Articoli religiosi

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Titolo: "Concilium - 2021/3"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025891
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

INDICE

Susan Abraham – Bernardeth Caero Bustillos

Po Ho Huang, Editoriale

Abstracts

I. Incarnazione in un’era (post)umana

1. Prospettive filosofiche

1.1 Elaine Graham, Il cyborg spirituale:

religione e postumanesimo,

da secolare a postsecolare

I/ Introduzione

II/ Il cyborg secolare

III/ Al di là del secolarismo

IV/ Il cyborg spirituale

V/ Cyborg vs. dea

VI/ Conclusione

1.2 Philip Butler, Essere neri: spettri e mostri

sono il futuro della soggettività teologica

I/ A volte i bambini vedono i fantasmi

II/ Grottesco o mostruoso

III/ Scavando la galassia alla ricerca di mostri e significato

IV/ Una morte sociale diversa

Stefan Lorenz Sorgner, La plausibilità

dell’otium religioso cattolico

nel paradigma postumano

2. Cultura popolare e postumanesimo

2.1 Heidi A. Campbell, Come la chiesa online,

durante la pandemia da covid-19,

ha fatto spazio a una visione del mondo

postumana

I/ Definizione di postumanesimo

II/ Narrazioni sul rapporto religione-tecnologia

1/ Tecnologia come fonte di redenzione per l’uomo

2/ Tecnologia come forza divino-spirituale

3/ L’uso della tecnologia come esperienza religiosa

III/ Approcci postumani alla tecnologia nella cultura umana

1/ La cornice “tecnologico-culturata”:

la cultura digitale online modella l’umanità

2/ La cornice “umano-potenziata”: l’umanità

e l’adattamento offline alla tecnologia online

3/ La cornice “ibrido uomo-tecnologia”:

unire umanità e tecnologia nell’online-offline

IV/ Il caso: come, durante la pandemia da covid-19,

l’utilizzo da parte della chiesa e le diverse visioni

della tecnologia rivelino uno slittamento nella direzione

del pensiero postumano

V/ Conclusione

2.2 Andrea Vicini, Il postumanesimo

nella cultura popolare: le sfide attuali

I/ Affrontare il postumanesimo e la sua presenza diffusa

1/ La letteratura

2/ I fumetti e i videogiochi

3/ I film

4/ La filosofia

II/ Considerazioni etiche

III/ Valutazione critica

2.3 Susan Abraham, Tecno-futuri

nell’arte religiosa e popolare negli Stati Uniti

3. Aspetti problematici

3.1 Jennifer Jeanine Thweatt,

Natalità, mortalità e postumanità

I/ Il “falso problema” della disincarnazione

II/ Considerazioni teologiche sul postumanesimo

III/ L’incarnazione come abbraccio

della vulnerabilità da parte del divino

3.2 Jay Emerson Johnson, Cyborg eucaristici

e presenza reale (carnale) di Cristo

I/ Il corpo (virtuale) provoca la teologia?

II/ L’umano (digitale) può diventare una persona?

III/ Prospettive conclusive per una “cybercomunione”

3.3 Raúl Fornet-Betancourt, Appunti per un elogio

della condizione di finitezza dell’essere umano

I/ Bisognerebbe cambiare il contesto

inizialmente previsto per questo contributo?

II/ Il postumanesimo: un orizzonte di aspettative nuove

per un anelito umano antico

III/ Per un elogio della condizione umana di finitezza

IV/ Riflessione conclusiva

3.4 Lee Cormie, Transumanità, postumanità,

Antropocene. Orizzonti mutevoli di ignoranza

e conoscenza, realtà e possibilità, speranza e fede

Introduzione

I/ Transumanità

II/ Postumanità

III/ Antropocene

Conclusione: speranze e fedi in rinascita

3.5 H.S. Wilson, Intelligenza artificiale:

angeli meccanici per tempi postumani?

I/ La tendenza attuale: angeli da azionare

II/ Oltre il presente

III/ Rischio percepito e soluzioni suggerite

II. Forum teologico

1. Paul M. Zulehner,

Diverse tipologie di preti

I/ Argomentazione liberale e argomentazione pastorale

II/ Il sinodo per l’Amazzonia

III/ Verso proposte coraggiose e concrete

1/ La trappola del celibato

2/ Un tipo tradizionale di preti, fondatori di comunità

3/ Una nuova tipologia di preti, alla guida di comunità

2. Geraldina Céspedes, Querida Amazonía:

una finestra aperta su ecologia integrale

e rinnovamento ecclesiale

I/ Una chiesa che torna a sognare

1/ Il sogno sociale: i diritti dei più poveri

2/ Il sogno culturale: preservare la biodiversità

3/ Il sogno ecologico: custodire la casa comune

II/ Sogno o incubo ecclesiale?

Una chiesa dal volto amazzonico

3. Lucas Cerviño, Alterità e violenza

nelle Americhe. Il mancato riconoscimento

della diversità come negazione

del Dio che è comunione

I/ La crescente violenza interpersonale

II/ Le rovine dei modelli caratterizzati dall’esclusione

III/ Il Dio-comunione è violento?

III. Rassegna bibliografica internazionale

 

____________________________________________________

Editoriale

L’incarnazione e la teologia dell’incarnazione, aspetti centrali

del pensiero cristiano, hanno rilievo e risonanza in un’era

postumana? L’espressione “post/umano” è l’elegante soluzione

con cui Elaine Graham collega tra loro due discorsi distinti: il

postumanesimo e il transumanesimo1. Sia l’uno che l’altro hanno

inizio nel contesto di quella che Graham chiama «tecnologizzazione

della natura». Gli esseri umani ora pensano alla vita

come a un “flusso di informazioni”, che può essere scaricato o

caricato – a seconda dei casi – in forme di vita diverse da quelle

basate sul carbonio, così come viene rappresentato da forme di

cultura popolare quali sono i film o i videogiochi.

Il progressivo sfocarsi dei confini tra umanità, tecnologia e

natura suscita profondi interrogativi per l’ontologia e per l’antropologia

teologica anche quando tali aneliti alla trascendenza

riaccendono un’immaginazione religiosa e teologica. Molti

ritengono che l’enfasi sulla tecnologia e sull’informazione comprometta

la concezione cristiana dell’incarnazione e la teologia

dell’incarnazione che ne deriva; altri vi vedono un’opportunità

per un ingaggio più complesso da parte dell’immaginazione

teologica e di quella religiosa.
Tali forme di immaginazione sono evidenti negli articoli

raccolti nel presente fascicolo. Gli autori della prima parte

offrono prospettive filosofiche sugli attuali dibattiti inerenti

al postumanesimo. L’articolo di Elaine Graham esplora la

possibilità di superare i confini tra immanenza e trascendenza,

profano e sacro, umanità e divinità, in un dialogo tra postumanesimo

critico e identità cyborg. Con la sua acuta analisi

su “razza” e tematiche del postumanesimo, Philip Butler

fornisce un’altra prospettiva: egli, nel suo articolo, sostiene che

i neri afroamericani e il popolo nero in generale sono sempre

stati postumani, dal momento che la loro stessa umanità è stata

cancellata in vari approcci e tematiche eurocentrici, compresi

quelli tesi alla liberazione. Infine, nel suo contributo, Stefan

Sorgner argomenta che l’idea di otium religioso, cioè la contemplazione

di Dio, non può essere disgiunta dalla presenza,

nel discorso del postumanesimo, di una sua cornice incentrata

sull’incarnazione.

Nella seconda parte, autori e autrici esplorano vari aspetti

delle relazioni tra cultura popolare e postumanesimo. Heidi

Campbell ricostruisce la maniera in cui i modi correnti di parlare

del postumanesimo stanno influenzando gli argomenti di

taluni gruppi religiosi che, durante la pandemia da covid-19, si

sono scoperti dipendenti dalla tecnologia. L’autrice esprime un

invito alla cautela su queste forme di ripiego, che potrebbero

compromettere nei temi religiosi tanto l’aspetto teologico quanto

quello incarnazionale. Andrea Vicini si interroga in maniera

simile sul soggetto morale postumano, chiedendosi se l’indiscussa

fiducia nella tecnologia e nelle sue promesse sia giustificata,

soprattutto quando si esamini la svalutazione, operata

dal postumanesimo, dell’etica dell’incarnarsi e dell’essere-inun-

corpo. Per contro, Susan Abraham sostiene che le narrazioni

popolari sul postumanesimo, che entro la cultura statunitense

si possono rintracciare con maggiore evidenza nei fumetti e

nei film sui supereroi, sono sì costruzioni di fantasia sul postumano,

ma sono anche narrazioni in cui questioni sociali americane

come la razza e il genere premono su idee normative

riguardanti l’umano. In questa prospettiva, i film su supereroi

neri sfidano il razzismo e il sessismo dell’immaginario culturale

popolare a proposito sia dell’umano che del postumano.
La terza parte si rivolge esplicitamente ai problemi posti

dalla cyber-realtà. Gli autori e le autrici qui non concordano fra

loro su quanto la cyber-realtà “disincarni”. Jeanine Thweatt-

Bates per esempio, in una chiave specificamente femminista,

mette in discussione l’idea che il presunto “tecno-gnosticismo”

dello scenario del cosiddetto mind-uploading, presente in molte

analisi interne al filone postumano, eluda il problema dello

specifico essere-in-un-corpo, focalizzandosi sulla disincarnazione.

Nel far questo, la sua analisi mostra linee di continuità

con l’articolo di Butler, nella prima parte, e con quello di

Abraham, nella seconda. Il contributo di Jay Johnson fornisce

un altro approccio interessante: prendendo le mosse dalla logica

– esplicitamente teologica e incentrata sull’incarnazione

– della presenza reale di Cristo nell’eucaristia, Johnson esplora

l’impatto che hanno sul nostro senso di comunione le liturgie

disincarnate e la possibilità della disincarnazione nel periodo

del covid-19, asserendo che, quando la possibilità carnale di

comunione viene negata, l’eucaristia deve essere celebrata in

prospettiva escatologica: un’eco vitale del Vaticano II. Una

solida argomentazione contro l’idea che il postumanesimo

costituisca un miglioramento dell’essere umano è presentata

da Raúl Fornet-Betancourt, il quale afferma che la nostra

mortalità è di grande valore per la condizione umana. Il filosofo

di origine cubana asserisce perciò che, con l’incarnazione del

Lógos, per gli esseri umani la “carne” è luogo teofanico e motivo

di costante gratitudine. Lee Cormie, per contro, ripercorre

l’emergere del transumanesimo, del postumanesimo e dell’Antropocene

come “transizioni epocali” nella vita del nostro pianeta,

sostenendo che assistiamo come testimoni alla nascita di

un’epoca completamente diversa per la nostra specie, un’epoca

che include anche la possibilità della sua stessa fine. Da ultimo,

H.S. Wilson invita ad un rinnovato impegno verso la teologia

cristiana, mentre gli esseri umani continuano a costruire intelligenza

artificiale con una capacità via via sempre più crescente.

Gli autori e le autrici presenti nel Forum teologico di questo

numero si focalizzano sui seguenti argomenti. Paul M. Zulehner

affronta il tema delle varie forme di ministero ordinato

a fronte delle nuove realtà che si vivono nella chiesa mondiale, come la crescente carenza di preti. Come egli scrive, «questa è

la ragione per cui il sinodo per l’Amazzonia si è così impegnato

e ha avanzato delle proposte a papa Francesco. Il papa ha

deciso di non decidere». Geraldina Céspedes illustra i diversi

sogni esposti da papa Francesco nella sua esortazione apostolica

Querida Amazonía: una chiesa capace ancora di sognare

– un sogno sociale, i diritti dei più poveri; un sogno culturale,

preservare la biodiversità; un sogno ecologico, aver cura della

nostra casa comune. Prendendo come punto di partenza la

realtà del movimento Black Lives Matter, Lucas Cerviño tratta

il tema dell’alterità e della violenza nel continente americano;

egli afferma che il mancato riconoscimento della diversità è

una negazione di quel Dio che è comunione.

Susan Abraham Bernardeth Caero Bustillos Po Ho Huang

Los Angeles (USA) Cochabamba (Bolivia) Tainan (Taiwan)

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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025907
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE 

Editoriale 

Dionisio Candido 

LA LEADERSHIP DEGLI UOMINI DI DIO 

Ombretta Pettigiani 

IL POTERE CONDIVISO 

Sebastiano Pinto 

L’AUTORITÀ CONTESTATA 

Domenico Lo Sardo 

COMANDARE È SERVIRE: 

NIENTE DI PIÙ, NIENTE DI MENO 

Filippo Serafini 

AL SERVIZIO DELL’ALLEANZA: 

SACERDOTI E LEVITI 

Elena Di Pede 

IL POTERE DELLE DONNE 

Furio Biagini 

TRA POLITICA E TORÀ: LEADERSHIP E POTERE NEL GIUDAISMO 

Paolo Mascilongo 

FIGURE DI LEADERSHIP NEL NUOVO TESTAMENTO 

Marco Tibaldi 

LA CHIAMATA DI MOSÈ, OVVERO 

LA NASCITA DI UN LEADER 

PER SAPERNE DI PIÙ 

Marcello Panzanini 

Giuseppe, un leader proiettato nel futuro 

RILETTURE 

Valeria Poletti 

Leadership e seduzione 

APOSTOLATO BIBLICO 

Alessandro Zavattini 

I metodi attivi con la Bibbia: 

Le parabole in teatro di L. Melesi 

VETRINA BIBLICA 

ARTE 

Marcello Panzanini 

Un leader di specchiata virtù: 

Giuseppe con Giacobbe del Pontormo 

____________________________________________________________

 

EDITORIALE

Servono cautela e delicatezza quando si tratta di analizzare le istituzioni di un popolo. An­cor più se esse ci giungono filtrate da testi an­tichi condizionati da orientamenti specifici. Si aggiunga la difficoltà di comprendere significato e portata di certe cariche: alcuni termini ricorrono una volta sola e né il contesto né la comparazione con altre lingue offrono soccorsi; oppure il mede­simo titolo si riempie di contenuti diversi da libro a libro. Inoltre, pur compresa la valenza di una ca­rica, non sempre la si riesce a trasportare semanti­camente in un altro contesto storico-culturale. L’e­sercizio del potere, poi, non si esplica soltanto nelle istituzioni (per questo qui si prevede un contribu­to sul potere delle donne). Infine, né l’Antico Testa­mento né il Pentateuco si possono considerare or­ganici testi giuridici o analitici trattati politologici. 

Istituzioni e poteri nel Pentateuco vanno dun­que letti tenendoli in controluce rispetto alla radio­sa immagine di Dio. Da lui deriva ogni altra autori­tà in Israele tramite o una specifica legislazione o fi­gure autorevoli da lui suscitate. Su tutte giganteggia quella di Mosè. Di volta in volta egli si presenta co­me condottiero, legislatore e giudice, quasi incurante di ogni separazione dei poteri. Egli si dimostra una guida credibile perché, nonostante la testardaggi­ne della sua gente, continua a intrecciare il suo de­stino con quello del popolo. Da vero leader lascia che la storia di Israele prosegua oltre la propria, li­mitata e contingente. La sua leadership si confron­ta con la contestazione, quella nata da necessità reali e quella stimolata da ambizioni personali. Poiché nell’uno e nell’altro caso si corre il rischio di delegit­timare il vero detentore dell’autorità in Israele, Yhwh non esita a prendere le difese di chi lo rappresenta, anche con spietata decisione. Ciò che conta è riba­dire che ogni autorità in Israele si basa su una delega divina e va vissuta come servizio. Pertanto, non può confluire in una persona sola, va condivisa. Ma so­prattutto va esercitata rispettando quella Legge che permette al popolo di mantenersi nel corretto rap­porto con il suo Dio. Alla Torà, dono divino, restano sottomesse le principali quattro istituzioni di Israele: la monar­chia, la profezia, il sacerdozio, gli anziani. Il re deve testimoniare la perfetta obbedienza. Ai profeti è ri­chiesto di farsi porta-voce della Parola e di denun­ciare ogni deviazione del popolo. I sacerdoti hanno il compito di istruire il popolo sul corretto rapporto con Dio nelle azioni cultuali. Gli anziani amministra­no la giustizia nel quotidiano, attestando che l’obbe­dienza alla Torà è fonte di benessere e gioia. Ne risul­ta un esercizio dell’autorità diffuso, sancito dall’alto e legittimato dal basso. Con due peculiari conseguen­ze in epoca post-biblica. Anzitutto, l’ebraismo, an­che per ragioni storiche, non s’è mai preoccupato di puntellare teologicamente alcuna monarchia né di adottare per sé sistemi monocratici di autogoverno: attualmente in Israele esistono due Rabbini Capo, uno ashkenazita e uno sefardita. L’altra conseguen­za ha a che vedere con la storia del pensiero politico. Per opporsi alla monarchia di diritto divino, a parti­re dal XVII secolo giuristi olandesi e britannici esal­tarono «la repubblica degli Ebrei» (titolo di un’ope­ra di Petrus Cunaeus, 1617) come perfetto modello di organizzazione statale: con a capo un magistra­to o capitano (i giudici), avvalendosi di un gruppo di settanta persone scelte (il sinedrio) e in virtù del­le assemblee generali del popolo, si ottenne una sin­tesi di monarchia, aristocrazia e democrazia, assicu­rando libertà e indipendenza (mentre l’evoluzione in monarchia è condannata come contraria alla volontà divina). Pastori patrioti indicarono nelle tredici tri­bù di Israele (Giuseppe era divisa in Efraim e Ma­nasse!) l’antecedente storico dell’esperimento fe­derale delle tredici colonie nord-americane, prive di un’aristocrazia di sangue ma dotate di cariche legittimate dal popolo. 

L’arditezza di tale sovrapposizione dimostra quanto sia necessario rifuggire da rapide appro­priazioni per avvicinarsi a questi testi con rispetto e conoscenza. Dunque, buona lettura. 

Marco Zappella



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025914
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

 R. Repole

Potere nella liturgia

Studi

 G. Laugero

Unzioni regali antiche e nuove

 E . Parolari

Unti del Signore

 G. Routhier

Clericalismo e liturgia

 S. Morra

Personaggi in cerca d’autore

 F. Ceragioli

Padri, non padroni

 G. Tornambé

Assemblea e sinodalità

 M. Belli

L’urto del corpo rituale

 M. Gallo

Far silenzio o far tacere?

 E . Borg na

La fragilità come comunione

Formazione

 A .M. Baldacci – M. Roselli

Ritualità della famiglia

3. Le forme del tempo

 S. Raffa

L’espandersi disinteressato della vita

3. Mangiare

 L . Palazzi – F. Manicardi

Corpo, spazio, rito

3. Unire

Asterischi

 S. Sirboni

L’OGMR: cantare e fare silenzio

Posta

Inserto on line

G. Drouin

Chiesa e chiese

 

Roberto Repole

Potere nella liturgia

«Ci vogliono due anni per imparare a parlare – ha scritto Hemingway – e sessanta per imparare a tacere». Perché le parole hanno il potere di dischiudere orizzonti e di istituire legami; ma possono anche spezzare dei vincoli, disorientare da ciò a cui dovrebbero dirigere o fatalmente catturare e distruggere quello su cui si posano. Scegliere, dunque, se parlare e quali parole dire richiede una grande disciplina. Tanto più se esse non possono che avere un carattere introduttorio – come è nel caso di un Editoriale – e se concernono una problematica tanto intrigante quanto ingarbugliata, quale quella che tocca il potere e la liturgia. Qui la complessità di una questione come quella del potere nella Chiesa si fa particolarmente acuta: perché concerne da troppo vicino l’alterità del Dio che si celebra e l’insondabile profondità del cuore di ogni credente; e perché laddove il potere si risolvesse in potere di un essere umano su un altro essere umano «nel nome di Dio» o, peggio, mettendosi «nel posto di Dio», allora si sarebbe alle prese con una delle più grandi perversioni di cui gli uomini sono capaci. Ciò dunque che mi pare realisticamente in mio potere di fare, in un caso come questo, è di offrire semplicemente qualche suggestione: nel senso, proprio, di suggerire qualche sentiero di riflessione; ma anche di suscitare un qualche interesse sui diversi soggetti che esercitano un potere nella liturgia, oltre che sulla negatività e la positività dello stesso. Perché, se nell’immaginario collettivo potere richiama immediatamente una realtà ambita nonché fortemente ambigua, esso può anche avere a che fare – come ormai risaputo – con qualcosa di confinante con la nostra stessa libertà, con la possibilità di dare inizio a qualcosa di inedito e buono, con l’abilitazione a mettere un freno sul potere dell’uno sull’altro, salvaguardando così un soggetto collettivo e l’alleanza delle persone... C’è, dunque, potere e potere. E questo vale anzitutto per coloro a cui corre immediatamente il pensiero, riflettendo su potere e liturgia: quanti, cioè, la liturgia la presiedono e amministrano i sacramenti. Il magistero dell’ultimo concilio ha riletto il ministero ordinato in un doppio riferimento, cristologico ed ecclesiologico insieme; e sulla sua scia si è posta la migliore e più armonica riflessione teologica post-conciliare. Ne è espressione, ad esempio, la rilettura sinteticamente offerta da Kehl, quando ricorda che «un’azione ministeriale legittima è sempre azione ecclesiale, azione che è compiuta in persona Ecclesiae». Poiché però «la chiesa non nasce e non esiste da se stessa né dal consensus fidelium, bensì deve la propria esistenza alla chiamata di Gesù Cristo che la raduna [...], per questo il ministero ecclesiale manifesta al tempo stesso sempre anche questa relazione della chiesa con il suo capo, Gesù Cristo. La rappresentanza simbolica o trasparenza di Gesù Cristo nel ministero (in persona Christi capitis: PO 2; LG 10. 21. 28) lo abilita nella chiesa anche ad agire con autorità di fronte a essa». Ciò si esplica nel triplice munus a cui si riferisce il Vaticano II, di cui fa parte pure quello sacerdotale. Nella suddetta cornice il ministero sacerdotale del ministro ordinato è a servizio della Chiesa, anche in quanto è a servizio della mediazione di Cristo, senza la quale non ci può essere un popolo sacerdotale. Che cosa è dunque anzitutto in potere dei ministri ordinati, quando presiedono la liturgia? Essi possono rimandare a colui che si fa presente in ogni azione liturgica. Essi possono fare segno al Cristo risorto, che è trascendente la Chiesa ed ogni assemblea liturgica, ma che è la ragion d’essere dell’una come dell’altra, tanto che in sua assenza non potrebbe esserci né liturgia cristiana né Chiesa. Essi possono dunque richiamare un Presente ed evocarlo nella sua trascendenza, nel suo rendersi presente cioè al modo dell’«assente», ovvero dell’irraggiungibile, dell’inoggettivabile, del non catturabile, dell’in-disponibile, dell’in-utile. È quasi superfluo richiamare come ciò sia un’arte: con tutto quanto di estro e disciplina l’arte suppone. Si è tanto più all’altezza di quel che davvero si può nel presiedere un’azione liturgica quanto più, ad esempio, si è per primi realmente «catturati» dal Crocifisso- Risorto quale persona vivente, che continua a parlare e ad offrirsi in dono, nello Spirito, in una maniera inedita, mai sperimentata prima, nell’offerta di quel pane quotidiano e indispensabile che ogni liturgia, in modo differenziato, porta in dono. Così come si è tanto più all’altezza di quel che realmente si può nel presiedere un’azione liturgica quanto più, per fare un altro esempio, si è in cammino, alla scuola del Battista, in una sequela del Vivente nella quale, con tutta la propria esistenza, si è asceticamente volti a indicare lui, e a dirottare su di lui il proprio e l’altrui sguardo. Si può facilmente intuire come il luogo in cui si può principalmente esprimere il potere positivo del ministro ordinato è lo stesso nel quale il potere può facilmente convertirsi in dominio, prevaricazione clericale, perversione. È ciò che accade laddove il presiedere diventa quel protagonismo narcisista di chi rende assente se non superfluo il Vivente e di chi lo cosifica, pietrificandolo. Che i modi per fare ciò possano essere diversi e talvolta solo apparentemente antitetici non deve che essere evocato. Si può catturare lo spazio di Cristo con una incuranza verso ogni ordo liturgico, quasi che la liturgia fosse un possesso o lo spettacolo di chi la presiede; ma si può rendere morto il Vivente con un ritualismo che non rimanda ad altro se non al gusto di chi presiede. Le tonalità di questo dominio sono diverse e possono giungere all’aberrazione di usare del posto di Cristo per fare violenza all’altro. Ci sono però altri poteri nella liturgia. Laddove essa prevede diverse ministerialità, insieme a quell’uno che è il ministro ordinato ci sono infatti degli alcuni che svolgono un servizio. Anch’esso può costituire un aiuto a richiamare il protagonista di ogni assemblea liturgica e ad attivare quanto è in potere di tutti, o può distrarre da Colui che convoca, divenendo prevaricazione sugli altri: anche solo perché invece di favorire il dialogo intimo e ineffabile di ciascuno con Cristo diviene elemento di distrazione e disturbo. Ma soprattutto c’è un potere di tutti e di ciascuno, nella liturgia. È il potere di ricevere il dono di una Presenza per quello che è e che vuole essere, nella libertà che contrassegna il Cristo vivente. Accogliere ed ospitare qualcuno richiede infatti sempre un grandissimo lavorio. Bisogna mettere a disposizione tutte le proprie potenzialità per fare di se stessi la casa ospitale di un altro: tanto più quando si tratta dell’Altro per eccellenza. Quando ciò non avviene, che lo si voglia o no, si finisce per esercitare potere sullo stesso Cristo: perché si neutralizza la sua parola, perché ci si difende da lui, perché non gli si consente di agire... Ma proprio lì si dispiega anche tutto il potere di Cristo, che continua a donare vita pure laddove essa viene rifiutata o banalizzata.



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Titolo: "Asprenas n. 1/2021"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025921
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

EDITORIALE

Il rapporto del cristiano con il “mondo” si caratterizza, in maniera quasi

costitutiva, per la sua dimensione fortemente dialettica: da un lato, infatti,

il mondo pone di continuo interrogativi all’uomo che, professando la propria

fede in Cristo – rivelatore del volto del Padre – attesta e vive la prossimità

di Dio alla storia e a ogni vicenda umana, anche quando queste appaiono

visibilmente segnate dal dolore e dalla sofferenza, oltre che da un’apparente

fatalità che le rende ex parte hominis assolutamente inintelligibili;

dall’altro, ogni discepolo di Cristo, chiamato ad abitare il mondo senza tuttavia

farne proprie le logiche egolatriche, mentre è per il mondo luce e sale

(cf. Mt 5,13-14), diviene talvolta oggetto di incomprensione e di odio da

parte di quanti preferiscono le tenebre alla luce (cf. Gv 3,19; 15,19). Al credente,

dunque, è chiesto di intrattenere con il mondo un rapporto che sia di

dialogo, ma non di assimilazione, al fine di rendere sempre più umano – in

senso cristico – il mondo stesso e tutto ciò che lo abita. Il tempo della pandemia

ha, per certi versi, accentuato il carattere dialettico di questo dialogo,

nella misura in cui ha rivelato le molteplici criticità (se vogliamo, “fragilità”

e “incongruenze”) che connotano le strutture sociali, politiche ed economiche,

sollevando diverse questioni di ordine etico per le quali, sovente, la stessa

comunità cristiana non ha soluzioni chiare e univoche.

Di grande attualità si rivela, a tal proposito, il saggio di CARLO BORASI,

il quale, alla luce di alcune istanze della tradizione filosofico-teologica francescana,

affronta talune questioni che il tempo post-coronavirus pone alla

scienza e all’economia. Per quanto, infatti, non sia stato ancora varcato il

crinale della pandemia da Covid-19, è quanto mai opportuno interrogarsi

sul “dopo”, per evitare di incorrere nei problemi del “prima”, in particolar

modo quelli legati alle disuguaglianze sociali che affondano le loro radici

nei principi fondamentali da cui dipendono i modelli socio-economici attuali.

Sia in ambito scientifico sia in ambito economico occorre ragionare in
termini “sistemici”, assumendo la complessità dei sistemi “naturali” e “artificiali”

(come quelli sociali e politici), ma anche la loro interconnessione. In

quest’orizzonte va collocata e compresa la proposta di un modello circolare

di economia, che tenga in giusta considerazione il valore delle risorse materiali

e la possibilità di un loro utilizzo non indiscriminato, al fine della costruzione

di un ambiente adeguato alla crescita della comunità umana.

In questa stessa linea si pongono lo studio di BERNADETTE CIMMINO e

la nota di EDOARDO CIBELLI. Cimmino offre una lettura di natura giuridica

ed ecclesiale della questione della dignità della persona malata in fase terminale,

mettendo in evidenza la profonda e sostanziale diversità dei principi

che sono alla base della regolamentazione normativa dei diritti di fine vita

nell’ordinamento italiano e di quelli ai quali si ispira, invece, il magistero della

Chiesa romana. Mentre, infatti, il legislatore riconosce e tutela come bene

giuridico il diritto di libertà di autodeterminazione terapeutica (garantendo,

conseguentemente il diritto soggettivo al rifiuto e alla rinuncia di

trattamenti sanitari, la facoltà soggettiva di chiedere aiuto al suicidio e il diritto

soggettivo a non soffrire), la riflessione magisteriale – muovendosi in

una prospettiva teo-antropologica – insiste sulla dignità della persona, riconducendola

alla relazione filiale che lega l’uomo a Dio, e, in forza dell’inalienabile

diritto alla cura e del principio di proporzionalità delle cure, esclude

ogni forma di eutanasia, attiva o omissiva.

Cibelli si occupa della questione quanto mai attuale del potenziamento

umano, affrontando il problema dell’applicabilità delle tecniche volte al miglioramento

del potenziale del corpo e della mente umani. A essere messo in

questione non è il valore del potenziamento, ma un suo utilizzo non autenticamente

umano, in quanto non adeguatamente rispettoso della dignità dell’uomo

e della sua finitudine. In mancanza di un documento della Chiesa dedicato

esclusivamente a tale questione, la teologia, traendo spunti da altri

documenti e rinunciando a fornire risposte universalmente valide, è comunque

chiamata a tenere vigile l’attenzione su ciò che può risultare “nocivo”

per l’uomo: la nota apre così, implicitamente, all’ulteriore domanda circa la

possibilità che si dia un paradigma antropologico condiviso anche al di fuori

di un contesto strettamente confessionale.

Se a salvare il mondo sarà la bellezza – come preconizzava il principe

Myškin ne L’idiota di Fëdor Dostoevskij –, restituendo all’uomo la grazia primigenia

nella quale egli è stato creato come «cosa molto buona» (Gen 1,31),

la bellezza, come suggerisce il contributo di PIERFRANCESCO DE FEO a partire

dall’indagine dell’opera di Ruperto di Deutz, è quella del Verbo, da sempre
substantia pulchritudinis: nell’incarnazione tale bellezza si è manifestata

come “svelamento” del senso delle Scritture, dal quale l’uomo è, a sua volta,

“decorato”, completando nella propria carne ciò che manca alla bellezza ferita

del corpo di Cristo. Il paradigma antropologico che emerge dalle pagine

di De Feo è di chiara matrice cristologica: il Verbo e l’uomo si incontrano

nella mediazione della Sacra Scrittura che è, per l’uomo e per l’altro, “luogo”

di svelamento, sia pure secondo differenti prospettive. Dal punto di vista

antropologico, l’amore per la bellezza, che la superbia ha pervertito in lussuria

di potere, può essere recuperato solo mediante l’esercizio di virtù quali

l’umiltà e la castità, il cui nesso caratterizza l’intera storia della salvezza,

come risulta esemplarmente dalla figura del Cristo, ma anche da quella di

Maria.

Della tensione etico-spirituale indispensabile all’intelligenza delle Scritture

e della bellezza che a essa consegue è possibile cogliere un’efficace icona

anche in Giuseppe, il padre di Gesù, al quale è riservata la nota di PASQUALE

GIUSTINIANI. L’autore, partendo dalla lettera apostolica Patris corde di papa

Francesco, assunta come un “ordito concettuale suscettibile di approfondimenti”,

indaga la figura di Giuseppe così come Tommaso d’Aquino la lascia

emergere soprattutto nella parte terza della Summa theologiae. Siamo convinti,

come afferma Giustiniani, che la promulgazione di questo speciale anno

dedicato a san Giuseppe (8 dicembre 2020/2021) possa riportare all’attenzione

della devozione del popolo e della riflessione filosofico-teologica

questa grande figura della Bibbia, della teologia e della pietà popolare.

Tra gli aspetti che l’incontro del credente con il “fuori” comporta vi è

quello dell’“inculturazione”, alla quale la riflessione cristiana si è mostrata

sempre particolarmente sensibile: è in questa linea di indagine che si colloca

lo studio di EZIO ALBRILE. Egli, mediante un’analisi dei culti riservati al

dio Ain (il Tempo Eterno), a Maria (la Vergine, madre di Gesù) e a san

Gennaro (patrono di Napoli), individua diverse tracce di penetrazione del

simbolismo isiaco e mithriaco all’interno della tradizione cristiana. Se un

tale processo di assimilazione di elementi propri di mitologie e di culti pagani

(tanto ellenistici quanto iranici) da parte del mondo cristiano fu reso

possibile da talune affinità tra queste tradizioni, esso fu anche favorito dall’accessibilità

di certi simboli, che risultavano facilmente comprensibili dai

fedeli. Un tale studio si rivela, pertanto, di grande attualità.

Segnaliamo anche, nella sezione Rassegne&Figure, il dettagliato resoconto

di GIUSEPPE FALANGA sulla Giornata di Studio che lo scorso 24 febbraio

si è tenuta presso la Pontificia Università della Santa Croce, su iniziativa
dell’Istituto di Liturgia, intorno al tema
Il mysterium dell’assemblea. Alle

radici di un problema attuale, per riflettere ancora, nel solco tracciato dal

Concilio Vaticano II, sulla costruzione di un’immagine di Chiesa nella quale

i fedeli non siano ridotti a semplici “parti” di un tutto, ma ne siano piuttosto

l’“essere” stesso. Dagli interventi dei relatori riportati da Falanga emerge,

da un lato, l’esigenza di comprendere la nozione di “assemblea” secondo

la triplice direttrice della “convocazione”, della “partecipazione” e della “missione”,

dall’altro l’istanza di non smarrire la dimensione escatologica dell’assemblea

liturgica, che trova la sua massima espressione nell’Eucaristia e

che può esercitare, in maniera profetica, un “potenziale critico e creativo” nei

confronti di ogni realtà mondana.

Il 2021 si apre, dunque, per Asprenas con un fascicolo che, nella variegata

diversità dei testi di cui si compone, è estremamente ricco dal punto di

vista dei contenuti, oltre che degli approcci proposti: obiettivo comune è,

ancora una volta, quello di offrire un contributo alla ricerca teologica e al

dialogo con altri saperi e ci auguriamo che quest’istanza possa risultare sempre

chiaramente percepibile tra le righe della nostra Rivista.

Non possiamo, però, chiudere quest’Editoriale senza ricordare con gratitudine

padre Gianfranco Grieco, frate minore conventuale che, per diversi

anni, è stato membro del Comitato scientifico di Asprenas, oltre che equilibrato

e apprezzato vaticanista de L’Osservatore Romano. La nostra Redazione

e l’intera comunità accademica della Sezione S. Tommaso d’Aquino

della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale perdono un amico,

ma sappiamo di averlo in Dio, accanto all’amato san Giovanni Paolo II, al

quale fu particolarmente legato in qualità di inviato speciale nel corso dei

suoi molteplici viaggi pastorali. L’esempio di padre Gianfranco, soprattutto

la serietà e il rigore che hanno contraddistinto il suo impegno professionale,

oltre che la grande passione con la quale ha saputo vivere i diversi ministeri

pastorali che gli venivano affidati, saranno ancor più di stimolo per il nostro

servizio alla Chiesa.

GIANPIERO TAVOLARO



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 528"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025884
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

Così credono i giovani 

6. I giovani e la chiesa (P. Bignardi) 

I nostri modi di dire 

28. «Finché c’è vita c’è speranza» 

1. «Finché c’è vita c’è speranza» (A. Carrara) 

2. Coraggio e libertà nella preghiera dei Salmi (L. Monti) 

3. Vivere della Speranza (A. Ravanello) 

Spunti quotidiani di preghiera (R. Laurita) 

Dalla 16ª alla 21ª domenica del Tempo ordinario 

18 luglio / 22 agosto 

16ª domenica ordinaria (M. Mazzeo, G. Canobbio, M. Roselli) 

17ª domenica ordinaria (M. Mazzeo, C. Torcivia, M. Roselli) 

18ª domenica ordinaria (M. Mazzeo, C. Cremonesi, M. Roselli) 

19ª domenica ordinaria (M. Mazzeo, P. Caspani, M. Gallo) 

Assunzione della Vergine Maria (M. Mazzeo, M. Gallo)

 21ª domenica ordinaria (M. Mazzeo, + G. Ambrosio, M. Gallo) 

 

___________________________________________________

 

I giovani e la chiesa 

di Paola Bignardi

 

Al Sinodo si è riconosciuto che «un numero consistente di gio­vani, per le ragioni più diverse, non chiedono nulla alla chiesa perché non la ritengono significativa per la loro esistenza. Al­cuni, anzi, chiedono espressamente di essere lasciati in pace, poiché sentono la sua presenza come fastidiosa e perfino irri­tante». (Christus vivit, 40) 

Con queste parole chiare e severe, nell’Esortazione aposto­lica conclusiva del Sinodo sui giovani, papa Francesco ha rico­nosciuto il distacco che si è consumato in maniera sempre più netta tra la chiesa e le giovani generazioni. 

Ad un certo livello della vita ecclesiale vi è la consapevolezza che si è realizzata una frattura che sembra destinata ad appro­fondirsi: tutte le ricerche su questo aspetto lo confermano. 

Per chi è abituato a frequentare i giovani, questa non è una novità, benché l’ascolto attento delle loro storie e dei loro pen­sieri renda consapevoli di quanto varie siano le ragioni di que­sta distanza, di quante e quali siano le sfumature dei loro atteg­giamenti. 

Innanzitutto i giovani distinguono tra la chiesa globalmente intesa e la comunità cristiana: quella concreta, di cui hanno fat­to esperienza, nel bene e nel male. Su questa distinzione si basa l’ambivalenza delle loro posizioni.

 «La chiesa è un’istituzione inaffidabile» 

Nell’immaginario giovanile la chiesa è un’istituzione di cui fidarsi poco. Le ricerche dell’Osservatorio Giovani Toniolo dan­no percentuali in continuo calo relativamente al grado di fidu­cia nella chiesa da parte dei giovani. Su una scala da 1 a 10, i gio­vani pongono la loro fiducia in genere a metà, un po’ sotto i 5 punti. Afferma questa giovane: «Non credo nella istituzione del­la chiesa, credo che ci sia un Dio, ma che non sia il Dio che mi dicono loro. Non credo nel loro Dio, ma credo nel mio»1. Il re­cente sondaggio effettuato durante i mesi della pandemia – ad aprile 2020 e ripetuto a ottobre dello stesso anno – ha registrato una diminuzione tra la prima e la seconda rilevazione, come se i giovani volessero dire che le posizioni sostenute dalla chiesa in quei mesi (chiese aperte o chiuse, celebrazioni in presenza o in streaming…) li hanno delusi. Al di là di questo caso specifico e della particolarità della situazione, occorre notare che l’opinio­ne nei confronti della chiesa, in quanto istituzione, subisce la sorte di tutte le altre istituzioni, verso le quali i giovani hanno un discreto sospetto. 

Quando i giovani pensano alla chiesa, la associano a tre temi: il Vaticano, i preti e la morale, soprattutto in ambito sessuale e familiare. Papa Francesco è un caso a sé.

 Rispetto al Vaticano, i giovani ribadiscono obiezioni antiche: fanno problema le sue ricchezze rese evidenti dallo sfarzo di ce­lebrazioni che sanno di antico; il Vaticano è un centro di potere dove la corruzione regna come altrove. 

La chiesa poi, nell’immaginario popolare, sono i preti. In que­sto caso, posto che l’atteggiamento dei giovani dipende dalle persone concrete che hanno incontrato, in generale la loro po­sizione è di benevola indifferenza; è inimmaginabile una chiesa senza preti, e tuttavia molti dichiarano di poterne fare tranquil­lamente a meno. Le notizie di scandali, diventati pubblici negli ultimi anni e molto discussi sui media, hanno ulteriormente con­tribuito alla perdita di credibilità della chiesa, e soprattutto dei sacerdoti. 

Fa eccezione papa Francesco, per il quale i giovani hanno simpatia, affetto, ammirazione, come se non fosse al vertice di quell’istituzione di cui non si fidano e se non fosse anch’egli un prete. Papa Francesco è amato per il modo semplice con cui in­terpreta un ruolo così importante, per il modo diretto di comu­nicare, perché rifugge dagli atteggiamenti che in genere i “gran­di” tendono ad assumere. «Lui ascolta», dice questa giovane, «ha voglia di ascoltare, e soprattutto si è spogliato di tutte que­ste cose sfarzose che avevano gli altri». 

Ciò che fa più problema ai giovani è lo stile complessivo del rapporto della chiesa con i credenti, è il carattere perentorio – percepito dai giovani come coercitivo – delle sue indicazioni, soprattutto in campo morale. Si potrebbe persino passare sopra alla questione degli scandali, ma il carattere assoluto, che non ammette dialogo e obiezioni, degli indirizzi della chiesa risulta intollerabile. Tanto più che le sue indicazioni sono valutate co­me fuori dal tempo, con un sapore di vecchio che ne accresce la pesantezza. Questa è l’opinione dei giovani che si sono allonta­nati da essa, abbandonando spesso anche la fede. D’altra par­te, nemmeno nell’esperienza dei giovani che sono rimasti nulla è scontato, come si può cogliere dalle affermazioni di questa giovane: «Se il papa dice che è sbagliata una certa cosa, non è che io l’accetto punto. Ne parlo, ne discuto, cerco di capirlo, poi chiaro che mi fido del suo giudizio. Ma questo non vuol dire che non abbia dubbi, che non ne parli o non cerchi di approfondire la questione». 

Così, molti giovani si allontanano dalla chiesa, diventando cristiani solitari, senza “famiglia”, senza confronto con nessuno, destinati a passare, spesso in un tempo breve, nella nutrita pat­tuglia di quelli che credono a modo loro; spesso verso la chiesa non avranno più obiezioni legate alla sua azione, ma obiezioni […]



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Titolo: "Concilium - 2021/2"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025846
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Sinodalità plurali 25
1. Esperienze di pratiche sinodali
nella chiesa mondiale
1.1 Celia Rojas Chávez, Il terzo sinodo diocesano di San Cristóbal de Las Casas. Un’esperienza sinodale inculturata in contesto maya
I/ Introduzione
II/ La semina del sinodo
1/ Primo tema: la chiesa autoctona
2/ Secondo tema: la chiesa liberatrice
3/ Terzo tema: la chiesa evangelizzatrice
III/ A mo’ di conclusione
1.2 Julia Knop – Martin Kirschner,
Il cammino sinodale della chiesa in Germania e la sua importanza per la chiesa universale
I/ Uno scambio epistolare romano-tedesco
II/ Il contesto più ampio: sfde del presente
III/ Lo sfondo: riforme ed esperienze sinodali in Germania
IV/ Il cammino sinodale della chiesa catolica in Germania:
le sue richieste…
V/ … e la sua importanza per la chiesa universale
1.3 Kochurani Abraham, Sinodalità: interrogativi critici e questioni di genere dall’Asia
I/ Introduzione
II/ La sinodalità nel contesto indo-asiatico
e le questioni emergenti
III/ La pratica della sinodalità:
le donne indiane fanno rinascere la chiesa
IV/ Conclusione
1.4 Agenor Brighenti, Il sinodo per l’Amazzonia. La sinodalità come convergenza della diversità
Introduzione
I/ Universalità e universalismo
1/ Il sinodo per l’Amazzonia: un sinodo regionale?
2/ Tra locale e globale
II/ L’Amazzonia trascende l’Amazzonia
1/ L’Amazzonia come nuovo soggeto
2/ L’Amazzonia come nuovo paradigma
III/ Quando la periferia arriva al centro della chiesa
1/ Un nuovo proflo per il sinodo dei vescovi
2/ Quando lo Spirito sofa nella direzione opposta
Conclusione
2. Approcci biblici, antropologici e pratici alla realtà della vita sinodale
2.1 Barbara E. Reid, Il pensare e l’agire sinodale e collegiale nel Nuovo Testamento  La sinodalità: insieme sulla via
I/  Insieme nella preghiera comune, nei pasti comunitari e nella condivisione dei beni
2/ Paolo: incarnare la sinodalità nell’eterogeneità delle chiese locali
3/ Camminare assieme nella missione evangelizzatrice
II/ Barlumi di collegialità
1/ Tensioni nel ministero tra ebrei ed ellenisti
a Gerusalemme (At 6,1-7)
2/ Accenni di collegialità tra i
leader delle varie chiese (At 15)
III/ La sinodalità e la collegialità alla luce di nuovi stili nella scienza
IV/ Conclusioni: il modello del Cristo che si svuota
2.2 Stan Chu Ilo, Il metodo del palaver africano.
Un processo sinodale esemplare per la chiesa di oggi

I/ Cos’è il palaver africano?
II/ I princìpi e le pratiche del palaver africano
tra gli igbo dell’Africa occidentale
III/ Il palaver africano come modello di sinodalità
2.3 Alphonse Borras, La sinodalità formale in atto. Al di là del divario tra consultivo e deliberativo
I/ Da quale prospetiva parliamo?
II/ La sinodalità: costruire insieme il “consigliare nella chiesa”
III/ Ascoltare, chiedere un parere, otenere il consenso
IV/ I limiti ecclesiologici del «soltanto consultivo»
V/ Elaborare e prendere una decisione
3. Per fondare e sostenere una chiesa sinodale
3.1 Gilles Routhier, La sinodalità: dimensione costitutiva della chiesa ed espressione del vangelo
I/ La sinodalità come dimensione costitutiva della chiesa
II/ La sinodalità come espressione del vangelo
III/ Conclusione
3.2 Richard R. Gaillardetz, Il modello sinodale della ministerialità e dell’ordine nella chiesa
I/ Sinodalità, ministero e critica della gerarchia
II/ La necessità di riforma
1/ Il ministero ecclesiale laico
2/ Il diaconato
3/ Il presbiterato
4/ L’episcopato
III/ Una visione sinodale del governo della chiesa
3.3 Carlos Schickendantz,
Una “rivoluzione copernicana” in sospeso. Riessioni ecclesiologiche a cavallo fra teologia e dirito
I/ Tre esempi del modo di procedere
1/ Il consiglio pastorale diocesano
2/ Il consiglio presbiterale
3/ Indagine preliminare nei casi di abuso
4/ Che cosa hanno in comune questi tre casi?
II/ Due punti di partenza già formulati
III/ Un nuovo contesto: abusi di potere, di coscienza e sessuali
3.4 Hervé Legrand, La sinodalità è di ordine pratico. Un appello a fare apprendistato La richiesta di sinodalità conosce oggi
un momento particolarmente favorevole  II/ I pastori hanno un ruolo importante da svolgere
per sviluppare i legami reciproci che li legano ai fedeli
III/ Familiarizzare i batezzati con i loro diriti di citadini
nella chiesa atraverso la loro esperienza civica
IV/ Conclusione
II. Forum teologico
Klaus da Silva Raupp, L’appello di papa Francesco per una nuova economia
III. Rassegna bibliografca internazionale    



EDITORIALE

A partire dal concilio Vaticano II e stoto la sua ispirazione, le pratiche sinodali si sono sviluppate nella chiesa a diversi livelli: nella prassi papale, nelle diocesi, nelle comunità ecclesiali. Anche la società cerca nuove forme per governarsi. Papa Francesco ha deliberatamente scelto di interessarsi a questo tema per l’avvenire della chiesa cattolica e l’evangelizzazione, e ha inedito un sinodo sulla sinodalità per l’autunno 2022. Il suo obiettivo è chiaramente quello di rinunciare a un’uniformità artificiale costruita per fini di controllo e di potere, con l’intento invece di incoraggiare l’espressione delle singolarità che oggi lo Spirito suscita nella chiesa e nel mondo1. La ricerca della verità, la rinuncia a imporre all’altro le proprie idee o a screditarlo, a distruggere l’altro o qualsiasi altra cosa, a usare il potere onde soddisfare i propri interessi quali che essi siano, la disponibilità a vivere le tensioni in gioco fra due o più poli, senza scontro né conittualità, costituiscono una grande ricchezza per avanzare meglio insieme, con le dovute sfumature. Tuto questo passa attraverso una chiesa che ascolta il mondo e altresì il popolo che la costituisce e che diventa soggetto della propria storia, ossia che mete ognuno dei suoi membri, senza esclusione, a cominciare dai più poveri, dai più umili, dai dimenticati, al riparo dalle pressioni che su di loro esercitano i potenti. La prospettiva di una chiesa sinodale sembra ampiamente condivisa, come dimostra il documento del 2018 della Commissione teologica  nternazionale, ma bisogna continuare il lavoro teologico per chiarire i princìpi e le scelte pastorali, e isogna anche tradurla in pratica senza farsi sviare. Questo fascicolo di Concilium vuole preparare questo avvenimento essenziale per il futuro della chiesa catolica e sostenere l’iniziativa del romano pontefice nella sua messa in pratica.
Il fascicolo è articolato in tre parti: racconta alcune esperienze di pratiche sinodali della chiesa nel mondo; evidenzia approcci biblici, antropologici e pratici alla realtà sinodale; ore prospettive concrete per fondare e sostenere la vita e la prassi di una chiesa cattolica realmente sinodale. Gli undici articoli non pretendono evidentemente di descrivere appieno la situazione e di fornire una proposta esaustiva: sono semplici tracce che invitano a prendere sul serio il tema della sinodalità, perché non resti un desiderio vano o un ideale di comunione mai sperimentato, ma possa realizzarsi concretamente nella vita quotidiana dei cristiani e della chiesa. Sono una pietra di paragone e un incoraggiamento nel preparare il prossimo sinodo. La prima parte apre il campo di studio e di riessione a partire da alcune pratiche sinodali riuscite – in tempi recenti e a livello locale – in America latina, in Europa e in Asia, e a partire dall’ultimo sinodo vaticano per l’Amazzonia (2019).
Celia Rojas Chávez, suora del Divin Pastore, che ha trascorso ventisette anni fra i popoli maya tseltal e tsotsil, racconta quali sono i frutti dell’esperienza vissuta, a vent’anni di distanza dal terzo sinodo diocesano di San Cristóbal de Las Casas, nel Chiapas (Messico). Descrive l’esperienza ecclesiale di sinodalità di una chiesa autoctona nel contesto maya. Nel bel mezzo di uno scontro armato, questa chiesa ha fato dell’opzione per i poveri e per i popoli indigeni del Chiapas il suo faro. Questo le ha permesso di praticare un giusto discernimento pastorale, scegliendo la costruzione della giustizia e della pace come segni del regno di Dio. […]   



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025853
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

 R. Barile

La vecchiaia,

le età della vita e la liturgia

Studi

 C. Doglio

«Sono stato giovane e ora sono vecchio»

 C. Arice

Anziani, qui e oggi

 R. Franchini

La spiritualità degli anziani

 G . Casarotto

Testimoni e educatori della fede

 C. Franco

Anziani a Messa

 D. Chirc o

I ministri della consolazione

 F. Feliziani K. – M. Gallo

Quando un nonno muore

A mo’ di intervista

 L . Bettazzi – A. Albertazzi

«I vostri anziani faranno sogni»

Schede

 M. Gallo

Papa Francesco e i nonni

 F. Pestelli

La festa dei nonni

Formazione

 A .M. Baldacci – M. Roselli

Ritualità della famiglia

2. Betel, casa di Dio

 U. Patti

L’espandersi disinteressato della vita

2. Cantare

 L . Palazzi – F. Manicardi

Corpo, spazio, rito

2. Immergere

Asterischi

 S . Sirboni

L’OGMR: l’efficacia pastorale

Documenti

 S . Zorzi

«Spiritus Domini»

Cronaca

Segnalazioni

 

EDITORIALE

Riccardo Barile

La vecchiaia, le età della vita e la liturgia

«Godi, o giovane, nella tua giovinezza » (Qo 11,9) perché arriveranno anni nei quali dirai: «Non ci provo alcun gusto» (Qo 12,1). L’anziano si avvia a uscire di scena e il distacco è stato ben espresso in una lettera del card. Biffi: «Mi sento più sradicato. Sono diventato straniero nel mondo di oggi: non riesco neppure più a capire i giornali, pieni di parole che non conosco e di sigle per me indecifrabili [...] la inattualità – una etichetta che talvolta apponevo alle mie pubblicazioni più che altro per civetteria – è diventata sul serio la caratteristica normale dei miei giorni»1. Cristianamente la tradizione dipinge quadri più consolanti. Ad esempio Antonio († 356), padre dei monaci e celebrato da sant’Atanasio († 373): morto a 105 anni, «i suoi occhi erano interamente sani e vedeva bene; dei denti non gliene era caduto neanche uno. I piedi e le mani erano rimasti in salute». Nella vecchiaia risultava come nella maturità quando non era né afflitto né ridanciano, né sconvolto né rallegrato dalla folla, «ma era in tutto uguale a se stesso, come un uomo governato dal Lógos»2. Il quadro considera la vecchiaia come un tesoro di maturità da comunicare in una condizione sana: così Antonio e così tanti anziani della letteratura monastica. Oggi invece molti anziani conoscono la decrepitas, cioè una condizione menomata di vita. Papa Francesco nell’udienza dell’11.3.2015 ha ricordato che «la preghiera degli anziani è un dono per la Chiesa, è una ricchezza», citando Olivier Clément († 2009) ahimè senza il rimando esatto. Spulciando un po’ tra le pubblicazioni di O. Clément, troviamo, ampliata, questa considerazione: «Nell’Oriente cristiano [...] si ama la vecchiaia, perché si pensa che sia fatta per pregare [...]. Una civiltà in cui non si prega più è una civiltà in cui la vecchiaia non ha più senso. Si cammina all’indietro verso la morte simulando la giovinezza: è uno spettacolo straziante [...]. Ogni monaco nel quale l’ascesi ha portato il suo frutto è chiamato in Oriente [...] un “bel vecchio” »3. Un primo approccio alla vecchiaia da parte di Tommaso d’Aquino († 1274) è l’ascolto della sapienza aristotelica: «I vecchi hanno più passato che futuro, per cui vivono più di memoria che di speranza»; sono poco propositivi perché nella vita «hanno sperimentato difficoltà e impedimenti» (I-II, q 40, a 6). Un secondo approccio è nel commento di Tt 2,2-3: «Gli uomini anziani siano sobri, dignitosi, saggi, ecc.». Qui da una parte si ammettono le buone qualità, ma dall’altra si nota che i vecchi tendono al contrario: è quasi naturale che siano increduli «poiché spesso hanno sperimentato di essere stati ingannati»; credendosi sapienti non sono aperti alla novità «e non credono agli altri»; spesso sono tristi e spengono l’amicizia perché «nessuno vuole convivere a lungo con persone tristi»; sperimentano i limiti delle forze e, «se non dispongono di gioie spirituali, ricercano quelle corporali», cioè la lussuria, ecc.4. Un terzo approccio è liturgico: «Quando nella Compieta di quaresima si cantava quel versetto “Non abbandonarci nel tempo della vecchiaia, quando verrà meno la mia forza”, [Tommaso] fu visto di frequente, quasi rapito e assorto in devozione, versare molte lacrime che sembravano tratte dagli occhi della pia mente»5. Oltre le analisi impietose, è la liturgia che dà consolazione. Il presente numero della RPL vuole aiutare ad andare verso una vecchiaia fortificata e consolata dalla preghiera liturgica. Quale liturgia? Tutta, ma in particolare l’ora di Compieta che, nella realtà della fine di una giornata, può simboleggiare la fine della vita. Questa interpretazione non è suffragata dalla normativa in corso, che si limita a caratterizzare l’ora liturgica come preghiera «prima del riposo notturno» e dotata di salmi «adatti a ravvivare specialmente la fiducia in Dio» (PNLO 84, 88); anzi, spesso ci si riferisce solo al giorno dopo. Tuttavia non pochi passi alludono alla vita eterna. L’inno Christe qui splendor et dies nella prima strofa evoca Cristo come luce che illumina i beati con un rimando alla luce della città celeste: «la sua lampada è l’Agnello» (Ap 21,23). Il responsorio «Signore, nelle tue mani affido il mio spirito» (cfr. Lc 23,46) per Gesù è una preghiera che precede la morte. Il cantico di Simeone (cfr. Lc 2,29-32) «cela, come soggiacente, il desiderio di un ritorno a Dio, un’aspirazione simile a quella del cupio dissolvi et esse cum Christo di Paolo (Fil 1,23)»6. Nel secondo schema della domenica, il finale del Salmo 90 può illuminare il fine vita negli ultimi tre versetti 14-16: «Lo sazierò di lunghi giorni e gli mostrerò la mia salvezza»; la lettura di Ap 22,4-5 è chiaramente escatologica e riguarda il paradiso illuminato dalla luce del Signore. Nell’orazione del lunedì si chiede che i germi di bene seminati nei solchi della giornata «producano una messe abbondante», che nella sua ultima accezione è la vita eterna. Il Salmo 129 (De profundis) del mercoledì richiama un perdono personale e una redenzione di Israele che evocano la vita eterna. Il Salmo 15 del giovedì nei vv. 10-11 ha l’interpretazione cristologica della risurrezione e della salvezza escatologica in chi aderisce a Gesù Cristo: «non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione. Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra». La lettura breve del giovedì ammonisce di conservarsi irreprensibili «per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (1 Ts 5,23). Suggestivo anche il Salmo 87 del venerdì con espressioni di abbattimento e fiducia, anche se il v. 11 «Compi forse prodigi per i morti?» impedisce di collocare la preghiera dopo questa vita; più chiara è la prospettiva della orazione: unirsi alla morte e sepoltura di Gesù Cristo «per risorgere con lui alla vita nuova». Più che tante pietose preghiere dell’anziano o per l’anziano, la liturgia con la Compieta istruisce i giovani sulla vecchiaia e consola i vecchi che la stanno vivendo.



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 527"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025860
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

Così credono i giovani

5. Dio a modo mio

(P. Bignardi) 3

I nostri modi di dire

27. «Non cade foglia che Dio non voglia»

1. «Non cade foglia che Dio non voglia» (A. Carrara)

2. La presenza di Dio nel (dis)ordine della storia

(I. Siviglia) 17

3. «Ecce homo»: il privilegio di Pilato (V. Impellizzeri)

Per un pellegrinaggio a piedi

(R. Laurita) 27

Dalla SS. Trinità alla 15ª ordinaria

30 maggio / 11 luglio

Santissima Trinità (M. Mazzeo, D. Piazzi)

SS. Corpo e Sangue di Cristo (M. Mazzeo, D. Piazzi)

11ª domenica ordinaria (M. Mazzeo, E. Appella, D. Piazzi)

12ª domenica ordinaria (M. Mazzeo, I. Siviglia, V. Brunello)

13ª domenica ordinaria (M. Mazzeo, V. Impellizzeri, S. Cumia)

14ª domenica ordinaria(M. Mazzeo, C. Cremonesi, S. Cumia)

15ª domenica ordinaria(M. Mazzeo, A. Casati, V. Brunello)

 

Dio a modo mio

di Paola Bignardi

 I giovani di oggi sono atei? Forse! Sono credenti? Forse! Dove passa il confine tra la fede e l’incredulità? Sono ancora molti quelli che misurano la fede dei giovani in base alla frequenza ai sacramenti o alla presenza alla messa domenicale. Ma questo significa valutare la fede – in alcuni casi misurarla, con i criteri della statistica – sulla base di un modo di credere che appartiene ad un’altra epoca, quando i comportamenti religiosi erano scontati e uniformi. È proprio questa convinzione che sarebbe necessario mettere in discussione da parte di molti, che non riescono a prendere atto che il tempo in cui viviamo è profondamente cambiato e che questo cambiamento ha conseguenze concrete sul piano dei comportamenti attraverso cui si manifesta un diverso pensiero sulla vita e sulle sue dimensioni1. Vi è un mondo giovanile che sta mostrando in concreto gli effetti del cambio d’epoca. Come rispondere a questa situazione che per molti è fonte di sconcerto, oltre che di preoccupazione? Qualcuno si illude che rendendo più rigido l’insegnamento della chiesa e più esigenti le sue proposte sia possibile fermare questo processo, ma l’effetto è distruttivo: da una parte sono sempre più numerosi i giovani che si allontanano; dall’altra, via via che i più giovani se ne vanno, il volto della chiesa assume un aspetto sempre più fuori dal tempo. I giovani ci stanno dicendo che vorrebbero essere credenti in un modo diverso da quello del passato, senza per questo abbandonare l’ispirazione del Vangelo e uscire dai confini di una chiesa che non rinunci ad essere chiesa di oggi. Poiché uno degli indicatori che di preferenza identificano l’essere credenti è la partecipazione alla messa della domenica, mi soffermo a riflettere su di esso. La recente esperienza della pandemia ha messo in evidenza proprio il modo di considerare il rapporto tra la fede personale e la celebrazione domenicale. Al di là di certe reazioni scomposte alla decisione dei vescovi di sospendere le celebrazioni domenicali, si è potuto registrare lo sconcerto di molti adulti per i quali l’impossibilità di partecipare all’eucaristia ha messo in crisi il proprio modo di essere cristiani, mutilato di una possibilità ritenuta – ed effettivamente lo è – fondamentale. Non è stato così per i giovani. Nel corso di un’indagine dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo sugli effetti della pandemia sull’esperienza spirituale, è emerso come le giovani generazioni abbiano trovato modo di pregare diversamente2. La non partecipazione alla messa ha permesso di trovare forme diverse di preghiera; soprattutto ha permesso di elaborare modi diversi di riconoscere il valore dell’eucaristia. Di straordinario interesse è la testimonianza di questo giovane:
Penso che nella nostra vita abbiamo fatto tante messe e io credo che quella presenza viva faccia poi parte di noi. Penso alle persone che sono in Africa e non hanno l’eucaristia tutte le domeniche come noi, cioè noi siamo delle persone super fortunate da questo punto di vista. Credo che quella presenza viva la possiamo portare a casa. Tutte le eucaristie che abbiamo vissuto nella nostra vita sono comunque in noi. Questo giovane, secondo certi canoni tradizionali di valutare la vita cristiana, risulterebbe quasi un infedele! Ma ad uno sguardo meno superficiale, questa testimonianza porta a dire che le forme del credere, liberate dalle rigidità date dalle routines e da pensieri troppo scontati, emergono con una ricchezza di significati inedita, di straordinaria freschezza e profondità. Per giungere a questa libertà, la vita cristiana ha bisogno della libertà dei giovani. Se dal piano della pratica religiosa ci si sposta su quello dei contenuti della fede, e si riflette sull’idea di Dio, non si hanno meno sorprese. Se si chiedesse a un adulto in là con gli anni: «Chi è Dio?», forse risponderebbe che è «l’Essere perfettissimo, Creatore e Signore del cielo e della terra». Questa era la risposta che il Catechismo di Pio X dava alla domanda su Dio. Migliaia di bambini l’hanno imparata a memoria e a distanza di decenni, giunti oggi alla terza età, la saprebbero ripetere esattamente. Forse è stata per loro un punto di riferimento, ma è difficile dire che cosa abbia cambiato nella loro vita. Oggi i giovani alla domanda su chi è Dio non sanno rispondere con una formula, ma con una loro definizione, in cui esprimono la loro sensibilità, la loro vita emotiva, la loro storia personale. Ecco due testimonianze. […]



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Titolo: "Studia Patavina 2021/1"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025877
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

INDICE

Editoriale

5 Working for future. Un impegno che continua nel tempo

Stefano Didonè

FOCUS Sinodi e sinodalità. Il primo millennio

9 Introduzione – Un percorso storico e le sue ragioni

Cristina Simonelli-Silvio Ceccon

15 Atti 15: un inizio di prassi sinodale nella chiesa nascente?

Maurizio Girolami

27 Tra sinodalità e sinodi: la pratica epistolare

Giuseppe Laiti

39 Autonomia e comunione negli antichi sinodi africani (secoli III-V)

Davide Fiocco

53 Pratiche di comunione in area aquileiese: i sinodi tra IV e VI secolo

Giovanni Driussi

71 Una chiesa episcopale agli inizi dell’impero carolingio

Alessandro Scardoni

RICERCHE

85 Introduzione – Discernimento in comunità: un metodo in atto

87 “Discernimento in comunità” Sperimentazione con monitoraggio di un percorso

strutturato di discernimento comunitario. Aspetti antropologici e metodologici

Giovanni Grandi

103 Discernimento in comunità: un metodo in atto. Analisi teologico-pastorale

Assunta Steccanella

TEMI E DISCUSSIONI

117 A servizio di una fede consapevole. La competenza teologica del presbitero

Duilio Albarello

OSSERVATORIO

131 Covid 19 e “linee di faglia”: un futuro da costruire

Davide Girardi

NOTE

143 Luigi Stefanini e Studia patavina

Gregorio Piaia

RECENSIONI

149 Repole R., La chiesa e il suo dono. La missione fra teo-logia ed ecclesiologia (G. Zambon)

152 Di Pilato V., Discepoli della via. Questioni e prospettive sul metodo della teologia (G. Osto)

155 Morandini S., Cambiare rotta. Il futuro nell’Antropocene (G. Trentin)

159 Colombetti E., Etica del perdono (F. De Carolis)

161 Lameri A.-Nardin R., Sacramentaria fondamentale (L. Della Pietra)

164 Frausini G., La teologia del sacramento dell’ordine nell’iter di revisione postconciliare

dei riti di ordinazione (L. Della Pietra)

167 Böhnke M., Lo Spirito santo nell’agire umano. Per una pneumatologia pratica (V. Sottana)

169 Lutero M., Confessione sulla cena di Cristo (M. Galzignato)

SEGNALAZIONI

1. FILOSOFIA

175 Galimberti D., Il dono del desiderio. In dialogo con Bruaire, Lafont e Recalcati (G. Osto)

2. STORIA DEL CRISTIANESIMO

2.1 Moderno e contemporaneo

176 Bini E., Il tempo e la chiesa nel Settecento (L. Bertazzo)

3. TEOLOGIA

178 Collin D., Il cristianesimo non esiste ancora (L. Tonello)

180 Tagliaferri R., “I segni dei tempi”. Una innovazione ecclesiale inquietante e sovversiva

(G. Osto)

181 Aa.Vv., Nuovo dizionario teologico interdisciplinare (G. Zambon)

183 Di Pinto L., Scegliere la vita. Fondamenti biblici della teologia morale (A. Gaino)

184 Tello R., Popolo e cultura (G. Zambon)

186 Di Berardino G., La danza rituale. Dalla pietà popolare alla liturgia (G. Osto)

4. VARIE

188 Tarabochia A. (cur.), Il tempo favorevole. Dall’esperienza della pandemia: parole da

ricordare, per amare la vita (G. Piaia)

191 libri ricevuti

 

 

 

EDITORIALE

Working for future

Un impegno che continua nel tempo

Il cambio del direttore di una rivista non comporta necessariamente il

cambio della linea editoriale della stessa. A maggior ragione se la rivista si

intitola Studia patavina e ha una storia che supera i sessant’anni. L’occasione,

tuttavia, può essere propizia per ripercorrere alcuni passaggi fondamentali

della sua storia e della storia della Facoltà a cui essa è collegata. Com’è

noto ai lettori e alle lettrici, dal 20 giugno 2005, la rivista è espressione della

Facoltà teologica del Triveneto, con tutta la ricchezza di risorse data dalla sua

struttura “a rete”, con quasi 1700 studenti e 300 docenti. Con il passaggio

dal Seminario di Padova alla Facoltà teologica la rivista si è potenzialmente

aperta ai vari Studia dell’intero Triveneto, oltre ai due tradizionali Studia

di Padova (l’Università e il Seminario), il cui incontro ha dato origine alla

stessa. Nel territorio delle Tre Venezie esistono numerosi atenei (Bolzano,

Trento, Trieste, Udine, Venezia, Verona), con i quali sarebbe auspicabile allargare

il confronto sui temi di maggior interesse e attualità scientifica.

In questo progetto di allargamento dei possibili interlocutori della rivista,

le linee-guida sono sempre le stesse che l’hanno accompagnata lungo tutto

l’arco della sua esistenza, a partire anzitutto dalla ricerca del dialogo e dal

desiderio di volerlo ospitare nelle pagine della rivista.

Ricorrere alla parola “dialogo” può apparire oggi un’ingenuità, a motivo

del carattere consunto che ha ogni riferimento a questa dimensione dei

rapporti tra i saperi. Eppure, questo termine esprime l’anima di Studia patavina

fin nei suoi primi passi.
“Il dialogo è un processo che esige

come presupposto necessario e fondamentale

il reciproco riconoscimento”.

Grazie all’opera di Paul Ricoeur oggi sappiamo che anche il dialogo è un

processo che esige come presupposto necessario e fondamentale il reciproco

riconoscimento.

Tale reciprocità, senza sconfinamenti e nel rispetto dell’autonomia dei saperi,

vale anzitutto nel tradizionale rapporto tra filosofia e teologia e giustamente

Gregorio Piaia, nella nota storica pubblicata in questo stesso numero,

ricorda l’ispirazione stefaniniana (aggiungerei anche blondeliana) di tale

rapporto. La trasformazione da Rivista di filosofia e teologia a Rivista di Scienze

religiose segna un ulteriore cambiamento, fino alla piú recente indagine sul

tema del “pratico” e delle “pratiche”, ricerca che ha caratterizzato l’impegno

dei docenti della Facoltà fin dalla sua origine. Lungi dal voler isolare Studia

patavina dal dibattito culturale in una sorta di autoreferenzialità tutta interna

alla teologia, la prospettiva appare a oggi ancora piú come un orizzonte da

esplorare che una vena aurea esaurita. Riguardo al riconoscimento della dimensione

pratica in teologia, giusto dieci anni fa, nell’editoriale del n. 1/2011

l’allora direttore Giuseppe Mazzocato ne tratteggiava il carattere promettente:

L’istanza del “pratico”, come oggi si suol dire, se assunta con la dovuta radicalità,

appare dunque un’istanza feconda dal punto di vista teologico, capace

di mostrare il rilievo del pensiero teologico anche dal punto di vista antropologico.

È un punto di vista che può accomunare la ricerca teologica con

quella filosofica e con quella di ogni scienza che, in vario modo, si occupa

della realtà umana2.

In questi dieci anni la rivista ha ospitato numerosi contributi che testimoniano

della convergenza dei saperi sul tema del “pratico” quale istanza caratterizzante

l’intera esperienza umana. Ricordo anche la ricchezza dei primi

seminari di ricerca per docenti dedicati al tema del pratico, ai quali ho avuto

modo di partecipare personalmente. Questa attenzione alle implicazioni antropologiche

del pensiero teologico non è affatto scontata e forse nemmeno

del tutto chiarita dal punto di vista teorico. L’ispirazione blondeliana della […]



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 526"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025792
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

Così credono i giovani

4. Verso un Dio personale

(P. Bignardi)

I nostri modi di dire

26. «Gesù è sempre presente»

1. Gesù è sempre presente (A. Carrara)

2. La presenza nella risurrezione (+ F.G. Brambilla)

3. Esperienze della presenza del Signore (E. Bolis)

Per una veglia di Pentecoste.

I sette doni dello Spirito

(R. Laurita)

Tempo pasquale 2021

4 aprile / 23 maggio

Domenica di Pasqua (S. Grasso, O. Marson)

2ª domenica di Pasqua (S. Grasso, O. Marson)

3ª domenica di Pasqua (S. Grasso, O. Marson)

4ª domenica di Pasqua (S. Grasso, O. Marson)

5ª domenica di Pasqua (S. Grasso, O. Marson)

6ª domenica di Pasqua (S. Grasso, O. Marson)

Ascensione del Signore (S. Grasso, O. Marson)

Domenica di Pentecoste (S. Grasso, O. Marson)



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Titolo: "Rassegna di Teologia n. 1/2021"
Editore: Collegium Professorum Sectionis Sancti Aloisii
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025822
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

INDICE


STUDI

Vincenzo Anselmo SJ, Il male che distrugge le relazioni nella creazione: una lettura di Genesi 3–6 alla luce della Laudato si’

Dio – Fratello – Genesi – Laudato si’ – Terra

Armando Nugnes, Fraternità: una proposta “cristiana” per il mondo. Fratelli tutti e la questione dello specifico

cristiano della fraternità

Dio Padre – Fratelli tutti – Fraternità – Imago Dei – Specificità cristiana

Carlo Lorenzo Rossetti, Fraternità, Chiesa e religioni. Fratelli tutti, l’utopia katechontica di papa Francesco

Chiesa – Fratelli tutti – Fraternità universale – Katechon – Papa Francesco – Religioni

Simone Duchi, Tra il dire e il fare. Approccio a tre presenze di Dio, per il suo unico Verbo, nell’identico Spirito

Agiografo – Incarnazione – Ispirazione – Parola di Dio – Sacra Scrittura

Fabrizio Fabrizi SJ, Un Dio per l’uomo. La teologia alternativa di Armido Rizzi

Alleanza – Bibbia – Deellenizzazione – Ermeneutica – Rivelazione


Mario Imperatori SJ, Quale nuovo ordine mondiale oggi?

Una provocatoria suggestione teologica nell’attuale dibattito pubblico

Capitalismo della sorveglianza – Dèi delle nazioni – Nuovo ordine

mondiale – Potere – Teologia politica

PROVOCAZIONI

Elena Cuomo, Solo lo sguardo salva. Sulla mercificazione delle donne schiave nelle democrazie occidentali

Annientamento del femminile – Corpo sembiante –Nientificazione dell’umano – Sguardo salvifico – Vittime inermi

Presentiamo un libro

Rocco Pititto, La bellezza del mondo come via alla verità Note a margine di Mostrami il cuore. Concezione poetica e sentimento dell’arte di Ave Appiano

Bellezza – Impegno etico – Mondo – Verità – Viagg io

Daniele De Rosa, Attualità di una donna testimone dell’impegno di Dio per il mondo

Comunità – Confessione – Medico – Mondo – Trinità

Recensioni

Libri ricevuti

 

Care lettrici e cari lettori,

con gioia e riconoscenza mi appresto ad assumere il compito di direttore di Rassegna di Teologia. Certo non è per me una novità lavorare nella rivista. Già da diverso tempo faccio parte del consiglio di direzione e della redazione (caporedattore). Interpreto dunque questo nuovo incarico come conferma e prosieguo dell’impegno e collaborazione già offerti. Come sapete, RdT – che ormai ha alle spalle ben 62 anni di storia – è espressione dell’attività scientifica dei docenti della Sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (Napoli). Al tempo stesso, assieme ad altre due testate (La Civilta Cattolica e Aggiornamenti sociali), la rivista appartiene alla Compagnia di Gesù. Data dunque la sua configurazione, RdT (sebbene non sia previsto dagli Statuti) ha sempre avuto un direttore gesuita. Di fatto, con questa mia nomina, è la prima volta che ciò non si verifica. Un grazie va dunque al P. Roberto Del Riccio SJ, provinciale della giovane Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù, per la stima e fiducia accordatami. Inoltre desidero ricordare i precedenti direttori con cui ho collaborato: Paolo Gamberini SJ, lo stesso Roberto Del Riccio SJ e Mario Imperatori SJ, come anche il personale della rivista (redazione, abbonamenti) e i membri del consiglio di direzione che nel corso degli anni si sono succeduti. Vorrei solo aggiungere che la scelta di un direttore non gesuita non comporta una discontinuità nella storia e nello stile della rivista; e ciò non solo perché la proprietà e la gestione editoriale della rivista appartengono al Collegium Professorum della Compagnia (cf Statuti, art. 1§3), ma anche perché lo spirito che generalmente ha contraddistinto, e che mi auguro continui a contraddistinguere il lavoro dei docenti della Sezione San Luigi, consiste nella compartecipazione responsabile e fattiva al medesimo progetto intellettuale, accademico ed ecclesiale. Personalmente sono del parere che grazie a questo spirito di fiducia, stima e cordialità, la rivista, così come l’istituzione accademica di cui è espressione, potranno continuare ad adempiere quella funzione di mediazione culturale tipica di un pensiero critico, che tiene conto dei luoghi, dei problemi, delle sfide e delle eventuali opportunità che il sapere teologico si trova oggi ad affrontare. A conclusione di questa breve presentazione, vorrei riprendere un’espressione di Riccardo Battocchio, presidente dell’Associazione Teologica Italiana (istituzione a cui RdT è particolarmente legata da una lunga e ininterrotta collaborazione) che credo possa sintetizzare lo spirito con cui mi appresto a iniziare questo lavoro. Nella lettera d’inizio mandato (2019) rivolta ai soci, scriveva: «Siamo insieme per fare teologia, non per altro. Ciò richiede un impegno costante, spesso faticoso, non sempre adeguatamente apprezzato». Sono parole dirette, semplici e senza infingimenti: proprio per questo motivo sento di sottoscriverle. Augurandomi che RdT possa continuare ad essere luogo di ricerca scientifica e di confronto, porgo a tutti un cordiale saluto.

Giuseppe Guglielmi



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025808
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INDICE

Editoriale
Laura Invernizzi
ISRAELE NASCE AL MARE
Germano Galvagno
LA SANTITÀ DI YHWH
RIFLESSA NELLA SANTITÀ DI ISRAELE
Hryhoriy Lozinskyy
I CENSIMENTI: DAI NUMERI
ALLE PROMESSE DIVINE
Gianni Carozza
«TU SEI UN POPOLO CONSACRATO»
Luca Mazzinghi
I POPOLI, RISORSA E TENTAZIONE
Paolo Merlo
IPOTESI SULLE ORIGINI
DEI REGNI DI ISRAELE E GIUDA
Furio Biagini
ISRAELE, POPOLO DISTINTO
Serena Noceti
LA CHIESA, POPOLO MESSIANICO,
AL VATICANO II
Marco Tibaldi
VINCERE I PREGIUDIZI TRA POPOLI
PER SAPERNE DI PIÙ
Marcello Panzanini
Fiero di appartenere al popolo ebraico: Giuseppe Flavio
RILETTURE
Valeria Poletti
Viva la gente
APOSTOLATO BIBLICO
Alessandro Zavattini
I metodi attivi con la Bibbia: La narrazione di R. Tonelli
VETRINA BIBLICA
ARTE
Marcello Panzanini
Un popolo un po’ ribelle: Tintoretto e L’erezione del serpente di bronzo  

 

 Editoriale

Obelunghi Portoghesi. In tutte una divinità traccia, gni popolo elabora e trasmette una pro pria epopea: l’ per i Germani, Eneide per i Romani, I Lusiadi per i I Ni­ accompagna e finalizza il corso della storia. Favorisce la nascita di un gruppo di fedeli per la gloria e la ricchezza. Lo plasma, in genere, a propria immagine e somiglianza (Marte, il dio guerriero per eccellenza, era il padre mitico di Romolo e Remo, fondatori di Roma).
Anche Israele ha condensato in un testo letterario le sue origini “storiche”. Un testo frutto di stratificazioni successive, riscontrabili dietro a incongruenze e contraddizioni. Così quale primo patriarca si indica Abramo, ma i suoi discendenti si penseranno e nomineranno come «figli di Israele» cioè Giacobbe; il nome stesso del popolo appare oscillare tra Israele e Giuda, nel tentativo di far confluire in un unico alveo la storia di due regni o, andando ancor più a ritroso, di dodici tribù. Già fin dagli inizi la coscienza di popolo appare il risultato dell’intreccio di più fili, cercando di costruire e costituire un’unitarietà a posteriori, cioè con il senno di poi, il senno dell’esilio e
del ritorno. A ragion veduta il poeta contemporaneo Yehuda Amichai parla degli Ebrei come di «un popolo geologico con falde / E crolli e strati e lava incandescente».
È dunque impossibile ricondurre o ridurre a una sola immagine (o stereotipo) il popolo di Israele. Dai singoli libri del Pentateuco si può ricavare un tratto distintivo: fecondato (Genesi), liberato (Esodo), santificato (Levitico), computato (Numeri), consacrato (Deuteronomio). Non a caso participi passivi, perché Israele pensa la sua esistenza come risultato dell’agire di quel dio che l’ha scelto per sé.
Nei cinque ritratti non si ritrova alcunché di epico. Israele non ha eroi e non è eroico. I raggi della gloria
lo raggiungono solo come riflessi dello splendore del Signore: il suo braccio lo fa uscire dal grembo marino sottraendolo all’assalto dei nemici; la Legge da lui statuita lo rende invidiabile agli occhi degli altri popoli. Perciò due caratteristiche lo definiscono: è, da una parte, sua «proprietà particolare», bene acquisito per sempre; dall’altra, «regno di sacerdoti» e «nazione santa». Si sente diverso dagli altri, tanto da definirsi quasi sempre am e non goy. Ciò che differenzia Israele dalle altre nazioni sta non nell’epica ma nell’etica; non nell’estensione territoriale ma nell’atteggiamento obbedienziale; non in una particolare statualità ma nella quotidiana santità. Il fatto di essere un popolo privo degli elementi essenziali per gli altri popoli ha permesso agli Ebrei di vivere e sopravvivere con una doppia identità, assimilati ma non assorbiti: perfettamente Italiani, Tedeschi, Francesi e comunque sempre Ebrei, quasi indifferenti al mutare delle coordinate geografiche, e quindi culturali e mentali (la cronaca di questi giorni ci ha fatto scoprire l’esistenza di venti Ebrei in Myanmar o Birmania, discendenti da Ebrei iracheni e indiani giunti al seguito dei Britannici).
Una così articolata e peculiare coscienza di popolo dovrebbe rendere noi cristiani cauti nell’applicarci
la categoria di «popolo di Dio». Soprattutto durante e dopo il concilio Vaticano II si è ricorsi alla lapidaria formula: la chiesa è il popolo di Dio; o, per dirla con il noto biblista Lucien Cerfaux, si è posta «la teologia del popolo di Dio al punto di avvio della teologia della chiesa». Se nel Nuovo Testamento un’operazione simile partiva da una condivisa consapevolezza di far parte dell’unico popolo di Dio, nel tempo purtroppo essa ha giustificato la teologia della sostituzione, imperniata sulla contrapposizione tra vecchio e nuovo popolo, dove ciò che è vecchio va messo in soffitta se non buttato al macero. L’adozione di un più obiettivo e corretto filtro ottico cristologico permette, invece, di cogliere la specificità nostra (popolo messianico ed ecclesia ex gentibus) e la irriducibilità e l’insuperabilità di Israele, a cui Gesù di Nazaret comunque appartiene. Buona lettura, dunque, di questo fascicolo che
dovrebbe aiutare a meglio comprendere e utilizzare una categoria essenziale del Pentateuco e della
Bibbia intera.
Marco Zappella 



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Titolo: "Asprenas n. 4/2020"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025839
Prezzo: € 7.50

Descrizione:

EDITORIALI
Editoriale del fascicolo di marzo
Editoriale del fascicolo di dicembre
STUDI
ADOLPHUS E. AMAEFULE, The Eucharist in Chimamanda Adichie’s Purple
Hibiscus
ANTONIO CASTIGLIONE, Linee del pensiero ascetico-spirituale e morale nella Teosofia di Antonio Rosmini-Serbati
NICOLA DI BIANCO, Myriam di Magdala: l’“apostola degli apostoli”
KEVIN L. FLANNERY, La base aristotelica della legge naturale in Tommaso
d’Aquino
FILIPPO IANNONE, Curia romana semper reformanda. Le riforme postconciliari
SALVATORE INFANTINO, “Il seme che cresce segretamente”. Il veniente regno
di Dio in
Mc 4,26-29
ALESSANDRO SEVERINO, L’ordine della creazione. Riflessioni a partire da
una lettura sinottica della S
umma theologiae e della Laudato si’
NOTE CRITICHE
EUGENIO BASTIANON, La montagna incantata: la narrazione dello sporgersi plurale della psicoanalisi verso Dio
VINCENZO CALABRESE, I Chichester Psalms di Leonard Bernstein. Nostalgia delle radici giudaiche
PASQUALE GIUSTINIANI, Purgatorio senza paradiso? La condizione umana
in una recente raccolta di versi
PASQUALE GIUSTINIANI, La nuova geopolitica del cristianesimo nella stagione di papa Francesco
INDICE DELL’ANNATA LXVII - 2020

RASSEGNE&FIGURE

FRANCESCO DONADIO - JUAN JAVIER FLORES ARCAS, Liturgia e secolarizzazione
GIUSEPPE FALANGA, Pop-Theology per giovani e… non solo
RECENSIONI
ASSOCIAZIONE BIBLICA DELLA SVIZZERA ITALIANA, Matteo. Nuova traduzione ecumenica commentata, a cura di E. Borghi, Edizioni Terra Santa,
Milano 2019 [A. Clemente]
R. BELLARMINO, Le virtù politiche di chi sta al potere, a cura di P. Giustiniani con saggio introduttivo di C. Bianco, Artetetra, Capua (Caserta)
2019 [A. Porretta]
E. BOLIS, L’eucaristia e l’arte di educare. Maestri e testimoni della tradizione
cristiana
, Centro Eucaristico, Ponteranica (Bergamo) 2019 [D. Lanfranchi]
F. BONOMO - S. GEIGER - D. JURCZAK - F. M. T. RYAN (curr.), Liturgia e cultura. Atti dell’XI Congresso Internazionale di Liturgia (Roma, Pontificio Ateneo Sant’Anselmo - Pontificio Istituto Liturgico, 9-11 maggio
2018)
, Editrice Domenicana Italiana, Napoli 2019 [G. Falanga]
J. M. CASTILLO, L’umanizzazione di Dio. Saggio di cristologia, Dehoniane,
Bologna 2019 [E. Scognamiglio]
A. CUCINIELLO, (San) Francesco e i musulmani. Incontro e dialogo, Ananke
Lab, Torino 2019 [E. Scognamiglio]
J. D. G. DUNN, Gli albori del cristianesimo. 3. Né giudeo né greco (2. Un’identità contestata), Paideia, Brescia 2018 [A. Clemente]
R. FIORENTINO, Il teologo legge la Scrittura. Il “principio cristologico” di K.
Rahner e H. U. von Balthasar
, Àncora, Milano 2019 [N. Rotundo]
G. JOSSA, Voi chi dite che io sia? Storia di un profeta ebreo di nome Gesù,
Claudiana Editrice, Torino 2018 [E. Scognamiglio]
W. KASPER, Oltre la conoscenza. Riflessione sulla fede cristiana, Queriniana,
Brescia 22019 [A. Marchesi]
R. MANCINI, Utopia. Dall’ideologia del cambiamento all’esperienza della liberazione, Gabrielli, San Pietro in Cariano (Verona) 2019 [E. Scognamiglio]
M. MARTORANA - R. PASCUAL - V. REGOLI (curr.), Raccolta di saggi in onore
di Marco Arosio
, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum - IF Press,
Roma 2019 [G. Tavolaro]
L. PEYRON, Incarnazione digitale. Custodire l’umano nell’infosfera, Elledici, Torino 2019 [C. Nappo]
R. REPOLE, La Chiesa e il suo dono. La missione fra teo-logia ed ecclesiologia, Queriniana, Brescia 2019 [L. Parente]
E. ROTUNDO, Eucaristia, mistero della fede. Presenza e sacrificio in prospettiva cristologica, Cantagalli, Siena 2019 [G. Falanga]

Indice dell’annata 581
L. SANTOPAOLO, Sogno, segno e storia. Genesi e fenomenologia dell’immaginario in Dn 2-6, Gregorian & Biblical Press, Roma 2019 [G. Castello]
U. SCHNELLE, Paolo. Vita e pensiero, edizione italiana a cura di S. Franchini, Paideia, Brescia 2018 [L. Gasparro]
D. VITALI, Diaconi. Che fare?, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2019
[C. Nappo]


SCHEDE BIBLIOGRAFICHE
G. AMORTH con S. H. SZNURKOWSKI, Maria e Satana. Il testamento mariologico del grande esorcista, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano)
2018 [G. Fasano]
A. ANGELUCCI - M. BOMBARDIERI - A. CUCINIELLO - D. TACCHINI (curr.),
Chiesa e islam in Italia. Incontro e dialogo, Dehoniane, Bologna 2019
[E. Scognamiglio]
L. ANTINUCCI - E. SCOGNAMIGLIO, Il sogno dell’unità. Il cammino teologico delle Chiese. Storia, teologia, spiritualità, evangelizzazione, Elledici,
Torino 2018 [E. Di Maio]
J. ASSMANN, Verso l’unico Dio. Da Ekhnaton a Mosè, traduzione di M. Serra, il Mulino, Bologna 2018 [E. Scognamiglio]
A. ASCIONE - F. DEL PIZZO, Cosa c’è tra noi? Il bene che ci unisce, AVE,
Roma 2019 [A. Clemente]
PH. BAUDASSÉ, Il dono in tutti i suoi stati. Piccola spiritualità del dono, trad.
G. Piccinno, Editrice Domenicana Italiana, Napoli 2019 [A. Clemente]
K. BERGER - C. BITTLINGER, Il canto della croce. Perché l’amore è più forte,
Prefazione di H. Bedford-Strohm, Queriniana, Brescia 2020 [A. Clemente]
M. J. BORG - J. D. CROSSAN, Il vero Paolo. Visionario radicale o icona conservatrice?, Claudiana, Torino 2018 [A. Landi]
A. M. CAIAZZO (cur.), Sentinelle della speranza. Volti ed esperienze di umanità in carcere, Dehoniane, Bologna 2018 [B. Leonardo]
P. CIACCIO, Bibbia e cinema, Claudiana - Emi, Torino - Bologna 2018 [A.
Ascione]
E. CIBELLI, Per una teologia del fondamento, Aracne, Canterano (Roma)
2019 [P. Giustiniani]
H. F. CIPRIANI, Schiudi le mie labbra. Le vie della preghiera ebraica, Prefazione di A. U. Piperno, Giuntina, Firenze 2018 [E. Scognamiglio]
F. COMINA e G. LOSURDO con Á. HELLER, Il demone dell’amore. La grande filosofa al cospetto di un sentimento che infiamma, Gabrielli, San
Pietro in Cariano (Verona) 2019 [E. Scognamiglio]
C. CRUCIANI, Fiori e liturgia. L’arte floreale nell’anno liturgico, Paoline, Milano 2019 [G. Falanga]
S. ESPOSITO (cur.), In attesa del “nuovo” Messale. Come accogliere la terza edizione italiana del Messale Romano, Elledici, Torino 2020 [O. Rinaldi]

P. GIUSTINIANI, Soldi e preghiere. Attualità economico-teologica di Antonio
Genovesi
, Rubbettino, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2020 [R. M. Formicola]
S. GIVONE, Quant’è vero Dio. Perché non possiamo fare a meno della religione, Solferino, Milano 2018 [F. De Carolis]
G. JEANGUENIN, Al diavolo le superstizioni!, Paoline, Milano 2019 [A. Clemente]
E. KITZINGER, Il culto delle immagini. L’arte bizantina dal cristianesimo
delle origini all’iconoclastia
, traduzione di R. Garroni, Meltemi, Milano 2018 [E. Scognamiglio]
J. P. HEBEL, Storie bibliche, a cura di C. Ossola, Leo S. Olschki, Firenze
2020 [G. Di Palma]
E. M. LOZANO, Le radici della preghiera. Esercizi di vita spirituali, Dehoniane, Bologna 2019 [G. Foria]
F. MOTTOLA, Gli editoriali di “Parva Favilla” (1933-1969), Tomo I (1933-
1951) e Tomo II (1952-1971), a cura di F. Milito, Rubbettino, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2019 [F. De Carolis]
M. NARO, Introduzione alla teologia, Dehoniane, Bologna 2020 [E. Cibelli]
D. NEGRO, Parrocchia: lavori in corso. La sfida del cambiamento, Paoline,
Milano 2018 [A. S. Meseda]
F. OCCHETTA, Ricostruiamo la politica. Orientarsi nel tempo dei populismi,
San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2019 [E. Ngamasana Sanduku]
M. PAGANO, Cassiodoro e la sua famiglia. Il Viviarum. Nuove ricerche storico-archeologiche), Belle Epoque, Napoli 2020 [F. Duonnolo]
Y. PALLAVICINI, I cinque pilastri. Fondamenti del culto musulmano, Introduzione di M. E. Croce, Conclusioni di I. A. C. Ferreo, Paoline, Milano 2019 [E. Scognamiglio]
A. PAUL, Immortalità o risurrezione? Affacciarsi oggi sull’oltrevita, fra utopia
e fede
, Queriniana, Brescia 2019 [F. Battaglia]
PSEUDO TOMMASO D’AQUINO, La pietra filosofale, a cura di P. Giustiniani,
saggio introduttivo di C. Bianco, Artetetra, Capua (Caserta) 2019 [A.
Clemente]
I. PUNZI, I quattro codici della vita umana. Filialità, maternità, paternità,
fraternità
, San Paolo, Milano 2018 [J. Gonçalves Ferreira]
J. P. RUBIO SADIA, La transición al Rito romano en Aragón y Navarra. Fuentes, escenaios, tradiciones, Editrice Domenicana Italiana, Napoli 2018
[G. Falanga]
L. SAPIENZA, Paolo VI. Un uomo che tende le mani, San Paolo, Cinisello Balsamo (Milano) 2019 [O. Rinaldi]
A. STEINSALTZ, L’anima (Schulim Vogelmann 210), traduzione di A. L.
Callow e C. N. Coen, Giuntina, Firenze 2018 [E. Scognamiglio]
W. SUMANI, On fire with praise. The Canticle of the Three Servants in the
Fiery Furnace (Dan 3,56-88) as an Easter Hymn
, Pontificio Istituto Liturgico - Editrice Domenicana Italiana, Napoli 2018 [G. Falanga]
E. VIVIANO, Proclamare la Parola. Il ministero del lettore nella liturgia, Paoline, Milano 2018 [G. Falanga]
E. VIVIANO, Vestire è servire. Casula e stola: storia e significato, Paoline, Milano 2019 [G. Falanga]
F. YOUNG, Possessione. Esorcismo ed esorcisti nella storia della Chiesa cattolica, Carocci, Roma 2019 [E. Campisano]
LIBRI RICEVUTI
INDICE DEGLI AUTORI
INDICE DEL FASCICOLO 2/2020
INDICE DEL FASCICOLO 3/2020
INDICE

 

 

Il periodo attuale della pandemia e le modalità di affrontarlo, di viverlo e d’interpretarlo mutano sulla base delle nostre sensibilità, della cultura, degli interessi e dell’età. Forse c’è un unico aspetto che ci accomuna: la speranza che termini presto per poter tornare alla “vita normale”. Indubbiamente l’auspicio è condivisibile, non senza, però, aver svolto un’adeguata riflessione che ci aiuti a riprendere la “vita normale” allontanandoci dalle superficialità, dalle indifferenze, dagli stili sbagliati di prima. Occorrerebbe una parola “saggia”, “autorevole”, tale da innescare in ciascuno la consapevolezza che il tempo non va consumato, bensì gustato, valorizzato, apprezzato. Parafrasando il Qohelet, possiamo dire che “c’è un tempo per seminare e uno per mietere”, ma tra questi due momenti si dipana un lasso nel quale si può “crescere”, perché a che cosa servirebbe mietere se quanto è stato seminato non ha prodotto qualcosa?
Questo è l’orizzonte di senso che suscita la lettura compiuta da
SALVATORE INFANTINO di un testo quale Mc 4,26-29, ricco di suggestioni e fonte di interessanti riflessioni sul senso della speranza trascendente, sul rapporto nostro con il futuro e soprattutto con una crescita operosa in cui far sviluppare il rapporto agapico con Dio.
È nell’oggi di questa storia, così dolorosa ma pur sempre ricca di sorprese, che siamo chiamati a gettare le fondamenta della relazione con Dio. Stimolante, allora, risulta l’ampio contributo di
ANTONIO CASTIGLIONE, dal titolo Il paradigma spirituale e politico di Antonio Rosmini e la Teosofia. Partendo dai presupposti metafisici, l’autore ci aiuta a cogliere la strutturale dimensione politica dell’etica teologica e filosofica del Roveretano, per il quale non solo tra teologia ed etica, ma anche tra quest’ultima e la filosofia esiste una coimplicazione essenziale, per conferire alla politica quel solido innesto antropologico e ontologico di cui ha bisogno per non ridursi a mera gestione di compromessi e potere.

Il terzo studio che presentiamo contiene il testo della relazione di KEVIN L. FLANNERY, professore emerito di Filosofia nella Pontificia Università Gregoriana, tenuta il 7 marzo 2019 in occasione della Lectio Thomae nella nostra Sezione. Il tema, La base aristotelica della legge naturale in Tommaso d’Aquino, è lungi dall’essere astrattamente accademico. L’autore sostiene:
«Siccome la legge della natura, specialmente in quanto a essa obbediscono queste altre creature, è in effetti una pluralità di leggi – le leggi del movimento, per esempio, sono distinguibili dalle leggi che governano la riproduzione –, nell’indicare che la legge naturale è radicata nella legge della natura, Tommaso è in grado di mostrare che non solo la legge naturale può includere molti precetti, inclusi quelli che corrispondono alle inclinazioni naturali, ma anche che essi dipendono da un unico principio fondamentale della razionalità: “il bene deve essere fatto [e perseguito], il male deve essere evitato”» (p. 434). Tale principio di razionalità è Dio stesso.
La nota critica di
PASQUALE GIUSTINIANI tratta un recente volume di Luigino Rossi, La geopolitica di Francesco. Missione per l’ecumene cristiano, nel quale si rileva la necessità per l’Occidente di ricollocarsi in un contesto mondiale in cui sono emersi altri grandi protagonisti che reclamano di dire la propria. Rossi individua nel soft power una strategia che può consentire all’Occidente di non soccombere, perdendo tutto il positivo. Per soft power egli intende il recupero delle radici cristiane e dei suoi valori, da proporre con umiltà dialogante. In questo percorso, egli considera fondamentale l’apporto di papa Francesco, in una linea di continuità con la storia del magistero e dell’azione diplomatica della Santa Sede negli ultimi decenni.
Proprio al recupero delle radici, in questo caso culturali e religiose, si colloca l’altra nota critica, di
VINCENZO CALABRESE, sul grande musicista ebreo Leonard Bernstein, con il suo invito alla fraternità universale sulla spinta dei
versi dei Salmi. Infine, proponiamo in
Rassegne&Figure i due densi interventi di FRANCESCO DONADIO e JUAN JAVIER FLORES ARCAS sul volume Liturgia e secolarizzazione di Carmine Matarazzo.
Chiudo con questo fascicolo il mio triennio di direzione della Rivista. Nel congedarmi dai lettori, confesso di aver lavorato sempre, insieme a tutta la Redazione, per il meglio, animato dal desiderio di offrire stimoli, prospettive e riflessioni a vantaggio del nostro pubblico. Credo di essere stato ripagato, perché
Asprenas è, attualmente, una delle riviste teologiche più seguite. Lascio quindi il testimone al nuovo direttore, con l’auspicio di raggiungere altri e prestigiosi traguardi.
GAETANO DI PALMA



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Titolo: "Servizio della Parola - n. 525"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025747
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

Così credono i giovani

2. Dio? Un ricordo!

(P. Bignardi)

I nostri modi di dire

25. «Vincere la tentazione»

1. Spunti sul senso moderno

del «vincere la tentazione» (A. Carrara)

2. Beato l’uomo che sopporta la tentazione (A. Montanari)

3. Il travaglio di chi lotta con la tentazione (L. Pinkus)

Il sorprendente incontro con Dio

(R. Laurita)

Tempo di Quaresima 2021

17 febbraio 2021

3 aprile 2021

Mercoledì delle Ceneri (S. Grasso, R. Laurita)

1ª domenica di Quaresima (S. Grasso, R. Laurita)

2ª domenica di Quaresima (S. Grasso, R. Laurita)

3ª domenica di Quaresima (S. Grasso, R. Laurita)

4ª domenica di Quaresima (S. Grasso, R. Laurita)

5ª domenica di Quaresima (S. Grasso, R. Laurita)

Domenica delle Palme (S. Grasso, R. Laurita)

Giovedì santo (R. Laurita)

Venerdì santo (R. Laurita)

Veglia pasquale (R. Laurita)



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Titolo: "Rassegna di Teologia n. 4/2020"
Editore: Collegium Professorum Sectionis Sancti Aloisii
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025785
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

FOCUS
Francesco Donadio, Sullo «spirito» dell’Enciclica
Fratelli tutti. Una lettura del Proemio
Cura – DisCernimento – responsabilità – sogno – soliDarietà
STUDI
Andrea Villafiorita Monteleone, Spunti ecologici
nell’itinerario di antropologia biblica della Pontifcia
Commissione Biblica
antropologia – bibbia – eCologia – lauDato si’ – relazione
Enrico Cattaneo SJ, Una rilettura della Lettera di Barnaba alla luce della categoria di “testamento” (diathk)
alleanza – Cristo – israele – nuovo popolo – passione – terra promessa – testamento
Secondo Bongiovanni SJ, Corpo, spirito, mondo. L’esperienza emergente in Francisco J. Varela
autopoiesi – enazione – emboDieD minD – esperienza umana
– Francisco varela
Veronica Petito, Sul male e la libertà. Note a partire da
Immanuel Kant
esperienza interiore – intenzione morale – libertà – male
radicale – origine
Francesco Malaguti, La concezione di Dio nella mistica
flosofca di Ibn al-‘Arab (1165-1240). Un’analisi teoretica
e comparativa
epistemologia – FilosoFia Comparativa – islam – metaFisiCa – suFismo

PROVOCAZIONI
Giacomo Costa SJ, Tante sponde, lo stesso mare. Nuovi
cammini di ecologia integrale per il Mediterraneo
Dialogo religioso – eCologia integrale – papa FranCesCo – Fratellanza – meDiterraneo
PRESENTIAMO UN LIBRO
Marco Vitelli, Ipazia di Alessandria e Sinesio di Cirene:
un rapporto interculturale in un’età di intolleranza. A proposito di un libro recente
Cristianesimo - interculturalità - ipazia - paganesimo - sinesio
Recensioni
libri ricevuti
Indice generale dell’annata 2020
Indice tematico dell’annata 2020



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Titolo: "Concilium - 2021/1"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025761
Prezzo: € 10.00

Descrizione:

Indice


Gianluca Montaldi – Catherine Cornille
Daniel Franklin Pilario, Editoriale
Abstracts
I. Chiesa e teologia di frontiera
1. Una visione globale
1.1 Anna Staropoli, Lo scarto delle periferie del mondo:
pietra angolare e fessura di infinito

I/ Le periferie dello scarto e la cittadinanza globale
II/ La trasformazione dei conitti: due simboli,
la porta e la piazza
III/ Due casi-studio di mediazione comunitaria
dei conitti a Palermo
1/ Il mercato dell’usato all’Albergheria
2/ Mediazione comunitaria nel rione rurale di Danisinni
IV/ Conclusioni: La pedagogia sognante
1.2 Sharon A. Bong, Incontrare lo straniero
ai cancelli d’ingresso. Verso una teologia dell’ospitalità
femminista-postcoloniale

1.3 Carlos Mendoza-Álvarez, Attraversare frontiere,
creare altri mondi possibili.
Per una teologia decoloniale della migrazione

I/ Un grido globale: la migrazione a mobilità forzata
II/ Decolonizzare le frontiere
a partire dalle resistenze dei popoli migranti
III/ L’interculturalità come chiave epistemologica
IV/ Il paradigma teologico dell’incarnazione
come migrazione umano-divina
1.4 Giovanni Giorgio,
Inforg: quale confine tra natura e tecnica?
I/ Una rilettura analitica del cammino della tecnica
II/ Una nuova ontologia e una nuova etica
III/ Un ambientalismo olistico
1.5 Stan Chu Ilo, Teologia come attraversamento
dei confini. Insegnamenti da un ostello per rifugiati

I/ Oltre i limiti dell’identità e dell’alterità
II/ La chiesa come ospedale da campo senza confini
III/ Teologia come attraversamento di confini:
una danza sacra con Dio
2. L’Europa e il Mediterraneo come “case study”
2.1 Michelle Becka – Johannes Ulrich,
L’Europa al confine. Ambiguità e dinamiche
della gestione europea dei confini

I/ Separare, delimitare, escludere
II/ La breve strada che va da Schengen a Dublino
III/ Confini orizzontali e confini verticali
IV/ Conclusione
2.2 Cettina Militello,
Il futuro (cristiano?) dell’Europa
I/ Quale futuro per l’Europa?
II/ Un futuro cristiano?
III/ Ripartire da dove?
2.3 Zoran Grozdanov, Noi, il popolo (cattolico):
è il populismo che sta sabotando il cristianesimo?
Uno sguardo dall’Europa orientale

I/ Assunti teologici cristiani e ascesa del populismo
II/ Conclusione
2.4 Valerio Corradi, Il Mediterraneo
come spazio di riconoscimento interculturale

I/ Un contesto multiforme e in movimento
II/ La sfida del riconoscimento
III/ Il protagonismo possibile della società civile
e dei soggetti intermedi
IV/ Per concludere: un nuovo modo
di pensare il Mediterraneo
2.5 Giuseppina De Simone,
Una teologia dal Mediterraneo
Premessa
I/ Una questione di confini: tra storia e narrazioni
II/ Che cosa c’entra la teologia?
III/ La storia come “luogo teologico”: fare teologia in contesto
IV/ Per una teologia nel contesto del Mediterraneo
V/ Il Mediterraneo come “luogo teologico”
3. Epilogo
Crispino Valenziano,
Arte, confine oltre i confini
II. Forum teologico
1. Kristof K.P. Vanhoutte, Scritto da dei buoni…
approvato da delle scimmie.
Una critica alla narrazione del covid-19

2. Alberto Dal Maso, Cos’abbiamo imparato, in liturgia,
uscendo dalla comfort zone? Nuovi scenari possibili
per dei riti messi alla prova del confinamento
I/ Officiare “a porte chiuse” una messa clericale:
inerzia o regressione?
II/ Trasmettere messe “digitali”: futuro realizzato o fascinazione acritica?
III/ Celebrare, oltre la sola missa, nelle chiese domestiche: spiragli di apertura
1/ «Dio abita nelle case, nelle strade, nelle piazze» (EG 71)
2/ Una pluralità di espressioni liturgiche da rivalutare
IV/ Niente sarà più come prima? Il dovere di discernere e… ricomporre

 

Editoriale

In maniera implicita o esplicita, frontiere e confini hanno sempre custodito un profondo significato teologico. Il confine è, da un lato, uno strumento per definire un’identità tracciando una linea di demarcazione fra sé e gli altri, ma, dall’altro lato, può anche essere esperito come un’occasione di scambio. Da un punto di vista antropologico, costituisce sia una limitazione sia un punto di partenza. A causa di questa ambiguità, si
deve prestare un’attenzione particolare alla fragilità di quanti vivono “ai margini”, ovvero «in territori magici» (Gloria Andalzúa). Inoltre, oggigiorno osserviamo un cambiamento profondo nell’esperienza esistenziale del “confne”. Le ragioni sono molteplici: i problemi legati al cambiamento climatico, l’accesso ad acqua potabile e aria non inquinata, le dierenze nello sviluppo e nelle risorse economiche e finanziarie, l’instabilità politica e la violenza stanno spingendo sempre più persone in tuto il mondo a varcare delle frontiere. Questi spostamenti potrebbero delineare una nuova umanità e una nuova coabitazione, nella quale le risorse religiose e spirituali di ciascun individuo e di ciascun gruppo possano avere il proprio ruolo. Di conseguenza, la teologia è profondamente coinvolta in questa rifessione, ma è pure chiamata a intraprendere un dialogo con altre discipline.
La consueta conferenza annuale di Concilium avrebbe dovuto tenersi per il 2020 a Palermo, in collaborazione con la Facoltà teologica palermitana e con la Società italiana per la […]



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Titolo: "Parole di Vita"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025754
Prezzo: € 4.50

Descrizione:

INIDCE 

Editoriale 

Cristiano D’Angelo 

«ALLA TUA DISCENDENZA IO DARÒ QUESTA TERRA» (GEN 12,7) 

Ombretta Pettigiani 

UNA TERRA DA ESPLORARE E DA ABITARE

Simone Paganini 

GUARDARE LA TERRA E RISPETTARE LA TORÀ NEL DEUTERONOMIO 

Dionisio Candido 

NEI LUOGHI DELLA SALVEZZA 

Donatella Scaiola 

DALL’ALLEANZA ALLA CREAZIONE DELLA TERRA 

Annalisa Guida 

QUELL’IMPASTO DI TERRA CHIAMATO UOMO 

Furio Biagini 

LA TERRA È DEL SIGNORE 

Giacomo Violi 

LA «TERRA SANTA» TRA BIBBIA E PIETÀ POPOLARE 

Marco Tibaldi 

IL PENTATEUCO NELLA SCUOLA: LA TERRA 

PER SAPERNE DI PIÙ 

Marcello Panzanini 

L’ombelico del mondo: Madaba e la sua carta geografica 

RILETTURE 

Valeria Poletti 

Terre promesse 

APOSTOLATO BIBLICO 

Alessandro Zavattini 

I metodi attivi con la Bibbia: i laboratori minori 

VETRINA BIBLICA 

ARTE

Marcello Panzanini 

L’ultima visione: Testamento e morte di Mosè, della Cappella Sistina 

 

 

EDITORALE 

Cinque lettere e dieci significati: così «ter­ra» nel vocabolario di italiano della Trec­cani. Una simile polisemia, benché più ristretta, si individua scorrendo l’Indice della pagina accanto: con lo stesso sostantivo ci si può riferire a un territorio specifico, al pianeta su cui viviamo, alla superficie terrestre e al suo suolo. Non si tratta di un arbitrio o di un limite della lin­gua italiana. Pure l’ebraico prevede un solo termine per realtà diverse o non identiche: il paese di Israe­le e il globo terrestre (nonché il mondo sotterraneo dei non esistenti) sono definiti dal medesimo so­stantivo (erez). E a ragion veduta: al pari di ogni al­tro popolo, Israele concepisce e vive la propria terra come la Terra; pensa la seconda a partire dalla pri­ma. Il dono di un territorio su cui insediarsi e da cui trarre sostentamento precede la creazione dell’u­niverso. Questo fascicolo inizia dunque presentan­do i testi in cui si mette a fuoco la relazione tra il popolo e la sua terra, prima promessa (Genesi), poi esplorata (Numeri), infine conservata a determina­te condizioni (Deuteronomio). I brani legati ai pa­triarchi sono testi fondanti, perché fondano il dirit­to (pure giuridico) che il popolo avrà a risiedere in quei luoghi; ma sono anche testi eziologici, perché offrono la ragione per cui sia capitata in sorte una regione per lo più brulla e aspra. Alla categoria del dono gratuito si affianca (o subentra) quella del pos­sesso condizionato: il primo si può perdere se il po­polo decide di non rispettare la Torà. Anche la mo­dalità di acquisizione muta (o si sdoppia): i patriar­chi procedono per negoziazione pacifica, le schiere di Israele per annessione militare. 

Tra i due poli, dono gratuito e possesso condizio­nato, si muovono pure i racconti dei primordi, pen­sati come proiezione su scala universale di una vicen­da particolare. Il Dio che assegna al suo popolo un luogo dove abitare mette le premesse al Dio che col­loca la prima coppia dell’umanità in un giardino col­tivabile: promette e dona la terra, l’uno; crea i cieli e la Terra, l’altro. La disobbedienza alla Torà, che pro­vocherà la perdita dell’indipendenza territoriale, di­ venta chiave di lettura della cacciata dal giardino delle delizie: in ebraico, il medesimo verbo significa osser­vare e preservare, servire e lavorare, aventi come og­getto indifferentemente la Legge o la terra. Così che la ricchezza di un territorio dipende non dal rigo­glio del suolo, ma dalla religiosità del popolo che lo abita e dallo stile con cui questi vi dimora. Si radica qui il dibattito, vivace ancora oggi, sulla in­dispensabilità di risiedere in un determinato paese e all’interno di un’entità statuale per risultare pie­namente fedeli alla volontà del proprio Dio: co­sa rende “santa” una terra? La sua intrinseca sacrali­tà oppure quella di chi vi adempie i comandamenti? 

L’interrogativo investe non solo il mondo ebrai­co, con risposte più diversificate e trasversali di quanto si possa immaginare, ma anche l’ambito cristiano. Le chiese hanno avuto un rapporto com­plesso con quei territori, subendo i condiziona­menti di contingenze storiche e fluttuazioni teologiche. Lo stanno a dimostrare anche solo cer­te scelte terminologiche. Il Pentateuco affianca al sostantivo «terra» il verbo «giurare», con Dio qua­le soggetto, sottintendendo che essa viene sicura­mente data. Avere prediletto la dicitura «terra pro­messa» ha da una parte spiritualizzato l’immagine (secondo la lettura tipologica che ne dà la Lettera agli Ebrei), dall’altra ha sciolto il nesso (indissolu­bile nel Pentateuco) tra Israele e la sua terra, ren­dendola sinonimo di chimera mai raggiungibile. Lo stesso si dica per l’altra dicitura: quella che in ebraico è, alla lettera, «terra del santo» (Dio? il po­polo?), diventa «santa» e significativa, ma in quanto attraversata da un membro di quel popolo. Questa fluttuazione (e manipolazione) terminologica si ri­verbera sul piano della toponomastica: come chia­mare quella regione, indefinita già sul piano stret­tamente geografico? 

Insomma, il fascicolo aiuta a entrare in un tema complesso e meno scontato di quanto si potrebbe immaginare. Dunque, buona lettura. 

Marco Zappella



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025778
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

Editoriale

2 M. Belli

La nuova traduzione del Messale

tra ironia e parodia

Spigolature

5 Uno sguardo alla realtà … con un sorriso

Studi

7 P. Tomatis

«Basta il libro!»

12 A. Grillo

Purché sia «valido»!

17 V. Trapani

«Si fa quel che c’è scritto!»

22 D. Messina

«L’importante è leggere!»

27 A. Giardina

«Basta un tavolo e un leggìo!»

32 P. Chiaramello

«Signore e Signori…»

37 S. Noceti

«Faccio io, no tu no!»

44 V. Gatti – G. Orsini

«Adesso vi spiego tutto»

49 M. Ferrari

«Con questo Messale

non si prega più!»

Formazione

54 A.M. Baldacci – M. Roselli

Ritualità della famiglia

1. Famiglia e chiesa

61 G. di Berardino

L’espandersi disinteressato della vita

1. Camminare

67 l. Palazzi – F. Manicardi

Corpo, spazio, rito

1. Abitare

Asterischi

73 S. Sirboni

Messe e orazioni per varie necessità

Inserto on line

Preghiere dei fedeli per il T.P

 

 

 

Editoriale Manuel Belli

La nuova traduzione del Messale
tra ironia e parodia

Paul Watzlawick è noto per aver scritto La pragmatica della comunicazione umana, uno dei testi fondatori dell’approccio sistemico in psicologia.
Al lettore italiano è tuttavia disponibile un libretto molto interessante e semi-serio dal titolo Istruzioni per rendersi infelici (edito da Feltrinelli): l’autore tesse un elogio paradossale dell’importanza dell’infelicità e offre una sorta di manuale per costruirsi una vita infelice. Per leggere il libro di Watzlawick servono un paio di ingredienti.
Il primo è una grande dose di ironia: evidentemente la sottolineatura del valore dell’infelicità e il genere letterario del manuale sono solo due espedienti letterari per porre la questione della felicità, di cui si fa una sorta di parodia. La parodia è uno stile interessante: strappando un sorriso e ingigantendo comicamente le questioni, è capace di porre i problemi sotto angolature originali. Nel sostenere comicamente che l’infelicità è necessaria alla società e che occorre fare di tutto per conservarla, lo psicologo propone un’efficace posizione del problema di una strutturale irrisolutezza dei meccanismi sociali, ma nella logica di un superamento.
La seconda premessa necessaria alla lettura è l’autoironia: il libretto, con una scrittura leggera e simpatica, affronta questioni spinose, stili di comportamento consolidati, urgenze di cambiamenti che potrebbero indisporre il lettore che abbia preventivamente blindato la propria personalità, precludendo ogni possibile cambiamento. Per chi si pensa in uno stato di perfezione quasi angelica o per chi ormai è sceso a patti con ciò che lo fa soffrire e preferisce uno stato di accettabile tristezza piuttosto che il rischio di una debordante gioia, le ironie di Watzlawick potrebbero suonare quasi come dissacranti.
Ma veniamo a noi. Era un pomeriggio di febbraio particolarmente piacevole, di quel periodo dell’anno scorso dove nessuno sospettava ancora che di lì a poco si sarebbe parlato di contagiati, terapie intensive, DPCM e lockdown. Ci siamo ritrovati come redazione per progettare questa annata: il 2021 doveva essere l’anno dell’uscita della traduzione del nuovo Messale.
Tutta l’editoria cattolica era con il fato sospeso per poter produrre testi e sussidi in simultanea con l’uscita dell’atte-so libro liturgico, e anche noi non volevamo mancare all’appuntamento, per onorare il compito di offrire un taglio pastorale-liturgico della questione.
Ma, vuoi la leggerezza del periodo, vuoi che tanti avevano già messo mano a scrivere commenti e a offrire riessioni sull’argomento, vuoi che già era in programma un numero tematico della rivista nel 2020, ci siamo sentiti un po’ dei «piccoli Paul Watzlawick»: perché non concederci qualche spazio di ironia e di parodia? E così è venuto il titolo di questo fascicolo, facendo eco al libretto del noto psicologo: «Il Messale: istruzione per non farlo funzionare».
Penso che per leggere le pagine che seguiranno servano gli stessi ingredienti necessari alla lettura del testo di Watzlawick. Prima di tutto un pizzico di ironia. Vorremmo sfatare la famosa battuta che tutti sanno sui liturgisti, dimostrando che al contrario dei terroristi anche con noi si può trattare e persino scherzare. L’ironia è capace di parrhe¯sía: sa cogliere nel segno e offrire spazi di riessione senza essere pedante o polemica.
Ma vorrei dire senza ironia ciò che invece nei titoli degli articoli sarà proposto in modo più simpatico: una nuova traduzione di un libro liturgico non risolve il problema della riforma liturgica. Una fortunata formula sintetica di Chauvet sostiene che nel rito «ciò che […]



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Titolo: "Rassegna di Teologia n. 3/2020"
Editore: Collegium Professorum Sectionis Sancti Aloisii
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025594
Prezzo: € 13.00

Descrizione:

FOCUS

Giovanni Di Napoli, Terza edizione italiana del Messale

Romano. Dono e kairos per riscoprire il linguaggio, la

forza e la grazia del celebrare

Calendario - Eucologia - Liturgia - Messale - Traduzione

STUDI

Angelo Biscardi, L’eucaristia: apprendistato efficace

della vita cristiana

Apprendistato - Efficacia (sacramentale) - Eucaristia - Iniziazione

- Performatività

Antonio Sabetta, Realismo dell’incarnazione, realismo

sacramentale. La controversia di Lutero sulla presenza reale

di Cristo nel sacramento dell’altare tra il 1527 e il 1528

Cristologia - Lutero - Presenza reale - Sacramento - Santa Cena

Carlo Manunza SJ, Ascoltare e accogliere la Parola secondo

l’Apocalisse di Giovanni e 4 Esdra. Differenze nella recezione

attesa di due testi apocalittici

Adam - Creazione - Ecologia integrale - Genesi - Laudato si

NOTE E DISCUSSIONI

Severino Dianich, Virtualità ermeneutiche di un racconto

Cristologia - Ermeneutica - Immaginazione - Narrazione – Transdisciplinarietà

Massimo Nardello, La legittimità e il ruolo della teologia

cristiana nel contesto pubblico. In dialogo con la visione di

David Tracy

David Tracy - Dialogo - Ermeneutica - Teologia pubblica - Laicità

PROVOCAZIONI

Ciro Costagliola, Superare la paura. Riflessioni dalla

quarantena

Fede - Fragilità - Pandemia - Paura - Speranza

Presentiamo un libro

Leonardo Lepore, Ritratto a tutto tondo: Acab re d’Israele

Carlo Lorenzo Rossetti, Il dinamismo della speranza

cristiana. A proposito di un libro sull’escatologia di H. de

Lubac



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025716
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Teologia e spiritualità del camminare

Editoriale: Il cammino, un paradigma per «dire» Dio e l’uomo

PAOLO GAMBERINI

«Deus viator». Un nuovo paradigma per «dire» Dio

GILBERTO DEPEDER

Imparare camminando. L’esperienza di Gesù

SERENA NOCETI

«Quelli della Via»: chiesa in cammino

MARTINO SIGNORETTO

«Andare» e «stare». Dalla creazione alla Gerusalemme celeste

NIKLAUS KUSTER

Pellegrinaggio e missionarietà. San Francesco e la strada

MARIACLARA ROSSI

Pellegrine medievali

PAOLO ASOLAN

Il camminare e i giovani. Motivazioni sociologiche

GIANROMANO GNESOTTO

Uomo camminante. L’esodo come paradigma antropologico

MARTINO SIGNORETTO

I pellegrinaggi urbani. Recarsi a Gerusalemme nelle proprie città

Documentazione: Alla ricerca della terra perduta - I vagabondi di tutti i tempi (Fabio Scarsato)

Invito alla lettura (Fabio Scarsato)

 

 

Editoriale

Il cammino, un paradigma per «dire» Dio e l’uomo

Secondo le Scritture, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe è un Dio sempre in cammino. Anche Israele, il popolo eletto, si comprende come «identità dinamica», le cui radici storiche e spirituali sono associate all’esperienza di un «arameo errante», di un uomo cioè che del camminare aveva fatto un tratto distintivo del suo essere nel mondo (cf. Dt 26,5-9). Lo stesso Gesù visse buona parte del suo ministero pubblico in cammino sulle polverose strade della Terra del Santo. Dopo la risurrezione, egli non abbandonò i panni dell’homo viator, ma si presentò come un viandante, in cammino sulla strada che da Gerusalemme conduceva a Emmaus, in compagnia di due discepoli, cui svelò la sua identità (cf. Lc 24,13-35). La missione di Paolo di Tarso, l’Apostolo delle genti, non sarebbe comprensibile senza considerare il suo infaticabile cammino sulle strade dell’impero romano per portare l’annuncio evangelico sino ai confini della terra (cf. At 1,8). Numerosi pellegrini, nel corso dei secoli, intrapresero lunghi viaggi per visitare i «luoghi santi», lasciando preziose testimonianze su ciò che avevano visto, insieme ad appassionanti racconti del loro percorso interiore. Nell’accezione spirituale del «camminare», la tradizione cristiana annovera autentici capolavori: basti ricordare l’ Itinerarium mentis in Deum di san Bonaventura o la Salita del monte Carmelo di san Giovanni della Croce. Se dall’ambito teologico e spirituale si passa a considerare l’apporto della letteratura, il quadro si arricchisce di altri contributi memorabili, pagine che hanno lasciato una traccia profonda nell’immaginario collettivo. Opere come l’Odissea, l’Eneide e la Divina Commedia hanno posto al centro della narrazione il «cammino» dei rispettivi protagonisti, delineando in tal modo un paradigma per la comprensione dell’uomo e del mondo. L’homo viator è stato anche oggetto di numerosi studi e analisi da parte di antropologi, storici, filosofi e sociologi, che hanno vivisezionato il fenomeno e la pratica del «camminare». Nel nostro tempo, poi, sono sempre più numerosi coloro che, attraverso l’esperienza del cammino, scoprono (o riscoprono) la dimensione dello «spirito». In alcuni casi, il camminare assume addirittura una funzione terapeutica e di recupero dei valori più autentici della vita, spesso offuscati dai ritmi frenetici del mondo moderno. Il camminare, dunque, è un’esperienza che attraversa i tempi, i luoghi e le culture, ma forse proprio per questo rischia di non essere compreso e spesso finisce per essere relegato tra le cose ordinarie, quindi ovvie della nostra quotidianità. La realtà è ben diversa, come ha rivelato anche il Covid-19, che ha imposto numerose limitazioni alla vita personale e sociale, non ultima la possibilità di muoversi liberamente. Il camminare, nelle sue declinazioni (pellegrinaggio, vagabondare, migrazioni, ecc.), non è soltanto un movimento nello spazio, cioè lo spostamento da un luogo a un altro, né può essere circoscritto alla sola dimensione fisica – il camminare con i piedi –, ma coinvolge dimensioni profonde dell’humanum, come il pensiero, la riflessione, il modo di intendere e vivere la vita, la possibilità di instaurare e coltivare relazioni. Da non trascurare, inoltre, un fatto importante: dall’azione del camminare deriva anche un linguaggio fatto di parole e simboli con cui sono narrate le vicende delle nostre esistenze e l’avventura dell’umanità intera, secondo un codice espressivo facilmente comprensibile, perché universale. Ma il fenomeno e la pratica del camminare rappresenta, anzitutto, una realtà con cui la comunità ecclesiale deve confrontarsi in modo intelligente e propositivo. In un mondo che cambia, la «chiesa in uscita » è chiamata a ripensare il proprio modello di evangelizzazione e servizio, anche in merito a questa feconda categoria antropologicoteologica che coinvolge o almeno interessa molte persone, soprattutto le giovani generazioni, spesso refrattarie ad altre modalità di annuncio e proposta. Il contributo del fascicolo si pone in questa linea, senza alcuna pretesa di esaustività, ma nella speranza di offrire un quadro articolato che aiuti il lettore a cogliere diversi aspetti di questa realtà – il camminare – che possiede ancora la capacità di provocare gli uomini e le donne del nostro tempo, facendo intuire la possibilità di un’esperienza da cui trarre preziose indicazioni nella ricerca di una dimensione “ulteriore” di senso. Il fascicolo si apre con un articolo di Paolo Gamberini, «Deus viator». Un nuovo paradigma per «dire» Dio. La Bibbia non propone una concezione statica della trascendenza divina, rivela invece il carattere dinamico ed evolutivo del rapporto di Dio con le realtà create. A partire dal mistero dell’uomo-Dio, Gesù di Nazaret, lo sguardo si estende a tutto il cosmo, che «geme e soffre» in attesa di «entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,19-22). Seguendo i passi di Gesù lungo le strade della Galilea e delle regioni circostanti, in riva al lago e sul monte, fino in Giudea e a Gerusalemme, è possibile a mettere a fuoco il mistero d’amore da cui tutto trae origine: la sua obbedienza filiale al Padre. Gilberto Depeder, Imparare camminando. L’esperienza di Gesù studia i tratti fondamentali di tale esperienza, individuati mediante la presa in esame dell’effettivo cammino di Gesù, secondo la testimonianza del racconto di Marco. Lo studio di Serena Noceti, «Quelli della Via»: chiesa in cammino mette in evidenza come il «non ancora», che segna la natura della comunità ecclesiale, fosse ben presente nella percezione dei primi cristiani. Il nome con cui erano conosciuti – «quelli della Via» (At 9,2) – rifletteva l’autocoscienza della chiesa delle origini: pellegrini e forestieri su questa terra e in cammino verso la patria futura. Il tema del cammino, della via, del percorso di vita non riduce il proprio significato all’idea del bivio, che si presenta man mano che la vita mette l’uomo di fronte alle scelte etiche. Il contributo di Martino Signoretto, «Andare» e «stare». Dalla creazione alla Gerusalemme celeste inserisce i motivi dell’«andare» e dello «stare» in un orizzonte più ampio, rappresentato dall’intera narrazione biblica. L’esperienza del camminare segnò l’esperienza umana e spirituale del Poverello di Assisi che seppe trasformare «la strada» in luogo e occasione di testimonianza evangelica. Approfondisce questa dimensione francescana l’articolo di Niklaus Kuster, Pellegrinaggio e missionarietà. San Francesco e la strada. Lo studio di Mariaclara Rossi, Pellegrine medievali, ricorda che il camminare non è un’esperienza solo al maschile. Nel corso della storia molte figure femminili, più o meno note, si sono avventurate sui sentieri e le strade del loro tempo, lasciando testimonianze preziose sui luoghi visitati e sul modo in cui esse hanno vissuto i loro viaggi. Il mondo giovanile guarda con profondo interesse al camminare, in modo particolare al pellegrinaggio. Si tratta di un fenomeno complesso che interroga la comunità cristiana, chiamata a orientare questa pratica in termini che siano educativi della persona e in vista dell’annuncio cristiano. Su questi aspetti riflette Paolo Asolan, Il camminare e i giovani. Motivazioni sociologiche. Nella tradizione biblica, un testo più di altri è connotato dal motivo del cammino, inteso come esperienza di Dio nel mondo e nella storia: il libro dell’Esodo. Il percorso del popolo eletto indica simbolicamente il cammino della vita, la parabola dell’esperienza umana, il passaggio continuo da una condizione all’altra dell’esistenza. In altri termini, il cammino di Israele assurge a cifra comprensiva della stessa condizione umana, come sostiene Gianromano Gnesotto, Uomo camminante. L’esodo come paradigma antropologico. Trattando di pellegrinaggi, il pensiero corre subito alle tre peregrinationes maiores: Gerusalemme, Roma e Santiago de Compostela. L’articolo di Martino Signoretto, I pellegrinaggi urbani. Recarsi a Gerusalemme nelle proprie città, si sofferma invece sul pellegrinaggio con riferimento a mete «minori», più vicine e accessibili. Spesso si tratta di itinerari intra muros che riproducono, su piccola scala, alcuni dei luoghi o monumenti più importanti dei grandi itinerari tradizionali. Nella Documentazione, a cura di Fabio Scarsato, sono riportati i testi di due autori, un poeta e un filosofo, accomunati dal riferimento al tema del «camminare». La scelta è ispirata dal desiderio di offrire un orizzonte di riflessione quanto mai ampio e differenziato, un modo per dimostrare come lo stesso tema si possa affrontare da prospettive e sensibilità diverse, ma sempre con profondità e intelligenza, laicamente e religiosamente. Fabio Scarsato propone anche l’ Invito alla lettura, un approccio ragionato alla vasta bibliografia sul «camminare», tema che nel corso degli ultimi anni ha attirato l’interesse di studiosi ed esperti di varie discipline. Particolare attenzione è dedicata alle esigenze dei lettori che si accostano a questo tema con sensibilità e attese diverse, nell’intento di avviare un percorso di approfondimento personale, muovendo dalle suggestioni offerte dagli autori, che hanno contribuito alla realizzazione del presente fascicolo.

Buona lettura!



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Titolo: "Credere Oggi"
Editore: Edizioni Messaggero
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025815
Prezzo: € 6.75

Descrizione:

Editoriale: Nuovi scenari

ENZO PACE

Lo stato della fede cattolica in Italia

DAVIDE GIRARDI

La fede nel Nord Italia

VINCENZO BOVA - DANIELA TURCO

La fede nel Sud Italia. Il caso della Calabria

ALESSANDRO CASTEGNARO

I giovani e la fede. Un nuovo modo di credere

ROBERTA RICUCCI

«Questione migranti» e identità religiosa degli italiani

LUIGI BERZANO

Le spiritualità «non religiose»

PAOLO ASOLAN

Quale pastorale della fede in Italia? Un’introduzione al tema

DOMENICO PIZZUTI

La chiesa nelle periferie sociali: Scampia

ROBERTO REPOLE

L’esperienza del Covid-19 come possibilità per riettere

Documentazione: La parola di Dio nel futuro dell’Europa (C.M. Martini)

Giovani in cerca di senso. Alcune evidenze di ricerca

(A. Castegnaro)

 

Editoriale

 Nuovi Scenari

 

«Non possiamo non dirci cristiani», affermava Benedetto Croce.

«Non possiamo non dirci cattolici», avrebbe dichiarato la grande maggioranza

degli italiani fino ad alcuni decenni fa, parafrasando il filosofo.

Per lungo tempo, fu questa la percezione degli italiani nei confronti

della loro religione “di nascita”. Il cattolicesimo, infatti, rappresentava

il modo naturale e immediato di sentirsi religiosi degli italiani, i quali

pensavano alla religione solo attraverso di esso. A partire dal secondo

dopoguerra, però, la situazione iniziò a cambiare. Ma è soprattutto con

gli anni Ottanta del secolo scorso che l’Italia si scoprì “meno cattolica”,

ritrovandosi in un paesaggio religioso sempre più “plurale” e in rapido

mutamento: alle minoranze storiche già presenti (ebraiche, protestanti

e ortodosse) si aggiunsero nuove fedi, alcune delle quali totalmente

inedite.

Se, come osserva il sociologo Enzo Pace, «il cattolicesimo è stato e

continua, in parte anche oggi, a essere la cornice culturale della maggioranza

degli italiani», nella società odierna, certamente più “laica”

delle generazioni precedenti, sono intervenuti profondi mutamenti che

rendono quanto mai necessaria un’articolata riflessione sulle nuove dinamiche

del credere in Italia. Già da tempo, gli studiosi parlano di

eclissi del senso di Dio, del sacro o della religione, in un mondo secolare

(o post-secolare), in cui l’indifferentismo e l’agnosticismo sembrano

caratterizzare anche il panorama religioso italiano, sebbene in misura

diversa rispetto ad altri paesi occidentali. Mentre «piccoli atei crescono»

(Franco Garelli), a testimonianza del delicato rapporto delle giovani

generazioni con le religioni istituzionali, avanza l’individualismo religioso

che si esprime spesso in forme esasperate di “fai da te”, rivelando

una diffusa tendenza a mettersi in proprio in campo etico e religioso.

Emergono così modi autonomi di credere, sganciati dai confini tradizionali

delle religioni storicamente più radicate, all’interno dei quali

guadagnano interesse e consenso le «spiritualità senza Dio» (Luigi

Berzano). Detto altrimenti, si assiste all’affermarsi di un fenomeno

che non manca di esercitare un forte impatto sul modo di intendere

e vivere il rapporto con la dimensione spirituale: il sacro non è più

monopolio esclusivo delle istituzioni religiose, ma è ormai diventato

un ambito aperto alla libera – e perciò plurale – ricerca del soggetto

credente (Paolo Asolan).

Lo stesso papa Francesco si esprime in modo inequivocabile sullo

scenario che caratterizza il nostro tempo, distinguendolo nettamente

da un passato neppure troppo lontano: «Non siamo più in un regime

di cristianità perché la fede – specialmente in Europa, ma pure in gran

parte dell’Occidente – non costituisce più un presupposto ovvio del

vivere comune, anzi spesso viene perfino negata, derisa, emarginata e

ridicolizzata»1.

In questo panorama religioso, così cangiante e sfuggente, vive e opera

la comunità ecclesiale. Avviata sui sentieri della nuova evangelizzazione,

«la chiesa in uscita» non può più far affidamento esclusivo su stili e

processi di evangelizzazione che hanno “funzionato” in passato, ma superando
 la logica del “si è fatto sempre così”, deve anzitutto comprendere

le profonde trasformazioni dei nostri giorni, farne oggetto di riflessione

alla luce del vangelo e dei segni dei tempi, e trarne le debite conclusioni.

Consapevole della grande portata delle novità che caratterizzano

il nostro tempo, il papa argentino ha più volte ricordato che «oggi non

viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca»2.

In questo comune sforzo di intelligenza dei tempi nuovi e dei mutamenti

che li caratterizzano, si inserisce il presente fascicolo dedicato

alla fede e alla spiritualità degli italiani. Il cambiamento nel credere

in Italia è già stato oggetto di inchieste, analisi e pubblicazioni, più o

meno recenti. Numerosi e qualificati sono i contributi offerti soprattutto

dalla sociologia della religione, insieme a riflessioni di natura

più teologica e pastorale. Senza alcuna pretesa di esaustività e nella

consapevolezza della complessità delle diverse situazioni, «CredereOggi»

affronta la questione del rapporto tra gli italiani e il credere, assumendo

un approccio pluridimensionale, secondo lo stile proprio della rivista.

Alcune tematiche emergono con forza, mentre altre rimangono in sospeso

o sono soltanto accennate: ciò che interessa è individuare i nodi

problematici delle questioni trattate, cogliere le principali tendenze in

campo religioso in Italia oggi e negli ultimi decenni, offrendo spunti

per una discussione più “informata” e “riflessiva” su un aspetto fondamentale

della vita di un popolo e di un paese, vale a dire il rapporto

con la dimensione religiosa e spirituale dell’esistenza.

Il fascicolo si apre con un contributo di Enzo Pace, Lo stato della

fede cattolica in Italia. A partire dal secondo dopoguerra, in Italia si

sono verificati mutamenti profondi circa il modo d’intendere e vivere

le credenze e le pratiche che la chiesa cattolica propone. Le ricerche più

recenti pongono in evidenza un contesto in rapida evoluzione, […]





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Titolo: "Servizio della Parola - n. 524"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025549
Prezzo: € 7.00

Descrizione:

INDICE

Così credono i giovani

2. In che cosa credono i giovani?

(P. Bignardi) 3

I nostri modi di dire

24. Dio ci mette alla prova 11

1. Dio ci mette alla prova (A. Carrara) 12

2. Una comunità di discepoli di Gesù

affronta la prova (F. Manzi) 17

3. L’interpretazione della “prova di Dio”

nell’Antico Testamento (G. Boscolo) 22

Epifania.

Una celebrazione con bambini e ragazzi

(R. Laurita) 27

Dalla 2ª dopo Natale alla 6ª ordinaria

3 gennaio 2021

14 febbraio 2021 41

2ª domenica dopo Natale (A. Guida, G. Osto) 43

Epifania del Signore (A. Guida, G. Osto) 61

Battesimo del Signore (A. Guida, G. Osto) 79

2ª domenica ordinaria (M. Mazzeo, R. Del Riccio, V. Brunello) 97

3ª domenica ordinaria (M. Mazzeo, G. Canale, V. Brunello) 118

4ª domenica ordinaria (M. Mazzeo, E. Borgna, V. Brunello) 140

5ª domenica ordinaria (M. Mazzeo, R. Bichi, D. Fidanza) 161

6ª domenica ordinaria (M. Mazzeo, C. Torcivia, D. Fidanza)



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Titolo: "Rivista di Pastorale Liturgica"
Editore: Queriniana Edizioni
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025570
Prezzo: € 6.00

Descrizione:

INDICE

Editoriale

 P. Sorci

La lezione della pandemia

Studi

 D. Balocco

La trascendenza in una stanza

 L. Monti

Pregare nella sofferenza:

dai salmi a Gesù

 E. Mazzon

La corporeità medicina dell’anima

 C . Arice

Visitare gli infermi

 R . Grimaldi

Visitare i carcerati

 M. Gallo

Chi benedice colui che benedice?

 R . Barile

Le parole dei riti

Esperienze

 G. Ghisolfi

Celebrare con i carcerati

Formazione

 M. Gallo

Schede

6. Preghiere e messe di guarigione

 G. Tornanbè

Pietà popolare e liturgia

6. Nuova evangelizzazione e pietà popolare

Sussidi e testi

 R. Barile

Dalla Parola alla intercessione

2. Preghiere dei fedeli

per la Quaresima

Segnalazioni

Indice 2020

 

EDITORIALE

Pietro Sorci

La lezione della pandemia

Quando fu progettato e programmato questo fascicolo della rivista nessuno prevedeva lontanamente quanto sarebbe successo nei primi mesi del presente anno con il Covid 19, che ha costretto centinaia di milioni di persone, credenti e non credenti di tutto il pianeta, alla quarantena e all’isolamento. La sofferenza si è fatta sentire particolarmente dai cristiani di ogni confessione per i quali riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale è costitutivo del loro essere chiesa. Essi sono stati costretti a rinunciare alle assemblee liturgiche, con l’impiego dell’intera corporeità e di tutti i codici del rito: raduno, ascolto, parola, canto; esercizio dei sensi: vista, tatto, olfatto, gusto; gestualità, atteggiamenti del corpo, movimenti processionali, offerta, comunione. La sofferenze si è fatta sentire particolarmente nell’impossibilità di celebrare i riti della Pasqua, epifania del corpo ecclesiale, con tutte le manifestazioni della pietà popolare che in questi giorni pullulano in tutto il nostro paese, soprattutto nell’Italia meridionale. I pastori si sono adoperati con grande fantasia, non sempre illuminata, per la verità – portare per le strade da soli l’ostensorio con il Santissimo Sacramento benedicendo chi si affacciava dalla finestra (?), e trovate simili – per rendere possibile un minimo di partecipazione, presiedendo assemblee virtuali, rappresentate da qualche ministrante e offrendo a chi voleva la possibilità di seguire in streaming la celebrazione della liturgia delle Ore e soprattutto quella dell’eucaristia domenicale e quelle del triduo pasquale. La dolorosa esperienza ci ha costretto ad aprire gli occhi sul fatto che le situazioni di sofferenza e di povertà che richiedono un adattamento creativo della liturgia non sono estranee a nessuno, e costituiscono una straordinaria lezione per i casi contemplati dal presente fascicolo. Premesso che non c’è soltanto la messa e che la partecipazione consapevole, attiva e piena, interiore ed esteriore alle azioni liturgiche, costitutiva della liturgia, che è azione di Cristo e della chiesa, in forza dell’iniziazione è diritto e dovere di ogni battezzato, che per ritus et preces entra nel mistero pasquale contenuto di ogni celebrazione, per cui la celebrazione esige la presenza partecipe dell’assemblea, l’impossibilità fisica di partecipare pienamente
non esime dal ricorrere a tutti i mezzi che non pregiudichino la natura della liturgia – azione di Cristo mediatore tra Dio e gli uomini, che attraverso azioni simboliche rituali attua il suo mistero pasquale – e siano rispettose delle persone. Perciò, fatta salva la liberta di Cristo, che in forza dell’incarnazione rispetta certamente la grammatica ecclesiale e rituale, ma non è costretto dentro di essa e, in presenza della fede, può comunicare se stesso e il suo Spirito anche prescindendo dai riti, è dovere della comunità cristiana facilitare in ogni modo la partecipazione possibile, in ogni situazione, venendo incontro in modo particolare a coloro che a causa di limitazioni sono in situazione di sofferenza: detenuti, disabili, malati di depressione, malati di Alzheimer, malati terminali, inventando i modi più adatti per renderli soggetti attivi. Le celebrazioni presiedute da papa Francesco viste in televisione con la traduzione simultanea nel linguaggio dei non udenti costituiscono un incoraggiamento ad osare. Ciò che conta è la convinzione del dovere che ha la Chiesa di venire incontro a tutte le umane povertà. Il rituale dell’Unzione e della Cura pastorale degli infermi offre in proposito una lezione di metodo, quando afferma che i malati, qualunque sia lo stato della loro infermità, non sono soltanto oggetto di cure, ma hanno nella chiesa una missione da compiere e una testimonianza da offrire: rammentare a chi è in salute che ci sono beni essenziali e duraturi da tener presenti, e che solo il mistero della morte e risurrezione di Cristo può redimere e salvare questa nostra vita mortale (SUCPI 3). Questo principio vale per tutti coloro che si trovano in situazione di particolare disagio, soggetti a qualunque limitazione e povertà: essi sono soggetti attivi della chiesa. Da ciò deriva il diritto a un adattamento della liturgia alla loro particolare situazione. Il rituale raccomanda poi di prestare attenzione, nella celebrazione con gli infermi, allo stato di prostrazione e agli alti e bassi del loro fisico, anche nel corso della medesima giornata o di una stessa ora. Proprio per questo sarà possibile, secondo i casi, abbreviare la celebrazione (SUCPI 40a) e adattarla alla situazione se il malato è degente in ospedale, e gli altri infermi della sala o della corsia rimangono del tutto estranei alla celebrazione (ibid., 41). Sono tutti suggerimenti preziosi che valgono pure per gli altri casi di sofferenza.

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Titolo: "Studia Patavina 2020/3"
Editore:
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025587
Prezzo: € 11.00

Descrizione:

Sommario

 

Editoriale

I. MALAGUTI Giustizia ed economia. Per la costruzione di una civiltà di pace

Focus Giustizia ed economia. Per la costruzione di una civilta di pace

M. NICOLETTI Per una storia del concetto di oikos

V. NEGRI ZAMAGNI L’economia tra competizione e cooperazione: uno sguardo dal passato al futuro

G. GOISIS Oltre la globalizzazione. Etica ed economia

L. BRUNI Le molte dimensioni della cruna e del cammello.

Cristianesimo ed economia in prospettiva storica

Temi e discussioni

G. BOZZA Come gestire i beni temporali della chiesa. Alcune provocazioni a partire dal pensiero francescano

G. MAZZOCATO La forma incondizionata della volontà e la totalità dell’amore. Attualità teologica della teoria di Kant sulla morale

S. DUCHI Angelo e diavolo: ipotesi per un’elaborazione culturale del dramma tra grazia e libertà

Notiziario

P. ZAMPIERI Vita della Facoltà

Recensioni e segnalazioni

Libri ricevuti

ABSTRACT

MICHELE NICOLETTI, Per una storia del concetto di oikos. Il saggio ripercorre alcune tappe

della storia del concetto di oikos, non solo nell’antica Grecia, ma nel lungo periodo. La “casa”

(oikos, domus, casa, Haus), infatti, è l’unità fondamentale della vita associata, la base materiale,

sociale, culturale, della società dal neolitico alla rivoluzione industriale. Dalla rivoluzione francese

in poi si assiste a un declino della dimensione “domestica” come dimensione sociale cruciale

e, paradossalmente, all’affermarsi della dimensione della economia (oikonomia) extradomestica,

ossia del mercato in ogni sfera dell’agire umano. Oggi vi è un ritorno di interesse per la dimensione

dell’oikos che può rivelarsi fecondo, se non dimentica il fatto che l’oikos tradizionale era

caratterizzato da profonde disuguaglianze tra uomini e donne e tra liberi e servi (pp. 417-432).

For an history of the concept of oikos. This essay outlines some phases in the history of the

concept of oikos not only in Ancient Greece but also in long historical periods. The “house”

(oikos, domus, casa, Haus) is in fact the fundamental unit of social life, the material, social,

cultural basis of society from the Neolithic Age to the Industrial Revolution. From the French

Revolution onwards we observe the decline of the “domestic” character as a crucial social dimension

and paradoxically the affirmation of the extra-domestic aspect of the market economy

(oikonomia) in every sphere of human action. Today there is a resurgence of interest in the

dimension of oikos which can be fruitful if we do not forget that the traditional oikos implied

deep inequalities between men and women and between free men and serfs.

 

VERA NEGRI ZAMAGNI, L’economia tra competizione e cooperazione: uno sguardo dal passato

al futuro. Il saggio si propone in primo luogo di spiegare le radici dell’economia moderna

come economia di mercato volta al bene comune (economia civile) e la sua deriva capitalistica

(economia politica). In secondo luogo, viene analizzata la forma cooperativa d’impresa come

alternativa all’impresa capitalistica, discutendone le potenzialità e i limiti storici. In terzo luogo,

si mostra come la congiuntura degli ultimi trent’anni, che ha registrato le difficoltà crescenti

di un capitalismo fortemente deregolamentato, o “turbo-capitalismo”, nel mantenere l’economia

mondiale su un sentiero di stabilità inclusiva, faccia rinascere la necessità di rilanciare

un paradigma economico piú cooperativo, in cui allo scambio di equivalenti si accompagni la

reciprocità (pp. 433-444).

The economy between competition and cooperation: a view from the past to the future. This

article starts with an overview of the birth of the modern market economy as a civil economy

aimed at the common good and its drift towards a capitalist economy where individual profit

making is given central place inside the corporation. The birth of the cooperative form of enterprise

in the middle of the XIXth century was a way of contrasting the negative externalities

of capitalism, but for various reasons cooperative enterprises have remained marginal. The last

part of the article argues that the worsening of the perverse effects of “turbo-capitalism” in the

last thirty years can give more chances to cooperative enterprises and other civilly responsible

enterprises to flourish.

 

GIUSEPPE GOISIS, Oltre la globalizzazione. Etica ed economia. Il contributo inizia con un’indagine

sul significato della globalizzazione, distinta dal “globalismo”, progetto ideologico e

“narrazione”. Gli interrogativi riguardano la situazione odierna della globalizzazione: spenta, o

inceppata temporaneamente? S’illustra poi una nuova caratteristica del capitalismo: il controllo

e la sorveglianza universale; di fronte alla riduzione delle libertà personali e all’accrescersi delle

disuguaglianze, anche per la circolazione di Covid-19, si chiariscono alcune urgenti istanze

dell’uma nità contemporanea, che esigono un rigoroso apprendistato riflessivo e un’integrazione

etica dell’economia, via diversa da ogni scorciatoia moralistica. Infine, si delineano alcune prospettive

per una ripresa del cammino, in vista di un futuro sostenibile per l’uomo e la terra

(pp. 445-457).

Beyond globalization. Ethics and economics. This contribution begins analyzing the meaning

of globalization as differing from “globalism”, ideological plan and story-telling. The questions

regard the current situation of globalization which is now put out or temporarily blocked. Then

the paper goes on describing a new feature of capitalism: its universal control and supervision.

Considering the reduced individual liberty (also due to Covid-19 epidemics) this paper

enlightens the urgent demands of today’s mankind leading to a deep reflection and an ethic

integration of economy differing from any moralistic shortcut. Finally this paper outlines a few

points of view for the reopening of a route looking forward to an eco-friendly future for man

and the earth.

 

LUIGINO BRUNI, Le molte dimensioni della cruna e del cammello. Cristianesimo ed economia in

prospettiva storica. Il capitalismo somiglia sempre piú a una religione, una religione che, in Occidente,

ha preso il posto del cristianesimo, volando, come il cuculo, nel suo nido. Il capitalismo ha

sempre avuto un rapporto complesso con l’umanesimo cristiano. Tanto si è scritto e discusso sulla

pretesa natura cristiana dello spirito del capitalismo (Weber, Fanfani). Dimenticando che dire che

il capitalismo sia in qualche modo ‘cristiano’ è tautologico, essendo qualcosa nato e cresciuto in

Europa, e quindi nella cristianità. Le cose piú interessanti cominciano invece ad affiorare quando

proviamo a porci domande ‘seconde’ e ancora poco esplorate: che cosa del cristianesimo è entrato

nel capitalismo? Che cosa è rimasto fuori? Come è entrato? Questo saggio è un tentativo di dare

qualche prima risposta a queste domande (pp. 459-472).

The multi-dimensions of the needle-eye and the camel. Christianity and economy in a historical

view. Capitalism resembles more and more a religion. A religion that, in the West, has taken the

place of Christianity, flying, like the cuckoo, into its nest. Capitalism has always had a complex

relationship with Christian humanism. Much has been written and discussed on the alleged

Christian nature of the spirit of capitalism (Weber, Fanfani). Forgetting so to say that capitalism

is somehow ‘Christian’ is tautological, being something born and raised in Europe, and therefore

in Christianity. The most interesting things, on the other hand, begin to surface when we try to

ask ourselves ‘second’ and still little explored questions: what has entered into capitalism about

Christianity? What is left out? How did he get in? This paper is an attempt to give some initial

answers to these questions.

 

GIORGIO BOZZA, Come gestire i beni temporali della chiesa. Alcune provocazioni a partire dal

pensiero francescano. Papa Francesco spesso ribadisce come i beni della chiesa devono essere usati

per annunciare il Regno di Dio e non utilizzati a discapito delle persone e dei valori evangelici.

Il pensiero francescano, sul tema della ricchezza e sulla gestione dei beni, ha una lunga tradizione

di pensatori che sono riusciti a conciliare la scelta di povertà volontaria con l’esigenza di vivere

nel mondo e accogliere ciò che la Provvidenza affidava loro. Alcuni principi, come la verità,

la libertà, la fraternità e il bene comune, che hanno guidato la riflessione dei Minori su questi

temi, dando vita a istituzioni profetiche come i monti di pietà, potrebbero aiutare le parrocchie,

le diocesi, gli ordini religiosi e la chiesa tutta nell’intraprendere un serio discernimento sull’uso

dei beni (pp. 473-485). thought. Pope Francis often insists on using the Church riches to preach God’s reign. They

cannot be used to the detriment of people and of evangelic aims. On the theme of richness and

its management the Franciscan thought has had a long tradition among scholars who succeeded

in reconciling the choice of voluntary poverty with the need of living in the world accepting what

Providence entrusted to them. A few principles like truth, freedom, brotherhood and common

good has guided the Friars Minor’s reflection on these themes and helped to found prophetic

institutions like “monti di pietà” which could help parishes, dioceses, religious orders and all the

church in considering a wise use of ecclesial properties.

 

GIUSEPPE MAZZOCATO, La forma incondizionata della volontà e la totalità dell’amore. Attualità

teologica della teoria di Kant sulla morale. L’articolo approfondisce quel tratto del pensiero

morale kantiano che va sotto il nome di “formalismo”, mostrandone una sua pur parziale verità.

La verità sta nel fatto che la categoricità dell’imperativo morale è obiettivamente legata alla sua

formalità e che tale formalità deriva dal fatto che esso ha come oggetto l’io. Ciò che si impone

categoricamente alla coscienza morale dell’uomo riguarda infatti ciò che l’io deve a se stesso,

alla sua dignità di uomo e a quella sublimità a cui l’animo umano aspira che è la libertà. La

verità fenomenologica è oscurata dall’operazione teorica di Kant, che riconduce l’incondizionatezza

della volontà alla formalità della ragione, mostrando in tale modo l’esistenza dell’uso

pratico della ragione. Tale operazione è funzionale al sistema teorico, ma non corrisponde al

“fatto” a cui Kant stesso si appella. Rimane dunque da cogliere e illuminare questo nesso tra

categoricità e formalità dell’imperativo, vedendo in ciò la radice di questioni dibattute dai teologi

e variamente riconducibili al rapporto tra la dimensione trascendentale e quella categoriale

della moralità umana e l’ineludibilità di quella radicalità che il vangelo consegna al cristiano e

chiede di essere pensata (pp. 487-498).

The unconditioned form of will and the all-encompassing love. Theological updating of Kant’s

theory on moral philosophy. This article analyses that element of Kant’s moral thought called

“formalism” and shows its partial truth. Truth relies on the categorical form of moral imperative

which is objectively linked to its formality, coming from the fact that it has the ego as its

object. What imposes categorically on the moral conscience of man, regards what the ego owes

to himself, to his dignity and to the sublimity he aims to, which is freedom. The phenomenological

truth is concealed by Kant’s theoretical operation leading unconditioned of the will to the

formality of the reason, thus showing the existence of the practical use of reason. This operation

is functional to the theoretical system but it does not correspond to the “fact” Kant himself

appeals to. Therefore we must understand and highlight this relationship between categoricity

and formality of the imperative, as in this root we see the link among questions much debated

by theologians and variously ascribed to the relationship between transcendental and categorical

dimension of human morality and the unavoidable radicalism which the Gospel entrusts to

Christian believers and which asks to be taken into consideration.

 

SIMONE DUCHI Angelo e diavolo: ipotesi per un’elaborazione culturale del dramma tra grazia

e libertà. Sembra che un saggio sistematico sugli angeli sia destinato alla ripetizione del dato

tradizionale, o a una sua smentita. Nella forma di una sintesi programmatica, questo studio

mira piuttosto a scorgere proprio nella bontà di quel dato l’esigenza di un suo aggiornamento.

All’apparente marginalità del tema fa da contrasto un prezioso banco di prova per la storicità

della fede e dell’ermeneutica teologica. La lettura proposta fa leva sulla distinzione di due piani:

angelo e demonio sono componenti del dramma salvifico, ma intenderli come soggetti sovrumani

è proprio di una concezione del mondo che non vincola la fede ai propri presupposti. Né spiriti

né proiezioni umane, propongo di scorgere in angeli e demoni realtà spirituali che traggono senso

nell’esperienza credente dell’agire di Dio (pp. 499-511).

Angel and demon: hypothesis for a cultural elaboration of the drama between grace and freedom.

A systematic study about angels seems to be destinated to a repetition of the traditional

data or to their denial. Providing a programmatic synthesis, this contribution aims at underlining

the validity of those data as the very reason of their updating. The seeming marginality of

the subject reveals a significant test for the historicity of faith and theological hermeneutics. My

hypothesis is based on the distinction of two sides: angels and demons are indeed actors of the

salvation drama, but considering them as superhuman creatures is typical of a world-view which

doesn’t bind the faith to its presuppositions. Neither spirits nor illusions, angels and demons are

spiritual realities which make sense in the faithful experience of God’s work.

 

EDITORIALE

GIUSTIZIA ED ECONOMIA

PER LA COSTRUZIONE DI UNA CIVILTÀ DI PACE

Nella storia contemporanea, assistiamo a conflitti di devastante gravità; attendiamo che i responsabili politici operino secondo accorte azioni di pace. La pace passa anche attraverso azioni di giustizia economica. Siamo impegnati nella costruzione di una civiltà in cui le nostre azioni nascano dalla libertà e si aprano al valore della solidarietà: saremo allora capaci di divenire voci che dicano l’autentica humanitas che, nella intelligenza, si volga alla speranza della giustizia per tutti. Papa Francesco leva alto il grido contro nuove e pericolose forme di neoliberismo, contro una società guidata da uomini che si preoccupano di possedere sempre piú e intendono la giustizia come contesa per la spartizione dei beni. Una società incurvata nella pretesa del guadagno, fondata sulla presunzione di autosufficienza teorica, etica, giuridica e politica è guidata da un’economia che, poiché mira al profitto di pochi, diviene un’economia che uccide 1. La filosofia è chiamata a riconoscere che il nostro « agire economico » è ben piú che un’azione volta al raggiungimento del profitto; esso deve aprirsi ai temi della giustizia, della libertà, del bene comune. Noi possiamo riferirci alla grande tradizione classica e riconoscere, con Aristotele, una importante distinzione tra la crematistica, che è l’arte di arricchirsi, di procurarsi dei beni, di acquisire ta chremata, cioè gli averi, e l’economia, che si riferisce all’amministrazione della casa, dell’oikos. Nella lingua greca, il termine oikos non ha una qualificazione materiale, non è detto di un edificio, bensí si riferisce alla dimora che si abita, che si custodisce e in cui si è custoditi. In essa, l’io si manifesta in un legame inscindibile con le cose e con gli altri, secondo le differenti modalità di relazione, cioè del vivere insieme 2. « L’oikos – scrive Émile Benveniste – [...]



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Titolo: "Archivum Franciscanum Historicum"
Editore: Frati Editori di Quaracchi
Autore:
Pagine:
Ean: 2484300025532
Prezzo: € 20.00

Descrizione:

Discussiones et Documenta

Juri leoni, OFM. – Rime volgari in onore di caterina Vigri (1413- 1463). Dal chiostro alla città

Giuseppe Gardoni. – Il confessore del principe. Frate Antonio della croce e Francesco II Gonzaga

Florian Mair, OFM. – l’Oratio funebris atque consolatoria per Antonio cardona. un’opera sconosciuta di Pietro Galatino

Mauro Papalini. – «Un’opera che sarà una perpetua memoria»: una fonte sull’origine e progresso del monastero delle cappuccine di città di castello

Cayetano Sánchez Fuertes, OFM. – Fray Antonio José de luna ramos, obispo de nueva cáceres (1768-1773) y el despotismo ilustrado en Filipinas

Johannes k. Schlageter, OFM. – Die bearbeitung von Augustin von Alveldts erklärung der klarissen-regel (1535) durch Theodorich Dinger (eger, 1704)

Miscellanea

Marcello Bolognari. – Le Laudes Dei altissimi di frate Francesco e l’oratio iniziale dello Stimulus amoris: un precoce esempio di ricezione

duecentesca

Aaron Gies. – A new source for Alexander of Hales: Anselm of laon, Glosae super Iohannem

Maria Evelina Malgieri. – Le idee divine nella scolastica francescana del XIII e XIV secolo

Summaria

Recensiones

Messa, Pietro [OFM]. – Francesco profeta. la costruzione di un carisma. – (Pietro Maranesi)

Zavattero, Irene (a cura). – L’uomo nel pensiero di bonaventura da bagnoregio. – (Johannes baptist Freyer)

Fra Elemosina e la riscrittura della memoria cittadina a Gualdo Tadino. – (Giorgia Proietti)

Dezza, Ernesto [OFM] - Nannini, Andrea - Riserbato, Davide. – Fare cose con il pensiero. L’eterna produzione delle idee secondo Duns Scoto. – (Francesco Pica)

Gosmario DA Verona [OMin.]. – Lettera sul bene dell’anima. – (Juri leoni)

Benocci, Carla. – A ciascuno il suo paradiso. I giardini dei cappuccini, dei minimi, dei gesuiti, degli oratoriani, dei camaldolesi e dei certosini in età moderna. – (Antonio ciceri)

Elbel, Martin. – Beyond the Wall. Franciscan Friary in early Modern Olomouc. – (Benedikt Mertens)

Rifeser, Sr. Anna Elisabeth [OSF]. – Die Frömmigkeitskultur der Maria Hueber (1653-1705) und der Tiroler Tertiarinnen. – (Florian Mair)

Notae bibliographicae

Libri ad nos missi

Index alphabeticus

Tabula materiarum

Index auctorum anni 2020



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