Santuario Beata Vergine delle Grazie (Racconigi)

12035 Racconigi (CN)
100, VIA REGINA MARGHERITA
tel: 0172 86102

Il santuario è collocato in una zona edilizia dominata da edifici moderni, dovuti al rinnovamento degli anni Sessanta.

L'intitolazione alla Beata Vergine delle Grazie è entrata in uso in occasione della solenne cerimonia di consacrazione del santuario avvenuta il 25 agosto 1838; in realtà, la popolazione di Racconigi aveva in mente di costruire un santuario dedicato alla Madonna delle Grazie, già dal momento della cessazione del colera, il 26 agosto 1835.
Il santuario attuale venne edificato su una chiesa precedente, risalente al XVIII secolo, dedicata alla Beata Vergine della Neve. A sua volta la chiesa dedicata alla Beata Vergine della Neve sorgeva sui resti di un'antica cappella romanica di cui non si sa quasi nulla. L'antica cappella era dedicata a san Michele Arcangelo; quando nel XVIII secolo venne abbattuta per costruire la chiesa dedicata alla Madonna della Neve, le due intitolazioni vennero unite. Questa unificazione è testimoniata dal decreto della benedizione del santuario, avvenuta il 25 agosto 1838, in cui si dice:"…la chiesa già detta della B.V. della Neve e di San Michele Arcangelo nel cui sito venne testè la nuova chiesa innalzata…".

In seguito all’imperversare del colera che si era scatenato a Racconigi nel 1835, i cittadini si raccolsero presso la chiesa della Madonna della Neve, in Borgo Macra, dove, nel 1493, una miracolosa apparizione della Madonna aveva ridato la parola e l’udito al sordomuto Giovanni Antonio Chiavassa. Questo avvenimento era ricordato da un’antica tavola dipinta che venne portata in processione e per nove giorni (dal 17 al 26 agosto) si celebrarono funzioni per invocare l’aiuto della Vergine. Il nono giorno l’epidemia cessò. I borghigiani, in segno di gratitudine, decisero di ricordare ogni anno l’avvenimento con funzioni votive e di ampliare e rimodernare la cappella per dedicarla alla Madonna delle Grazie; tuttavia, a causa della carenza di fondi, la chiesa non venne rifatta. Il 26 agosto del 1837, alle cerimonie di ringraziamento per la cessazione della pestilenza, furono invitati anche sua maestà re Carlo Alberto, la regina Maria Teresa e la corte. Il re, rimasto sfavorevolmente impressionato dal cattivo stato di conservazione della cappella, decise di costruire un nuovo tempio a proprie spese e stanziò 100.000 lire dando l’incarico all’architetto Ernesto Melano che realizzò l’opera in appena un anno: il 25 agosto 1838 veniva inaugurato, con solenne cerimonia, il tempio reale dedicato alla Beata Vergine delle Grazie.

Tipologia Architettonica
Interpretando la volontà della popolazione di Racconigi, che già dal 1835 aveva intenzione di rinnovare il tempio per ringraziare della cessata epidemia, il re Carlo Alberto finanziò personalmente la ricostruzione della chiesa e affidò il progetto all’architetto di corte Ernesto Melano (Pinerolo 1784-1867). L’edificio è in stile neoclassico, con pianta a croce greca. La facciata è costituita da un atrio scandito da sei colonne doriche, sormontato da un timpano triangolare in cui si apre una sobria lunetta. L’interno è dominato dalla grandiosa cupola semisferica e sette ordini di cassettoni degradanti con occhio centrale chiuso da piccola cupola. All’interno della chiesa esiste un solo altare. L'attuale edificio liturgico fu edificato sulla precedente chiesa settecentesca dedicata alla Beata Vergine della Neve a sua volta ricostruita sui resti di una cappella romanica dedicata a san Michele.

Altri elementi notevoli nell'edificio del Santuario:
Altare maggiore in marmo bianco, opera dello scultore Gaggini, largamente attivo per le residenze sabaude. / All’interno di un tronetto artistico: dipinto su tavola di noce raffigurante il miracolato Giovanni Antonio Chiavassa inginocchiato in preghiera davanti alla Madonna con il Bambino, opera di maggior antichità e valore affettivo del santuario; secondo il Mainardi, il quadro sarebbe stato realizzato nel 1493, ossia nello stesso anno dell’apparizione della Vergine, ma l’analisi stilistica rinvierebbe per lo meno al secolo successivo, se non dopo: Mainardi, Santuario votivo reale, 1980, p. 124. / Sulle pareti di fondo dei due bracci laterali: dipinto raffigurante San Michele, opera del pittore di corte Pietro Ayres e dipinto raffigurante il beato Umberto III di Savoia, opera ad olio di Francesco Gonin, anch’egli pittore di corte. / Alla destra dell’ingresso: tomba di alcuni principi di Carignano del ramo da Villafranca: Eugenio Ilarione (1713-1785), con la moglie Elisabetta Anna Magon Di Boisgarin ed il figlio Giuseppe Maria cavaliere di Savoia con la moglie Paolina Antonietta Di Quelen De La Vauguyon. Le spoglie furono trasferite in questa chiesa dal cimitero di Challiot nel 1911 (la traslazione è descritta con precisione in un manoscritto del 1913 custodito presso l’archivio del santuario e pubblicata in Mainardi, Il santuario votivo reale, 1980, p. 126, n. 9). / Pavimento del santuario con al centro lo stemma sabaudo, fatto costruire nel 1927 in ringraziamento della guarigione prodigiosa delle principesse Mafalda e Giovanna di Savoia. / Nei pressi del presbiterio: altri due quadri votivi, provenienti dal convento dei Carmelitani, soppresso nel 1802; i due dipinti vennero commissionati dal comune negli anni 1742 e 1748 e ricordano una tremenda infezione dei bovini scoppiata in quegli anni. / Accanto all’ingresso del santuario: pregevole quadro di santa Teresa databile al XVII secolo. / Tabernacolo di sicurezza realizzato con parte dell’oro donato al santuario (1954). / Altare in legno (1947). / Tempietto eretto in onore delle vittime di guerre, violenze e terrorismo sul muretto prospiciente la via principale (1979).

Oggetto del culto
Il dipinto, realizzato su una tavola in legno di noce, raffigura la guarigione del sordomuto Giovanni Antonio Chiavassa, avvenuta nel 1493; l'uomo è raffigurato in preghiera, inginocchiato davanti alla Madonna col Bambino. Secondo le fonti consultate (Mainardi, Santuario votivo reale, 1980, p. 124), l'opera sarebbe la più antica testimonianza artistica della città, dipinta a ridosso del miracolo, ovvero nel 1493; in realtà, l'esame stilistico della tavola rimanda quantomeno al secolo successivo, se non più tardi. Le preziose corone sul capo della Vergine e del Bambino sono state donate dai Savoia in occasione dell'inaugurazione del santuario (1838). Mainardi afferma che il dipinto si trovava, in origine, nella chiesa dei Carmelitani, quando, nel 1802, questa venne soppressa e in parte abbattuta, fu portato nella chiesa della Santissima Trinità dei Servi di Maria e quando, nel 1820, anch’essa venne distrutta, fu traslato all’ospedale della Carità: Mainardi, Santuario votivo reale, 1980, p. 124, n. 4.

Fonte: http://www.santuaricristiani.iccd.beniculturali.it



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