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L’ascolto del pensiero di un uomo come Erasmo da Rotterdam, che in pieno XVI secolo proclamava la costitutiva ingiustizia della guerra e l’importanza dell’ascolto, dell’equilibrio e della moderazione, può essere importante per richiamare il cumulo di atteggiamenti e valori non vissuti ma di cui s’avverte oggi l’esigenza.
L’autore olandese riteneva la guerra un abominio e prediligeva – inascoltato sia dai cattolici, sia dai protestanti – la forza del dialogo per evitare conflitti sanguinari con le carestie e le malattie che vi seguono sempre. Il noto umanista era uomo pacato e dotato di capacità di accoglienza e dialogo in anni in cui vi erano guerre fra stati, violenze, povertà e divisioni provocate dai conflitti di religione.
Erasmo fissava tutto questo con sofferenza e con l’auspicio che potesse sorgere una società in cui la fraternità e la giustizia risplendessero maggiormente. Qui si vuole far emergere questa mite prospettiva erasmiana attraversata da una maniera di pensare e vivere con Dio e con gli altri che ha sempre inseguito il desiderio della pace per cercare di realizzarlo a livello religioso, politicosociale e educativo.
Nella voce di Erasmo riecheggia quell’esigenza etica che desidera tradursi in atteggiamenti sociali in grado di rendere concreta la civiltà dell’amore anche nel nostro tempo.
Nel titolo si riassume perfettamente lo straordinario percorso che Massimo Toschi racconta. Disabile per una poliomielite contratta a undici mesi, proprio allo scoppio della bomba di Hiroshima, è destinato a una vita in carrozzella e piena di ostacoli. Di fatto fin da studente all’Università Cattolica di Milano si impegna rispetto ai carcerati. I poveri e la pace divengono il suo punto di attenzione. Sposatosi nel 1971, ha una figlia e svolge l’attività di insegnante. Viaggi in Algeria e Sierra Leone lo mettono a contatto con il disastro dei fondamentalismi e delle guerre africane coi ragazzi soldato, ma anche a figure di pace come furono i monaci uccisi a Tibhirine. Nel 2000 il presidente della regione Toscana lo invita a essere consigliere alla presidenza regionale per la pace.
Racconta Toschi:«In tre anni e mezzo ho fatto circa quaranta viaggi, dall’Iraq alla Libia, dal Sudafrica al Burkina, da Israele alla Palestina, dall’Eritrea ai Balcani e all’Algeria. Mia moglie muore nel 2002, davvero angelo della pace nel Mediterraneo, come qualcuno l’ha voluta ricordare. E la consegna è diventata ancora più stringente, come dire sigillata per sempre dall’intercessione di mia moglie. Quando mi sono trovato dinanzi a Mandela o a Tareq Aziz, a Peres o ad Arafat, a Clinton o a Declerq, quando ho parlato con amici come Romano Prodi o Kalida Messaoudi, ho pensato che io ero solamente il prestanome delle vittime, in particolare i bambini, quelli che pagano sempre il prezzo più alto della stoltezza del mondo. È anche perché sono disabile che penso che la guerra, ogni guerra, va rifiutata e condannata senza se e senza ma, perché ciò che porta il mondo sull’abisso è la violenza, la giustificazione della forza, quasi che i deboli e i piccoli non abbiano che una cittadinanza di serie B. E allora ci può essere un disabile per la pace, anzi la mia disabilità mi ha insegnato che c’è una unica forza che salva il mondo:la forza della mitezza, che fa dei poveri i maestri della pace. Nel 2005 sono scelto dal presidente della regione toscana Claudio Martini come assessore alla cooperazione internazionale al perdono e alla riconciliazione dei popoli. In questa nuova e più delicata veste ho lavorato a definire concretamente una politica di riconciliazione e di fraternità. I progetti, costruiti a Fontem, o a Gaza o a Goma o in Sudafrica, o in Eritrea, o nel Medio Oriente, o nella riva sud del Mediterraneo, rappresentano non solo un sostegno umanitario, ma soprattutto mostrano che la riconciliazione è possibile, che la fraternità cambia la storia, che la pace non è un illusione o una parola senza forza. Dal 2010 sono di nuovo, gratuitamente, consigliere del presidente della regione toscana Enrico Rossi per la cooperazione internazionale e per i diritti delle persone disabili».
Per tre volte Elias Chacour ha ricevuto una candidatura per il Nobel per la Pace. Forse questo palestinese, cittadino di Israele, divenuto prete cattolico della Chiesa melchita e oggi vescovo della più grande comunità cristiana in Israele/Palestina, ha veramente realizzato un'opera di pace così grande da intimorire le stesse commissioni del premio, forse più avvezze a capi di Stato o a singole figure operanti per la giustizia. Ha di certo realizzato una immensa opera di pace con le Mar Elias Educational Institutions (MEEI), frutto di decine d'anni di realizzazioni di scuole d'ogni ordine e di università in cui, nello Stato di Israele, sia tra gli insegnanti che tra gli allievi, vi sono israeliti, musulmani, cattolici e drusi. Questa opera è il concreto paradosso della pace, in un paese che vive in costante stato di guerra. La coautrice del volume, Patricia R. Griggs, che con le parole stesse di Elias Chacour ne racconta la storia con stile narrativo fluido e accattivante, incontra Abuna Chacour (abuna è termine arabo per "padre") nel 1996 in Israele, nel villaggio arabo di Ibillin, dove hanno sede le MEEI. Comprende subito che padre Chacour è visitato da tutto il mondo: il costruttore di scuole è divenuto un punto d'incontro internazionale. Dopo numerosi viaggi in Palestina e soggiorni a Ibillin, la Griggs vede l'importanza di diffondere la storia di Elias Chacour, dal suo villaggio natale, con l'arrivo del movimento sionista che ha costituito in Palestina lo Stato di Israele...
È la quinta edizione dell'annuario che, a partire dalla cronacae arricchito da solida documentazione, segnala i temi prioritari per un dibattito pubblico in ordine alla pace. Dalle pistole "Beretta fantasma" in Iraq all'industria aerospaziale e della difesa europea. Il volume è curato da OPAL, Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e Politiche di Sicurezza e Difesa, una onlus promossa da diverse realtà dell'associazionismo bresciano e da singoli cittadini per diffondere la cultura della pace.
Un cittadino svedese, di nome Nobel Alfred Bernhard (1833-1896), in data 27 novembre 1895, con un testamento, istituì una fondazione per distribuire annualmente cinque premi a coloro che avrebbero reso “maggiori servigi all’umanità”, tenendo però conto non soltanto dei meriti strettamente artistici o letterari, ma anche degli intenti morali e umanitari che erano alla base della loro iniziativa. Uno di questi premi – detto “della pace” – avrebbe dovuto essere assegnato unicamente a quanti si sarebbero distinti nell’attività di promuovere relazioni amichevoli tra i popoli, nell’abolizione degli eserciti, o, comunque, nel promuovere la causa della pace. Se queste erano le aspirazioni di Alfred Bernhard Nobel, è lecito domandarsi se, anche nei millenni precedenti, non siano esistiti individui particolarmente attivi nel pro-muovere le suddette “relazioni amichevoli” tra i popoli, nel “promuovere la causa della pace”, o, comunque, nel “creare nuovi strumenti di conoscenza”. La risposta non può essere che positiva. Segue ora la presentazione di taluni – o popoli – dell’antichità, particolarmente benemeriti per aver creato, in un tempo relativamente breve, delle strutture idonee a garantire un vero e proprio “progresso” per l’intera umanità.
Il dolce sussurro trae spunto dal fanatismo religioso per impartire una lezione su fede e tolleranza muovendo proprio dalle vicende narrate nella Sacra Scrittura, in particolare dalla figura del profeta Elia. Un saggio profondo e argomentato che ispira il lettore a prendere in mano le fonti bibliche e talmudiche citate. «La figura del profeta Elia, indomabile nel Libro dei Re e focoso nell’immaginario della leggenda midrashica, merita di essere approfondita ancora una volta… Il suo coraggioso atteggiamento verso il potere reale, il sorprendente rapporto con la regina Gezabele, la fedeltà verso Dio e la sua Parola, la severità verso chi si oppone a Lui, la fede nella forza della preghiera, il suo ruolo nella storia ebraica: Allali descrive tutto questo con un talento folgorante e incisivo e con una mirabile passione».
Élie Wiesel, premio Nobel per la pace
La pedagogia di Aldo Capitini, per ascoltare la nonviolenza e incontrare la pace.
Tra cittadini e politica la frattura sembra divaricarsi. Questo produce una doppia dinamica. Da una parte la disaffezione verso la politica. Dall'altra la chiusura della politica nell'esercizio del potere. Quando questa frattura si accentua oltre misura, la vulnerabilità della democrazia rende fragili anche i suoi pilastri costituzionali. Questo libro esplora il nesso tra cittadinanza democratica, processi educativi e difesa nonviolenta. La nonviolenza come categoria fondamentale della res publica, come insieme di coordinate che definisce e rilancia il concetto di cittadinanza attiva, perché mette al centro il conflitto, e le modalità costruttive e creative della sua gestione. Negli ultimi dieci anni, le esperienze di campagne nonviolente non sono riuscite a passare da una fase di attivismo "a ondate" alla costruzione di un.infrastruttura flessibile e robusta per promuovere nel nostro paese una cultura di pace e trasformazione nonviolenta dei conflitti. Ogni volta che rilevanti porzioni della società civile italiana si sono mobilitate, scese in piazza o agito strumenti della democrazia diretta, si sono scontrate con il blocco politico-economico-mediatico che governa il paese, ritrovandosi disperse e prive di voce.
Assisi, 27 ottobre 1986: Giovanni Paolo II convoca nella città di san Francesco le religioni mondiali per pregare per la pace. Ottobre 2011: nel 25° anniversario di quello storico evento, Benedetto XVI rinnoverà l’intenzione di preghiera per la pace. Nel ricordo di quell’esperienza fondamentale per il cammino del dialogo interreligioso, si ripropongono alcuni brani delle preghiere pronunciate allora dai rappresentanti delle religioni allo scopo di intercedere per la pace, desiderio di ogni uomo e ogni donna di buona volontà, indipendentemente dal «credo» che professa. La preghiera per la pace, infatti, è urgente oggi come allora; la testimonianza personale e comunitaria di una volontà di pace è compito altrettanto urgente, affidato al nostro impegno quotidiano.
Autore:
Dell'Olio Tonio
Sacerdote della Diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, è responsabile del settore internazionale e membro dell'Ufficio di presidenza di "Libera". È consigliere nazionale di Pax Christi, fa parte dei direttivi del Cipax e della Tavola della pace. Ha contribuito alla creazione di Medlink, rete di associazioni italiane impegnate sul fronte dei diritti nel bacino del Mediterraneo. Fa parte della redazione di "Mosaico di pace" e ha pubblicato diversi editoriali per "Liberazione".
Target:
Per tutti.
Contenuti:
Nella riflessione teologica, nella tradizione e nell’insegnamento, nelle ispirazioni e nelle scritture sacre la pace non è mai questione di poco conto. Essa non viene mai relegata a questione morale che riguardi esclusivamente la sfera dei comportamenti, un comando cui obbedire o una norma da osservare. Molto spesso, il valore della pace fa riferimento diretto a Dio, con la sua presenza e con la sua azione. Altre volte è il nome privilegiato di Dio al punto da identificarsi con Dio stesso. La pace, pur variamente intesa, sta al cuore delle fedi e, in alcuni casi, ne costituisce il sapore, il senso, il fine e la profondità. Questo libretto non riuscirebbe a raccogliere le intuizioni, le ispirazioni, le riflessioni e le proposte che le nobili tradizioni delle fedi sparse sulla terra custodiscono nello scrigno della propria sapienza. Pertanto saranno proposti essenzialmente alcuni spunti relativi al tema della pace nelle fedi abramitiche o del Libro o del Mediterraneo.