Articoli religiosi

Ebook - Rivista Liturgica



Titolo: "Rivista Liturgica"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018916
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

STUDI

C. Alzati

Chiesa, culto, esegesi

 

L’affermazione di Gregorio Magno che l’esegeta ab historia in mysterium salutis surgit ben esprime l’organica unità dell’esperienza cristiana antica, nella quale kerygma e proclamazione solenne delle Scritture si presentano come un tutto unitario, in cui ciascun elemento risulta agli altri inscindibilmente connesso. Tale realtà trova in Ambrogio un interprete particolarmente rappresentativo. In lui anche il complesso rapporto tra Antico e Nuovo Testamento risulta trarre dall’esperienza misterica la propria organica ricomposizione. Al riguardo va osservato come a Milano mai sia venuta meno la presenza della Lectio veterotestamentaria. In questo ininterrotto accostamento dell’Antico e del Nuovo Testamento nella loro sintesi misterica, si può affermare che la Chiesa Ambrosiana abbia efficacemente espresso il proprio radicamento nell’esperienza testimoniata dal suo antico pastore.

Church, cult, exegesis

 

The statement by Gregorius the Great that the exegete «ab historia in mysterium salutis surgit», expresses well the organic unity of the ancient Christian experience, in which kerygma and solemn Word’s proclamation were presented as a unitary whole where each element turns out to be connected to the others in an inseparable way. This matter of fact finds in Ambrose a peculiarly representative interpreter. In him also the complex relationship between Old and New Testament results to draw from the mystery experience its own organic reassembling. With regard to this we must note that in Milan the presence of the Lectio from Old Testament has never been omitted. In this continuous approach of the Old and New Testament in their mystery synthesis, we are able to affirm that the Ambrosian Church has effectively expressed its rootedness in the experience that is testified by its ancient pastor.

J.A.Superson

Il pallio. La sua forma moderna e teorie sull’origine

 

Per numerosi secoli nella Chiesa Cattolica Romana ci si esprimeva sul tema del pallio e della sua origine. Nell’articolo in modo cronologico sono stati presentati i seguenti autori: P. de Marca, G. Moroni Romano, F. Vespasiani, R. Garrucci, Ch. de Rohault de Fleury, G. Morin, L. Duchesne, J. Wilpert, H. Grisar, A. J. Nowowiejski, J. Baudot, J. Braun, H. Leclercq, M. Righetti, R. Lesage, B. Neunheuser, J. Lewandowicz, S. Piccolo Paci che hanno analizzato il fenomeno della provenienza del pallio romano. Le ricerche relative a questa insegna romana - una veste - così intense nella seconda metà del XIX sec. e all’inizio del XX sec., non hanno elaborato una teoria unica nei suoi confronti, possibile da accettare come consenso dell’intero ambiente scientifico. L’ipotesi secondo cui il pallio sarebbe provenuto dal mantello di san Pietro viene rigettata in massa. Anche la testimonianza della donazione costantiniana viene rifiutata. Invece le altre teorie sembrano più o meno probabili, ma ciò non significa che sono convincenti. La mancanza di fonti storiche lette in modo univoco fa sì che tutte le teorie abbiano qualche difetto.

The pallium. Its modern form and theories about its origin

 

For many centuries the Roman Catholic Church, talks about the pallium and its origin. In the article in the chronological order there have been introduced the authors: P. de Marca, G. Moroni Romano, F. Vespasiani, R. Garrucci, Ch. de Rohault de Fleury, G. Morin, L. Duchesne, J. Wilpert, H. Grisar,A. J. Nowowiejski, J. Baudot, J. Braun, H. Leclercq, M. Righetti, R. Lesage, B. Neunheuser, J. Lewandowicz, S. Piccolo Paci, who analysed the provenance of the Roman pallium. Researches on this Roman insignia - a robe- , just very intense in the second half of the nineteenth century and early twentieth century, have not elaborated, the one theory, acceptable as a consensus for the scientific community. Hypothesis that the pallium was from St. Peter’s mantle is collectively rejected. Certificate of Constantinian donation is also negated. However the other theories seem remaining more or less probable, that does not mean that they are convincing. There are no historical sources read in a critically clear way, and it makes that all theories have some gaps.

G. Tornambé

L’inno del Crisma

 

L’introduzione dell’innoO Redemptor sume carmen, è propria del Pontificale Romano-germanico. Passato nel Pontificale Romano del XII secolo è giunto fino ai nostri giorni. La sua esecuzione è prevista durante la processione degli oli della messa crismale. Si tratta di un inno strofico in forma responsoriale attribuito a V. Fortunato. Ne proponiamo un’analisi teologica.

The hymn of the Chrism

 

The introduction of O Redemptor sume carmen hymn is typical of Romano-Germanic Pontifical. It transited into XII century Roman Pontifical and so it has arrived until us. Its performance is possible during the procession of oils during the chrismal mass. It is a strophic hymn in responsorial shape, attributed to V. Fortunato. We propose here a theological analysis.

G. Zaccaria

Ermeneutica pneumatologica della proclamazione liturgica della Parola di Dio. Appunti a partire dai Prænotanda dell’Ordo Lectionum Missæ

 

A partire da alcune suggestioni presenti nell’opera di A. M. Triacca, vengono esplorati i Prænotanda dell’Ordo Lectionum Missæ, con lo scopo di individuarvi alcuni modi di presenza e di azione dello Spirito Santo. I principi ermeneutici a sostrato pneumatologico estratti dallo studio di tali Prænotanda vengono poi applicati a diversi ambiti: all’ambito della Parola proclamata, a quello del rapporto tra proclamazione liturgica e partecipazione dei fedeli, ed infine all’ambito del rapporto tra la Parola proclamata e celebrazione dei sacramenti. L’obiettivo è duplice: da una parte suggerire ambiti di approfondimento della presenza e dell’azione dello Spirito Santo in questo segmento celebrativo; e, dall’altra, mostrare la ricchezza dei Prænotanda dei libri liturgici quali fonti per la teologia liturgica.

A pneumatologic hermeneutics about the liturgical proclamation of the Word of God. Some remarks starting from the Praenotanda of the Ordo Lectionum Missae

 

Taking as starting point some suggestions that are proposed in his work by A.M. Triacca, in this essay are explored the Praenotanda of the Ordo Lectionum Missae in order to single out some ways of presence and action of the Holy Spirit. Hermeneutic principles with a pneumatologic substratum, which emerge from the study of these Praenotanda, are then applied to different aspects: to the Word’s proclamation, to the relationship between liturgical proclamation and faithful participation and finally to the relationship of the proclaimed Word with the sacraments celebration. The aim is twofold: first of all to suggest aspects of a further investigation on the presence and action of the Holy Spirit within this part of the celebration; then to show the richness of the liturgical books Praenotanda as sources for the liturgical theology.

G. Peressotti

Poesia e liturgia in Davide M. Turoldo

 

Con il presente lavoro intendiamo investigare il rapporto tra letteratura e liturgia nell’opera poetica di David Maria Turoldo, un friulano appartenuto all’Ordine dei Servi di Maria. Nella sua ampia produzione poetica egli ricorre frequentemente al mondo della liturgia. Ma, a parte l’Ufficio divino, per il quale l’Autore si è ampiamente impegnato – col creare numerosi inni e con la reiterata versione poetica dei salmi – il suo riferimento al culto cristiano non è di tipo sistematico, bensì episodico ed esperienziale. Dotato di una parola tagliente, Turoldo ripercorre la propria esistenza articolandola attorno alle feste religiose celebrate soprattutto nel tempio della natura.

Poetry and liturgy in David M. Turoldo

 

In this essay we are aiming to investigate the relationship between literature and liturgy in the poetic works by David M. Turoldo, a native of Friuli, who became a friar in the Order of Servants of Mary. In his wide poetic production ,he often refers to the world of liturgy. But, apart from the divine Office, for which the A. has engaged himself largely – creating many hymns and a repeated poetic version of Psalms – his reference to the Christian cult is not a systematic one, but episodic an experiential. He was endowed with a sharp word: Turoldo thinks over his own existence, developing it around the religious festivities, that are celebrated above all in the temple of nature.

G. Trettel

Il Sermone XIX di san Cromazio

 

L’autore prende in esame il sermone XIX, che ha per tema la crocifissione del Signore, a partire dalla citazione di Matteo 27,27-28. Cromazio commenta gli strumenti della passione del Signore (la tunica di porpora, il mantello scarlatto, la corona di spine, la canna posta nelle sue mani, la croce da portare al Calvario), l’irrisione subita, e ne esamina il significato tipologico, il loro valore ecclesiale, rimarcando il valore salvifico e redentivo della croce, mettendo poi in relazione il primo Adamo con il secondo Adamo, il tipo con l’antítipo, ossia l’Adamo della Genesi con il Signore Gesù, la figura con la Veritas, evidenziando cioè il rapporto che corre tra l’AT e il NT. In questo modo Cromazio giunge pure a collegare il luogo nel quale - secondo un’antica tradizione che Cromazio fa propria - Adamo era stato sepolto sul Calvario, proprio dove il Signore e Redentore venne crocifisso per la salvezza dell’uomo, riscattando così l’uomo dalla colpa del progenitore.

The XIX Sermon by saint Chromatius

 

The A. takes into consideration the 19th Sermon, which has the Crucifixion of the Lord as a topic, starting from the quotation of Mt 27,27-28. Chromatius comments the tools of Lord’s Passion (the purple tunic, the scarlet mantle, the crown of thorns, the reed put on his hands, the cross he must carry up to the Calvary), the derision he suffered, remarking the redeeming and saving value of the cross and then connecting the first Adam with the second Adam, the typos with the anti-typos, i.e. the Adam of Genesis with the Lord Jesus, the symbol with the Truth: in this way the relationship between Old and New Testament is pointed out. Chromatius connects also the place of the Calvary with the place where Adam had been buried – according to an old tradition that Chromatius accepts. In the same place our Lord and Redeemer was crucified for mankind’s salvation, so setting humanity free from the guilt of our progenitor.

A. Ivorra

Il Lezionario ispano-mozarabico

 

La parola di Dio nella celebrazione liturgica, soprattutto in quella eucaristica, si presenta come un dialogo di Dio con il suo popolo e testimonia imirabiliada lui compiuti nel corso della storia. Questo dialogo si realizza nella Liturgia della Parola secondo lo schema deiPraenotandadel messale:Prophetia,ApostolusedEvangelium. Durante la Quaresima le letture sono quattro: quella dei profeti è sostituita da una tratta dai libri sapienziali e una dai libri storici dell’A.T. Durante il Tempo pasquale, la lettura profetica può essere sostituita da pericopi dell’Apocalisse. La seconda lettura viene presa dagli Atti degli apostoli. La risposta dell’assemblea viene effettuata tramite ilPsallendumo iThreni. A questi due elementi si uniscono leBenedictionesnelle festività dei martiri, e il canto delleLaudesdopo il Vangelo.

The Hispanic-Mozarabic Lectionary

 

The Word of God within the liturgical celebration, above all in the Eucharistic liturgy, is presented as a dialogue between God and his people, witnessing the mirabilia God has achieved in the course of the history. This dialogue comes true within the Liturgy of the Word according to the scheme of the missal Praenotanda: Prophetia, Apostolus and Evangelium. During Lent there are four readings: that one of prophets is supplied by a reading from Wisdom books and by one from historical book of the Old Testament. During Easter time, the prophetic reading can be supplied by pericopes from Revelation. The second reading is taken from Acts of the apostles. The answer of the congregation is made by the Psallendum or by Threni. To these two elements are joined the Benedictiones in the martyrs festivities and the song of the Laudes after the Gospel.

 

 

ORIZZONTI

P. Lia

La visione dell’Apocalisse sui portali medievali

 

La pratica della comunicazione religiosa cristiana utilizza parole e immagini di altissimo profilo che l’uso corsivo trasforma in «modi di dire», la cui efficacia si riduce a garantire la pacifica continuità del gioco linguistico che identifica quella «comunità della comunicazione» che è la comunità cristiana, per la quale anche la parola «comunità» rischia spesso di essere «modo di dire». La dedicazione a parole e simboli della fede ha bisogno di un impegno intelligente e costante, come è avvenuto a lungo nella Chiesa fin dalle catechesi mistagogiche dei primi secoli. La pastorale, lungi dall’utilizzarli per la propria retorica, dovrebbe dedicarsi ad essiin recto, servendone la ricchezza semantica e la fecondità liturgica. La presente nota sul simbolo del portale, quale emergenza architettonica riguadagnata all’originaria rilevanza liturgica, suggerisce tra le righe la necessità di una rinnovata intelligenza del lessico della fede.

The vision of Revelation on the Middle Ages Portals

 

The Christian liturgical communication employs in its practice words and images that have an highest profile, but are transformed by the common use as they were conventional expressions. Their efficacy is reduced to support the peaceful continuity of a linguistic play that identifies the “community of communication” which is the Cristian community: the word “community” is also exposed to the risk of becoming a “figure of speech”. Words and symbols of faith need an intelligent and constant engagement, an effort that within the Church has a long history, since the mystagogic catechesis of the first centuries. The pastoral care, far from using those expressions for its own rethoric, should devote itself to themin recto, explaining their semantic richness and liturgical fruitfulness. This present note about the symbol of the portal, as an architectonic emergency that has been recovered by its original liturgical relevance, suggests, between the lines, the necessity of a renewed intelligence of faith’s lexicon.

A. Sabbadin

Confini dello spazio liturgico medievale

 

Il saggio aggiorna gli studi sul rapporto Architettura e liturgia quale si realizza nel Medioevo francese. I numerosi elementi analizzati partono dalle Etimologie di Isidoro e approfondiscono lo svolgimento delle celebrazioni religiose con lo sviluppo di un’azione scenica che per la Chiesa favoriva la comprensione dei fatti biblici. In tale prospettiva il dramma liturgico si apre ai drammi volgari come il Jeu d’Adam, la Seinte Resurrecion, lo Sponsus; lo spazio scenico è il simbolo di un rapporto felice e gioioso tra pubblico e rito della salvezza di Cristo con al centro il Santo Sepolcro, l’Anastasis di Gerusalemme; evidenti ne risultano le implicazioni poetiche e linguistiche dei testi, come pure la nascita del Sepolcro della Basilica di Aquileia; le citazioni di opere e saggi sono pregevoli e di difficile reperibilità nelle biblioteche.

Borders of the liturgical space in Middle Ages

 

This essay updates the studies about the relationship of architecture and liturgy as it was performed in French Middle Ages. The numerous elements that are here examined begin from the Etymologies by Isidore and study in depth the development of the religious celebrations, comparing them to a development of a scenic action that, according to the Church, fostered the understanding of biblical facts. In such a perspective, the liturgical drama was open to popular dramas like Jeu d’Adam, the Seinte Resurrecion, the Sponsus; the scenic space is symbol of an happy and joyful relationship between the attendance and the rite of the salvation in Christ, which has at its centre the Holy Sepulchre, the Anastasis in Jerusalem: the poetic and linguistic implications of the texts are evident, as well as the origin of the Sepulchre in Aquileia Basilica. Precious are also the quotations from works and essays that are difficult to find within libraries.



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Titolo: "Rivista Liturgica"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300018657
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

SOMMARIO

STUDI

E. Bianchi

L’Eucaristia come condivisione

“Eucaristia come condivisione”: l’articolo sviluppa tale rapporto essenziale mediante tre itinerari. Dopo un’analisi sommaria dell’istanza della condivisione secondo l’Antico Testamento, si procede a una rilettura del gesto eloquente e performativo di Gesù, che costituì uno dei titoli più antichi del sacramento eucaristico: la frazione del pane. Infine, mediante una reinterpretazione di 1Cor 11,17-34, si mette in luce una verità troppo spesso rimossa: “discernere il corpo del Signore” significa discernere sia il suo corpo sacramentale nel pane e nel vino, sia il suo corpo ecclesiale nei corpi dei fratelli e delle sorelle, soprattutto gli ultimi, i più poveri. Si comprende dunque come non possa esservi separazione tra culto e vita: l’etica dell’amore fraterno, cioè della condivisione e del servizio reciproco (si veda il parallelo giovanneo della lavanda dei piedi rispetto all’istituzione eucaristica dei sinottici e dell’Apostolo Paolo), ha realmente un valore “sacramentale”.

Eucharist as sharing

“Eucharist as sharing”: this article develops such essential relationship trough three ways. After a concise analysis of the sharing instance according to the Old Testament, it goes on re-reading the eloquent and performing gesture by Jesus, that was one of the most ancient titles for the Eucharistic sacrament: the breaking of the bread. Finally, thanks to a re-interpretation of 1 Co 11,17-34 a too often forgotten truth is again emphasized: “discerning the body of the Lord” means both his sacramental body in the bread and wine and his ecclesial body in the bodies of brothers and sisters, above all in the last and poorest of them. Therefore we understand how it is not possible a separation between worship and life: brotherly love’s ethic, i.e. sharing and mutual service ethic (see St. John’s parallel of washing of feet in regard to the Eucharistic institution of the Synoptic Gospels and of the apostle Paul), has really a “sacramental” value.

E. Galavotti

Liturgia e povertà al Concilio Vaticano II

Con il radiomessaggio dell’11 settembre 1962 Giovanni XXIII inserì un punto cruciale per l’ordine del giorno del Vaticano II, presentando la Chiesa cattolica come una Chiesa senza confini ideologici, ma che soprattutto si metteva al servizio dei poveri. In seno al Vaticano II iniziarono così a prendere forma iniziative di vario genere per dare piena attuazione a questo invito del papa, e il tema della povertà della Chiesa entrò a pieno titolo nei dibattiti dei documenti conciliari, particolarmente nel De liturgia e nel De ecclesia. C’era chi intendeva anzi far ruotare tutto il corpus del Vaticano II attorno alla questione della povertà della Chiesa. Il Concilio ha recepito solo in parte questo invito di Giovanni XXIII, che attende ancora di essere pienamente valorizzato a livello liturgico e catechetico.

Liturgy and poverty at Vatican II

With his radio message of 11th September 1962, pope John XXIII inserted a crucial point in the agenda of Vatican II, because he presented the Catholic church as a church without ideological borders, but above all as church that wanted to be in service of poor people. So, within Vatican II began to take shape different initiative, aiming to put fully in effect pope’s invitation; the issue of church’s poverty entered completely in Council’s documents, particularly in De Liturgia and in De Ecclesia. Moreove, there were some fathers who wished that all the corpus of Vatican II had at its centre the question of church’s poverty. The Council has received only partially pope John’s invitation, which waits still now to be fully improved at liturgical and catechetic level.

P. Tomatis

Liturgia e mondanità spirituale

Dopo aver chiarito il concetto di mondanità spirituale in Evangelii gaudium (1), lo studio si propone di evidenziare la possibile manifestazione liturgica di tale mondanità. Essa apparirà come una tentazione connaturale alla liturgia, là dove il necessario “apparire” delle forme sensibili è continuamente esposto al pericolo della “apparenza” (2). Da qui la ricerca di quei criteri, interni alla liturgia stessa, ritenuti capaci di scongiurarne la deriva mondana: tali criteri saranno individuati nei principi dell’ordinamento e dell’orientazione, dell’adattamento e della carità, della “nobile semplicità” (3), capaci di rendere la liturgia stessa un antidoto alla mondanità spirituale (4).

Liturgy and spiritual worldliness

After having explained the concept of spiritual worldliness in Evangelii gaudium (1), this essay aims to highlight the possible liturgical display of such worldliness. It shall appear as a temptation that is part of the liturgy’s nature, where the necessary “appearing” of its sensible forms is continuously exposed to the danger of “appearance” (2). Therefore we have to seek which are the criteria, internal to the liturgy itself, that are considered as able to prevent the worldly drift of the liturgy: such criteria are identified in the principles of the liturgical Order and orientation, of adaptation and charity, of the “noble simplicity” (3)), which are able to make the liturgy itself an antidote against the spiritual worldliness.

M. Di Benedetto

Admirabile commercium. La celebrazione eucaristica tra reconnaissance e condivisione: per una configurazione liturgica dello scambio etico dei beni

La partecipazione attiva all’eucaristia mette in contatto con una serie di dati testuali e rituali che manifestano la natura simbolica del “meraviglioso scambio” realizzato dalla celebrazione. In un’epoca caratterizzata dalla pervasività dei dati economici e degli scambi commerciali, nonché da drammatiche disuguaglianze e precarietà sociali, il recupero filosofico di una fenomenologia del dono e del riconoscimento in ambito scientifico-liturgico può attivare alcuni percorsi di ermeneutica mistagogica dell’eucaristia che meglio favoriscono il processo di configurazione dello scambio cerimoniale dei doni quale fondamento liturgico di una rifigurazione secolare dello scambio etico dei beni.

Admirabile commercium. Eucharistic celebration between reconnaissance and sharing: for a liturgical configuration of the ethical goods exchange

The active participation to the Eucharist brings people in contact with a series of textual and ritual data that show the symbolic nature of the “wonderful exchange” performed by the celebration. In a time that is characterized by the omnipresence of economic data and commercial exchanges, as well by striking social inequalities and precariousness, the philosophical retrieval of a phenomenology of gift and of gratitude within the scientific-liturgical milieu, can activate some ways of mystagogical hermeneutics of the Eucharist that can better support the configuration process during the ceremonial exchange of gifts, so that I appears as the liturgical foundation of the secular representation of the ethic goods exchange.

G. Zanchi

Bellezza e povertà si incontreranno: splendore della verità e grazia dell’essenziale

La prima questione che viene in mente correlando il tema della bellezza con quello della povertà, nel contesto dell’ordine liturgico, riguarda l’opportunità di investire risorse economiche nella costruzione di una chiesa o nella qualità artistica degli oggetti che le sono necessari. Il tema naturalmente non è senza fondamento. Ma la necessaria presenza di una autentica povertà che sia a servizio di una vera bellezza, chiama in causa anche dinamiche più sottili che attengono agli atteggiamenti e ai modi, a quelle sottili differenze qualitative nelle quali prende corpo la forma giusta dell’azione liturgica. Bellezza e povertà sono gli ingredienti della verità del gesto rituale. La povertà è anzitutto atteggiamento di fondo del rito, senza il quale la bellezza che ne nasce non sa persuadere. Prende forma così quell’etica della misura divenuta il canone estetico della riforma liturgica sotto l’espressione di «nobile semplicità». Questo criterio riguarda l’intero dispositivo rituale per via della sua originaria e fondamentale natura «estetica». Ma proprio questo complica il tema del suo discernimento. La natura sfuggente di questi criteri, che chiamano in causa una sapienza pratica più che distinzioni logiche, rendono assai articolato un discernimento in merito. In ogni caso sembra essere tornato il kairos della domesticità. Non significa ideologia dello scioglimento. Significa possedere il senso di quella sobrietà che testimonia.

Beauty and poverty shall meet: Truth’s splendour and grace of the essential

The first question to which we think as regards the relationship between beauty and poverty, in the liturgical context, is the opportunity of investing economic resources by building a church or about the artistic quality of the necessary objects for its celebrations. This issue is not without a ground. But the necessary presence of an authentic poverty that be in service of a true beauty, includes more subtle dynamics too, which refer to attitudes and behaviours, those subtle qualitative differences that embody the right form of the liturgical action. Beauty and poverty are the ingredients of the ritual gesture’s truth. Above all poverty is a fundamental attitude of the rite, without which the beauty rising from it cannot be persuasive. So an ethic of measure takes form, that has become the aesthetic canon of the liturgical reform according the expression of «noble simplicity». This criterion regards the whole ritual disposition, because of its primary and fundamental aesthetic nature. But just this aspect complicates the issue of its discernment. The escaping nature of these criteria, that require a practical wisdom rather than logical distinctions, make very articulate the related discernment. In any case it seems that the kairòs of domesticity has come back. This does not mean an ideology of dissolution, but it means having the sense of the simplicity of which the rite is witness.

NOTE

G. Boselli

Chiesa, povertà e liturgia. Antologia di testi patristici

Breve antologia di testi dei santi padri – dalla Didascalia degli apostoli a Bernardo di Clairvaux – che ha come tema la povertà e sobrietà nella vita del singolo cristiano come in quella della Chiesa intera. Gli autori ricordano, agli altri oltre che a se stessi, quale deve essere lo stile dell’uomo e della donna battezzati e tra di essi, in particolare, dei pastori. Il biasimo per l’ostentazione della ricchezza, l’eccesso di onori e lo sfarzo delle vesti non è sempre e immediatamente riferito alla liturgia, tuttavia non è difficile cogliere come lo spirito che muove i santi padri abbia delle ovvie implicanze anche nei confronti dei riti liturgici.

Church, poverty, liturgy. An anthology of patristic texts

A short anthology of texts by the holy fathers – from Didascalia Apostolorum until Bernard of Clairvaux – that is about the issue of poverty and simplicity in the life of the single Christian as well in the life of the whole Church. The authors remind, to others besides themselves, what has to be the style of men and women who have been baptized, and among them particularly the style of pastors. The reproof for a displayed richness, for the excess of honours and magnificence of garments is not always and not immediately referred to liturgy, but it is not difficult to perceive how the spirit that moves the holy fathers has obvious implications also towards the liturgical rites.

C.U. Cortoni

Liturgia e povertà nella Chiesa medievale

Il rapporto tra povertà e liturgia nella Chiesa medievale è caratterizzato da un ritorno alla ecclesiae primitivae forma delle prime comunità cristiane, come abbozzate nel libro degli Atti, in un tempo compreso tra XI e XIII sec., durante il quale la rinascita del monachesimo è segnata dal recupero della vita apostolica, attraverso un richiamo al valore cristiano del lavoro manuale come primo segno di quella povertà che portò alla spoliazione degli spazi liturgici, e la comparsa degli Ordini mendicanti, che ispirandosi alla grande riforma in chiave pauperistica dei Cistercensi, adottarono una liturgia consona alla propria missione nelle città, di cui il breviario, rivisitato da Francesco di Assisi per tradurre in liturgia il mistero dell’imitatio Christi, rappresentò uno dei più efficaci strumenti. Il recupero del modello comunitario degli Apostoli nel processo di rinnovamento della vita monastica tra XI e XIII sec., e lo sviluppo successivo dei movimenti pauperistici del Basso Medioevo, rappresentano una risposta della Chiesa al duplice processo di trasformazione della società civile con la rinascita della città e con la ricezione della nuova ecclesiologia portata dalle riforme gregoriane.

Liturgy and poverty in medieval Church

The relationship between poverty and liturgy in medieval Church is marked by a coming back to ecclesiae primitivae forma of the first Christian communities, as they are presented in the book of Acts: this return happened in a time between XI and XIII century, a time in which the rebirth of the monasticism is marked by the recovery of apostolic life, through a remind to the Christian value of manual labour as first sign of that poverty that brought to the spoliation of liturgical spaces. In this time appeared also the new Mendicant Orders, which were inspired by the great Cistercian ideal of poverty and adopted a liturgy that was consonant with their own mission inside the cities. The breviary, that was revised by Francis of Assisi in order to transfer into the liturgy the mystery of the Imitatio Christi, represented one of most effective tools in this sense. The recovery of the Apostolic communitarian model during the renewal of the monastic life between XI and XIII century and the following development of movements inspired by a poverty ideal in lower Middle Ages are the answer of the church to the double process of transformation happened in the civil society because of the revival of cities and the reception of the new ecclesiology introduced by the Gregorian reforms.

E. Genre

Sempre con noi…

La relazione “liturgia-poveri” costituisce un dossier aperto sin dalla Chiesa primitiva. La riforma protestante del XVI secolo ha accolto questa sfida in un tempo in cui la chiesa aveva abdicato al suo mandato diaconale. L’A. pone all’attenzione dei lettori due diversi contesti in cui i riformatori si sono impegnati: la Zurigo di H. Zwingli e la Ginevra di G. Calvino. Mentre Zwingli ha assunto i concetti di semplicità e di povertà per riformulare la liturgia di Zurigo, affidando al Magistrato cristiano il compito di provvedere alla diaconia, Calvino ha cercato, al seguito di At 2,42, di risalire alle fonti bibliche per restituire alla chiesa cristiana il suo volto diaconale smarrito nel corso dei secoli. Per Calvino il culto cristiano non si esaurisce nella relazione parola-sacramento; esso ha bisogno anche di preghiera e di solidarietà (koinonia); la caritas non può essere affidata unilateralmente all’autorità civile: resta compito specifico della chiesa.

Always with us…

The relationship “liturgy-poor” is an open dossier since the primitive Church. The Protestant reform of XVI century welcomed this challenge in a time when the Church had abdicated to its diaconal mission. The A. draws the attention of the readers to two different contexts, in which the reformers were engaged: the Zurich of H. Zwingli and the Geneva of J. Calvin. While Zwingli assumed the concepts of simplicity and poverty in order to reformulate Zurich’s liturgy, entrusting the Christian Magistrate with the task of providing to the diaconate, Calvin tried to return to the biblical sources according to Ac 2,42, in order to give back to the Christina Church its diaconal aspect that was lost over the centuries. For Calvin the Christian worship does not exhaust itself in the relationship Word-Sacrament; it needs also prayer and solidarity (koinonia); the caritas cannot be entrusted unilaterality to the civil authority: it remain a specific task of the Church.

I. Schinella

La pietà popolare e la socialità del popolo di Dio

L’articolo parte dalla valorizzazione della pietà popolare in Evangelii gaudium, delinea l’identità “liturgica” delle manifestazioni della pietà popolare proprie della Chiesa quale comunità della memoria (EG 13), fa emergere il soggetto dei poveri, di cui fa parte la creazione, sprigiona la forza sociale e politica delle diverse forme popolari, individua la città alta e altra del Vangelo, frutto proprio dei protagonisti della pietà popolare, a cominciare dalle Confraternite. Conclude una riflessione sulla capacità della pietà popolare di generare una cultura amante della vita, bioetica, ecumenica, meticcia, globale.

Popular devotion and people of God sociality

This article begins from a renewed evaluation of the popular devotion, made in Evangelii gaudium. Then it is outlined the “liturgical” identity of the popular devotions that are typical for the Church as community of memory (EG 13). The poor are identified as subject, of whom also creation is part; the different popular forms have a social and politic strength; the high and other city of the Gospel is individuated as a fruit generated by protagonists of popular devotion, starting from confraternities. Finally a consideration is proposed about the function of the popular devotion that is able to produce a culture which loves the life, and is bioethical, ecumenical, mestizo, global.

ORIZZONTI

M. González López-Corps

Alcune fonti per lo studio dell’antica liturgia ispanica

La selezione è forzatamente incompleta; lo studio si concentra in alcune fonti che permettono di conoscere la celebrazione dei sacri misteri nell’area europea più occidentale, che a partire dal sec. V si è soliti chiamare «area gotica». L’obiettivo è di soffermarsi sulla presentazione delle fonti circa l’Eucaristia, essendo questo il sacramento che continua a essere celebrato secondo il modo occidentale antico nel Rito Ispano-mozarabico. Il contributo offre in cinque sezioni tematiche la bibliografia su ciascuna di esse. La celebrazione dell’Eucaristia in Rito Mozarabico davanti ai Padri del Concilio Vaticano II (15 ottobre 1963) suscitò l’interesse per la vecchia liturgia, che risuonava ancora sotto le volte di Toledo e di Salamanca. Una testimonianza viva dell’antica liturgia occidentale che meriterebbe il rispetto e la considerazione di tutta la Chiesa (cf. SC 4). Lo studio delle sue fonti sta dando luogo a una interessante rinascita di questa antica liturgia in terra di Spagna.

Some sources for the study of the ancient Hispanic liturgy

This selection is of necessity incomplete: the study concentrates about some sources that allow to know the celebration of the sacred mysteries in the most western European area, that since the V century we are accustomed to call “Gothic area”. The purpose is to deal with the presentation of the sources about Eucharist, because it is this sacrament that continues to be celebrated according the ancient western way of the Hispanic-Mozarabic rite. This contribution offers in five thematic sections a selected bibliography about ac one of them. The celebration of the Eucharist according the Mozarabic rite, that happened in the presence of the Fathers during the Vatican II Council (15th October 1963), stirred up the interest for the ancient liturgy, that was still resounding under the vaults of Toledo and Salamanca cathedrals. It is a lively witness of the ancient western liturgy, that should deserve the respect and consideration of the universal Church (cf. SC 4). The study of its sources is producing an interesting renewal of this ancient liturgy in the land of Spain.

J.-M. Ferrer Grenesche

La celebrazione nel rito ispano-mozarabico

Lo studio offre un primo approccio all’ars celebrandi nella liturgia ispana. In primo luogo cerca di chiarire la cornice normativa di questo rito. Dopo si percorrono i Praenotanda del nuovo Messale, per considerare gli aspetti generali della celebrazione e, finalmente, si attua un percorso lungo l’Ordinario della Messa ispana, seguendo pian piano il Liber Offerencium. Da questo studio emergono due proposte: a) non conviene riempire arbitrariamente i vuoti normativi dei nuovi libri con ricerche storiche «personali»; b) piuttosto bisognerebbe essere fedeli a quanto scritto nelle nuove norme e dove possa esserci una vera e propria mancanza, riempire il vuoto con la norma immediatamente precedente alla riforma. Finalmente si propone una struttura di supporto dell’Ordo Missae ispano che può aiutare a capire il senso liturgico dei diversi elementi celebrativi all’interno di questa antica forma liturgica.

The celebration in the Hispanic-Mozarabic rite

This study offers a first approach to the ars celebrandi within the Hispanic liturgy. First it tries to explain the normative frame of this rite. Then are examined the Praenotanda of the new Missal, in order to take into consideration the general aspects of the celebration, and finally it is achieved an itinerary through the Ordinary of the Hispanic Mass, following step by step the Liber Offerencium. From this study two proposals emerge: a) it is not convenient to supply arbitrarily the normative absences of the new books by historical «personal» researches; b) it should be rather necessary to be loyal to the new norms and where there can be a true deficiency, it could be possible to fill the gap with the norm immediately preceding the reform. Finally it is proposed a structure for supporting the Hispanic Ordo Missae, so that to have an help for understanding the liturgical sense of the different celebrative elements within this ancient liturgical form.

A. Ivorra

La teologia eucaristica del rito mozarabico

Parlare di teologia eucaristica significa trattare non pochi aspetti. Lo studio si concentra su questioni più classiche, come la consacrazione dei doni e la teologia del memoriale. La teologia del memoriale, oltre ad essere un luogo comune dopo la riflessione di Odo Casel, permette di scoprire alcune intenzionalità proprie del rito mozarabico. Ne scaturisce una pagina preziosa per cogliere ulteriori aspetti circa la teologia eucaristica che in ordine al rito mozarabico può essere così sintetizzata: a) l’epiclesi sopra le oblate occupa un posto di preferenza nella riflessione teologica, nell’espressione rituale ed eucologica; b) la teologia del memoriale, più primitiva nel rito visigotico mira all’adempimento del mandato di Cristo nell’Ultima Cena; c) questo desiderio di adempiere il mandato di Cristo dà motivo di esistere alla narratio institutionis. – A questi tre aspetti, si deve aggiungere che non esiste nell’ordo missae nessun gesto epicletico sopra i doni. L’unico segno di croce nell’embolismo susseguente al Post Pridie è la sola espressione rituale dell’epiclesi. Non si osserva neppure alcun gesto speciale nella narratio institutionis: solo si ascolta l’amen dopo le parole sul pane e sul vino, come nelle liturgie orientali. Queste assenze cerimoniali mostrano l’importanza che la liturgia ispanica dà all’epiclesi che fa seguito al racconto dell’istituzione.

The Eucharistic theology of the Mozarabic rite

Speaking about Eucharistic theology means having to deal with a lot of aspects. This essay concentrates about more classical questions, as the gifts consecration and the theology of memorial. This theology, that has become a commonplace after Odo Casel’s considerations, allows to discover some intentionalities that are typical for the Mozarabic rite. From it arises a precious page for understanding further aspects about Eucharistic theology, which can be so synthetized accor­ding to Mozarabic rite: a) the epiclesis super oblata holds a preference place in the theological consideration as well in the ritual and euchologic expression; b) the theology of memorial, that is more primitive in the Visigothic rite, is aiming to the achievement of Christ’s mandate during the Last Supper; c) this desire of accomplishing Christ’s mandate is the reason for the existence of the narratio institutionis. To these there aspects we must add that it does not exist in the Ordo Missae any gesture of epiclesis over the offerings. The single sign of cross in the embolism following the Post Pridie is the only ritual expression of the epiclesis. Also in the narratio institutionis we don’t see any special gesture: we hear only the Amen after the words over the bread and wine, as in the Eastern liturgies. These ceremonial absences show the importance that the Hispanic liturgy gives to the epiclesis following the institution’s narration.

F.M. Arocena

Le collette salmiche dell’Ufficio ispanico

Lo studio introduce nelle orationes super psalmos, conosciute come «collette salmiche» del rito ispanico, con la specifica attenzione rivolta alla caratteristica di questo genere eucologico in ambito mozarabico, e al suo contributo alla spiritualità liturgica. I testi suscitano un’attesa speciale dopo che la Institutio Generalis de Liturgia Horarum promise un Supplementum ai quattro volumi tipici dell’Ufficio divino, che avrebbe contenuto le collette per ciascuno dei salmi. Sfortunatamente questo quinto volume dopo quasi mezzo secolo non ha ancora visto la luce. Se l’edizione del nuovo Lezionario biennale patristico dell’Ufficio divino sarà di prossima uscita, forse la Congregazione del Culto divino potrà offrire alla Chiesa questo Supplemento già annunciato dalla Institutio.

In ogni caso, le collette salmiche sono destinate a occupare un posto significativo nella celebrazione della Liturgia delle Ore.

The psalmic collects of the Hispanic Office

This essay is an introduction to the orations super psalmos, which are known as «psalmic collects», with a specific attention due to the peculiarity of this euchologic kind within the Mozarabic rite and to its contribution to the liturgical spirituality. These texts let arise a special expectation since the Institutio Generalis de Liturgia Horarum promised a Supplementum to the four typical volumes of the Divine Office, which should contain collects for each one psalm. Unfortunately this fifth volume has not yet been printed after nearly half century. If the edition of the new patristic biennial Lectionary of the Divine Office shall be printed in a short time , the Congregation for Divine Worship shall be able to offer to the Church this Supplementum, that was already announced by the Institutio. In any case, the psalmic collects are destined to take a significant place within the celebration of the Liturgy of the Hours.

RECENSIONI E SEGNALAZIONI



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Titolo: "CODICES NONGENTIS ANNIS VETUSTIORES"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Federico Micciarelli; Card. Giuseppe M. Tomasi
Pagine:
Ean: 2484300017414
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

Card. G.M. Tomasi (†) - F. Micciarelli pp. 461-476

«Codices nongentis annis vetustiores»

La prima edizione a stampa di alcuni dei più antichi Sacramentari fu realizzata dal card. G.M. Tomasi nel 1680. La traduzione italiana della Praefatio, che appare per la prima volta nella storia, permette di accostarne il contenuto e di valorizzare le indicazioni storico-contenutistiche offerte dal grande e santo studioso (1649-1713). Dopo di lui saranno predisposte altre edizioni e la conoscenza delle fonti liturgiche si svilupperà e permetterà un decisivo arricchimento della liturgia attraverso la riforma promossa dal Vaticano II.

«Codices nongentis annis vetustiores»

The first printed edition of some of the most ancient Sacramentaries was performed by card. G.M. Tomasi in 1680. The Italian translation of the Praefatio which appears now for the first time in the history, allows to approach its contents and evaluate the historical-content information that are presented by this great and holy scholar (1643-1713). After his death, other editions shall be prepared and the knowledge of liturgical sources shall be developed, so that it will be possible a decisive enrichment of Liturgy by means of the reform promoted by the Council Vatican II.

 



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Titolo: "Da precibus finitis a ante confecta mysteria: la prima sostanziale metamorfosi del bacio di pace"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Giovanni Di Napoli
Pagine:
Ean: 2484300017513
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

G. Di Napoli pp. 685-702

Da precibus finitis a ante confecta mysteria: la prima sostanziale metamorfosi del bacio di pace

Il ritorno sulla dinamica del bacio di pace nell’epoca pre-nicena consente di confermare la saldezza del rapporto preghiera-bacio e la funzione prettamente conclusiva del bacio quale signaculum orationis o comunque concludente e perfezionante un percorso sacramentale (iniziazione, ordinazione episcopale...) o vitale (martirio). A partire da tale salda identità si procede nel tentativo di individuare le coordinate del vissuto ecclesiale che abbia consentito o addirittura richiesto un capovolgimento tale da fare del bacio di pace il momento previo alla presentazione dei doni eucaristici e all’offerta sacrificale.

From precibus finitis until ante confecta mysteria: the first substantial metamorphosis of the kiss of peace

Going back to study the dynamics of the kiss of peace in the period before the Council of Nicaea, allows to confirm the steadiness of the link between prayer and kiss, as well as the mere concluding function of the kiss as signaculum orationis or in any way as a sign that concludes and brings to perfection a sacramental way (initiation, bishop’s ordination…) or a way of life (martyrdom). Starting from this solid identity, the article continues and tries to identify the coordinates of the ecclesial background that have permitted or even required such a radical transformation that has made the kiss of peace a previous moment for the presentation of the Eucharistic gifts and for the sacrificial offering.

 



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Titolo: "Oscula columbarum. Il simbolismo del bacio fraterno in età patristica"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Rocco Ronzani
Pagine:
Ean: 2484300017537
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

R. Ronzani pp. 721-736

Oscula columbarum. Il simbolismo del bacio fraterno in età patristica

Già Erodoto scriveva che i Persiani appartenenti alla stessa condizione sociale avevano la consuetudine di salutarsi con un bacio sulle labbra, segno di pari dignità. Tale segno apparteneva da sempre anche alla tradizione cristiana e sovente era definito sacramentum, perché segno della pari dignità esistente tra i fratelli di Cristo, figli dell’unico Padre celeste. Per i Padri della Chiesa l’osculum indicava fraternità e comunione e in questo senso è inteso nella letteratura subapostolica, in quella apologetica e in autori cristiani come Giustino, Atenagora, Clemente di Alessandria, Origene e Tertulliano. Nell’alveo della grande tradizione patristica si nota talvolta una progressiva attenuazione del rapporto tra il segno e la vita, specie nella catechesi mistagogica. Agostino non tralascia mai di rilevare il legame inscindibile tra segno e realtà che esso manifesta, tra osculum rituale e vita del fedele. È in questo contesto che fa la sua comparsa il tema del bacio fraterno come «bacio della colomba», vale a dire come segno di semplicità e di fervore al tempo stesso che, per opera dello Spirito santo, produce frutti di unità. La tradizione patristica è stata ben sintetizzata da Isidoro verso la fine dell’evo patristico.

Oscula columbarum. The symbolism of brotherly kiss in the Patristic age.

Already Herodotus wrote that Persians belonging to the same social class are accustomed to greet themselves with a kiss on the lips, as a sign of an equal dignity. This sign was also always belonging to the Christian tradition and was often defined a sacramentum, because it was sign o the equal dignity that exists among the brethren in Christ, who are sons of the one heavenly Father. For the Fathers of the Church the osculum pointed out fraternity and communion, and in this sense it is understood in the sub apostolic literature, in the apologetic one and in Christian authors as Justin, Athenagoras, Clement of Alexandria, Origen and Tertullian. Within the great river of the Patristic tradition we observe sometimes a growing attenuation of the link between sign and life, particularly in the mystagogic catechesis. Augustin does not forget to stress the indissoluble link between sign and reality that it reveals, between ritual osculum and faithful’s life. In this context it appears the item of brotherly kiss as «kiss of the dove», i.e. as sign of simplicity and at the same time of fervour that, by means of the Holy Spirit, produces fruits of unity. The Patristic tradition has been well recapitulated by Isidore of Seville towards the end of the Patristic age.



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Titolo: "Il bacio di pace nelle liturgie orientali"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Stefano Parenti
Pagine:
Ean: 2484300017582
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

S. Parenti pp. 775-788

Il bacio di pace nelle liturgie orientali

Il bacio è ancora oggi una delle espressioni più tipiche delle culture orientali cristiane. Insieme all’abbraccio che lo accompagna resta nelle relazioni sociali, a tutti i livelli, un gesto spontaneo e non stilizzato. Per questo motivo si resta perplessi quando si prende atto che in molte tradizioni liturgiche dell’Oriente cristiano il bacio di pace della sinassi eucaristica è scomparso quasi del tutto e continua a essere scambiato soltanto dai ministri ordinati. In Oriente il bacio è presente, secondo le varie tradizioni, in diversi momenti dell’anno liturgico. A livello verbale e gestuale il modello di riferimento è l’attuale rito romano o, piuttosto, la sua versione europea, la più accessibile e mediaticamente più presente. Da un punto di vista liturgico e culturale rappresenta però un fallimento del quale, certamente, il rito romano non ha nessuna colpa. Nei fatti viene formalizzato un doppio «segno di pace», uno per il presbiterio con il bacio e l’abbraccio, l’altro per la navata con la stretta di mano e per di più introdotto da due distinte monizioni. Se all’inizio della Quaresima e a Pasqua tutti si baciano e si abbracciano, non si capisce perché in una liturgia domenicale le stesse persone si debbano dare una stretta di mano, un segno del tutto estraneo alla cultura liturgica dell’Oriente cristiano.

The kiss of peace in the Eastern liturgies

The Kiss is still now one of the most typical expressions of the Eastern Christian cultures. Together with the embrace that is joined, it remains within social relationships, at all levels, a spontaneous, not stylized gesture. For this reason, we are perplexed when we realize that in many liturgical traditions of the Christian Eastern the kiss of peace in the Eucharistic synaxis has almost completely disappeared and continues to be exchanged only by the ordained ministers. In the Eastern liturgy the kiss is present, according to the various traditions, in different moments of the liturgical year. At a verbal and gestural level, the reference model is the Roman rite of today, or rather its European version, the most reachable and the most present in the mass media. But from a liturgical and cultural point of view, all this means a failure, of which the Roman rite is surely not guilty in any way. Actually it is formalized a double «sign of peace»: one for the presbytery, with kiss and embrace, the other for the nave with an handshake, and moreover this sign is introduced by two different monitions. If at the beginning of Lent and at Easter all kiss and embrace one another, one cannot understand why in a Sunday liturgy the same people shall give themselves an handshake, a sign completely foreign to the liturgical culture of the Christian Eastern.

 



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Titolo: "Forme architettoniche e «sensus Ecclesiae»"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Severino Dianich
Pagine:
Ean: 2484300017452
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

S. Dianich pp. 588-602

Forme architettoniche e «sensus Ecclesiae»

La costruzione delle chiese, impegno imponente di tutta la storia del cristianesimo, costituisce per la Chiesa una trama comunicativa che essa intesse con il mondo e, all’interno della comunità, tra i fedeli. Le diverse forme spaziali che si susseguono nel tempo non sono puramente funzionali all’evoluzione della liturgia, né il frutto di singolari intuizioni estetiche o del gusto variante nel tempo. Vi si leggono, invece, i movimenti e i travagli dell’autocoscienza della Chiesa, nella sua esperienza di fede e nei suoi rapporti con il mondo. L’articolo cerca di mostrarlo mettendo in luce, alla fine, cause e componenti della complessa problematica attuale, segnata dalla necessità e dalla difficoltà di trovare una nuova via.

Architectural Forms and «sensus Ecclesiae»

Building churches, that is an enormous engagement of all the history of Christianity, is for the Church like a communicative filling that is interwoven with the world and, within the community, among the faithful. The different spatial forms that follow on another in time, are not merely functional to the liturgical evolution, nor are they the issue of singular aesthetic intuitions or of a changing taste in time. On the contrary we can read in these different structures the movements and troubles in the self-consciousness of the Church, in its faith’s experience and in its relations with the world. This essay tries to show all that, stressing finally the reasons and components of the present, complex problems, that are marked by the need and difficulty of finding a new way.

 



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Titolo: "Il bacio negli Ordines Romani"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Pietro Sorci
Pagine:
Ean: 2484300017544
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

P. Sorci pp. 737-742

Il bacio negli Ordines Romani

Gli Ordines Romani, eredi della migliore tradizione patristica, conoscono il bacio come segno di venerazione all’altare e al libro dei vangeli, di comunione tra i ministri dell’altare e tra coloro che nella celebrazione professano la stessa fede e partecipano al corpo e sangue di Cristo. Il bacio è attestato come segno di venerazione verso la croce, simbolo del mistero pasquale, e come segno di accoglienza e di comunione tra coloro che sono costituiti nel santo ministero. Si scorgono, tuttavia, sintomi di scadimento quando si inflaziona e diviene segno di sottomissione verso persone o di venerazione verso oggetti che si riferiscono al culto.

The kiss in the Ordines Romani

The Ordines Romani are heirs of the best Patristic tradition and know the kiss as sign of reverence to the altar and to the Gospels Book, as sign of communion among the altar’s ministers and those who during the celebration profess the same faith and share the body and blood of Christ. The kiss is attested as sign of reverence towards the cross, symbol of the Easter mystery, and as sign of welcoming and communion among those who are constituted in the sacred ministry. Nevertheless we can perceive symptoms of a decadence when this sign is overdone and becomes sign of submission towards persons or of reverence to objects referred to the worship.

 



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Titolo: "I libri per il canto: una pluralità di generi per una diversità di ministeri"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Giacomo Baroffio
Pagine:
Ean: 2484300017438
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

G. Baroffio pp. 523-546

I libri per il canto: una pluralità di generi per una diversità di ministeri

L’evoluzione della liturgia sul piano ministeriale e rituale ha inciso in modo decisivo sulla nascita e lo sviluppo della bibliotheca ritualis. La produzione libraria annovera anche una serie di sussidi pensati e organizzati per l’uso specifico, e spesso esclusivo, dei cantori (solista, schola) e dell’assemblea anch’essa chiamata a cantare. Si deve però tener presente un fatto. Non soltanto i cantori eseguono delle melodie, ma alla quasi totalità dei ministri tocca, prima o poi, cantare dei testi, in misura minore o maggiore. Lo studio invita ad accostarsi alla ricchezza della tradizione musicale per cogliere la bellezza delle miniature e il loro valore simbolico, e prendere atto dei numerosi libri che sono stati predisposti nel tempo.

The Song’s Books: a plurality of kinds for a diversity of ministries

Liturgy’s evolution, with reference to ministries and rites, has affected in a decisive way the birth and the development of the bibliotheca ritualis. The books productions includes also a number of aids that were thought and organized for the specific, and often exclusive use of cantors (soloist, or schola) and of the congregation, that was also invited to sing. A matter of fact shall be taken into consideration. Not only cantors are performing melodies, but almost the totality of ministries, sooner or later, are called to sing some texts, in a greater or smaller measure. This study invites to approach the richness of the musical tradition in order to perceive the beauty of the illuminations and their symbolic value, as well to take note of the numerous books that were arranged in time.

 



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Titolo: "Savium a suavitate. Per un'etimologia del «bacio»"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Remo Bracchi
Pagine:
Ean: 2484300017612
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

R. Bracchi pp. 813-827

Savium a suavitate. Per un’etimologia del bacio

L’indoeuropeo non conosceva nessun termine comune per indicare il bacio. Le coincidenze riscontrate intorno alle due basi parallele *ku(s)- e *bu(s)- non dipendono da parentela, ma dalla natura fonosimbolica delle formazioni, che tendono a riprodurre lo schiocco delle labbra o il rumore di suzione. I concetti ai quali fanno capo le denominazioni del «bacio» sono quelli di accoglienza, contatto, saluto, vicinanza, amore.

Savium a suavitate. For an etymology of the kiss

The Indo-European language did know no common word for indicating the kiss. The coincidences that are found about the two parallel basis *ku(s)- e *bu(s)- are not dependent from kinship, but from the nature phono-symbolic of the formations that are tending to imitate the smack of the lips or the sound of sucking. The concepts to which are related the denominations of «kiss» are those of welcoming, contact, greetings, proximity, love.



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Titolo: "Il bacio nella pietà popolare"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Ignazio Schinella
Pagine:
Ean: 2484300017599
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

I. Schinella pp. 789-806

Il bacio nella pietà popolare

Il bacio viene primariamente recuperato quale simbolo antropologico universale, già testimoniato dalla religiosità pagana, che viene assunta nel suo significato positivo. Segue una fenomenologia significativa del bacio in diverse forme della pietà popolare, che interessa tutta la comunità ecclesiale. Si radica il gesto del bacio in una filosofia e teologia della corporeità, mostrandone la continuità tra corpo della pietà popolare e corpo comunitario di Cristo della liturgia. Si propone di trovare nell’ad-orazione il senso ultimo del bacio quale parte del linguaggio dell’amore. Si conclude con la santità della carne, che non è altra da quella dello spirito, mostrando le vie di purificazione, di vigilanza e di educazione, come propone il Direttorio su pietà popolare e liturgia.

The kiss in the popular piety

The kiss is first recovered as a symbol as an universal anthropological symbol, that is already testified by heathen religiousness, which is assumed in its positive significance. Then following, there is a significant phenomenology of the kiss in the different forms of the popular piety that is interesting for all the ecclesial community. The gesture of the kiss is rooted in a philosophy and theology of human corporeity, showing the continuity between the body of popular piety and the community body of Christ in the liturgy. The article aims to find in the ad-oration the ultimate significance of the kiss, as part of love’s language. Finally the article concludes with the holiness of the flesh, that is not different from the holiness of the spirit, showing the ways of cleansing, of vigilance and education, as they are proposed by the Directory on popular piety and the liturgy.

 



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Titolo: "I baci rituali nella liturgia romana odierna"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Angelo Lameri
Pagine:
Ean: 2484300017568
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

A. Lameri pp. 756-764

I baci rituali nella liturgia romana odierna

Lo studio, analizzando i libri della riforma liturgica del Concilio Vaticano II, individua la presenza nei vari riti del gesto del bacio. Dopo una disamina di tutte le ricorrenze, si abbozza un’interpretazione del gesto, cogliendone diverse sfumature di significato.

Ritual kisses in today’s Roman liturgy

This study, examining the books of the liturgical Reform of the Vatican II Council, identifies the presence of the kiss gesture in various rites. After an evaluation of all occurrences, it is outlined an interpretation of this gesture in order to perceive the different nuances of its significance.

 



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Titolo: "Il significato psicologico del bacio: messaggio di tenerezza in ogni relazione"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Sofia Tavella
Pagine:
Ean: 2484300017506
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

S. Tavella pp. 674-684

Il significato psicologico del bacio: messaggio di tenerezza in ogni relazione

Entrato a far parte del rituale cristiano e carico di numerosi significati culturali e religiosi, il bacio rappresenta l’elemento di affermazione di quella parola silenziata che dice tutto attraverso l’organo dell’oralità: la bocca. Nel silenzio delle parole il bacio s’insinua come elemento protagonista di una comunicazione che dice tenerezza, amore e compassione. Tre livelli esperienziali imprescindibili per ogni relazione di amore tra Dio e l’uomo e tra l’uomo e la donna.

The psychological significance of the kiss: a tenderness message in all relationships

Being part of the Christian rite and bearer of many cultural and religious significances, the kiss is the confirming element of that silent word that says all through the oral organ: the mouth. Into the silence of words, the kiss penetrates as an element that becomes protagonist of a communication which says tenderness, love and compassion. Three levels of experience that are indispensable in all love’s relationships between God and mankind, between man and woman.

 



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Titolo: "I baci rituali nella celebrazione della Messa secondo la forma straordinaria del Rito romano"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Matias Augé
Pagine:
Ean: 2484300017551
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

M. Augé pp. 743-755

I baci rituali nella celebrazione della Messa secondo la forma straordinaria del rito romano

Si illustra l’uso e il significato dei baci nei libri liturgici anteriori al Vaticano II. I baci possono essere riverenziali, che sono semplice espressione di rispetto verso il sacerdote celebrante, ma anche verso alcuni oggetti adoperati nelle celebrazioni liturgiche; e rituali, che appartengono ai diversi momenti dello svolgimento del rito e sono esplicitamente prescritti dalle rubriche. Ci si occupa in modo particolare dei baci rituali, senza dimenticare però quelli riverenziali. L’articolo esamina esclusivamente i baci prescritti nel corso della celebrazione della Messa, secondo il Missale Romanum, nell’edizione tipica del 1962. Non c’è dubbio che nel corso della celebrazione eucaristica tra i baci più significativi ci sono quelli dell’altare e dell’Evangeliario (o Messale), che fanno riferimento ai due poli della celebrazione della Messa: la parola di Dio (l’ambone) e il sacrificio (l’altare). La molteplicità dei baci rituali e riverenziali: dell’altare, degli oggetti e delle persone, sedici in tutto durante la celebrazione della Messa, senza mettere nel conto quelli, più numerosi, previsti nel consegnare un oggetto al sacerdote celebrante o da lui riceverlo, non giova alla forza simbolica del gesto e appesantisce lo svolgimento della celebrazione.

Ritual kisses in the Mass celebration according to the extraordinary form of the Roman rite

This essay illustrates the use and the significance of kisses in liturgical books that are previous to the Vatican II. Kisses can be sign of reverence, as a simple expression of respect towards the celebrant priest, but also towards objects that are used in the liturgical celebrations. There are also ritual kisses belonging to the different moments of the rite’s development, and they are explicitly prescribed by the rubrics. Here are dealt in a particular way the ritual kisses, but the reverence kisses are not forgotten. In this article are examined only the kisses that are prescribed during the Mass celebration, according to the Missale Romanum, typical edition of 1962. There is no doubt that during the Eucharistic celebration among the most significant kisses are those of the altar and of the Gospel Book (or Missal), that are with reference to the two poles of the Mass celebration: the Word of God (the Ambo) and the sacrifice (the Altar). The multiplicity of ritual and reverence kisses, to the altar, to the objects and persons, that are sixteen in total during the Mass celebration, without counting those more numerous that are expected by giving an object to the celebrant or by receiving it by the celebrant, is not useful to the symbolic strength of the gesture and makes heavy the development of the celebration.



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Titolo: "I baci rituali nell'odierna liturgia ambrosiana"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Claudio Magnoli
Pagine:
Ean: 2484300017575
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

C. Magnoli pp. 765-774

I baci rituali nell’odierna liturgia ambrosiana

La regola dei baci rituali nella liturgia ambrosiana odierna non si discosta molto da quella della liturgia romana, anche se potrebbe avere in radice un rapporto più diretto con l’esigenza di riparare il «perfido bacio» con cui l’apostolo Giuda tradì Gesù. Il primo bacio, all’inizio e al termine della celebrazione eucaristica, è quello dato all’altare; il secondo, al vertice della liturgia della Parola, è quello dato al libro dei Vangeli; il terzo bacio è quello che porta a compimento, nella celebrazione del Venerdì Santo, l’adorazione della croce. In tutte e tre i casi il bacio si configura come un atto espressivo della relazione sponsale che unisce la Chiesa al Signore Gesù, relazione di amore fedele tesa a riscattare l’infedeltà dell’amico che ha tradito.

Ritual kisses in today’s Ambrosian liturgy

The rule of ritual kisses in the Ambrosian liturgy of today is not far from that one of the Roman liturgy, even if it could have, at its root, a more direct relationship with the need of redress the «wicked kiss», with which Judas betrayed Jesus. The first kiss, at beginning and at the end of the Eucharistic celebration, is that one given to the altar; the second, at the peak of the Liturgy of the Word, is that one given to the Gospel Book; the third one is that which bring to fulfilment the Cross adoration during the celebration of the Good Friday. In all these three cases the kiss is configured as an act that expresses the nuptial relationship that joins together the Church with the Lord Jesus, a love relationship aiming to redeem the unfaithfulness of the friend who has betrayed.



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Titolo: "I lezionari al tempo dei sacramentari Veronese, Gelasiano e Gregoriano"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Norberto Valli
Pagine:
Ean: 2484300017421
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

N. Valli pp. 501-521

I Lezionari al tempo dei Sacramentari Veronese, Gelasiano e Gregoriano

Dopo opportune precisazioni di carattere terminologico e indicazioni in merito alla formazione dei repertori di letture per la celebrazione eucaristica, lo studio considera le prime testimonianze dirette nell’ambito dei Lezionari romani. Per quanto concerne le lectiones, l’analisi si concentra in modo particolare sul comes di Würzburg e sul suo immediato sviluppo riscontrabile nel Lezionario di Alcuino, evidenziando il rapporto tra organizzazione del calendario liturgico e scelta delle pericopi scritturistiche al tempo degli antichi Sacramentari. Successivamente è presa in esame la documentazione relativa ai brani evangelici. Per ragioni di ordine cronologico l’interesse è rivolto alla tipologia denominata «» nella raccolta di Klauser. Il percorso consente di cogliere come un buon numero di letture attestate dalle fonti alto-medievali si sia conservato inalterato lungo i secoli nella liturgia romana, risultando paradigmatico nell’elaborazione dei libri liturgici rinnovati a norma dei decreti del Vaticano II.

The Lectionaries at the time of Veronese, Gelasian and Gregorian Sacramentaries

After some opportune remarks about the terminology and some information about the formation of the catalogues of readings for the Eucharistic celebration, this essay takes into consideration the first direct testimonies within the Roman Lectionaries. As for the lectiones, the study concentrates in a peculiar way on the Comes of Würzburg and on its immediate development in the Alcuin’s Lectionary. The relationship between the organization of the liturgical calendar and the choice of the Scripture’s readings at the time of the ancient Sacramentaries is also pointed out. Successively it is studied the documentation about the Gospel passages. Due to chronological reasons, the interest is given to the so called typology «» in the compilation by Klauser. As a conclusion, it is possible to perceive how a good number of readings, that are attested by the early Middle Ages sources, remains unchanged within the Roman liturgy, so that they became paradigmatic for the elaboration of the renewed liturgical books , according to the decrees of Vatican II.

 

 



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Titolo: "ROTOLI LITURGICI MEDIEVALI (secoli VII-XV). Censimento e bibliografia"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: X Andrzej Wojciech Suski; Giacomo Baroffio; Manlio Sodi
Pagine:
Ean: 2484300017469
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

A.W. Suski - G. Baroffio - M. Sodi pp. 603-621

Rotoli liturgici medievali (secoli VII-XV). Censimento e bibliografia

Il rotolo occupa una posizione dominante in varie situazioni legate alla liturgia. Nel mondo ebraico ce n’è una di assoluta egemonia nella diffusione incontrastata dei rotoli con testi biblici. In ambito cristiano latino i rotoli sono stati resi famosi dalla trasmissione dell’Exultet pasquale, soprattutto a causa di sontuosi apparati iconografici che illustrano i principali testimoni. Quanto mai opportuna è la ricognizione di A.W. Suski. Con certosina pazienza egli ha raccolto una ricca documentazione che illustra l’attuale patrimonio dei rotoli liturgici latini sopravvissuti sino ai nostri giorni. Le scarne notizie di ordine codicologico sono una piccola, ma pur indispensabile traccia per muoversi nel territorio dove s’incontrano tipologie diverse e sedi di conservazione talora poco conosciute.

Medieval liturgical rolls (VII-XV centuries). Census and bibliography

The roll holds a dominant position in different situations that are related to liturgy. In the Jewish world there is an absolute hegemony about the undisputed diffusion of rolls with biblical texts. Within Christian Latin circle, rolls have been got famous by the transmission of the Easter Exultet, above all owing to the iconographic sumptuous ornaments that illustrate the main examples. Very opportune indeed is the recognition made by A.W. Suski. With a painstaking patience, he has collected a rich documentation that illustrates the present heritage of the liturgical Latin rolls, that have survived until nowadays. The short information with reference to the chronological order are a little, but indispensable trace for moving in a territory where we meet different typologies and conservation’s centres that are sometimes not much known.

 



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Titolo: "Rivista Liturgica"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300017483
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Editoriale

 

Er bacio è er più ber fiore

che nasce ner giardino de l’amore.

(Trilussa)

Può destare sorpresa un’intera trattazione sul segno-gesto-simbolo del bacio nel culto cristiano, come traspare dalle pagine del presente fascicolo. Per la verità crediamo che i lettori siano ormai abituati in questi anni a trovarsi di fronte alla trattazione di temi mai apparsi in precedenza. Quando infatti si scorrono i titoli che «Rivista Liturgica» ha affrontato dopo il Concilio Vaticano II (si vedano i contenuti della seconda e terza serie, oggi disponibili con gli Indici in www.rivistaliturgica.it) si rimane positivamente colpiti circa la varietà tematica e, in particolare, circa la metodologia con cui i singoli argomenti sono stati oggetto di dibattito redazionale e di approfondimento.

È prassi costante della «Rivista Liturgica» trattare un tema dopo averne affrontato con oggettività e competenza i diversi aspetti a livello di progettualità, prima di affidare alle competenze dei singoli autori il “tema” da svolgere. In una simile dialettica – non sempre semplice da gestire nella molteplicità delle diverse posizioni e opinioni – nascono però prospettive che permettono di evidenziare aspetti e di scoprire elementi che o vengono trattati esplicitamente negli studi o nelle note, o vengono per lo meno recuperati nella logica dell’Editoriale. In questa linea il lettore, da anni, nota che la firma degli Editoriali è quella condivisa da tutto il «gruppo di redazione» perché espressione di esso.

1. Dalla prassi liturgica al significato del gesto

Il dato di fatto è esperienza comune: in qualunque celebrazione liturgica il bacio è presente, sia pur espresso con forme variegate e in momenti diversi. Appartiene a quel linguaggio non verbale che è pur tipico della liturgia e della devozione; un gesto che si compie in contesti che vanno dall’ingresso nella chiesa al saluto a immagini o statue, dalla riverenza al Crocifisso fino al bacio dell’immaginetta portata con sé o raccolta in qualche luogo. Nello specifico contesto, il “capitolo” della pietà popolare può racchiudere numerosi ambiti in cui tale segno è attuabile con libertà e spontaneità.

Un elenco, sia pur provvisorio, può costituire un indicatore e insieme sollevare attenzioni diversificate circa il significato che di volta in volta il bacio può assumere. Nel prosieguo del presente fascicolo vari di questi ambiti sono sviluppati in modo ampio e altri almeno accennati.

In rapporto alla celebrazione dell’Eucaristia e dei vari sacramenti, possiamo individuare almeno questi momenti, pur nella consapevolezza che baci codificati secondo il dispositivo rituale del vetus ordo permangono talvolta come abitudine inveterata anche nel novus ordo:

• il bacio alla stola prima di essere indossata (tipico dell’antica liturgia)

• il bacio all’altare all’inizio e al termine della celebrazione

• il bacio al vangelo dopo che è stato proclamato

• il bacio all’Evangeliario da parte del vescovo e prima della benedizione all’assemblea

• il bacio allo scambio della pace

• il bacio di accoglienza nel rito delle ordinazioni

• il bacio del piede durante la lavanda del giovedì santo

• il bacio alla croce nella liturgia del venerdì santo.

Uno sguardo alla Concordantia dei Praenotanda Missalis Romani (LEV, Città del Vaticano 2003), permette di avere una “fotografia” precisa circa l’uso del termine che nelle sue varie accezioni è presente ben 16 volte. Una simile verifica andrebbe fatta anche sull’odierno Caeremoniale episcoporum (interessante al riguardo l’editio princeps del 1600 [LEV, Città del Vaticano 2000] sub voce «osculum», con rimando anche a episcopus e a pax). Da notare, invece, che il termine non appare mai né nei Sacramentari veronense, gelasiano e gregoriano, né nei Messali di Pio V e Paolo VI.

Se consideriamo il mondo delle benedizioni e dei sacramentali allora ci troviamo di fronte a una varietà notevole di situazioni come queste:

• il bacio di accoglienza nel rito della professione religiosa perpetua

• il bacio a statue e immagini

• il bacio delle reliquie soprattutto in occasione della festa del Patrono

• il bacio di medaglie e Crocifissi dopo la benedizione e prima di essere indossati

• il bacio quotidiano dello scapolare.

Ma ci sono altre occasioni non codificate dal linguaggio liturgico, e che pure richiamano tanta attenzione e sono motivo di espressione di fede con il bacio:

• il bacio alla corona del rosario all’inizio e al termine della preghiera

• il bacio degli anelli nuziali prima di essere scambiati e inseriti nel dito

• il bacio alla mano (anello) del vescovo

• il bacio della bara al momento dell’ultimo saluto

• il bacio inviato con la mano in molteplici occasioni…

 



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Titolo: "Il bacio nell'arte cristiana"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Micaela Soranzo
Pagine:
Ean: 2484300017605
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

M. Soranzo pp. 807-812

Il bacio nell’arte cristiana

L’arte cristiana, anche nella rappresentazione di episodi in cui la Scrittura menziona il bacio fra i protagonisti, generalmente lo trasforma in un bacio/abbraccio. Numerosissimi sono gli esempi sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, a partire dal bacio che si scambiano gli sposi del Cantico dei Cantici, ma l’immagine più famosa è il bacio di Giuda. Segue, poi, la figura della peccatrice, che bacia i piedi di Gesù a casa del fariseo, ma nei Vangeli c’è anche il magio più anziano che bacia il piede di Gesù Bambino, così come nella crocifissione e deposizione Maria, la Maddalena e Giovanni si alternano nel baciare le mani o piedi del Cristo morto. Un bacio/abbraccio è quello fra Gioacchino e Anna alla Porta d’Oro, ripreso dagli apocrifi, e quello tra Pietro e Paolo.

The kiss in the Christian art

The Christian art, also in the representation of events in which the Scripture mentions the kiss between the protagonists, generally transforms it in a kiss/embrace. Very many are the examples of this in the Old as well in the New Testament, beginning with the kiss that the spouses exchange in the Song of Songs, but the most famous image is Judas’ kiss. Then we have the figure of the sinner woman who kisses the feet of Jesus in the Pharisee’s house. But in the Gospels there is also the oldest wise man who kisses the foot of the Infabt Jesus, as well in the crucifixion and the deposition from the cross we have Mary, the Magdalene and John, who in turn are kissing hands or feet of the dead Christ. A kiss/embrace is that one between Joachim and Anna at the Golden Gate, a scene coming from the Apocrypha, and also the kiss between Peter and Paul.



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Titolo: "Gli Ordines Romani e la celebrazione dell'eucaristia, degli altri sacramenti e sacramentali"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Pietro Sorci
Pagine:
Ean: 2484300017445
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

P. Sorci pp. 547-570

Gli Ordines Romani e la celebrazione dell’Eucaristia, degli altri sacramenti e sacramentali

Gli Ordines Romani, sorti tra i sec. VII e X, parte a Roma e parte in terra franco-germanica, offrono informazioni sul modo in cui venivano celebrate le azioni liturgiche e sul modo di vivere della Chiesa al trapasso dal I al II millennio. Sono testimonianza preziosa del processo di espansione e di adattamento che trasformerà profondamente la liturgia della Chiesa di Roma. Manifestano il rispetto di queste Chiese nei confronti della liturgia della Chiesa di Roma, rispetto che tuttavia non ha impedito la loro libertà negli interventi ritenuti necessari. Ma testimoniano anche del processo di dinamicizzazione e di drammatizzazione di una liturgia considerata troppo statica per le loro culture. Tuttavia, talvolta non prestano attenzione alla partecipazione dei fedeli, né alla contestualizzazione dei riti adottati, con la conseguenza di una graduale clericalizzazione della liturgia stessa. La lezione che ne deriva è quanto mai utile per l’inculturazione della liturgia in quanto evidenziano i danni provocati da un adattamento culturale condotto all’insegna della conservazione o dell’assunzione acritica di gesti e simboli provenienti da altre culture.

The Ordines Romani and the celebration of the Eucharist, of the other sacraments and of sacramentals

The Ordines Romani, that have arisen between VII and X centuries, partly in Rome and partly in Frank-German regions, offer information about the way of celebrating liturgical actions and the way of Church’s living at time of passing from first to second millennium. They are a precious testimony of the process of expansion and adaptation which shall deeply transform the liturgy of the Roman Church. They show the respect of these Churches towards the liturgy of the Roman Church, but this respect has not prevented their freedom of interventions, when they were believed necessary. At the same time, they testify the process of making more dynamic and of dramatizing a liturgy that they were considering too static for their cultures. But sometimes it is not given a due attention to the faithful participation and to the contextualization of the adopted rites. As a consequence, the liturgy itself became gradually a clerical one. The resulting lesson is extremely useful for the inculturation of liturgy, because are evident the damages that were caused by a cultural adaptation made following a spirit of conservation or assuming uncritically gestures and symbols coming from other cultures.



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Titolo: "Il ministero del cantore tra gli innumerevoli canti gregoriani e l'unico Canto Gregoriano"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Giacomo Baroffio
Pagine:
Ean: 2484300017476
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

G. Baroffio pp. 623-636

Il ministero del cantore tra gli innumerevoli canti gregoriani e l’unico Canto Gregoriano

Per molti che affrontano lo studio del canto liturgico tradizionale, il gregoriano si riduce ancora al solo Proprium Missae, quando non si restringe alla proposta, assai discutibile, del Graduale Simplex. Alcuni direttori e cantori sono convinti di essere all’altezza del loro impegno liturgico solo perché, dopo aver sostituito al Graduale Romanum il Graduale Triplex, usano oggi il Graduale Novum preferendolo al Triplex. L’orizzonte dei canti gregoriani è assai più vasto di quanto viene solitamente prospettato. Le fonti medievali propongono non solo uno sterminato numero di melodie, moltissime ancora inedite, ma anche un’infinita varietà di recensioni musicali, che riflettono complesse procedure di trasmissione. In questi processi confluiscono le varie modalità con cui si affronta di volta in volta l’esigenza di adattare il patrimonio tradizionale alle necessità liturgiche, alla sensibilità estetica e alla cultura musicale del nuovo ambiente. In questa linea lo studio, invitando a superare il mito di un canto autentico, tende a evidenziare la dimensione spirituale del canto gregoriano a servizio della sua sorgente, la Parola.

The ministry of cantor among the numberless Gregorian songs an the one Gregorian Song

For many people who deal with the study of the traditional liturgical song, the Gregorian is still reduced only to the Proprium Missae, when it is not limited to the very questionable proposal of the Graduale Simplex. Some choir’s conductors and cantors are convinced that they are up to the task of their liturgical role only because they, after having replaced the Graduale Romanum with the Graduale Triplex, are using today the Graduale Novum, preferring it to the Triplex one. The horizon of Gregorian songs is very much larger than what it is usually proposed. Medieval sources offer not only an immense melodies number, a great many of them still unedited, but contain also an endless variety of musical revisions that reflect complex transmission’s procedures. In these processes flow the different ways with them from time to time is dealt the need of adapting the traditional patrimony to the liturgical requirements, to the aesthetic sensibilities and to the musical culture of the new milieu. Following this line, the present study invites to get over the myth of an authentic song and aims to highlight the spiritual dimension of the Gregorian song, that wants to serve its source, the Word.



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Titolo: "Il bacio nell'Antico e nel Nuovo Testamento"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Rita Torti Mazzi
Pagine:
Ean: 2484300017520
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

R. Torti Mazzi pp. 703-720

Il bacio nell’Antico e nel Nuovo Testamento

Approvato nei commentari rabbinici solo in determinati casi, il bacio esprime in genere il sentimento dovuto a un legame di parentela o di amicizia (baci di incontro o di addio), ma talvolta viene utilizzato ipocritamente: per carpire la benedizione paterna (Gen 27,27), per ottenere un prestito (Sir 29,5), per uccidere un nemico (2Sam 20,9-10) o per tradire un amico (cf. il bacio di Giuda). Raramente si parla nell’Antico Testamento del bacio d’amore (Ct 1,2; 8,1-2), ma si mette in guardia dal bacio della seduttrice (Pr 7,13). Al di là dei rapporti personali, il gesto del bacio è simbolo della deferenza sia nell’ambito cultuale (è sempre condannato come gesto di adorazione idolatrica) sia in quello profano e politico: il «bacio di obbedienza» è un gesto di sottomissione documentato con frequenza nei testi accadici, cui si ricorre per comprendere alcune espressioni ebraiche che vi fanno riferimento. Nel Nuovo Testamento, oltre al bacio di Giuda, suscitano particolare interesse il bacio della peccatrice (Lc 7,36-50) e il bacio «santo», su cui più volte si insiste nei postscritti paolini.

The kiss in Old and New Testament

In rabbinical commentaries the kiss was approved only in some limited cases, but its significance is generally seen as an expression of a sentiment due to a link of kinship or friendship (kiss of an encounter or of a farewell). Sometimes it is used in a false way in order to get the father’s blessing (Gen 27.27), to get a loan (Sir 29,5), to kill an enemy (2Sam 20,9-10) or to betray a friend (cf. Judas’ kiss). The kiss of love is seldom told in Old Testament, but the is a warning about the kiss of a seducer woman (Pr 7,13). Beyond personal relationships, the gesture of the kiss is a symbol of respect within a worship rite (it is always condemned as a gesture of an idolatrous worship), as well within a political and secular milieu. The «kiss of obedience» is a gesture of submission, that is often documented in the Akkadian texts, to which we have to turn for understanding some Hebrew expressions that refer to them. In New Testament, in addition to the Judas’ kiss, a particular interest arises from the kiss of the sinner woman (Lk 7,36-50) and the «holy» kiss, that is many times mentioned in the Pauline postscripts.



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Titolo: "Il bacio nel linguaggio del corpo come elemento di comunicazione nelle varie culture"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Jerônimo Pereira
Pagine:
Ean: 2484300017490
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

J. Pereira pp. 659-673

Il bacio nel linguaggio del corpo come elemento di comunicazione nelle varie culture (dimensione antropologica e psicologica)

Partendo dal principio che «la teologia non può considerare a priori estraneo nulla di ciò che riempie le ore sublimi dell’uomo» e che lo studio della celebr-azione, in quanto actio liturgica, deve usufruire di tutti gli strumenti che servono per meglio capirla così com’è, e poiché – si potrebbe dire – che tutto nel quotidiano praticamente comincia e finisce con un bacio, l’articolo intende studiare, partendo dalle teorie della nascita del bacio, come questo gesto gravido di tenerezza può aiutare nell’arte del celebrare. Il contesto socio-culturale del bacio, o dei vari tipi di baci, il potere di guarigione che gli è tributato dai miti e dalle fiabe, la sua grande capacità di comunicazione, costituiscono la base di un percorso verso una teologia fenomenologica del bacio nella celebrazione eucaristica.

The kiss as a body language. An element of communication in the different cultures (anthropological and psychological dimension)

Taking as a principle that «theology cannot previously consider extraneous nothing of all that fills the man’s sublime hours» and that the study of the celebr-action, as an actio liturgica shall make use of all tools that help to better understand it as it is; and since – as we might say – in everyday life all begins and ends with a kiss, this essay, starting from the theories about the birth of the kiss, aims to study how this gesture, that is full of tenderness, can help the art of celebrating. The sociocultural context of the kiss, or of the different kinds of the kiss, the healing power that is given to it by myths and fables, its great communication’s capacity are the basis for outlining a way towards a phenomenological theology of the kiss within the liturgical celebration.

 



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Titolo: "Rivista Liturgica"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300017346
Prezzo: € 15.00

Descrizione:

Editoriale

Il 1o gennaio del 2013 è stato ricordato, sia pur in sordina, il terzo centenario della morte del cardinale Giuseppe Maria Tomasi (1649-1713), il santo patrono dei liturgisti («Ecclesiae lumen - Theatinorum honor - Siciliae decus»: questi i titoli nella medaglia commemorativa coniata in occasione della canonizzazione, il 12 ottobre 1986). La sua opera è ampiamente conosciuta. A lui si deve, in particolare, la prima edizione a stampa dei Sacramentari apparsa nel 1680. Dopo di lui saranno predisposte numerose altre edizioni e lo sviluppo della conoscenza delle fonti liturgiche diventerà sempre più ampio tanto da costituire una «pagina» essenziale all’interno del movimento liturgico e, di conseguenza, in ciò che esso ha poi prodotto in seguito alla Sacrosanctum Concilium.La riforma liturgica promossa dal Vaticano II è stata resa possibile soprattutto per aver avuto a disposizione una tale quantità di fonti da permettere di conoscere meglio la traditio Ecclesiae in re liturgica. Ne è scaturita la più grande riforma che la Chiesa abbia mai conosciuto in ordine alle forme del suo culto. In tempi recenti, in seguito al «motu proprio» Summorum Pontificum, il rapporto fra traditio et progressio ha assunto una dialettica piuttosto accesa, determinata più da elementi a priori che non da una corretta conoscenza della stessa traditio. L’aver poi collocato spesso tale dialettica in una così detta «ermeneutica della continuità» ha comportato prese di posizione che richiedono un più attento confronto con la storia e un più profondo rispetto per la stessa ermeneutica.

1. Un servizio alla storia e all’oggiNel contesto del culto è rischioso affermare: «Si è sempre fatto così». Parole simili in ordine all’ordo Missae denotano poca conoscenza della storia. E il discorso si potrebbe allargare a tutto ciò che costituisce il patrimonio di testi con cui lungo il tempo le varie Chiese si sono espresse nel pubblico culto.La conoscenza delle fonti passa ovviamente attraverso le loro pubblicazioni. Per questo è doveroso prendere atto di ciò che si è realizzato tra il XVII e il XX secolo. Da qui emerge come, ad esempio, la così detta «riforma tridentina», a cominciare dal Breviarium e dal Missale, si sia svolta con alacrità lavorando sui testi allora in uso e facendo alcune opportune modifiche, ma nulla più. Più rielaborato sarà il Rituale del 1614. La stessa cosa accadrà con gli altri libri liturgici oggi a disposizione nella collana «Monumenta Liturgica Concilii Tridentini» (LEV 1997-2005).Di fronte al bisogno di percorrere alcune pagine della storia sorgeva ovviamente il dubbio della scelta: quali privilegiare? Studi e ricerche hanno approfondito finora numerosi ambiti; si trattava pertanto di offrire alcuni elementi essenziali sia per tenere alta l’attenzione sulla storia, e sia per cogliere la portata di alcuni capitoli specifici che, ordinariamente, non vengono presi in considerazione.

2. Dagli studi qui raccoltialle novità delle «concordanze»Il presente fascicolo deve essere considerato come un ulteriore contributo a un ideale «manuale» sui libri liturgici. Più volte «Rivista Liturgica» si è interessata del tema sotto prospettive diversificate. Era però doveroso riprendere la tematica per rispondere a ulteriori attese. Tra i tanti contributi che caratterizzano le pagine che seguono ce ne sono due «recuperati» dall’oblio del tempo: la Praefatio al Codex sacramentorum nongentis annis vetustiores del Tomasi; e il testo di Michelini Tocci predisposto in occasione dell’edizione fotostatica del Sacramentario Gelasiano nel 1975. Mentre del primo offriamo la traduzione arricchita da una documentazione essenziale, del secondo è riprodotto il testo in seguito alla graditissima autorizzazione del Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana.Lo studio sui Lezionari al tempo dei Sacramentari Veronese, Gelasiano e Gregoriano sviluppa la serie dei contributi che toccano i libri per il canto, gli Ordines Romani, il contesto dei Padri della Chiesa – contemporanei e talvolta autori di testi dei Sacramentari –, per giungere all’oggi con uno sguardo sul senso teologico delle strutture architettoniche in rapporto alla celebrazione. Nel contesto di questo orizzonte si pone il completamento di una trilogia di Concordanze. Come già evidenziato nel recente passato, la collana «Veterum et Coaevorum Sapientia» (VCS, Libreria Ateneo Salesiano, Roma) ha accolto la Concordantia del Sacramentarium Gregorianum (VCS 7, 2012), quella del Sacramentarium Veronense (VCS 10, 2013), e finalmente quella del Sacramentarium Gelasianum (VCS 11, 2014). L’impegnativo lavoro si è concentrato nell’offrire un testo latino corretto per realizzare una Concordantia che fosse di aiuto sia per accostare meglio il Sacramentario e sia per offrire l’opportunità di confronti con la ricchezza eucologica presente nell’editio typica tertia del Missale Romanum.A questo punto lo studioso di letteratura cristiana antica, l’esperto di filologia, il ricercatore in teologia liturgica può predisporre dell’uso di strumenti che danno il quadro completo e omogeneo relativo alle fonti più importanti della tradizione occidentale. Quando poi sarà possibile predisporre la traduzione in lingua corrente di tutti e tre i Sacramentari allora il confronto con i contenuti della traditio risulterà ancora di più a portata di mano al di là del limite imposto dalla lingua latina. Il progetto è già in progress!

3. DUE APPROFONDIMENTI

I contributi delle due Note – come ben evidenziato nel Sommario – propongono tematiche diverse e pur complementari. Mai era stata offerta una «recensione» dei rotoli liturgici. Il censimento e la rispettiva bibliografia evidenziano una ricchezza di testi che va ben al di là dell’Exsultet, come solitamente si ritiene. E ci auguriamo che la pubblicazione di questa ricerca possa costituire un invito per scoprire nuovi «rotoli».Diversa, anche se propria del canto, è la riflessione attorno al ministero del cantore alle prese con il gregoriano. Il cammino che sta dinanzi consiste soprattutto nel cogliere la dimensione spirituale propria del «gregoriano»: una dimensione che riconduce, attraverso il canto, alla sorgente che l’ha ispirato, la parola di Dio. Educare a questa realtà implica considerare il gregoriano non come una pagina di archeologia, ma come un linguaggio che aiuta a interpretare e ad attualizzare il contenuto della Parola rivelata.

4. Nel ricordo di fedeli servitori della scienza liturgicaIl capitolo della storia comporta automaticamente il ricordo di chi ha lavorato a servizio della ricerca e della pastorale ecclesiale. Se il fascicolo di apre con i lavori di un grande precursore della scienza liturgica e di un ricercatore, le pagine si concludono con il ricordo di tre persone decedute in questo 2014; di una, in particolare, è tracciato il profilo.Venerdì 3 gennaio è passato alla casa del Padre Jean Evenou; le sue esequie sono state celebrate il 6 successivo, nella solennità dell’Epifania. Nato nel 1928 egli ha lavorato – tra l’altro – nel Centro di pastorale liturgica a Parigi dal 1975, e dieci anni dopo (dal 1985 al 2001) presso la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Il ricordo delle sue pubblicazioni e l’affabilità della sua persona, insieme all’acribia dei suoi interventi, costituiscono un prezioso patrimonio per chi ha saputo trarne esempio.L’11 febbraio si è conclusa l’esistenza terrena di mons. Iginio Rogger. Qui è ricordato per tutti i «meriti» che egli si è conquistato nel suo servizio alla scienza liturgica.Infine, il 16 agosto ha terminato il suo lungo percorso di vita Carlo Braga. Era nato il 1o gennaio 1927. La sua vita è legata essenzialmente alla riforma liturgica «piana» e in particolar modo a quella del Vaticano II.

5. Conoscere l’oggi attraverso il passatoCon un’adeguata conoscenza del passato è possibile cogliere più in profondità i valori dell’oggi. I contenuti che caratterizzano gli odierni libri liturgici sono spesso debitori del passato. Testi ripresi integralmente dai più antichi Sacramentari o rielaborati secondo un orizzonte di teologia liturgica che riflette la ricchezza del patrimonio della tradizione più recente: ecco il risultato di un eccezionale lavoro svolto dalla riforma liturgica e giunto ormai alla conclusione.Ed è proprio in questa prospettiva che è possibile ritenere l’attuale Missale come il più «tradizionale» che sia mai esistito; solo questa edizione, infatti, ha saputo raccogliere quello che di meglio e di più prezioso è stato elaborato in passato. Ma il depositum può ancora riservare ampie sorprese qualora si vogliano interpellare altre «pagine» racchiuse nelle fonti liturgiche.Resta ora il percorso altrettanto arduo: quello del rinnovamento liturgico attraverso la conoscenza specifica delle ricchezze racchiuse nei libri liturgici attuali; ricchezze che non sempre riescono a essere percepite a motivo del limite di una traduzione. Non è solo il testo in sé e la sua conoscenza diretta che permette di coglierne l’insieme della ricchezza, ma è il testo proclamato, cantato, ascoltato, accolto, fatto riecheggiare all’interno di una celebrazione… che plasma la vita di preghiera; il testo non è tanto un brano da leggere quanto un’occasione per celebrare il culto in Spirito e verità.

Rivista Liturgica



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Titolo: "Dal mistero all'effetto in Giorgio Agamben. Una critica a Opus Dei. Archeologia dell'ufficio"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore: Andrea Ponso
Pagine:
Ean: 2484300015946
Prezzo: € 3.00

Descrizione:

La ricerca che impegna Agamben, relativa ai meccanismi fondativi del potere nella modernità, ha incrociato tematiche sempre più teologiche, occupandosi dell’economia divina, sia delle forme di vita che traspaiono dalle regole monastiche, sia dai concetti di «sacramento» applicati al linguaggio e, in particolare, al giuramento. Ma con l’Opus Dei il suo interesse si dirige verso la pratica liturgica. Ed è interessante poterne indagare le direzioni dall’interno della riflessione liturgica, perché ciò può mostrare la percezione che la filosofia possiede della liturgia stessa. I punti in cui l’analisi di Agamben è meno condivisibile sono quelli più interessanti per la riflessione liturgica, perché possono diventare fonte di indagine su presupposti non detti e non esplicitati, che appartengono parimenti alla filosofia e alla teologia.

From mystery to effect in Giorgio Agamben. A critique to Opus Dei. Archaeo-logy of the Duty

The research on which Agamben is engaged about the mechanisms that found the power in the modern age, has crossed more and more theological issues, so he has dealt with the divine economy and with the life’s forms that appear from monastic rules as well from the concepts of «sacrament», when they are applied to the language and particularly to the oath. But with the Opus Dei his interest is now directed to the liturgical practice. And it is interesting to investigate the directions of this research within the liturgical reflection, because it can show how philosophy perceives the liturgy itself. The points that are less shareable in Agamben analysis are the most interesting for the liturgical reflection, because they can become a source of an investigation about non-spoken or non-explicit assumptions that belong to philosophy as well to theology.



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