha dato

al popolo attraverso Mosè. Annalisa Guida ci offre

una presentazione completa del personaggio, dall’Esodo

al Deuteronomio: alla fine resta la suggestione che

se Mosè non è entrato nella terra promessa sia perché

questo possedere una terra una volta e per tutte

non fosse narrativamente inscritto nel personaggio di

Mosè, da sempre destinato ad uscire, andare, salire,

scendere, ma mai a fermarsi. Infine Valentino Bulgarelli,

prendendo spunto dal cap. 7 degli Atti degli apostoli,

ci presenta Mosè come un utile punto di riferimento

per un percorso catechistico che metta a fuoco

la formazione della persona.

Il nostro fascicolo sarà poi completato dalle rubriche:

una dell’Apostolato Biblico, sulla nota pastorale

La Bibbia nella vita della Chiesa del 1995 (Dionisio

Candido); l’ormai classica vetrina biblica (a cura della

redazione); le pagine dedicate all’arte, che spaziano

dai romanzi ai film, passando per l’opera (Valeria

Poletti), per poi fermarsi a raccontare Il passaggio del

Mar Rosso affrescato nella Cappella Sistina (Marcello

Panzanini). Gli ultimi due autori sono anche responsabili

per l’inserto staccabile.

Mosè è talmente grande che questo nostro percorso

non può certo essere completo. Ci auguriamo che

sia comunque un buon assaggio, per iniziare.

Carlo Broccardo

 

SOMMARIO

PERSONAGGI DELL’ANTICO TESTAMENTO

2. Mosè

Editoriale 

Sebastiano Pinto

MOSÈ: UN UOMO, UN POPOLO E UNA TERRA 

Laura Invernizzi

MOSÈ, L’UOMO CHIAMATO DA DIO 

Rosanna Virgili

LE DONNE DI MOSÈ (ES 1–2) 

Luca Mazzinghi

MOSÈ E ARONNE 

Jean Louis Ska

MOSÈ E IL FARAONE 

Guido Benzi

MOSÈ, UOMO MITE E PASSIONALE 

Benedetta Rossi

MOSÈ, IL MEDIATORE 

Annalisa Guida

IL DESTINO IN UN NOME:

IL PERSONAGGIO DI MOSÈ 

Valentino Bulgarelli

MOSÈ, LA VITA E DIO:

STORIA DI UN INCONTRO 

PER LEGGERE E RILEGGERE

Valeria Poletti

Mosè nelle arti 

 

APOSTOLATO BIBLICO

Dionisio Candido

La nota pastorale La Bibbia nella vita della Chiesa 

VETRINA BIBLICA 

 

ARTE

Marcello Panzanini

Lo specchio di Dio:

Il passaggio del Mar Rosso della Cappella Sistina



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Personaggi dell'Antico Testamento"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300019739
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Il 2015 è stato l’anno della Dei Verbum, la costituzione

dogmatica del Vaticano II «sulla divina

rivelazione». Giocoforza, ci siamo soffermati

ad approfondire insieme questo documento

fondamentale; senza però abbandonare il nostro stile

consueto, cioè continuando a leggere il testo biblico:

se vi ricordate, ad ogni fascicolo abbiamo affrontato

quei brani della sacra Scrittura che – di capitolo in

capitolo – sono citati all’interno del testo conciliare.

Per il 2016 non abbiamo anniversari da ricordare.

C’è il cambiamento della casa editrice che pubblica

la nostra rivista, ma tutto rimane invariato per

quel che riguarda il contenuto di queste pagine. Abbiamo

solo deciso, per i prossimi due anni, di introdurre

non un libro specifico della Bibbia, ma alcuni

personaggi tra i più importanti: per il 2016 saranno

personaggi dell’Antico Testamento, per il 2017 del

Nuovo. Ma non cambia la sostanza: il nostro scopo

sarà sempre quello di leggere insieme il testo della

Bibbia, una pagina alla volta.

Iniziamo con Giacobbe, uno dei patriarchi. Un

primo articolo, firmato da Germano Galvagno, serve

da introduzione: ci mostra come Giacobbe è presentato

nei capitoli della Genesi a lui dedicati, ma anche

come si parla di lui negli altri libri biblici e perché è

un personaggio storicamente così importante per il

popolo di Israele. In ogni fascicolo avremo un primo

articolo introduttivo, che ci aiuti a farci un’idea generale;

seguiranno gli approfondimenti.

In questo numero, Davide Arcangeli si sofferma

sul capitolo 25 della Genesi, quello che racconta la

nascita di due gemelli già in lotta tra di loro fin dal

grembo materno: Giacobbe ed Esaù. Il racconto biblico

ci parla di due fratelli, lasciandoci però intendere

che si tratta anche del difficile rapporto tra i due

popoli che da loro discendono: Israele ed Edom. Sottotraccia

si parla dei due popoli anche nel brano successivo,

quello in cui Giacobbe «ruba» con l’inganno

la benedizione paterna, che spettava ad Esaù. È

un modo per ricordare che uno solo dei due popoli

è quello benedetto da Dio: Israele (Federico Giuntoli).

Come si può immaginare, Esaù vuole uccidere il

fratello ingannatore, ed è così che Giacobbe inizia un

lungo viaggio tra la terra promessa e la terra dei padri,

nella regione della Mesopotamia. All’andata c’è

una sosta forzata nella notte, presso Betel, durante la

quale Giacobbe riceve da Dio una promessa bellissima,

che fa eco a quella di Abramo: una terra in cui

abitare e una discendenza numerosa (Benedetta Rossi).

C’è poi una tappa ben più lunga, che il patriarca è

costretto a fare presso Labano, suo parente; per poter

sposare l’amata Rachele, è costretto a lavorare per lui

ben quattordici anni: l’ingannatore viene ingannato

(Guido Benzi). Nel viaggio di ritorno, l’ormai adulto

Giacobbe fa due incontri. Il primo è con Dio, presso

il torrente Iabbok: quella notte cambierà per sempre

la sua vita, trasformando il giovane ingannatore

nel padre del popolo di Israele (Dionisio Candido). Il

secondo incontro è con il fratello Esaù. Era preparato

a tutto, Giacobbe, ma non a quello che accadrà:

Esaù gli va incontro, gli si getta al collo e piange di

gioia. Pace fatta? Almeno il segno di una convivenza

possibile, tra persone e tra popoli (Sebastiano Pinto).

Come si può vedere, leggeremo parecchi brani

dal libro della Genesi. E poi ci prenderemo il lusso di

due articoli sintetici. In ogni fascicolo, Annalisa Guida

scriverà una sintesi «narrativa» del personaggio che

stiamo conoscendo; Valentino Bulgarelli ne prenderà

le caratteristiche salienti e presenterà una riflessione

catechetico-spirituale. Abbiamo pensato di arricchire

così il nostro consueto studio dei testi biblici.

Avremo poi, come d’abitudine, una rubrica dell’Apostolato

Biblico, curata dal suo responsabile nazionale

(Dionisio Candido); una vetrina biblica, in cui trovare

suggerimenti per nuove letture (a cura della redazione);

un paio di pagine dedicate ad un’opera d’arte

relativa al nostro personaggio (Marcello Panzanini),

a cui va aggiunta una bibliografia ragionata dedicata

ad ogni forma di arte (Valeria Poletti); un inserto

staccabile con spunti per un lavoro di gruppo (a cura

di Marcello Panzanini e Valeria Poletti).

Può bastare? Buona lettura, dunque, a nome di

tutta la redazione.

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Dei verbum"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018954
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

 

Se apriamo la nostra Bibbia nella pagina dell’indice, ci accorgiamo subito che del Nuovo Testamento fanno parte 27 libri: i vangeli, gli Atti degli Apostoli, le lettere di Paolo, la lettera agli Ebrei, le lettere cattoliche (Giacomo, Pietro, Giovanni e Giuda) e l’Apocalisse. La discussione che ha portato al capitolo quinto della Dei Verbum si è però soffermata quasi esclusivamente sui vangeli, e più precisamente sulla loro storicità (Riccardo Saccenti). Non ci stupiamo di questa attenzione particolare, visto che DV 18 afferma: «A nessuno sfugge che tra tutte le Scritture, anche del Nuovo Testamento, i Vangeli meritatamente eccellono, in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore».

Come già nei precedenti fascicoli di quest’annata dedicata alla Dei Verbum, i primi articoli (dopo quello sulla storia del testo) li abbiamo dedicati ad approfondire tre espressioni bibliche citate dal testo conciliare. La prima si trova in DV 17 e richiama Rm 1,16: la parola di Dio è «potenza divina per la salvezza di chiunque crede». Va intesa nel senso che la Parola con la “p” maiuscola, proprio perché divina, ha in sé una forza che agisce; sia nel senso che realizza quanto dice (nella persona di Gesù, nell’avvento del regno), sia nel senso che porta al cambiamento coloro che l’ascoltano (Guido Benzi). La seconda espressione biblica deriva da Gv 16,13 e si trova alla fine del capitolo quinto della Dei Verbum; vi si afferma che Gesù inviò agli apostoli «lo Spirito paraclito, il quale doveva introdurli nella pienezza della verità». Queste parole del quarto vangelo vengono applicate a tutti gli scritti del Nuovo Testamento, che sono un itinerario verso la pienezza della verità; perché la parola di Dio non è una realtà statica, da capire una volta per sempre, ma dinamica, da capire e approfondire in continuazione (Maurizio Marcheselli). Infine, il terzo luogo biblico citato dalla Dei Verbum non è un passo specifico, ma l’idea di storia della salvezza che caratterizza l’opera di Luca (vangelo e Atti degli Apostoli), che si trova in DV 19 e a cui va l’approfondimento biblico di Annalisa Guida.

Passiamo poi ad affrontare tre tematiche teologiche emergenti dal capitolo quinto della Dei Verbum. Anzitutto l’affermazione che Gesù si rivela «con opere e parole» (DV 17); per esprimere questo concetto, ripetuto più volte nei documenti conciliari, si è fatto ricorso alla formula latina gestis verbisque, che significa appunto «con opere e parole». Bisogna proprio dire che è stata una formula azzeccata (Luciano Meddi). In secondo luogo, ci fermeremo ad approfondire la questione “scottante” del capitolo, ossia la storicità dei vangeli; è un tema su cui molti autori hanno scritto, sia in passato che in tempi recenti, costringendo chi voglia approfondirlo a leggersi migliaia di pagine; ma è una questione così grossa che rimane ancora un cantiere aperto (Carlo Broccardo). Infine, un articolo che può sembrare tecnico ma non lo è, dedicato ai manoscritti del Nuovo Testamento; è importante questo affondo, perché i manoscritti sono i testimoni materiali più autorevoli e affidabili del Figlio di Dio, che ha voluto farsi uomo, che ha predicato il regno, che non ha scritto nulla, ma ha lasciato che i suoi discepoli scrivessero e riscrivessero di lui.

Su queste tematiche si concentrano, come al solito, le prime rubriche: Valeria Poletti con la bibliografia ragionata; Valentino Bulgarelli con il laboratorio biblico. La nostra scoperta di personaggi legati alla Dei Verbum ci porta a conoscerne uno dei più importanti, il cardinale Agostino Bea (Riccardo Battocchio); mentre la scoperta di esperienze di pastorale biblica ci fa conoscere le donne nella Bibbia (Cesare Bissoli).

Si conclude questo editoriale con l’invito a sfogliare anche la nostra vetrina biblica, a cura della redazione, che ci presenta alcuni volumi recenti su diversi testi e temi biblici; e a non tralasciare l’inserto staccabile, dedicato in questo numero a Gv 3,1-21 (Serena Noceti). Sono due contributi che allargano l’orizzonte oltre il tema del fascicolo e dell’annata, spingendoci sempre un po’ più in là di dov’eravamo arrivati. Con lo stesso stile si presenta anche la scheda dedicata all’arte, che ci accompagna fin dalla copertina con il Ciclo dei pellegrini di Emmaus di Arcabas: un dipinto dai tratti semplici, che evoca la profondità del mistero di un Dio fedele alle sue promesse.

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO

Titolo: "Dei verbum"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018947
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

EDITORIALE

 

Antico Testamento. Sono solo due parole: «antico» e «testamento»; ma possono dare il via a una riflessione lunga e non scontata.

La parola italiana «testamento» è un calco del latino testamentum, che traduce – nei testi biblici – il greco diathéke, che a sua volta rende l’ebraico berít, «alleanza». Fin dai primi secoli si è usata l’espressione Nuovo Testamento per indicare quei libri che testimoniano la nuova alleanza, fatta da Dio nel sangue di Gesù crocifisso (cf. Lc 22,21); Antico Testamento, invece, è andato a indicare tutti gli altri libri che erano precedenti, quelli che testimoniavano l’alleanza tra Dio e il suo popolo prima di Gesù. Qualcuno, anche nel nostro fascicolo, preferisce parlare di «Primo Testamento», per evitare che sembri un giudizio di valore: come se la prima alleanza fosse ormai vecchia, superata.

Su questi temi, qui appena accennati, si sviluppano i tre articoli biblici del nostro fascicolo. Tiziano Lorenzin “racconta” l’alleanza tra Dio e il suo popolo a partire dai libri dei profeti; è una storia difficile, mai scontata, che ha come orizzonte quello dell’amore sconfinato di Dio. Ed è una storia – come mostra Benedetta Rossi – di cui non si può fare a meno quando si legge la vicenda di Gesù di Nazareth; lo stesso Gesù ne è consapevole, quando veste i panni del maestro che interpreta la sua persona alla luce dell’Antico Testamento. Quello dell’alleanza, ad essere precisi, non è un linguaggio che ricorre molto nel Nuovo Testamento, come mostra Giuseppe Pulcinelli; da quei testi che lo usano (in particolare dalle lettere di Paolo) si riesce comunque a farsi un’idea chiara: i primi cristiani erano consapevoli di essere in profonda continuità con il progetto di alleanza tra Dio e gli uomini rivelato nella storia di Israele.

All’Antico Testamento è dedicato il capitolo quarto della Dei Verbum. Non è all’apparenza un capitolo troppo complicato, com’erano stati i primi tre; anche la storia della redazione lo dimostra (Riccardo Saccenti). Tratta tuttavia temi delicati, anche perché la riflessione teologica circa il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento comporta inevitabilmente qualche ricaduta sul dialogo ebraico-cristiano. Gli approfondimenti che vi proponiamo al riguardo sono tre. Il primo, di Sebastiano Pinto, si sofferma ad analizzare il rapporto tra i cristiani e le Scritture ebraiche; il testo della Dei Verbum e altri testi conciliari (come la Nostra Aetate) hanno detto molto sul rapporto tra Antico e Nuovo Testamento, ma hanno anche lasciato spazio alla creatività e alla riflessione dei credenti. Un autore che ha riflettuto molto a tale proposito è Paul Beauchamp, dalla cui opera prende spunto l’articolo di Guido Benzi, che mette in luce come la questione sia uno degli snodi principali della teologia biblica. Matteo Ferrari, invece, si sofferma sulla categoria che più di tutte permette di cogliere la continuità tra Antico e Nuovo Testamento, ossia quella di «storia della salvezza». Non è una categoria perfetta, ma la migliore se si vuole inquadrare la problematica nell’ottica già proposta dal primo capitolo della Dei Verbum, in cui era chiaro che la rivelazione di Dio è storica e non astratta.

La riflessione teologica è solo iniziata nei nostri tre articoli. Può continuare con la bibliografia ragionata di Valeria Poletti o con la proposta di laboratorio di Valentino Bulgarelli. Passando alle altre rubriche, quella di Riccardo Battocchio ci presenta un personaggio che non ha avuto un ruolo diretto nella stesura della Dei Verbum, ma che ha ispirato non poco la riflessione che l’ha preceduta e seguita: Luis Alonso Schökel. Cesare Bissoli continua a presentarci esperienze di apostolato biblico, questa volta riportandoci alcuni titoli dei molti libri che in questi anni sono usciti, a cura del «Settore Apostolato Biblico» dell’Ufficio Catechistico Nazionale. La pagina dedicata all’arte (Marcello Panzanini) ci porta agli inizi del 1500, quando Vittore Carpaccio dipingeva Sant’Agostino nello studio, accompagnato da un cagnolino fedele. Continua, infine, il percorso sul Vangelo secondo Giovanni proposto dall’inserto staccabile.

Anche le rubriche, a modo loro, ci parlano di una storia e di un’alleanza, di una ricerca sempre continua di dialogo tra Dio e l’uomo. Perché il percorso iniziato con l’Antico Testamento non è ancora concluso!

Carlo Broccardo



VAI ALLA SCHEDA PRODOTTO


 
TORNA SU