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Il rapporto di analisi offre i risultati della ricerca su diversi ambiti e aspetti dell’attenzione educativa pastorale dei salesiani ai migranti nella realtà attuale delle società multiculturali europee. Le analisi dei dati sono precedute da una riflessione sulla “missione migranti” come tema generatore del carisma salesiano, e un approfondimento del paradigma dell’educazione interculturale. Queste sono le condizioni previe per dare la giusta importanza alle esperienze vissute e alle prospettive operative individuate. L’attenzione e la comprensione delle situazioni in cui oggi si è chiamati a operare possono far maturare una condivisione significativa di un modo nuovo di realizzare la missione salesiana; coinvolgere sempre più coloro che operano nei diversi contesti europei condividendo la missione educativa secondo lo spirito e il “cuore di Don Bosco”; rendere gli stessi giovani cittadini responsabili nelle nuove società europee e i figli dei migranti anche maestri e mediatori dell’integrazione delle loro famiglie.
La presenza salesiana maschile e femminile nel continente africano conta più di cento anni, ma la grande diffusione delle case e delle opere risale agli anni '80 del Novecento. È tempo che le comunità educanti dell'Africa e del Madagascar avvertano in modo diffuso l'urgenza di curare la documentazione di ieri e di oggi che consentirà, domani, di scrivere la propria storia, all'interno della storia generale dei diversi paesi. La memoria orale non basta per congregazioni religiose i cui membri si trasferiscono con facilità, portando con sé i ricordi. Occorre anche scrivere e documentare, perciò bisogna allargare la sensibilità al problema, dare strumenti di riflessione critica. Questa consapevolezza ha suggerito di pubblicare gli Atti del Seminario regionale dell'Associazione dei Cultori di Storia Salesiana (ACSSA) tenuto a Nairobi dall'11 al14 ottobre 2011, dal titolo: Storia e identità salesiana. Produzione e uso delle fonti, conservazione del patrimonio culturale. I lettori della Famiglia Salesiana e altri interessati alla storia troveranno molti spunti per confrontarsi e decidersi a favore di una vita che lascia tracce per il futuro (Dalla Presentazione di Grazia Loparco).
Saggio sistematico sulla figura di padre Giuseppe De Rosa (1921-2011), gesuita, personaggio di spicco nel panorama culturale cattolico del Ventesimo secolo. Scrittore prolifico (per cinquant'anni collaboratore di punta della rivista La Civiltà Cattolica), è stato un intellettuale dall'attività e dalla versatilità prodigiosa, le cui analisi e opinioni erano sempre attentamente considerate da studiosi e politici di ogni tendenza. Questo libro, dopo aver tracciato un essenziale profilo biografico di padre De Rosa, ne analizza l'opera giornalistica e saggistica, evidenziando i punti essenziali del suo pensiero.
L'VIII centenario dell'origine dell'Ordine di Santa Chiara (1212-2012) è occasione per riprendere il dibattito, mai terminato, sul legame spirituale tra Francesco e Chiara, nonché sul rapporto complesso tra il primo e il secondo Ordine francescano, il quale, a sua volta, si iscrive nell'ampio orizzonte del rapporto tra maschile e femminile che caratterizza la storia della vita consacrata, in forme e modalità assai diversificate.
Il volume presenta i contributi di vari studiosi sul tema, con particolare riferimento alla vita consacrata e all'esperienza francescano-clariana. Gli autori affrontano l'argomento dal punto di vista teologico, storico e formativo, entrando nel merito di una delle questioni decisive del dibattito antropologico contemporaneo. Mostrano le grandi risorse che la vita consacrata possiede, attingendo continuamente alla Parola di Dio e alle proprie tradizioni carismatiche, per essere nella Chiesa e nel mondo segno dell'amore divino che trasfigura ogni cosa.
In questa prospettiva l'esperienza cristiana di Francesco e Chiara appare in tutta la sua attualità e diviene eloquente testimonianza, anche nel nostro tempo, della forza umanizzante del Vangelo.
Sommario
Prefazione (P. Etzi). Introduzione (P. Martinelli). I. STUDI DI CARATTERE TEOLOGICO. «La sua sinistra sotto la mia testa e la sua destra mi abbraccia» (Ct 2,6). Per una semiotica dell'esperienza corporea come medium di relazione. Una lettura Cantico dei cantici (M. Cucca). «Fedeltà feconda». Il contributo della figura di Rut alla teologia della femminilità (F. Raurell). Corporeità e fragilità e nella Bibbia. «Maschio e femmina»: dal mistero verso il compimento (M. Mazzeo). Maschile e femminile: apporti della teologia sponsale (V. Battaglia). Basi scientifiche della sessualità: distinzioni metodologiche. I presupposti di un cammino spirituale (L. Bucci). II. STUDI SULLA VITA CONSACRATA. Maschile e femminile nella storia della Vita Consacrata (G. Rocca). Maschile e femminile nel monachesimo antico a partire da alcuni antichi documenti agiografici (L. Bianchi). Vita consacrata e identità di genere (A. Bissi). Nuovi contesti per il rapporto tra maschile e femminile nella vita consacrata (L. Oviedo Torro). Differenza uomo-donna e verginità consacrata: tra testimonianza cristiana ed ermeneutica del carisma (P. Martinelli). Le catechesi di Giovanni Paolo II sulla verginità consacrata (V. Marini). Matrimonio e vita consacrata: vocazioni nuziali (A. Tozzi). III. STUDI FRANCESCANO-CLARIANI. Francesco e Chiara: per una relazione spirituale maschile-femminile (A. Scandella - C. Mondonico). Francesco e Chiara d'Assisi: innamorati - amici - alleati? Interpretazione di alcuni specialisti (N. Kuster). «Un solo e medesimo spirito ha fatto uscire i frati e quelle donne poverelle da questo mondo [malvagio]» (2Cel 204). I due volti dello stesso carisma (M.P. Alberzoni). Il gioco delle metafore. L'influsso di genere nelle Ammonizioni di Francesco e nelle Lettere di Chiara (P. Maranesi). Maschile e femminile nella costruzione della memoria di santa Chiara d'Assisi (M. Bartoli). Santa Chiara d'Assisi e l'accompagnamento spirituale (P. Crasta). Frati Minori e Clarisse, un solo Ordine? L'invenzione di un problema (P. Messa). Il difficile rapporto reciproco tra Frati minori e Sorelle povere nell'Ordine francescano (L. Lehmann). «Sponsa Christi» e le caratteristiche principali del nuovo linguaggio mistico femminile del movimento minoritico (W. Block). La maternità spirituale di Angela da Foligno nel liber e in alcuni documenti coevi (M. Vedova). «Reverendo padre mio e figliuolo dilectissimo». La maternità spirituale nelle «Istruzioni al discepolo» di suor Battista Varano (M. Reschiglian). Donne francescane. Elementi e questioni sul «femminile» delle congregazioni di vita attiva (G. Buffon). P. Pio e le donne: un vero affetto raccontato dalle protagoniste (L. Lotti). APPENDICE. La «tonsura» di Chiara: gesto di consacrazione o segno di penitenza (L. Padovese).
Note sull'autore
L'ISTITUTO FRANCESCANO DI SPIRITUALITÀ della Pontificia Università Antonianum nasce nel 1970 sull'onda del rinnovamento auspicato dal concilio Vaticano II e come strumento di cooperazione internazionale all'interno della grande famiglia francescana nell'ambito della formazione e degli studi. Fin dagli inizi hanno offerto la loro docenza i maggiori esperti che hanno segnato la storia degli studi francescani e ancor oggi dispone di un corpo docente ampio, qualificato e rappresentativo delle diverse regioni del mondo e impegnato nella ricerca interculturale.
«Ritengo un vero dono dello stesso don Rinaldi l’aver potuto approfondire il suo pensiero e le sue convinzioni su un punto nodale della sua stessa vita: la trasmissione fedele del carisma di don Bosco nonostante il forte dinamismo dei cambiamenti richiesto dai tempi. Lo studio coinvolgente e sistematico della periodica corrispondenza tenuta dal Beato con i salesiani sparsi nel mondo (le famose “lettere circolari” scritte da lui come Rettor Maggiore dal 1922 al 1931) mi ha fornito tutto un vasto patrimonio di notizie, di dati, di spiritualità vissuta, che ho ritenuto utile comunicare con questo libro anche agli altri» (dalla Prefazione).
Nel cuore del deserto siriano, Paolo Dall'Oglio, gesuita, ha fondato la comunità monastica di Deir Mar Musa el-Habasci. Dedita al dialogo tra Islam e Cristianità, la comunità di monache e monaci impegnati nel movimento ecumenico accoglie ogni anno migliaia di musulmani cosè come visitatori di ogni nazionalità. Forte dei suoi trent'anni di esperienza e di impegno, Paolo Dall'Oglio prende posizione sulla relazione tra la Chiesa, in particolare la Chiesa cattolica, e la religione musulmana. Come praticare il buon vicinato? Qual è l'originalità delle due tradizioni religiose? Come avvengono l'evangelizzazione e l'inculturazione della fede cristiana nel contesto musulmano? Qual è il valore teologico della profezia di Muhammad dal punto di vista cristiano?
Di fronte alla rinascita di teologie esclusiviste, cosè di moda dal momento in cui una certa islamofobia è riemersa, il lettore troverà qui una posizione opposta, di teologia dell'apertura, dichiaratamente inclusiva, entro la quale le esigenze radicali della fede cristiana sono vissute in profondità.
L'ambizione di quest'opera è di proporre una speranza che soltanto l'impegno in favore dell'altro renderà legittima e realista.
Isabella nasce a Rossano Calabro (CS) il 9 giugno 1842 nella famiglia baronale De Rosis. Passa gli anni della gioventù al Collegio di Santa Chiara a Napoli, dove matura la sua vocazione religiosa, consacrandosi privatamente al Sacro Cuore di Gesù. Tornata a casa, però, è osteggiata dai famigliari nella sua scelta di vita. Prova alcune esperienze in diverse congregazioni, senza peraltro trovare la sua strada. Dopo esser guarita da una grave infermità, a Napoli, Isabella, il 24 ottobre 1875, dà inizio ad una nuova Congregazione: le Suore Riparatrici del Sacro Cuore. Nella città partenopea, in seguito ad un voto, Madre Isabella farà costruire un Santuario dedicato al Sacro Cuore. Il suo Istituto si espanderà in Italia e nel mondo. Madre Isabella muore l'11 agosto 1911. L'originalità della sua opera spirituale, all'interno della devozione al Sacro Cuore, già viva nella Chiesa del suo tempo, si caratterizza per il tema fondamentale della riparazione come atto ecclesiale.
Questo libro è versatile: può essere letto e gustato nella sua interezza o accostato nelle sue sezioni storico-epistolare-spirituale in base all’interesse del lettore. Ogni carteggio è corredato da note esplicative e preceduto da un’ambientazione storica frutto di una lunga, intensa e appassionata ricerca dei documenti che ha permesso di ridare vita e volto a persone, luoghi e fatti che il tempo aveva quasi cancellato dalla memoria collettiva. La riessione conclusiva pone il lettore nella condizione di non disperdere la ricchezza spirituale contenuta nelle lettere, ma di farne tesoro per la propria vita quotidiana. Il libro è rivolto, in primo luogo, alle Suore Adoratrici del SS. Sacramento perché, approfondendo sempre meglio la loro storia e il cuore paterno del Fondatore, divengano madri spirituali di molti fratelli. È rivolto anche ai sacerdoti, ai giovani e a tutte le persone che, attraverso la gioiosa fatica dell’accompagnamento spirituale offerto e ricevuto, desiderano giungere alla conoscenza dell’«unica cosa necessaria»: Gesù.
In terra sarda, in piena Seconda Guerra Mondiale, la giovane Paola Muzzeddu (1913-1971) riceve dalla Madonna l'ispirazione a fondare una comunità di anime consacrate. Qualche anno più tardi, il 5 ottobre 1947, Paola riesce a realizzare quella chiamata speciale: accompagnata dalla benedizione dell'Arcivescovo di Sassari, dà inizio alla "Compagnia delle Figlie di Mater Purissima", che si propone lo scopo di predicare il "Vangelo della purezza" nell'imitazione e nello spirito della Madonna, dirigendo l'opera di apostolato in maniera particolare verso la gioventù femminile. Dopo un'esistenza fatta dono, il 12 agosto 1971, al suono dell'Angelus, Madre Maria Paola ad Aggius conclude, nel silenzio e nell'amore, la sua vita terrena.
Oggi che l’ex quartiere italiano di North Beach a San Francisco (California) soccombe all’allargarsi della China Town e al proliferare d’attività turistiche, oggi che l’italianità è colà rimasta nel nome e parzialmente nella religione, oggi che il ricordo di essa si sta perdendo inesorabilmente, anche se lentamente, sia all’interno della società statunitense che in quella italiana, presentare una vicenda italo-americana poco conosciuta – come quella dell’azione dei Salesiani della chiesa nazionale italiana dei SS. Pietro e Paolo di San Francisco che ha coinvolto decine di migliaia di connazionali e li ha fatti Italiani dopo che da decenni era stata fatta l’Italia – sembra un dovere di giustizia ed un utile “fare memoria” del nostro passato, oltre che un’acquisizione storica che viene a colmare un vuoto proprio alla vigilia del 150° dell’Unità d’Italia, un’Unità invero ancora da costruire.
Didier Rimaud (1922-2003), gesuita francese che dedicò tutta la vita ai testi biblici, alla liturgia e alla poesia; musicista, compositore, amante della montagna e dello sci, abile cavallerizzo. Intese la propria scrittura come risposta a un "invito" di Dio. Quando quell'invito giunge "scrivo quello che sono capace di cantare a Dio, e di Dio, nella zona più segreta di me". Rimaud vede le cose alla luce di una fede non facile, non trionfale, non candida e per questo molto attuale. I Salmi sono la fonte inesauribile cui Rimaud ha attinto per tutta la vita. Il volume raccoglie alcune poesie più laiche e altre più religiose dell'autore francese.
"Al Dio sempre più grande" raccoglie preghiere e poesie scritte da gesuiti di varie epoche, nazioni e culture, ma uniti da una spiritualità che ha plasmato le loro vite, spingendoli ad agire "per la maggior gloria di Dio", come chiedeva Ignazio di Loyola, il loro fondatore. I gesuiti sono uomini di azione che trovano nel colloquio con Dio la concentrazione per agire. Dunque queste preghiere sono tutte espressioni di uomini che sono abituati a "cercare e trovare Dio in tutte le cose", e non solamente nel tempio. Leggendo i testi, suddivisi secondo le quattro settimane degli Esercizi Spirituali, si ricordi che "non è il molto sapere che sazia e soddisfa l'anima, ma sentire e gustare le cose intimamente".
Il volume contiene le ricerche realizzate per il 5° Convegno internazionale di storia dell’Opera salesiana, dedicato a don Michele Rua (1837-1910), uno dei più importanti protagonisti dello sviluppo degli istituti religiosi fondati da san Giovanni Bosco, Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice.
Il materiale documentario, quasi tutto inedito, concerne in massima parte l’attività di don Rua come primo successore del fondatore, quindi gli anni del suo rettorato: 1888-1910. Si è privilegiata pertanto la qualità della sua animazione e la valenza delle relazioni di carattere personale e istituzionale, rivolte all'attività apostolica ed educativa degli Istituti salesiani presenti in tutti i continenti.
Dalla presentazione di don Rua in relazione con le realtà salesiane di un paese o di una regione, risulta un superiore dotato di una insolita capacità di seguire le vicende locali, di indicare con coraggio soluzioni o suggerimenti, pieno di rispetto e, nello stesso tempo, determinato, dopo aver esaminato con cura le situazioni. Dietro quest’interesse si intravede un Padre, Maestro, Amico preoccupato del bene massimo, cioè della fedeltà al carisma donato tramite don Bosco alla chiesa e alla società per favorire la maturazione dei giovani come “buoni cristiani e onesti cittadini”.
(Dalla Premessa di G. Loparco - S. Zimniak)
Un libro che ripercorre dalle origini i momenti salienti della storia delle Suore Missionarie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, e ci regala uno sguardo panoramico sulla loro significativa opera.
L’Istituto delle Suore Missionarie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria è chiamato a testimoniare l’amore di Dio verso gli uomini, attraverso la promozione di molteplici opere di apostolato e di carità. Le fondatrici Rosa Rosato (1857-1940) e Rosa D’Ovidio (1857-1930) con varietà di doni e diversità di vicende personali ne propongono e sintetizzano il carisma che è quello di vivere la sequela del Cuore di Cristo, alla luce del Cuore di Maria, al servizio dei fratelli poveri e sofferenti. Il loro impegno di amore e riparazione è stato seguito da molte figlie che, in poco più di un secolo di vita, hanno lasciato una traccia nella storia della Chiesa del nostro tempo.
La nuova famiglia religiosa, infatti, rispondendo alle istanze ambientali, ha espresso nel recente passato, e ancora oggi manifesta, la sua fedeltà a Dio e all’uomo con la testimonianza cristiana e la vivacità operativa non solo in Italia, ma anche in Brasile, Corea, Tanzania e Guatemala.
Giuseppe Scarvaglieri, cappuccino, ha conseguito il dottorato alla PUG, dove è Ordinario di Sociologia della Religione. Abbina l’insegnamento alla ricerca pubblicandone i risultati in vari volumi, tra i quali: La religione in una società in trasformazione (Lucca 1977), Religione e società a confronto (Reggio Emilia 1982), Pellegrinaggio ed esperienza religiosa (S. Giovanni Rotondo 1987), La Religione nella società attuale (Lecce 1998), Il pellegrinaggio alle soglie del terzo millennio (Milano 1999), Istanze e prospettive per una missione carismatica (Roma, 2004), Sociologia della religione (Roma 2005), L’attualità della parrocchia (Milano 2006), I Cappuccini e l’impegno nel sociale (Roma 2008). Scrive su temi di sociologia della religione e vita consacrata in riviste specializzate.
Fedeli all’indicazione del Vaticano II di rivisitare le proprie origini, nel loro Capitolo speciale del 1971-1972, i Salesiani hanno riscoperto con gioia l’inestimabile dono fatto dallo Spirito Santo alla Chiesa, suscitando don Bosco e dandogli una numerosa discendenza di figli e figlie spirituali, tutti uniti tra loro in un’unica «grande Famiglia». Nel corso del secolo scorso essa si è arricchita di nuovi Gruppi, i quali, favoriti dal rinnovamento postconciliare, hanno ridefinito la propria identità, riconoscendosi come facenti parte di tale Famiglia, grazie al comune carisma e spirito salesiano, lasciato loro in preziosa eredità dai loro fondatori, tutti discepoli di don Bosco.
Ciò ha avviato un pluridecennale comune cammino di progressiva e allargata recezione del proprio essere e operare come Famiglia salesiana, e ha favorito la produzione di apprezzabili ricerche di tipo storico e teologico attinenti l’identità carismatica e spirituale di tale Famiglia e dei suoi Gruppi. Questo libro intende favorire la recezione documentata e ragionata dei risultati raggiunti.
L’identità delle persone e delle loro istituzioni è sempre inculturata e soggetta al fluire della storia e ai cambiamenti della cultura. Negli attuali contesti specialmente europei, postmoderni, multietnici, plurireligiosi e multiculturali, la Famiglia salesiana è coinvolta con la Chiesa nell’impegno diretto a realizzare una convivialità interculturale. Rimane poi tuttora aperta la questione dell’inculturazione dell’identità salesiana specialmente in Africa e in Asia, due vasti mondi in cui il cristianesimo è in crescita e, con esso, la Famiglia fondata da don Bosco. Tale processo sta avvenendo da tempo, per lo più in forma di osmosi spontanea e il cammino da percorrere si presenta a tutt’oggi piuttosto lungo e non scevro di difficoltà. Tra l’altro, esso non potrà non coinvolgere i contesti ecclesiali e salesiani dell’Europa e dell’America. Al riguardo questo studio offre dei generali e sicuri punti di riferimento di tipo storico, biblico, teologico e salesiano.
Il libro raccoglie l'insegnamento impartito da padre Louis Lallemant in quattro anni (1628-1631) a Rouen nel terzo anno di Noviziato dei padri gesuiti. Quest'opera ebbe subito un forte influsso sulla spiritualità e ancora oggi si dimostra altamente valida e di grande attualità.
Don Angelo Gentile, sacerdote salesiano di cui questo libro traccia un ampio profilo (1910-1983), operò con la sua vita una sintesi meravigliosa fra l'amore verso la sua terra e la sua famiglia di sangue e l'amore per la sua famiglia di vocazione, quella salesiana di Don Bosco. Fu un luminoso esempio di onestà, serietà e correttezza di vita vissuta.
Il grande affresco che Bangert ha saputo tracciare della vicenda storica legata alla Compagnia di Gesù è il risultato di un riuscito incontro tra una profonda erudizione e qualità narrative. Ripercorrendo il cammino della Compagnia a partire dalle sue origini fino agli anni Ottanta del 1900, attraverso una ricostruzione cronologica e tematica degli eventi che ne tratteggiano il carattere, l'autore ha messo a punto quello che fino ad oggi resta un testo fondamentale, forse il più completo per la conoscenza dell'ordine fondato da Ignazio di Loyola. Un consistente apparato di note, una bibliografia aggiornata, un elenco delle congregazioni generali e un indice dei principali nomi e argomenti ricorrenti nel volume, costituiscono un ulteriore arricchimento del testo originale.
Don Vincenzo Cimatti (1879-1965), sacerdote salesiano, fu uomo dai molteplici interessi e passioni: diplomato al Conservatorio, laureato in agraria, filosofia e pedagogia, brillantissimo insegnante. Ma il suo grande sogno era quello di andare in missione. Questa "grazia" gli fu accordata quando aveva già 46 anni, quando fu inviato a fondare l'opera salesiana in Giappone. Vi restò per 40 anni, fino alla morte, apprezzato dai giapponesi per la sua finezza e la sua bontà. Questo libretto illustrato racconta con stile brillante la storia di un uomo straordinario di cui è in corso la causa di Beatificazione.
La storia della Compagnia di Gesù è puntellata da continui scontri: papi che intervennero nel tentativo di modificarne l'Istituto, ordini religiosi pronti a denunciarne la sua natura ereticale, poteri laici ostili pronti ad accusarla di trame eversive contro lo Stato. Tutti aspetti che andarono ad alimentare uno specifico antigesuitismo di matrice cattolica e contribuirono a costruire una immagine dell'ordine gesuitico come corpo compatto e braccio armato del papato romano: una rappresentazione, non priva di elementi oggettivi, ma che appare in larga misura frutto della propaganda storiografica, e contrasta con le vicende interne dell'ordine gesuitico.
Sul finire del Cinquecento la Compagnia di Gesù fu segnata da un composito movimento di contestazione interna al quale parteciparono gesuiti di diversa formazione e nazionalità, ma tutti legati dall'intento, ritenuto ormai irrinunciabile, di ricondurre l'ordine gesuitico al genuino e originario spirito del fondatore, sant'Ignazio di Loyola. La seconda generazione di gesuiti manifestò incomprensioni e ostilità verso la storia del proprio ordine religioso, e attraverso una intensa attività di denuncia e di polemiche, con memoriali inviati al papa e all'Inquisizione in cui si mescolarono questioni di politica interna e aspetti disciplinari, giunse a mettere in discussione i pilastri più rilevanti dell'organizzazione gesuitica, quelli che la rendevano unica nel panorama degli ordini religiosi, come la figura del generale eletto a vita o il sistema interno di professione religiosa. Tra le diverse anime da sempre presenti nella Compagnia si accese un'aspra lotta che mise a rischio la sopravvivenza stessa dell'ordine, e la battaglia che allora si scatenò intorno al profilo e all'eredità del Loyola lascia emergere i conflitti e le fratture attraverso cui si compì la ridefinizione dell'identità gesuitica, e i mezzi e le forme mediante cui si strutturò il suo rapporto con la Controriforma cattolica.
COMMENTO: Una originale rilettura dei primi decenni della storia della compagnia di Gesù, analizzandone i conflitti interni.
MICHELA CATTO, dottore di ricerca in discipline storiche della Scuola Normale di Pisa, è attualmente post-dottoranda presso l'Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze. Fra le sue pubblicazioni, Un panopticon catechistico. L'Arciconfraternita della dottrina cristiana a Roma in età moderna (Roma, 2003), vincitore del premio Pirovano nel 2004; La direzione spirituale tra medioevo e età moderna. Percorsi di ricerca e contesti specifici (Bologna, 2004) e per Morcelliana, insieme a I. Gagliardi e R.M. Parrinello, Direzione spirituale tra ortodossia ed eresia. Dalle scuole filosofiche antiche al Novecento (2001).
Il volume L'educazione salesiana in Europa negli anni difficili del XX secolo è frutto del coinvolgimento diretto della Congregazione Salesiana (SDB) e delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) nella ricerca promossa dall'Associazione dei Cultori di Storia Salesiana e sostenuta dall'Istituto Storico Salesiano. Il '900 è stato attraversato da movimenti culturali e politici forieri di incisive ripercussioni sulle istituzioni educative e sulle congregazioni che avevano connotato la presenza della Chiesa nei diversi Stati.
In momenti diversi, in Europa fu richiesta capacità di iniziativa e prontezza di fronte alle situazioni, fedeltà vocazionale a tutta prova, per non rinunciare alla missione educativa tra i giovani. L'incertezza non riguardava solo le opere, ma innanzitutto la formazione delle nuove vocazioni. Se per i decenni si era assistito alla collegializzazione, ora si trattava di spostare l'educazione cristiana attenta alla formazione integrale, senza la sicurezza delle strutture salesiane classiche.
Tra tempi difficili diversi per tanti motivi nei differenti Paesi, si fa riferimento a quelli che hanno attentato maggiormente alla possibilità di proseguire le attività educative avviate dalle due congregazioni nel solco del sistema preventivo di don Bosco. La radicale passione educativa spinse e i due Istituti ad affrontare gli ostacoli e a rischiare in prima persona e come comunità, senza piegarsi passivamente alle situazioni. Si potrebbe ipotizzare che la flessibilità necessaria per sopravvivere da educatori ed educatrici sia stata la prima forma di resistenza istituzionale alle ingiustizie e una preziosa risorsa della congenita attenzione alla realtà concreta. Le denunce dirette, infatti, non avevano altro effetto che far chiudere le opere e disperdere i religiosi. L'apoliticità tradizionale si tradusse nella scelta di cercare il modo di lavorare adattandosi e cercando gli interstizi informali per trasmettere alle giovani generazioni i valori tipici del "buon cristiano e onesto cittadino).