Articoli religiosi

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Titolo: "Archivum Franciscanum Historicum"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025532
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Discussiones et Documenta

Juri leoni, OFM. – Rime volgari in onore di caterina Vigri (1413- 1463). Dal chiostro alla città

Giuseppe Gardoni. – Il confessore del principe. Frate Antonio della croce e Francesco II Gonzaga

Florian Mair, OFM. – l’Oratio funebris atque consolatoria per Antonio cardona. un’opera sconosciuta di Pietro Galatino

Mauro Papalini. – «Un’opera che sarà una perpetua memoria»: una fonte sull’origine e progresso del monastero delle cappuccine di città di castello

Cayetano Sánchez Fuertes, OFM. – Fray Antonio José de luna ramos, obispo de nueva cáceres (1768-1773) y el despotismo ilustrado en Filipinas

Johannes k. Schlageter, OFM. – Die bearbeitung von Augustin von Alveldts erklärung der klarissen-regel (1535) durch Theodorich Dinger (eger, 1704)

Miscellanea

Marcello Bolognari. – Le Laudes Dei altissimi di frate Francesco e l’oratio iniziale dello Stimulus amoris: un precoce esempio di ricezione

duecentesca

Aaron Gies. – A new source for Alexander of Hales: Anselm of laon, Glosae super Iohannem

Maria Evelina Malgieri. – Le idee divine nella scolastica francescana del XIII e XIV secolo

Summaria

Recensiones

Messa, Pietro [OFM]. – Francesco profeta. la costruzione di un carisma. – (Pietro Maranesi)

Zavattero, Irene (a cura). – L’uomo nel pensiero di bonaventura da bagnoregio. – (Johannes baptist Freyer)

Fra Elemosina e la riscrittura della memoria cittadina a Gualdo Tadino. – (Giorgia Proietti)

Dezza, Ernesto [OFM] - Nannini, Andrea - Riserbato, Davide. – Fare cose con il pensiero. L’eterna produzione delle idee secondo Duns Scoto. – (Francesco Pica)

Gosmario DA Verona [OMin.]. – Lettera sul bene dell’anima. – (Juri leoni)

Benocci, Carla. – A ciascuno il suo paradiso. I giardini dei cappuccini, dei minimi, dei gesuiti, degli oratoriani, dei camaldolesi e dei certosini in età moderna. – (Antonio ciceri)

Elbel, Martin. – Beyond the Wall. Franciscan Friary in early Modern Olomouc. – (Benedikt Mertens)

Rifeser, Sr. Anna Elisabeth [OSF]. – Die Frömmigkeitskultur der Maria Hueber (1653-1705) und der Tiroler Tertiarinnen. – (Florian Mair)

Notae bibliographicae

Libri ad nos missi

Index alphabeticus

Tabula materiarum

Index auctorum anni 2020



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 523"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025525
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

Così credono i giovani 

1. Giovani: chi sono? (P. Bignardi) 3 

I nostri modi di dire 

23. «Siamo tutti fratelli» 11 

1. Siamo tutti fratelli (A. Carrara) 12 

2. La fratellanza nella fede in san Paolo (G. Benzi) 16 

3. Siamo tutti fratelli? Vivere la fratellanza oggi (C. Cremonesi) 21 

Traccia per la novena di Natale 

(F. Negri, L. Guglielmoni) 27 

Tempo di Avvento e tempo di Natale 

29 novembre 2020 1 gennaio 2021 37 

1ª domenica di Avvento (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 41 

2ª domenica di Avvento (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 59 

Immacolata Concezione (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 78 

3ª domenica di Avvento (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 96

4ª domenica di Avvento (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 114 

Natale del Signore (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 132 

Santa Famiglia (A. Guida, G. Osto, R. Laurita) 168 

Maria Madre di Dio (A. Guida, R. Laurita, G. Osto) 187



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Titolo: "Concilium - 2020/4"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025501
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Editoriale

 

Catherine Cornille – Daniel Franklin PilarioMile Babic´, Editoriale

I. Segni di speranza nel dialogo islamo-cristiano

1. Dichiarazioni e documenti ufficiali

1.1 , Wilhelmus ValkenbergNostra aetate e gli incontri di amicizia

I/ «Con stima»: un apprezzamento nuovo per i musulmani

II/ La chiesa cattolica e il dialogo dopo Nostra aetate

III/ Giovanni Paolo II e Benedetto XVI

IV/ Dialogo e fraternità umana: papa Francesco

1.2 , Vebjørn L. HorsfjordUna parola comune tra noi e voi: un testo latore di speranza

I/ Contenuto e background

II/ Il processo di dialogo innescato da Una parola comune

III/ Commenti critici

IV/ Teologia e tecnologia

V/ Una Nostra aetate islamica?

VI/ Una ermeneutica della buona volontà

VII/ Contro-narrazione e azione pubblica

VIII/ Un latore di speranza

1.3 , Joshua RalstonLa migrazione come kairósper il dialogo protestante-musulmano

I/ Le migrazioni, da crisi umanitaria a minaccia islamica

II/ Prese di posizione e documenti delle chiese: sviluppi

III/ A mo’ di conclusione

2. Speranza nel sacrificio e nella solidarietà

2.1 William Skudlarek, Dialogo monastico-musulmano

I/ Christian de Chergé

II/ Il discorso di Christian de Chergé

III/ Il dialogo monastico-musulmano con i musulmani sciiti

IV/ Caratteristiche del dialogo monastico-musulmano

V/ Uno sguardo al futuro

2.2 , Christian S. KrokusMartirio e speranza nel dialogo islamo-cristiano

I/ Martirio della carità o incarnazione continua?

II/ Il dialogo islamo-cristiano

III/ Un martirio di speranza?

3. Segni di speranza in diverse parti del mondo

3.1 , Albertus Bagus LaksanaSegni di speranza nelle relazioni fra cristiani e musulmani in Indonesia

I/ Religione, identità e vita pubblica

II/ Movimento musulmano inclusivo e teologia

III/ Nelle comunità cristiane segni di speranza

IV/ Conclusione

3.2 Klaus von Stosch, La collaborazione accademica in Germania

I/ Nuovi orizzonti esegetici e storici

II/ Nuovi orizzonti in sistematica e in filosofia

III/ Nuovi orizzonti grazie a una teologia comparata, dialogica e interattiva

3.3 , Laurie JohnstonLa “Scuola del dialogo” belga

I/ La sfida della convivenza con il credente musulmano

II/ Un nuovo curriculum scolastico: la “Scuola cattolica del dialogo”

III/ Quale il dovere dei cattolici rispetto alla fede dei musulmani?

3.4 , Claudio MongeDialogo islamo-cristiano: iniziative dal basso in Turchia

I/ Intenzioni di dialogo e vicende politiche

II/ Gli sviluppi, in anni più vicini a noi

III/ La forza dei gesti e della condivisione nelle due visite papali

3.5 Marinus Chijioke Iwuchukwu, La collaborazione per la pace in Nigeria

I/ Organizzazioni che lavorano per stabilire relazioni islamo-cristiane sostenibili

II/ Un nuovo ordine nelle relazioni islamo-cristiane

III/ Conclusione

3.6 , Jean DruelOspitalità e reciprocità in Egitto

I/ Collaborazioni di istituzioni islamiche con l’Istituto domenicano di studi orientali

II/ Due segni di speranza

III/ Per concludere

IV/ Postfazione

4. Speranza per il futuro delle relazioni islamo-cristiane

4.1 , Daniel A. MadiganUn desiderio condiviso per una visione universale

I/ Negare l’universalità

II/ Negare la particolarità

III/ Inchinarsi alla realtà e trarne il meglio

IV/ Riconoscere le particolarità

1/ Ideali e realtà

2/ Nuove possibilità accademiche

3/ Le Scritture o la Parola

V/ Riconoscere l’universalismo

4.2 , Asma AfsaruddinUna cultura condivisa di giustizia e riconciliazione

I/ Giustizia, giustizia e giustizia!

II/ Sviluppare un’ermeneutica coranica di relazioni interreligiose

III/ L’attivismo interreligioso di fronte all’islamofobia e il suo impatto sulle relazioni fra musulmani e cristiani

IV/ Osiamo nutrire speranza?

II. Forum: Teologia pubblica nell’era digitale

1. , Stephen OkeyChi partecipa al dialogo teologico digitale?

I/ I vari tipi di pubblico, rimodellati dal digitale

II/ L’impatto digitale sulla pratica pubblica della teologia

III/ Conclusione

2. , Katherine G. SchmidtI millennials e la teologia pubblica in un’era digitale

I/ Il “come” della teologia nell’era digitale

II/ Il “dove” della teologia in un’era digitale

III/ A titolo di esempio

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

 

Editoriale

 

La relazione tra islam e cristianesimo, nonostante o proprio a causa del fatto che le due religioni sono strettamente lega­te dal punto di vista storico e teologico, viene generalmente rappresentata in termini di disaccordi, tensioni e conflitti. Dalle crociate all’attuale guerra al terrorismo, l’attenzione si è concentrata perlopiù sulle differenze teologiche apparen­temente inconciliabili tra le due religioni e sull’inevitabile dissenso politico e sociale tra di esse, che è stato ulteriormente fomentato della retorica dello “scontro di civiltà”, la quale si è guadagnata un ampio consenso sin dalla fine del XX secolo. Questa narrazione dominante potrebbe condurre a un certo grado di avvilimento e sconforto in rapporto alla possibilità di una convivenza pacifica e armoniosa e di un dialogo di reci­proco arricchimento tra le due religioni. È dunque importante contrapporre a questa narrazione le storie di personaggi, avve­nimenti, movimenti o di pratiche che incarnino l’amore sincero e il rispetto dell’altro religioso, dell’apprendimento reciproco e dell’impegno per un bene comune superiore.

Vi sono degli esempi del genere lungo tutto il corso della storia, dall’imperatore indiano Akbar (1542-1605) allo studioso francese Louis Massignon (1883-1962), dall’epoca della Convi­vencia nella Spagna medioevale alla coesistenza relativamente pacifica tra cristiani e musulmani in Indonesia. Molte persone sono al momento impegnate, in gruppo o singolarmente, in svariate modalità di dialogo costruttivo attraverso progetti sociali, scambi teologici e ricerche visionarie. È importante richia­mare l’attenzione su questi progetti così da attingervi speranza e ispirazione per il futuro delle relazioni islamo-cristiane.

Questo fascicolo di Concilium tratta degli sviluppi recenti e attuali nei rapporti fra cristiani e musulmani. Nella prima sezione si illustrano e si commentano le dichiarazioni rilasciate dai rappresentanti ufficiali di entrambe le tradizioni: la dichia­razione del Vaticano II Nostra aetate, le azioni e gli interventi dei pontefici da parte cristiana e il documento del 2007, Una parola comune tra noi e voi, dal versante musulmano. Questi testi dimostrano l’amicizia crescente da parte dei rappresentanti uf­ficiali di entrambe le tradizioni e un desiderio sincero di prati­care un’ermeneutica della buona volontà e dell’ospitalità. Sva­riati articoli di questo numero si riferiscono poi in particolare al Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convi­venza comune, firmato congiuntamente da papa Francesco e dal grande imam dell’Università di al-Azhar, Amad al-ayyib, nel febbraio 2019. Questo documento denuncia con forza tutti gli atti di violenza commessi in nome della religione e dichiara «di adottare la cultura del dialogo come via; la collaborazione comune come condotta; la conoscenza reciproca come metodo e criterio». Un dialogo che viene spesso trascurato è quello tra le chiese protestanti e l’islam. L’immigrazione di molti mu­sulmani nei Paesi europei nel corso degli ultimi cinque anni ha sollecitato queste chiese a sviluppare anch’esse delle linee-guida più chiare per il dialogo.

Nella seconda sezione della parte monografica del fasci­colo ci si concentra su dei modelli importanti per l’amicizia e l’impegno tra cristiani e musulmani, e in particolare sulla fi­gura di Christian de Chergé, il monaco e priore trappista la cui vita e la cui morte sono diventate un’attestazione d’amore per il prossimo musulmano. La sua testimonianza è stata d’ispirazio­ne per l’invito rivolto ai musulmani al dialogo intermonastico, il quale ha aperto la porta a un coinvolgimento spirituale più profondo fra le due tradizioni in varie parti del mondo. La stes­sa concezione di de Chergé e la sua esperienza del “martirio della carità” come consacrazione di tutta la propria vita all’a­more di Dio e all’amore del prossimo, può essere considerata un’espressione di speranza teologale.



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025495
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale


2 D. Piazzi

Per tornare alla vita

Studi

4 M. Barbagli

Morire oggi nei paesi occidentali

7 G . Cavagnoli

La morte e il lutto nel RE

11 F. Trudu

I riti esequiali

16 R . De Zan

Il Lezionario delle esequie: teologie bibliche

21 D. Cravero

Esequie e kérygma

26 L . Della Pietra

Riti antichi e nuovi

31 P. Tomatis

Accompagnare e celebrare il lutto

36 E . Massimi

Cantare nelle esequie

Formazione

41 R . Barile

Dalla Parola all’intercessione

1. Avvento e Natale

49 C. Gangemi

Liturgia e disabilità: percorsi

5. Non mi dimenticare

R . Lauricella

54 Pietà popolare e liturgia

5. I presepi viventi

Sussidi e testi

59 G . Cipollone

Parola di Dio e vita del defunto

65 R . Barile

Nuove risorse

per le esequie cristiane

Inserto online

R . Barile

Preghiere dei fedeli per l’Avvento e il Natale

 


Editoriale 

Che «cultura» hanno gli occidentali e quindi, nolenti o volenti, i cristiani occidentali? Che senso danno al nascere, al vivere, al morire? La cartina al tornasole è quasi sempre come si muore e come si supera il lutto. Come è strana la vita: la capisci se non fai della morte una variabile impazzita, ma l’ultima delle tue esperienze. Non sono un sociologo né uno psicologo, ma mi accorgo che tanto dello scenario della morte dai tempi della mia infanzia ad oggi è cambiato, ma nello stesso tempo è rimasto tale e quale. Questo tale e quale è l’uomo, sia pur credente, ma l’uomo che accetta o rifiuta il morire, l’uomo che ascolta o deride le grandi risposte che le religioni sottintendono ai loro riti. Poi l’imprevedibile. Noi, generazione di immortali, siamo stati costretti a fare i conti non solo con l’inevitabile e personale mortalità, ma con l’inenarrabile moria collettiva. Venerdì santo 10 aprile, ore 10.25: in talare perché non sai mai se ti fermano per controlli, vado al cimitero. Scendo dall’auto e davanti al cancello chiuso 7/8 capannelli di parenti… due signore ti chiedono se sei il parroco di… No, non lo sono. Entro. Percorro quasi fino in fondo il camposanto, là nella zona nuova per accogliere le ceneri della zia di miei ex giovani di parrocchia. Quindici minuti: io e tre nipoti. Percepisci il dolore più spesso della nebbia padana d’inverno. Vedi gli occhi bassi e stanchi per le troppe assistenze a esequie accorciate, vedi il rispetto nell’addetto che, senza riti d’ingresso, portali spalancati e suono dell’organo, consegna l’urna ai parenti davanti a un loculo sbrecciato. Eppure si prega; siamo pochi, ma la comunità e la solidarietà nel rito di commiato non è assente. Il salmo, i pochi versetti della Scrittura, l’orazione sulle ceneri, mescolati con il dolore e l’affetto condiviso, parlano, non sono muti e arcaici. Poi si esce, e ti accorgi che in pochi minuti nel corridoio dell’ingresso centrale si sono allineati quattro carri funebri, saluti con un triste cenno del capo i tuoi confratelli, e realizzi che si son celebrati cinque «funerali» contemporanei in un quarto d’ora. È qui che la morte, non la morte del singolo, ma la morte di troppi grida, più che il libro di Giobbe, la non misurabilità del dolore e l’assordante silenzio dell’Eterno, che onnipotente sembra proprio non esserlo. Lì misuri la realtà della notizia che guadagna lo […]



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025518
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Indice

Editoriale: Dio nella vita quotidiana

GIUSEPPE BELLIA (†)

La lettura sapienziale biblica: un’inculturazione mai conclusa

LUCA MAZZINGHI

Il saggio nel mondo biblico: maestro e discepolo

SEBASTIANO PINTO

La Sapienza personificata: quando il medium è il messaggio

(Pr 8,22-31 e Sir 24,1-22)

MARTINO SIGNORETTO

Il giovane inesperto tra donna Sapienza e donna Follia

GRAZIA PAPOLA

Giobbe: si può amare Dio per nulla?

SERAFINO PARISI

Qohelet: quale ironia salverà il mondo?

MARIA CARMELA PALMISANO

Siracide: il timore del Signore è principio della sapienza

LUCA MAZZINGHI

L’escatologia del libro della Sapienza

DINH ANH NHUE NGUYEN

Gesù il saggio di Dio e la Sapienza divina nei vangeli sinottici.

Una presentazione

SIMONE MORANDINI - SERENA NOCETI

La sapienza: recezioni teologiche

Invito alla lettura (Tiziano Lorenzin)

In libreria

 

Editoriale

Dio nella vita quotidiana

Dio è raggiungibile attraverso l’esperienza della vita quotidiana. Questa convinzione ispira la tradizione sapienziale biblica che trova la sua espressione privilegiata nei libri che compongono il «Pentateuco sapienziale»: Giobbe, Proverbi, Qohelet, Siracide e Sapienza. Il Dio d’Israele che parla attraverso i profeti ed è presente nel tempio e nella Torah, custodita e annunciata dai sacerdoti, è il Signore della vita quotidiana e risponde alle domande degli uomini mediante i saggi da lui ispirati. La vita umana è frammentata, dispersa e segnata dalle contraddizioni, ma il sapiente è in grado di cogliervi la presenza e l’azione divina che ne rivelano il senso, conferendo unità a tutto ciò che accade. All’interno del canone biblico, i libri sapienziali si segnalano per una caratteristica del tutto originale: la loro autorevolezza – come osserva Giuseppe Bellia – si fonda non sull’imponenza di teofanie o di oracoli profetici, ma sulla forza suasiva delle argomentazioni tratte dall’esperienza e dall’eredità culturale e teologica dei padri. Tutto ciò rende unica la figura del sapiente (akam) che non si indirizza a Israele a partire dalla «parola del Signore che gli fu rivolta» (Ger 1,2) né come guida in nome di Dio. Il suo contributo è diverso: a differenza del capo, del sacerdote o del profeta, egli si presenta come “semplice” pedagogo, che propone ciò che ha compreso della vita, indica la via che conduce al successo e mette in guardia da ciò che invece porta a sicuro fallimento. Nel libro dei Proverbi, da molti considerato il testo “archetipo” della letteratura sapienziale biblica, il saggio emerge come figura centrale nella vita comunitaria: la sua funzione sociale e teologica si realizza nell’insegnamento, attraverso il quale egli comunica il proprio sapere e la propria esperienza, con affabile autorevolezza ma anche con umiltà, consapevole dei limiti personali e di ogni conoscenza umana. Più di altri, egli sa che molto è ciò che sfugge all’osservazione e spesso è difficile comprendere ciò che è bene per sé e per gli altri: «Agli occhi dell’uomo tutte le sue opere sembrano pure, ma chi scruta gli spiriti è il Signore» (Pr 16,2; 21,2). Lo scopo è pratico: spesso nei panni di padre/maestro, il sapiente non comanda, non impone ma cerca di persuadere il figlio/ discepolo a fidarsi della sapienza consegnata a Israele, insegnando i precetti del ben vivere, insieme alla fede dei padri, in un percorso che ha come sbocco la benedizione e la pace. Di preferenza, l’esortazione si rivolge al giovane inesperto, che deve guardarsi da vari pericoli, tra i quali spicca l’antifigura dello stolto, vero modello negativo da cui rifuggire, per trovare la gioia nella ricerca assidua della sapienza, nel quadro di una relazione che assume i contorni del rapporto personale, se non addirittura sponsale. La letteratura sapienziale è stata a lungo considerata “minore” rispetto ad altre parti della Scrittura, come il Pentateuco o i libri profetici. L’interesse per la sapienza biblica nasce dalla scoperta che la riflessione sapienziale non era una prerogativa d’Israele: in tutto l’Oriente antico essa godeva di grande prestigio e popolarità, come testimonia il patrimonio letterario dell’Egitto e della Mesopotamia. Gli studiosi parlano di una «sapienza internazionale», caratterizzata dalla predilezione per gli ambiti profani della vita e orientata al ben vivere e alla buona educazione. Spesso l’intento principale consisteva nell’insegnare il modo di essere felici e avere successo, con una vita conforme all’ordine cosmico. I saggi della Bibbia conoscevano questa letteratura e vi hanno attinto, ma conservando un’identità propria e inconfondibile. Il confronto tra la riflessione sapienziale del vicino Oriente antico e la corrispondente tradizione d’Israele rivela un’evidente affinità e numerosi punti di contatto, ma fa anche emergere il genio del popolo eletto. I sapienti di Israele non assimilarono passivamente la produzione sapienziale dei popoli vicini, ma la recepirono in modo selettivo, “inculturandola” con intelligenza nel contesto della fede dei padri. È questa, certamente, una delle indicazioni “di metodo” più preziose che la sapienza biblica ha consegnato alla propria epoca e a quelle successive. La riflessione dei sapienti d’Israele non si limitò, però, a una semplice ripetizione di quanto ricevuto dalle generazioni precedenti: le situazioni della vita e le contraddizioni della storia provocarono un approfondimento e una rilettura del dato tradizionale. Tutto ciò portò alla “crisi” della sapienza: non tutto quello che accadeva nella vita di una persona o del popolo poteva essere compreso e giustificato solo a partire da una condotta morale tenuta in precedenza. In altre parole, il divario tra la “retribuzione” sperata e quella sperimentata poneva non pochi interrogativi all’uomo biblico che, attraverso l’esperienza di Giobbe e le riflessioni di Qohelet, sperimentava i limiti dell’insegnamento tradizionale, connotato da semplificazioni teologiche che ne rivelavano l’inadeguatezza, soprattutto nell’urto con la realtà dura e contraddittoria della vita quotidiana. La teodicea fino ad allora conosciuta veniva messa in discussione, l’immagine del “Dio della retribuzione” ne usciva scossa, ponendo le basi e le premesse per una nuova conoscenza di Dio, che solo una nuova rivelazione divina poteva donare dall’alto. Il fascicolo offre uno strumento agile ed essenziale che accompagna il lettore alla scoperta (o alla riscoperta) del mondo della sapienza biblica, una delle sezioni più suggestive delle Scritture. L’approccio è quello a più voci, in cui a ciascun autore è stato richiesto di illustrare un aspetto particolare della riflessione sapienziale: diverse tessere di uno stesso mosaico da cui emerge il volto antico e sempre nuovo della Sapienza. […]



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Titolo: "Studia Patavina 2020/2"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025457
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Sommario

 

Editoriale

F. PESCE La sfida della vita insieme in un mondo di individui

 

 

Focus L’interdisciplinarità della pastorale familiare.

Riflessioni a procedere dall’esperienza del Centro della famiglia di Treviso

F. PESCE Come accompagnare una coppia quando accompagniamo una coppia? Nodi teologici a partire da un percorso di formazione al matrimonio

M. CUSINATO Percorso famiglia fertile. Un servizio multidisciplinare di accompagnamento per il superamento dell’infertilità di coppia

A. BORDIGNON L’impegno di politiche familiari integrate nella dottrina sociale e le scienze socio-politiche

W. COLESSO- Accompanying the separated, divorced, and reS. FILIPPETTO married in a pastoral context: fostering dialogue between psychology and spirituality

G. MARENGO Matrimonio e famiglia: l’esperienza interroga la teologia

Temi e discussioni

L. VOLTOLIN Covid-19: la forma ecclesiale alle prese con la rivoluzione digitale

S. DIDONÈ Parlare di Dio per immagini? Il “caso serio” delle parabole di Gesú

A. MIRANDA Si ea perscrutemur attentius. L’esegesi dei significati riposti nei Discorsi di Agostino

Notiziario

G. ZAMBON Mons. Eugenio Ravignani e il cammino della teologia nel Triveneto

Rassegna bibliografica

A. RAVANELLO Una via per pensare i Novissimi oggi

Recensioni e segnalazioni

Libri ricevuti



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Titolo: "Asprenas n. 2/2020"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025488
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

INDICE

Presentazione

MICHELE FALABRETTI

Dai documenti sinodali alla mentalità progettuale della pastorale giovanile in Italia

PASQUALE INCORONATO

Il “grande annuncio” di Cristo ai giovani. Chiesa ed educazione alla fede

FRANCESCO DEL PIZZO

La dimensione intergenerazionale della Christus vivit

SERGIO MASSIRONI

Solo gli evangelizzati evangelizzano. La prima generazione del millennio modificherà il cattolicesimo?

MICHELE TRIDENTE

Una Chiesa giovane per i giovani. Prospettive d’impegno alla luce della Christus vivit

 

 

PRESENTAZIONE 

1. Il rapporto tra la Chiesa e i giovani sembra agli occhi di tutti quasi definitivamente incrinato: non è un mistero che le realtà aggregative giovanili si siano assottigliate ed è un ricordo lontano quello delle festose e affollate “Giornate della Gioventù” introdotte da san Giovanni Paolo II. Non è raro sentire parole di nostalgia per la bella presenza dei giovani nelle assemblee liturgiche, con i loro canti vivaci. Le parrocchie, dove una volta animavano le celebrazioni e l’attività pastorale tanti giovani, adesso sono per la maggior parte popolate da anziani e, quando va bene, da un gruppo di motivati adulti. La recente ricerca di Franco Garelli, pubblicata nel libro Gente di poca fede. Il sentimento religioso nell’Italia incerta di Dio, illustra un fenomeno che non sfugge a una pur empirica osservazione: la crescita dell’agnosticismo e dell’ateismo tra i giovani. D’altronde, negli ultimi anni diversi studiosi avevano lanciato quest’allarme. È senz’altro vero che non sono pochi i bambini e gli adolescenti che incrociano gli ambienti ecclesiali, o per il catechismo o per attività formative e di tempo libero: si pensi all’esperienza degli oratori. Tuttavia, si riscontra la difficoltà di rendere solido un processo di socializzazione religiosa, perché appena possibile essi se ne vanno, percependo nella formazione cattolica la fatica di raccordarsi al loro sentire. Quei giovani religiosamente attivi sono parte di nuclei qualificati alquanto ristretti, più rispettati dai coetanei che seguiti. La ricerca di Garelli si concentra sull’Italia, ma nel resto del mondo occidentale la situazione non è diversa. S’impone per la Chiesa un compito difficile, soprattutto pensando che si vuole intervenire quando molte delle pecore sono ormai “fuggite dall’ovile”. Arrendersi, però, non è mai un atteggiamento produttivo, perché soltanto le giovani generazioni possono raccogliere il testimone per continuare a trasmettere la fede nel futuro. Inoltre, dalle loro fila nascono non solo quelle vocazioni di totale dedizione alla causa del […]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 521/522"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025464
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Sommario

La nuova traduzione del Padre nostro e del Gloria: ragioni e prospettive (C. Broccardo)

I nostri modi di dire

22. Bisogna rassegnarsi

1. “Bisogna rassegnarsi”. Come e a chi? (A. Carrara)

2. Rassegnazione, resistenza e reazione in Isaia (R. Caruso)

3. Quando si sperimenta l’impotenza (P. Bignardi)

Per una celebrazione al cimitero il giorno dei Santi (R. Laurita)

Dalla 28ª ordinaria a Cristo, Re dell’universo

11 ottobre / 22 novembre

28ª domenica ordinaria (G. Boscolo, V. Albanesi, A. Lameri)

29ª domenica ordinaria (G. Boscolo, R. Cananzi, A. Lameri)

30ª domenica ordinaria (G. Boscolo, G. De Simone, S. Riva)

Tutti i Santi (G. Boscolo, R. Laurita)

Commemorazione dei fedeli defunti (R. Laurita)

32ª domenica ordinaria (G. Boscolo, E. Caretti, A. Lameri)

33ª domenica ordinaria (G. Boscolo, M. Amadini, V. Brunello)

Gesù Cristo, Re dell’universo (G. Boscolo, S. Petrosino, S. Riva)

 

Rubrica

La nuova traduzione del Padre nostro e del Gloriaragioni e prospettive

di Carlo Broccardo

Ricordo ancora piacevolmente il tardo pomeriggio di qualche anno fa quando, camminando per i chiostri del seminario, mi è capitato di incontrare uno dei responsabili della formazione permanente del clero. L’équipe incaricata aveva già organizzato e pubblicizzato alcune settimane residenziali, alle quali aveva dato un titolo bello ed evocativo, tratto dal Sal 37: «Abita la terra e vivi con fede». Poco dopo, però, era uscita la nuova traduzione ufficiale della Bibbia, la cosiddetta “CEI 2008”, che aveva cambiato completamente la frase: «Abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza» (Sal 37,3). «Come mai hanno cambiato così tanto?», mi si chiese. In realtà la CEI 2008 non ha modificato più di tanto la traduzione precedente. Certo, le differenze si notano maggiormente nei testi poetici, come i Salmi o gli inni del Nuovo Testamento; ma per il resto è addirittura probabile che molti dei nostri parrocchiani non si siano neanche accorti che c’è una traduzione nuova. Ora però, con la nuova traduzione del Messale, capiterà che verranno cambiate alcune parole del Padre nostro e del Gloria, adattandole alla CEI 2008. Finché si tratta del salmo responsoriale è un conto; ma quando si toccano testi così noti è difficile che il cambiamento passi inosservato. Non è un caso, infatti, che da quando le modifiche sono state annunciate (novembre 2018) ci sono state molte reazioni, spesso contrastanti tra di loro, e sono stati scritti anche molti articoli sia scientifici che di carattere divulgativo. Noi qui non vogliamo sviscerare tutti i risvolti del caso, né affrontare tutte le possibili traduzioni alternative. Ci proponiamo semplicemente di capire quali sono le differenze tra la precedente traduzione e la nuova, e perché sia stato utile il cambiamento.

Il disegno d’amore di Dio

È la notte di Natale e siamo nella regione intorno a Betlemme, dove oggi sorge la città di Bayt-Sahur, quando un angelo del Signore annuncia ad alcuni pastori che è nato Gesù, un Salvatore, che è Cristo Signore: «E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama”» (Lc 2,13-14). Tutti noi abbiamo in mente la traduzione latina: Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis, tradotta in italiano: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà». La differenza con la nuova traduzione si nota subito: da «uomini di buona volontà» si è passati a «uomini che egli ama». Su cosa si fonda tale cambiamento? Il vangelo secondo Luca usa un’espressione molto densa. Alla lettera suona così: «sulla terra pace negli uomini della benevolenza». Ora, la parola “benevolenza”, in greco eudokía, può avere due significati. Il primo è quello che troviamo per esempio in Fil 2,15: «Alcuni, è vero, predicano Cristo anche per invidia e spirito di contesa, ma altri […]



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025471
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Indice

Editoriale 

Claudio Balzaretti 

QUANDO MANGIARE NON È SOLO NUTRIRSI 

Gianni Carozza 

LATTE E MIELE: UNA TERRA «PROMESSA» 

Giacomo Violi 

AGNELLO, ERBE AMARE E AZZIMI: ES 12 E LA CENA PASQUALE 

Paolo Messina 

CARNE ALLA SERA E PANE AL MATTINO: LA DIETA DI ISRAELE NEL DESERTO 

Claudio Balzaretti 

TUTTO È BUONO, MA NON TUTTO È PURO 

Dinh Anh Nhue Nguyen

OFFERTE RITUALI NELLA LEGGE D’ISRAELE

Furio Biagini

MANGIARE KASHÈR: UN EQUILIBRIO ETICO

Paolo Mascilongo

OMNIA MUNDA MUNDIS: CIBO E PURITÀ TRA AT E NT

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA: IL LINGUAGGIO DEL CIBO E IL GUSTO

RILETTURE

Valeria Poletti

Tutti a tavola

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Bibliodrammatica a Pescara

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Vi fermate a cena?

 

 

Editoriale

Un mondo, una storia, una cultura… in quattro lettere. Tale e la pervasivita del cibo nella costruzione tanto di una civilta come di una religione. Non si tratta soltanto di ingerire un alimento. In quel gesto e in quel che lo precede si incrociano fisiologia ed ecologia, si condizionano economia e sociologia, si plasmano antropologia e teologia. A cio non si sottrae la storia della salvezza, che pare avere come sottotesto la storia della dietologia: dal primordiale sistema alimentare vegano (Adamo), a quello carnivoro con limiti (Noe), a quello basato sulla distinzione tra alimenti puri e impuri (Levitico). Tra le righe di episodi familiari, come per esempio quello di Caino e Abele, si possono leggere gruppi umani e regimi alimentari diversi e in concorrenza tra loro. La stessa solennita di Pasqua prevede un menu in cui confluiscono due culture e due diete: l’agnello dei pastori seminomadi e gli azzimi degli agricoltori sedentari. Se i patriarchi affidano la loro esistenza ai parti di greggi e mandrie, Israele invece trarra energia dai frutti dei campi. La sovrapposizione e l’interdipendenza tra alleanza, Legge e terra fanno si che quest’ultima si trasformi nel luogo ideale in cui la prima si concretizza e la seconda si rispetta. Non per caso i due comandi rivolti alla coppia primordiale rispetto al suolo sono coltivare e custodire, che in ebraico si possono intendere anche come servire (Yhwh) e osservare (la Tora). L’abitare su quel suolo e attenersi alle norme emanate al Sinai permettono a Israele di mostrarsi sul palcoscenico del mondo come il popolo che appartiene totalmente a Yhwh, anticipazione nella storia di quel che sara il destino finale di tutti i popoli. In quest’ottica rientra anche un certo modo di consumare i pasti e, soprattutto, un certo modo di considerare i cibi. La spiritualita ebraica ha preso lo spunto soprattutto da un catalogo contenuto nell’undicesimo capitolo del libro del Levitico per elaborare un reticolato di disposizioni rispettando le quali bevande e cibi sono considerati adatti (questo il significato del termine tecnico ebraico kasher) per essere assunti da un ebreo osservante. Non si tratta di tabu alimentari: non possiedono intrinseche proprieta negative, come lascerebbe intendere il qualificativo impuro, abitualmente usato per tradurre il corrispettivo termine ebraico; ci si astiene come espressione del proprio amore verso la persona amata. Il non mangiare indiscriminatamente tutto solo perche e a portata di mano (o di coltello) richiama il fedele a una relazione personale con Dio creatore della vita; l’uomo deve ricordarsi di essere il guardiano e il protettore di quella vita. Seguire una determinata dieta o certe pratiche culinarie, allora come oggi, diventa elemento distintivo di un singolo o di un gruppo (la genuinita richiama l’appartenenza al proprio genus, stirpe); possono addirittura evidenziare l’appartenenza a un territorio e, perche no, una posizione politico-culturale (gli acquisti a chilometri zero come argine alla globalizzazione). Tutto cio evidenzia la carica simbolica e teologica che il cibo assume in un sistema religioso, tanto da divenirne fattore costitutivo. Lo ricordano: il sofisticato sistema rituale, la cui puntigliosa regolamentazione si ritrova in ampia parte del Pentateuco e la cui finalita risiede nella santificazione di Israele e nella comunione di esso con Yhwh; cosi come la centralita che il banchetto eucaristico assume non solo per la spiritualita del singolo, ma soprattutto per l’autocomprensione dei seguaci di Gesu. Per la Sinagoga e per la Chiesa pasto e rito, convito e liturgia si intrecciano, con il primo elemento che da la cornice e il secondo che la espande fuori del tempo e dello spazio. Non per caso, quindi, questo fascicolo e abbracciato dall’icona de L’ospitalita di Abramo, dove i tre angeli ospitati e la Trinita, il pasto e la divina liturgia, Abramo e il popolo di Dio si sovrappongono visivamente e si rimandano teologicamente l’uno all’altro. Come Antico e Nuovo Testamento.

Buona lettura.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 518"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025358
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDEX

Per comunicare meglio

60. I casi difficili/29

Esposti in prima persona, con le proprie

vicende personali (R. Laurita)

I nostri modi di dire

20. Gesù accoglie tutti

1. «Gesù accoglie tutti». L’accoglienza,

le porte chiuse e le città murate (A. Carrara)

2. «Gesù accoglie tutti». tutti, ma proprio tutti? (D. Albarello)

3. Per un’accoglienza generosa e intelligente (M. Ambrosini)

Il giardino del mondo

Un invito a meravigliarsi, custodire, coltivare la vita (C. Cremonesi)

Dalla 16ª alla 20ª ordinaria

19 luglio / 16 agosto

16ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, M. Torcivia, M. Orizio)

17ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, P. Bignardi, M. Orizio)

18ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, + F.G. Brambilla, A. Ghersi)

19ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, L. Alici, A. Ghersi)

Assunzione della Vergine Maria (M. D’Agostino, S. Cumia)

20ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, L. Vantini, A. Ghersi)

 

60.

I casi difficili /29

Esposti in prima persona,

con le proprie vicende personali

di Roberto Laurita

Nella precedente puntata abbiamo sviluppato l’analisi della risposta di un prete alla lettera anonima di “un Amico” che gli era stata inviata. Ci aveva colpito il piglio diretto, la schiettezza del dialogo, il contrappunto tra il passato e il presente, il contenuto riguardante vita cristiana e ministero sacerdotale. A proposito di quest’ultimo tema potremmo domandarci: qual è la sorgente di questo modo di vedere il servizio presbiterale? Perché la coscienza dei propri limiti («non essere sempre all’altezza della missione ricevuta»), dell’alto ideale che si propone («essere prete secondo il cuore di Dio e le giuste esigenze della gente») non lo fa sprofondare nel pessimismo o nei sensi di colpa? Le ragioni sono due e vengono esplicitate da due frasi, collocate una dopo l’altra, che costituiscono un po’ i cardini di tutto il discorso:

• «So che il Signore è con me e che è Lui che mi ha chiamato ad essere prete e che non mi abbandona mai».
• «Poi trovo affetto, collaborazione, vicinanza, sostegno da molte persone e questo fa sì che non mi sento mai solo, anche nei momenti difficili e impegnativi». Così, paradossalmente, grazie a questi due punti di riferimento, accade che anche l’essere considerati «una razza in via di estinzione» non fa paura e si è «pienamente d’accordo» nel ravvisare anche nella crisi numerica dei preti «un segno di Dio» e «una provvidenza».

 5. Ma c’è un altro aspetto che vorremmo segnalare ai nostri lettori e che colpisce in questo testo: l’equilibrio tra razionale e affettivo, tra intelligenza e sentimenti. Questo equilibrio è forse possibile proprio perché manca qualsiasi atteggiamento dotto, qualsiasi riferimento alla dottrina, qualsiasi citazione di documenti della gerarchia cattolica o di autori molto considerati. Le citazioni evangeliche sono ridotte all’osso. Il capitale simbolico è evocato in modo sobrio e con parole proprie. La presentazione di Gesù consiste in alcune pennellate appassionate: «dava gratis da mangiare a chi veniva ad ascoltarlo»; «stupiva con i suoi miracoli»; ma anche «chiedeva qualcosa di impegnativo »; «non demordeva»; «entrava in tutte le case, parlava a tutti dell’amore del Padre, non aveva paura di “perdere tempo”». È un Gesù, comunque, che non assicura il successo immediato, ieri come oggi. Lui stesso, infatti, ha sperimentato il calo di consenso e il fallimento: «quasi tutti si tiravano indietro e se la svignavano elegantemente, proprio come avviene adesso». Si evoca il Vangelo, certo, ma per constatare che la religione che ognuno si inventa «spesso non è la religione del Vangelo». E quando si parla della Pasqua, del Cristo risorto, si ammette che «dovrebbe rivoluzionare la nostra vita», «dovrebbe lasciare il segno ogni volta che arriva, con le sue proposte sconvolgenti». Non sfugga ai lettori, comunque, il modo in cui è presentato il Mistero pasquale. Nessuna concessione all’apologetica, ma piuttosto la presentazione delle coordinate che esso può assumere nell’esistenza quotidiana: «amate i vostri nemici»; «fate del bene a tutti»; «perdonate sempre a tutti».
Nulla di dotto, dunque, in tutto questo. C’è invece l’esercizio dell’intelligenza, che legge in profondità la propria storia individuale e quella più grande in cui si è immersi. Lo abbiamo già rilevato nei passaggi dal passato (ieri, un tempo) al presente (oggi), nel riconoscere le difficoltà, nel non ignorare pregi e difetti delle comunità in cui ci si trova a vivere, nel segnalare l’indifferenza, la fede “fai da te”, le “mille altre cose per la testa” e i “mille problemi” (con quello religioso che «non è certamente tra i primi della lista»). E anche la noia a messa («una funzione noiosa e che non dice nulla»). Non c’è solo lucidità, tuttavia, in queste analisi, c’è anche fede e speranza. Lo abbiamo segnalato proprio mettendo in luce la passione e la simpatia, l’ottimismo che trasuda dalle righe, insieme ai sentimenti. Questo prete che risponde al suo interlocutore non li nasconde perché sono parte importante del suo ministero: la contentezza («sono molto contento di essere prete»; «sono contento di essere parroco»), il rincrescimento, ma anche la fiducia («non mi abbandona mai»). E poi l’affetto, la vicinanza (fatta di collaborazione e sostegno), la gratitudine [...]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 519"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025402
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

61. L’umorismo

fa bene alla comunicazione (R. Laurita)

I nostri modi di dire

21. Dio ti vede

1. L’umanità coram Deo. Un incontro di sguardi

(A. Carrara)

2. Lo sguardo di Dio. Una panoramica biblica

(P. Rota Scalabrini)

3. Tra visibile e invisibile. Educare a stare

alla presenza di Dio (A. Augelli)

Sulla soglia di una nuova partenza

Sussidio per l’inizio dell’anno pastorale

in parrocchia (R. Laurita)

Dalla 21ª alla 27ª ordinaria

23 agosto / 4 ottobre

21ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, R. Maiolini, S. Cumia)

22ª domenica ordinaria (G. Boscolo, M. Gronchi, S. Cumia)

23ª domenica ordinaria (G. Boscolo, D. Vivian, S. Cumia)

24ª domenica ordinaria (G. Boscolo, L. Eusebi, G. Tornambé)

25ª domenica ordinaria (G. Boscolo, A. Carrara, G. Tornambé)

26ª domenica ordinaria (G. Boscolo, A. Cencini, G. Tornambé)

27ª domenica ordinaria (G. Boscolo, E. Olivero, V. Brunello)

 

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RUBRICA 

61. L’umorismo

fa bene alla comunicazione

di Roberto Laurita

Ci sono quattro virtù cristiane:

la fede, la speranza,

la carità e il buonumore

(Robert Hugh Benson, 1871 – 1914,

scrittore e presbitero inglese, proveniente dalla Chiesa anglicana)

Questa è l’ultima puntata della rubrica che ha accompagnato

per alcuni anni i lettori di Servizio della Parola e chi scrive ha

scelto di consacrarla ad un tema importante per ogni comunicazione:

l’umorismo o humour che dir si voglia. E quel procedimento

che di esso talora si nutre e che è la provocazione.

Una forza e un dono

Lo humour è una forza perché non c’è arma migliore per disarmare

la vita, in ciò che essa ha di più crudele, ma anche gli altri,

in quello che recano di più nocivo.

Avere il senso dell’umorismo vuol dire prendere le distanze,

relativizzare, cogliere innanzitutto l’aspetto divertente o assurdo

di alcuni aspetti di un’azione o di un discorso.
Ma l’umorismo è anche un dono: che cosa c’è di più bello di

far ridere? E quale ricompensa è più grande di uno scoppio di

risa?

Far ridere significa smuovere, emozionare: costituisce dunque

il segno di una comunicazione riuscita. Non è un caso se la creazione

pubblicitaria e i creativi in generale amano lo humour: in

effetti si tratta di uno dei migliori vettori di idee, uno dei mezzi di

espressione e di scambio più forti. Crea una connivenza tra l’emittente

e il destinatario e garantisce così l’impatto cercato.

L’umorismo è profondamente umano. Noi abbiamo perciò il

dovere di farne un buon uso. Nella vita come nella pubblicità.

Perché esiste anche un altro riso, questa volta crudele e violento,

e un altro humour, feroce, che è parente della derisione.

Fondato sul rifiuto dell’altro, del suo aspetto, dei suoi valori, è

un ripiegarsi su se stessi in cui lo scherno, la derisione nasconde

male la sua causa che è la paura e il rifiuto della diversità, la negazione

della differenza.

Essere credenti non è una faccenda triste

E tutti siamo invitati a scoprire che “fede” fa rima veramente

con “gioia”.

Il giorno dopo la morte di Raymond Devos, umorista franco-

belga, cabarettista e comico, venerdì 16 giugno 2006, Bruno

Frappat scriveva sul giornale La Croix: «[...] il riso dilata non “la

milza” ma lo spirito, il cuore, e fa passare un po’ di aria nei nostri

atteggiamenti chiusi, bloccati, nelle nostre posizioni troppo serie,

nel nostro modo di considerare quello che facciamo e diciamo

con eccessiva gravità. Il riso non relativizza ciò che è serio per

abbassare l’uomo, ma l’apre ad una maggiore umanità: per distendere

l’anima, donarle un maggior respiro, maggior ampiezza,

proprio come fa un trampolino». Certo, Charles Péguy ha

scritto che il Figlio di Dio non era disceso dal cielo per raccontarci

delle storielle. Ma anche le storielle possono consentirci di

entrare nella serietà dell’amore di Dio per ognuno dei suoi figli.

Interrogato sul ruolo dello humour nella vita di un papa, Benedetto

XVI ha risposto, ridendo: «Non sono il tipo che ha sempre

una storiella divertente da raccontare! Ma trovo che è molto
importante saper cogliere gli aspetti divertenti della vita e la sua

dimensione gioiosa e non prendere tutto in modo tragico, e direi

che questo è anche necessario per il mio ministero. Uno scrittore

ha detto che gli angeli possono volare perché non si prendono

troppo sul serio. E noi potremmo volare un po’ di più se non

ci dessimo delle grandi arie».

Il gusto di provocare

La provocazione fa parte integrante dell’arte di comunicare.

Interpella, risveglia chi si è addormentato ed altri sonnolenti

che campano su quella che pretendono sia l’evidenza. I pubblicitari

l’utilizzano. Tutti ricordano le differenti campagne di Benetton

che ha “giocato” con parole sensibili, come il razzismo o

l’AIDS. E, in Francia, non dimenticano la campagna della Banque

National de Paris: «Il vostro denaro m’interessa», che aveva

sia attratto che provocato reazioni di rifiuto.

a) Che cosa significa provocare?

La provocazione appartiene al grido che interpella e ridesta,

ma anche all’appello, alla richiesta di aiuto o alla resistenza.

Provocare vuol dire dunque interpellare qualcuno che avrebbe

la tendenza a non vedere, perché non si assopisca, non si

addormenti, ma è anche per l’emittente-provocatore un mezzo

per ricordare al mondo la sua esistenza, farsi intendere e far

passare un messaggio. C’è, dunque, nella provocazione, una formidabile

e insopprimibile volontà di comunicare come di essere

riconosciuti.

I provocatori sono degli artisti. Bisogna essere artista per

essere provocatore perché la provocazione è creativa, esce

dall’ordinario e rompe con esso, realizza un avvenimento.

b) Il procedimento della provocazione

Tecnicamente la provocazione è un procedimento. Mette

insieme tre funzioni del linguaggio, qui allargate alla comunicazione

(Roman Jakobson): la funzione espressiva (centrata

sull’emittente), la funzione conativa (orientata verso il destinatario),

la funzione fatica (focalizzata sul contatto).



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Titolo: "Asprenas n. 1/2020"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025440
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

EDITORIALE

L’anno 2020 ha riservato al mondo intero una sorpresa davvero sgradita:

una terribile pandemia che dalla Cina si è diffusa dappertutto, colpendo

in maniera devastante il nostro Paese. Il Covid-19, questo il nome dell’invisibile

e terribile nemico, ha avuto il potere di bloccare i rapporti sociali e

l’economia, imponendo a tutti una forzata quarantena e mettendo in seria

difficoltà la politica. Dopo un primo momento di disorientamento in questa

situazione inedita, le strutture ecclesiali si sono industriate, utilizzando i mezzi

che la tecnologia ha messo a disposizione, per non far mancare il necessario

sostegno spirituale e culturale. I canali televisivi, inoltre, hanno reso possibile

seguire le celebrazioni svoltesi in una basilica di San Pietro vuota di

popolo ma colma dell’aspettativa di “salvezza” di milioni di persone. Vi è stata,

quindi, l’opportunità di ascoltare la parola di papa Francesco, il quale ha

incoraggiato e ha esortato a sentirsi più fratelli nella solidarietà.

Proprio cominciando da quella piazza San Pietro, e dal colonnato che

esprime un abbraccio, presentiamo al lettore il testo della Prolusione di

monsignor FILIPPO IANNONE, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi

Legislativi, tenuta il 29 ottobre 2019 in occasione dell’inaugurazione dell’anno

accademico della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Parafrasando

il motto Ecclesia semper reformanda, l’arcivescovo spiega il cammino

di riforma della Curia romana intrapreso dopo il Concilio Vaticano II

e che sta giungendo a un punto di svolta durante questo pontificato. La sfida

è rendere quest’organismo di governo un vero strumento di comunione a

servizio dell’unità della Chiesa.

Se questo è l’obiettivo della riforma, occorre chiedersi quale tipo di

umanità trova di fronte a sé la Chiesa. Gli studi e le note critiche di questo

fascicolo ce ne danno uno spaccato. Indubbiamente si tratta di un’umanità

accecata dal fuoco “purgatoriale”, soprattutto dopo quest’esperienza di pandemia

che lascia una lunga scia di morti avvenute nella solitudine e di lutti

vissuti senza poter dare l’ultimo saluto. Come scrive PASQUALE GIUSTINIANI

presentando l’ultima raccolta poetica di Antonio Di Nola, saranno «gli occhi

di chi, come Di Nola e, prima di lui, come la nottola di Minerva, saprà porsi

nell’ombra dello spirito, dove la rivelazione potrebbe pur sempre accadere;

ma a condizione di non pretendere di elaborare troppo presto una dottrina

sul come dovrebbe essere il mondo» (pp. 98-99). Comunque, un’umani -

tà alla quale non basterà rifugiarsi nella psicanalisi per “guarire” veramente,

perché avrà bisogno di aprirsi un’altra via, quella dell’incontro con Dio.

È questa la lettura del celebre romanzo di Thomas Mann, La montagna

incantata, che ci offre il bel contributo di EUGENIO BASTIANON.

I credenti non devono considerarsi esclusi dalla necessità di ripensare

e riformulare la loro fede, per dialogare in modo più significativo con il

mondo. È l’intelligente provocazione raccolta e illustrata nell’articolo di

ADOLPHUS EKEDIMMA AMAEFULE, che per noi ha letto il romanzo di Chimamanda

Ngozi Adichie, Purple Hibiscus, nel quale si prospetta la sfida

posta alla teologia cattolica nel contesto attuale. In tal senso, la Chiesa è

esortata a non considerarsi turris eburnea e societas perfecta, bensì luogo

in cui incontrare la bellezza, l’accoglienza e, soprattutto, il Signore Gesù che

perdona. Allo stesso tempo, la Chiesa deve far maturare la coscienza che il

genere umano è vocato a essere custode del creato, in quanto ne è il “cuore

pulsante”, come scrive nel suo studio ALESSANDRO SEVERINO. Egli inquadra

il problema ecologico nell’orizzonte della riflessione teologica, coniugando

la Summa theologiae di Tommaso d’Aquino con l’enciclica Laudato si’ – di

cui ricorre il quinto anniversario dalla promulgazione – e sostenendo la necessità

di una conversione teologica previa a una conversione ecologica.

L’ultimo studio che presentiamo è di NICOLA DI BIANCO, dedicato a

Myriam di Magdala. L’autore ne offre un profilo, con linguaggio nitido, in

cui si cerca di liberarla da stereotipi e mistificazioni di non pochi studi recenti,

per collocarla nel contesto discepolare e nella fedele sequela che l’ha

fatta rinascere come “apostola degli apostoli”. Chiudiamo questo numero di

Asprenas con un’intervista di GIUSEPPE FALANGA al vescovo di Noto, monsignor

Antonio Staglianò, circa la Pop-Theology, in cui il presule configura

un nuovo modo per avvicinare i giovani – e non solo i giovani – alla fede.

Con l’auspicio di aver reso un servizio utile ai lettori, venendo incontro

a qualche loro domanda e stimolando delle curiosità, auguriamo loro di affrontare

con autentico spirito cristiano questa fase della vita, con la speranza

di uscirne trasformati e con lo sguardo più solidale e penetrante.

GAETANO DI PALMA



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025426
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Ombretta Pettigiani

QUANDO DIO RICORDA

Roberta Ronchiato

IL FILO DELLA MEMORIA.

UNA STRATEGIA CONTRO L’OBLIO

Cristiano D’Angelo

IL RICORDO DEL DESERTO

Guido Benzi

«TU, IL TUO FIGLIO

E IL FIGLIO DEL TUO FIGLIO» (DT 6,2).

LA TRASMISSIONE DELLA MEMORIA

Filippo Serafini

«RICORDATI CHE SEI STATO SCHIAVO».

DONO DIVINO ED ETICA

Luca Mazzinghi

«CANCELLERAI LA MEMORIA

DI AMALÈK!» (DT 25,17-19).

L’OBLIO DEI NEMICI NELLA BIBBIA

Furio Biagini

NON DIMENTICARE DI RICORDARE:

IL DOVERE DELLA MEMORIA

Sergio Tanzarella

MEMORIA E RICONCILIAZIONE.

DALLA PURIFICAZIONE ALL’ABUSO

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA:

ALLA RICERCA DELLA MEMORIA PERDUTA

PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Un ricordo dalle radici profonde

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Bibbia e metodi attivi: La narrazione biblica di M. Tibaldi

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Quando la memoria non ci sostiene occorre aiutarla

 

EDITORIALE

Pentateuco e il corpo letterario animato dal ricordo. In ognuno dei cinque libri ricorre il verbo ebraico corrispondente e in tutti Dio ne e il soggetto. L’atto di rammentare lo contraddistingue. Ma osservando con piu attenzione, si nota una curiosa coincidenza: nel Pentateuco, le prime cinque attestazioni del verbo zkr hanno il Signore come soggetto, le ultime il popolo, come se la Scrittura mettesse il ricordo attuato da Dio a fondamento della possibilita umana di ricordare e, piu radicalmente, di esistere (Ombretta Pettigiani). Del resto, ebraismo e cristianesimo traggono vigore dal far memoria di quell’evento fondante che e la Pasqua, come passaggio, per il primo, dalla schiavitu alla liberta; per il secondo, dalla morte alla vita. Si tratta dunque di un atto necessario soprattutto per Israele che vede in quel passaggio la nascita di se stesso non solo come comunita religiosa ma anche come popolo: la memoria e dunque diventata, al contempo, vulcano perennemente attivo e magma lento ma incandescente; entrambi gli hanno permesso e gli permettono di affrontare presente e avvenire, scuotendolo e consolidandolo (Furio Biagini). Il coraggioso atto di memoria non solo fonda e difende Israele. Nel Pentateuco si nota un intercambio tra il verbo zakàr e il verbo shamàr, tra ri-presentare (zakàr) gli eventi fondanti e osservare (shamàr) i comandi di Yhwh che in virtu di quell’intervento liberante sono emanati: Ricordati che sei stato schiavo… percio il Signore ti ordina di osservare. I comandamenti sono finalizzati alla tutela della liberta di Israele in quanto donata da Yhwh (Filippo Serafini). Essendo tale liberta un bene prezioso, si ricorre a strategie contro l’oblio della Legge e, quindi, di quel che rappresenta. Una di queste consiste nell’applicare delle frange sul bordo degli abiti (l’evangelista Matteo li chiamera filatteri) e, al loro interno, un filo viola che diventa memento per l’osservanza dei precetti divini. Da questo momento la memoria resta appesa a un filo, si, ma in modo saldo, tanto che l’usanza prosegue anche ai giorni nostri (Roberta Ronchiato). Il popolo si dota di un altro espediente: affida ai figli e ai figli dei
figli la memoria di quanto avvenne quella notte in Egitto; tramite il filo del racconto col-lega le generazioni tra di loro, evitando che si perdano nello spazio vuoto della smemoratezza (Guido Benzi). L’amnesia sta sempre in agguato ed e pronta a invadere il campo dei ricordi, soprattutto di quelli che si considerano spiacevoli e urticanti. Percio a Israele si ingiunge di non dimenticare il cammino nel deserto. Quello fu il momento fontale della sua relazione con Dio ma anche l’occasione per sperimentare il fallimento e per imparare che Dio deve essere amato in modo integrale. In quel periodo si compie (quaranta anni) il processo di discernimento del cuore di Israele: dunque non si puo s-cor-dare (Cristiano D’Angelo). Il passato va richiamato ma anche vagliato. La memoria struttura una cultura, una societa, una personalita, ma le puo schiacciare, opprimere, reprimere. In questo senso diventa necessaria la funzione, da una parte, della storia: come disciplina, e in grado con coraggio e umilta di purificare la memoria, evitando ogni forma di monumentalizzazione e di strumentalizzazione (Sergio Tanzarella). Dall’altra, essenziale risulta la funzione della psicologia, nelle sue diverse modulazioni. L’analisi transazionale, per esempio, introduce il concetto di copione, come insieme di comportamenti immagazzinati da piccoli in grado di condizionare i propri comportamenti da grandi. Si tratta, dunque, di ricostruire e gustare la memoria dei propri vissuti, nonche di interpretare il contesto sociale nel quale si e cresciuti, un contesto che a sua volta ha alle spalle una lunga storia che la memoria collettiva e in grado di fornirci per poterlo analizzare (Marco Tibaldi). Insomma, l’esercizio della memoria si puo equiparare a un lungo cammino da fare insieme, come evoca la scena descritta da Altobello Melone e riportata in copertina (Marcello Panzanini): un pellegrinaggio, che Dio e l’uomo percorrono insieme. Buona lettura.



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025433
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

M. Gallo

Il Messale del Vaticano II

Studi

 M. Belli

I paradossi dell’inculturazione

 C.U. Cortoni

Modelli di inculturazione liturgica:

la lezione della storia

 A . Bucciol

Il Missal Romano in Brasile

 B. Mariolle

Francia: il «Rito dei funerali»

 M. Klöckener

Le Preghiere eucaristiche «svizzere»

 J. B. Likolo

Il Missel Romain per lo Zaire

 A . Lameri

Il Messale italiano 2020:

i criteri della traduzione

 L . Della Pietra

La traduzione: pregi e criticità

 P. Tomatis

La struttura e la grafica

 G. Cavagnoli

Le Collette «italiane»

 F. Feliziani Kannheiser

La messa dei fanciulli

 D. Ekisa – J.-J. Fresnillo

Messali rivisti: esperienze di ricezione

Formazione

 E . Massimi

Schede

4. Il canto del presidente

 F. Pestelli

Liturgia e disabilità: percorsi

4. La persona disabile: dono o fastidio?

 V . Trapani

Pietà popolare e liturgia

4. Canti devozionali e liturgia

Sussidi e testi

 S . Sirboni

Dal Messale al rito

 D. Piazzi

Che cosa cambia per i fedeli?

 

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EDIRTORIALE

Marco Gallo

Il Messale Romano

del concilio Vaticano II

1. Inculturazione: un cantiere permanente. Che cosa succede ad una chiesa che riceve una nuova edizione del libro liturgico più importante? Ed in quale contesto della chiesa italiana giunge questo Messale? Il numero di Rivista di pastorale liturgica che i lettori hanno tra le mani è tutto dedicato all’accompagnamento di questo delicato avvenimento. Mentre andiamo in stampa, il Messale 2020 non è ancora apparso ufficialmente, ma per decisione dei vescovi sarà utilizzabile da subito e diventerà obbligatorio tra non molti mesi, il 4 aprile 2021, Pasqua del Signore. I nostri abbonati non troveranno un approccio analitico esaustivo delle quasi 1200 pagine del testo. Rileggiamo invece l’evento sotto la chiave della responsabilità di inculturazione a cui il Messale italiano 2020 risponde. I riti liturgici, al pari di tutte le altre azioni fondamentali del vivere cristiano, intrattengono un rapporto dinamico con le culture: il vivere cristiano non divora la cultura e non ne è divorato. In continuità con una storia della liturgia in cui la questione è sempre stata oggetto di lavoro anche appassionato, questa terza edizione italiana è da accogliere, chiaramente, non come l’apparire di un nuovo Messale, ma come l’approfondirsi dell’inculturazione in Italia del Messale di Paolo VI. 2. Lingua liturgica e ars celebrandi. È bene ricordare che – al pari delle altre lingue volgari – per la prima volta nella sua quasi millenaria storia l’italiano è stato sfidato a diventare ciò che mai è stato: una lingua liturgica per l’eucaristia, e non solo per i sacramentali e la devozione. Dal 1973 ad oggi, non sono ancora del tutto consolidate le strutture del linguaggio liturgico proprio italiano: i livelli necessari con le loro differenze (carattere eucologico, evocativo, informativo, omiletico, meditativo), i toni ed i codici (il silenzio, il canto, il corpo, l’interazione con lo spazio). La lingua non è uno strumento, è un modo dinamico di stare al mondo, di vivere il tempo, di diventare lode del Cristo totale verso il Padre. Al pari della centrale questione linguistica, anche la pratica del celebrare, l’ars celebrandi, ha ancora bisogno di tempi di maturazione. Con una suggestiva immagine, François Cassingena-Trévedy (Te igitur 2007) dice che si passa dal canone dell’obbedienza del celebrante per il Messale di Pio V («un missel-miroir», un vero oggetto transizionale, potentissimo e paradossalmente assente dalla teologia!), al canone della ricerca del celebrante di Paolo VI («un missel- chemin» che è spazioso, lavora sulla comunità e sul presidente). Secondo una felice espressione di Louis-Marie Chauvet, ripresa a sua volta da Jean-Luc Marion, questo spostamento chiede alla comunità celebrante di prendere l’iniziativa e molto lavorare, per poter finalmente perdere l’iniziativa: la partecipazione attiva si rivela nella sua maturità di permettere che si perda il controllo, come avviene nelle azioni vitali, quali l’amare, il generare, il nutrirsi, il danzare. Questo non era immediatamente visibile nel 1969: il Messale italiano 2020 procede delicato e netto su questa faglia linguistica e pratica. 3. Una ricezione obbediente ma tiepida? Progettare una robusta pastorale liturgica. Facendo tesoro di recenti ed analoghe esperienze di altre chiese nazionali, il nuovo Messale in lingua italiana si teme che corra il rischio di essere accolto in modo obbediente (le comunità lo adotteranno) e tiepido (non susciterà molte reazioni). L’impresa ci consegna una nuova edizione di qualità, eppure non così attesa dalle comunità. Pesano tra i tanti motivi, senza dubbio, le non facili vicende dei nuovi Lezionari (2007) e del Rito delle Esequie (2011) – diversa è la storia degli effetti del Rito del Matrimonio (2004) – che hanno registrato più perplessità che entusiasmo, la poca condivisione dei motivi che hanno portato ad una nuova edizione del Messale, forse persino il disagio per una spesa economica. Si tratterà dunque di lasciarsi ispirare da altri progetti (ne troverete di gustosi nella rivista) per progettare una robusta pastorale liturgica, ma anche di saper cogliere lo specifico di questo tempo. Il libro liturgico giunge nelle comunità che celebrano in regime di distanziamento sociale, dovuto alla situazione d’emergenza sanitaria non ancora risolta. Questa situazione rende più difficoltoso il ricorso agli strumenti consueti di istruzione liturgica (convegni, incontri, eventi), ma lascia aperto un ventaglio di esperienze creative possibili, anche in questa stagione di celebrazioni dalla gestualità più sobria e persino innaturale. L’innegabile povertà delle nostre assemblee ad ingresso contingentato, senza tatto, con movimenti rituali ridotti e con una ministerialità impoverita chiede uno straordinario lavoro di creatività e lascia aperti spazi non facili da procurare: la nuova più abbondante ed indispensabile ministerialità di accoglienza, i tempi più distesi della preparazione, di arrivo anticipato nell’aula, la dispersione della schola come lievito nell’assemblea, il rimando dialettico fra strumenti digitali ed azioni in presenza fisica. Questa stagione che si apre è un necessario prolungamento del Movimento liturgico, prolungamento affidato al nostro delicato discernimento.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 520"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025419
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

Introduzione: di Chino Biscontin .

1. La situazione

1.1 La relazione con Gesù qualifica

in modo essenziale la fede cristiana

di + Franco Giulio Brambilla

1.2 In che direzione va oggi il senso di Dio

di Lucio Pinkus .

1.3 La chiesa: via od ostacolo nel rapporto con Gesù?

di Paola Bignardi .

1.4 Il capitolo IV di Christus vivit

e l’accesso emotivo a Gesù

di Paola Bignardi .

1.5 Predicare Gesù, il Cristo. Una riflessione

a partire dall’impianto catechistico in Italia

di Roberto Laurita

2. Noi predichiamo Gesù Cristo

2.1 Noi predichiamo Gesù Cristo crocifisso e risorto

di Sergio De Marchi .

2.2 Annunciare Gesù come Salvatore, oggi

di Maurizio Gronchi .

2.3 Predicare Gesù manifestazione di Dio

di Massimo Epis
2.4 Parlare di Gesù come mediatore

tra Dio e gli uomini

di Roberto Del Riccio .

2.5 Annunciare Gesù vivente nella gloria

di Simona Segoloni Ruta

3. Come predicare Gesù Cristo

3.1 Paolo predica Gesù Cristo

di Antonio Landi

3.2 Come san Giovanni predica Gesù

di Andrea Albertin .

3.3 Atti 2 come esempio di predicazione su Gesù

di Alessandro Gennari .

3.4 Come parlare dei miracoli di Gesù

di Paolo Mascilongo

3.5 Come parlare del “fallimento”

della missione di Gesù

di Severino Dianich

3.6 Come parlare della risurrezione di Gesù, oggi!

di Andrea Toniolo

3.7 Come parlare della presenza di Gesù, oggi

di Antonio Montanari

3.8 Il predicatore consapevole

di parlare di Gesù alla sua presenza

di Luciano Manicardi .

3.9 Uno stile celebrativo

che apra all’incontro con Gesù

di Paolo Tomatis

 

 


INTRODUZIONE

di Chino Biscontin

Quando ci siamo riuniti, come Consiglio di Direzione di questa nostra rivista, la situazione in cui ci trovavamo non lasciava nemmeno lontanamente prevedere quello che sta accadendo ora, mentre scrivo questa introduzione. Siamo nel pieno di una terribile pandemia che fa ammalare, uccide, altera le relazioni, interviene sui servizi, sulla produzione di beni, sul contesto sociale, sulla politica, sulle relazioni internazionali. Tutto fa temere che la pandemia non cesserà molto presto, anche se schiere di ricercatori stanno indagando e lavorando su interventi farmacologici e su possibili vaccini. Anche la predicazione ha dovuto e deve ancora fare i conti con questo scombussolamento, che sta facendo traballare certezze, modi di pensare, scale di valori, e che inoltre interviene sui nostri sentimenti, anche quelli più profondi. E non solo la predicazione, ma l’intero apparato di ricomprensione del Vangelo e delle sue conseguenze va rimesso in cantiere. Solo per fare qualche cenno: sarà urgente ricomprendere alla luce dell’insegnamento e del comportamento di Gesù in che cosa consista la “salvezza” di cui parliamo: bisognerà dilatare di molto la comprensione. Sarà urgente una robusta riflessione su come dobbiamo andare verso Dio: con quali immagini, a partire da quali esperienze, con quali comprensioni. Il che esigerà una maniera diversa di attingere luce dalle Scritture. Dal punto di vista della comprensione della Chiesa, della sua missione, di
come svolgerla, di come comprendere quella che chiamiamo salvezza e altro ancora, bisognerà dilatare gli orizzonti tenendo conto che l’azione di Dio riguarda il Regno annunciato da Gesù, che va oltre i confini della Chiesa, che in essa può anche trovare ostacoli e che riguarda quei beni ai quali nella Chiesa non si dà sempre un’importanza adeguata. Che dire nel frattempo? La prima cosa che mi viene in mente è che dobbiamo contrastare con decisione ed energia chi afferma che questa pandemia è un castigo di Dio e che Dio, dunque, avrebbe in essa una parte attiva. È una bestemmia e come tale va trattata (papa Francesco). Così pure va contrastato ogni tentativo di andare a trovare nella Bibbia “profezie” riguardo a ciò che ci sta capitando, quasi che la cosa fosse prestabilita e programmata da tempo. La seconda cosa è che questa infezione è un male e come tale va considerata. Sarebbe stato meglio che non ci fosse mai stata. Non condivido il modo di parlarne di chi la interpreta come un’occasione positiva, un’opportunità di un qualche bene che ci è data. Dal male può venire solo del male che, se trova in noi una qualche alleanza, anche sotto forma di minimizzazione o di mancato impegno per farvi fronte, può anche dilatarsi e diventare un male ancora più grande. Perciò non è ben indirizzato lo sforzo di chi cerca un senso a ciò che ci sta capitando, se per “senso” si intende qualcosa di positivo, di buono. Il male può essere simboleggiato dal buio, e dal buio non ci si può attendere luce. Stiamo vivendo una sfida radicale e le domande sensate sono quelle che indirizzano la ricerca, le motivazioni, l’azione per farvi fronte, per far indietreggiare l’immensa valanga di male che ci è rovinata addosso. Certo, essa pone delle domande fondamentali sul piano della fede, che possono essere riassunte in queste due: Perché Dio permette tutto questo? Perché Dio non interviene? Se con la parola “permette” si intende che Dio avrebbe potuto impedire tutto questo e non lo ha fatto, si ritorna alla bestemmia di cui sopra. Per cui la vera domanda è la seconda: Perché Dio non è intervenuto e non interviene?
La risposta va cercata nell’interazione tra la libertà di Dio e la libertà degli uomini. Dio ci ha creati liberi e lealmente rispetta la nostra libertà. E noi possiamo usare male la libertà, provocando il male. Da parte di Dio, il suo impegno è la sua azione nelle nostre coscienze mediante lo Spirito Santo. Qui sta l’impegno di Dio nel passato e nel presente: ispirazione, sostegno, ripresa in seguito a delle nostre scelte sbagliate, perdono e non castigo, e così via. Chi ha occhi di fede, vede il suo impegno in questo senso, che è immenso, fedele e costante: la Bibbia è testimonianza di questo. Vedo l’impegno di Dio nell’eroismo sorprendente che stanno dimostrando medici, infermieri, tecnici, dirigenti e tanti altri ancora per curare i malati, per frenare il contagio, per trovare un rimedio. Non è casuale che papa Francesco continuamente volga e faccia volgere lo sguardo in quella direzione: la trasparenza verso Gesù di tutti costoro, agli occhi di chi vede, è del tutto evidente. L’impegno di Dio che qui si vede, mediato dalle libertà di chi, consapevole o meno, lo asseconda, è davvero grandissimo. Un’ulteriore domanda potrebbe essere questa: affidando la libertà agli uomini, Dio non ha corso un rischio troppo grande? Chi risponde di sì a questa domanda deve assumersi la responsabilità di dire che sarebbe stato meglio non creare gli esseri umani. Personalmente rifiuto questo modo di pensare, perché lo vedo suggerito dal male e non dall’amore verso la gente o da un modo corretto di pensare Dio. La misericordia di Dio consiste nel restare fedele all’umanità anche quando molti uomini fanno del male, e questa sua fedeltà nel volerci bene nonostante tutto ispira un grande amore per l’umanità, nonostante tutto. È quello che si vede nei medici, negli infermieri e in tutti gli altri di cui ho parlato. Il male nel quale ci troviamo, oltre che nell’inevitabile fragilità di esseri limitati quali noi siamo, ha le sue radici in comportamenti sbagliati da parte nostra. Alcune di queste radici possiamo vederle e le abbiamo viste anche in queste settimane negli opportunismi e nei calcoli fatti sulla pelle delle persone, da parte di chi ama il proprio denaro e il proprio potere più di quanto
abbia a cuore la sorte degli altri. Altre radici si infilano dentro i meandri dei secoli, dentro la vastità dell’umanità, e non sono individuabili. È su questo punto che il male che ci sta colpendo sfida la nostra reazione. È dalla nostra reazione, non dal male, che può venire un qualche bene. Reazione di riconsiderazione generale del nostro modo di pensare, di valutare, di decidere, di comportarci. Ma su questo punto mi pare che le riflessioni si moltiplichino e che molte di esse vadano nella direzione giusta: riconsiderare il nostro rapporto con Dio, riconsiderare il rapporto tra di noi, riconsiderare il rapporto con l’ambiente naturale, i rapporti sociali, politici, internazionali. È certo che una fede limpida, vissuta con sincerità e lealtà, riflettuta responsabilmente ha molti doni da fare. Anzitutto quello della bontà disposta a pagare un prezzo alto per il prossimo, il rispetto rigoroso per gli altri in tutti i rapporti sociali, una speranza che non viene meno anche in mezzo a tante difficoltà, pericoli e di fronte alla paura. Dio non ha impedito quel male terribile che è stata l’uccisione di Gesù; ma egli l’ha sostenuto, perché avesse la forza di consegnare agli uomini il proprio insegnamento, con le parole e con l’esempio, e con esso un’apertura totale alla fede in Dio. La sfida «scendi dalla croce» è sulla bocca di chi non amava e non capiva Gesù, e non era aperto a Dio. Naturalmente va escluso che l’uccisione di Gesù, in quanto male, sia stata voluta e programmata da Dio, come “castigo” per i peccati degli uomini. Non è l’uccisione di Gesù che manifesta l’opera di Dio, al contrario manifesta il suo rifiuto; è la volontà di Gesù di portarci il dono che Dio aveva messo nelle sue mani, dono indispensabile perché la storia degli uomini non fosse un insensato cumulo di cattiverie e di vittoria del male nelle sue mille e mille forme, che lo ha portato a non tirarsi indietro quando per farlo si esponeva a rischi mortali; l’opera di Dio si manifesta in questa eroica fedeltà nella bontà di Gesù. Un’ulteriore possibile domanda riguarda i miracoli. Dio li ha compiuti, Gesù li ha compiuti, attraverso i santi sono avvenuti. Perché Dio non usa i miracoli? È una domanda alla quale non
trovo risposta, dato il fatto che i miracoli non risultano la maniera ordinaria di Dio per darci una mano, ma “segnali” che, nonostante tutto, la nostra situazione non gli è sfuggita di mano. In questo senso non vedo i miracoli come qualcosa di “magico” che noi possiamo provocare, se siamo capaci di realizzare certe condizioni; né vedo in essi una linea logica che ci possa far intravedere come afferrarne la forza. Rimangono unicamente nelle mani di Dio come “segni”. Alla fine, come tutti gli interrogativi posti alla fede dal male, qualunque esso sia, la speranza ci è data dalla partecipazione del Figlio di Dio alle nostre tragedie umane e dalla risurrezione di Colui che era stato crocifisso: aveva affidato la sua vita nelle mani del Padre prima di spirare, quelle mani si sono dimostrate affidabili. Il “miracolo” della risurrezione di Gesù è il “segnale” supremo che, anche quando siamo immersi in un male più grande, anche quando dobbiamo affrontare la malattia, anche quando si affaccia la morte, possiamo dire a Dio: «Padre, nelle tue mani è la mia vita». È questo l’atto più alto, più limpido e supremo della fede: un totale affidamento a Dio, cosicché non vi sia più alcuna ombra tra lui e noi. Personalmente fra le tante immagini che mi aiutano a pensare Dio nella fede e a pregare, è il vederlo come un’immensa, infinita risorsa di positività: di vita, di amore, di coraggio, di speranza, di perdono e di tutto ciò che è umanamente bene, di tutto ciò che può far fronte a ciò che è umanamente male. Gesù, il Figlio di Dio sorto come uomo in mezzo a noi, partecipe leale della nostra esistenza, anche nella sua esposizione alla sofferenza, anche nella sua esposizione alla morte, lui come rivelazione suprema di chi Dio vuole essere per noi e di chi noi siamo per lui, lui come Signore risuscitato da Dio e vivente, lui personalmente è la nostra “salvezza” nel senso più pieno della parola, in tutte, proprio tutte, le dimensioni in cui come esseri umani abbiamo bisogno di essere salvati.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 517"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025334
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Per comunicare meglio

59. I casi difficili/28.

Esposti in prima persona, con le proprie

vicende personali (R. Laurita)

I nostri modi di dire

19. «Dio vede e provvede»

1. La provvidenza, ovvero un Dio sempre vicino (A. Carrara)

2. Tensione verso l’essenziale (P. Rota Scalabrini)

3. Libertà e provvidenza. Una lettura cristologica (M. Aliotta)

La rivoluzione della tenerezza

Celebrazione in onore del Sacro Cuore

L. Guglielmoni – F. Negri

Dalla SS. Trinità

alla 15ª ordinaria

7 giugno / 12 luglio

Santissima Trinità (M. D’Agostino, S. Cumia)

SS. Corpo e Sangue di Cristo (M. D’Agostino, S. Cumia)

12ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, I. Siviglia, M. Gallo)

13ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, R. Mancini, M. Gallo)

14ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, E. Olivero, M. Gallo)

15ª domenica ordinaria (M. D’Agostino, E. Caretti, M. Orizio)

 

59.

I casi difficili /28

Esposti in prima persona,

con le proprie vicende personali

di Roberto Laurita

Nella precedente puntata avevamo presentato la lettera di un anonimo (“Un Amico”) al suo parroco. Forniamo oggi la risposta che il destinatario ha voluto preparare e rendere pubblica. Risponde don … Carissimo Amico, ho letto e riletto varie volte la tua lettera. L’ho molto gradita, per la tua schiettezza e soprattutto perché mi sento molto in sintonia con quanto tu scrivi. L’ho messa sul tavolo della scrivania, così me la trovo ogni giorno davanti e la rileggo con attenzione. Vorrei solo fare alcune sottolineature e osservazioni. Tu dici «anche voi preti state attraversando un periodo non troppo bello». È vero solo in parte, perché la nostra è sempre stata una scelta un po’ controcorrente. Un tempo si era riveriti e la parola del prete era “vangelo”, oggi la stima e la fiducia bisogna conquistarsele. Una volta il prete era una persona un po’ lontana e staccata dalla gente. Oggi generalmente il parroco è una persona della comunità, senza più privilegi o piedistalli, aperto a tutte le critiche e trasparente in tutte le sue attività. Certamente è più difficile fare il prete oggi che cento o soltanto cinquanta anni fa, ma è molto più bello e stimolante. Personalmente sono molto contento di essere prete, perché so di compiere un compito molto alto e importante: portare Cristo all’uomo d’oggi che sta cercando chi dia vero senso alla sua vita, senso che solo in Cristo può trovare. Sono contento di essere parroco a San …… di ………… e a San …….. di ….., due comunità diverse una dall’altra, con pregi e difetti da ambedue le parti, ma dove è facile entrare in contatto con tutti e dove sono ancora ampie le possibilità di fare del bene e migliorare. Porto con me il rincrescimento di non essere sempre all’altezza della missione ricevuta, constato che essere prete secondo il cuore di Dio e le giuste esigenze della gente è un compito alto, umanamente impossibile. So che il Signore è con me e che è Lui che mi ha chiamato ad essere prete e che non mi abbandona mai. Poi trovo affetto, collaborazione, vicinanza, sostegno da molte persone e questo fa sì che non mi sento mai solo, anche nei momenti difficili e impegnativi. Continui nella tua lettera: «oggi viviamo in un mondo praticamente pagano, che ha solo una cornice di cristianesimo: chi ascolta ancora la vostra voce?». Anche questo è vero solo in parte: indubbiamente oggi c’è molta indifferenza, tanti si sono costruiti una fede “fai da te”, dove ognuno si inventa una sua religione, che spesso non è la religione del Vangelo. Si fa fatica a parlare di Gesù Cristo a ragazzi che hanno mille altre cose per la testa, ai quali la Cresima, come sacramento, interessa ben poco e la messa è una funzione noiosa e che non dice nulla. Si fa ancora più fatica a parlare ai genitori che alzano le orecchie solo quando si parla di soldi, a cui interessa solo fare bella figura, che sono presi da mille problemi e quello religioso non è certamente tra i primi nella lista. Però c’è anche tanto bene tra la nostra gente, che non appare e non fa notizia. Ci sono molte persone che pregano, ci sono giovani che sono sinceramente alla ricerca, con cui si può avere un [...]



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Titolo: "Archivum Franciscanum Historicum"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025389
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

INDEX

 

Discussiones et Documenta

 

Gerard Pieter Freeman. – the Historical Setting of Clare’s So-called

Hunger Strike (LegCl 24)

miCHaeL J.P. robSon. – an early and datable Copy of bonaventure’s Itinerarium

mentis in Deum (Cambridge, Pembroke College Library, mS. 265)

GiorGia Proietti. – a monte del Quadragesimale di Cherubino da Spoleto.

il Sermo de innominabili vicio sodomie (studio e edizione)

 

Miscellanea

 

FeLiCe aCCroCCa. – Sulla chartula di frate Francesco 

moniCa benedettaUmiker, oSC. – Un atto di professione nell’Ordo sancti 

Damiani (Perugia, S. maria di monteluce, 3 febbraio 1249) 

GiUSePPe Gardoni. – Per la biografia di Paola “da montaldo” (1443-1514) 

PaCiFiCo SeLLa, oFm. – In memoriam di frate Francisco Víctor Sánchez 

Gil (*6.i.1937-†8.Xii.2019)

 

Summaria

 

Recensiones 

Schumacher, Lydia. – Early Franciscan theology. between authority and innovation. – (Aleksander Horowski) 

Ruiz, Damien. – La vie et l’oeuvre de Hugues de digne. – (emmanuel bain)

McMichael, Steven J. [OMFConv.] - Wrisley Shelby, Katherine (eds.). 

– Medieval Franciscan approaches to the Virgin mary. Mater Misericordiae Sanctissima et Dolorosa. – (Stefano Cecchin) 

Delcorno, Pietro - Lombardo, eLeonora - tromboni, Lorenza (a cura).

– I sermoni quaresimali: digiuno del corpo, banchetto dell’anima. Lenten Sermons: Fast of the body, banquet of the Soul. – (Giovanni Cerro) 

Cacciotti, Alvaro [OFM] - Melli, Maria (a cura). – Vita da sante. Storia, arte, devozione fra Lazio e abruzzo nei secoli X-XVi. – (Florian Mair) 

Bordoy Fernández, Antoni - Ramis Barceló, Rafael (eds.). – El llegat de ramon Llull. - (Coralba Colomba) 

Tedesco, ALessandro. – Itinera ad loca sancta. i libri di viaggio delle biblioteche francescane di Gerusalemme. Catalogo delle edizioni dei secoli XV-XViii. – (Pierre moracchini) 

S. Battista da Varano [OSC], trattato della purità del cuore. De puritatis cordis. De perfectione religiosorum. – (Juri Leoni)

Molnár, Antal. – Confessionalization on the Frontier. The balkan Catholics between roman reform and ottoman reality. – (Daniel Patafta) 

Sorelle Clarisse - Casagrande, Giovanna (a cura). – Memoriale per le suore del monastero di S.ta Agnese Del’Acettare, prender l’Habito, Professione et morte. – (Florian mair) 

Kubersky-Piredda, Susanne (a cura). – Il Collegio di Sant’Isidoro. Laboratorio artistico e crocevia d’idee nella roma del Seicento. – (Luca Pezzuto) 

Block, Wiesaw [OFMCap.]. – Beato Aniceto frate minore cappuccino. Un ponte tra due nazioni. – (Leonhard Lehmann) 

Notae bibliographicae 

Libri ad nos missi 

 

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SUMMARIA 

 

Gerard Pieter Freeman (Tilburg University). – The Historical Setting of Clare’s So-called Hunger Strike (LegCl 24) (3-54) 

La leggenda di Chiara racconta che papa Gregorio IX a un certo momento aveva proibito ai frati Minori di visitare i monasteri Damianiti senza il suo permesso. Quando Chiara d’Assisi protestò fortemente, il papa cambiò la sua decisione: il permesso del Ministro generale sarebbe allora stato sufficiente. Questo articolo indaga il rapporto tra cura e clausura, dalle origini del movimento clariano fino a quando il Ministro generale poté effettivamente concedere un tale permesso (1247). La riluttanza a lasciar entrare i frati nei monasteri delle monache si trova già espressa nella Regola di Ugolino del 1219: infatti, solo il papa e il cardinale protettore avrebbero potuto concederlo. Questo divenne un problema quando nuovi monasteri si diffusero nell’Europa occidentale, mentre papa Gregorio si rifiutava ancora di modificare l’accordo (1236), resistenza che probabilmente causò la protesta di Chiara. Dopo la morte del papa, il cambiamento avvenne gradualmente fino a quando papa Innocenzo IV trasferì definitivamente l’autorità sulle monache ai frati nella sua nuova Regola (1247). Questa Regola si rivelerà un vero fallimento, secondo il papa e il cardinale protettore da attribuire ai frati Minori che avrebbero abusato del loro potere.

 

Michael J.P. Robson (St Edmund’s College, Cambridge). – An Early and Datable Copy of Bonaventure’s Itinerarium mentis in Deum (Cambridge, Pembroke College Library, MS. 265) (55-80) 

Il Cambridge, Biblioteca del Pembroke College, ms. 265, è un manoscritto composito; in particolare, esso contiene una copia dell’Itinerarium mentis in Deum di san Bonaventura ed era precedentemente conservato probabilmente al Cambridge Greyfriars prima di passare alla biblioteca del Pembroke College nel tardo XIV o XV secolo. Il presente ms. è un’importante testimone della diffusione di questo trattato considerato ormai un classico della letteratura Francescana e rappresentato da una cospicua tradizione manoscritta. Inoltre, il ms. testimonia la precoce diffusione degli scritti del Serafico Dottore in Inghilterra durante gli anni Settanta del XIII secolo. Fu trascritto, infatti, tra il 20 maggio e il 15 luglio 1274, quando Bonaventura aveva già lasciato l’ufficio di Ministro generale ed era Cardinale vescovo. L’articolo discute l’importanza del ms. 265, ne presenta il contenuto e trascrive il Prologo dell’Itinerarium messo poi a confronto con la versione dell’edizione di Quaracchi del 1891. 

 

Giorgia Proietti. – A monte del Quadragesimale di Cherubino da Spoleto. Il Sermo de innominabili vicio sodomie (studio e edizione) (81-117) 

Among the sermons contained in MS. 160 of the library of the Pontifical University Antonianum (Rome) and attributed to Cherubino da Spoleto, this contribution focuses on the Sermo de innominabili vicio sodomie (ff. 201ra-203va) and provides its critical edition. From the comparison of this sermon with the one on the same topic collected in Cherubino’s Quadragesimale, published posthumously in 1502, a series of differences emerges which allows to cautiously hypothesize that the text of the sermon handed down by MS. 160 belongs to an earlier period, previous to the preparation of the Quadragesimale, and that it is still closer to the performance from the pulpit. For the sake of comparison, in addition to the edition of 1502, the only complete manuscript witness of the Quadragesimale (State Archives of L’Aquila, MS. R 110) has also been consulted.

 

Felice Accrocca (Arcivescovo di Benevento). – Sulla chartula di frate Francesco (119-135) 

This study examines the Chartula, a parchment preserved at Assisi, which contains Francis of Assisi’s autographs of the Laudes Dei Altissimi and the Benedictio for Brother Leo. The point of departure is a recent work by Pietro Maranesi and his hypothesis that the parchment was already damaged when brother Leo added his rubrics on it; the author rejects this hypothesis as improbable and also discusses the way the parchment had been folded – not by Francis, but at a later moment by Leo. Accrocca recalls that beyond this specific case, Francis made use of short writings also on other occasions, in order to help surmount spiritual or physical suffering in people approaching him. Finally, the paper proposes a new reading of the overcoming of Francis’ “great temptation” and the events of La Verna (1224) within his life story.

 

Monica Benedetta Umiker, OSC. – Un atto di professione nell’Ordo sancti Damiani (Perugia, S. Maria di Monteluce, 3 febbraio 1249) (137-147) 

The author identifies in a notarial deed of 1249 an early profession formula, pronounced by sister Gabriella Maffei Egidii in her Damianite monastery of Monteluce at Perugia. The short text is edited and discussed. Finally, the formula is put into context, that is, the author considers the evolution of various profession formulas between the Rule of St Benedict and Pope Urban IV’s Rule of 1263. 

 

Giuseppe Gardoni (Società Storica Lombarda, Milano). – Per la biografia di Paola “da Montaldo” (1443-1514) (149-168) 

The article contributes to the study of Paola Montaldi’s biography (1443-1514), a Poor Clare at Santa Lucia in Mantua, whose cult was recognised only in the 19th century. The attentive examination of a group of contemporary letters issued mostly by religious sisters at Santa Lucia and sent to members of the House of Gonzaga, the ruling family of Mantua, helps to shed light on the day-to-day life of the sisters and the sometimes fragile economic situation of their monastery, as well as on the parental relationships within the Montaldi family and their close link to the Gonzaga dynasty. Finally, four of those letters are edited, one of which might be sister Paola’s autograph. 

 

Pacifico Sella, OFM (Archivio Provinciale OFM Veneto, Venezia-Maghera). – In memoriam di frate Francisco Víctor Sánchez Gil (*6.I.1937-†8.XII.2019) (169-190)

The Spanish friar who is succinctly commemorated in this bio-bibliographical essay, served as general editor of Archivum Franciscanum Historicum between 1990 and 2004. His scholarly interests focused on Spanish Franciscan and ecclesiastical history and theology during the early modern period. An exhaustive list of his bibliography bears witness to his rich literary production.



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025372
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

INDICE

Editoriale

ITALO DE SANDRE

Stili etici: una esplorazione

LUCA PEYRON

I luoghi dove stiamo crescendo

MARTINO SIGNORETTO

Modelli etici nella Scrittura e l’orizzonte storico-salvifico

SIMONE MORANDINI

Francesco, per il rinnovamento dell’etica

ROBERTO TAMANTI

Illuminare il vissuto morale. Categorie e ambiti per una rinnovata fondazione della morale

EUGENIA SCABINI

Famiglia come soggetto morale, tra le generazioni

GAIA DE VECCHI

Scuola, educazione, etica. Abi(li)tare il percorso scolastico

CARLA CORBELLA

Comunità cristiana come spazio di formazione etica?

ROBERTO MASSARO

Accendere l’eternità o spegnere la vita? La formazione etica del presbitero

Invito alla lettura (Roberto Massaro)

In libreria

 

Editoriale

«Educare ed educarci in questo tempo, affinché nessuno pensi di chiedere a Google la risposta sul senso della vita, ma ricominci a chiederlo alle grandi narrazioni che hanno guidato nel corso dei secoli credenti e non credenti». È l’incisiva conclusione che Luca Peyron ci affida dopo averci accompagnati in una lucida riflessione sui Luoghi dove stiamo crescendo, evidenziando come la sensazione di smarrimento e di confusione che a volte afferra noi e le nostre comunità ecclesiali oggi non sia solamente nostra, ma attanagli gran parte della cultura, delle religioni, dell’economia, delle stesse etiche generali e applicate. In questa epoca di grandi transizioni (ce n’è mai stata una che non lo fosse?), di tempi difficili, complessi e disorientanti (difficile trovare chi non l’abbia asserito dei propri), tuttavia, è necessario riprendere l’«arte del pilota» (cibernetica) a partire dalla responsabilità di attuare una necessaria formazione morale. 1. Etica e morale Se nel titolo della monografia usiamo il termine «etica» è perché oggi si preferisce parlare di etica piuttosto che di morale, dal momento che quest’ultima ha una connotazione peggiorativa. Se dal punto di vista semantico i due termini possono equivalersi, non così sul versante etimologico dove si rilevano delle differenze anche notevoli. Non si tratta di un semplice esercizio di vocabolario e neppure di una distinzione
tecnica (etica come scienza che assume le morali come oggetto di studio), definiscono invece competenze specifiche, per cui, esemplificando con Paul Ricoeur, con «etica» va intesa la visione di una vita compiuta, di una vita buona e felice, mentre con «morale» se ne vanno precisando le articolazioni nei dettami e nelle normative. Le voci plurali che costituiscono la presente monografia non potevano facilitare una chiara determinazione di tali differenze, per cui si è inteso soprassedere alle differenziazioni specifiche, intendendo i due termini come equivalenti. E questo vale anche per l’impiego indifferenziato dei due termini «formazione» ed «educazione». Peraltro, la problematica che la redazione ha inteso discutere non è la differenza tra etica e morale, ma la necessità oggi di una formazione etica/morale e i termini di una sua possibilità nel mezzo di un cambiamento epocale caratterizzato dall’accentuazione delle soggettività individuali e dal pluralismo che ci ha portato in dote questa era globale. Al centro, cioè, abbiamo posto il nodo della formazione che insorge di necessità innanzi all’affermarsi di stili di vita nuovi e diversi, alla pervasività della mentalità tecnologica, alle frammentazioni delle esistenze, alla dispersione interiore, alla preponderanza dell’esteriorità sull’interiorità, situazioni che mettono in crisi e a rischio l’unità e la finalità del vivere personale avvertito come governato dalle circostanze e dall’arbitrarietà dei forti al punto che da più parti – anche nella chiesa – insorgono appelli per una riaffermazione convincente e rassicurante di principi chiari e dottrine precise. Ma sarebbe poi questa la risposta e la formazione migliore possibile: una specie di coazione a ripetere?
2. La via della formazione etica Non basta ovviamente. Riaffermare codici e principi, valori e verità pratiche, prassi e teorie lascia il tempo che trova. Anzi, a volte sembra più un rassicurante espediente che l’assunzione determinata di un bagaglio dottrinale ed etico. Occorre invece farsi carico seriamente dell’istanza conciliare per un’accurata consapevolezza critica della nostra interiorità personale, la formazione continua di una coscienza capace di essere libera, quindi responsabile. Questa è la via della formazione etica. È in questa ottica che si muove la nostra proposta e che si comprende meglio anche la scansione dei contributi del fascicolo. La riflessione si apre con una previa esplorazione dei motivi che rendono arduo per tutti l’impegno della formazione morale. Italo De Sandre (Profili etici: una esplorazione) illustra con puntualità i «bacini valoriali» che più profondamente oggi danno senso alla vita delle persone. Li definisce anche «codici generativi» perché determinano il giudicare e l’agire. Conoscerli è essenziale per un’adeguata elaborazione delle risposte. Perché saper rispondere è necessario nella dinamica dialogica di ogni atto formativo. Il secondo contributo, quindi, va più in profondità e guarda a I luoghi dove stiamo crescendo. Cosa rimane dopo la crisi delle grandi agenzie etiche tradizionali (scuola, associazioni, chiese, sindacato, partiti…)? Quali riferimenti etici rimangono in questo tempo senza ideologie e senza fede? Luca Peyron ci guida in cerca di una morale condivisibile adatta per questa nostra società globale e smaterializzata. Al cuore del fondamento etico e al centro della sua formazione c’è la parola di Dio, luogo vivente dell’ascolto di Dio e della relazione con lui. Diversamente da come ci si aspetterebbe, nella Scrittura sono presenti molteplici modelli etici, che attestano il forte legame che c’è tra etica, storia e società all’interno dell’unico orizzonte storico-salvifico. Martino Signoretto (Modelli etici nella Scrittura e l’orizzonte storico-salvifico) accompagna la sua riflessione con due esemplificazioni concrete, complicate in sé e apparentemente ai margini del piano di salvezza, ma diventate storie benedette. [...]



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Titolo: "Concilium - 2020/3"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025365
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Michelle Becka – Bernardeth Caero Bustillos

Joaõ J. Vila-Chã, Editoriale

Abstracts

I. Politica, teologia e senso del potere

1. Una riflessione generale

1.1 John D. Caputo, Il potere al congiuntivo di Dio

1.2 João J. Vila-Chã, Per un discernimento del potere e dell’autorità. La potenza del simbolo e il consolidamento della realtà

I/ Il significato dell’autorità

II/ Il potere che degenera

III/ Il potere redento

IV/ Il potere dello stato

V/ Conclusioni

2. Fondamenti biblici e sistematici

2.1 Ivoni Richter Reimer – Haroldo Reimer, Potere come servizio. Una lettura critica del potere a partire dal Nuovo Testamento
2.2 A. Maria Arul Raja, Dare potere a chi non ce l’ha. Alcuni sguardi sulla vita e la missione di Gesù

I/ Il discorso sul potere nella prassi di Gesù

II/ Ribellione all’egemonia socio-culturale

III/ Ricerca di un’affermazione religioso-culturale alternativa

IV/ Affrontare le situazioni di conflitto V/ Conclusioni: dare potere a chi non ce l’ha

2.3 Judith Hahn, Potere del diritto, diritto del potere.

Sul significato del diritto canonico nelle questioni di potere della Chiesa

I/ Il potere, il diritto e il collegamento fra di loro

II/ Il potere del diritto canonico

III/ Il diritto del potere canonico

IV/ Conclusione

2.4 Hille Haker, Dalla nuova teologia politica all’etica politica critica

I/ La teologia politica come critica e lotta per la liberazione dall’ingiustizia II/ L’etica politica critica

2.5 Ansgar Kreutzer, Discorsivo, socio-economico e performativo. Forme di presenza di un cristianesimo politico pubblico

I/ Introduzione: Preghiere politiche della sera nel 1968

II/ Il modello discorsivo-deliberativo della sfera pubblica e i suoi ampliamenti critici

1/ Modello discorsivo-deliberativo (J. Habermas)

2/ Condizioni socio-economiche dello scambio deliberativo (N. Fraser)

3/ Dimensione performativa della sfera pubblica (J. Alexander)

III/ Un modello inclusivo-performativo di teologia e di chiesa politica pubblica: papa Francesco

1/ Dimensione socio-economica: l’opzione per i poveri

2/ Dimensione performativa: la comunicazione dei simboli

IV/ Conclusione: Preghiere politiche della sera oggi
3. Concretizzazioni

3.1 Francisco de Aquino Júnior, La teologia e il potere della liberazione

Introduzione

I/ Fede e liberazione

II/ Teologia e liberazione

1/ Momento della fede

2/ Momento intellettuale

Conclusione

3.2 Tanya van Wyk, Contestare il potere patriarcale.

Il ruolo della teologia politica nel creare solidarietà e sostenere l’attivismo

I/ Rispondere ai contesti?

La teologia politica e il suo ruolo oggi

II/ La violenza di genere: agency, attivismo e solidarietà

III/ La teologia politica come resistenza al potere consolidato

3.3 Jose Mario C. Francisco, Dinamiche di potere,oltre la connivenza e la resistenza.

Le “Filippine cattoliche” come locus privilegiato

I/ Oltre la connivenza e la resistenza

II/ Il potere simbolico del cattolicesimo filippino

III/ Il potere istituzionale della chiesa cattolica

IV/ I poteri alleati dei social e dei digital network

V/ Riflessioni teologiche critiche sulle dinamiche di potere

3.4 LaReine-Marie Mosely, Una passione coerente con la profondità delle ferite degli oppressi

I/ Introduzione

II/ Il secondo concilio plenario di Baltimora (1866)

III/ La conferenza episcopale cattolica degli Stati Uniti (2019)

IV/ Un itinerario sinodale di creatività e responsabilità

1/ Creatività

2/ Responsabilità

V/ Conclusioni

II. Forum teologico 155

Norbert Mette, Sinodalità – in pratica

I/ I sinodi nazionali europei

celebrati nella fase immediatamente postconciliare

II/ Osservazioni sulle esperienze fatte:

possibilità e limiti dei sinodi locali

III. Rassegna bibliografica internazionale 167


Editoriale

La dimensione politica della fede non è altro che la risposta della chiesa alle esigenze del mondo socio-politico concreto nel quale essa vive. Così mons. Óscar Romero in un discorso del 2 febbraio 19801. Eppure, come si percepiscono le sfide e quali sono le risposte? Sulla scia del concilio Vaticano II, le teologhe e i teologi in vari luoghi – e anche in questo numero di Concilium – hanno cercato di sviluppare il concetto di una teologia nel contesto sociale del nostro tempo. Secondo Johann Baptist Metz tanto la privatizzazione della religione quanto la sua politicizzazione reazionaria negli ordinamenti politici esistenti contraddicono il messaggio cristiano: occorre tornare sempre a scandagliare con la ragione critica il modo in cui «il messaggio escatologico del cristianesimo va formulato nei termini della società di oggi», nelle condizioni di una sfera pubblica strutturalmente mutata. La teologia è inserita nella società e contiene un potenziale sociale critico. Occorre mantenere, attualizzare e problematizzare anche oggi questa pretesa nelle sfere pubbliche che cambiano. Questo fascicolo intende offrire un contributo a tale riguardo. La teologia può essere politica, oppure così perde ogni pretesa di oggettività e alla fine il suo carattere scientifico? Può la teologia essere apolitica, oppure ogni opzione e posizione, che necessariamente si assume, è già politica? Questa e altre domande, alle quali comunque è praticamente impossibile rispondere in modo univoco, si pongono in contesti regionali diversi in forme molto diverse: i sistemi politici, ma anche la rispettiva comprensione della teologia – ancorata in istituzioni statali o ecclesiastiche –, determinano la relazione fra teologia e politica e generano concezioni del potere diverse. Gli aspetti politici della teologia e il ruolo della teologia nella politica sono molteplici e spesso ambivalenti. Di conseguenza, questo numero di Concilium riunisce prospettive e contesti fra i più disparati, a livello politico, regionale, confessionale, e provenienti da discipline teologiche diverse. Stanno gli uni accanto agli altri – e si può facilmente prevedere che ne derivino pure delle tensioni. Al centro c’è la relazione fra teologia e politica e la domanda sul ruolo del potere. La questione non è nuova e tuttavia, alla luce degli attuali sviluppi politici a livello mondiale, la riflessione su questo tema appare necessaria e urgente: grandi sfide risultano essere, per esempio, la rinascita di regimi autoritari, la messa in discussione del sistema nelle democrazie esistenti e la strumentalizzazione politica della religione. La chiesa si è da sempre dovuta confrontare con la questione del suo comportamento nei confronti del potere dello stato e troppo spesso ha cercato la sua vicinanza per poter partecipare anch’essa al potere. Quale ruolo ha giocato, e gioca, al riguardo la teologia? Essa può tentare di legittimare la ricerca del potere da parte di determinati partiti o regimi, oppure assumere una posizione critica nei riguardi del potere secolare e protestare contro di esso. In base a quali criteri questo avviene? Si possono evitare contrapposizioni inammissibili e quindi la costruzione di nuove immagini del nemico? In molti contributi raccolti in questo fascicolo si presenta il potere della teologia – ma anche della fede e della chiesa – come “diverso” dal potere [...]



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025341
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE

Editoriale

Donatella Scaiola

RELAZIONI DI COPPIA: ESEMPI, CONFLITTI, PROMESSA

Elena Chiamenti

MATERNITÀ COME DONO DI DIO

Giuseppina Bruscolotti

ADAMO ED EVA ERANO UNA FAMIGLIA?

Fabrizio Ficco

LA RELAZIONE PADRE-FIGLIO NEL PENTATEUCO

Domenico Lo Sardo

COME È BELLO (E DIFFICILE!) CHE I FRATELLI VIVANO INSIEME

Ester Abbattista

ELEMENTI DI LEGISLAZIONE FAMILIARE NEL MONDO BIBLICO

Furio Biagini

LA FAMIGLIA EBRAICA

Serena Noceti

NEL NOME DEL PADRE. RIPENSARE LA FIGURA PATERNA

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA: I LINGUAGGI DELL’AMORE PER SAPERNE DI PIU

Marcello Panzanini

Pietro Crisologo e i suoi sermoni sul figlio prodigo

RILETTURE

Valeria Poletti

La famiglia

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Lo psicodramma biblico di Beppe Bertagna

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Una famiglia qualunque:

La fuga in Egitto, di Joachim Beuckelaer

 

EDITORIALE

In quanto realta profondamente umana, la famiglia occupa uno spazio di rilievo nel Pentateuco: senza l’una non esisterebbe l’altro. Come ogni popolo, antico e moderno, anche Israele si rappresenta quale punto di raccolta della corrente generativa che attraversa piu famiglie; si raffigura cioe come famiglia di famiglie, tutte discendenti dal gruppo originario di Giacobbe con i suoi dodici figli. Da qui l’autodefinizione di figli di Israele, cioe discendenti del patriarca. Gli elenchi di nomi presenti in Nm 14 e 26, per noi cosi ostici e aridi, esaltano la fecondita degli antenati e la fedelta di Yhwh. Bene imprescindibile, la famiglia va salvaguardata a ogni costo. La legislazione, cresciutale intorno, punta a salvaguardarla contro ogni forza disgregante. A noi essa permette di coglierne la distanza culturale – alle volte annullata dall’uso di termini italiani indispensabili ma impropri (si pensi a dote, a fidanzamento o a concubina) – e ci mette in guardia dal trasferire troppo velocemente singole disposizioni di allora negli impianti normativi di oggi. La stessa regolamentazione del divorzio conosce modulazioni differenti persino da un evangelista all’altro (Ester Abbattista). La famiglia non e pero soltanto fonte generatrice di tutto il popolo; e anche matrice narrativa: luogo dove ci si tramandano narrazioni e, nel contempo, tema e trama di racconti. Fornisce un formidabile caleidoscopio di azioni, reazioni e relazioni che si compongono, scompongono e ricompongono (Donatella Scaiola). Le famiglie del Pentateuco trovano la loro sintesi nella coppia originaria dei progenitori, le cui dinamiche da una parte raggiungono vette idilliache, dall’altra sprofondano negli abissi dell’egoismo (Giuseppina Bruscolotti). Ci si puo trovare in un buco nero con figure parentali imbarazzanti, madri possessive e figli mammoni (Elena Chimenti). La catena di errori paterni e materni s’allunga in modo inesorabile e sembra anticipare la saga di complessi e repressioni, che avrebbero fatto la fortuna di Freud, in giovane eta appassionato cultore di studi biblici (Domenico Lo Sardo). D’altro canto, la famiglia puo rappresentare un fecondo campo magnetico, dove le forze in azione si potenziano a vicenda. Lo si constata nell’amore tenero e travolgente che Giacobbe prova per Rebecca fin dal primo incontro (Andrea Albertin). Lo si riscontra nella vicenda di Giuda, capace di offrire la propria vita perche il padre Giacobbe non muoia e il fratello Beniamino sia risparmiato; oppure nella paternita compiuta, perche distaccata, di Abramo che accetta di “morire” salendo sul monte perche il figlio possa vivere, affidandosi poi soltanto alla paternita di Dio (Fabrizio Ficco). Nell’Antico Testamento la dimensione umana della paternita viene attribuita senza alcun problema a Dio, facendo coincidere le potenzialita generativa e protettiva con quelle impositiva e direttiva. Il nesso, che ha retto per secoli, e andato sfibrandosi negli ultimi decenni: l’evoluzione della figura paterna, ricordata anche da Francesco nella sua esortazione Amoris laetitia, interpella in profondita il modello di antropologia teologica ereditato dalla tradizione e impone di ripensare in reale correlazione l’identita di padri e madri, e il divenire – sempre storicamente e culturalmente determinato – delle relazioni tra i sessi, dei modelli di famiglia e di genitorialita (Serena Noceti). Infine, le famiglie del Pentateuco sono generatrici di fede. Sono, infatti, il luogo dove si celebrano annualmente l’evento fondatore di Israele, il seder di Pasqua, e settimanalmente l’incontro amoroso tra Dio (lo sposo) e il suo popolo (la sposa). Non deve percio meravigliare che nella tradizione rabbinica si affermi che, quando marito e moglie sono degni l’uno dell’altra, la presenza divina si stende sulla coppia (Furio Biagini). Insomma, nelle famiglie del Pentateuco si possono individuare famiglie di ogni genere, anche le piu celate, come quella raffigurata nella copertina di questo fascicolo, del quale si augura una buona lettura.

Marco Zappella



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025396
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

2 E. Massimi

La domenica per i cristiani in Europa

Interviste

5 La domenica in Europa

6 A . Haquin

In Belgio

9 F. Wernert

In Francia

13 K.P. Dannecker

In Germania

17 L. Berzano

In Italia

21 J.A. Goñi Beásoain de Paulorena

In Spagna

24 L. Pope scu

In Romania

27 I . Pákozdi

In Ungheria

Postfazioni

29 L. Girardi

Una rilettura teologico-liturgica

34 F. Zaccaria

Una rilettura teologico-pastorale

Formazione

39 E. Beaumer

Schede

3. «Domeniche delle famiglie»

44 A . Meneghetti

Liturgia e disabilità: percorsi

3. Domenica e pastorale inclusiva

49 G. Sgroi

Pietà popolare e liturgia

3. Confraternite e processioni

Sussidi e testi

54 R . Barile

Dal Vaticano II ad oggi.

Magistero e domenica

59 G. Bezze

IC e domenica.

L’esperienza di Padova

Segnalazioni

 

EDITORIALE

Elena Massimi

La domenica per i cristiani

in Europa

 

1. Una ricerca commissionata prima dell’emergenza Covid 19. Il presente numero di Rivista di pastorale liturgica esplora come i cristiani (e non), in alcuni Paesi europei e in differenti contesti, sia rurali che urbani, vivono la domenica. In realtà dovremmo dire che vivevano così: la pandemia ha certamente sconvolto ciò che leggiamo nei contributi. Eppure, il tema merita di essere ancora studiato, senza farci catturare completamente dal momento attuale. 2. L’uomo ha smarrito la festa? «Senza la domenica non possiamo vivere »: così testimoniarono i 49 martiri di Abitène che nel 304 preferirono morire piuttosto che rinunciare a celebrare il giorno del Signore. Oggi possiamo fare nostra questa espressione? La domenica rappresenta uno dei nodi pastorali più problematici. La Pasqua settimanale sembra ormai ai margini della società odierna. L’uomo contemporaneo, oscillando tra il lavoro e il tempo libero, ha smarrito il senso autentico della festa. «Si potrebbe definire l’inizio e lo svolgersi della società moderna come l’avvento del tempo vuoto»: scrive A. Rizzi1. I centri commerciali rappresentano i nuovi templi, nei quali di domenica, considerato oramai giorno lavorativo, ci si incontra per consumare2, lontani dalle logiche di gratuità proprie della festa e del rito. Questo numero ci permette di fare il punto sulla situazione, in un certo senso viaggiando nel tempo e nello spazio. 3. La domenica in questo tempo di pandemia. I lettori non troveranno studi dedicati a questo tema nel fascicolo. Ci sembra però possibile raccogliere ora alcuni interrogativi che le riletture affidate a L. Girardi e F. Zaccaria sapranno rintracciare negli approfondimenti svolti. A partire dal nostro contesto eccezionale, dovremmo dunque chiederci: quale sarà il volto delle nostre comunità? Quali le conseguenze del lockdown, del distanziamento, dell’assenza prolungata della celebrazione eucaristica domenicale? Lungi dal fare analisi affrettate, potremmo però, cautamente, tentare di rileggere alcune situazioni intuendo forse possibili sviluppi. 4. La quarantena come grande sabato? In una breve riflessione sul futuro ai tempi del Coronavirus, il filosofo U. Galimberti evidenzia come abbiamo «affidato la nostra identità al ruolo lavorativo. [Per questo il lockdown ha procurato un senso di vuoto e smarrimento – nda] … La sospensione dalla funzionalità ci costringe con noi stessi: degli sconosciuti, se non abbiamo mai fatto una riflessione sulla vita, sul senso di cosa andiamo cercando»3. Ci si chiede quali vie possa aprire una tale situazione, potrebbe forse portare l’uomo contemporaneo a ricercare il senso dell’esistenza, uscendo dalle logiche economiche? 5. Dal digitale al relazionale. Oggi, inoltre, ancor più rispetto a qualche mese fa, la nostra socializzazione è affidata al digitale. Fortunatamente questo, sebbene siamo immersi in una società segnata dall’individualismo, sembra far emergere una nostalgia di «relazioni sociali secondo natura»: vederci sullo schermo non ci basta. Se la situazione descritta rappresentasse l’occasione per individuare possibili vie di accesso per l’uomo contemporaneo al senso profondo della domenica? Relazioni, corpo, ricerca di senso, sono infatti determinanti nelle logiche celebrative e festive. 6. Una migrazione digitale che pare pericolosa. D’altra parte, dobbiamo anche chiederci quali saranno le conseguenze o i rischi che si corrono, con il perdurare di celebrazioni domenicali in streaming. Se, da una parte, si percepisce «la nostalgia di una comunità, di un rito reale, non formale, cui uno partecipa e che gli scandisce la vita, [e] resta il bisogno di un luogo, di un punto di riferimento, di uno spazio, di un ambiente fatto di volti, di un popolo cui si appartiene, anche fisicamente rappresentato»4, dall’altra forse l’assenza prolungata di celebrazioni reali potrebbe anche condurre ad una disaffezione per la messa domenicale. Un dato interessante, a tale proposito, è come prevalgano nella popolazione più i segni di fede che di indifferenza religiosa. Nell’attuale emergenza sanitaria un quarto degli italiani ha l’esigenza di una vita spirituale più forte, che porta ad un incremento della preghiera. Nota Garelli, però, come «la crescita del bisogno religioso e spirituale è comunque circoscritta, coinvolge molto di più i credenti impegnati o i cattolici praticanti che il vasto insieme dei credenti/cattolici che vivono ai margini di una vita di fede e di Chiesa. Nessun cambio di indirizzo o prospettiva si manifesta invece tra i non credenti» 5. 7. La domenica nella fase 2. Se ci spostiamo sul piano propriamente celebrativo dobbiamo chiederci come conciliare le dinamiche rituali con il distanziamento sociale, con l’uso delle mascherine, dei guanti, con la sostituzione (provvisoria) dell’acquasantiera con il dispenser del disinfettante. Come potremmo regolare chi ha accesso alla celebrazione e chi deve rimanere fuori perché nella chiesa si è raggiunto il numero massimo consentito di fedeli? Potremmo ancora parlare di celebrazioni accoglienti quando non possiamo accogliere tutti? E poi come ci comporteremo quando qualcuno si avvicina eccessivamente, o al primo colpo di tosse di chi siede al banco vicino al nostro? Proveremo sentimenti di paura? Ritroveremo probabilmente gli ostiari alle porte della chiesa che regoleranno l’entrata dei fedeli e si assicureranno che tutti prendano posto secondo quanto stabilito dai protocolli; il volto della comunità cambierà, dal momento che forse gli anziani, essendo più a rischio contagio, saranno invitati a rimanere a casa e la gestione dei bambini e dei ragazzi del catechismo impegnerà richiedendo un numero maggiore di catechisti. Inoltre, come vivremo la gioia dell’incontro senza un abbraccio, il gioco (a squadre) nel cortile dell’oratorio, l’incontro delle famiglie? 8. Un tempo di creatività. Probabilmente in questo tempo dovremmo tentare di riflettere sul futuro individuando cammini, progetti, interventi che possono essere dispiegati a partire dalla situazione attuale. Dovremmo tener presente che cambieranno anche le dinamiche all’interno dei centri commerciali (sarà così gradevole attendere in fila fuori dal negozio per entrare uno alla volta?). Chissà, forse tutto ciò rappresenta l’occasione per individuare alcune vie (lunghe) che potranno condurre l’uomo contemporaneo a riscoprire che «Senza la domenica non possiamo vivere».



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Titolo: "Studia Patavina 2020/1"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025327
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Editoriale

S. ROMANELLO «Come la pioggia e la neve…» (Is 55,10). La dimensione pragmatica dell’esegesi biblica

Focus «Come la pioggia e la neve…» (Is 55,10).

La dimensione pragmatica dell’esegesi biblica

S. ROMANELLO La dimensione pragmatica dell’ermeneutica biblica. Riflessione su alcuni nodi teoretici

G. BONIFACIO L’accoglienza del Regno: durata ed eternità (Mc 10, 17-22)

S. ZENI È il Signore che salva. Studio pragmatico di Mt 8, 23-27

M. MARCATO «L’avete accolta […] come parola di Dio, che opera in voi credenti» (1Ts 2,13). L’effetto sul lettore di un “approccio canonico” agli scritti paolini A. ALBERTIN “Esagerare” con la Scrittura: Rm 8,31-39 e la citazione del Sal 44,23

Prolusione

F. MORAGLIA L’obbedienza della fede: Agostino e Newman, esempi per la chiesa – Introduzione alla prolusione

L.F. LADARIA FERRER L’obbedienza della fede

Temi e discussioni

G. ROUTHIER Dalla tolleranza all’accoglienza: il cambiamento del concilio Vaticano II. Dove siamo oggi? Il complesso itinerario della chiesa in materia di relazioni interreligiose

S. DUCHI La fede di Gesú come visione di Dio: appunti per una teologia cristo-logica

M. TUONO Lo stato vegetativo: aspetti antropologici ed etici

E. CURZEL Battesimo e organizzazione della cura d’anime nel medioevo: spunti per una riflessione

Recensioni e segnalazioni

Libri ricevuti



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Titolo: "Concilium - 2020/2"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025310
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice

Susan Abraham – Geraldo L. De Mori

Stefanie Knauss, Editoriale.

Abstracts

I. Maschilità plurali: riflessioni teologiche

1. Studi sulla maschilità: questioni attuali, nuove piste di ricerca

1.1 Raewyn Connell, Gli uomini, la maschilità e Dio.

Possono le scienze sociali aiutare a risolvere

il problema teologico?

I/ Introduzione

II/ L’emergere di un campo di studi

III/ I concetti

IV/ Pensare su scala mondale

V/ Il paradosso di Lutero

1.2 Herbert Anderson, Una teologia

per reimmaginare le maschilità

I/ Introduzione

II/ Il bisogno urgente di cambiamento

III/ Le sfide per ripensare le maschilità

IV/ Una cornice teologica per maschilità molteplici

V/ Postscriptum euristico

2. Maschilità: all’incrocio fra religione,

politica e cultura

2.1 Manuel Villalobos Mendoza, Disfare la maschilità.

Leggere Mc 14,51s. da el otro lado

I/ Introduzione

II/ Giovani e belli? La virilità in pericolo

III/ Vestire la tunica (non) virile

IV/ Non ho nulla da indossare

V/ Scappa se vuoi salvarti!

VI/ Cosa ci fa un trasgressore della mascolinità

tra i seguaci di Gesù?

VII/ Conclusioni: le implicazioni odierne del neanískos

2.2 Ezra Chitando, Maschilità, religione, sessualità .

I/ Introduzione

II/ I temi principali della ricerca sulle maschilità

III/ Confini contestati: religioni, maschilità e sessualità

1/ Le religioni, le maschilità e le sessualità eterosessuali

2/ Religioni, maschilità e sessualità omosessuali

3/ Religioni, maschilità e la sessualità delle persone celibi

IV/ Religioni, maschilità e sessualità:

costanti dimensioni di possibilità

V/ Conclusioni

2.3 Vincent Lloyd, Maschilità, razza, paternità

I/ Gli estremi della maschilità

II/ Stanley Tookie Williams nel ruolo di Dio-Padre

III/ Redenzione della paternità, redenzione della maschilità

IV/ Redenzione bianca, mistero nero

2.4 Nicholas Denysenko, Dottrina ortodossa e maschilità

nella Russia di Putin

I/ Introduzione

II/ La virilità nelle istituzioni, nell’ideologia

e nei rituali ortodossi

III/ L’ortodossia russa post-sovietica e il neoimperialismo

IV/ Le sfide al Mondo Russo e le reazioni machiste

V/ Conclusione

2.5 Shyam Pakhare, Trascendere il genere.

Il colonialismo, Gandhi e la religione

I/ Introduzione

II/ Il cristianesimo muscolare

III/ Invasione psicologica e dilemma

IV/ La religione di Gandhi: un’esperienza globale

V/ La ragione maschile contro la fede femminile

VI/ Spiritualizzare la politica

VII/ Conclusioni

2.6 Angélica Otazú, La maschilità

nella tradizione religiosa guaraní

I/ Introduzione

II/ Aspetti culturali che determinano la maschilità

III/ La loro religiosità

IV/ La divisione del lavoro in base al genere

V/ La medicina tradizionale

VI/ Caratteristiche della lingua

VII/ A mo’ di conclusione

3. Maschilità e Chiesa cattolica

3.1 Theresia Heimerl, Uomini essenzialmente diversi?

Sulla maschilità clericale

I/ Introduzione

II/ Breve storia del chierico come figura maschile a sé

III/ «Non gradu tantum, sed essentia»:

l’alterità essenziale della maschilità clericale

IV/ Maschilità clericali: presente e futuro

3.2 Julie Hanlon Rubio, Maschilità e abuso sessuale

nella Chiesa

I/ Introduzione

II/ Il genere come lente per capire la violenza sessuale

III/ L’abuso sessuale da parte del clero

come marcato dal genere

II/ Disfare il genere come pratica di resistenza

V/ Conclusioni: dal cuore del seminario

3.3 Leonardo Boff, Le maschilità clericali

e il paradigma della relazionalità

II. Forum teologico

1. Filipe Maia, Il sinodo panamazzonico

2. Benoît Vermander, Il Vaticano, la Cina e il futuro

della Chiesa cattolica cinese

I/ Cina-Vaticano: il contesto

II/ Dalla Lettera di Benedetto XVI a quella di Francesco

III/ Dopo l’Accordo

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

Editoriale

Nell’attuale momento politico, è importante riflettere sulle maschilità facendo ricorso alle risorse specifiche della teologia. In Oriente, in Occidente e nel Sud del mondo la scena politica di molti paesi è dominata da “uomini forti”; i movimenti del #MeToo e del #ChurchToo hanno dato voce alle vittime di abusi sessuali che erano state costrette al silenzio, abusi perpetrati principalmente da uomini; le aziende industriali e finanziarie sono, per la stragrande maggioranza, in mano agli uomini, che così detengono il controllo delle risorse economiche, ambientali e sociali. Ancora oggi, i ruoli di genere tradizionali influiscono in misura considerevole sulle vite dei maschi: quando è possibile, circa un terzo dei giovani padri chiedono il congedo di paternità, ma negli ultimi anni il tasso è rimasto invariato o è addirittura diminuito e, in generale, gli uomini continuano a investire meno tempo nel lavoro di accudimento dei familiari o in quello domestico1. Ma comincia anche a emergere un ventaglio più ampio di espressioni della maschilità socialmente accettate: per le persone che negoziano la propria soggettività di genere, il “maschio alfa” egocentrico e aggressivo, l’uomo emotivamente integrato, il ragazzo eterosessuale che si dedica a facili flirt o l’uomo gay che vive in una relazione monogama sono tutti modelli possibili, così come ogni altra combinazione di tratti che concorrano a far parte della performance di genere di un individuo. Il saggio di Ezra Chitando sulle sessualità e le maschilità nel contesto africano illustra tale pluralità di discorsi normativi (formative), ovvero in questo caso le tradizioni religiose africane, il cristianesimo e l’islam. Inoltre, anche se su scala globale sono le nozioni occidentali di maschilità a dominare, chiaramente non si presentano come gli unici modelli disponibili a livello locale o regionale2, come rivela Angélica Otazú nella sua analisi del sistema di genere dei guaraní, un popolo indigeno della zona del Río de la Plata (fra Argentina e Uruguay). Un simile quadro dimostra che i discorsi sulla maschilità sono molteplici e contraddittori, e che in un dato contesto sociale non è possibile definire in modo univoco neppure un’immagine idealizzata di «maschilità egemonica» (Raewyn Connell); di qui peraltro la scelta di declinare “al plurale” il termine “maschilità” nel titolo di questo fascicolo. A ciò si aggiunge il fatto che ogni ideale egemonico di maschilità contiene in sé anche incoerenze e contraddizioni: l’uomo armato ipervirile può apparire come l’espressione estrema della supremazia maschile, ma, come sostiene Connell in questo stesso volume, se un uomo ha bisogno di una pistola per affermare il proprio potere, in realtà manca di credibilità. Gli studi sulle maschilità dimostrano che fare ricorso a un semplicistico binarismo uomo/donna non è di alcuna utilità, anche se spesso è difficile sottrarvisi: persino gli ideali di maschilità che appaiono meno tossici possono alla fin fine consolidare stereotipi essenzialisti problematici plasmati dalle gerarchie patriarcali se, per esempio, l’emotività continua a essere identificata con la femminilità anche quando viene incorporata in un’identità maschile, diventando sintomo di una mancanza di virilità (o persino di “effeminatezza”) invece diessere intesa semplicemente come elemento di una delle tante possibili versioni della maschilità. Anche i contributi a questo fascicolo esplicitano la lotta costante contro le facili presunzioni dell’essenzialismo binario, sebbene gli autori e le autrici possano concordare sull’impatto normativo dei discorsi sociali che riguardano le maschilità. Lo studio critico sulle maschilità tiene quindi conto del fatto che le nozioni di genere circolano all’interno di e s’intrecciano a complesse strutture di potere e a più ampi sistemi sociali di dominio (il patriarcato, la supremazia bianca, il colonialismo, l’eteronormatività e così via). Tutto ciò ha un’influenza su quegli individui che vivono la propria identità maschile in termini di potere o vulnerabilità al crocevia tra questi «sistemi di dominio a incastro», come scrive Vincent Lloyd nella sua analisi dell’autobiografia di Stanley Tookie Williams, leader di una gang nera, autobiografia in cui delinea la sua lotta con la maschilità e la paternità all’interno di un sistema razzista. Ma questo intreccio plasma anche le dinamiche sociali e politiche: scrivendo da una posizione postcoloniale, Shyam Pakhare discute i modi in cui le nozioni di «maschilità muscolare» incarnate dal colonizzatore occidentale cristiano hanno sostenuto il potere coloniale in India e il ruolo giocato nella lotta per l’indipendenza dal ricorso di Gandhi a modelli alternativi di maschilità radicati nell’hinduismo. In un contesto più contemporaneo, Nicholas Denysenko traccia i modi attraverso cui le narrazioni religiose della superiorità maschile e della subordinazione femminile (o del maschile femminilizzato) s’intrecciano alla politica del governo di Putin per legittimare e consolidare l’imperialismo russo. Quale contributo può offrire la riflessione religiosa e teologica a tutto ciò? Come può una prospettiva teologica sulle costruzioni storiche e contemporanee delle maschilità aiutare a creare relazioni, a livello micro e macroscopico, che permettano alle persone di realizzarsi nell’uguaglianza e nella giustizia? Può Gal 3,28, con la sua visione di un’unità ultima nel corpo di Cristo dove le distinzioni sociali di genere, etnia e status non hanno più valore, essere un punto di riferimento quando negoziamo i discorsi sulla maschilità nelle nostre società da un punto di vista teologico? O quel passo si limita semplicemente […]



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025297
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

 M. Gallo

Il tempo estivo: assemblee vuote o liturgie che sanno respirare?

Studi

 E. Finzi

Tempo rurale e tempi postmoderni

 D. Cravero

Anno liturgico o anno scolastico?

 D. Messina

Domenica, assemblea, estate

 F. Zaccaria

Estate, feste e pietà popolare

 M. Roselli

Catechismo d’estate?

 F. Feliziani

Estate con la famiglia

e liturgia dei sensi

 M. Belli

Il tempio e il pellegrino

Formazione

 M. Ghiazza – M. Belli

Schede

2. Preghiera al Campo

 D. Pancaldo

Liturgia e disabilità: percorsi

2. Tempo estivo alla Fondazione M. Assunta in cielo

 G. Lo Bue

Pietà popolare e liturgia

2. Pietà mariana e pellegrinaggi

Sussidi e testi

 C. Laffranchini

Dal pregare al celebrare

 G. Tornambé

Esperienze di evangelizzazionetra mari e monti

 

Marco Gallo

Il tempo estivo: assemblee vuote o liturgie che sanno respirare?

 

Si direbbe che le nostre comunità articolano con non poche acrobazie ben tre calendari: quello liturgico, prima di tutto, sapiente con il suo ripetersi e variare in tempi forti, feste ed ordinario; quello civile-solare, che incrocia nel suo cambio di data il tempo di Natale, ed inserisce con discrezione memorie civili e scadenze; infine, sempre più dirompente, il calendario scolastico. Fra i tre, dobbiamo riconoscere come sia proprio quest’ultimo a scandire i tempi della vita liturgica. Secondo i ritmi dell’anno scolastico, le assemblee cambiano volto. Dell’iniziazione cristiana dei bambini e dei fanciulli si ripete spesso la necessità di rompere l’ambigua analogia con la formazione scolastica. Nella pratica sembra invece che si possa fare catechismo solo quando c’è la scuola! Prima di tutto, la fascia fertilissima per l’iniziazione che va da 0 a 6 anni risulta per lo più scoperta, quasi che l’annuncio si possa fare solo quando le coraggiose maestre hanno già svezzato i piccoli cuccioli. Soprattutto, dobbiamo riconoscere che l’abbraccio stretto con il sistema scolastico non si sta sciogliendo, rispetto ai ritmi dell’iniziazione. Quali conseguenze ha questa prassi? In un tempo in cui, sin da piccolissimi, le agende dei bambini non conoscono più tempi liberi per il gioco destrutturato, per il cortile dell’oratorio senza attività, i nostri incontri e celebrazioni devono faticosamente sgomitare con infiniti altri appuntamenti. Non è forse il tempo per de-localizzare in estate almeno una parte delle nostre pratiche di iniziazione? Decongestionare, senza perdere il ritmo, gli altri mesi, per dei progetti di educazione al rito, alla preghiera, alla vita comunitaria, di catechesi con più tempo a disposizione: i campiscuola, le attività estive sono occasioni che non valorizziamo abbastanza in senso iniziatico, quasi che fossero meno efficaci rispetto ai mesi “del catechismo”. Le parrocchie in città spesso hanno un orario delle celebrazioni estivo ed uno invernale. Esso non è legato solo al variare delle ore di luce, ma soprattutto al mutare delle assemblee liturgiche in estate. I cori, i ministranti ed altre ministerialità laicali, così generosi durante tutto l’anno, si fanno più sottili o spariscono. Alcune celebrazioni sono addirittura sospese, con una certa arrendevolezza. È vero che in luoghi di villeggiatura le assemblee si fanno più robuste ed attive, e non mancano lodevoli iniziative anche ricche di proposte di qualità. È giusto domandarsi, come avviene in questo numero, come può vivere questo cambiamento di fisionomia una comunità cristiana non arrendevole. Abbiamo giocato tutte le carte per organizzare una vita di celebrazione e spiritualità sufficiente? Le solennità estive sono occasione per una proposta da valorizzare. Ci sembra che l’estate meriti, invece, uno spirito di iniziativa assai diverso. Prima di tutto nel valorizzare i tempi più vivi della pietà popolare, con le sue feste patronali e devozioni. Nel suo bel testo, Francesco Zaccaria introduce tre dinamiche per una liturgia attenta a più occasioni: riscoprire il tempo del riposo, che non significa disimpegno; riscoprire le emozioni e la gioia, che non significa concentrarsi su sé stessi; riscoprire la comunità, che non significa etnocentrismo. A questo si può utilmente aggiungere un tempo di catechesi e predicazione prima delle ferie, in cui si offre alla comunità l’invito a gustare un tempo di riposo in cui ai figli è finalmente concessa un’occasione più tranquilla di compagnia con i genitori, spesso rapiti dai ritmi di lavoro – se i villaggi vacanze non riproducono la deprecabile vacanza parallela, intrattenendo i piccoli con attività lontano dai genitori. Si può suggerire di inserire nei viaggi una visita a qualche luogo di fede o di arte cristiana, di riscoprire la cattedrale della natura in montagna, in cui i sensi soffocati dalle stanze chiuse tornano a risvegliarsi, celebrando il Creatore. Per queste ragioni, ci è sembrato utile dedicare questo numero di RPL al tema della liturgia e tempo estivo. Dalla lettura del testo risulterà una miniera di suggestioni e riflessioni propositive. Esse si aprono, tuttavia, con uno studio che spiazza chi si aspettasse una riflessione immediatamente pastorale e liturgica, affidato a Enrico Finzi. Occorreva, prima di questi approfondimenti che poi abbondantemente si trovano, porre seriamente la questione sociologica della trasformazione delle nostre assemblee liturgiche e comunità che subiscono così radicalmente il cambio fra estate e resto dell’anno. La parrocchia rurale di alcuni decenni fa, infatti, non conosceva esodi e ferie, potendo quindi godere di una certa stabilità nel tempo. Oggi, anche fuori città, la popolazione abita il territorio in modo assai diverso, non vi si radica, ma normalmente lo elegge come abitabile per ragioni di altro tipo. Tutto questo non è immediatamente competenza della pastorale liturgica, ma senza alcun dubbio la influenza pesantemente.



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025303
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

Editoriale

Marco Zappella

MENO DI BERÌT, OLTRE BERÌT

Germano Galvagno

IL FONDAMENTO IRREVOCABILE:

NOÈ E LA PRIMA ALLEANZA

Giulio Michelini

DALL’«ALLEANZA TRA I PEZZI»

A QUELLA DELLA CIRCONCISIONE

Dionisio Candido

IL SABATO, L’ARCOBALENO

E LA CIRCONCISIONE

Laura Invernizzi

SANTITÀ DIVINA E LIBERTÀ UMANA

AL SINAI (ES 19–24)

Paolo Mascilongo

QUANTO È NUOVA

LA «NUOVA ALLEANZA»?

Furio Biagini

L’ALLEANZA: UN CAMMINO PER LA VITA

Alessandro Cortesi

LE TEOLOGIE DELLA SOSTITUZIONE

Marco Tibaldi

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA:

LE ALLEANZE

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcello Panzanini

La nave di Dio:

La seconda Omelia sulla Genesi di Origene

RILETTURE

Valeria Poletti

Il diluvio

APOSTOLATO BIBLICO

Alessandro Zavattini

Bibbia e metodi attivi: il Bibliodramma

VETRINA BIBLICA

ARTE

Marcello Panzanini

Un’alleanza che viene da lontano:

Il mosaico della basilica di S. Pudenziana

 

EDITORIALE

Dobbiamo agli studi biblici la riscoperta della centralità della alleanza, che funge da impalcatura per i due corpi letterari della Bibbia. Non c’è un’immagine biblica più strutturante e pervasiva, ma proprio per questo più soggetta a fraintendimenti. Per evitarli bisogna prendere in considerazione anzitutto l’aspetto terminologico. Non sempre le parole ebraiche hanno un corrispettivo esatto in italiano. Così, non sempre berit equivale ad «alleanza» (perciò nel presente fascicolo si ricorrerà di frequente al sostantivo ebraico). Indica di volta in volta un certo tipo di relazione, la cui natura e peculiarità si ricavano dal contesto. Servono dunque sensibilità e riguardo per individuare la parola italiana più indicata. Di fronte al medesimo dilemma si trovarono i primi traduttori in greco e in latino, e le loro scelte ci condizionano fino ad oggi. Se parliamo di Antico/ Nuovo Testamento al posto di «alleanza» lo dobbiamo a loro (Marco Zappella e Paolo Mascilongo). Quando si parla di «alleanza» nel Pentateuco il pensiero corre subito a quella stipulata alle falde del monte Sinai. La promulgazione della legge (tora) come suo elemento centrale e costitutivo induce a enfatizzare l’aspetto legale, fino a distorcerlo in legalismo. Eppure una lettura scrupolosa dei capitoli centrali di Esodo non può non cogliere come la legge sia lo strumento offerto a Israele per rimanere nella relazione che Dio gli propone. La santità divina non annulla la libertà umana; l’impegno assunto da Israele poggia sulla stabilità dell’offerta di Yhwh. Il sapore liturgico della narrazione, la presenza determinante del sangue e il pasto finale come suggello dell’accordo avvenuto sollecitano le parti a condividere un destino e ad accettare responsabilità reciproche (Laura Invernizzi). Ma tale propensione divina a vincolarsi (possibile significato della radice di berit) con l’uomo e a farsi garante del suo futuro (della sua benedizione, nel linguaggio biblico) non sorprende il lettore; l’aveva già riscontrata in almeno due casi precedenti: con Noè (o più precisamente la discendenza noachica), poi con Abramo (due volte). Nel primo caso berit si allontana dal campo
semantico politico-giuridico dell’alleanza per transitare in quello della promessa (Gen 9). I beneficiari sono l’intera umanità e l’intera creazione. Con loro Dio si impegna in modo unilaterale e incondizionato a non scuotere più i fondamenti dell’essere e dell’esistere. A prescindere da qualsiasi futura condotta umana, anche la più malvagia, Dio rinuncia a porsi come minaccia letale per i viventi (Germano Galvagno). Qualcosa di simile, ma rivolto a un singolo, si ripete con Abramo: a lui, avanti negli anni e roso dall’ossessione di avere una discendenza, si assicura che questa sarà numerosa come le stelle del cielo (Gen 15). Non solo: a lui, nomade sradicato, verrà data un’intera regione. Se al Sinai si richiede l’obbedienza, qui si esige la fiducia. La stessa che si richiede nel cap. 17, questa volta con il taglio del prepuzio a sancirla (Giulio Michelini). Perciò anche oggi Israele definisce berit mila, «alleanza del taglio », la circoncisione, cioè il segno di appartenenza al popolo. Uno dei tanti segni che esprimono il rapporto con Dio l’arcobaleno, il sabato, le tavole della legge ecc. e che vanno decodificati (Dionisio Candido). Infine, l’alleanza da categoria pervasiva s’è mutata in categoria divisiva. A partire da Paolo, la ripresa in chiave polemica della «nuova alleanza» annunciata dai profeti (Paolo Mascilongo) ha alimentato le varie teologie della sostituzione (Alessandro Cortesi). Dall’altra parte il popolo ebraico si autocomprende come il vero «popolo dell’alleanza» (Is 49,8); assumendo su di sé il giogo della tora, si fa collaboratore nell’opera di redenzione dell’Eterno (Furio Biagini). Perciò il rapporto tra cristiani ed ebrei va ripensato in termini di legame fraterno di amicizia e di comune testimonianza della fede. Insomma, più che un tema, la alleanza si dimostra un punto prospettico che determina la visione e la valutazione dell’intero panorama. Aiutare a collocarsi nella giusta posizione è lo scopo del presente fascicolo. Dunque, buona lettura.

Marco Zappella



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