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Alla fine degli anni Ottanta la dissoluzione del mondo comunista ha completamente ridisegnato lo scenario politico globale: è finito l'equilibrio bipolare della guerra fredda, nuovi protagonisti sono venuti avanti, nuove zone di tensione sono emerse, il sistema internazionale stenta a ritrovare un equilibrio e anzi oggi riceve i duri colpi della crisi. Il volume ricapitola con chiarezza i due ultimi decenni di politica internazionale: dalle eredità della guerra fredda alla vittoria dell'Occidente con l'implosione dell'Europa comunista, dal difficile unilateralismo americano all'espansione del radicalismo islamico, dal cammino dell'unione europea all'emergere della Cina come grande potenza, cha fa prevedere un ventunesimo secolo posto oramai sotto il segno dell'Asia.
Una riflessione tutta al femminile sui temi di maggiore attualità. Dalla bioetica al mondo ecclesiale, passando dai più importanti episodi di cronaca, tutte le parole, le persone e i fatti che hanno segnato la storia del nostro Paese negli ultimi anni.
L’ultimo studio sulla detenzione femminile nelle carceri italiane risale agli anni ’90. Dopo oltre un anno di inchiesta, Cristina Scanu ci svela un mondo di confine: dai grandi problemi di una normativa mancante alla mala-prigione. Il 90% delle detenute è madre di uno o più fi gli. Molte li hanno lasciati fuori dal carcere; altre hanno scelto di tenerli con sé, dal momento che la legge lo consente. Nella sua drammaticità un libro appassionante, un dialogo serrato con le detenute e con chi nelle prigioni lavora (educatori, volontari, direttori, assistenti sociali e agenti di polizia penitenziaria). I racconti delle detenute e di chi vive e lavora a contatto con loro dipingono un quadro sconvolgente delle carceri italiane. Dove bambini crescono accanto a madri frustrate che aggiungono alla sofferenza della pena il dolore di una maternità mutilata.
Bimbi costretti a vivere in celle umide e buie, a essere svegliati dal rumore delle chiavi che aprono i cancelli dei blindati, a giocare in un cortile di cemento. Il carcere non è un posto per bambini, vittime di errori che non hanno commesso. Eppure, ogni giorno, molti di loro aprono gli occhi dentro una cella. Sono loro il fi lo conduttore di questo lavoro.
I neoliberisti europei accusano i governi socialdemocratici di avere generato costosissimi apparati statali di servizi sociali. È stato così proposto un programma di costruzione della Big Society, finalizzato alla riduzione della povertà, alla lotta contro le disuguaglianze sociali e all’incremento del benessere, trovando misure di welfare sociale, per evitare di ridurre quelle di welfare statale. Purtroppo, come gli Autori di questo libro chiariscono, la speranza nella creazione della Big Society sta vacillando: si sta dimostrando politicamente, economicamente e socialmente debole.
Un'interpretazione senza indulgenza di sette decenni di storia italiana è quanto propongono gli autori in questo serratissimo e documentato volume. La loro analisi ripercorre il grande slancio e i sogni generati dal miracolo economico in un paese illuso con la sua classe dirigente che una crescita indefinita avrebbe permesso di garantire senza aggravi fiscali i diritti economici e che dagli anni settanta ha pagato benessere e diritti ipotecando il suo futuro. In tale nuova lettura, fenomeni come l'industria di stato, il crollo delle nascite, il Servizio sanitario nazionale, assumono uno peso maggiore di quello del terrorismo o del compromesso storico nelle vicende di un paese che ha scelto di rinviare finché possibile il faccia a faccia con il declino demografico, la crescita calante, la perdita di ruolo dell'Italia in seno all'Occidente, e dell'Occidente nel mondo.
Compiendo il "gran rifiuto", Benedetto XVI ha dato prova non di viltà, ma di un coraggio che acquista oggi un senso e un valore esemplari. La sua decisione richiama con forza l'attenzione sulla distinzione fra due principi essenziali della nostra tradizione etico-politica, di cui le nostre società sembrano aver perduto ogni consapevolezza: la legittimità e la legalità. Se la crisi che la nostra società sta attraversando è così profonda e grave, è perché essa non mette in questione soltanto la legalità delle istituzioni, ma anche la loro legittimità, non soltanto, come si ripete troppo spesso, le regole e le modalità dell'esercizio del potere, ma il principio stesso che lo fonda e legittima. Il 'mistero del male', di cui parla l'apostolo Paolo, non è un cupo dramma teologico che trattiene la fine dei tempi e paralizza e rende enigmatica e ambigua ogni azione, ma un dramma storico in cui l'Ultimo Giorno coincide col presente e in cui ciascuno è chiamato a fare senza riserve e senza ambiguità la sua parte.
Un'inchiesta sull'Istituto per le Opere di Religione, meglio noto come IOR, un aspetto controverso del "mondo vaticano" su cui si polemizza e si discute quasi sempre senza conoscerlo. Un libro scritto con il passo del cronista che non ha timore di porre domande apparentemente ingenue, senza le quali non è possibile afferrare il senso di quanto la storia e la cronaca (spesso quella nera o scandalistica) ci hanno proposto nel corso degli anni. Ad esempio, che cos'è precisamente lo IOR? E, prima ancora, che cos'è la Santa Sede e che cosa la differenzia dallo Stato della Città del Vaticano? Scrivere una storia dello IOR non è solo entrare nei meandri di una strana banca, ma è un po' come fare una caccia al tesoro (senza offesa). Bisogna mettere assieme tanti tasselli sparsi e formare un disegno, cercando di non farsi prendere dal sensazionalismo e dal gusto di romanzare i pochi eventi noti, malattia che colpisce spesso chi si occupa di Vaticano e dintorni. Ma di romanzare non c'è alcun bisogno: la realtà supera largamente la fantasia.
Dopo il crollo delle "Twin Towers" a New York, l'11 settembre 2001, il "ritorno della religione" sulla scena mondiale ha coinciso con un conflitto teologico-politico che non si è ancora spento. Dall'avanzata dei settori radicali dell'Islam, alla reazione teocon, ai settori ultraortodossi in Israele, all'induismo nazionalista, il vento del "Dio degli eserciti" è chiamato ad alimentare il fuoco di identità antagoniste. Lo "scontro di civiltà" diviene uno scontro "teologico-politico". La critica all'integralismo trova il suo modello originario nel cristianesimo il quale, con il Concilio Vaticano II, riattualizza l'antico paradigma paleocristiano culminante nella "Città di Dio" di Agostino.
"Se qualcuno mi dicesse che Dio è inutile, quasi quasi comincerei a credere". Dal blog vinonuovo.it, i post della rubrica "Secondo banco": due anni di "ora di religione" a scuola raccontati dall'interno, in presa diretta. Per mostrare come vivono i ragazzi di oggi e riflettere sulla fede di domani. Con qualche conferma, alcune smentite e parecchie sorprese.
IL LIBRO
Il libro vuole far emergere, in maniera serena ma seria, i possibili effetti negativi dei media sulla concezione della vita dei giovani (consumismo, banalizzazione dei sentimenti, paura, indifferenza e diffidenza sociale, impoverimento linguistico e nei processi di apprendimento, intolleranza, aggressività, concezione oggettificata della donna e così via). Tali effetti sono individuati non sulla base di valutazioni personali dell’Autrice, ma in base ai risultati dello straordinario patrimonio scientifico internazionale sul tema, che l’Autrice ha monitorato nel corso di tre decadi (il primo libro dedicato al tema è dell’82, Età evolutiva e televisione, ERI; l’ultimo impegno istituzionale è stato il Libro Bianco Media e minori, realizzato al Censis per l’Agcom). Il volume sceglie uno stile espressivo facile, nello sforzo di accrescere la consapevolezza diffusa di genitori e insegnanti, perché siano maggiormente coscienti rispetto ai messaggi mediatici e più capaci di interagire. Non è un manuale, è un libro che in forma leggera – ma non superficiale – intende proporre una critica costruttiva al modello culturale veicolato dai media.
L’AUTRICE
Elisa Manna è responsabile per la Fondazione Censis del Settore Politiche Culturali. È vicepresidente del Comitato istituzionale Media e Minori e membro del Consiglio Nazionale degli Utenti (Agcom). Fa parte del Consiglio pastorale della diocesi di Roma. Nel corso di trent’anni di attività ha diretto numerosissime ricerche nel campo dei media e delle politiche culturali e pubblicato diversi studi e approfondimenti.
IL LIBRO
Dopo i fatti dell’11 settembre 2001 si è innestata una ideologia dello scontro di civiltà tra Oriente e Occidente, quasi che, per la loro natura, l’Occidente cristiano e laico e il mondo islamico fossero inevitabilmente destinati a confliggere. La primavera araba si rivela ora una grande sorpresa della storia che sta trasformando il Mediterraneo, che vede aprirsi una chance per divenire il mare dell’incontro e della democrazia. Questo libro vuole offrire un contributo di approfondimento valendosi delle testimonianze di alcuni dei protagonisti della primavera araba, le cui voci (ventitre nomi) danno conto di come cresca la coscienza dell’importanza di questa trasformazione culturale e politica. Abbiamo bisogno di capire e di ascoltare dai protagonisti le storie della primavera araba che sono molto diverse: la storia tunisina, quella egiziana o libica, come la vicenda drammatica della Siria con un prezzo di spargimento di sangue incredibile. In Tunisia, un partito religioso è al governo in una coalizione con un partito laico e un partito socialista: un fatto estremamente interessante e decisivo in un Paese che si sta dando la costituzione, laddove la costituzione è un nuovo patto nazionale. Ogni vicenda nazionale è diversa e ha le sue sfumature da capire.
L’AUTORE
Vittorio Ianari si interessa di rapporti tra mondo arabo-islamico e Occidente e della presenza cristiana nel contesto mediorientale, in particolare sotto i profili della storia religiosa contemporanea. Ha pubblicato Chiesa, coloni e Islam (Torino 1995), sulla presenza cattolica nella Libia italiana e Lo stivale nel mare. Italia, Mediterraneo e Islam: alle origini di una politica (Milano 2006), un’indagine storica sull’azione dell’Italia e degli italiani nel Mediterraneo arabo-islamico nel XIX e XX secolo. Ha insegnato Islamologia alle Università Lateranense e Urbaniana ed è stato responsabile dell’Ufficio Ecumenismo e Dialogo interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana.
La crisi ha prodotto effetti drammatici sul tessuto economico e sociale dei paesi europei. L'aspetto economico, pur rilevante è solo il sintomo di un problema più ampio di natura politica che investe la capacità delle democrazie occidentali di risolvere problemi accumulati da oltre un ventennio. Chi è eletto democraticamente fa fatica a prendere decisioni impopolari che possono compromettere la sua rielezione. L'emergenza diventa così il motore dell'azione politica e il modo di giustificarla di fronte agli elettori, con la conseguenza che la cura - tardiva e varata sotto la pressione dei mercati diventa ancor più dolorosa e impopolare. È questo lo sfondo su cui si svolgono le vicende narrate in questo libro, da Atene a Berlino, da Roma a Bruxelles; dove si discute di debito, pubblico e privato, di banche e di vigilanza inadeguata, di paralisi dei processi decisionali europei e dei limiti delle politiche di austerità non accompagnate da riforme strutturali.
Il termine che la definisce ha poco più di due secoli, ma la guerriglia accompagna tutta la storia dell'uomo e anzi, considerata nei suoi caratteri fondamentali, precede nel tempo la stessa guerra "regolare". Anche oggi non v'è area del globo che non ne sia immune: dall'Afghanistan a Belfast, dalle foreste africane alla Cecenia,dalla striscia di Gaza alla giungla birmana. Guerriglia è la lotta ingaggiata dal più debole con tattiche elusive. Questo libro racconta la guerriglia così come è stata teorizzata e praticata sia seguendo le elaborazioni degli scrittori antichi e moderni (come Sun Tzu, Clausewitz, Lawrence d'Arabia, Che Guevara) sia raccontando vicende concrete come la resistenza degli indiani d'America, il Vietnam, la Cecenia, da ultimo l'Afghanistan di cui l'autore ha potuto avere esperienza diretta al seguito del contingente italiano.
In questa sintesi uno dei massimi studiosi di storia culturale indaga come è cambiato il mondo del sapere dalla fine del Settecento a oggi. La prima parte illustra le forme peculiari assunte nell'età contemporanea dalla raccolta delle informazioni e dai metodi per analizzarle, comunicarle e utilizzarle. La seconda parte mostra invece come, contrariamente all'idea di una progressiva crescita delle conoscenze, l'aumento esponenziale delle informazioni paradossalmente generi anche una perdita di conoscenze e una progressiva frammentazione del sapere. La terza parte infine disegna una geografia, una sociologia e una cronologia dei cambiamenti.
Grazie alla documentazione inedita delle carte Andreotti di recente depositate all'Istituto Sturzo, Antonio Varsori ha potuto ricostruire nel dettaglio l'evoluzione della politica estera degli ultimi due governi Andreotti, che sul piano internazionale coincisero con una fase di straordinario cambiamento. Prima la caduta del muro di Berlino e la riunificazione tedesca, l'anno dopo la crisi del Golfo con l'invasione del Kuwait e la conseguente guerra all'Iraq, poi la crisi jugoslava, la fine dell'Albania comunista, la dissoluzione dell'URSS: una serie di autentici terremoti scosse fra il 1989 e il 1992 gli equilibri internazionali consolidati, ma ebbe conseguenze profonde anche sul sistema politico italiano, che del resto con Tangentopoli si stava avviando verso l'implosione.
La rinuncia al pontificato da parte di Benedetto XVI ha reso effettiva una possibilità astrattamente prevista dal Codice di Diritto Canonico: un evento che nel corso della storia si era verificato soltanto molti secoli prima. Alle origini della Chiesa e nel Medioevo si diedero alcune rinunce più o meno forzate ed esplicite, ma Celestino V, papa per pochi mesi nel 1294, era stato finora l'unico papa legittimo a essersi volontariamente dimesso. Se ancora fra '300 e '400 durante lo scisma e la crisi conciliare della Chiesa d'Occidente vi furono rinunce coatte, il consolidamento del potere papale nei secoli successivi rese inverosimile l'ipotesi di un'abdicazione del Sovrano Pontefice. Voci di dimissioni cominciarono a circolare nella seconda metà del '900, a proposito di Pio XII, Paolo VI e Giovanni Paolo II. Le rinunce al pontificato segnano una svolta nella storia della Chiesa. Secondo la fasulla profezia attribuita a san Malachia, a Benedetto XVI dovrebbe succedere un ultimo papa, detto semplicemente "Petrus Romanus". Forse perché dopo di lui i cristiani potranno vedere una Chiesa diversa?
Che ne è della Chiesa, cinquant’anni dopo il Concilio? La situazione è drammatica, ma il problema vero non riguarda i numeri, costantemente in calo. Il vero problema è che manca il fuoco. Chi si gingilla con i numeri e cita gli altri continenti, per dirne bene o male, lascia che la cenere stia lì. Occorre invece guardare in faccia la situazione e riconoscerne le cause. Questa pubblicazione è una provocazione per incoraggiare gli uomini impegnati nella Chiesa, nonostante ogni rischio di dispersione, a cercare la brace sotto la cenere, perché il fuoco possa tornare a divampare. Fra i temi affrontati: gli abusi sessuali nella Chiesa; il dialogo con il mondo; i diritti umani; le situazioni matrimoniali irregolari; l’elezione democratica dei vescovi; l’abolizione dell’obbligo del celibato per i chierici; il ripensamento del ruolo dei cardinali e in genere dei consultori del papa; l’ordinazione delle donne e il loro ruolo nella Chiesa.
L’AUTORE
Martin Werlen (Geschinen-Obergesteln, Canton Vallese, 1962) dal 1984 vive come monaco all’abbazia di Einsiedeln (Cantone Svitto). Dopo gli studi di teologia a Einsiedeln e St. Meinrad (USA) dal 1984 al 1988, è ordinato sacerdote il 25 giugno 1988. Dal 1989 al 1992 studia psicologia a Roma conseguendo la licenza. Il 10 novembre 2001 è eletto abate del convento di Einsiedeln e nominato dal papa Giovanni Paolo II il 17 novembre 2001. La consacrazione abbaziale ha luogo il 16 dicembre 2001. Fa parte della Conferenza Episcopale Svizzera, presso la quale si occupa di Chiesa e società, comunicazione e media, ruolo delle donne, abusi sessuali nella pastorale, giustizia e pace. Lascerà l’incarico al termine del 2013.
DESTINATARI
• Un libro che farà discutere, per un pubblico laico e religioso
Un libro confessione che l'ex manager dei vip ha scritto dopo le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto.
Attinge alle emozioni più profonde questa lettera appassionata, e il suo autore, fra i più grandi cineasti viventi, non nasconde che forse disturberà gerarchie e devoti benpensanti, ma nella sincera convinzione che il nostro Occidente e la nostra Italia - sempre più piccola e incapace di grandi slanci - abbiano bisogno di un supplemento d'anima. La Chiesa dell'ufficialità è sempre più lontana dagli uomini di questo tempo, il suo apparato ha esaltato la "liturgia del rito" dimenticando la "liturgia della vita", ha aperto sportelli bancari anziché combattere l'idolatria del superfluo, ha fatto di se stessa un dogma svilendo la sacra libertà della coscienza. Questa progressiva lontananza dall'umanità è coincisa con un allontanamento da quel falegname e rabbi di Nazareth che con la sua vita ha suggerito l'unica strada della gioia: spendere senza sconti il bene prezioso della propria esistenza. Nel rivolgersi alla Chiesa, Olmi chiama in causa anche altre "chiese", che con la loro supponenza si sono allontanate dalla realtà: le "chiese" dei potenti, delle lobbies, degli pseudo-intellettuali e di tutti coloro che vorrebbero condannarci a consumare in perpetuo per sostenere sistemi ed economie che hanno divorato il patrimonio di nostra madre Terra nell'illusione che le sue risorse fossero illimitate.
"Un racconto nostalgico sul passato o una profezia sul futuro?"... Memorie d'infanzia e preadolescenza dell'Autore negli anni che preannunciavano il boom economico italiano. Un'esistenza frugale tra campagna e industria, quando le "cose" non venivano gettate. Era la felicità del vivere semplice ma già tra le prime avvisaglie di un contraddittorio "benessere". Oggi che abbiamo saccheggiato il pianeta e la crisi ci fa limitare il consumismo, fa bene riscoprire l'Italia di allora.
«Per la prima volta la vittima di un prete pedofilo accetta di confidarsi pubblicamente in una sorta di diario intimo. Ciò permette di comprendere meglio in quale spirale infernale può venire a trovarsi un bambino per molti anni…». Così scrive dom Gabriel Ringlet, sacerdote belga che ha seguito e spronato la pubblicazione di queste “memorie”, drammatiche e piene di desiderio di vita, nella sua presentazione dell’opera. Vittima di abusi da parte di un sacerdote pedofilo, Danielle Scherer racconta, senza mai cadere nella trappola del voyeurismo, la sua vicenda in tutta la drammaticità e lo fa per dare voce a “coloro che ne sono rimasti senza”. Dom Ringlet presentò questo e altri 36 casi al Parlamento di Bruxelles, invitando a una profonda riflessione sulle tragiche vicende di solitudine, anche interiore, dei malaugurati protagonisti di questo triste capitolo della Chiesa. La sua testimonianza è riportata al termine del volume.
Destinatari
• Ampio pubblico.
L’autrice
Danielle Scherer è nata a Roblemont, in Belgio. Dopo la tumultuosa vicenda raccontata in Nessuno ti crederà, è riuscita a concludere gli studi come puericultrice. Oggi è sposata, madre di due figli e «felice di poter essere chiamata “nonna”».
Trent'anni di bugie, false piste e processi sbagliati. Da quel fatidico e tragico 13 maggio 1981 quando in piazza San Pietro, tra un mare di folla, papa Wojtyla fu gravemente ferito. Perché e chi armò la mano di Agca, il suo attentatore? Chi lo mandò a Roma col preciso incarico di uccidere "il capo dei cristiani"? Per la prima volta è lo stesso Agca a divulgare il vero motivo dell'attentato e il contenuto del colloquio con il papa quando Wojtyla lo andò a trovare in carcere perdonandolo per quello che aveva fatto. Tutto il mondo ne parlò ma finora quel dialogo è sempre rimasto segreto. Questo libro, che si legge davvero come un romanzo, è il racconto in prima persona di Agca, dei suoi trascorsi da soldato islamico e combattente per una causa - la vittoria dell'Islam sull'Occidente e la morte del cristianesimo - che ora lui definitivamente condanna. Dai primi sassi lanciati quando era bambino agli attentati a esponenti comunisti del suo paese in un crescendo di odio e voglia di riscatto, sempre al servizio della causa islamica, fino all'incontro col "grande mandante", la cui identità viene qui rivelata. L'autore ci dice che i motivi di quell'attentato sono attuali e che l'intero Occidente è ancora in pericolo. Per questo oggi ha deciso di parlare. La sua verità sgombra il campo da bugie che lui stesso ha costruito per coprire i veri mandanti di un attentato che non è stato un caso isolato ma l'inizio di una strategia del terrore.
Esiste un conflitto tra le religioni? Tra le civiltà? E se esiste, può essere giustificato dall'antagonismo tra un Occidente ancorato alla modernità e alla laicità, e un islam congelato nella fede e nella tradizione? A partire dagli attentati dell'11 settembre, il testo analizza la natura profonda dei loro autori e la complessità dei loro rapporti con l'Occidente. Invitando il lettore a fare un'opportuna distinzione tra islam e islamismo, e mettendo l'accento sulla grande disomogeneità dell'islam contemporaneo, l'autrice analizza il problema prendendo ad esempio la Turchia dei nostri giorni".