
Libri - Narrativa Moderna E Contemporanea |
Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Ouebert, uno degli scrittori più stimati d'America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell'oceano. Convinto dell'innocenza di Harry Ouebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trentanni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.
Due interventi e una conversazione libera e amichevole con Susanna Tamaro su di sé, sul rapporto con la scrittura e sui suoi libri, fanno di "Verso casa" un prezioso piccolo compendio che avvicina i lettori ad un'autrice riservata eppure capace di parlare il linguaggio di tutti e soprattutto di illuminare aspetti spesso oscuri nella vita di ciascuno attraverso il semplice ma impegnativo esercizio del conoscere se stessi. Con una nuova introduzione dell'autrice.
Come liberarsi dalla tentazione della passività interiore, che senso dare alla parola felicità, come trovare in sé la forza di rischiare, di liberarsi dalle trappole della depressione, del disincanto, delle scelte superficiali in un mondo che tende a essere dominato dal cinismo e dal materialismo? Sono i temi di questa corrispondenza immaginaria, che si snoda lungo l'arco di un anno, tra Susanna Tamaro e una ragazza poco più che ventenne, in crisi con le scelte della propria vita, alla disperata ricerca di un senso più alto dell'esistere. Con una nuova introduzione dell'autrice.
La percezione della bellezza e dell'armonia apre alla gioia, eppure i nostri giorni sono sordi, l'uomo contemporaneo è affetto da "grandi inquietudini spirituali" e incline ad "agghiaccianti fanatismi". Susanna Tamaro, in questa raccolta di scritti nati in occasioni diverse, si interroga sulle ragioni della mancanza di stabilità e di pace, si chiede perché viviamo immersi e storditi dal fracasso. "Il silenzio è morto e, scomparendo, ha trascinato con sé tutto ciò che costituisce il fondamento dell'essere umano." Ma come cogliere il mistero, lo splendore della vita se non sappiamo rinunciare alla sicurezza degli oggetti, se non riusciamo a insegnare ai giovani che il frastuono impedisce un vero dialogo? Con una nuova introduzione dell'autrice.
Dall'Autore del bestseller 'Il Padrone del mondo', un romanzo che celebra l'eroismo di tanti sacerdoti cattolici che sfidarono la tortura e il supplizio all'epoca della persecuzione di Elisabetta I d'Inghilterra e della congiura per mettere al suo posto la regina di Scozia Maria Stuarda.
Nel romanzo, un parroco di periferia, impegnato sui fronti più difficili della pastorale e convinto d'essere malato, viene inaspettatamente eletto papa...
Andrea Camilleri torna in libreria per raccontare unaltra indagine del commissario Montalbano, in un volume dal titolo Un covo di vipere. Come spesso accade, il sonno di Montalbano viene interrotto bruscamente alle prime luci dellalba. A svegliarlo non è una telefonata da parte della centrale, ma il fischiettare di qualcuno. Si tratta di un vagabondo che si è rifugiato nella veranda del commissario. Lo sconosciuto sostiene di vivere in una grotta. Parla un italiano perfetto e sembra essere una persona di cultura. Montalbano però non ha tempo da dedicare a questa faccenda, perché deve recarsi al commissariato per una questione urgente. Giunto sul posto, Catarella lo informa che il ragioniere Cosimo Barletta è stato assassinato. Sul luogo del delitto non sono stati rinvenuti segni di lotta. Barletta è stato ucciso da un colpo di pistola alla nuca. La vittima era una persona che apparentemente conduceva una vita onesta e rispettabile. Era vedovo e aveva due figli, Arturo e Giovanna. Abitava in paese ma era il proprietario anche di un villino sul mare, luogo dove è stato rinvenuto il corpo privo di vita. Eppure, quando interrogati, i figli non esprimono un giudizio positivo sulla condotta di loro padre. Parlano di lui come di una persona dal carattere scontroso. Raccontano anche di affari immobiliari ai limiti del lecito in cui era coinvolto loro padre. Pare vi fosse un testamento, che il padre prima di morire aveva intenzione di rivedere. Ma il documento sembra introvabile. Ciò che viene trovato nella scrivania della vittima, invece, sono foto e lettere che rivelano una sua passione malata. Un covo di vipere è un altro avvincente giallo dello scrittore siciliano Andrea Camilleri.
IL LIBRO
Maurizio non è capace di far nulla, e non fa nulla. Tutto sommato non ne ha bisogno: vive una vita di rendita, tra macchine di lusso, vacanze in barca e casolari in campagna. I suoi punti di riferimento sono nella famiglia, una famiglia sgangherata formata da un padre autoritario, una madre dolce e comprensiva, due sorelle che non mancano di fargli sapere che lo considerano un fallito, la nonna convinta di curare tutti i suoi mali con uno spruzzo di detergente multiuso per superfici, la zia che parla solo per frasi fatte. Un’esistenza tranquilla e privilegiata fino al giorno in cui viene a sapere che la madre è affetta da un tumore maligno. Quel giorno cambia tutto, e cambia la famiglia Sbordoni, che ritrova nel dolore una propria unità nelle diversità. La particolarità di questo romanzo è la mancanza di patetismo, di commiserazione o autocommiserazione. Stavo soffrendo ma mi hai interrotto è un romanzo autobiografico su come il dolore possa essere affrontato con leggerezza, su come sia possibile non prendersi troppo sul serio neanche nell’istante dell’amarezza più grande, per scoprire nella semplicità della vita, presa per come viene, un soffio di grandezza che risiede anche nel momento più cupo e nero.
L’AUTORE
Maurizio Sbordoni è nato a Roma nell’anno 69 del secolo scorso. Nevicava il giorno della sua nascita. Vive a Roma e in un’altra cinquina di posti, di cui uno porto franco. Dopo la laurea in economia e commercio, sollecitata dal padre e avallata dalla complicità penale della sorella, resosi conto di non essere portato per le questioni fiscali, i numeri, la finanza, l’insegnamento, il marketing, gli origami, la vendita di qualunque cosa e i lavori manuali, capì che avrebbe dovuto vivere con quello che gli riusciva fare meglio: nulla. I genitori e i pochi amici che ha – beato te, che vita stupenda che hai, me li presti diecimila euro? – pur straniati dalla particolarità del suo quotidiano vivere, gli riconoscono un talento particolare nel non prendere posizione su nessuna delle decisioni che la vita gli pone innanzi. Scrive per fare un dispetto al cugino Alessandro, che non sa leggere.
Il romanzo racconta una storia moderna che, per una serie di avventure, si aggancia a eventi lontanissimi, al tempo cioè del "faraone eretico" Akhenaton, al quale è attribuita la prima visione monoteistica della storia. Egli, infatti, impose al suo popolo la fede in Aton, il dio del sole che tutto illumina e a tutto dona la vita, l'Unico da adorare. Un'autentica rivoluzione culturale, che però durò poco perché la potente casta dei sacerdoti di Amon, riprese il potere e cancellò ogni traccia del culto monoteistico.
Camilleri con questo romanzo rende omaggio alla donna, riconoscendole straordinarie doti di coraggio e intelligenza. E sembra quasi suggerire limportanza di un suo ruolo centrale nella politica dove le eccezionali capacità possono tradursi in una concreta azione di cambiamento.«Anche se solo per ventisette giorni, a partire dal 16 aprile 1677 la Sicilia vivrà lesperienza di essere governata da una donna, la Viceregina donna Eleonora de Moura, vedova del Viceré Aniello de Gusman marchese di Castel Roderigo, il quale in punto di morte nomina suo successore la giovane moglie». Questa la notizia storica nella quale Camilleri si è imbattuto, appassionandosi alla figura di donna Eleonora, che assolse al suo compito con eccezionali capacità e senso dello stato. Era una donna intelligente e indipendente e dei giorni in cui rimase alla guida della Sicilia approfittò per varare dei provvedimenti clamorosi: la riduzione del prezzo del pane, la creazione del magistrato del commercio, lalleggerimento delle tasse per chi aveva una famiglia numerosa. Rivoluzionarie furono le misure a favore delle donne: rimise in piedi il conservatorio delle vergini pericolanti e quello delle «repentite», ex prostitute che volevano cambiare vita, creando anche una dote regia per le ragazze di famiglia povera che si sposavano. Un simile atteggiamento non poteva che scontrarsi con gli interessi locali e con il potere della Chiesa che sentiva minacciata la propria supremazia. Ma il fatto storico è solo il punto di partenza per Camilleri che costruisce attorno alla figura della Viceregina un romanzo pieno di suspense. Ci ritroviamo così immersi nel clima della Palermo del 1676, città decimata dalla miseria e dalla carestia, teatro di feroci rivolte contro la corona. «Questo regno non riconosce né Dio né la Vostra Maestà, - aveva scritto il Viceré DOssuna al re di Spagna agli inizi del secolo - tutto si vende per denaro, comprese le vite e i beni del povero, e persino la Giustizia». Così tra intrighi di palazzo, tentativi di delegittimare la Viceregina, delitti che si consumano nel parco della Favorita, passaggi segreti nel Palazzo Reale, tradimenti e corruzioni, si dipana il romanzo. Sono soprattutto i potenti feudatari, il vescovo della città e il Tribunale del Santo Uffizio a tramare, trovando alla fine un appiglio giuridico che segnerà la fine di quella brevissima stagione e costringendo il re di Spagna a richiamare in patria donna Eleonora. Con il suo allontanamento da Palermo, finisce quel momento rivoluzionario durato il tempo di un ciclo lunare.
“Malgrado la sua debolezza umana, fu costituito espressamente da Cristo al primo posto fra i Dodici e chiamato a svolgere nella Chiesa una propria e specifica funzione. Pietro è la roccia sulla quale Cristo edificherà la sua Chiesa; è colui che, una volta convertito, non verrà meno nella fede e confermerà i fratelli; è il Pastore che guiderà l’intera comunità dei discepoli del Signore” (Giovanni Paolo II).
Attraverso la finzione letteraria del racconto l’autore, che resta fedele alle pagine del Nuovo Testamento e alla solida tradizione della Chiesa, presenta la figura del pescatore di Galilea nella sua piena umanità e nella maturità della vita lo porterà a dare la sua bella testimonianza di fede in Cristo e del suo amore per la Chiesa. Le pagine di questo racconto sono come fotogrammi di una vita che sa di custodire il tesoro in un fragile vaso di creta. Pietro è l’Apostolo più grande, perché tanto ha amato il Signore, ma anche tanto vicino alla nostra esperienza umana e cristiana fatta di notte e di travaglio interiore. È l’uomo della sequela e nella sua vita si vede, meglio che in altre, come quell’evangelico seme è accolto ora sulla strada, ora fra le spine, ora fra i sassi, ora nel terreno fertile.
“Egli appare nei Vangeli con un carattere deciso ed impulsivo; egli è deciso a far valere le proprie ragioni anche con la forza. Al tempo stesso è a volte ingenuo e pauroso, tuttavia onesto, fino al pentimento sincero” (Benedetto XVI).
Il notissimo storico della Chiesa spagnolo Juan María Laboa durante il 2012 scrive un lungo racconto, una parabola: la venuta di Cristo a Roma ai nostri giorni, con tutti gli odierni personaggi della politica, del Vaticano ...Alla festosa accoglienza delle borgate romane e di parrocchie di quartiere si contrappone il turbamento di persone famose.
Accompagnano Gesù vari apostoli e santi. Roma affascinante e barocca appare fuori tono, c’è sproporzione! Eppure l’accoglienza che promana dal nuovo arrivato abbraccia tutti, tutto può tornare possibile. Chi oggi «si imbattesse in Cristo, non ascolterebbe forse la Buona Novelladalla sua stessa fonte?».
Con la suspence di un thriller, l’opera è una parabola che mette il lettore a suo agio. Verso la fine Benedetto XVI prende la decisione di dimettersi, e nell’ultimo capitolo il papa si sveglia: il tutto era stato un suo sogno, e comincia una giornata diversa...
Seguito incompiuto de "Il Profeta", capolavoro riconosciuto di Gibran, "Il giardino del Profeta" fu pubblicato postumo nel 1932. Gibran vi lavorò fino al giorno precedente la sua morte, avvenuta a New York il 10 aprile 1931. "Il giardino del Profeta" ha come argomento il rapporto tra l'uomo e la natura, ed esprime in particolare il desiderio che Gibran aveva di dissolversi e congiungersi in essa. Almustafà, l'eletto e l'amato, in cui Gibran adombra se stesso, ritorna alla propria terra natale (il Libano) dopo dodici anni di esilio nella città di Orfalese (New York). E come alla partenza, esaudendo le richieste del popolo, aveva pronunciato i sermoni sugli aspetti principali della vita dell'uomo, così al ritorno in patria egli si rivolge alla propria gente e ai nove che si sono eletti suoi discepoli: nel medesimo ruolo di chirurgo d'anime e con lo stesso tono del dispensiere di saggezza sociale, Almustafà-Gibran sermona ancora sulla vita e sul desiderio, sulle cose inanimate e sul tempo, su Dio e sull'esistenza. Prefazione di Maurizio Clementi.
Sullo sfondo la Sardegna piena di simboli e ricordi tipica dei romanzi di Grazia Deledda. In primo piano il romanzo delle passioni elementari e comunque radicali: Olì che conosce l’amore e giovanissima si scopre tradita; Anania, il cercatore di tesori inesistenti, inconsapevolmente crudele; il figlio dei due costretto a crescere senza la prospettiva di una normale vita famigliare. I personaggi sono mossi dalle emozioni più forti e contrastanti, da odi e amori irriducibili, ed è la famiglia a rimanere travolta in questo violento turbinio, tanto da uscirne arsa, bruciata fino a rivelare, nell’ultimo residuo, tutto il suo valore.
Destinatari
• Lettori di narrativa, adatto anche per un uso para scolastico grazie al prezzo contenuto. Ottimo per una “biblioteca di famiglia”
L’autrice
Grazia Deledda nacque a Nuoro nel 1871. Autodidatta, si formò leggendo i grandi romanzi della sua epoca ed esordì come narratrice su una rivista di moda. Dopo un primo periodo caratterizzato da sentimentalistici scritti d’occasione, subì l’influenza della narrativa verista e si dedicò alla riscoperta e alla rappresentazione della terra sarda e dei suoi abitanti. Nel 1896 il suo La via del male la rese celebre oltre i confini dell’isola ottenendo il plauso del critico Luigi Capuana. La sua stagione migliore corrisponde al primo ventennio del Novecento: tra i suoi romanzi dell’epoca Cenere (1904), Canne al vento (1913) e La madre (1920). Nel 1926 Grazia Deledda ottenne il premio Nobel per la letteratura, seconda in Italia dopo Giosuè Carducci.
"La Confraternita del Gianduiotto è stata proclamata ufficialmente nel 1808. Secondo un verbale segreto che all'Archivio Storico della città di Torino mostrano a cani e porci, ne facevano parte praticamente tutti gli uomini che hanno fatto il Risorgimento, a partire da Cavour fino all'ultimo degli uscieri di Palazzo Carignano. Unica eccezione il Re Carlo Felice il quale, quando gli fecero la proposta di entrare a farne parte, rispose con una frase passata in proverbio. Disse: Non voglio fare la figura del cioccolataio!. Questa, potremmo dire, la sintesi dell'antefatto; riassumere il fatto non è altrettanto facile! Il perché di questa difficoltà possiamo in parte trovarla nelle pagine finali, quando l'autore Bruno Gambarotta fa, come d'uso, i suoi ringraziamenti, uno dei quali rivolto a Dan Brown, autore del "Codice da Vinci" e recita così: Ringrazio Dan Brown per avermi generosamente offerto il canovaccio per questo romanzo e per aver dimostrato che non c'è limite per chi le spara più grosse.
Un nuovo genere di romanzo 'giallo-storico' ambientato nel Friuli del 1500. Degli omicidi misteriosi trascinano nelle indagini un prete di campagna e uno speziale. La storia prende le mosse da un fatto reale che vede protagonista il Pordenone, celebre pittore impegnato nella realizzazione di una pala d'altare.
Ràmio è un miniatore di chicchi di caffè. Vive in un barattolo, da cui non è mai uscito e nel quale non è mai apparentemente entrato. Raggiunta l'età della maturità e della consapevolezza, che richiede spesso risposte sensate a domande insensate, viene catapultato fuori dal proprio mondo e sbalzato a Venezia. Qui vede una donna, Rita, e in modo bislacco la trasforma nell'oggetto del suo amore. In un surreale e funambolico percorso esistenziale, Ramio fa la conoscenza di molti personaggi, tra cui il saggio Dhakir, un arabo che costruisce rosari e che lo accompagna nei suoi viaggi. I due, passando per sperduti villaggi del Medio Oriente, raggiungono l'Italia, incontrando sempre uomini non troppo diversi da loro: tutti alla ricerca di qualcosa. Ràmio affronta la sua avventura con gli occhi e la mente di un uomo buono e puro, dimostrandosi capace di dare significato e valore alle persone e agli eventi. Quando verrà creduto pazzo e ricoverato in manicomio, manterrà il segreto della sua identità. Solo di fronte a Rita, ritrovata a Venezia e prossima al matrimonio, sfiderà il mondo per spiegarle l'esistenza di una realtà parallela.
Mario Bonfante, dopo il suo straordinario romanzo d'esordio "La discarica degli angeli", conferma il suo talento con una storia dai ritmi serrati, nella quale il senso di colpa, l'angoscia e la morte fanno da collante a una storia di redenzione riscatto.
Uno scrittore giunge a Venezia per preparare la sceneggiatura di un film tratto dal Carteggio Aspern di Henry James. Nella città incontra l'affascinante Olimpia, che gli confida d'aver ritrovato un taccuino del romanziere americano e un racconto inedito ispirato alla figura del pittore Giorgione e al suo quadro più enigmatico, La Tempesta. Lo scrittore, attratto dal fascino della donna e desideroso di poter avere il prezioso carteggio jamesiano, avrà modo di incontrare un gruppo di studiosi, impegnati a svelare il messaggio che il pittore ha celato nel quadro che colpì anche Henry James. Attraverso un abile artifizio letterario, Maurensig fa rivivere la Venezia ottocentesca alternandola a quella odierna. Tutti i protagonisti, di ieri e di oggi, legati dall' attrazione per La Tempesta, si muovono tra calli, campielli e palazzi, cercando di svelare il messaggio esoterico celato dal Giorgione nel quadro; costui fu un personaggio unico, che visse e morì misteriosamente. Lo scrittore offre al lettore la propria personalissima, e assai convincente, interpretazione sulla simbologia del quadro e sulla personalità del pittore, scomodando teorie ermetiche, dottrine rosacrociane e massoniche.
Albert Danner, agiato cinquantenne bavarese, mentre percorre di sera una strada che costeggia la riva del Tagliamento scorge un rustico fatiscente, ciò che rimane di un'antica stazione di transito sul fiume a Belgrado di Varmo. Di lì a poco comprerà la casa e ne farà iniziare il restauro. Sulla facciata campeggia ancora, a dispetto del tempo, un gigantesco san Cristoforo. Recatosi nel frattempo a Venezia, partecipa a un'asta antiquaria nel corso della quale decide di acquistare, anche su indicazione di un misterioso personaggio, un dipinto raffigurante santa Lucia. Di ritorno al cantiere, dove sono iniziati i lavori di ristrutturazione, gli viene presentata una restauratrice per recuperare l'affresco del santo traghettatore, Marzia Stefanello. Albert nota subito l'incredibile somiglianza della donna con la santa del suo quadro e ne rimane affascinato. Da quel momento la sua vita è segnata da strane coincidenze e da fatti inspiegabili, che lo porteranno a scoprire una storia risalente al Cinquecento, in cui la santa inquisizione e un amore tradito furono la causa della morte tragica della giovane traghettatrice Licieta. Albert e Marzia saranno gli inconsapevoli protagonisti di un destino tessuto e deciso per loro secoli prima, che si rivelerà alla fine nel quadro di santa Lucia e negli affreschi venuti alla luce nella chiesetta di Santa Marizza di Varmo.
Leon Acquaviva è docente di archeologia classica alla Sapienza di Roma e autore di libri di successo sulle misteriose civiltà scomparse. La sua vita viene sconvolta nel momento in cui un uomo, Albert Radeck, gli rivela una storia straordinaria, che ha visto protagonisti durante il Terzo Reich alcuni ufficiali nazisti e un selezionatissimo gruppo di scienziati, che operano all'interno di una oscura Commissione per il recupero dell'ereditarietà ancestrale. Questi uomini, con l'aiuto dell'ipnosi e della biochimica applicate all'Alchimia, lavorano alla realizzazione del leggendario Elisir di lurida vita. Acquaviva, in seguito al lungo incontro con Radeck, entra in possesso di un prezioso medaglione d'oro, realizzato nel Cinquecento da Benvenuto Cellini. Scoprirà che il monile ha un grande potere. Dovrà così servirsene per concludere una pericolosa vicenda iniziata durante il nazismo e che continua ai giorni nostri. Invischiato così in situazioni ai limiti dell'incredibile, sarà costretto a spostarsi tra Roma e Basilea, sino alla sconvolgente rivelazione finale.
Due fratelli divisi da anni di distanza e silenzi si ritrovano a condividere con le rispettive famiglie una settimana di vacanza in un vecchio cottage della campagna inglese, al confine con il Galles. Dopo la morte della madre, Richard, medico di riconosciuto acume scientifico di Edimburgo, invita la sorella Angela, suo marito Dominic e i figli Alex, Daisy e Benjy a godere di quella che spera diventi una salutare occasione di riposo e riappacificazione. Una parentesi in cui il desiderio di armonia estiva e domestica possa finalmente diventare realtà. Richard è in compagnia della sua nuova moglie Louisa e della figliastra Melissa, due donne che Angela fa fatica ad associare al fratello forse proprio perché del fratello lei non sa più nulla, non conosce alcuna intima inflessione emotiva, non distingue quel bambino che, durante i primissimi anni di vita, ha contribuito a fortificare la sua solitudine. Al contrario, Angela è immersa in un'altra visione, quella di se stessa madre di una bambina nata morta diciotto anni prima e ora madre di tre ragazzini con cui sorride troppo poco spesso. Tra loro c'è Benjy, la voce della sensibilità e della fantasia che sospinge i membri di entrambe le famiglie a specchiarsi in tutto quello che loro sembrano aver compromesso: la pietà nell'uccidere un animale, la libertà nell'immaginarsi esseri umani ma anche eroi, la meraviglia di pensare alla propria casa come a un castello.
«Giochi di fuoco», letterale traduzione italiana di Jochi ’i focu, è ancora l’espressione usata in Sicilia, ma anche nel meridione d’Italia, per i «fuochi d’artificio». La piccola protagonista di queste memorie aveva visto tante volte il cielo notturno sullo Stretto che fioriva di luci e colori, sempre a prezzo di fragori e schianti. Come distinguere, poco più tardi negli anni, nello stesso cielo, il diverso effetto delle stesse luci, degli stessi schianti? Tutti i bambini sono abituati a passare senza interruzioni dalle urla di paura alle grida di gioia, dal pianto al riso. Nessuno di loro è in grado di separare la realtà dalla fantasia. Così è stato facile, e talvolta anche piacevole per i piccoli, lasciare la quotidianità regolata dal controllo e dalla “buona educazione” per rifugiarsi in un fienile, accettare l’esperienza del collegio, tornare ad abitare una città, Messina, che circa tremila bombardamenti aerei avevano resa irriconoscibile, e lì, poi, un giorno dopo l’altro crescere mentre i grandi ricostruivano e tutti, grandi e piccoli, ritornavano alla modesta misura del privato. In un tempo che ha segnato per il mondo intero una fine epocale; a ripensarlo oggi, quasi archeologico. Si cresceva più lentamente, si continuava a lungo a confondere – è deprecabile? – la realtà con la fantasia. Quanto a lungo? Almeno fino alla soglia dell’Università, sembra dire questo romanzo di memorie. Scandaloso. Ma si tratta di un tempo antico, finito per sempre; proprio per questo, per non perderne deboli tracce, sono state scritte le non molte pagine di «Giochi di fuoco».
L’autrice, siciliana, vive a Roma. Ha pubblicato i romanzi: La veglia di Adrasto (1986, premio Elsa Morante opera prima 1987 e premio Enna-Savarese 1987), rieditato nel 2009; L’occhio sinistro del cielo (1989, premio Vittorini); I colori della mattanza (1994, premio Vanvitelli e premio Insula Romana); I giorni del sì (2000); Principi e nani (2002) e la raccolta di racconti Foglie (2004). Per Studium ha pubblicato, nel 2012, il volume Per vie di mistero. Angelina Lanza e la scrittura di sé.